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viene interrotto dagli islamici, come era successo con i

Longo in Italia; in questo periodo era stata la chiesa a

conservare ed elaborare la cultura. Dal mondo anglosassone

partì la riscossa culturale Carolingia che era basata sui

classici. (monaco Bonifacio). Il Rinascimento Carolingio fu

comunque di piccola entità ma servì ad incentivare la

costruzione di monasteri dove si moltiplicò la cultura

cristiana. Alla corte di C.M. i classici tornarono ad essere

conosciuti come non lo si faceva da tempo; intanto il

processo era lanciato e non si sarebbe fermato nemmeno con la

seconda ondata di invasioni, anzi i contatti tra le varie

strutture cristiane si rinsaldano. Il numero di testi

classici da cui attingere era finalmente cresciuto e anche i

più giovani ora erano ammessi al cenobio per studiare. I

classici tornano di nuovo importanti per l’Occidente.

CAP XII

LE SECONDE INVASIONI E LA RISTRUTTURAZIONE DEL TERRITORIO

EUROPEO SEC IX-XI

 UNA LENTA ESPANSIONE: GLI SLAVI

Occupano dagli Urali fino all’Europa centrale a partire dal

VI sec. Sono sedentari e dediti all’allevamento, e anche loro

scappano dagli Unni. Erano lenti ad organizzarsi in forme

politiche stabili e non ebbero molta fortuna comenpopolo in

quanto più volte nella storia perseguitati razzialmente.

Avevano un’organizzazione tribale e la loro diffusione fu ad

irraggiamento. Sono visti come un’entità pericolosa e da

evangelizzare, e per questo vengono inviati i monaci Cirillo

e Metodio. Serbi e Bulgari gravitavano sotto Bisanzio, Croati

Sloveni, Cechi e Slovacchi con i Franchi e rivolti ad

Occidente.

 I CAVALIERI DELLE STEPPE: GLI UNGARI.

IX sec. compaiono in europa e sono circa come gli unni,

vengono dagli Urali sett. Arrivarono anche qui in italia a

fianco dei Merovingi e a Pavia ci fecero un …. così. (924)

Avevano una cavalleria formidabile ma verso il 1000

cominciano a essere sconfitti dalle nuove cavallerie tedesche

e allora diventano più miti e si accontentano di gravitare

sotto l’Occidente. Si dice diedero luogo all’incastellamento

della città ma fu così solo in parte; infatti era più dovuto

all’affermazione di poteri locali.

 PERICOLI DAL MEDITERRANEO: I SARACENI

I saraceni vengono accomunati come crudeltà agli ungeri, ma

nel loro primo periodo di espansione era anche possibile

pensarlo, ma successivamente e cioè quando partono

dall’africa per la sicilia, non più. Ci misero 50 anni per

sottomettere la sicilia; erano divisi in gruppi e non avevano

un apparato centrale che li guidasse. Erano pero dei grandi

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razziatori e usavano gli avamposti conquistati come base per

altre scorrerie. Percorsero l’Italia dal sud al nord e solo

quando si ricreò una struttura in grado di pattugliare le

coste la loro pirateria fu sconfitta (XI sec). Erano attratti

dai tesori custoditi nelle grandi abbazie.

 GLI UOMINI DEL NORD.

I Normanni provenivano prob. Dalla Scandinavia e dapprima si

presentano con atti di pirateria ma successivamente passano

all’attacco e si stanziano in territori limitrofi

conquistandoli. Si diffusero a raggiera un pò dappertutto in

Nord Europa (Nord Francia, Irlanda, Inghilterra Volga...).

Con agili imbarcazioni riuscivano a risalire i fiumi dal mare

arrivando a città che si ritenevano relativamente sicure. Nel

911 riescono a stabilirsi in Gallia (da cui Normandia); in

età Carolingia quindi ebbero il loro ducato. Inquadrati sia

da Bizantini che Longo, agirono con autonomia conquistando

meridione e sicilia (Salerno). Nello stesso periodo si

conquistarono l’Inghilterra

CAP XIII

IL TRIONFO DEI POTERI LOCALI NELLE CAMPAGNE E NELLE CITTA

SEC. X-XI

 UN CONCETTO AMBIGUO: FEUDALESIMO

I significati della parola son molteplici:Marx lo definisce

uno specifico modo di produzione; Bloch società feudale del

X-XIII sec.; una giuridica che indicava il rapporto tra

vassallo e beneficiario. Feudo deriva dal tedesco (Vieh-

gregge) e successivamente prese il significato latino di

beneficio. Il rapporto era: CONCESSIONE IN CAMBIO DI UN

SERVIZIO. Non voleva dire che chi avesse un feudo aveva un

determinato terreno e delega ad esercitarvi poteri pubblici.

La storiografia moderna lo divide in 4 fasi:

1. (VIII-IX sec):legalizzazione dei legami clientelari

nel regno dei Franchi e Carlo Magno. I rapporti si

sviluppano tra sovrano e funzionari ma non sono

concessioni di potere pubblico.

2. (IX-X sec) la dissoluzione dell’impero permette

all’aristocrazia locale (duchi, conti, marchesi) di

patrimonializzare la carica di ufficiale pubblico

creandosi a livello locale propri vassalli.

3. (XI-XII sec) massima frammentazione del potere

signorile pubblico (ordinamento signorile). La cellula

base è il castello e il territorio che esso riesce a

controllare.

4. (dal XII sec in poi) il potere gerarchico si

ricostituisce con nuove compagini territoriali e viene

riordinato secondo una piramide feudale che sottende

una rete gerarchica di rapporti politici basati su

legame feudo-vassallatico. Esisteva quindi un formale

sistema di deleghe. 20

Per alcuni studiosi questo sistema sottendeva la debolezza

del sistema politico centrale che permise il rafforzamento

di autonomie locali (signori con propri fedeli uomini).

Probabilmente favorito dalla concessione di immunità. La

teoria mutazionista in cui secondo i francesi si ebbe una

perdita di controllo dei funzionari regi, è ascrivibile ad

un periodo troppo ristretto e non può essere attendibile.

 LA FRAMMENTAZIONE DELL’IMPERO CAROLINGIO

Quando Carlo il Calvo parte per l’Italia contro i saraceni

decide di riconoscere il capitolare di Quierzy, nel quale

diceva che gli incarichi dei funzionari non fossero affidati

ad altri nell’assenza di quelli partiti per la guerra, ma

alla morte del vassallo tornassero al senior. Di fatto gia

passavano da padre a figlio.(ereditarietà dei benefici e

degli incarichi per la grande aristocrazia). Quando questo

tipo di potere fu ben radicato, le grandi aziende fondiarie

divennero isole di giurisdizione autonoma con la concessione

dell’IMMUNITA’. Così come godevano di grandi libertà le

grandi proprietà ecclesiastiche. Anche se non si otteneva

l’immunità molti grossi proprietari si comportavano come

meglio credevano consci dell’appoggio di tanti loro uomini di

fiducia. Con la costitutio de feudis Corrado II cercò di

ricondurre il potere verso il re levando potere localmente.

Il giudizio sull’ereditarietà dei benefici minori era di

potere regio. Non sortì effetti

 L'INCASTELLAMENTO

Fu scatenato dall'incertezza e la sensazione di insicurezza che

regnava e che l'impero carolingio non aveva saputo frenare

creando confini sicuri. Così i contadini decisero di unirsi

nelle proprietà di padroni che riuscivano a chiudere il loro

fondo con recinzioni e i piccoli contadini liberi si

accomunarono a quelli che lavoravano sottopadrone, creando un

nuovo tipo di rapporti di natura pubblica all'interno del

castrum. I proprietari carolingi ed ecclesiali, usarono il

timore per consolidare le loro posizioni di potere. La

fisionomia del paesaggio cambiò : le case di campagna non

c'erano quasi più, erano ridossate al castello e i terreni più

pregiati stavano vicino alle mura degradando via via verso

pascoli ed incolto.

 SIGNORIA FONDIARIA E SIGNORIA TERRITORIALE

L'incastellamento trasformò molti grandi proprietari in signori

territoriali. La distinzione è fra signoria fondiaria e

signoria territoriale e si caratterizzano come segue:

1. la signoria fondiaria si definisce come l’insieme dei

poteri che un padrone di un appezzamento può

esercitare su suoi inservienti e uomini liberi che

lavorano per lui quel podere (donativi, corvees oltre

che l’assoggettarsi alla giustizia dominica esercitata

dal proprietario.

2. sono prerogative simili alle precedenti ma applicate

anche a soggetti non legati patrimonialmente al

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proprietario del castello(detta anche signoria di

banno).

All’interno del castello il signore aveva mano libera su

molti argomenti: richiesta di manutenzioni, donazioni, tasse

e tributi, giustizia. Le principali tasse erano:

fodro per mantenimento dell’esercito;

albergaria, per l’eventuale alloggio di re e suo personale;

curadia, sui mercati;

teloneo, pedaggio stradale;

ripatico, sul porto fluv.;

pontatico, ponte;

taglia, da tutta la comunità per la protezione accordata.

Le definizioni precedenti sono posteriori e fatte per la

comprensione della situazione. Fra X e XI sec. le tasse

salgono e così anche la microconflittualità. Uno stesso

lavoratore poteva avere più signori. I signori in guerra tra

loro potevano saccheggiarsi a vicenda a scapito del

lavoratore. Inoltre alla morte il castello poteva essere

frazionato dagli eredi e le quote vendute così da lasciare

dinuovo in difficoltà il lavoratore.(eccessiva

frammentazione).

 LE CITTA’ E I VESCOVI

In città il vescovo aveva primato spirituale e civile;

nell’impero carolingio erano missi dominici che controllavano

lo strapotere di conti o marchesi; con le seconde invasioni

diventano i protettori della città (mura) e dal X sec.

ricevono immunità ma non diritto a governare. Di fatto

governavano una parte della città murata e i 5-7km attorno ad

essa.

CAP XIV

IMPERO E REGNI NELL’ETA’ POST CAROLINGIA SEC X

 AL DIFUORI DELL’IMPERO: LA FRANCIA POST CAROLINGIA.

Dopo la deposizione di Carlo Grosso, la Fracia

territorialmente non era ancora definita. Il potere del re si

faceva sentire solo vicino alla città di Parigi e il vero

potere di riferimento per la gente era quello dei signori

configurato come signoria. Nel 987 Ugo Capeto inizia la

dinastia dei capetingi ed è stato indicato per un periodo di

tempo come l’iniziatore della Francia attuale

(geograficamente), ma questo è stato smentito da recenti

studi. Era un Robertingio e in quel periodo si fanno presenti

2 regni che si costituiscono e crescono in importanza: la

Provenza e la Borgogna; il 1° fu di breve durata me l’altro

no e smentisce la tesi della Francia di Capeto.

 IL REGNO ITALICO

Al decadere del regno carolingio in Italia si vede quella che

negli anni settanta è stata definita un’anarchia di potere,

che tuttavia si basava su poteri locali riconosciuti (e ora

dinastici) e che vedeva nella successione al trono lo scontro

tra i signori del centro e quelli del nord. Vengono chiamati

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in causa quindi i regni di Carinzia Borgogna e Provenza, ma

la stabilità non c’è. Solo Rodolfo di Borgogna riesce a

tenere il potere per 20 anni 926-946, ma alla sua morte il

figlio viene ucciso dopo soli 4 anni. Segue un regno di

Berengario 2° (marchesato di Ivrea) che si allea con

aristocrazie Longobarde chiuse all’esterno dell’Europa,

potenti militarmente ma sopratutto fedeli. Ma la dinastia

spodestata (Canossa) non ci stà e chiama Ottone 1° di

Germania che restaura l’impero e fa di nuovo riemergere in

Italia il contenzioso tra Francia e Germania.

Al sud i regni sono 3 ; coesistono Longobardi, arabi in

Sicilia e i Bizantini.

 IL REGNO TEUTONICO E L’INCORONAZIONE IMPERIALE DI

OTTONE I°

Nel 911 viene eletto Corrado I che i nazionalisti tedeschi

dell’800 considerano il creatore della Germania. A torto;

infatti il re di Germania era votato dai potenti dei regni

che la componevano, ma come rappresentante con ruolo

simbolico, però giudice supremo e guida militare. Era perciò

un progetto politico già in corso, e non da Corrado iniziato.

Gli succede Enrico che la storiografia di parte dipinge come

padre della patria, ma che riesce a frenare gli ungari, e a

legittimare la successione alla sua morte del figlio Ottone

I. incoronato ad Acquisgrana cerca di presentarsi come

l’erede di Carlo Magno, con il merito di rafforzare molto il

potere regio. Sposa adelaide di Canossa.

Il rilancio dell’impero parte dal consolidare sacralmente la

corona; si affida quindi ad una serie di gesti che prende da

impero carolingio, bizantino e romano, costruendo un progetto

simbolico che però da forza alla riforma e che coinvolge le

periferie territorialmente, i signori che lo appoggiano e il

clero romano che debole no riesce ad opporsi al suo potere e

che anzi si vede costretto a giurargli fedeltà. Abilmente

l’imp. Concede il privilegio di proprietà alla chiese. Ma il

nuovo sacro romano impero non ha nulla a che vedere con

quello carolingio ne per organizzazione politica e nemmeno

per territorio.

 L’IMPERO DAGLI OTTONI AI SALII

Il sogno di assoggettare il sud non riesce e solo grazie alla

debolezza di alcuni regnanti bizantini si arriva ad una

sottomissione breve e subito rifiutata dai successori. I due

successori di Ottone no hanno la caratura politica per

continuare il regno che e soggetto a lotte aristocratiche

interne perchè i regnanti non si accordano più con le potenti

aristocrazie locali in virtù della loro carica sacrale.

L’ultimo della famiglia Enrico II passa il titolo al duca di

Franconia Corrado II di origini franche.

CAP XV 23

L’ANNO 1000 CONTINUITA’ E TRASFORMAZIONI

 I TERRORI DEL 1000

L’anno mille si può dire che al tempo non fosse nemmeno

percepito e i capodanni furono tanti. La paura si può solo

intravedere nel passaggio di una cometa (narrata da un certo

Sigiberto) che fu in seguito interpretata come la liberazione

di satana e la sua ascesa nel mondo prima della fine. La

filologia attuale non cita l’anno mille come quello della

grande paura ma gli storici moderni ritennero comodo servirsi

di tale data. Bloch e Focillon dimostrano anzi che fu vissuto

tranquillamente.

 CONTINUITA’ E DISCONTINUITA’ DELL’ECONOMIA.

L’ESPANSIONE AGRARIA.

Tra la fine del sec VIII e la metà del XIV la popolazione

incrementa gradualmente ed enormemente. Adesso si tende a

considerare la questione dal punto di vista opposto ai

precedenti( chi diceva per la ripresa dei commerci, chi per

la nuova domanda dell’aristocrazia..) andando quindi a

cercare le cause del precedente calo ed individuandole nella

fine economica oltre che politica dell’impero d’Occidente.

Vero è che più pressione demo e più scambi furono il motore

per la ricerca di nuove e maggiori risorse oltre che la

spinta per l’innovazione tecnologica(mulini ad acqua, giogo

frontale, ferratura, ottimizzaz. Forza animale in

agricoltura, aratro con versoio e rotazione triennale,

maggese)ma forse quello che più di tutto influì fu

l’allargamento degli spazi riservati all’agricoltura ma

circoscrivibile all’europa mediterranea e centro nord. Si

comincia così a dissodare e colonizzare terre nuove. Alcuni

signori cominciarono a creare villenuove e borghi franchi in

zone libere e senza tasse per attirare gente ed ampliare il

loro potere. Si crede che tutto questo movimento sia partito

gia verso il IX secolo. In nord europa si comincia a

sottrarre terra dall’acqua. Si dibosca parecchio gia da prima

dell’XI sec. La crisi del sistema curtense e l’alleggerimento

dell’obbligo delle corvées diede ai contadini più tempo per

perseguire i loro affari magari andando a lavorare nelle

villenuove. Concludendo si può comunque affermare che il

passaggio economico fu una vera propria evoluzione e non un

brusco cambio di registro.

 LA MUTAZIONE FEUDALE

IL TERMINE STA A INDICARE LA NASCITA E LA FINE DELLA SIGNORIA

DI BANNO (CLIENTELISMO VASSALLATICO DEI SIGNORI,

INCASTELLAMENTO E COMPAGNIA CANTANDO). SI TRASFORMA ANCHE LA

FAMIGLIA DA PATRIARCALE A NUCLEARE (GENITORI E FIGLI SOLO),

NASCE LA STRUTTURA ECCLESIASTICA, I VILLAGGI ACCENTRATI.

Altri studiosi si sono pronunciati contro questa teoria che

ha come tesi così profondi cambiamenti(Barthelemy tesi della

Continuità) enunciando che si trattò di un processo molto più

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graduale ma attualmente non è molto condivisibile.

 FRA POLITICA ED ECONOMIA: L’ANNO MILLE COME SINTOMO.

L’aristocrazia ha ruolo determinante nel cambiamento (da

regno a signoria) e dove essa riesce a divenire indipendente

dal regno da la spinta economica per la modernizzazione,

nelle altre zone dove il conte carolingio aveva tenuto

lontano le elites, esse lo eliminano in seguito all’aumento

della ricchezza economica circostante e che riesce ad

arrivare finalmente.

CAP. XVI

IL NUOVO MONACHESIMO E LA RIFORMA DELLA CHIESA SEC X-XII

 VERSO LA RIFORMA DELLA CHIESA

C’era bisogno di più moralità nella chiesa e la partenza

venne dai monasteri. L’apparato della chiesa era di tipo

regio, e le mutazioni nel suo regime non furono mai

pianificate. I monaci non condannavano le ricchezze della

chiesa se servivano per gli scopi propri della morale

cristiana e per dare lustro alla chiesa stessa. Il cardine

era la purezza del corpo e la preghiera. Promotori furono i

monaci di Cluny(Borgogna), che seppero abilmente attirarsi i

favori (autonomia e immunità) di Guglielmo d’Acquitania e del

papato. Da loro parte la festa dei morti del due novembre e

il principio della verginità come valore per arrivare ad un

contatto puro con il mondo celeste. Non mettevano in

discussione l’ordine sociale. Non dipendevano dai vescovi ma

direttamente dal papa. In Italia i benedettini erano ad

innovare la fede con il loro ritorno all’essenziale e

all’eremo che era in opposizione allo sfarzo di Cluny. Mossi

da movimenti antisimioniaci e anti nicolaismo( prendere

moglie anche da prete) cercavano di moralizzare la chiesa

verso l’XI. Secondo questa corrente i vescovi nominati dagli

imperatori erano simoniaci (contrasto con Ottone I che aveva

piegato la chiesa ai suoi voleri). Venne contestato anche

l’alto clero locale e predicato il ritorno alle origini

(pauperistica: povertà preghiera rinuncia...). alcune di

queste tesi furono strumentalizzate dal papa ad esempio per

riportare sotto Roma Milano che era fiera della sua

autonomia.

 LA RIDEFINIZIONE DEL PAPATO.

Nel 1045 c’erano alla guida della chiesa tre papi che si

accusavano tutti di simonia. Enrico III decise di intervenire

deponendoli tutti sostituendoli con Clemente II. Questo

comunque non porto ad un decadimento morale ma anzi ad una

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attenta selezione delle persone da inserire nei posti

strategici come già succedeva in Germania col giovamento di

non avere più vescovi accusati di simonia. La chiesa di Roma

con Leone IX arriva allo scontro con quella di Costantinopoli

per la rivendicazione del controllo sulle chiese locali e la

frattura deve ancora risanarsi. In seguito ad un vuoto di

potere nella Germania con Enrico IV, i Canossa insediarono un

loro papa, Niccolo II che continuò l’opera antisimoniaca e

promulgò un decreto nel quale si prescriveva l’elezione del

papa da parte di cardinali e vescovi e preti, senza il

consenso dell’imperatore. Da qui in poi con Enrico IV

maggiorenne si apre un contrasto tra il papa, che ormai aveva

delegittimato l’imperatore togliendogli la sacralità, e lo

stesso imperatore.

 ENRICO IV, GREGORIO VII E LA LOTTA PER LE INVESTITURE.

In realtà la questione verteva sulla legittimazione del

potere imperiale nella elezione del papa.

Gregorio VII fu papa per acclamazione e non secondo decreto

di Niccolo e l’arcivescovo di Ravenna impugna la sua elezione

ma Greg. ebbe la meglio, sbagliando però in seguito e

cercando l’appoggio di alcuni regnanti tedeschi che non

gradivano l’elezione imperiale del papa. I vescovi tedeschi

si schierano con l’imperatore e inizia una lotta alla

reciproca delegittimazione. Ma intanto la struttura

monarchica della chiesa era formata e collaudata. Successe

quindi che in seguito a nuove promulgazioni del papa tra cui

la possibilità di deporre l’imperatore, il papa scomunicasse

lo stesso, creando una situazione di disordine perché i

cittadini dell’impero erano ora sciolti dalla fedeltà

all’impero creando immediatamente una sollevazione degli

oppositori e costringendo l’imp. a tornare a Canossa. Aspettò

tre giorni i comodi del papa e alla fine la scomunica fu

ritirata. In seguito riprende vigore la strategia imperiale e

approfittando di un indebolimento militare del papa

l’imperatore fa insediare l’arcivescovo di Ravenna che

diventa Clemente III ma malgrado la sconfitta di Greg. e la

sua ritirata verso sud con i normanni, la politica di

desacralizzazione dell’impero e lo stampo monarca della

chiesa proseguono. Nel 1122 si giunge al concordato tra

Callisto II ed Enrico V. Linvestitura ecclesiastica rimaneva

ad appannaggio del papa mentre per i beni temporali lo

scettro era consegnato dal papa al vescovo. (concordato di

Worms).

Il potere imperiale era sempre più logoro e sempre più

soverchiato dalla crescita delle altre monarchia Europee.

CAP XVII

LA COSTITUZIONE DELLE MONARCHIE FEUDALI SEC. XI-XII

 L’USO POLITICO DEI RAPPORTI FEUDALI DA PARTE DELLE

MONARCHIE 26

Il fondamento del potere passa dal re capace di proteggere e

condurre guerre a quello di grande possidente di terre e

capace di amministrarlo. Le monarchie per distinguersi dai

signori decisero di rivendicare titoli e funzioni superiori,

ma di privilegiare però un regime vassallatico beneficiario

dal quale appariva chiaramente la loro superiorità. Quindi

per mezzo della chiesa diedero natura sacra al loro potere.

In altri regni il re era una sorta di guaritore: quello che

ne scaturiva era la figura di un principe superiore agli

altri. Dalla fine dell’XI sec. alcuni principi decisero di

rendere più saldo e pratico il legame con i propri vassalli.

La pratica era della cessione da parte del vassallo al

principe del bene che veniva però immediatamente riconcesso

in feudo. Altri re cominciarono a mettere mano al diritto

scritto facendo in modo che la loro supremazia risultasse

dalle carte e mettendo il loro peso su questioni tra

vassalli, oltre che imporre un tribunale regio per delitti

particolarmente gravi.

 LA MONARCHIA NORMANNA IN INGHILTERRA

1066 Guglielmo di Normandia conquista l’Inghilterra e fino ad

allora la struttura degli anglo sassoni era: Town

insediamenti, Hundreds corti giudiz. Che erano raggruppate in

Shires circoscriz regionali, comandate dall’ Ealdorman o Earl

in cui lo Sherif riscuoteva le imposte regie. I Normanni

smantellarono le Earl e vi impiantarono i manors, una fitta

maglia di castelli in feudi. I manors erano lontani tra loro

per evitare l’assemblamento e la conseguente signoria

territoriale. Erano registrati in un libro di tasse del re.

Continuarono a esistere gli sherifs che d’accordo con i

baroni, cominciavano a costituire un pericolo per il re, ma

il potere gli fu ridotto da Enrico II (1154-1189). Egli

distrusse alcune fortezze e migliorò l’amministrazione

facendosi più vicini i nobili baroni che invece di prestare

servizio militare ora amministravano per delega regia la

giustizia. Riuscì anche a sottomettere la chiesa rafforzando

così il potere politico regio. Aveva creato una duplice

gerarchia feudale e amministrativa molto efficiente e che gli

dava importanti rendite rispettivamente per vendite di feudi

e prezzo degli appalti legati all’amministrazione dello stato

e a quella della corte. Il sistema scricchiola con il

successore Cuor di Leone. Infatti in seguito Chiesa, Nobili,

e Città mercantili accamparono i loro diritti con la Magna

Charta.

 I CAPETINGI IN FRANCIA

I primi 5 sovrani che regnarono la Francia lo fecero per i

territori tra la Loira e la Senna. Luigi VI (Capetingio)

cerca di assoggettare i signori di banno. Con piccole azioni

militari riesce nel suo intento passando per un difensore dei

deboli, della chiesa e del diritto. Anche altri principati

intanto progrediscono cominciando così a creare una struttura

che una volta unita sarebbe stata stabile. Anche i

Plantageneti crescevano e quando Goffredo investe Enrico suo

figlio, senza consenso di Luigi VII si profila la guerra.

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Enrico recede (si fa vassallo) ma la moglie (troia) di Luigi

sposa Enrico portandogli in dote Acquitania. Il vassallo

aveva più terre del re! Comunque l’autorità regia cresce

attraverso la razionalizzazione delle relazioni feudali tra

la corona e i grandi vassalli. Il re divenne il punto di

riferimento per la soluzione delle controversie tra grandi

signori. Con Filippo Augusto il sistema progredisce,

sposandosi acquisisce l’Artois e riesce a strappare a

Riccardo CDL e Giovanni Senza Terra, la maggior parte dei

territori al di qua della manica. Su tutte le terre da lui

possedute ora avviò due tipi di controlli : i Balivi

controllavano i beni posseduti dalla corona in signoria,

mentre i Prevosti itineranti riscuotevano imposte omaggi e

amministravano la giustizia. I vassalli dei vassalli non

erano del re, ma gli eserciti dei primi vassalli rendevano

giuramento al re.

 LA MONARCHIA NORMANNA IN ITALIA MERIDIONALE.

I cavalieri normanni arrivarono nel mezzogiorno verso l’ XI

sec chiamati da longobardi e bizantini in lotta tra loro:

venne costituita in loro favore la contea di Aversa e il

ducato di Melfi. Papa Leone IX marcia su di loro ma viene

sconfitto, i suoi successori invece scesero a patti con loro,

come Niccolò II che in cambio del giuramento di fedeltà, gli

cede il principato di Capua, e i ducati di Puglia, Calabria e

Sicilia (se riuscivano a toglierla ai musulmani). Vi erano

due accordi: uno di tipo feudale, l’altro di tipo teologico

sacrale. La conquista della sicilia fu dapprima contrastata

dalle popolazioni locali contro la violenza dei Normanni, ma

fu aiutata dal lotte interne tra musulmani, e dalla

ridefinizione delle circoscrizioni ecclesiastiche, e dalla

carica di un signore normanno (Ruggero fratello di Rob.

Guiscardo) divenuto legato apostolico (1098). Insediatosi il

figlio di Ruggero, egli riesce a conquistare unificare i

domini continentali con la benedizione dell’antipapa Anacleto

II in scisma con Onorio. Era molto importante per la

legittimazione l’investitura religiosa che conferiva poteri

più elevati, ma i margini di manovra in città e con i

feudatari locali erano ancora pochi, ma mediante la divisione

della curia feudale in competenze specializzate, e censimento

dei feudatari con la formazione del catalogo dei baroni il

sistema fu controllato. Ma il sistema era fragile ma resse

ancora per tre regni e con la figlia superstite di Ruggero

secondo il regno di Sicilia passo alla Svezia.

 I REGNI IBERICI E LA “RECONQUISTA”.

I musulmani entrano in crisi e dal nord riparte la

reconquista. Il regno delle Asturie e del Leon e alcuni

principati Franchi della Spagna, animati da una nuova

religiosità e invogliati dalla debolezza del califfo Al

Mansur e anche dalla riforma cluniacense, fanno da preambolo

alle crociate. Nel frattempo il regno di Castiglia cresce e

il suo monarca riuscendo a conquistare Toledo e assumendo il

titolo di imperatore delle due regioni. Quindi unificando

tutta la Spagna riesce a riorganizzare i rapporti feudali con

il solito omaggio al re, e razionalizzando i poteri delle

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altre cariche politiche (baroni...) con il loro

posizionamento all’interno di grandi assemblee dette

Parlamenti da cui si era evoluta la curia feudale del re.

CAP XVIII

SOCIETA’ CITTADINA E ORIGINE DEGLI ORDINAMENTI COMUNALI SEC.

XI-XII

 COME NACQUERO I COMUNI

Dalla dissoluzione dell’imp carolingio i vescovi cominciano

ad acquisire potere. Non erano solo i signori ad amministrare

il territorio, ma venivano coinvolte molte persone che

ruotavano attorno a chiesa, vescovo, mercati, diritto,

artigianato, ecc. essi facevano parte della prassi quotidiana

del governo vescovile della città.

 MILANO E GLI “ORDINES” DELLA SOCIETA’ CITTADINA.

Milano socialmente era divisa in tre : signori, valvassores e

popolo. I signori erano strettamente legati al vescovo

Ariberto e non tolleravano la pretesa dei valvassores di

rendere il loro titolo ereditario. Vi fu quindi uno scontro

in cui vinsero i signori, ma complicò tutto CorradoII che

decise per avere appoggio e consolidare la posizione

imperiale, di rendere ereditario il titolo dei valvassores.

Scontro con i signori di Milano e assedio conclusosi con un

niente di fatto per l’impero, perché la cittadinanza si

schierò compatta contro l’invasore esterno. Gli Ordines a

Milano erano quindi due: milites (o signori) e populus (il

resto) ed erano legati da uno stretto intreccio di relazioni

cittadine.

Alcuni storici pensarono che i rappresentanti di questi

ordini vollero arrivare alla creazione dei nuovi ordinamenti

comunali, altri pensano che gli istituti comunali nati da una

società composita, vollero creare un nuovo sistema di

egemonia territoriale.

 I COMUNI CITTADINI NELLA LOTTA PER LE INVESTITURE.

Siamo negli anni 80 90 del sec XI e la lotta tra papato e

impero è forte: le città entrano in crisi; per entrambe è

essenziale mantenere lo stato di attuale indipendenza

conquistato dalla parte dominante sia papale che imperiale. I

cittadini volevano un vescovo comunitario, papa e impero

preferivano un loro legato, e molte città si trovarono ad

avere vescovi forestieri oltre che alcune volte addirittura

due vescovi uno papale, l’altro imp.

 LE PRIME ISTITUZIONI COMUNALI

I cittadini avevano bisogno di pacificazione e da parte loro

costituirono delle assemblee che sostituirono quelle

ecclesiastiche, poiché il vescovo era troppo invischiato in

lotte di potere. Da queste prime assemblee pubbliche che si

svolgevano nella piazza della cattedrale, venivano eletti da

29

1 a 24 consoli che avevano guida politica, militare e

giudiziaria della città; da qui nasce il comune. Dal 1085 al

1123 pare che comincino ad agire i consoli che però goderono

almeno fino al XII sec della protezione dei vescovi. Perciò

alcuni tendono a pensare che non si possa parlare di comune

prima che i consoli potessero agire da soli.

 BASI CULTURALI E IDEOLOGICHE DEL MOVIMENTO COMUNALE.

In realtà si può ben dire che il comune nasce quando dalle

fonti si riconoscono documenti conservati nei comuni che

fanno cenno a diritti patrimoniali e giurisdizionali. Questo

cambiamento è ravvisabile anche nel ritorno il diritto romano

che si esplica in un ritorno alla partizione amministrativa

del territorio divisa in regiones oltre che all’utilizzo del

termine di console per designare il garante più

significativo.

 LA CONQUISTA DEL CONTADO.

Fu una vera e propria operazione di conquista rapida,

violenta ed efficace. Infatti la rivalità tra citta

contermini era grande e il contado sta ad indicare la

porzione di territorio che viene retta da cittadini comuni.

Alcuni aristocratici si vedono costretti a “migrare” in città

dalle loro tenute per prendere parte alla nuova vita

politica. Il sostentamento era legato al mercato e al bacino

di approvvigionamento che una città riusciva a crearsi. I

modi erano l’assoggettamento politico e fiscale. Furono

affrancati molti schiavi e così si traevano tasse da loro che

erano in di nuovo libertà. I contratti di lavoro variano

(agrari) e vengono stipulati per periodi più brevi, con

canoni fissi indipendenti dagli andamenti stagionali. Viera

più dipendenza economica e meno sociale.

 LA SOCIETA’ DEL FENOMENO: LE CITTA EUROPEE E

DELL’ITALIA MERIDIONALE.

Quello che successe dal punto di vista istituzionale nelle

città del nord-centro Italia non successe in nessun’altra

realtà europea o sud italiana. In Francia vi furono comuni

indipendenti ma la maggior parte erano città con franchigia e

termini di manovra molto limitati. Nemmeno in Germania,

Inghilterra e Sud Italia si riuscirono a creare forme di

autogoverno realmente indipendenti.

CAP XIX

LA NASCITA DELLA CAVALLERIA E L’INVENZIONE DELLE CROCIATE.

SEC. XI-XIII.

 LA CAVALLERIA, UN NUOVO PROTAGONISTA DELLA STORIA

EUROPEA ?

Ci sono diverse teorie per la formazione della cavalleria:

Bloch dice che i cavalieri divennero nobili acquisendo potere

nelle trasformazioni sociali del secolo XI, invece per Flori

diventa cavaliere solo chi ne ha le capacità economiche.

Successivamente l’ordine si modifica e diventa più “gentile”

30

rispetto ai predecessori che sono violenti e brutali, e

sopratutto il nuovo ordine si dà delle regole. Alcuni dicono

che parte dalla Francia con il rito dell’adoubement (tocco di

spada sulla nuca o guancia).

 I PRIMI CAVALIERI.

Le origini sono di solito umili, ma poi si evolvono anche se

sono servi, possono avere anche castelli. La tipologia dei

combattimenti è caratterizzata da piccoli assalti, assedi,

raramente guerre, e porta a tecniche di combattimento basate

sullo scontro individuale. Si fanno numerosi tornei. Il costo

delle armi e armature cresce, così il mestiere comincia a

diventare prerogativa di un’élite sociale. La crescita dei

cavalieri nobili era conseguenza della famiglia a struttura

piramidale con privilegio della parentela paterna dei

primogeniti. I cadetti (secondogeniti ecc..) erano comunque

costretti a entrare nel mestiere delle armi, e con i tornei

cercavano di crearsi una base economica. Molto spesso le

compagnie dei cavalieri facevano razzia, e per questo gli

ecclesiastici spinsero per la creazione di un modello di

cavaliere equo senza macchia e senza paura. (epica

cavalleresca).

La società veniva cosi a dividersi in tre ordini :

quelli che pregano per la salvezza dell’anima (oratores);

quelli che combattono per se e per gli altri(bellatores), e

quelli che lavorano e producono per tutti (mone o

laboratores).

 CAVALIERI E PELLEGRINI: L’INVENZIONE DELLA CROCIATA

Per espiare le numerose colpe che pendevano sulle varie

fazioni di cavalieri, e sull’esempio dei pellegrinaggi di

fede verso Compostela il PAPA URBANO II A CLERMONT, DECISE DI

INVITARE I CAVALIERI AD UNIRSI E MARCIARE IN PELLEGRINAGGIO

VERSO GERUSALEMME IN ARMI CHE ERA OCCUPATA DAI TURCHI. Questo

si dice, ma non si sa cosa realmente disse nel suo discorso.

QUESTA VISIONE E’ SUPERATA ED ORA SI INTENDE IL CONCETTO DI

CROCIATA ELABORATO NEL DUECENTO COME UNA SPEDIZIONE MILITARE

PER RIDURRE NEMICI ED ESPANDERE CONFINI OLTRE CHE ELIMINARE

ERETICI. QUELLA CHE CHIAMIAMO CROCIATA COMPRENDEVA UNA SERIE

DI ATTIVITA’ RELIGIOSE E CIVILI PRIVE D COERENZA IDEOLOGICA

(IN PRATICA UNA TROIATA) ED ERANO DETERMINATE DA CAUSE

RELIGIOSE POLITICHE ED ECONOMICHE DIVERSE E CHE SOLO

TARDIVAMENTE EBBERO UNITARIETA’ E COERENZA IDEOLOGICA.

 IN ARMI VERSO LA TERRASANTA.

Urbano II non intendeva bandire una crociata, ma ricondurre i

cavalieri nel contesto dell’etica cristiana. Molti ceti

popolari raccolsero l’invito verso la terrasanta e anche

alcuni poveri cavalieri. Erano privi di qualsiasi

organizzazione e furono sbaragliati. Nel frattempo Urbano

riesce a convincere aristocratici Francesi e Normanni a

partire, e così nel 1099 Gerusalemme fu conquistata. I regni

crociati poi instauratisi entrano subito in forte concorrenza

ed erano regolati da relazioni feudali di tipo monarchico.

Intanto si formano gli ordini religiosi dei Templari a

31

protezione delle città. Essi allargano le loro sedi in Europa

e fanno crociate. Gli interessi economici della regione si

possono ricondurre ad alcune città come Venezia, Genova e

Amalfi. Ma la conflittualità incoraggia la reazione musulmana

che arriva ad Edessa. Luigi VII ed Eugenio III con Corrado

III fanno la seconda Crociata (1147-1148). Ma i contrasti tra

i sovrani la fanno fallire. Ma dall’Egitto il curdo Saladino

(il Feroce) nel 1187 si riconquista Gerusalemme. Parte così

la terza (1189-1192) e vi partecipano Filippo Augusto di

Francia, Federico Barbarossa (che morì cadendo da cavallo in

un guado), e Riccardo cuor di Leone, ma non riuscirono a

riprendere Gerusalemme, ma solo a mantenere alcuni territori

costieri.

 LE MOLTE CROCIATE DEL XIII SECOLO.

Con la quarta crociata, istanze papali e progetti economici

di Venezia coincidono. Ma a Venezia faceva più gola la

cristiana Costantinopoli che Gerusalemme, e così la presero.

Nei territori Balcanici fu creato l’impero Latino d’Oriente

che durò 60 anni. In questi anni si comincia ad intendere la

crociata contro i nemici della cristianità, ma la si volse

anche contro popolazioni europee (gli Albisegi della Francia)

malviste dal papa Innocenzo III e dal re di Francia che

voleva rafforzare il suo dominio al sud. Ma l’intento fu

anche quello di estendere i confini: i Cavalieri dell’ordine

Teutonico creano al Nord uno stato Crociato(Germania Nord

Orientale). Innocenzo III vuole la Quinta crociata in Egitto,

non vi partecipano i re europei, e fallì per i soliti

contrasti. Di li a poco Federico II (appena scomunicato)

parte per Gerusalemme e la riottiene trattandola con il

sultano, ma dopo poco Gerusalemme ridiventò musulmana. Luigi

IX di Francia promuove le ultime due crociate ma durante la

prima fu catturato mentre durante la seconda morì di

malattia. Non se ne fanno più.

CAP. XX

L’IMPERO BIZANTINO E L’EST EUROPEO SEC. VII-XV

 IL RESTRINGIMENTO TERRITORIALE

Nel VII sec. iniziò l’espansione islamica. Bisanzio perde

gran parte dei suoi territori: Siria, Mesopotamia, Armenia,

in mare Cipro, Creta e Rodi, ma Costantinopoli resistette;

anche grazie al Fuoco Greco, un impiastro che incendiava al

contatto con l’acqua. Bisanzio perse anche terre nei Balcani;

prima Slavi e poi i Bulgari, occuparono i territori fra

Danubio e Balcani, e Bisanzio fu costretta a riconoscere il

loro regno.

 IL RIASSETTO AMMINISTRATIVO

Il territorio dell’impero nell’VIII° sec si era ridotto di

più di 2/3 da Giustiniano e venne suddiviso in Théma, una

circoscrizione di carattere militare dapprima usata per i

32

territori di frontiera, e con a capo lo Stratego con poteri

militari e civili (senza la separazione tra funz. politico-

amm. e militari come sotto i romani.). il fine era quello di

permettere lo stanziamento degli Strationi (soldati) a cui

venivano ceduti territori sgravati fiscalmente, e ereditabili

dai figli con servizio militare obbligatorio. Si formò così

un esercito nazionale.

Furono favorite la piccola proprietà contadina e i villaggi

rurali a scapito delle città arrivando ad abolire i municipi

sotto Leone VI (886-912).

Fu abbandonato il Latino a favore del Greco e anche il

diritto Giustinianeo fu accantonato; l’apparato fu

orientalizzato.

La successione imperiale non avveniva ereditariamente, ma gli

imperatori riuscivano a far succedere membri della famiglia,

in accordo con le lobby dominanti. All’inizio la via

principale era una brillante carriera militare ma dal X sec.

prevalse l’aspetto dinastico e fondiario oltre che

l’ereditarietà familiare.

 LA CONTROVERSIA ICONOCLASTA

L’unica cosa che accomunava il vecchio impero romano

d’oriente con quello Bizantino dell’VIII° sec, era il

cristianesimo che era il baluardo dell’identità collettiva.

Probabilmente condizionati dalla cultura araba alcuni

iconoclasti credevano che non si potesse divinare

rappresentando Gesù e la Madonna. Leone III nel 726 vieta

l’utilizzo di immagini e le motivazioni sono da cercare nel

troppo potere che erano riusciti ad acquisire gli ordini dei

monaci, al rispetto dei condizionamenti venuti da gruppi

religiosi confinanti al fine di non creare spaccature

all’interno dell’impero, e dal punto di vista ideologico fare

fronte comune contro gli arabi. Infatti esaurito il pericolo

arabo, anche la lotta iconoclastica cesso nell’843 con la

riabilitazione delle icone.

 IL PERIODO D’ORO

Sotto la dinastia Amorica e Macedone sec. VII-VIII vi fu una

grandissima rinascita culturale e politica di Bisanzio.

Riconquistate la Cappadocia, la Cilicia e l’alta Mesopotamia

oltre che in varie tappe l’Armenia. Nel 1014 il regno di

Bulgaria fu annientato. In Italia vennero ripresi i domini di

Calabria Lucania e Longobardia (Puglia) oltre che l’isola di

Creta. L’esercito da nazionale passa a professionistico, la

città recupera il suo ruolo ma i mercati nel lungo periodo

risentono dell’imposizione statale dei prezzi che non agevola

la concorrenza e i mercati veneziani prenderanno il

sopravvento. Il diritto si riforma con i Basilici che

sostituisce il codex Gistinianeo. Le popolazioni slave

vengono bizantinizzate e convertute al cristianesimo (Cirillo

e Metodio). Si approfondisce però la spaccatura con la chiesa

di Roma. Il 25 luglio del 1054 papa Leone IX ed il Patriarca

di Costantinopoli Michele Cerulario si scomunicano a vicenda.

Non era la prima volta, e successivamente la frattura si

approfondisce con dispute sull’iconoclastia, il controllo

33

sulla chiesa Bulgara e questioni dottrinali che vertevano

sulla posizione del Padre e del Figlio nella Trinità.

 IL MERCATO MEDITERRANEO E LE CROCIATE.

A partire dall’XI° secolo l’economia dell’Europa occidentale

comincia ad espandersi. Amalfi si becca il Maghreb l’Egitto e

i porti di Costantinopoli, oltre che la penisola iberica.

Venezia le aree continentali dell’Oriente Islamico. Nello

stesso secolo i porti dell’Italia meridionale decadono e si

affermano invece Genova e Pisa. Queste città cacciano i

musulmani da Corsica e Sardegna.

Venezia approfitta della debolezza di Bisanzio attaccata da

Turchi e cacciata dal sud Italia dall’invasione Normanna. I

veneziani si alleano con Costantinopoli, ma in cambio gli

chiedono l’esenzione di dazi nell’Adriatico e nello Ionio

sicché riescono ad ottenere il completo controllo degli

scambi verso oriente. L’economia bizantina va in crisi anche

perchè i veneziani dirottano la quarta crociata verso

Costantinopoli invece di Gerusalemme.

 L’IMPERO LATINO D’ORIENTE.

Dalla presa di Costantinopoli i veneziani si beccano i

principali centri mercantili. Restava l’impero latino

d’oriente + Atene e Tebe diviso da Acaia e Tessalonica.

Nel 1261 la difesa dell’ortodossia porta Bisanzio alla

riconquista di Costantinopoli, ma lo splendore è ormai

decaduto. I commerci restarono saldamente in mano ai

venessiani, e sotto i Paleòlogi avanza la grande aristocrazia

fondiaria, che però non favorisce l’economia. Si arriva così

al 1453 con l’arrivo dei Turchi (ottomani) che con Maometto

II la conquistano definitivamente.

CAP. XXI

IL RINNOVAMENTO CULTURALE SEC. XII

 NUOVI MODI DI SCRIVERE E DI LEGGERE

In questo secolo la rinascita della cultura fu molto più

forte di quella carolingia. Il modo di leggere era cambiato e

il libro divento uno strumento di lettura e non di

adorazione. Si introducono nuovi dispositivi testuali,

intitolazioni più chiare, note marginali e gli indici.

 LA NASCITA DELLE UNIVERSITA’

Il termine latino universitas indicava una qualsiasi comunità

organizzata con proprio statuto giuridico. Le universitates

erano invece gruppi di persone che svolgevano lo stesso

mestiere. Questi furono sviluppi spontanei. L’università di

Bologna nasce da un gruppo di studenti riuniti in società che

pagavano un maestro per la lettura e la spiegazione del

Corpus iuris civilis di Giustiniano. A Parigi la si deve

dall’associazione di un gruppo di teologi e per questioni

dottrinali. Il potere politico cerca subito di

strumentalizzarle; Barbarossa concede agli studenti di

34

Bologna di essere giudicati da tribunali di vescovi o dai

loro maestri. Il papa Onorio III nel 1219 concede la

possibilità di scioperare o cambiare sede ma solo a patto che

le licenze siano date da un’insegnante del clero,

l’arcivescovo di Bologna. I principi a volte snaturano le

finalità delle università, infatti Federico II di Svevia crea

quella di Napoli per formare suoi funzionari.

 L’ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA DEL SAPERE

Il prof trascorreva la maggior parte del tempo a leggere e

commentare il testo di insegnamento. Pian piano gli studenti

e i prof, raccolsero in glosse affiancate al testo, le

spiegazioni e si arrivò a istituire delle botteghe che

riproducevano testi con glosse autorizzati (stacionarii). Si

faceva quindi l’esegesi delle fonti.

 IL RECUPERO DEI TESTI GRECI.

Gli antichi greci e i loro autori sono la base di partenza

per la cultura occidentale; dopo la caduta dell’impero

rischiavano di essere persi perché non vi era molto materiale

tradotto. Le nuove esigenze culturali date dal progresso in

tutti i campi che si stava risvegliando dopo il 1000, impose

una riscoperta dei classici (Platone, Aristotele, Euclide..)

che con il sistema bilingue cominciava essere quasi

necessaria. In Oriente i classici greci non erano mai stati

abbandonati, ma in occidente bisognava ora tradurre i vecchi

testi dall’arabo o direttamente dal greco. Anche se la

traduzione del greco era più precisa, quella dall’arabo

arricchì di molto la tradizione sopratutto in matematica

astronomia, astrologia..

 LA SCRITTURA DELLE LINGUE VOLGARI

Tutto questo progresso (alfabetizzazione, modo di leggere e

scrivere, scuole secondarie e università, recupero dei

classici) fu uno dei più importanti balzi culturali della

storia occidentale. Allora la società si distingueva in

litterati ed illitterati.

I primi in un primo periodo erano considerati in senso

stretto un gruppo di chierici che sapeva leggere e scrivere

in latino. In seguito vi si compresero anche i laici. In

Italia lo sviluppo del volgare ebbe un po’ più di difficoltà,

perché non cera come in Francia e Germania una separazione

così netta tra la lingua scritta e quella usata dalla

popolazione. In Francia nell’11° sec. parte il poema epico

cavalleresco con “La Chanson de Rolande”. Vi sono esempi

anche di letteratura “religiosa” (il Cantico di S. Francesco)

che stanno ad indicare la voglia della chiesa di gettare un

ponte per conquistare le nuove classi cittadine in corso di

formazione. Diventavano ora più folti anche i gruppi

professionali che imparavano per esigenza a leggere e

scrivere.

CAP. XXII 35

L’IMPERO E LA DINASTIA SVEVA sec. XII – XIII

 UN REGNO ELETTIVO E UNIVERSALE.

Tra il 12° e 13° sec. mentre in Francia, Inghilterra e sud

Italia i sovrani cercavano di ricomporre il potere ora in

mano dei signori locali, in Germania ed in Italia Sett. La

trasmissione del potere era ereditaria anche se soggetta

all’approvazione dell’assemblea dei principi e all’unzione

pontificia che le dava valore universale e sacrale. La lotta

per la corona tedesca si divideva tra la casata si Svevia e

quella di Baviera. Nel 1152 viene eletto imp. Federico di

Svevia con madre di Baviera la cui casata regnò per tre

generazioni, con lotte e incertezze che si verificavano al

momento della successione della dignità dinastica.

 LA POLITICA ITALIANA DI FEDERICO I

Nel 1154 Barbarossa arriva in Italia per dare aiuto al papa e

ad alcune piccole città che temevano le grosse città tipo

Milano che osteggiavano il potere temporale e soverchiavano i

piccoli comuni. Gli oppositori furono uccisi. Molto

importante fu un’indagine che fece Barba sulla situazione

politica e sociale delle città italiane. Nella dieta di

Roncaglia (Piacenza) emanò un decreto nel quale stabiliva le

prerogative dell’autorità imperiale nei campi di: vie di

comunicazione,giustizia, imposte, moneta, guerra. Con la

Costitutio pacis proibiva invece le leghe tra città comunali.

Milano si oppone ma viene attaccata e sconfitta, ma in

seguito alla forte pressione fiscale instaurata dell’impero,

nel 1167, si crea la lega Lombarda che sconfigge il Barba nel

1176 che veniva anche osteggiato dal papa AlessandroIII. Pace

a Venezia e in seguito a Costanza con riconoscimento

dell’esercizio delle regalie ai comuni in cambio del

riconoscimento formale dell’autonomia imperiale. Ci sono

molte copie nei comuni di questo atto considerato

riconoscimento ufficiale dei poteri cittadini. 1190 Barba

muore annegato mentre andava alla III crociata.

 L’UNIONE CON IL REGNO NORMANNO.

La migliore mossa di Federico I per la successione imperiale

fu la politica matrimoniale: suo figlio Enrico VI sposò

costanza D’Altavilla (Normanna) nel 1186, e si inserì nella

successione per il regno di Sicilia alla morte di Guglielmo

II. Fu re ma Enrico e la moglie crepano ad un anno di

distanza lasciando tutto a Federico che fu affidato al papa

Innocenzo III che approfittò per rafforzare la sua pressione

nei suoi domini. Il papa lo accompagna fino alla maggior età.

Intanto la contesa imperiale andava avanti tra Ottone di

Brunswik e Filippo di Svevia. Con l’aiuto del papa prevale

Ottone che nel 1209 si rende indipendente dal papa che lo

scomunica. Nel 1212 Federico venne incoronato imperatore e si

impegna a non rompere alla chiesa.

Per la successione imperiale si risolse tutto con la

battaglia di Bouvines con Filippo appoggiato dall’Inghilterra

di Giovani senza terra, e dall’altro Federico con dalla sua

36

il re di Francia Filippo Augusto. Vince Federico 1220 che

oltre a re di Sicilia era anche imperatore.

 FEDERICO II

Vi era molta incertezza per la successione dinastica al suo

tempo; in Germania le prerogative regie erano limitate dal

potere spropositato dei principi. I legami feudali non erano

collegati al regno. Volle cambiare questo andamento ma non

tolse potere ai principi. In Boemia con la Bolla d’Oro diede

indipendenza giurisdizionale al re e la confermò rinunciando

al concordato di Worms. Le sue prerogative erano di

fondazione e protezione delle città. 1220: si diresse in

Sicilia dove il suo potere non si sentiva più perchè usurpato

dalle elité locali, e non fece come in Germania. Si arrogò

tutti i diritti che gli erano stati tolti. Promosse il

commercio di stato indebolendo i mercanti, controllò meglio

il territorio costruendo e presidiando castelli,CREÒ UN

APPARATO AMMINISTRATIVO INDIPENDENTE DALLA MILIZIA. Fece

raccogliere le sue leggi nel codice di Melfi. Era un uomo di

cultura che promosse arti e scienze. 1235-37 : torna in

Germania dove arresta il figlio ribelle e lo coduce in

carcere in Italia.

Vuole sottomettere i comuni del Nord (Lega lombarda) e vi

riesce in un primo periodo ma desiste di fronte ad alcune

sconfitte e alla cattura del figlio Enzo. Muore nel 1250.

 GLI ULTIMI SVEVI.

Fino al 1273 nessuno succede al trono imperiale; proseguono

le guerre nell’Italia Sett. tra città pro (Cremona) e contro

(Milano) l’impero. Succede quindi il figlio legittimo Corrado

che dura 4 anni. Suo figlio Corradino gli succede a 10 anni

sotto la guida del papa. Ma Manfredi altro figlio del

Federico si impadronisce del regno e al papa viene l’idea di

affidare il regno di Sicilia a Carlo D’Angiò fratello del re

di Francia. Egli in battaglia sconfigge il Manfredi.

Corradino allora cerca di riprendersi il regno ma viene

sconfitto a Tagliacozzo 1268.

 IL MITO DEGLI SVEVI IN STORIOGRAFIA.

La storiogr. Tedesca esalta la figura, mentre quella italiana

ottocentesca lo considera il nemico per eccellenza;

Kantorowicz lo considera un illuminato per come ha gestito i

suoi rapporti politici e precursore della sovranità moderna.

Abulafia lo ridimensiona forse troppo polemicamente, fatto

sta che l’ultima interpretazione considera FedericoII una

delle personalità di maggior rilievo della storia occidentale

europea.

CAP XXIII

I COMUNI ITALIANI SEC. XII-XIV

 I NUOVI CONFLITTI SOCIALI E L’ISTITUTO DEL PODESTA’ 37

La nascita e lo sviluppo delle grandi città europee si prese

corpo attorno alle città comunali. Lo sviluppo aveva favorito

l’immigrazione di diverse componenti della società rurale.

Vercelli, Pisa e Padova crebbero per 2 3 4 volte, e la

crescita è testimoniata dalla costruzione di 3 cinta murarie

concentriche. La società urbana divenne più ricca e complessa

ma meno facile da governare. Nel 12° e 13° sec. il sistema

consolare entrò in crisi. Di fatto era un accordo tra le

famiglie più ricche, che veniva ratificato dal parlamento o

arengo che però non aveva nessun potere propositivo. Poi,

dopo la Pace di Costanza il ceto consolare cominciò a

dividersi in fazioni in lotta. Si arrivò allora alla

designazione del potestà che doveva essere al di sopra delle

parti. La sua carica durava all’inizio 1 anno poi ridotto a 6

mesi, e dopo un procedimento amministrativo si decideva se

riconoscergli lo stipendio o no. Provvedeva a presiedere il

consiglio comunale, presiedeva i tribunali cittadini,

conduceva l’esercito in guerra, perseguiva e gestiva il “bene

Comune” (in teoria). Durò per un secolo e mezzo e alla fine

diventò una sorta di controllo delle città maggiori, che

formavano i potestà, verso i centri minori. Nella diatriba

tra Guelfi e Ghibellini si tendeva a sceglierlo all’interno

dello schieramento. A volte se prendevano iniziative

impopolari potevano anche venire ammazzati.

 CONFLITTO SOCIALE: POPOLO E PARTI.

In questo periodo si acuì lo scontro tra aristocrazia e

“popolari”; e anche nell’esercito cittadino tra Fanti e

Cavalieri. I cavalieri avevano molte agevolazioni e privilegi

e i popolari cominciarono a chiedere l’ingresso nel consiglio

comunale, riuscendo nell’intento nel 1250 circa. Si riunirono

nella Società del Popolo che raccoglieva organizzazioni

cittadine quali le corporazioni e territoriali quali le

parrocchie. Istituirono anche una figura simile al potestà

quale il Capitano del popolo con caratteristiche e

prerogative simili. Si svilupparono anche norme

antimagnatizie, ossia contro i ceti più abbienti che non

potevano insultare o commettere delitti verso i Capitani e

che venivano puniti con severità. Intanto anche

l’aristocrazia si stava organizzando, con le milites che

contrastavano le società del Popolo. Inoltre l’aristocrazia

urbana si divise in Guelfa, o anti-imperiale, e Ghibellina, a

favore. Quando una delle due prevaleva, per l’altra erano

cazzi e dovevano scappare.

In Italia centrale si svilupparono con fervore le situazioni

sopracitate e le organizzazioni sopradette soppiantarono a

volte il governo dello stesso comune.

 LA TRASFORMAZIONE DELLE ISTITUZIONI CITTADINE NEL 300

E L’EREDITA’ DEL COMUNE.

Tra le varie trasformazioni che il comune assunse nel

Duecento vi fu anche il conferimento di speciali incarichi a

membri dell’aristocrazia cittadina, per un periodo limitato.

Il conferimento del titolo di signore; i signori tesero a

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Appunti di storia medioevale di Massimo Montanari. Gli argomenti trattati sono: l'impero nel III secolo, le riforme del IV secolo, la separazione tra oriente ed occidente, il cristianesimo, chiesa, città, diocesi, vescovi, città, diocesi, e pievi rurali, etc.etc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medioevale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Albertoni Giuseppe.

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