Estratto del documento

L'età delle grandi scoperte geografiche XV-XVI secolo

Le scoperte geografiche del XV-XVI secolo sono determinate da motivazioni essenzialmente economiche e non scientifiche, come invece avverrà - almeno in parte - per le fasi di scoperta ed esplorazione successive (Nord America nel '600, Oceano Pacifico nel '700, Africa nell'800, i due Poli tra fine '800 e inizi del '900, lo Spazio nella seconda metà del '900).

Motivazioni economiche delle esplorazioni

La spinta economica deriva dalla ricerca di una nuova via, esclusivamente marittima, per raggiungere le Indie e le loro spezie. Una via che fosse alternativa a quella tradizionale, marittima e terrestre, la quale aveva Venezia come principale sbocco in Europa e il Medio Oriente mussulmano quale intermediario.

Le Indie e le spezie

Per "Indie" si intendevano in particolare la costa indiana del Malabar (Kerala) e le isole di Ceylon, Sumatra, Giava, nonché l'Arcipelago delle Molucche. In queste zone si trovava il centro di produzione mondiale delle spezie (pepe, cannella, chiodi di garofano, noce moscata etc.). Le spezie erano ingredienti insostituibili: nella cucina, per allungare i tempi di durata e togliere i cattivi odori (le spezie erano capaci di bloccare i processi degenerativi e di confondere i sapori con i loro gusti prepotenti) nella farmacopea, l'arte di preparare i farmaci.

Alberi "miracolosi" delle Molucche

In particolare, i suoli vulcanici delle Molucche nutrivano due alberi "miracolosi" che non crescevano in alcun altro luogo della Terra. Il primo albero era il Syzygium aromaticum, che produce i chiodi di garofano. Il secondo albero "miracoloso" era la Myristica fragrans, il cui seme è la noce moscata e il cui frutto, che avvolge la superficie esterna del seme (l'arillo), costituisce il mace (macis), un'altra spezia usata in cucina e in farmacopea.

Le spezie nella medicina

  • Pepe nero (Malabar), problemi di circolazione
  • Cannella o cinnamomo (Ceylon), antiossidante
  • Pepe di Giava o Cubebe (Giava, Sumatra), asma
  • Chiodi di garofano (Molucche), ulcere
  • Noce moscata (Molucche), antisettico
  • Macis (Molucche), stimolante della digestione

Il ruolo del Portogallo nelle esplorazioni

La prima soluzione per aggirare il monopolio islamico (e veneziano) delle spezie fu quella di arrivare alle Indie via mare circumnavigando l'Africa. Il problema era che non si sapeva quanto fosse estesa verso meridione l'Africa. Chi si impegnò a risolvere il problema fu il regno del Portogallo.

Perché il Portogallo?

  • Posizione geografica (affacciato sull'Atlantico e non lontano dalle coste africane)
  • Povertà delle risorse agricole (poche aree fertili e coltivabili, bassa produttività), che spingeva a rivolgersi al mare [come la Liguria]
  • Spirito di riconquista, che spingeva a una politica aggressiva contro gli stati mussulmani per aggirare il "blocco" che essi frapponevano tra l'Europa e le Indie, (problema aggravato dalla caduta di Costantinopoli in mano agli ottomani nel 1453).

Le esplorazioni portoghesi

Nel 1434 Gil Eanes riuscì a superare il temuto Capo Bojador (venti e correnti). L'impresa era stata voluta da Enrico il Navigatore (1394-1460, quinto figlio di re Giovanni I), un principe della famiglia regnante (gli Aviz) che si era particolarmente interessato alle esplorazioni geografiche.

Enrico si era stabilito a Sagres e ne aveva fatto un centro di preparazione, su basi scientifiche, di spedizioni marittime. Superato Capo Bojador, ai portoghesi si aprirono i mercati dell'Africa occidentale, da dove iniziarono a importare i primi schiavi. Negli anni 1430' e 1440' l'esplorazione proseguì, ma lo sfavorevole regime dei venti (venti contrari alternati a bonacce) e delle correnti del Golfo di Guinea, che rendeva assai problematica la navigazione verso sud, rallentò tra il 1450 e il 1470 il raggiungimento della punta più meridionale del continente africano.

Principali scoperte geografiche

  • 1415 Presa di Ceuta
  • 1434 Capo Bojador (Marocco), Gil Eanes
  • 1445 Capo Verde (Senegal), Diniz Dias
  • 1471 Capo Tre Punte (Ghana)
  • 1475 Capo Santa Catarina (Gabon)
  • 1483 Capo Santa Maria (Angola), Diego Cão
  • 1488, Capo di Buona Speranza (Sudafrica), Bartolomeo Diaz

La caravella: strumento di esplorazione

Strumento di particolare importanza per le esplorazioni portoghesi fu la caravella, una imbarcazione di dimensioni ridotte ma con forme di scafo relativamente affinate per una maggiore velocità e con una sviluppata velatura latina, in grado di stringere meglio il vento.

L'impulso di Giovanni II

La salita al trono di Giovanni II, nel 1481 (r. 1481-95), diede un nuovo impulso all'esplorazione delle coste africane. Nel 1488 Bartolomeo Diaz raggiunse la punta meridionale dell'Africa, al quale Giovanni II diede il nome il Capo di Buona Speranza (più promettente di quello, Capo delle Tempeste, datogli da Diaz). Finalmente la via (alternativa) delle Indie era aperta.

Trascorsero però altri dieci anni prima che il primo navigatore portoghese, Vasco de Gama, raggiungesse, su incarico del nuovo re Manuel I (r. 1495-1521) l'India, arrivando (20 maggio 1498) nel porto di Calicut (Kozhikode), lungo la costa del Malabar (Kerala). De Gama ripartì l'8 ottobre 1498, rientrando a Lisbona il 9 settembre 1499.

Il viaggio di Pedro Álvares Cabral

Il successivo viaggio per le Indie, affidato a Pedro Álvares Cabral, salpò da Lisbona nel marzo del 1500, ma si spinse molto a ovest per superare il Golfo di Guinea, finendo per toccare (23 aprile) e scoprire quello che diventerà il Brasile (Cabral riprenderà poi il viaggio, giungendo a Calicut nel settembre del 1500).

Con metodi spesso brutali, i portoghesi si impadronirono del commercio in Asia orientale, estromettendone i mercanti mussulmani che in gran parte lo controllavano. I portoghesi erano però troppo pochi per dare vita a un vero impero coloniale. Il Portogallo creò invece un "impero" fatto di scali marittimi e basi commerciali, fortificate ma senza profondità verso l'entroterra. Unica, parziale eccezione il Brasile, che venne colonizzato a partire dal 1530, ma, inizialmente, solo lungo una ristretta fascia costiera. Le colonizzazioni di Angola e Mozambico furono ancora più tarde.

Il sistema di convogli portoghesi

Fina dall'inizio e per quasi tutto il '500 venne organizzato un regolare sistema di convogli per trasportare le spezie dalle Indie a Lisbona. La carreira da India era un convoglio che annualmente salpava da Lisbona tra febbraio e aprile, in modo da superare il Capo di Buona Speranza tra giugno e luglio e poi sfruttare il monsone estivo per giungere in India a settembre. Il viaggio di ritorno si effettuava a gennaio per sfruttare il monsone invernale e la carreira rientrava a Lisbona tra giugno e agosto. Il viaggio era effettuato da grandi naus (sovente tradotto in italiano con caracche), armate di una forte artiglieria.

Il viaggio, oltre che lungo, poteva essere molto pericoloso. Se in certi periodi si arrivò al 90% delle navi tornate sane e salve, in altri si scese al 20%. La parte del leone del carico la faceva il pepe nero del Malabar, che poteva arrivare a rappresentarne il 90%.

Crisi dell'impero portoghese

L'impero portoghese e i relativi traffici entrarono in crisi alla fine del '500, sia per l'acquisizione del Portogallo da parte della Spagna di Filippo II (1580), sia per gli attacchi portati soprattutto dagli olandesi. Malacca cadde nel 1641, Colombo nel 1656. Il commercio delle spezie cadde in gran parte nelle mani degli olandesi, che occuparono Ceylon e le isole dell'odierna Indonesia (Indie orientali olandesi).

Il Brasile resistette comunque agli olandesi e rimase portoghese fino al 1822, quando divenne indipendente. In Africa, l'Angola e il Mozambico divennero indipendenti solo nel 1975. In Asia, Goa venne occupata dall'India nel 1962, Timor (Timor Est) dall'Indonesia nel 1975; Macao, ultimo possedimento coloniale portoghese, è tornata alla Cina il 1 gennaio 2000.

La via delle Indie e la scoperta dell'America

La via delle Indie aperta dai portoghesi nel 1498 rimaneva nell'alveo dei tradizionali rapporti tra l'Europa e l'Asia orientale, era solo una via alternativa all'antica via delle spezie (e della seta). Il viaggio con cui Cristoforo Colombo, al servizio della Spagna, arrivò nel 1492 a "scoprire" l'America si colloca invece su un piano radicalmente diverso, aprendo orizzonti del tutto imprevisti e fino ad allora impensabili.

Il viaggio di Cristoforo Colombo

Vi è anche una differenza qualitativa tra i viaggi portoghesi e quello di Colombo. Mentre nelle loro esplorazioni i portoghesi proseguivano su rotte già note, cercando semplicemente di superare l'ultimo punto che era stato raggiunto, con il viaggio di Colombo per la prima volta un'esplorazione geografica è condotta sulla base di un'ipotesi scientifica (rotondità della terra). Nel '400 la rotondità della terra era una tesi generalmente accettata (tra l'altro sostenuta già da Aristotele).

Il contributo di Paolo da Pozzo Toscanelli

Il geografo fiorentino Paolo da Pozzo Toscanelli (1397-1482, il quale aveva studiato a Padova), disegnò nel 1457 un planisfero (oggi perduto) e sostenne che si potesse raggiungere l'Asia navigando verso Ovest. Cristoforo Colombo, nato a Genova nel 1451, un navigatore al servizio dei portoghesi (nei primi anni 1480' pare raggiungesse le coste dell'odierna Angola), venne a conoscenza delle opere cartografiche di Toscanelli.

Il mondo rappresentato da Toscanelli era più piccolo di quanto esso sia nella realtà e ciò convinse Colombo che si potesse concretamente attraversare l'«Oceanus Occidentalis» per raggiungere l'Asia navigando verso Ovest. Verso il 1484 Colombo propose il suo viaggio al re del Portogallo Giovanni II, ma non riuscì a convincerlo. Passato in Spagna, solo nel 1492 riuscì finalmente a persuadere i sovrani Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona a finanziare la spedizione.

Patrocinio spagnolo e scoperta dell'America

Il 2 gennaio, con la caduta di Granada, si era infatti conclusa la Reconquista, che liberò le risorse spagnole; il 17 aprile fu siglato l'accordo tra la corona di Spagna e Colombo. Colombo salpò da Palos con due caravelle e una "caracca" il 3 agosto 1492; il 12 ottobre poté sbarcare nelle odierne Bahamas, toccando quindi Cuba e Hispaniola.

A questo primo viaggio ne seguirono altri 3, compiuti tra il 1493 e il 1504, che portarono Colombo sulle coste degli odierni Honduras, Nicaragua, Costa Rica in Centroamerica e dell'odierno Venezuela in Sud America. I viaggi di Colombo sono però deludenti per la corona spagnola, mancano l'oro e gli altri metalli preziosi che si contava di trovare nelle Indie.

Amerigo Vespucci e la scoperta del "Mondo nuovo"

Nel contempo tuttavia, si fa sempre più strada la convinzione che le terre scoperte non appartengano all'Asia, ma a un nuovo mondo; un mondo non solo da scoprire, ma da conquistare e sfruttare. Il navigatore fiorentino Amerigo Vespucci (1454-1512), è il primo che, dopo aver viaggiato su una nave portoghese e aver esplorato le coste atlantiche degli odierni Brasile e Argentina, afferma con decisione, in una lettera del 1503 intitolata Mundus novus (Mondo nuovo), che si tratta di un continente ignoto e non dell'estremità orientale dell'Asia.

Il trattato di Tordesillas e la spartizione delle conquiste

Nel frattempo, con la mediazione del papa, Portogallo e Spagna avevano raggiunto un'intesa per la spartizione delle nuove conquiste (trattato di Tordesillas, 7 giugno 1494). Quando si capì che le terre oltre l'Atlantico erano un nuovo continente, si comprese anche che doveva esserci un altro mare che le separava dall'Asia. Nel 1513 gli spagnoli raggiunsero le coste del Pacifico attraverso l'Istmo di Panama, e il sogno di Colombo di arrivare in Asia navigando verso Ovest si riaprì.

Il viaggio di Magellano

Un navigatore portoghese, Fernão de Magalhães (Ferdinando Magellano, 1475-1521) dopo aver cercato invano di ottenere l'appoggio del suo re per una spedizione che raggiungesse le Molucche navigando verso Ovest, si rivolse al nuovo imperatore Carlo V, che aveva ereditato anche le (due) corone spagnole. Il 20 settembre 1519 Magellano salpò da Sanlucar de Barrameda con 5 navi e circa 270 uomini. Solo una nave, la Victoria, rientrò in Spagna il 6 settembre 1522, quasi tre anni dopo la partenza.

Tra i superstiti della spedizione non vi era Magellano, ucciso nell'aprile del 1521 nelle Filippine, ma vi era il vicentino Antonio Pigafetta, autore di un diario del viaggio (con un giorno perduto). Con il viaggio di Magellano, per la prima volta la struttura fisica e geografica della terra si rivelò nella sua reale estensione.

Conseguenze del viaggio di Magellano

L'attraversamento del Pacifico rimise in discussione il trattato di Tordesillas, stilato ignorando l'esistenza di questo mare. Spagna e Portogallo non riuscivano a raggiungere un accordo sulla posizione della linea di demarcazione nell'Oceano Indiano, il che equivaleva a stabilire se le isole delle spezie fossero nell'area di pertinenza spagnola o in quella portoghese.

Fu l'imperatore Carlo V a risolvere la questione. Trovandosi a corto di denaro a causa delle guerre d'Italia, nel 1529 cedette ai Portoghesi, in cambio di 350.000 ducati d'oro, il controllo delle Molucche. Tuttavia le Filippine, anch'esse nella sfera teoricamente assegnata al Portogallo, rimasero spagnole. Rimanevano però in contatto con il resto dell'impero spagnolo attraverso il Pacifico (Galeone di Manila).

Le conquiste spagnole

Per i primi venticinque anni dopo la scoperta, gli spagnoli si limitarono - facendo base tra Hispaniola (Haiti), Cuba e la Giamaica – a esplorare le coste del Centroamerica fino a Panama (dove cominciarono a trovare metalli preziosi [oro] e perle). Ma nel 1519 Hernán Cortés (1485-1547), un militare che aveva partecipato alla conquista di Cuba e che stava esplorando le coste del Messico, ebbe indizi concreti dell'esistenza di una grande civiltà nell'interno.

La conquista dell'impero azteco

La civiltà era quella azteca. Gli Aztechi erano, rispetto ad altre civiltà precolombiane come i Maya, relativamente "giovani", essendo giunti nel Messico centrale, dal Nord, verso l'XI secolo. Alla metà del XV secolo i re aztechi avevano costruito un vero impero, la cui capitale, Tenochtitlán, sorgeva su un'isola del grande lago Texcoco.

La società azteca era divisa in classi e aveva notevoli somiglianze con le società medievali europee: alla base della piramide sociale stavano gli schiavi, al vertice la casa reale, mentre il clero amministrava la religione. Il sistema economico era avanzato, con un commercio particolarmente sviluppato. Molto pesante l'imposizione fiscale alla quale gli Aztechi sottoponevano i popoli da loro sottomessi, che si sarebbero poi rivoltati appoggiando gli Spagnoli.

La civiltà azteca è la meglio conosciuta tra quelle precolombiane, grazie alla massa di testimonianze orali che gli Spagnoli raccolsero e trascrissero, incuriositi soprattutto dai culti religiosi e dal rilievo che vi aveva la pratica del sacrificio umano.

L'arrivo di Cortés a Tenochtitlán

Con soli 600 uomini, quindici moschetti e sette cannoncini che scagliavano palle di pietra, Cortés in breve raggiunse, nel novembre del 1519, la capitale azteca Tenochtitlán. Grazie all'appoggio di alcune popolazioni sottomesse a suo tempo dagli Aztechi e sfruttando cupe profezie che annunciavano il crollo dell'Impero, Cortés imprigionò l'incerto sovrano Montezuma II e ottenne la sottomissione degli Aztechi.

In seguito gli Aztechi cercarono di reagire alla presenza spagnola; Cortés tuttavia, tornato a Tenochtitlán con un contingente militare spagnolo sempre ridotto, ma con forze ausiliarie fornite dalle popolazioni indigene ostili agli Aztechi, dopo due mesi di duri combattimenti, prese la città e la distrusse (13 agosto 1521), facendo strage dei suoi abitanti.

La conquista dell'impero inca

Anche nella conquista del secondo grande impero presente nelle Americhe, quello inca, gli Spagnoli sfruttarono divisioni politiche e dinastiche interne. Con il termine Inca si indica un popolo che nel XV secolo divenne una potenza nella zona andina dell'attuale Perù.

Grazie a una notevole abilità nell'erigere muri con gigantesche pietre squadrate, trasportate senza l'uso della ruota e messe in opera senza malta, Pachacutec (1380 ca-1460 ca), l'inca (cioè sovrano, figlio o incarnazione del dio Sole) più importante della storia di questo popolo, trasformò il piccolo villaggio di capanne e fango di Cuzco nella capitale di uno Stato centralizzato e gerarchizzato. La popolazione delle province era suddivisa e governata con un sistema assai rigido, che prevedeva le deportazioni e il lavoro coatto. Fondamentale era il controllo contabile dell'Impero che, mancando gli Inca di un metodo di scrittura, aveva luogo con un complicato sistema di funicelle annodate, funzionanti secondo il sistema decimale.

La conquista del Perù da parte di Pizarro

La vita dello Stato inca fu breve: esso iniziò a espandersi verso il 1440 e all'arrivo degli Spagnoli (1532) erano già in atto furiose lotte di successione. La conquista del Perù fu opera di Francisco Pizarro (1478-1541), un ex soldato delle guerre d'Italia, analfabeta ma particolarmente avido e risoluto. Pizarro è probabilmente l'esempio più rappresentativo di conquistador, la nuova figura prodotta dalla conquista spagnola delle Americhe.

Tra i conquistadores numerosi erano gli hidalgos, nobili di rango inferiore, ma tra di essi vi erano anche cavalieri senza un titolo formale, soldati di professione, qualche membro della classe media urbana, artigiani e anche contadini. Venne anche favorito l'imbarco di detenuti per reati vari, per cui numerosi furono i criminali che per questa via ottennero la libertà. Rigoroso fu invece il controllo religioso, per evitare che nelle colonie extraeuropee si recassero eretici, ebrei e musulmani. In definitiva, i conquistadores erano gente bramosa di ricchezze, disposta a ottenerle in qualsiasi modo.

Nel 1531 Pizarro sbarcò con meno di 300 uomini nell'odierno Ecuador. Alleatosi con il fratellastro del sovrano inca Atahualpa, Pizarro sequestrò quest'ultimo (novembre 1532), pretese in riscatto quantità favolose d'oro, quindi lo uccise e poi procedette alla conquista...

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 48
Storia moderna Pag. 1 Storia moderna Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna Pag. 41
1 su 48
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher -elenasinigaglia99- di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Candiani Guido.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community