La moda cos'è
La moda è un fenomeno dai molti aspetti, difficilmente definibile in maniera univoca. Risponde a esigenze del corpo e della mente, sia individuali che collettive. Da almeno 5 secoli è nota la sua rilevanza sociale, economica e simbolica. Governa i singoli che, a loro volta, cercano con difficoltà di governarla. Numerosi sociologi, psicologi, economisti, antropologi e storici si occupano della moda in maniera meticolosa e coerente.
Il ruolo della moda nella società
La moda rispecchia le capacità produttive e commerciali di un paese ma crea anche cultura. L'abbigliamento comunica stati d'animo, rispecchia determinate situazioni sociali, è il terreno su cui si rappresentano anche nuovi modi di vivere della collettività. Ci si veste per dimostrare quello che si è o per attribuirsi un'identità diversa.
La moda come sistema produttivo e sociale
Oltre che sistema produttivo, la moda è anche una forma sociale di condivisione estetica, o meglio una sorta di imposizione accettata in quanto seguire la moda finisce con l'essere un imperativo. Le mode hanno numerosi cultori ma soprattutto potenti manovratori. È un fenomeno che punta al futuro ma ha forti legami con il passato. Mette l'accento sulla distinzione, competizione, cambiamento e socializzazione.
Storia e sviluppo della moda
La moda è una realtà sia locale che sovranazionale in quanto è aperta a suggestioni esterne e pronta a farsi contaminare per rinnovarsi. La moda funziona così almeno da 7 secoli. Nel 300, nelle varie città italiane, si individuavano delle linee principali dell'abbigliamento sviluppate in maniera diversa nelle varie località, e i giovani ne erano i testimoni.
Cambiamento e influenze storiche
Nel corso dei secoli è cambiata l'area da cui provenivano gli impulsi ai cambiamenti. Alla fine del medioevo e nella prima età moderna, l'Italia fu in grado di dettare mode, nel 500 è stata la Spagna a imporre fogge e colori, dal 600 all'800 la Francia ha goduto di un primato incontrastato. Le vicende politiche influirono sull'affermarsi delle mode, ma non sempre prevalse la dominazione politica come in epoca preunitaria.
Moda e corti europee
Nei secoli della modernità ci sono state mode di corte che hanno omogeneizzato aree anche molto distanti. Nel decalogo del Vecellio sono visibili differenze nel modo di vestire nelle varie città italiane ma con linee comuni riconoscibili. Essendo il cambiamento la caratteristica principale della moda, è impossibile dare ragione delle continue evoluzioni, ma si possono individuare alcune epoche particolarmente significative per il fenomeno, motivandone le ragioni.
Moda: un fenomeno multidisciplinare
La moda è un luogo di incrocio di differenti attitudini e bisogni, individuali e collettivi, privati e pubblici, si manifesta in forme che chiamano in causa la sociologia, antropologia, psicologia ed economia. Che la moda non è un fenomeno marginale e futile è noto da tempo. La parola moda e moderno derivano dalla stessa radice etimologica, sono termini strettamente connessi anche se il fenomeno moda era già presente prima dell'età moderna.
Origini e significato della moda
Moda e modernità prendono le distanze da ciò che caratterizza il periodo precedente e ricercano il nuovo. Da sempre ci si è abbigliati e si è dato un significato all'abito, ma è cominciato a delinearsi un fenomeno moda prima dell'effettivo ricorso a questa parola e cioè quando nelle città l'offerta di capi di abbigliamento si è fatta ampia.
Prima e seconda nascita della moda
Il termine moda deriva dal latino modus, con il richiamo a misura, moderazione, regola, tempo, ritmo, in un'epoca in cui il fenomeno dell'esibizione aveva cominciato a farsi vistoso. Nel 600 la parola moda appare nei testi per indicare una sorta di frenesia nell'adeguarsi agli ultimissimi usi.
L'evoluzione della terminologia
Prima della comparsa del termine moda si parlava di nuove fogge, usi e costumi. Già nel 600 si capì che la moda non solo ha potere ma è lei stessa un potere, ha leggi, riti e necessità, cultori e vittime. Nel vocabolario degli Accademici della Crusca la parola moda appare nel 1691.
Moda olandese del 600
Nel basso medioevo le città ebbero un ruolo importante nell'inventare e diffondere mode, tra 500-600 e fino al 700 ideazione e ricerca delle novità caratterizzavano gli ambienti cortesi per poi espandersi anche nelle città. La rottura dell'unità religiosa aveva reso ancor più evidente il divario fra nord e sud Europa. La scelta del calvinismo, associata alle guerre e ai commerci che portarono a relazioni frequenti con uomini di diversi paesi e differente cultura e religione, fece dei Paesi Bassi il luogo ideale per lo sviluppo di gusti e comportamenti più sobri in antitesi rispetto a quelli adottati nello stesso periodo in Francia e Italia.
L'importanza del commercio nella moda
Per quei facoltosi borghesi arricchitisi grazie ai commerci di tessuti e oggetti preziosi, la moda era uno strumento e non un fine, e certamente non una dea: al centro dei loro interessi c'era il commercio. Nel nord Europa si sceglie di rappresentare la vita quotidiana anche attraverso abiti semplici ma non per questo poco accurati. Situazioni e stili assai diversi che vesti ed ornamenti rappresentano.
La moda a corte
La svolta per la moda come l'intendiamo noi oggi si può collocare alla corte di Francia con Maria Antonietta o in pieno 800 con Worth e Poiret. Fino a tutto il 600 a dettare la moda era la corte, nel 700 si afferma una nuova forma di moda basata sull'estro e creatività di grandi artigiani. Worth, sarto-artista, è una figura che detta le mode.
Parigi e l'alta moda
Parigi è stata la capitale dell'alta moda da metà 800 a metà 900. In Italia cominciava ad affacciarsi anche in questo campo il tema dell'orgoglio nazionale. Rosa Genoni, promotrice nei primi anni del 900 di una risposta italiana alla moda francese, prima sarta famosa in Italia, tradusse adattandolo alla sensibilità della sua epoca lo stile di artisti rinascimentali.
Stile italiano e Rosa Genoni
Si ispirò alla primavera di Botticelli per creare un abito in raso di seta rosa pallido e tulle color avorio ricamato di perle, paillettes e fili d'oro che venne premiato a Milano nel 1906. Sarta-artista formatasi in una casa di moda milanese dove si producevano modelli francesi, la Genoni cercò di invertire la tendenza e di affermare il fatto in Italia.
Fatto in Italia
A inizio 900 furono fondate numerose scuole di arti e di mestieri per l'apprendimento delle lavorazioni artigianali locali e si instaurò una relazione tra moda e arti decorative, per incrementare la manodopera locale. Rosa Genoni aveva in comune con i sarti parigini il progetto di liberare il corpo dai busti, ma le sue creazioni erano più comode e semplici.
Identità nazionale e varietà regionale
In quegli anni si cercava da un lato uno stile unificante capace di sostenere un'identità nazionale forte, dall'altro si tendeva a salvaguardare la varietà individuale e regionale. La Genoni contribuì al fatto in Italia non solo in quanto creatrice ma anche come scrittrice e insegnante di storia del costume.
Il contributo italiano alla moda
La sua intuizione era stata quella di rivolgersi al passato per ricavarne spunti per nuovi abiti, sfruttare il grande bacino di conoscenze messo a disposizione dalla storia per trovare una via italiana alla moda. Hanno contribuito alla nascita del made in Italy la diffusione del lavoro domestico legato all'abbigliamento, l'invenzione dei distretti e la nascita di una piccola e media industria.
Moda italiana e il periodo fascista
La strada verso una produzione italiana fu proseguita nel ventennio fascista. Il nazionalismo fascista sostenne la ricerca di tessuti nazionali e valorizzò l'artigianato locale. Alla stampa fu proibito di promuovere modelli parigini. Con l'estendersi della politica autarchica aumentarono gli sforzi per l'affermazione della moda italiana.
Influenza americana e nascita della moda italiana
Le donne erano invitate a consumare solo prodotti italiani e non francesi. Nel 1935 venne fondato l'ente nazionale della moda presso cui andavano registrati e attestata l'italianità di ideazione e produzione. Vennero aboliti francesismi e termini stranieri per la descrizione di capi di abbigliamento. Le numerose limitazioni poste in epoca fascista indussero personaggi come Elsa Schiaparelli a lasciare l'Italia.
Il dopoguerra e il mercato americano
Dopo la guerra procedette un programma volto a valorizzare quello che si ideava e produceva in Italia, che non si poteva permettere importazioni, e aveva bisogno di vendere all'America. Con gli aiuti del dopoguerra da parte dell'America comincia una storia di dipendenza dagli Stati Uniti. Per molto tempo i produttori americani furono gli artefici del successo dei produttori e stilisti italiani.
L'evento di Giorgini
La nascita della moda italiana venne sancita nel 1951 dalla storica sfilata organizzata da Giorgini a Firenze. L'evento aveva lo scopo di vendere agli americani la moda italiana che non era ancora stata in grado di imporsi all'estero. L'evento avvenne in palazzi che rispecchiavano l'arte italiana quali Villa Torrigiani e Palazzo Pitti.
Successo della moda boutique
A ottenere il successo e varcare l'oceano fu la moda boutique che Parigi non aveva e invece era apprezzata dal mercato americano, moda apparentemente inferiore fatta di capi comodi, curata ma anche adatta al tempo libero, colorata, originale.
Sarti e l'importanza del loro ruolo
La moda è impensabile senza i sarti, eppure fino all'800 sono stati sottostimati. Nel medioevo i sarti non occupano i primi posti della scala sociale ma nemmeno gli ultimi. L'arte dei sarti era definita lizera in quanto non prevedeva l'investimento di capitali ed era praticata con pochi attrezzi, anche se era necessario un grande talento.
Competenze e rischio dei sarti
Il sarto doveva essere a conoscenza della condizione sociale del cliente e se confezionava un abito inadeguato al suo status rischiava multe e punizioni fisiche. Dal 200 al 700 era la corte a ideare nuove fogge, quindi i sarti si occupavano prevalentemente della parte esecutiva.
Influenza della stampa
Con l'invenzione della stampa le idee potevano venire anche da lontano e raggiungere chi non si era mai mosso da casa. I disegni dell'opera del Vecellio fecero conoscere indumenti e stili in voga in paesi esotici, con la sua opera è nata la storia del costume e della moda.
Il mestiere del sarto
Il mestiere del sarto era praticato quasi esclusivamente da uomini. I sarti imparavano in bottega alla scuola dei maestri, ma dal 500 si diffusero testi che insegnavano a tagliare e confezionare abiti. Alla corte milanese a metà 500 era stato realizzato il libro del sarto che raccoglieva una serie di modelli in uso a corte da sottoporre ai clienti.
L'importanza della corte e delle produzioni locali
A dettare la moda era l'ambiente di corte, a condizionarla erano le produzioni locali e gli interessi mercantili (Compagnia delle Indie). L'enciclopedia di Diderot e d'Alembert, stampata a Parigi fra il 1751 e 1772, parla di sarti diffusamente, nello stesso periodo parlano di mode e sarti Parini e Goldoni.
Il tailleur e l'influenza francese
In Italia appare per la prima volta nel 1888 il riferimento al tailleur come completo femminile fatto di gonna e giacca, proveniente dall'Inghilterra ma con nome francese. In pieno 700 in tutta Europa i sarti dovevano giostrarsi fra proibizioni suntuarie e richieste dei clienti, nuove mode e produzioni locali.
Le marchandes de mode
In Francia in pieno 700 un punto di svolta della creazione sartoriale l'hanno segnato le marchandes de mode che nelle botteghe in cui vendevano nastri e trine iniziarono a proporre nuove decorazioni sulla base del loro gusto e di invenzioni personali. Rappresenta questa svolta la figura di Rose Bertin, modista di Maria Antonietta specializzata in cappelli e decorazioni del capo.
Il ruolo innovativo di Rose Bertin
Rispetto al passato di cui conosciamo raramente il nome del sarto, conoscere il nome di Rose Bertin rappresenta un'importante novità. Alle sue dipendenze lavorava una settantina di marchandes de mode. Rose Bertin consegnava alle sue illustri clienti abiti estrosi, costosi ed elaborati. La novità delle marchandes de mode consisteva nel dare un tocco personale alle loro creazioni.
Alta moda e la creatività dei sarti
L'idea di haute couture implica non solo alto costo e quindi lusso, ma anche la valorizzazione della creatività dei sarti. Con Worth e Poiret non è più chi indossa l'abito ma il sarto il vero signore-creatore della moda.
L'importanza del sarto nell'era moderna
A dettare forme, proporzioni, colori da qui in avanti saranno i sarti. Questi sarti hanno dato inizio al fenomeno della firma, creando opere d'arte destinate a durare. I sarti si ritrovarono a fare i conti con la produzione a macchina di calze causando la rovina di non pochi artigiani. Nuove invenzioni incisero sulla moda e causarono la rovina di alcuni e la fortuna di altri.
La stampa specializzata e la moda di massa
Nel 700 i sarti avevano a disposizione per suggerire i modelli ai clienti una stampa specializzata iniziata nel 600. Chi non poteva permettersi di farsi confezionare gli abiti dai grandi sarti poteva fare acquisti nei grandi magazzini nei quali erano in vendita abiti confezionati in serie che cominciarono a rivolgersi a una clientela vasta.
Macchine da cucire e moda accessibile
Con il diffondersi della macchina da cucire per vestirsi alla moda e a prezzo accessibile si andava nei grandi magazzini, dove sarte rese esperte dalla ripetizione frequente del modello davano garanzia di eseguire bene capi alla moda. La macchina da cucire facilitò e sveltì la cucitura dei capi e la possibilità di acquistarla a rate permise ai modesti artigiani del settore di impossessarsene.
L'ente nazionale della moda
L'ente nazionale della moda aveva la missione di valorizzare e potenziare l'industria italiana affrancandola dalle influenze straniere. All'inizio del 900 Chanel interpreta il desiderio di rinnovamento e di libertà dell'epoca delle donne inventando uno stile sobrio ma accuratissimo.
Distinzione tra sarti e couturiers
Erano gli anni in cui si stava facendo sempre più chiara la distinzione tra sarti e couturiers. Tra 800 e 900 in Italia le donne avevano invaso il settore della sartoria. A inizio 900 i sarti accompagnavano i loro capi con l'etichetta posta internamente. Firmare un capo serviva per indicare dove e da chi era stato prodotto e per far riconoscere il capo come italiano.
Moda italiana e il ruolo dei sarti-artisti
La moda italiana di metà 900 è caratterizzata da sarti-artisti di origine nobiliare.
E altri protagonisti
Oltre ai clienti e ai sarti vi sono stati e vi sono altri protagonisti nella storia della moda. Ai primi del 900 Lydia de Liguoro fondò la rivista "Lidel", con la sua creazione voleva far apprezzare alle donne italiane le creazioni italiane. In questo periodo è nata la figura di redattrice di moda.
Giornaliste e promotori della moda
Un'altra figura importante del settore fu Irene Brin, prima giornalista di costume in Italia, e coloro che la seguirono. Giorgini è stato un personaggio rilevante nel settore della moda senza essere un ideatore o un esecutore di abiti. L'evento capolavoro di Giorgini fu la sfilata del 51, un'occasione di debutto per la moda italiana ma anche per la moda boutique e per la maglieria che si affermò tra gli anni 50 e 60 come genere indipendente destinato a incontrare il favore dei clienti.
L'operazione di Giorgini
L'operazione di Giorgini consistette soprattutto nel vendere agli americani moda e arte, capi ben fatti presentati in ambienti rinascimentali. La moda boutique si collocava tra l'alta moda e la confezione industriale e traeva forza dalla sapienza e dall'abilità degli artigiani.
Sfilate e successo di Valentino Garavani
Le sfilate a Palazzo Pitti hanno continuato per anni a costituire l'evento principale per la presentazione ai compratori e alla stampa. Qui nel 1962 debuttò un grande protagonista, Valentino Garavani che nello stesso anno propose la V come logo distintivo, firma, marchio del suo protagonismo.
Fotografia e illustrazione nella moda
La fotografia ha spazzato via l'illustrazione di moda che aveva avuto esponenti importanti come Rene Gruau, uno dei più grandi illustratori del 900. Rene Gruau era nato a Rimini ma operò dagli anni 30 soprattutto a Parigi.
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