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3. Ceti e gruppi sociali

3.1 Ordini, ceti, classi. La stratificazione sociale nell’Europa d’antico regime.

Fino alla diffusione dell’illuminismo, la visione dominante della società in Europa fu quella di una società

CORPORATIVA e GERARCHICA.

 Corporativa: L’uomo non contava di per sé (a meno che non fosse papa o re), bensì contava solo come

membro di una famiglia, di un corpo, di una comunità. (corpi di mestiere, collegi professionali, confraternite,

vicinie e contrade cittadine, congregazioni parrocchiali, comunità di villaggio, corpi militari, ordini ecclesiastici).

Le “libertà” (franchigie, immunità, privilegi) si riferivano a questi corpi e comunità (anche in epoca moderna, lo

stato non riuscì uniformemente a sviluppare un ruolo livellatore su questi variegate realtà e poteri).

Uno degli schemi più radicati era quello che concepiva la società come divisa in tre ordini: oratores(clero, che prega),

bellatores(nobiltà), laboratores (coloro che lavoravano per tutti); questa ripartizione rimane fino alla Rivoluzione

francese (vedi rimostranze al Parlamento, che propone la divisione nei “tre stati” secondo questa stessa

distinzione).

Non si tratta di classi (definizione che si applica a persone che esercitano la stessa funzione economica e godono dello

stesso livello di reddito).

Sono CETI: a determinare il rango sociale di un individuo concorrono

 la nascita,

 il ruolo ricoperto nella vita pubblica (non nel processo economico)

 il prestigio e i privilegi ad esso connessi e spesso definiti giuridicamente.

 Gerarchico: Si giustificavano le disuguaglianze con l’idea di una gerarchia naturale tra tutte le creature,

gerarchia voluta dalla Provvidenza e implicita nella visione tolemaica dell’universo: una grande catena di esseri dal

regno minerale alle legioni angeliche. L’uomo, composto di corpo/anima, passioni/facoltà spirituali, occupava un

posto intermedio e cruciale, perché era un microcosmo riflettente il macrocosmo; e come nel creato vi sono

diversi gradi di perfezione, così nella società umana devono essere diversi gradi di bontà e virtù, che si collegavano

alle origini familiari e alla condizione sociale.

 Questa tesi della disuguaglianza naturale tra gli uomini doveva fare i conti con una tradizione opposta (per

esempio in Inghilterra) legata all’affermarsi della civiltà comunale nel Due-Trecento, e che poteva anch’essa

richiamarsi ai modelli classici (stoicismo vs platonismo-aristotelismo). Questo motivo egualitario affirò anche nelle

rivolte popolari del basso Medioevo e della prima età moderna; d’altra parte, l’ordine sociale tradizionale appariva

profondamente incrinato dai fenomeni di mobilità sociale caratteristici in particolare del XVI secolo, tanto che

proprio a questo motivo vari studiosi attribuiscono l’enfasi con cui venne allora affermato il principio gerarchico

della società.

NB La stratificazione sociale dell’Europa preindustriale, però, non si presta facilmente né ad una lettura dicotomica

(poveri plebei contro ricchi nobili) né a un’interpretazione organicistica come quella che tendevano a divulgare, in

modo più o meno interessato, molti scrittori coevi.

3.2 Nobili e «civili»

Nobiltà e clero erano i due ceti più riconoscibili, apparentemente, tuttavia presentavano al loro interno una vasta gamma

di sottogruppi differenziati per ricchezza, prestigio, potere .

NOBILI

L’origine e la configurazione delle élites nobiliari europee presentano molte specificità locali legate alla diversa

incidenza di vari fattori:

 tradizione classica (distinzione uomini liberi/schiavi; patrizi/plebei; aristocrazia naturale della virtù e del sapere)

 legami feudali-vassallatici, anche dopo la loro dissoluzione come sistema giuridico-politico

 etica cavalleresca legata alla professione delle armi

 sviluppo della civiltà comunale (soprattutto in italia centro-settentrionale e Paesi Bassi)

 confronto-scontro con i nascenti apparati statali.

RICCHEZZA: Ovunque nobiltà significa ricchezza, o almeno agiatezza, ricchezza basata principalmente sul possesso

della terra, e alla quale si associano in misura variabile anche funzioni di polizia e giustizia;

Nell’età moderna si assiste ad una divaricazione tra le caratteristiche della nobiltà centro-occidentale (il grande

proprietario vive di rendita) e quella orientale (il nobile sfrutta il lavoro coatto dei contadini per poter rivendere derrate

sul mercato internazionale).

Tuttavia ovunque i proventi della terra potevano essere integrati da entrate di diversa natura:

 estrazione di minerali, vetrerie, fabbriche di terraglie,

 attività di trasformazione di prodotti di agricoltura e allevamento,

 stipendi ed emolumenti derivanti da impieghi al servizio del principe o della Chiesa.

Alla collocazione prevalentemente rurale dei ceti nobiliari nelle aree dove era più forte l’impronta feudale si

contrapponeva la spiccata fisionomia dei patriziati cittadini (Italia centro-nord, Paesi Bassi, aree più urbanizzate in

Svizzera e Germania occidentale).

La figura del nobile povero è più frequente laddove la nobiltà è più numerosa: Polonia (7-8% della popolazione): la

piccola nobiltà andava a servizio dalla grande nobiltà; Ungheria, Spagna (5%); nel resto d’Europa la nobiltà restava

sotto l’1% della popolazione: in Francia, negli stati italiani, in Inghilterra (dove i Pari erano solo 200, ed erano gli unici

a godere di specifici privilegi giuridici, mentre la gentry era composta da 25-30.000 persone, che costituivano una

piccola nobiltà rurale.

PRESTIGIO: anche il prestigio variava enormemente a seconda dei gruppi presi in considerazione (in Spagna vi erano

sette categorie gerarchicamente ordinate, dai grandi di Spagna agli hidalgos e ai caballeros villanos); (in Francia era

grande la distanza tra nobiltà di corte, o di toga, e gli “hoberaux”, nobili di campagna, al massimo possessori di pochi

ettari di terra e di castellucci in rovina!)

POTERE: altrettanto vario era il rapporto tra ceti nobiliari e potere politico. Carattere eccezionale avevano le oligarchie

aristocratiche (Venezia, Lucca, Genova), in cui la nobiltà aveva una gestione diretta del potere politico; nel Sei e

Settecento le monarchie avevano connotati di assolutismo (per esempio in Francia) oppure in altri casi (Polonia;

Inghilterra dopo la Glorious Revolution) la sovranità dipendeva dal beneplacito della nobiltà.

Tra fine XV e inizi del XVII secolo:

 à

si rafforzano gli apparati statali crescenti controlli e limitazioni dello strapotere dei ceti nobiliari verso il basso

 à

crescita economica e rivoluzione dei prezzi crescente potere di nuovi gruppi di origine mercantile e borghese

 questi fattori determinano una sorta di crisi d’identità nei ceti nobiliari, che diede luogo ad un’ossessiva ricerca di

una legittimazione del primato nobiliare, producendo una slittamento dalla virtù e dal valore militare al sangue e

alla stirpe come motivi fondanti la nobiltà. (vedi Spagna e Portogallo, limpieza de sangre)

Come si diventa nobili?

 Nei patriziati cittadini c’era un sistema di cooptazione basato dull’antica residenza e sull’astenzione dalle arti

meccaniche e dai lucri sordidi (comprendenti nel maggior numero di casi le attività mercantili).

 Nelle monarchie come Francia, Inghilterra, Spagna, si affermò il principio che la nobiltà derivasse da un

riconoscimento del monarca.

Ciò poteva avvenire:

come sanzione di un processo di assimilazione avvenuto di fatto (acquisto di feudi, matrimoni nobili, assunzione di

un tenore di vita adeguato)

conferimento di un titolo a compenso di benemerenze vere o presunte di carattere militare o civile (spesso dietro

versamento di congrua somma)

come premio, soprattutto in Francia, connesso all’esercizio di elevate cariche giudiziarie o finanziarie.

Questi nuovi nobili erano guardati con disprezzo, ma nel giro di poche generazioni venivano generalmente

assorbiti.

♦ Tra Sei e Settecento le aristocrazie europee vivono un’età dell’oro, non più minacciate nel loro primato

economico-sociale e ormai pronte a integrarsi nelle strutture dello Stato monarchico, rinsanguate da elementi borghesi e

ringiovanite da massicci trasferimenti di beni e titoli, riqualificate culturalmente dagli studi compiuti nelle università

protestanti, nelle scuole pubbliche o nei collegi gesuitici, danno tono a corti e salotti, mescolandosi agli intellettuali

offrono alle altre classi uno spettacolo invidiato di eleganza, che durerà come modello fino alla diffusione degli ideali

razionalistici e ugualitari dell’Illuminismo maturo.

CETI INTERMEDI

♦ I ceti intermedi tra nobiltà e plebe nell’Europa preindustriale NON vanno designati come borghesia: tale

termine sembra postulare una coscienza di classe e un’uniformità di condizione economica e sociale che non rispecchia

la frastagliata realtà dell’epoca.

Max Weber e Werner Sombart hanno voluto caratterizzare lo spirito borghese e capitalistico sul piano degli

atteggiamenti mentali (sete di guadagno, disponibilità al rischio, autodisciplina, applicazione del calcolo razionale), ma

in realtà tali qualità erano tutt’al più tipiche di gruppi ristretti di operatori economici, e non erano assolutamente

patrimonio di categorie sociali che pure di solito vengono considerate come borghesi: proprietari fondiari non nobili,

professionisti, funzionari pubblici, strati superiori dell’artigianato. Questi gruppi aspiravano in genere ad emergere dalla

loro condizione ed entrare tra le schiere del ceto nobiliare: vedi il caso dei Fugger, da banchieri a latifondisti e feudatari,

caso emblematico del processo di integrazione nelle élites nobiliari lungo tutta la modernità.

 Denominatore comune di queste categorie sociali è la dominante connotazione urbana: infatti in Italia esse

erano designate come “ceto civile” o “cittadinesco”; in certe città (Venezia) questo ceto godeva di un

riconoscimento giuridico, ma dovunque esso era caratterizzato da due tratti:

 rifiuto del lavoro manuale

 possesso di risorse (beni mobili e immobili, ma anche livello culturalre, parentele, amicizie altolocate, reti

associative) che lo garantivano dalla caduta nell’indigenza cui erano esposti coloro che vivevano alla giornata, in

un mondo privo di ammorizzatori sociali.

3.3 Poveri e marginali

Jean-Pierre Gutton distingue tra poveri

STRUTTURALI (che anche in tempi normali vivevano in tutto o in parte di elemosine: disabili, vecchi malati, vedove

con figli a carico, poveri vergognosi, che da una condizione civili erano rimasti privi di risorse) e

CONGIUNTURALI (coloro che ricavavano appena di che vivere dal loro lavoro, e che erano quindi alla mercé di

infermità, vecchiaia, disoccupazione, carestie);

se si tiene conto anche dei poveri congiunturali, la percentuale passa da poche unità di percentuale alla metà/due terzi

della popolazione.

♦ Nel Medioevo il povero era circondato da un’aura sacrale, come un exemplum Christi, e testimone della

condizione precaria dell’uomo.

Nella modernità, invece egli appare sempre più come una minaccia all’ordine costituito e alla salute pubblica, un

delinquente potenziale da scacciare e reprimere.

Ciò è da ricondurre

 al mutamento di valori proprio del Rinascimento e della Riforma protestante, alla laicizzazione della società, alla

condanna dell’ozio e all’accento posto sulla vita attiva;

 al massiccio aumento del pauperismo, conseguente all’incremento demografico e all’allargarsi della forbice

prezzi/salari

 Al povero residente si sostituisce il vagabondo, il marginale privo di radici, che vive di espedienti e spesso non

disdegna furto e frode, e che è sospettato di portare peste e di fomentare tumulti.

 Nei confronti di questi indesiderabili corrono ai ripari prendendo provvedimenti di crescente severità prima città e

poi Stati (espulsione di poveri forestieri, divieto di accattonaggio, assistenza su base cittadina o parrocchiale

finanziata con tasse speciali, obbligo di lavoro per i poveri validi; 1662 editto in Francia stabilì in ogni borgo o città

un’ospizio generale in cui chiudere i poveri ed educarli alla pietà e nella religione cristiana).

L’utopia delle grandi reclusioni (vedi Foucault) continua nel Settecento, combinandosi variamente con le correnti

filantropiche e ispirando la fondazione di grandiosi istituti di ricovero (Roma, Genova, Napoli), mentre in

Inghilterra si diffondevano le workhouses (case di detenzione e lavoro forzato).

♦ I processi di proletarizzazione tra XVI e XVIII secolo ingrossarono le schiere di indigenti nelle campagne e nelle

città. Tra la metà e i due terzi delle popolazioni urbane vivevano a livello di pura sussistenza.

♦ Lo sviluppo tra Sette e Ottocento del sistema di fabbrica, prima in inghilterra e poi sul continente, da un lato

trasformò queste masse nella nuova classe operaia, dall’altro alimentò la formazione di un nuovo “proletariato

straccione” (Lumpenproletariat) a causa dell’incremento demografico e dei fenomeni di disoccupazione e crisi che

esso produsse.

9. La Controriforma e l’Italia del tardo Cinquecento

9.1 Speranze e propositi di rinnovamento religioso.

Controriforma (fine XVIII secolo, Germania)

Riforma cattolica (autonomia e spontaneità)

Riforma cattolica distinta fra esame di coscienza della Chiesa cattolica alla luce dell’ideale di vita cattolico, e

affermazione di sé compiuta dalla Chiesa cattolica contro il Protestantesimo (cronologicamente è una fase successiva,

caratterizzata da un atteggiamento dogmatico e repressivo)

Evangelismo//Controriforma.

Le istanze di rinnovamento religioso furono avvertite anche in Italia, dove c’erano diversi stimoli in questa direzione:

- circolavano ampiamente le opere di Erasmo, che venivano lette spesso in chiave luterana, cioè di alternativa

globale al complesso di dogmi e istituzioni in cui si identificava la religione tradizionale.

- Ondata di profezie e attese apocalittiche, alimentate dai predicatori (vedi Savonarola a Firenze) e dalle

sofferenze delle uerre d’Italia

- L’anticlericalismo diffuso negli strati sia colti che popolari: critica alle preoccupazioni mondane e svalutazione

delle pratiche esteriori di devozione (per es culto ai santi e alle reliquie); accento sulle massime evangeliche

- La suggestione esercitata da alcune figure ecclesiastiche e laiche dall’intensa spiritualità (cardinale Gasparo

Contarini, 1483-1542; Gian Matteo Giberti vescovo di Verona, Juan de Valdés, 1490-1541, a Napoli, intellettuale

misticista, Reginald Pole, 1500-1558 in Inghilterra

- Oratorî del divino amore, preghiera e opere di carità

èPaolo III Farnese (1534-49) alimenta le speranze di un’iniziativa dall’alto per la Riforma della Chiesa (sollecitata

anche da Carlo V): nomina cardinali diversi esponenti delle correnti riformatirici: Contarini, Giberti, Pole;

1536 istituisce una commissione, presieduta da Contarini per studiare i mali della Chiesa: ne esce il De emendanda

Ecclesia, 1537, che però rimane ineseguito;

manifesta la volontà di indire un concilio ecumenico; il Concilio, convocato a Mantova nel 1537, riesce a riunirsi solo

nel 1545: infatti Paolo III voleva assicurarsene lo stretto controllo: lo procrastina e lo indice a Trento nel 1542, ma a

causa della riapertura delle ostilità fra Carlo V e Francia, il Concilio si riunisce solo nel 1545.

9.2 I nuovi ordini religiosi: i gesuiti

Questo fervore si espresse anche nella nascita di nuovi ordini regolari o nella riforma dei vecchi:

1528 ordine dei cappuccini, nuovo ramo dei francescani; alla povertà uniscono l’assistenza spirituale e materiale.

Teatini, barbaniti, somaschi: formazione del clero, evangelizzazione, insegnamento, assistenza a malati e orfani;

Orsoline 1535 di Angela Merici.

Compagnia di Gesù fondata da Ignazio di Loyola, esponente degli hidalgos, con vocazione delle armi e spirito di

crociata, consacra la sua vita alla liberazione della terra Santa e al servizio alla Chiesa.

1540 approvazione di Paolo III della Compagnia: milizia scelta al servizio del papa e della Controriforma; castità,

povertà, obbedienza, fedeltà assoluta al pontefice. Esercizi spirituali del 1548: disciplina, energia, abnegazione.

Le case professe non detenevano beni, ma i collegi avevano i loro benefattori: la formazione delle classi dirigenti

codificata nella ratio studiorum (classici, emulazione fra studenti, severa disciplina) è un obiettivo primario.

Attività missionaria anche in Asia e Giappone.

9.3 Il concilio di Trento

1541 Ratisbona: fallisce l’ultimo tentativo di riconciliazione nonostante la buona volontà di Contarini e Melantone

1542 Congregazione del Santo Uffizio, o dell’Inquisizione (GianPietro Carafa, futuro

Paolo IV)

Bernardino Ochino, generale dei cappuccini, fugge a Ginevra.

Per i protestanti italiani le alternative erano il nicodemismo e l’esilio volontario. Forti spostamenti verso Ginevra e

Svizzera, o, se troppo soffocanti, verso Inghilterra ed Europa orientale. NB Lelio e Fausto Sozzini (Socini), antitrinitari,

procristianesimo tollerante e ragionevole, vivo nell’ombra fino all’Illuminismo.

à

1542 convocazione Concilio, ma per guerre Carlo V vs Francia 1545 Concilio di Trento.

4 cardinali (di cui 3 legati papali), 4 arcivescovi, 21 vescovi + teologi senza diritto di voto, e generali degli ordini

regolari.

Priorità alla discussione dei punti dogmatici più controversi (e non alla questioni disciplinari, come avrebbe voluto

Carlo V): effetti del peccato originale (cancellati dal battesimo!), principio di giustificazione per sola fide (eretico!)

1547 peste, trasferito a Bologna; il nuovo papa Giulio III lo riconvoca nel 1551 a Trento; 1552 interrotto ancora da

Carlo V vs Francia;

Paolo IV Carafa (1555-1559) lo sospende, in quanto ostile al Concilio; estende i poteri dell’Inquisizione, sottopone a

processo alcuni dei maggiori esponenti del partito riformatore (Pole e Morone),

1559 promulga l’Indice dei libri proibiti (compreso Erasmo)

Pio IV Medici (1559-65) rilancia il concilio e lo conclude: 1563

è

 rafforzamento del carattere monarchico della Chiesa cattolica: superiorità del papa al Concilio e sua

discrezionalità nell’applicarne le deliberazioni

 valore delle buone opere ai fini della salvezza

 tradizione della Chiesa è fonte di verità, accanto alle scritture

 natura dei sacramenti (eucarestia: trasformazione reale; e ordine: aura sacrale del sacerdote)

 esistenza purgatorio

 validità indulgenze

 legittimità del culto a Santi e Madonna

 istituzione di seminari

 divieto cumulo cariche

 obbligo di risiedere nella propria diocesi e di visitarla tutta ogni due anni, tenendo scrupolosamente registri di

battesimi, matrimoni, sepolture

9.4 La Chiesa e il papato nella seconda metà del Cinquecento

Nuova compattezza cattolica e durezza contro protestantesimo e spinte eterodosse; affermazione di volontà di dominio

spirituale, politico e sociale.

Pio V Ghislieri 1566-72: - 1561 massacro di valdesi in Calabria

- 1568 ripubblica la medievale In Coena Domini: oltranzismo del potere papale

sui sovrani temporali

- 1570 scomunica Elisabetta I

- 1571 Contribuisce alla vittoria di Lepanto

Gregorio XIII 1572-85 prosegue l’indirizzo; riforma il calendario

Sisto V 1585-1590: - nuovo impulso all’attività missionaria e alla controriforma in Europa centro-settentrionale

(Polonia)

- Riorganizzazione della Curia romana: 70 cardinali, 15 congregazioni cardinalizie (9 per la

Chiesa universale e 6 per affari interni dello Stato pontificio): il Collegio cardinalizio non è

più un limite all’autorità del pontefice, ma un suo strumento.

- Lotta al brigantaggio

Clemente VIII 1592-1605- Lotta al brigantaggio;

- Ridotte le autonomie delle città suddite e delle residue signorie feudali

- 1598 annessa Ferrara (estinti gli Este)

- abbellimento dell’Urbe: costruzione cupola San Pietro

Avvento di vescovi e arcivescovi animati da grande zelo e carica riformatrice:

1538-1584 Carlo Borromeo: vita austera, riorganizzazione e moralizzazione del clero, seminari e sinodi diocesani, lotta

intransigente antieretica, giurisdizione ecclesiastica vale sopra istituzioni assistenziali anche laiche, autorità religiosa

dentro la vita dei fedeli;insofferenza ai limiti imposti al proprio potere: gesti clamorosi col governatore dello Stato di

Milano

NB: Penetrazione capillare nei settori della popolazione grazie ai nuovi ordini regolari, anche se sopravvivono pratiche

devozionali arcaiche (preghiere ai defunti, processioni per la pioggia): le masse non comprendevano la liturgia in latino:

avevano spesso una religiosità intensa, ma ingenua e povera di contenuti morali.

9.5 L’egemonia spagnola in Italia

Gli interlocutori principali del potere sovrano, laddove non lo detenevano essi stessi, come a Venezia, Genova, Lucca,

erano i ceti nobiliari, che si stavano riqualificando grazie ad una trattatistica che insisteva sui caratteri ereditari, di

sangue, di onore.

Nel Mezzogiorno e nelle isole spadroneggiava una nobiltà feudale, mentre al centro-nord si erano sviluppate le civiltà

comunali, per cui il ceto nobile era un patriziato urbano di origine mercantile, e il suo status si identificava con

l’accesso esclusivo ai seggi del consiglio cittadino; fra 500 e 600 anche questi gruppi di allontanarono sempre più dai

traffici e dalle attività produttive, acquisendo una mentalità più simile a quella dell’antica nobiltà e allo stampo

spagnolo.

1559 Pace di Cateau-Cambresis Francia e Spagna: sancisce egemonia spagnola in Italia fino al XVIII secolo: Regni di

Napoli, Sicilia, Sardegna, Ducato di Milano, tato dei Presidi (Talamone, Orbetello, Argentario);

al re si riconosceva la suprema autorità legislativa, il diritto-dovere della difesa, del prelievo delle risorse necessarie; la

facoltà di applicare e interpretare leggi e riscuotere, ripartire le imposte erano prerogative degli organi locali. C’erano

vicerè che cambiano ogni 3 anni a Napoli, Palermo, Cagliari, un governatore a Milano e i comandanti dell’esercito

provenienti dalla nobiltà spagnola.

Magistrature finanziarie e giudiziarie venivano da elementi indigeni con lunghe cariche, appoggiati a Madrid dal

Consiglio d’Italia, composto da Reggenti tratti da magistrature locali.

Il baronaggio si appoggiava al Parlamento, che si riuniva per approvare i donativi al monarca e amministrava Napoli.

Il governo spagnolo riuscì a indebolire il peso sociale della feudalità, limitandone le ingiustizie; 1545 Carlo V ordina il

catasto

Toscana: Medici a Firenze grazie alla Spagna; 1532 riforma costituzionale sovrappone alle antiche magistrature

repubblicane il Consiglio dei Duecento e il Consiglio dei Quarantotto (Senato)

Cosimo I (1537-74) sviluppa il regime in senso assolutistico: governa attraverso i propri segretari, di origine modesta, e

dal 1545 tramite un nuovo consiglio di carattere informale, grazie alla “Pratica segreta”.

Annette Siena 1557, che mantenne le proprie leggi e sitituzioni

Francesco I (1574-87) e Ferdinando II (1587-1609) fanno nascere e sviluppare il porto di Livorno

Stato sabaudo: ricostituito sotto Emanuele filiberto 1553-80 alla pace di Cateau-Cambrésis. Trasferisce la capitale al di

qua delle Alpi, a Torino, sopprime autonomie locali e istituisce una Camera dei Conti, per centralizzare il controllo

finanziario

Carlo Emanuele I 1580-1630 tenta delle avventure espansionistiche, fallisce nel conquistare Ginevra, ma acquista il

Marchesato di Saluzzo.

Genova 1575 gravi disordini fra nobiltà vecchia e nuova: nobili vecchi abbandonano la città e gli strati popolari

pretesero sgravi fiscali a favore delle arti dalla nobiltà nuova. 1576 non più elezione a sorteggio e ricomposizione del

ceto dei “magnifici” (nobili), ma stratificazione orizzontale basata sui diversi livelli di ricchezza, invece delle precedenti

alleanze verticali; ciò va di pari passo con la crisi delle attività manifatturiere e della dipendenza economica genovese

dalla Spagna.

Venezia indipendente; contrapposizione fra patrizi (con cariche pubbliche) e “cittadini originari” (professioni liberali,

cancellerie e segreterie). Aumenta la nobiltà e quindi si differenziano molto nobili ricchi e nobili poveri. Rafforzamento

dei nobili ricchi tramite il Consiglio dei Dieci (vs il Senato) e istituzione di un organo di alta polizia, i tre Inquisitori di

Stato; 1583 l’opposizione dei giovani nobili poveri restituisce i suoi vecchi poteri al Senato e fa adottare una politica

estera indipendente dalla Spagna e dalla Chiesa.

10. L’Europa nell’età di Filippo II

10.1 Filippo II e i regni iberici

1555-56 Carlo V abdica a favore del fratello Ferdinando e del figlio Filippo:

Ferdinando I 1555-1564: titolo imperiale + stati ereditari asburgici + Boemia e Ungheria

Filippo II 1556- : Spagna + colonie americane + Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna, Ducato di Milano

NB: possedeva la Castiglia (enorme potenziale demografico e militare), controllava le aree più ricche e urbanizzate

d’Europa, era appoggiato dai banchieri di Genova e Anversa, e disponeva del forte flusso di metalli preziosi proveniente

dall’America.

Enrico II (1547-1559, morte accidentale), tenta la sorte delle armi, ma, sconfitto a San Quintino, deve firmare nel 1559

la pace di Cateau-Cambrésis, che assicurava alla Spagna l’Italia, la Franca Contea e i Paesi Bassi. Inoltre la Francia era

notevolmente indebolita dalle lotte religiose, e ad Enrico succedettero una serie di sovrani incapaci o minori.

Eredita da Carlo V la totale dedizione al regno, la preoccupazione di rendere ai sudditi una giustizia imparziale, il senso

di una missione da compiere di cui avrebbe dovuto rendere conto a Dio.

Nato ed educato a Valladolid, si sentiva profondamente castigliano: gravità del portamento, austerità del costume,

concezione esclusiva e gelosa del potere, senza deleghe, religiosità intensa ma angusta e intollerante.

Nel 1558 morì Maria Tudor, seconda moglie di Filippo, spegnendo il sogno di ricondurre l’Inghilterra al cattolicesimo.

Era convinzione corrente che l’unità religiosa fosse la condizione sine qua non dell’unità politica, per cui per

l’imposizione dell’ortodossia prese le prime misure di rilievo nel suo regno:

1558-1560 rafforzamento dell’Inquisizione; proibiti viaggi all’estero degli studenti e l’introduzione dei libri

stranieri; condanne a morte delle comunità protestanti scoperte.

1568 persecuzione dei moriscos + crisi dell’industria serica, in cui erano impiegati = rivolta dei moriscos; i

sopravvissuti furono deportati al nord della Castiglia, da cui vennero definitivamente espulsi nel 1609.

Tuttavia si dimostrò spesso indocile nei confronti della Santa Sede: per esempio pubblicò i decreti del Concilio di

Trento con due anni di ritado, e con la riserva che la loro applicazione non doveva ledere le prerogative regie.

Inoltre l’intransigenza religiosa rispondeva perfettamente ad un’aspirazione del popolo castigliano, eredità della

Reconquista (in cui la limpidezza della fede corrispondeva alla limpieza de sangre).

La sede della corte fu trasferita da Valladolid a Madrid, al centro della Spagna; dall’Escorial, metà palazzo e metà

monastero, Filippo dirigeva tutte le pratiche del regno. Di qui una grande lentezza burocratica.

Questo accentramento non va confuso col centralismo delle monarchie assolute dei secoli XVII e XVIII: Filippo rimase

fedele alla concezione di Carlo V per la quale ogni Paese doveva mantenere i propri ordinamenti e le proprie

individualità., ed essere uniti solo nella figura del sovrano.

Estese e perfezionò il sistema dei Consigli:

oltre al Consiglio di Stato (politica estera), dell’Inquisizione, di Azienda (finanze), vi erano Consigli preposti a diversi

compelssi territoriali in cui sedevano rappresentanti dei Paesi interessati; inoltre le magistrature locali avevano forti

autonomie.

1580 si estingue la dinastia degli Aviz: il Portogallo e i suoi possedimenti coloniali vengono annessi alla

corona spagnola; esso mantenne la sua forma di governo e le sue leggi, sotto un nuovo Consiglio formato solo

da Portoghesi.

1591 Filippo deve intervenire militarmente in Aragona per sedare una rivolta separatista guidata dai signori

feudali.

Il sistema tributario penalizzava i ceti produttivi e privilegiava le rendite parassitarie, e lungo la seconda metà del

Cinquecento la popolaione venne sottoposta a sempre più grandi sacrifici dalle richieste del “re prudente”; inoltre i soldi

prelevati erano spesso spesi lontano dalla patria, a causa degli impegni militari della monarchia, e andavano così ad

arricchire altri Paesi.

Infine la mentalità imperiale, da soldati vincitori, induceva la monarchia ad importare manufatti e spesso anche derrate

agricole. Possiamo quindi rilevare già in quest’epoca la decadenza di alcune attività industriali prima fiorenti (sete

andaluse, lane di Segovia e Burgos), o il fatto che il commercio internazionale era quasi tutto nelle mani di stranieri.

Ma l’agricoltura, già sfavorita dalle condizioni geologiche e climatiche, venne penalizzata per favorire l’allevamento

transumante di pecore, di cui beneficiavano poche famiglie riunite nella corporazione della Mesta: dal 1570 la Spagna

divenne un Paese importatore di cereali; l’ultimo decennio del 1500 fu segnato da gravi pestilenze e carestie che

avviarono un secolare declino della popolazione e dell’economia iberica -in particolare castigliana.

10.2 La battaglia di Lepanto e i conflitti nel Mediterraneo

Filippo II controllava il Mediterraneo ed era quindi più esposto agli attacchi dei corsari barbareschi e alla potenza

ottomana.

Selim II 1566-1574 attacca Cipro nel 1570, avamposto veneziano della Cristianità, mentre Tunisi, espugnata nel 1535

da Carlo V, cadeva nelle mani del bey di Algeri, vassallo del sultano.

Papa Pio V 1566-1572 istituisce una Lega Santa (Venezia + Spagna + Genova + Duca di Savoia + Ordine di Malta;

comandante della flotta è Don Giovanni d’Austria)

7/10/1571 battaglia di Lepanto, ultima con le navi a remi e l’abbordaggio. Questa vittoria apparse come una sanzione

divina della Controriforma, ma sul piano politico e militare ebbe effetti modesti, anche per i dissidi sorti fra gli alleati

1573 Venezia firma una pace separata, rinuncia a Cipro e mantiene buoni rapporti con Istanbul; Spagna dovette

occuparsi del nord-europa, il sultano della Persia: tregua del 1578.

Il Mediterraneo rimase un crocevia di scambi e traffici, e proprio per questo l’attività piratesca si faceva più intensa:

tutti gli Stati autorizzavano la guerra di corsa. Partecipavano Stati barbareschi, Genova, Malta, toscana, ma in questo

periodo si aggiunsero anche le attività di uscocchi (pirati slavi protetti dall’imperatore sulla costa dalmata), olandesi e

inglesi (con navi più snelle e veloci): al tradizionale scontro fra ottomani e cristiani si sovrapponevano le rivalità fra

protestanti e cattolici.

10.3 La rivolta dei Paesi Bassi contro la Spagna

CAUSE:

 Fattore religioso: calvinismo represso da intransigenza spagnola

 Fattore economico: crisi degli anni Sessanta che colpì centri urbani, e soprattutto Anversa, a causa del

trasferimento ad Amburgo del fondaco inglese (luogo di raccolta dei panni semilavorati da tingere) e della

temporanea chiusura del Baltico a causa di una guerra tra Svezia e Danimarca.

 Fattore politico: il monarca aveva affidato il governo alla sorella Margherita, moglie del duca di Parma Ottavio

Farnese, ma al suo fianco aveva posto il cardinale di Granvelle, che diresse la lotta vs l’eresia rafforzando

l’Inquisizione, non rispettando le autonomie cittadine e le prerogative degli Stati provinciali. Così il governo degli

Asburgo veniva avvertito come straniero e oppressivo anche dalla nobiltà e dai patriziati urbani, per quanto

cattolici.

PER CUI:

 1566 Malgrado l’allontanamento di Granvelle, nel 1564, i nobili fiamminghi invasero in armi il palazzo della

governatrice e pretesero l’abolizione dell’Inquisizione e la mitigazione delle leggi vs i protestanti.

Mentre Filippo studiava ancora che risposta dare folle di calvinisti presero a devastare chiese e immagini sacre ad

anversa e in altre città.

 Di fronte alla rivolta aperta, Filippo inviò il Duca d’Alba, il “duca di ferro”, che fece arrestare i capi

dell’opposizione (compresi molti cattolici) e istituì un tribunale straordinario, il Consiglio dei Torbidi che

pronunciò oltre 1000 condanne in pochi mesi.

INOLTRE.

 1569 imposizione di nuove tasse per mantenere l’esercito spagnolo, specie il 10% su tutte le transazioni

à

commerciali nuova ondata di malcontento

 il Principe Guglielmo di Orange-Nassau, fuggito all’estero, allestisce una flotta e invade le province settentrionali

dal mare, facendosi nominare statolder (governatore militare) di Olansa e Zelanda, e convertendosi al calvinismo.

 I “pezzenti” (i rivoltosi), in quelle zone acquitrinose, resistono agli attacchi del duca d’Alba anche grazie a

ugonotti francesi, e protestanti inglesi e tedeschi, che rendono impraticabili le coste della Manica per gli Spagnoli:

à la Spagna dovette rifornire l’esercito via terra (da Genova, Lombardia, Svizzera, Franca Contea), via

costosissima.

 1575 Filippo II dichiara bancarotta, e nel 1576 i soldati si ammutinarono e saccheggiarono orrendamente Anversa

ponendo fine per sempre alla sua prosperità.

 Accordo fra cattolici e calvinisti contro l’oppressore… dura poco perché i calvinisti si impadronivano

prepotentemente delle città estromettendone i patrizi cattolici (+ NB abile politica di Alessandro Farnese, figlio di

Ottavio e Margherita)

 1579 Scissione del Paese: le province meridionali (Belgio attuale) tornano all’obbedienza, le 7 province

settentrionali restano in lotta, rafforzate anche dal flusso di profughi calvinisti provenienti da Fiandre e Brabante.

Nemmeno l’assassino di Guglielmo di Orange (1584) mutò la situazione dell’Olanda e delle province del Nord, che

evolveva ormai verso l’indipendenza.

10.4 L’Inghilterra nell’età elisabettiana:

Elisabetta: 1533 - :figlia di Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII, sale al trono dopo la morte di Maria Tudor

(1558) (Bloody Mary).

Grande equilibrio: buoni rapporti tra Parlamento (convocato 13 volte in 45 anni) e Corona, che tendeva ad accentrare i

poteri decisionali nel Consiglio privato della corona (di cui faceva parte Lord Burghley, cioè William Cecil)

Problema religioso: riafferma la supremazia del sovrano in materia religiosa ma mantenne la presenza dell’episcopato

1559 atto di uniformità: impone il Libro di preghiere comuni, che rispettava largamente la liturgia tradizionale;

1572 promulga i 39 articoli di fede, che raccoglievano i motivi teologici fondamentali calvinisti.

Il dissenso religioso fu ampiamente tollerato, i cattolici vennero perseguitati solo dopo il 1568-69, anno della ribellione

dei conti del nord (ultimo risveglio dell’Inghilterra cattolica e feudale) e dopo la scomunica del 1570 lanciata da Pio V.

Questa tolleranza scontentava i calvinisti intransigenti, ma solo nel XVII secolo il puritanesimo si trasformò in una

forza d’opposizione alla monarchia.

Problema della successione: rischio di instabilità dopo la sua morte.

Problema dell’illegittimità di nascita: motivo propagandistico di chi sperava in nuovi rivolgimenti politici-religiosi.

Il punto di riferimento di queste trame era la regina di Scozia, Maria Stuart, cattolica, figlia legittima di Enrico VII;

1568 Maria Stuart fu dichiarata decaduta dalla nobiltà calvinista e riparò in Inghilterra, tramando con gli emissari

cattolici nonostante fosse controllata strettamente. Per questo motivo Elisabetta ne firmò la condanna a morte, aprendo

le ostilità con la Spagna; ma intanto l’educazione protestante impartita a Giacomo, figlio di Maria, garantiva una

successione al trono.

Versante socio-economico:

 1563 stabilizzazione della moneta;

 moderazione dei tributi

 vendita dei beni della corona e compartecipazione ai profitti del commercio e della guerra per le spese

straordinarie, invece che inasprimenti fiscali.

 raddoppio della popolazione in circa un secolo

 forte mobilità sociale

 la nobiltà titolata (Pari d’Inghilterra) perse potere, penalizzata dall’inflazione e costretta a trasferirsi a corte

(rovinati dalla spese e senza rapporti coi territori)

 rafforzamento dei ceti intermedi: gentry (nobiltà rurale non titolata), gruppi mercantili, uomini di legge

 FENOMENO DELLE RECINZIONI: i nuovi proprietari fondiari (acquirenti di beni della corona, proprietari

terrieri arricchiti, mercanti che investivano in terra) accorpavano spesso gli appezzamenti sparsi in aziende

compatte, recintando le terre, per accrescere la produzione e destinarla a mercati lontani (spesso Londra) anziché al

à à

consumo locale si eliminavano così gli usi collettivi della terra, accrescendo vagabondaggio e mendicità

prime leggi sui poveri

Si poteva integrare il lavoro agricolo anche con la filatura e la tessitura, e l’estrazione di carbone.

NB: NUOVA ERA DEL COMMERCIO E DELLA NAVIGAZIONE:

Compagnie privilegiate di navigazione: non più corporazioni mercantili, ma società per azioni, che ottenevano dalla

corona inglese il privilegio esclusivo di commerciare con una certa area del globo in cambio di prestiti e

compartecipazione agli utili.

1553 Compagnia di Moscovia

1581 Compagnia del Levante

1600 Compagnia delle Indie orientali

Mercanti individuali facevano contrabbando e pirateria in Atlantico e Mediterraneo. Francis Drake fece la seconda

circumnavigazione del globo, saccheggiando le coste dell’America meridionale

Fallisce il tentativo di impiantare delle colonie nel nord-America, raggiunto nel 1585 da Walter Raleigh, che fonda la

colonia “Virginia”

1588 - 1604 guerra Spagna-Inghilterra: i rapporti già tesi a causa degli attacchi dei marinai inglesi contro le navi e i

possessi di Filippo, si incrinano del tutto quando nel 1585 Elisabetta appoggia apertamente la rivolta dei Paesi Bassi e

condanna Maria Stuart due anni dopo

1588 Filippo II tenta lo sbarco in Inghilterra: l’invincible armada viene scompaginata dalle tempeste e sconfitta dalle

à

leggere flotte di Elisabetta, e dai legni corsari inglesi e olandesi; Spagna tenta di circumnavigare le isole britanniche,

ma le tempeste falcidiano la flotta. Fallisce il tentativo spagnolo di bloccare la potenza navale inglese

Un’ondata di ardore patriottico percorse l’Inghilterra, che si strinse intorno alla regina; questa è una componente da non

sottovalutare nella fioritura intellettuale e artistica di quell’epoca.

10.5 Le guerre di religione in Francia

1559 muore Enrico II

1560 muore Francesco II

à

1560-74 Carlo IX reggenza di Caterina de’ Medici

1574-89 Enrico III

Il calvinismo infiamma nel sud ovest, regioni meno integrate e più restie ad accvogliere novità giuridiche,

amministrative, fiscali portate dalla dinastia dei Valois, e nelle file della nobiltà, non più occupata da guerre esterne, e

stretta come in una morsa dall’inflazione e la crescita dei ceti borghesi.

Tre fazioni:

Guisa : capi cattolici intransigenti

Borbone: con poderi a suod-ovest, capi ugonotti

Montmorency-Châtillon (Gaspard de Coligny), ugonotti

1562 Editto di Saint-Germain: Caterina deve fare concessioni agli ugonotti per contrastare lo strapotere dei Guisa

1/3/1562 Vassy: Massacro di protestanti da parte dei Guisa:

prima fase di guerre civili fino al

1570 Seconda Pace di Saint Germain: allarga le concessioni agli ugonotti

De Cologny conquista la fiducia di Carlo IX e ottiene per Enrico di Borbone, re di Navarra, la mano di Margherita di

Valois, sorella del re.

Caterina, preoccupata per l’influenza di Coligny, durante le nozze dà il via libera ai Guisa e alla plebaglia parigina,

violentemente antiprotestante

23-24/8/1572 Notte di San Bartolomeo: massacro in città e nelle campagne. I gruppi protestanti del sud-ovest

cominciano a funzionare come una confederazione di Stati indipendenti. Enrico di Borbone, salvatosi con l’abiura,

riesce a fuggire da corte e si riconverte al calvinismo (1576).

1576 Guisa creano la Lega santa, sostenuta dalla nobiltà cattolica e da Parigi.

à

1584 muore il duca d’Angiò, ultimo figlio di Enrico II erede presuntivo è Enrico di Borbone

GUERRA DEI TRE ENRICHI

Il re Enrico III, Enrico di Borbone, Enrico di Guisa, capo della lega santa.

1587-88 grazie all’appoggio della corona spagnola, la Lega sostituisce il proprio potere a quello del monarca, così

questi attirò a Blois Enrico di Guisa e il cardinale di Lorena, e li uccise.

Alleato con Enrico di Borbone, strinse d’assedio Parigi nel 1589, ma dopo un mese cadde per mano di un frate fanatico,

e designò suo successore Enrico di Borbone, che diventò Enrico IV.

1589-1610 Enrico IV di Navarra, affabile e cavalleresco, temprato dalle armi.

La Lega gli contrappose la candidatura di Isabella, figlia di Filippo II: truppe spagnole entrarono in Francia dai Pirenei e

dai Paesi Bassi per imporla, ma proprio questo permise ad enrico IV di presentarsi come il campione dell’unità e

dell’indipendenza nazionale e di trasformare la guerra civile in una guerra contro l’invasore esterno e i suoi alleati

interni.

Nel suo programma si riconoscevano anche i politiques, i cattolici moderati che ponevano l’interesse dello Stato al di

sopra delle divisioni religiose, provenienti da magistrature e borghesia amministrativa. (vedi Jean Bodin teorizza

l’autorità assoluta del monarca temperata dal rispetto delle leggi fondamentali del regno)

Inoltre giocano a favore di Enrico la stanchezza delle guerre interne, e l’apprensione rispetto agli eccessi parigini, e

rispetto ai focolai anarchici che erano esplosi in varie province.

1593 Pubblica conversione al cattolicesimo di Enrico IV, assolto poi da Clemente VIII.

1598Pace di Vervins, firmata da Filippo II ormai infermo: ha vinto la Francia.

Editto di Nantes: Enrico sancisce la pace religiosa: cattolicesimo è religione di Stato, ma gli ugonotti possono

praticare il loro culto (tranne che a Parigi e pochi altri luoghi) e presidiare un centinaio di piazzeforti.

10.6 L’Europa orientale: Polonia e Russia:

Regno polacco-lituano: crogiolo di popoli (poalcchi, lituani, lettoni, ucraini, bielorussi, ruteni, tedeschi) e di fedi

religiose: (cattolici, greco-ortodossi, luteranesimo delle minoranze tedesche, calvinismo fra i nobili, conventicole

anabattiste e antitrinitarie alimentate da profughi italiani, ebrei immigrati dalla Germania)

1573 ribadito il principio della tolleranza religiosa, nonostante la controffensiva gesuita.

Questa complessità era d’ostacolo ad una forte affermazione polacca.

Inoltre la nobiltà era eccezionalmente numerosa e fieramente attaccata ai propri privilegi e alla tradizione militare;

questo ceto fu protagonista di una grande fioritura artistica e intellettuale nell’età rinascimentale (vedi Copernico)

C’era un asservimento durissimo dei contadini, costretti a lavorare nelle terre dei signori fino a sei giorni la settimana;

In questo modo si verificava un forte indebolimento della monarchia, limitata dai poteri del Senato e della Camera dei

deputati, entrambe espressione della nobiltà.

1572 muore Sigismondo II, ultimo re Jagellone, senza eredi; si afferma definitivamente il carattere elettivo e non

ereditario della corona polacca.

Da allora la nobiltà elesse sempre re stranieri che, senza appoggi interni, dovevano sempre farsi aiutare da una o da

un’altra fazione aristocratica: dietro la facciata monarchica, la Polonia era una repubblica aristocratica, a lungo andare

incapace di reggere l’urto delle nuove monarchie assolute.

Russia moscovita:

come in Polonia, territorio sconfinato e poco popolato con scarso sviluppo della vita cittadina e dei traffici, quasi tutti in

mano a stranieri, economia agricola iperniata sullo sfruttamento da parte di grandi aziende del lavoro coatto dei servi

della gleba.

Tuttavia tutti i poteri erano nelle mani del monarca, nei cui confronti i nobili erano in soggezione servile: ciò si deve al

fatto che i nobili fossero molti meno che in Polonia, e che la Chiesa ortodossa, legata alla tradizione bizantina, usava

rendere sacra la figura dello zar, inculcando ai sudditi l’obbedienza incondizionata (Cesaropapismo).

1462-1505 Ivan III il Grande

1505-33 Basilio III

scuotono il giogo mongolo ed rendono la Moscovia protagonista di un’importante espansione territoriale.

Si appoggiavano alla stretta associazione Stato-Chiesa e crearono una nuova nobiltà, che assicurasse servizio militare e

civile in cambio di terre.

1533-84 Ivan IV: tale processo raggiunge il punto più alto: dopo essersi fatto incoronare Zar (da Caesar)nel 1547 inizia

una politica di alleanza coi ceti inferiori in funzione antinobiliare

1550 convoca il primo zemskij sobor, una sorta di assemblea nazionale contrapposta alla Duma (consiglio dello zar

composto dai boiardi), e creò il primo nucleo di un esercito professionale.

All’estero intrecciò rapporti economici con l’occidente, specialmente con l’Inghilterra.

Dal 1560, dopo la morte della moglie, che l’aveva moderato, Ivan diede segni di squilibrio e di ferocia gratuita:

confische indiscriminate vs boiardi e chiunque sia sospetto di ostilità: 1570 Massacra la popolazione di Novgorod

Inoltre la guerra vs Polonia e Svezia per il controllo dello sbocco sul Baltico si conclude solo nel 1582 con la sconfitta

della Russia

à fughe di massa dalla Russia.

1584-98 Fedor I, infermo di mente;

1598-1605 il potere fu esercitato dal cognato Boris Godunov, che si fece riconoscere zar, nonostante fosse sospettato di

aver ucciso il nipote Dimitri; egli continuò la politica antinobiliare di Ivan IV e diede un impulso all’esplorazione della

Siberia. Con un decreto permetteva di riprendere gli schiavi fuggiaschi, in modo da combattere lo spopolamento delle

campagne.

Negli ultimi anni del suo regno ci furono gravi carestie e pestilenze, ed egli dovette lottare contro un Dimitri redivivo.

Epoca dei torbidi: Alla sua morte la Russia sprofondò nell’anarchia, che finì solo nel 1613 quando l’assemblea

nazionale elesse a zar Michele Romanov, la cui dinastia regnò fino al 1917.

12.5 La Francia a metà del Seicento: il governo Mazzarino e la Fronda

Durante richelieu si erano verificate molte rivolte popolari, sempre geograficamente circoscritte e fondamentalmente

spontanee. Diversamente andò per la Fronda.

1642 muore Richelieu à

1643 muore Luigi XIII reggenza di Anna d’Austria, madre di Luigi XIV, che affida la direzione a Mazzarino,

cardinale creato da Richelieu. Egli rimase fedele agli indirizzi del predecessore, ma aggiunse una maggiore

attitudine diplomatica al compromesso. Ereditò ed accrebbe così l’impopolarità del predecessore, anche perché era

straniero e di modeste origini.

I principi di sangue reale e i nobili presero a complottare; gli officiers (detentori di uffici venali) protestavano contro

l’autorità degli intendenti e contro la creazione continua di nuove cariche, che deprezzava le già esistenti; i rentiers

(detentori di cartelle del debito pubblico) lamentavano i ritardi con cui erano pagati gli interessi; tutti denunciavano

l’arricchirsi di finanzieri e appalatatori delle imposte, di cui il governo non poteva fare a meno.

FRONDA PARLAMENTARE:

1648, anno in cui si avvia a conclusione la guerra dei Trent’anni, viene avanzato un nuovo pacchetto fiscale (trattenuti 4

anni sugli stipendi di chi voleva rinnovare la paulette): il Parlamento parigino concerta con le altre corti sovrani

residenti a Parigi un programma di riforme, che prendono forma nei 27 ARTICOLI che presentano diverse analogie

con quelle avanzate dal Parlamento inglese, sebbene i Parlamenti francesi fossero dei tribunali d’appello non

rappresentativi: chiedono  soppressione intendenti

 diminuzione delle imposte

 rifiuto del sistema degli appalti

 obbligo di far aprovare ogni tassa nuova dai parlamenti

 illegalità degli arresti arbitrari

La regina e Mazzarino fecero arrestare Broussel, esponente della magistratura parigina, ma la piazza insorse e si

alzarono delle barricate a Parigi (27-28 agosto). Il re dovette cedere e firmare la Dichiarazione regia, il 22 ottobre.

1/4/1649 Pace di Saint-Germain chiude, con la sconfitta della monarchia, la fase della fronda “parlamentare”.

FRONDA DEI PRINCIPI:

1650-1653: il principe di Condé e gli altri nobili sono rivali di Mazzarino, e ordiscono un’inestricabile trama di intrighi,

senza il barlume di un disegno politico organico. A pagare il prezzo di questo rigurgito di anarchia feudale furono

le campagne, esposte al passaggio di soldatesche e flagellate dalla carestia negli anni 1651-52.

1652 sotto Parigi, il re riporta la vittoria grazie al generale turenne, ma la vittoria fu dovuta soprattutto all’esaurimento

generale del Paese: 1653 Mazzarino e il re rientrano trionfalmente, grazie anche alla consapevolezza che la

monarchia era l’unica in grado di scongiurare l’anarchia feudale e la prepotenza dei Grandi: su questa convinzione

farà poi leva l’assolutismo di Luigi XIV.

Rimaneva ancora aperta la guerra con la Spagna, ma grazie anche all’intervento di Cromwell, Mazzarino fu infine in

grado di imporre nel 1659 la pace dei Pirenei ; veniva inoltre stipulato il matrimonio fra Luigi XIV e Maria Teresa,

figlia di Filippo IV.

12.6 Le rivolte nella penisola iberica:

Dal 1637 al 1643 le sorti della guerra dei trent’anni volgono a sfavore della Spagna vs Province Unite. Diquesto

approfittarono Catalogna (estremità orientale) e Portogallo, provocando dei rovesci militari.

CATALOGNA: la Catalogna si considerava una nazione distinta dal Portogallo, diversa per lingua, cultura, istituzioni

giuridiche e amministrative.

Nel 1640 il conte-duca di Olivares approfittò dellapresenza in loco di un esercito castigliano per convocare le Cortes e

imporre l’Union de las armas; la catalogna insorse e chiese aiuto alla Francia: nel 1641 venen proclamata la sua

unione al Regno dei Borbone, pur col mantenimento delle sue istituzioni.

Filippo IV dovette licenziare Olivares nel 1643;

1648 pace di vestfalia + Fronda in Francia + timori dell’aristocrazia catalana, che rischiano di subire il radicalizzarsi

à

della lotta sociale, che da rivolta separatista stava trasformandosi di guerra contro i ricchi. 1652 Filippo IV

riesce a riprendere la regione con l’esercito.

PORTOGALLO: nel 1640 il Portogallo risponde con un’insurrezione molto organizzata alla chiamata alle armi dei

nobili portoghesi da parte di Madrid; questo portò all’indipendenza e mise sul trono Giovanni IV Bragança:

1668: Una lunghissima e torbida guerra porta a riconoscere l’Indipendenza del Portogallo

Castiglia in ginocchio per cinquant’anni di guerra ininterrotta:

1647 nel Regno di Napoli scoppia una rivolta, mentre velleità separatisti scuotono anche l’Aragona.

1649 la peste riduce di un terzo gli abitanti della Castiglia.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia moderna, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia moderna, Capra, contenente i principali concetti riguardanti i seguenti argomenti: la popolazione e le strutture familiari (Teoria Malthusiana, piramidi), classificazione di Cambridge (famiglia estesa, nucleare, senza struttura, famiglia multipla), il regime fondiario e i rapporti di produzione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia medievale, moderna e contemporanea
SSD:
Docente: Ago Renata
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ago Renata.

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