Che materia stai cercando?

Riassunto esame Storia della moda, prof. Muzzarelli, libro consigliato Guardaroba medievale, Muzzarelli Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia della moda, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Guardaroba Medievale. Gli argomenti trattati sono: la descrizione dei capi d'abbigliamento presenti nei cofani, grazie ai quali è possibile risalire ai differenti costumi che caratterizzavano la società... Vedi di più

Esame di Storia della moda docente Prof. M. Muzzarelli

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

raggiungere altezze incredibili, fino a mezzo metro, rischiando di provocare cadute, aborti e metteva

in mostra un corpo umano femminile uguale alle meritrici.

Nelle botteghe i clienti potevano trovare zoccoli, stivali, pianelle ma anche suole o legno per gli

zoccoli.

Le calze dovevano essere ben strette e aderire bene alla gamba, si assicuravano al farsetto con dei

laccetti , venivano prodotte sia con il telaio che a maglia a partore dal 500.Nel Medioevo le calze e

scarpe potevano costituire un unico capo e venivano vendute in apposite botteghe e prodotte dai

solarii.

Per la confezione di un paio di calze occorrevano due braccia di stoffa, quasi mezzo metro, il panno

subiva la lavatura per vedere se si accorciava e per compattare la trama e poi veniva tagliata in un

solo pezzo.

Con il tempo la calza acquisì una notevole importanza nell'abbigliamento maschile quando gli

uomini indossarono vesti corte e farsetti che mettevano in esposizine le gambe per mettere in risalto

la forza e lo sviluppo muscolare, moda che durò fino all'800. L'iconografia documenta calze vistose

e molto aderenti, le calze cascanti erano sinonimo di disordine e poca cura, spesso erano

confezionate con colori vivaci e spesso una di colore diversa dall'altra o anche a strisce di colori

fortemente differenti. Alla fine del 400 lepersone più eleganti indossavano calze di un unico colore

completate da stivali ornati di ricami che arrivano oltre le ginocchia. Calze e calzetti erano spesso

della stessa stoffa e si portavano insieme.

Alla fine del Medioevo si imbottivano le calze inserendo bambagia o feltro, cosa che gli statuti

eugubini si preoccupavano di vietare.

Le calze dei fanciulli e dei garzoni avevano il prezzo in base alla quantità di panno che occorreva e

quindi inferiore a un paio di calze da adulto.

Anche le berrette venivano confezionate dagli artigiani della maglierai tra il 400 e il 500, Mantova

era uno dei centri più importanti per la manifattura di maglieria con aghi. I clienti con il passare del

tempo di orientavano sempre di più verso il cappello che sostituì le berrette.

Le calze dette alla sforzesca era per metà bianche e l'altra metà rosso morello ed erano indossate sia

da persone importanti e di rango sociale elevato come dai loro cortigiani, erano alla sforzesca anche

calze decorate con uccelli, cani, lepri, leoni in uso a Milano.L'introduzione delle calze a maglia fece

esplodere una nuova moda europea che modificò sia il gusto che la produzione, perchè le nuove

calze erano il primo esempio di capi pronti, da indossare subito dopo l'acquisto, un inizio

dell'odierno pret a porter. Alla fine del 500 un reverendo inglee William Lee inventò il telaio da

calze che costituì l'innovazione di quei tempi, per confezionare a maglia una paio di calze di seta un

artigiano impegava 2 settimane, mentre con il telaio se ne confezionavano due paia in un giorno.

Sarti

L'arte dei sarti era considerata un'arte leggera perchè per esercitare questo mestiere bastano pochi

arnesi, ma con l'imporsi di fogge sempre più elabirate furono necessarie conoscenze approfondite,

un buon sarto con ago, filo e ditale doveva fare miracoli, doveva accontentare principi, marchesi,

dottori, frati che mutavano usanza e modi di vestire.

Nella bottega del sarto riminese Pietro Calbelli si è trovato lino e cotone per imbottire farsetti e

giubboni, cotone in filato, una vecchia cassa, un telaio, una bilancia.

La clientela del sarto era abbastanza omogenea, distinta per categoria, alcuni vestivano solo soldatm

altri solo frati ecc...

Gli abiti da donna erano quelli di maggior prezzo.

I sarti a causa delle leggi suntuarie erano tenuti a giurare due volte l'anno davanti alla Podestà , la

quale prevedeva sanzioni pesanti per i sarti che accettavano il confezionamento di una veste

proibita.

Di rado un cliente si rivolgeva al sarto più di due volte l'anno e il capo più richiesto era la camicia di

lino o canapa di solito lunga e ampia.Sopra la camicia si indossava la casacca foderata con panno di

colore contrastante. Al posto della casacca si poteva indossare il farsetto stretto in vita da una

cintura e quando faceva freddo un giubbone di cuoio imbottito. Gli uomini ordinavano al sarto

anche calzoni di lana aderenti alle gambe, mantelli e cappe.

Le donne ordinavano gamurre, vesti ampie e lunghe con maniche staccabili e guarnelli di uso

quotidiano. I sarti erano considerati semplici esecutori, abili e pazienti realizzatori di modelli ideali

o suggeriti, non era concessa loro nessuna forma di creatività e chi si rivolgeva ad un sarto spesso

aveva con se un modello che passava da dama in dama , di corte in corte.

Il mestriere del sarto era praticato solo da uomini ad eccezione di Venezia dove operavano donne

che si occupavano della riparazionedi vecchi abiti e sarte che tagliavano e cucivano di nuovi.

A firenze i sarti appartenevano all'arte della seta e alla fine del 200 entrarono a far parte dell'arte dei

rigattieri. La cottardina era un capo assai elaborato e di complessa realizzazione per la quale si

chiedeva il costo massimo previsto sal tariffario fiorentino. I prezzi cambiavano a seconda del

tessuto ma anche del colore.

Il filo d'oro era prezioso e lucente e ci si arrivava dopo numerose operazioni.

Le donne che ricamavano professionalmente era numerose e a Milano l'attività principale era òa

binatura della seta e la filatura a oro.

I ricami più famosi provenivano dalle corti italiane ed europee, erano i decori più richiesto dalle

donne assieme alle frange, i soggetti preferiti erano animali e motivi floreali.I più noti ricamatori si

trovavano a Milano, gli uomini erano specializzati nella lavorazione con fili d'oro o argento e le

donne invece della seta.

Merciai

Risulta molto difficile definire il profilo del merciaio perchè è colui che lavora cinture, borse e

nastri di seta a Genova, mentre a Firenze invece era un setaiolo. Le merci vendute erano molte,

comprendevano oggetti di pelle, borse, cinture in daino o capriolo, capi d'abbigliamento come

cappelli, guantio, berretti e cinture.

Esistevano dunque in una stessa città e nello stesso periodo diversi tipi di botteghe definibili di

merceria frequetate da persone che amavano vestite lussuosamente o alla moda.A dettare la moda

spesso erano le corti o i nobili, cavalieri o dottori che camminando lungo le vie cittadine vestiti e

ornati in maniera lussuosa e vistosa suscitavano il desiderio. Conformare la propria estetica a quella

dei privilegiati era un segno di potenza economica.

Vesti e comportamenti

A corte

L'ambiente cortese era il luogo primario di sfoggio tra il quattordicesimo e quindicesimo secolo, era

una vasta scena dipersonaggi che avevano regole ben precise dove le vesti assumevano un ruolo

ben definito.

Ogni cortigiano giocava il ruolo dell'ostentazione, sia a Milano che a Ferrara per sottolineare la

propria potenza, ma serviva anche da collante internocome rafforzamento della propria identità e

dell'unità stessa della corte.

Regole e uniformi fissavano le distanze con chi non apparteneva a quell'ambiente e la livrea

indicava che chi la indossava era uomo d'altri, quindi apparteneva alla corte che portava colori o

esibiva il motto.

Matrimoni, feste e arrivi illustri era occasioni per sfoggiare vesti per impressionare chi proveniva da

altre corti o ambiente esterni, gli sprechi erano quindi di obbligo, ma durante la vita quotidiana si

viveva con misuratezza.

Parisina, moglie di Nicolò terzo indossava semplici vestiti di pignolato di fustagno e d'inverno di

vaio, le sue donne usavano vesti di seta e velluto ma erano solite indossare guarnello e cotta di

pignolato verde o rosso con maniche di stoffa nere o morella o a volte vesti usate.

La corte era dunque un luogo carico di simboli di appartenenza, era palcoscenico di vesti e apparati

sontuosi e dava occasione di invenzione di fogge e ornamenti.

A corte vigeva l'usodi donare capi di abbigliamento come salario ma anche come segno di

riconoscenza per qualche favore ricevuto, il dono era anche una manifestazione del rapporto che

legava il ricevente alla corte. Il dono era parte dell'etichetta di corte e uno degli strumenti con i quali

in essa si regolavano o si determinavano relazioni sociali, non si trattava necessariamente di oggetti

preziosi.

La corte di Milano fu tra le piàù splendide d'Italia dove fu celebrato il matrimonio di Gian Galeazzo

Sforza con Isabella D'aragona. Lo sposo era vestito di broccato d'oro rosso cremisi, con balascio e

berretta con diamante e perla, la sposa era vestita alla spagnola com'era di moda. La cerimonia era

un alternarsi di balli e regali da parte delle altre corti. Con il termine alla spagnola si indica un

vestito che aveva la parte superiore molto attillata e quella inferiore al contrario molto ampia.Il

ducato di Milano era il centro di confluenza delle idee e informazioni provenienti dal nord europa e

spagna, era un laboratorio di sperimentazione e una vetrina di esposizione per ricchezze e

invenzioni.

Le vesti parlavano di una persona come di un'epoca o di una civiltà, la città è stata luogo di

protagonismo attraverso le vesti, di manifestazioni d'identità reale o alterata e anche scontri fra chi

deteneva il potere, dettava regole e chi non le rispettava.

Al lavoro

Il lavoro maggiormente praticato in epoca medievale era la lavorazione dei campi, l'abito da lavoro

era quello quotidiano, semplice e funzionale ai movimenti, il grembiule era il capo che caratterizza

esteticamente la campagna come la città tutti e due i sessi.Portavano ilgrembuile i calzolai, i fornai,

i fabbri, contadini e anche il macellaio.Gli artigiani indossavano farsetto e grembuile e chi invece

era di umile condizioe poteva comparire in pubblico solo in camicia e farsetto e la donna in camicia

e guarnello.

Durante il medioevo il contadino si vestiva di 3 pezzi principali: tunica, grembiule e mantello. La

tunica a maniche lunghe era di lana, il mantello di pelliccia, cuoio o panno pesante foderato o meno

e con o senza cappuccio.

Gli uomini indossavano, ma non sempre, calzoni e cintura, ai piedi calzature di cuoio ma anche

stivali fino a metà polpaccio. In capo avevano cappucci uniti al mantello, cappelli di paglia, berretti

e altri copricapi di tessuto.

Le donne tuniche che arrivavano alle caviglie con cintura.Il colore degli abiti dei contadini era

prettamente scuro,le stoffe di qualità mediocre, ma non tutti i contadini erano poveri.

In Italia la legislazione suntuaria si occupa dei contadini proibendo agli abitanti del contado, alle

moglie e alle figlie di portare drappi di seta, potevano usare solo cordelle e nastri di seta per ornare

il capo mentre agli uomini erano permessi berretti, maniche e collaretti di panno di grana purchè

non fossero di seta.

Alla fine del Medioevo la seta si afferma come simbolo non solo di ricchezza ma anche di piacere

grazie alle qualità di morbidezza, lucentezza ecc...

Con il tempo la tunica dei contadini si fece sempre più corta fino ad essere sostituita da una giubba

con fibbie e bottoni che aderivano al corpo.

Paradigmi urbani

nelle città si concentrano le persone che contano e che vogliono contare, che hanno risorse

economiche da investire per acquisire maggiore ricchezza.

In città tra il 200/300 le vesti femminili erano caratterizzate dall'aderenza e dalla verticalità ottenuti

grazie all'abito affusolato e alla lunghezza degli strascichi.

Gli uomini giovani iniziarono a indossare indumenti corti, calze lunghe di panno aderenti e di

colore vivace.

Nel sedicesimo secolo le donne indossavano abiti divisi in due parti costituiti da un corpetto attillato

e lungo o bustini rigidi che scendevano a punta sul ventre e una gonna molto larga che aveva

volume grazie alla falda, una sottogonna sostenuta che aveva il compito di allargare la gonna.

L'uomo meno giovane in città poratva il lucco mentre la toga era adottata da dottoti e mercanti.

Nel 500 sia per uomini che per donne si affermò la moda dei colli candidi a strisce ondulate e

inamidati, dette lattughe.

Nella stessa città e nello stesso periodo però ci si vestiva in maniere differenti a seconda dell'età,

delle occasioni ma anche della condizione sociale.

Bernardino da Siena replicò contro lussi e vanità e si propose di edificare e istruire le donne della

sua epoca.

La città è luogo di incontro per eccellenza, di confronto e mescidanza ma anche un luogo dove si è

estranei.

La preoccupazione dei legislatori era quella di evitare equivoci e ostentazioni di una condizione che

non era la propria e segnare le distanze che la disponibilità economica rischiava di azzerare.La

normativa suntuaria fu concepita con lo scopo di contenere i lussi ma anche di limitare importazioni

e spese e fissare un preciso codice di appartenenza.

Le pompe non erano proibite a tutti e la normativa serviva per riservarle a un gruppo sociale

definito da cavalieri e dottori.

Norme sontuarie: Bologna

I primi provvedimenti in materia sontuaria risalgono alla metà del tredicesimo secolo., veniva

vietato alle donne che non erano meritrici di indossare indumenti lunghi fino a terra o nastri più

lunghi di un braccio e mezzo e chi assistiva alla messa non poteva avere il capo ornato di corone di

fiori.

Alla fine del 1200 vennero redatte delle norme che vietavano a ogni donna di ornarsi il capo con

corone di perle, o diamanti preziosi, più tardi arrivo una stessa legge che imponeva a tutte le donne

che volevano indossare ghirlande di perle o oro dovevano pagare la tassa di 100 soldi direttamente

in comune.

Nel 1300 era vietato a donne che non fossere mogli di conti, cavalieri e dottori di portare pelli di

vaio o sotto la guarnacca.. Questo strumento legislativo inizialmente ebbe lo scopo di invitare le

persone a limitare il lusso, a contenere ai borghesi il desiderio di possedere i lussi nobiliari per poi

riuscire a rendere sempre più distanza tra i ceti sociali e permettere che questi non si mescolino.

Il ceto dirigente cittadino fu costituito dai cavalieri.

Nel 1335 vennero vietati qualsiasi tipi di ornamenti come smalti, coralli, madreperle, ambre,

cristalli e anche bottoni d'oro su collane e maniche di vestiti.

I bottoni sono un'invenzione del 1300 con scopo sia funzionale che decorativo, fu da allora che i

legislatori fissavano le regole sui materiali vietati, il numero massimo e adirittura il peso.Era

consentivo un peso massimo di tre once d'oro o d'argento, era ammessa una cintura e una borsa di

seta ma non abiti con ricami di figure o lettere.

Solo le done dei dottori e dei cavalieri erano immuni da tali leggi.

Una novità che si indrodusse nel quattordicesimo secolo era la denuncia al notaio delle vesti non

conformi, seguita poi dall'autorizzazione.

Dopo un ventennio i legislatori contavano e pesavano cinture e bottoni e misuravano maniche

esaminando anche ricami e intagli. Il bordo della veste o del mantello se di vaio non doveva essere

più alto di mezza pancia di vaio e le maniche non più larghe di tre once.

Un notaio si occupava della verifica edella conformità, egli aveva il compito di appostarsi la

domenica vicino le chiese per cogliere sul fatto donne fuori norme.Indivisuata la donna peccatrice

bisognava misurare, pesare e valutare.Le vesti non regolari potevano essere denunciate e dovevano

essere sottoposte a bollatura, un segno sulla veste.

Le donne di categoria più alta, cioè moglie e figlie dei cavalieri potevano indossare una sola veste di

cremisino e una di velluto, un lucco di cremisino o di panno rosato e una veste di panno rosato,solo

due vesti potevano avere maniche aperte non foderate di zibellino e ermellino, lo strascico doveva

essere lungo massimo due terzi di braccio. Tali donne potevano possedere maniche di cremisino, un

guardacuori di seta e guardaguori di lana con maniche non aperte. Come gioielli erano consentiti

uno da fronte, uno da petto, sei anelli e una filza di coralli.

Le donne dei dottori avevano lo stesso guardarobe, meno due capi, il lucco di seta e la veste di

cremisi.

Le donne dei beccai, speziali, lanaioli, merciai ecceterwa potevano possedere una veste di velluto

pur che non sia stata di cremisino o morello con uno strascico di un terzo di braccio.

Le donne appartenenti alle arti inferiori potevano possedere solo una veste di panno rosato non

cremisino e morello con maniche aperte, foderata di vaio e con strascico di un terso di braccio,

maniche di rosato e morello, due anelli e 4 vaghette di corallo.

Le donne del contado non potevano avere nessuna veste e ornamento di seta, di grana o fregi d'oro,

era solo permesso ornare le vesti con i ricami purchè non superessero il valore di tre lire.

I legislatori si occuparono nel 1400 di appartenenze sociali ma in realtà si occupavano di contrastare

il potere economico di alcune categorie e rendere più solido quello di altre. Ai nobili erano riservati

vesti e segni che evidenziavano il loro privilegio, ma restava anche da stabilire qual'era la nobiltà e

chi ne poteva far parte.

Nel 1474 le mogli e figlie dei banchieri potevano indossare vesti e guardacuori di panno con

maniche strette, non di cremisi e un guardacuore di velluto, non cremisi e non morello, nessuna

veste di cremisi o broccato e nessun gioiello.

Le donne degli ebrei che non gestivano un banco dovevano vestire come le donne degli

appartenenti alle arti infime.

Legislazione del 1500 prevedeva che le doti dovevano rispettare una scalarità: le donne spose dei

dottori, dei cavalieri e dei conti potevano avere dote di un valore massimo di 2000 lire, 1500 le

spose dei notai, cambiatori, drappieri e arte della seta e così via.

L'oro era proibito a tutti , ma poi potè comparire nelle vesti delle donne dei cavalieri.

Le donne disoneste erano divise in impudiche e meritrici, alle prime era proibito mascherarsi e

portare vesti o guardacuori di seta, strascichi e maniche ampie, alle seconde era imposto di portare

sulla spalla un sonaglio per essere riconosciute.

Agli ebrei e alle meritrici fu imposto un segno che li rendesse riconoscibili, serviva a non generare

equivoci, ma aveva anche una funzione protettiva. Alcune donne in alcune città furono costrette a

indossare orecchini a forma di anello, l'esenzione di ciò era concessa solo alle moglie dei banchieri

dietro pagamento di una cifra.

Il giallo era il colore della marginalità, lo dovevano indossare le meritrici. In altre città alle meritrici

era possibile indossare qualsiasi abito, non avevano restrinzioni suntuarie, con questo sistema si

otteneva un duplice scopo: le donne per bene dovevano rispettare le regole per non essere

riconosciute come meritrici e queste ultime divennero più facili da distinguere.

L'abito e il monaco

La veste di un frate permetteva di distinguerne il credo, se fosse francescano o

domenicano.Distingueva l'appartenenza ma doveva anche rappresentare anche le virtù di chi lo

indossava.

L'abito dei monaci era caratterizzato dal tessuto semplice e dall'assenza di colore.I domenicani

indossavano una cintura di cuoio nero, i francescani di corda ma anche il cappello o la forma del

cappuccio erano fonte di distinzione fra gli ordini.

La veste clericale non doveva essere tanto umile ma nemmeno lussuosa, per le celebrazioni

liturgiche erano previste apposite vesti che simboleggiavano la purezza.

Gli appartenenti al clero a fine medioevo indossavano un mantello o tabarro nero di forme

differenziate, sotto al mantello una veste di drappo di lana e foderata sempre di lana, mentre i

semplici preti si riparavano dal freddo con pellicce di agnello o coniglio e le calzature erano di

colore brno o nero.


ACQUISTATO

26 volte

PAGINE

13

PESO

183.28 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia della moda, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Guardaroba Medievale. Gli argomenti trattati sono: la descrizione dei capi d'abbigliamento presenti nei cofani, grazie ai quali è possibile risalire ai differenti costumi che caratterizzavano la società medievale, cui segue la descrizione delle botteghe come luoghi di produzione tessile e di apprendimento al tempo stesso e una descrizione dei vari materiali utilizzati nel Medioevo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Muzzarelli Maria Giuseppina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)

Riassunto esame Antropologia Culturale, prof. Dei
Appunto
Riassunto esame Pedagogia, prof. Moscato, libro consigliato Il Viaggio Come Metafora Pedagogica
Appunto
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Daniela Calanca, libro consigliato Bianco e nero - l'istituto Nazionale Luce e l'immaginario del fascismo (1924-1940)
Appunto
Riassunto esame Pedagogia Generale, Prof. Moscato, libro consigliato Preadolescenti a Scuola, Moscato
Appunto