La formazione dello Stato moderno
Il re voleva una sovranità assoluta, in quanto si sentiva limitato dalle funzioni di re-magistrato che avevano nelle monarchie feudali, ben espresso dalle formule latine che dichiaravano “il re deve godere all’interno del suo regno di una sovranità piena, come quella dell’imperatore, perché non riconosce alcuna autorità superiore: formule coniate per difendere il re dalle pretese di supremazia del papa e dell’imperatore. La piena affermazione dello Stato implicava il ridimensionamento dei privilegi dei nobili, clero e città.
Il monarca combatté quei privilegi che avrebbe dovuto tutelare: approfittò della guerra, durante la quale era ammesso che il monarca ricorresse a provvedimenti eccezionali in caso di situazioni di straordinaria emergenza. Ma la guerra fu una condizione normale nell’Europa del XV e soprattutto del XVI secolo. È questa infatti l’epoca dell’ascesa del sovrano, in cui il re inizia a liberarsi dell’obbligo di tutelare i privilegi e ad accentrare i poteri nelle sue mani.
Ascesa del sovrano
L’ascesa del sovrano segna la nascita dello Stato moderno, cioè del tipo di monarchia che caratterizzò l’Europa tra il XV e il XVIII secolo, le cui caratteristiche erano:
- Accentramento del potere: la progressiva acquisizione del controllo totale della vita politica e tentativo di assicurarsi il controllo della Chiesa nazionale (sottraendo a Roma il diritto di nominare gli ecclesiastici più importanti).
- Territorialità: sovranità del re circoscritta a un territorio limitato (in contrasto alla visione universalistica dell’Impero e papato).
- Concezione patrimoniale e dinastica dello Stato: Stato concepito come bene di proprietà del sovrano, dando vita ad una dinastia per via ereditaria.
L’edificazione dello Stato moderno vede diverse fasi:
- Preistoria: formazione delle monarchie feudali nel XII secolo.
- Inizio: ascesa del sovrano nel XV-XVI secolo.
- Punto d’arrivo: affermazione delle monarchie assolute nel XVII secolo.
La guerra fu la vera levatrice dello Stato moderno ed infatti l’epoca della sua edificazione fu aperta e chiusa da due conflitti continentali, la guerra dei Cent’anni (1337-1453) e la guerra dei Trent’anni (1618-1648).
I nobili contrastarono costantemente la tendenza all’accentramento del sovrano, rivendicando il loro diritto di rappresentare il popolo e dunque di controllare l’autorità sovrana. Il monarca puntò a ridurre la nobiltà al suo servizio. Fu quindi importante per il monarca il consenso dei ceti popolari e soprattutto dei borghesi: i primi (eliminazione privilegi nobiltà = eliminazione servitù) e i secondi appoggiarono il re, per quest’ultimi perché l’affermazione dello Stato apriva loro l’accesso ai livelli superiori della società attraverso la carriera burocratica.
Con l’affermazione delle monarchie, il centro dello Stato divenne la corte, attraverso cui guidava l’esercito e la burocrazia: i due strumenti che gli consentivano concretamente di accentrare il potere e di imporre la sua autorità. Questa organizzazione militare e burocratica era particolarmente evidente nei tre regni più importanti del Basso Medioevo: Francia, Inghilterra, Spagna. Stati che divennero protagonisti di politiche espansionistiche.
La guerra dei Cent’anni (1337-1453)
All’inizio del ‘300 i francesi controllavano due terzi del territorio nazionale ed erano tra i regni più forti dell’Occidente: nel territorio francese erano presenti feudi inglesi che ostacolavano l’affermazione della monarchia e dell’unificazione territoriale. Filippo VI di Valois se ne appropriò, mentre Edoardo III reagì rivendicando la corona francese (la dinastia dei Valois era subentrata al trono per mancanza di eredi diretti del ramo capetingio). Iniziò così la guerra dei Cent’anni.
Nella prima fase della guerra (fino al 1429) gli Inglesi riuscirono ad imporsi e i Francesi sconfitti nelle battaglie di Crécy e di Poitiers. Gli inglesi utilizzarono un nuovo tipo di arco, “arco lungo”, a lunga gittata e rapido, sconfiggendo i soldati francesi pesantemente armati e a cavallo. La battaglia di Crécy segnò la fine dell’epoca della cavalleria.
Con Carlo V, la Francia riorganizzò e riconquistò buona parte dei territori ceduti all’Inghilterra e alla sua morte la guerra si interruppe. Alla maggiore età del successore Carlo VI, gli squilibri mentali fecero si che due fazioni si contesero il trono: borgognoni (Filippo) e armagnacchi (Luigi d’Orleans). I primi si allearono con gli inglesi, che tentò di approfittare delle difficoltà del nemico e riaprire le ostilità. La Francia fu sconfitta nella battaglia di Azincourt (1415): gli inglesi si impadronirono di tutta la Francia centro-settentrionale e imposero a Carlo VI di riconoscere come suo erede il re d’Inghilterra Enrico V, dandogli in sposa sua figlia (Trattato di Troyes, 1420).
Alla morte di Carlo VI, suo figlio Carlo VII rivendicò l’eredità del regno e una parte della Francia lo riconobbe come re. I successi militari contro gli inglesi gli garantirono il consenso dei Francesi: più attrezzati militarmente e sostenuti dall’orgoglio nazionale, i Francesi mantennero la supremazia nel conflitto fino alla vittoria definitiva nel 1453. A seguito della sconfitta, l’Inghilterra fu obbligata a rinunciare a tutti i territori francesi tranne Calais, avamposto sulla Manica.
Effetti della guerra e uso delle armi
Tale guerra fu un campo di sperimentazione delle prime armi da fuoco, decisivo fu infatti l’uso dell’artiglieria per la finale vittoria francese. L’uso delle armi da fuoco sempre più potenti modificò anche l’architettura delle fortificazioni e delle mura difensive delle città. Solo le grandi monarchie potevano permettersi spese elevate di questo genere: solo un re poteva procurarsi il denaro necessario ad armare un esercito con pezzi d’artiglieria.
Iniziò come una guerra feudale, ma per l’azione della monarchia francese si trasformò in una guerra nazionale, in quanto la presenza inglese nelle terre di Francia era in contraddizione con l’affermazione di una monarchia fondata proprio sul pieno controllo del territorio. La nazione, relativamente al XV-XVI secolo era qualcosa di diverso dal concetto che si affermò dopo la Rivoluzione francese (collettività umana unita dalla coscienza dei suoi membri di avere in comune lingua, cultura, territorio e destino storico > identificazione nazione-popolo), ed era caratterizzata dall’identificazione della nazione col re. Al contrario di ciò che si pensa furono le monarchie nazionali a promuovere l’identità nazionale e non viceversa.
Le monarchie nazionali
Nel XV secolo l’Europa si presentava come un sistema di Stati, molti dei quali erano monarchie nazionali:
- Francia di Luigi XI: la vittoria della guerra dei Cent’anni legittimò la corona come garante dell’unità nazionale e segnò il passaggio da monarchia feudale a moderno Stato nazionale. L’aristocrazia, tuttavia, manteneva la sua potenza e Luigi XI dovette scendere a patti con una lega di feudatari ribelli per accedere al trono, guidata da Carlo il Temerario: la Borgogna, regione ricca e militarmente potente che voleva ottenere autonomia statale, ma nella battaglia di Nancy (1477) fu sconfitto e ucciso e il Ducato di Borgogna fu così smembrato (Paesi Bassi e Franca contea in dote da Maria di Borgogna a Massimiliano d’Asburgo e i restanti in mano alla monarchia francese). Negli anni successivi Luigi XI continua l’opera di annessione fino ad imporre la sovranità della monarchia sulla maggior parte del territorio francese: per ottenere l’unità politica reclutò un esercito permanente, il più grande d’Occidente, rafforzò l’apparato amministrativo e affidò l’amministrazione della giustizia a Parlamenti regionali costituiti da borghesi, con la facoltà di opporsi al re. Inoltre continuò la politica di controllo della Chiesa iniziata dal padre nel 1438 con l’emanazione della Prammatica Sanzione (decreto che sottraeva a Roma il diritto di scegliere vescovi e abati del regno) con l’obiettivo di creare una Chiesa nazionale di cui il re controllasse le cariche più importanti. A fine ‘400, la Francia aveva un potere molto forte, superiore a quello di tutti gli altri sovrani europei ed estremamente solida era la sua situazione economica. Nel 1483, il successore Carlo VIII (1483-98) trovò condizioni favorevoli all’avvio di un’ambiziosa politica estera: la disponibilità finanziaria e la potenza dell’esercito divennero la base di una politica di potenza che la Francia perseguì per tutta la prima metà del ‘500.
- Inghilterra: la guerra delle due rose ed Enrico VII: la sconfitta provocò una crisi dinastica e una violenta guerra civile > 1455: Lancaster e York si affrontarono per la corona, dividendo tutta l’aristocrazia inglese in due fazioni (Guerra delle Due Rose: rosa rossa e bianca). La guerra civile terminò nel 1485 con l’affermazione della dinastia dei Tudor: il nuovo sovrano Enrico VII Tudor (1485-1509) era un discendente dei Lancaster sposato ad una York, dunque la sua ascesa al trono conciliò le due dinastie e rafforzò la monarchia. Con Enrico VII inizia per l’Inghilterra un periodo di stabilità dinastica (Tudor fino a 1603): si dedicò al rafforzamento del potere della corona, scegliendo un sostanziale isolamento dalla politica internazionale. Nello scontro con la feudalità il sovrano godette dell’appoggio dei ceti produttivi: si diffuse in quest’epoca un nuovo sistema di produzione agraria, basato sulla proprietà individuale della terra, che implicò la recinzione di molte proprietà comuni. Si iniziarono a sfruttare le potenzialità commerciali dell’Inghilterra, inoltre l’amministrazione della giustizia e riscossione dei tributi vennero affidate a funzionari di nomina regia. Per governare, il re si servì di un Consiglio della Corona, formata da aristocratici e giuristi di sua nomina e per punire gli abusi feudali aristocratici istituì la Camera stellata, un tribunale speciale (progressivamente strumento di repressione di ogni resistenza al potere sovrano). Il re estese il controllo dello Stato sulle gerarchie ecclesiastiche, in modo anche da non incrementare la pressione fiscale.
- Formazione della monarchia spagnola: alla radice della storia spagnola c’è la secolare guerra contro la dominazione musulmana, la Reconquista. La penisola era costituita da cinque regni: Aragona e Castiglia (vasti e importanti), Navarra, Granada (ultimo territorio controllato dai Mori) e il Portogallo (che nel XV si preparava a sfruttare la propria vocazione atlantica con il re Enrico il Navigatore). L’unificazione della Spagna si fa risalire al matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona (1469): più precisamente al 1479 quando Ferdinando ereditò il trono aragonese (i due regni continuarono a essere governati separatamente). La Castiglia puntava sull’Atlantico, con un’economia fondata sull’allevamento mentre l’Aragona aveva interessi nel Mediterraneo e controllava Baleari, Sicilia e Sardegna e nella seconda metà del ‘400 annesse il Regno di Napoli, con interessi agricolo-commerciali. Nonostante queste diversità Ferdinando seppe aggregare i due stati sugli obiettivi di politica estera e militare: questo gli diede ampio consenso dotando la monarchia di un efficiente apparato burocratico e di un esercito permanente. L’elemento caratteristico dell’unificazione spagnolo fu il clima religioso cattolico (Ferdinando titolato Re cattolico = essere spagnoli significò essere cattolici) in cui si svolse: la prima grande impresa militare della monarchia (1482) fu la guerra contro il Regno musulmano di Granada conquistato nel 1492 (ultima fase della Reconquista con carattere di una crociata contro i Mori). La prima istituzione nazionale della monarchia fu l’Inquisizione introdotta nel 1478 in Castiglia ed estesa nel 1492 a tutto il regno: il re la controllava rigidamente, nominando gli inquisitori e incamerando i beni dei condannati e non fu concesso l’estremo appello al pontefice (tendenza della monarchia ad estendere il proprio potere sulla Chiesa: Ferdinando controllava le nomine di tutti gli incarichi ecclesiastici e nel 1493 vincolò alla propria autorizzazione la pubblicazione delle bolle papali). La Spagna cristiana divenne il paese della più severa intolleranza: mentre gli eserciti marciavano verso Granada, l’Inquisizione avviò la persecuzione dei conversos, ricchi ebrei convertiti, contro cui era cresciuta l’ostilità dei ceti medi spagnoli: nel 1480 Ferdinando sancisce l’esclusione per legge dei conversos da ogni incarico pubblico e per accedervi era richiesta la limpieza de sangre: nel 1492 si decise l’espulsione degni ebrei, mentre i Mori vennero cacciati nel 1526. La politica di intolleranza produsse una forte unità ideologica nel paese ma ebbe gravi conseguenze economiche: ebrei e Mori erano i ceti più produttivi. Si configurò un paradosso, quello di uno Stato che acquisiva progressivamente maggiore potenza politica, ma assisteva contemporaneamente al progressivo immiserirsi della propria capacità produttiva: in questo modo il paese si avviò a diventare sempre più dipendente dalla ricchezza dei paesi che dominava.
L’impero e la frontiera orientale
Quando nel 1493 Massimiliano I (1493-1516) venne eletto imperatore, gli Asburgo controllavano i vasti territori tra Francia e Regno di Polonia. Non si trattava di un organismo unitario e permanevano tre aree distinte:
- Paesi Bassi e Franca Contea, acquisiti sposando Maria di Borgogna.
- Sacro romano impero germanico.
- Possedimenti dinastici (antico feudo degli Asburgo: Austria, Tirolo, Carinzia).
Massimiliano non disponeva di esercito e di un adeguato apparato burocratico: l’imperatore era indebolito dalla successione al trono che avveniva per elezione (secondo le procedure della Bolla d’Oro del 1356). Dal 1437 gli Asburgo riuscirono sempre ad assicurarsi la rielezione. Nel 1495 Massimiliano tentò di organizzazione una burocrazia alle sue dipendenze e imporre nuove tasse per trovare le risorse necessarie a mantenere un esercito permanente, i nobili riuscirono a bloccare queste iniziative difendendo la loro autonomia. Il carattere polinazionale e la struttura dei domini impedirono a Massimiliano la realizzazione di uno Stato forte. Era impossibile sintetizzare in una politica i tanti interessi contraddittori delle aree asburgiche. Egli fu spinto soprattutto a difendere gli interessi dinastici, usando una spregiudicata politica matrimoniale particolarmente efficace. La debolezza militare dell’Impero divenne un grave problema alla fine del ‘400, quando gli Asburgo si trovarono ad affrontare un pericoloso avversario: gli Ottomani.
Alla fine del XIII secolo, l’invasione mongolica spinse verso l’Asia Minore alcune popolazioni di Turchi islamizzati provenienti dal Turkestan: questi Turchi, detti Ottomani dal nome del sultano che fondò la dinastia (Othman), divennero inizialmente mercenari e nel XIV secolo fondarono un principato nell’Anatolia centrale, iniziando ad espandersi nei possedimenti bizantini. Tutto ciò avvenne sotto Orkhan che dotandosi di un esercito permanente si spinse verso l’Europa per poi penetrare nei Balcani: all’inizio del XV secolo i Turchi avevano circondato l’Impero bizantino, ormai ridotto alla sola Costantinopoli.
L’espansione ottomana in Occidente fu interrotta dalla pressione dei Mongoli di Tamerlano sulle frontiere orientali: Tamerlano costituì un secondo Impero mongolo riprendendo l’espansione verso la terra russa, Iran, Siria e Anatolia, arrivando a minacciare i possedimenti ottomani. Solo col sultano Maometto II (1451-81) digiunse all’occupazione di Costantinopoli (1453): questo evento segnò la caduta del millenario Impero bizantino e Cost. divenne una città ottomana chiamata Istanbul. Gli Ottomani si spinsero verso le coste dell’Africa settentrionale (1516) e si insediarono sulle rovine dell’Impero bizantino nella penisola balcanica fino ai confini dell’Impero asburgico (1521). Erano una potenza mediterranea con cui gli Europei, dovettero fare i conti a fine ‘600. Nel mondo cristiano, l’espansione ottomana fu percepita come pericolo da cui difendersi generando una psicosi verso “l’infedele” che caratterizzò la mentalità occidentale per alcuni secoli.
L’Europa orientale e le monarchie nordiche non furono direttamente coinvolte nei conflitti occidentali, ma ebbero un peso nella definizione del quadro politico. L’Europa dell’Est era un serbatoio immenso di materie prime per l’Occidente (grano e legname) trasportate all’epoca dell’arrivo dei Turchi su vie terrestri e fluviali che collegavano la Polonia, Ungheria e Lituania al Baltico. Il controllo di questo mare acquisì un peso strategico determinante e la Danimarca combatté per ottenerlo contro l’Hansa fino ad arrivare alla pace che sancì la sconfitta di quest’ultima.
Negli stessi anni, ad est si formò un immenso Stato, controllato dagli Jagelloni: questa dinastia di origine lituana governava il Regno di Polonia e la Lituania e nel 1490 un altro ramo della dinastia ottenne la corona ungherese che unì a quella boema. Sotto gli Jagelloni si formò un’immensa confederazione che aggregava i territori delimitati dal Baltico e Mar Nero e, a Oriente, dal Granducato di Mosca e Khanato di Crimea. Tuttavia, la monarchia non svolse un ruolo di unificazione nazionale, in quanto deboli di fronte allo strapotere della nobiltà: i grandi guadagni provenienti dall’Occidente finirono nelle mani degli aristocratici, aumentando la capacità di resistere alla corona.
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