Storia medievale di Massimo Montanari
La trasformazione dell'impero romano
Durante i due secoli e mezzo che precedettero il 476, la caduta dell'impero romano, vi fu una trasformazione profonda (rivoluzione tardo-romana), suddivisibile in quattro fasi:
- Prima metà del III secolo: Pace.
- Seconda metà del III secolo: L'esercito cede.
- IV secolo: Trasformazioni amministrative e politiche dettate da cristianizzazione, insediamento dei barbari, ampliarsi del divario tra ricchi e poveri e tra Occidente e Oriente.
- V secolo: Emerge una nuova società senza l'impero.
L'impero nel III secolo
L'impero era governato da aristocrazie cittadine o culturalmente omogenee e verso il secondo secolo le uscite per amministrare l'impero erano inferiori alle entrate. Il gettito fiscale proveniva soprattutto dalle province, e quello che contava era che il popolo non era più un popolo guerriero. La scelta di appoggiare i senatori fece in un primo tempo stagnare l'economia e questo fu acuito nel terzo secolo dalla pressione barbara ai confini. Le riforme non riuscirono a pacificare la società (Diocleziano – Costantino).
Le riforme del IV secolo
L'esercito di 600.000 uomini fece lievitare le spese di più del doppio rispetto ai precedenti periodi; si espande la burocrazia e si aumenta la pressione fiscale. Questo tipo di nuova macchina statale sarebbe divenuta la base per le successive monarchie. Non aveva programmazione economica e quando c'era malcontento la risposta era esclusivamente politica e attraverso la rivolta. I senatori vengono via via esclusi dai posti di comando militari, introducendo rappresentanti di ceti periferici (ricambio del vertice sociale). Erano uomini nuovi quelli che si affacciavano al panorama socio-politico e militare; ambivano ad arrivare e imitare la classe aristocratica classica. Nel IV secolo vi fu una rinascenza artistica e culturale, ma le imposte erano sempre più gravose.
La separazione tra Oriente ed Occidente
Crescevano le città maggiori e decadevano quelle minori; le aristocrazie si localizzano sotto Costantino. I Germani entrano nelle file dell'esercito grazie alla separazione delle carriere degli ufficiali civili e militari. Ordine senatorio ed equestre non sono più rigidamente separati. Costantino porta la capitale a Costantinopoli (Bisanzio) raddoppiando così le spese burocratiche e quindi le due capitali vengono poste sullo stesso piano. Gli amministratori locali si ergevano a protezione della popolazione ora allocata presso grandi centri. Tutto questo decentramento portò alla disuniformità che decretò la fine dell'impero unico.
La situazione economica in Occidente e Oriente
In Occidente i contadini non riuscivano ad avere profitto e dovevano fuggire nelle campagne per evitare le tasse; in Oriente invece potevano pagare tranquillamente i tributi e anche lucrare. L'Occidente si stava impoverendo mentre in Oriente la produzione e il commercio avevano molta più importanza. L'Oriente epurava le milizie germaniche del suo esercito, l'Occidente non lo poteva fare perché ormai i barbari avevano permeato le élites. I barbari erano forti e inassimilabili nel V secolo ma non a livello territoriale.
Interpretazioni del cambiamento
Alcuni dicono che sia stata decadenza quella del V secolo dell'impero romano, altri invece dicono sia stata necessaria per il passaggio a una nuova società. Alcuni dicono che il Cristianesimo fu la causa della fine dell'impero. Altri non la vedono in negativo e alcuni analizzano il problema dal punto di vista economico (Pirenne).
Il cristianesimo: le chiese episcopali e il monachesimo delle origini (secoli IV - VI)
Cristianesimo e Europa
Il Cristianesimo che si stava organizzando aveva mantenuto le strutture amministrative dell'impero che si stava dissolvendo. Questo portò a una unica fede e si attuò per due principali strade:
- La via istituzionale che portò alla creazione della struttura urbana ecclesiale che permise l'aggregazione della popolazione attorno alle varie strutture, al suo governo da parte dei vertici ecclesiali.
- Individuale, scelta monastica dettata dalla fede ed evangelizzazione sempre più allargata, nonché l'organizzazione sociale da essa derivata (Acculturazione).
Chiesa, città, diocesi
Con l’impero nel mondo romano ed in ambito urbano le aristocrazie locali entrarono in crisi e i tradizionali culti classici declinarono. L’individuo cominciava a prendere importanza al di là dell’appartenenza a una determinata classe sociale. Arrivano le religioni salvifiche e fra il I e III secolo le prime comunità cristiane cominciano ad organizzarsi. L’organizzazione gerarchica era così strutturata: Vescovo, Diaconi e Preti. Costantino con l’editto di Tolleranza (313) e Teodosio con quello di Tessalonica (380) che faceva del cristianesimo la religione di stato, fecero un grandioso lavoro dal punto di vista sociale, a favore delle trasformazioni. La cosa più importante è che la religione cristiana dava a chi governava uno strumento per governare le masse popolari. Dapprima la scelta cristiana era degli aristocratici che potevano permettersi di filosofare. Ma da queste strutture le gerarchie ecclesiastiche poterono instaurare l’unica forma di governo allora possibile dopo la caduta dell’impero.
Vescovi cittadini e pievi rurali
L’evangelizzazione si concretizzava attraverso la fondazione di chiese battesimali e pievi direttamente controllate dall’episcopio. La cellula territoriale di riferimento era la diocesi governata dal Vescovo. L’evangelizzazione fu comunque una reciproca compenetrazione tra culto nuovo e preesistenti. Le realtà territoriali erano diverse: al Nord poche città e grandi circoscrizioni, al sud il contrario. Se in una città si insediava un vescovo, era più facile che essa sopravvivesse. Si vennero a creare così le diocesi metropolite che godevano di maggior importanza rispetto a entità territoriali più piccole. Il primato lo aveva idealmente il vescovo di Roma come successore di Pietro, ma era spesso osteggiato da altre città, e che solo nell’XI secolo divenne supremazia.
I monasteri e le campagne
Dopo l’evangelizzazione arriva il monachesimo, che è però una scelta individuale e di rifiuto del mondo in cambio del sacrificio e dell’ascesi (Eremitaggio anche in deserti). Poi però ci fu un ritorno alla vita comunitaria e qualcuno regolamentò il modo di vita monastico favorendo la creazione di piccole comunità (in Italia verso il IV secolo). Girolamo fu una figura importante verso il 380 e dopo il suo eremitaggio nel deserto siriano tornò a Roma e divenne un referente religioso importante per l’aristocrazia. Cominciò allora a diffondersi l’esperienza monastica. Altro protagonista fu Benedetto da Norcia con la sua Regola monastica (prega e lavora). Altra importante realtà fu l’Irlanda con una forma monastica molto più ascetica e rigorosa che fu apprezzata presso Franchi e Longobardi. Si diffuse anche in Gallia e arrivarono fino a Piacenza.
La conversione dei barbari: un processo di acculturazione
Se i missionari riuscivano a convertire i re barbari era fatta; erano già ben predisposti al messaggio, e le aristocrazie non persero l’occasione per sacralizzare ancora di più la loro posizione. Di contro però entrò la forza e la violenza dei germanici nel culto ecclesiale. Si diffusero nei monasteri i soldati di Dio. Per Visigoti e Longobardi il processo di acculturazione fu doppio, prima nelle loro terre con l’arianesimo e in seguito nelle terre di conquista con la conversione al cristianesimo.
Questioni dottrinali
La sostanziale indipendenza delle varie sedi patriarcali produsse una grande quantità di interpretazioni di culto con forti contrasti dogmatici. La Trinità era il pomo di discordia; il problema era definire la natura della figura di Cristo. L’arianesimo sbagliò. L’ortodossia politica che ne scaturì era la compenetrazione tra potere pubblico e cristianesimo. L’imperatore era il difensore del culto e per questo discostarsene voleva dire disobbedienza civica. In Oriente presero piede il nestorianesimo che valorizzava la persona di Cristo, e il monofisismo che sottolineava la sua divinità. Giustiniano cercò con l’editto dei tre capitoli di condannare le due precedenti interpretazioni, ma i vescovi di Occidente lo presero come un atto di espansione e la chiesa si spaccò. Lo scisma durò fino al VII secolo. L’obiettivo di Giustiniano fu quello di ritrovare un dogma unitario ed ebbe successo in Occidente dove il potere imperiale era indebolito, ma non in Oriente dove la monarchia era forte e vitale.
Le invasioni e i regni romano-barbarici (secoli IV – VI)
Chi sono i barbari?
Sono genti che si trovano a ridosso dei confini dell’impero; hanno un miscuglio di lingue e attraverso l'etnogenesi riescono a diventare popoli.
L'irruzione dei barbari nei territori dell'impero
È difficile dire se siano state invasioni o migrazioni. C’è chi teorizza che il mondo germanico sia il risultato del genio militare romano. Con l’indebolimento economico inizia la crisi tra romani e barbari. Essi passano il limes non per fare razzie ma per stanziarsi nei territori imperiali. Gli Unni spingevano, i soldati di confine si erano praticamente barbari e l’impero era più vulnerabile. Visigoti più a occidente e Ostrogoti più a oriente. Vennero spinti verso l’Italia dagli Unni. Valente affronta i Visigoti ma viene sconfitto e ucciso (378 Adrianopoli). Gli imperatori comprendono di non poterli trattenere militarmente e decidono di ospitarli e federarli. Inizialmente potevano avere un terzo delle terre o delle tasse in cambio della fedeltà all’impero e appoggio militare. Ma non era facile contenerli anche da federati (vedi i Visigoti che da federati nel 410 saccheggiano Roma). Il Reno cede ad Alani, Vandali Svevi e Burgundi, anche se i visigoti resistono per la loro tecnica militare. Anche la Britannia cede ai Pitti e anche qui vengono introdotti i Germanici per riprendere il controllo della situazione. Intanto gli Unni arrivano sino alle porte di Roma dove probabilmente si fermano con un accordo economico. Nel 476 l’Occidente è perso e l’Oriente spinge gli Ostrogoti a entrare in Italia per poi federarsi e riportare l’impero a unità. Ma comunque in Occidente ormai ha preso piede il regno romano-barbarico con tradizione politico-istituzionale romana e l’organizzazione sociale barbara.
Caratteristiche comuni dei regni romano-barbarici
I barbari erano in netta minoranza; le tradizioni rimanevano quelle stanziate e a volte si affiancavano quelle barbare; vi erano raccolte di leggi ma è ancora difficile affermare se valessero territorialmente o personalmente, comunque sia essi usavano un codice sul tipo di quello romano; amministrazione romana, monopolio militare barbaro. Erano meno civili i barbari perché solo i soldati potevano sentirsi liberi, e solo loro potevano eleggere il re.
Franchi, Anglosassoni, Ostrogoti, Visigoti, Vandali
- Franchi: sono stanziati tra le sponde del Meno e il Reno. Il sovrano che li portò alla gloria fu Clodoveo (discendente di Meroveo, da cui Merovingi) e dal 430 sono federati. Con abile mossa si fa battezzare e si conquista molte amicizie. Fece redigere la Lex Salica (Norme Franche) e estese i suoi confini verso ovest conquistando un’importante enclave gallo romana. Ma erano pur sempre un insieme di regni (Neustria, Austrasia e Burgundia) eterogenei e piano piano si logorarono. Oltre la Manica c’erano popolazioni germaniche dette Anglosassoni che costituirono regni regionali in Britannia a danno dei Britannici che si ritirarono a occidente. Intanto si era diffuso il paganesimo ma il monaco Agostino rievangelizza.
- Ostrogoti: vengono inviati da Bisanzio e con Teodorico battono Odoacre, ma Teodorico è un re barbarico che si legittimava per vittoria militare che però manteneva anche un titolo conferitogli da Bisanzio. Amministravano i romani e i goti erano demandati alla parte militare. Ma alla morte di Teodorico l’equilibrio si rompe e gli Ostrogoti cadono sotto Giustiniano.
- Visigoti: si integrarono meglio con i romani (Gallia e Spagna) e la loro legge si rifaceva ai codici romani (Eurico e Alarico II). Però religiosamente rimangono ariani, ma non calpestano i cristiani. Se ne vanno in seguito all’arrivo dei musulmani nel 711.
- Vandali: basta la parola. Si attestano in Africa ma all’interno del loro stesso regno c’è molta conflittualità. Nel 533 vengono attaccati dai Bizantini e sconfitti.
L'impero romano d'Oriente (secoli VI – IX)
Giustiniano e la "Renovatio Imperii"
Giustiniano, al governo dal 527 al 565, aveva come principale obiettivo quello di riunificare l’impero nei punti dove si erano stanziati e avevano preso forma i regni romano-barbarici. Agì militarmente contro Vandali (Africa), Visigoti (Spagna), Ostrogoti (Italia), ma le campagne militari furono lunghe e violente. La guerra in Italia durò 20 anni. Teodorico re Goto aveva mantenuto i privilegi dell’aristocrazia romana, ma i ruoli chiave li aveva tenuti per i Goti. La classe senatoriale romana prima fece fronte comune contro l’impero bizantino, ma vista la disfatta e la conquista di Ravenna, non appoggiò più i Goti che rimasero soli a fronteggiare l’esercito bizantino. Totila re Goto allora attacca sia i senatori romani che Bisanzio, ma a Gualdo Tadino dopo aver riconquistato la penisola perse vita e battaglia. C’era solo distruzione e peste in Italia. Giustiniano ce l’aveva fatta ma alla sua morte l’Italia fu invasa dai Longobardi e la supremazia marina dell’impero d’Oriente fu spezzata dagli Arabi.
La codificazione del diritto romano
Il sistema della giustizia romana basato su leggi emanate dall’autorità, interpretazioni dei giuristi, e applicazione non resse alla frammentazione dell’impero. Teodosio fece raccogliere tutti i codici, ma non le interpretazioni dei giuristi. Giustiniano appoggiò il recupero archeologico dei classici e post-classici. L’opera di Giustiniano era questa: recuperare sia la legislazione che la normativa giurisprudenziale e fu così concepito:
- Corpus iuris civilis:
- Codex: 12 libri di Leges di predecessori di Giustiniano.
- Digesta o Pandectae: 50 libri di iura riordinati come se fossero disposizioni normative.
- Institutiones: trattazione scolastica del diritto romano.
- Novellae Constitutiones: nuove disposizioni emanate sino alla sua morte.
Così normato però perdeva la sua principale caratteristica di duttilità e adattabilità ad ogni singola realtà attraverso l’interpretazione dei giuristi.
La riforma amministrativa
Giustiniano fece imprigionare e condurre a Bisanzio il papa Vigilio per costringerlo a ratificare il Corpus iuris civilis. L’Italia non sembra avere un grosso rilievo nella riorganizzazione, che a livello amministrativo era territorialmente così distinta:
- Prefetture del pretorio
- Diocesi
- Province
Ma non fu semplice: egli voleva restituire il patrimonio fondiario alla vecchia aristocrazia romana che però era scomparsa in 20 anni di guerra. La restaurazione dell’insegnamento pubblico fallì ed era ormai demandata agli istituti religiosi; gli sfuggì anche l’amministrazione della giustizia a cui subentrò l’arbitrato (che sempre più spesso erano i vescovi).
L'impero dopo Giustiniano
L'impero che Giustiniano aveva consegnato ai successori era molto fragile dal punto di vista economico e le truppe rischiavano di non essere pagate. Comunque nei regni immediatamente successivi a Giustiniano si riuscì a mantenere la stabilità dei confini a parte nella penisola italiana dove sembravano stanziati stabilmente i Longobardi. Ma i Balcani dopo l'uccisione dell'imperatore Maurizio si destabilizzarono e vi penetrarono Avari e Slavi. A sud est, invece premevano i Persiani e nel 629 l'imperatore Eraclio attaccò i persiani lasciando sguarnita la Spagna, persa per sempre. Costantinopoli resistette all'assedio ed Eraclio trionfò. In seguito decise di riunificare religiosamente l'impero cercando di proporre il monotelismo, ma il risultato fu quello di rinvigorire la diaspora su Cristo e l'eresia. Nel 638 Siria e Palestina furono occupate dagli Arabi. Il Mediterraneo ormai era comunque perso.
I territori bizantini in Italia
Quindici anni dopo la conquista bizantina dell’Italia arrivarono i Longobardi, che però non riuscirono mai ad ottenere il controllo totale della penisola. Istria, laguna veneta e centro Italia fino al Salento rimasero bizantini. L’imperatore Maurizio pose per governare amministrativamente queste regioni, un esarca con funzioni pubbliche amministrative civili e militari. Risiedeva a Ravenna, invece la Sicilia era sotto il controllo diretto di Bisanzio. Qui resistette il modello fondiario del catasto romano nonché la normativa romana. L'esarca demandava ai duchi ma non riuscì mai ad essere il centro totale del potere, valse solo per Romagna e limitrofi, mentre nelle altre zone i ducati si resero indipendenti. Resistevano anche dei ducati romani con protettorato pontificio. Nel 751 l'esarco di Romagna...
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