Estratto del documento

Capitolo 1: Il peccato di Adamo

Il peccato di Adamo viene ricondotto alla lussuria: il tema sessuale resta secondario alla superbia intellettuale. Nel Medioevo prende forma l'interpretazione del peccato di Adamo come proiezione della paura per la sessualità e, in modo inesatto, al peccato di gola. Interesse del rapporto con il cibo crescente nel Medioevo. La gola è il cedimento ai sensi e mangiare porta al piacere e quindi al cedimento spirituale. Il cibo porta inevitabilmente alla lussuria. La gola ostacola la virtù, quindi il digiuno è redenzione. Questo si riconduce al digiuno di Cristo nel deserto, il nuovo Adamo. Per i primi cristiani del Medioevo reprimere le passioni significava purificare l'anima. Nel Medioevo cristiano si contrappongono la figura del guerriero nordico, forte, valoroso, che mangia e deve mangiare molto e la figura degli uomini di fede che predicano il digiuno e l'astinenza.

Dai dotti cristiani nasce la demonizzazione del cibo e l'idea che cedere alla gola porta inevitabilmente a cedere alla lussuria, soprattutto dopo pasti abbondanti. Testi scientifici raccomandano lauti pasti per curare l'impotenza, mentre il digiuno a chi ha fatto voto di castità. Esistono categorie di alimenti che favoriscono la sessualità, altri che la inibiscono. Controverso è il ruolo del vino: prima accusato di essere la via per la lussuria, viene integrato nella dieta per via del suo significato liturgico. Infine la carne che veniva esclusa dalla dieta di chi sceglieva la strada della castità. Mangiare era comunque inteso come un momento conviviale, dove però si poteva cedere alle passioni. Si sconsigliava ai monaci di mangiare in gruppo per non cedere alle tentazioni. Adamo quindi commise un doppio peccato: mangiò in compagnia di una donna.

Capitolo 2: Barbari e Romani

Il passaggio da Antichità a Medioevo vede l'incontro-scontro tra la civiltà classica e quella barbara. Non solo nella cultura ma anche nell'alimentazione. La civiltà greco-romana di caratterizza per una dieta cerealicola con olio e vino e una pastorizia ovina da cui ricavano latte e formaggio. Le civiltà germaniche e celtiche avevano un'economia silvo-pastorale quindi caccia, pesca e frutti spontanei con l'allevamento allo stato brado dei maiali e la coltura degli ortaggi. I cereali erano usati per la produzione di birra.

Nell'alto Medioevo si sviluppa un sistema misto. Grazie ai monasteri cereali e vino si diffondono anche nel Nord Europa, seguito dell'olio d'oliva nobilitato dalla funzione religiosa. Nuovo atteggiamento verso i terreni incolti invece si propaga a Sud, dove vengono usati per quello che possono offrire così come sono: si diffonde la caccia e la pesca. Carne, soprattutto suina, e pesce d'acqua dolce sono disponibili in abbondanza in tutti gli strati sociali. La logica dell'autoconsumo fa decadere la coltura del frumento che viene soppiantata da cereali minori quali avena, miglio e la segale. Questa viene riscoperta dopo esser stata abbandonata in tutto il periodo classico. Il vantaggio dei cereali minori è che rendono di più e con meno lavoro rispetto al frumento. Il pane viene sostituito da zuppe e polente.

Il cambiamento dell'economia è graduale e non omogeneo: in Italia del Nord si assiste ad un cambiamento veloce, mentre nel Centro-Sud persiste l'allevamento ovino e il frumento. Viene dai Franchi l'usanza di mangiare molta carne. Il cambio di alimentazione riguarda solo i gruppi dirigenti (aristocratici e ecclesiastici) che vedono le nuove abitudini alimentari come novità: i poveri si attaccano alle tradizioni o come difesa di una cristianizzazione forzata o come resistenza a una cultura estranea. Nella civiltà greco-romana era importante l'equilibrio tra cibo e benessere. Questo concetto viene messo in crisi nel Medioevo e si diffonde il modello dell'eccesso. Si contrappongono l'eroe valoroso che mangia molto e l'eroe religioso che digiuna.

Capitolo 3: Il linguaggio del cibo

Valore sociale del cibo: il potens mangia molto e bene, il pauper mangia poco e male. Vale anche il contrario cioè chi mangia molto è potente, chi mangia poco è povero. Il cibo quindi comunica il proprio rango. Comportarsi diversamente dal proprio rango alimentare è peccato. Il potens deve mangiare soprattutto carne, anche se nell'alto Medioevo la carne era disponibile ad tutti gli strati sociali. La distinzione è più di natura quantitativa. L'astinenza dalla carne è quindi vista come qualcosa di punitivo, di esclusione dalla società dei potentes. L'etica aristocratica del mangiare molta carne si contrappone a quella monastica che prevede di mangiare poco ed esclude la carne. Anche se spesso le regole venivano contraddette da uno stile di vita dei monaci molto vicino a quello aristocratico, ceto da cui provenivano.

Il cibo ha anche valore di contrapposizione tra quotidiano e festivo. Solo nelle festività di consumavano ad esempio i dolci. Il cibo assume anche valori religiosi cristiani come il pane che lega il pane fisico al pane del cielo. Anche nei culti pagani si trova una relazione tra cibo e divinità: i sacrifici di animali agli dei per esempio. Ma anche il rifiuto di non mangiare carne come disprezzo della cristianizzazione. Cibo quindi come identità religiosa.

Il cibo ha anche valenze tra i rapporti di diversi gruppi sociali. La vicinanza del posto a tavola rispetto al capo era segno di prestigio. L'abate mangiava separato dagli altri monaci e poteva invitare i più anziani e i pellegrini a mangiare con lui. In generale l'esclusione dalla mensa significava esclusione dalla comunità. Le offerte di cibo si articolano in orizzontale inteso come offerte di solidarietà tra pari. In senso verticale dai potentes ai pauper come segnale di forza e potenza o per guadagnarsi i favori divini, offrendo per un numero di giorni dei pasti ai poveri. In senso verticale dai pauper ai potentes ha significato di adempimento dei contratti, di doni obbligati. Nella società alto medievale la circostanza dell'offerta ha più valore della sostanza.

Capitolo quattro: Mangiare gli animali

Paesaggio, economia, alimentazione. Carne base dell'alimentazione perché con l'allevamento, la caccia e la pesca era fruibile da tutti. Inoltre la bassa densità di popolazione favorisce lo sfruttamento delle risorse. Nell'alto Medioevo il regime alimentare era vario e ricco. Restano comunque gli aristocratici e il clero quelli che si nutrono maggiormente di carne. Attenzione ai boschi per evitare che diventino meno produttivi.

Animali per il cibo, animali per la fatica. I capi allevati erano principalmente maiali, pecore e capre. I maiali erano destinati all'alimentazione, le capre e le pecore alla lana e alla produzione casearia. L'importanza del maiale la si capisce dal prestigio dei porcari e dall'uso del maiale come unità di misura per i campi. In Italia i maiali si allevano al Nord, mentre il Centro-Sud resta legato all'allevamento ovino. L'Europa continentale è legata ai suini: i maiali non sono mai troppi e forniscono carne per tutto l'anno. Dai maiali si ricavano i grassi alimentari usati come condimenti e fondi di cottura, anche se la cultura mediterranea resta fedele all'olio d'oliva. Anche il lardo lo si usava in cucina o come condimento o come alimento in sé. Utilizzato anche lo strutto. Anche le pecore fornivano grasso. Marginale era il consumo di bovini ed equini. I bovini erano usati nei campi e macellati quando erano inabili al lavoro. I cavalli sono usati dai cavalieri e vengono “umanizzati”: il prestigio del cavaliere è legato al cavallo. Questo però non impedisce di mangiarli in certi casi. Nelle zone rurali si uccidono se non si sottrae forza-lavoro. Galline, oche e anatre sono largamente consumate e anche le loro uova, in particolare nella vita monastica. Per la selvaggina il cervo era la preda più ambita anche se questi venivano anche allevati. Il cinghiale si mischiò presto con il maiale domestico. Si mangiavano anche caprioli, orsi, camosci, stambecchi e buoi. I Longobardi introdussero i bufali. Si mangiavano anche i volatili e i molluschi.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 7
Riassunto esame Storia Medievale, prof. Vaglienti, libro consigliato Alimentazione e Cultura nel Medioevo di Montanari Pag. 1 Riassunto esame Storia Medievale, prof. Vaglienti, libro consigliato Alimentazione e Cultura nel Medioevo di Montanari Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 7.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia Medievale, prof. Vaglienti, libro consigliato Alimentazione e Cultura nel Medioevo di Montanari Pag. 6
1 su 7
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Vaglienti Francesca Irma.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community