Nascita del movimento delle crociate: la predicazione della prima crociata
Il casus belli
Nel 1095 Papa Urbano II tenne un concilio ecclesiastico a Piacenza, dove erano presenti anche ambasciatori greci per chiedere aiuto contro i turchi. Fu questo, in poche parole, a motivare l'appello che nel 1095 Urbano II rivolse ai cristiani. Il papato infatti era preoccupato già da tempo per la disintegrazione dei confini orientali della cristianità. Papa Urbano II si era sempre mantenuto in contatto con l'Imperatore Alessio I, già dall’inizio del suo pontificato, per ripristinare i rapporti fra la chiesa greca e quella latina. Quindi è probabile che il suo comportamento dopo il concilio di Piacenza non fu una reazione all'appello di aiuto dei greci ma bensì un progetto a lungo pianificato. D'altro canto, il papa era già stato preparato a quel passo dalla sua formazione. Infatti, i suoi servizi a Reims e Cluny lo avevano messo in contatto con elementi riformatori e con idee sui cavalieri secolari al servizio della chiesa.
Terminato il concilio di Piacenza, Urbano II cominciò a viaggiare per il nord Italia e la Francia, convocando vescovi come Ademaro di Le Puy (che avrebbe avuto un importante ruolo nella crociata) per un concilio che si sarebbe tenuto a novembre a Clermont Ferrand. Probabilmente il papa s’impegnò anche di persona a predicare la crociata, oltre che ad assistere a cerimonie dove i cavalieri prendevano la croce. Per un uomo di sessanta anni fu una straordinaria impresa. A Clermont e nelle cerimonie ribadiva di parlare in nome di dio, affermando che i crociati erano agenti al servizio di Dio, ispirati da Dio e per amore di Dio. Probabile anche che li abbia definiti seguaci di Cristo usando il linguaggio dei riformatori, ma che i crociati presero alla lettera.
Intanto nel X secolo in Francia si assisteva a un processo di frammentazione che portava un’inaudita violenza; d'altro canto la società si era sviluppata per la guerra, e non restava altro che rivolgere l'aggressività verso se stessa. A questo processo la chiesa rispose con la creazione del movimento della pace di Dio. Perché non usare la violenza che aveva frammentato la società per rendere un servizio a Dio?
Non è possibile affermare che prima del 1095 i richiami della chiesa abbiano avuto effetto, ma il discorso di Urbano II conferma il punto d’incontro fra laici ed ecclesiastici, e non è certo una coincidenza che l'artefice di quel fatto sia stato un papa proveniente da quella classe che la chiesa aveva deciso di stimolare. Infatti in quegli anni numerosi uomini di chiesa erano ispirati da un movimento di riforma, che voleva liberare la chiesa cristiana dalle pratiche corrotte dovute all'influenza di laici nelle nomine ecclesiastiche. Sognavano un’istituzione pura, con un clero celibe incontaminato dai valori terreni. I laici inoltre dovevano essere al suo servizio, adottando pratiche devozionali.
Gli appelli della chiesa romana avevano già portato all’uso della violenza, dunque il ricorso alle armi era solo questione di tempo. Infatti, quando i monaci si rivolgevano all'oriente la loro attenzione si volgeva verso la città santa. Da questo punto di vista si può dire che la crociata non avesse nemmeno un casus belli, dal momento che il movimento riformatore lo avrebbe portato sin lì.
Gli obiettivi della crociata
Nel 1095 dunque Urbano II proclama un discorso che diede inizio a una guerra con due principali obiettivi:
- Liberare la Terrasanta, in particolare la chiesa di Gerusalemme, dalla tirannide musulmana. In poche parole egli istituì un legame tra la liberazione della chiesa d’oriente e l’intera chiesa. In questo modo si allineava coi suoi predecessori, che avevano sempre accomunato la liberazione di gruppi di fedeli col rinnovamento della chiesa. Ma esisteva anche un altro fattore: i confini della cristianità da tempo non erano più gli stessi: la Spagna infatti era divisa in tanti piccoli stati moreschi. Urbano II si era sempre preoccupato della Spagna dall’inizio del suo pontificato, tanto che aveva convinto il conte di Barcellona a riconquistarla. Poco dopo la città fu ricostruita e il papa assicurò la remissione dei peccati a tutti quelli che avrebbero contribuito alla costruzione della città anche con offerte di denaro.
- L’altro obiettivo della spedizione in Oriente era la liberazione del santo sepolcro, obiettivo che interessava ai crociati molto più della liberazione dei cristiani. Si pensa che Gerusalemme fosse un obiettivo secondario, e che quello primario fosse di aiutare i greci contro i turchi, ma abbondanti prove danno la certezza che la città santa fosse l’obiettivo primario sin dall’inizio.
Una guerra-pellegrinaggio penitenziale
La chiamata alle armi di Urbano II traeva la sua origine nella lotta alle investiture, ed era considerata una sorta di penitenza. Si era cercato anche di giustificare questa violenza cristiana. Molta importanza ebbero degli uomini riuniti attorno alla contessa Matilde di Toscana. Questi studi si concentrarono sulle teorie di sant’Agostino di Ippona, il più grande teorico della violenza cristiana, che nel corso degli anni aveva sviluppato una teoria soddisfacente. Fu Giovanni da Mantova che le perfezionò attraverso un episodio della vita di Gesù: egli infatti rimproverò San Pietro per aver sguainato la spada e aver tagliato un orecchio al servo del sommo sacerdote. Secondo Giovanni, Pietro non aveva il diritto di impugnare una spada in quanto ministro di Dio, ma lui e i suoi successori potevano esercitare la propria autorità sulle armi perché Gesù aveva ordinato di riporla nel fodero e non di gettarla.
Bonizzo di Sutri s’interessò poi all’idea del martirio in battaglia sostenuta dal papato sin dal IX secolo quando due papa avevano dichiarato che chi moriva in battaglia, combattendo col giusto spirito e contro gli infedeli, si assicurava la vita eterna. Per quanto fossero stringenti gli argomenti, una crociata sarebbe stata qualcosa di più del servizio armato in nome di Dio; infatti, sarebbe stata presentata come penitenza. L’idea della guerra come atto penitenziale era qualcosa di rivoluzionario, poiché poneva fine alle dispute, ma anche perché poneva l’atto di preghiera sullo stesso piano del combattimento.
Si pensa che il primo esempio sia stato l’indulgenza ai soldati cristiani spagnoli. Questa tesi è stata però messa in dubbio, perché nulla farebbe pensare che fosse indirizzata ai combattenti, bensì ai pellegrini, e che papa Gregorio VIII fosse stato il primo ad affermare che la partecipazione a una guerra contro gli infedeli sarebbe stata un atto meritevole e che avrebbe avuto un valore penitenziale. Nel corso di dibattiti con Matilde di Toscana col papa e i loro circoli sarebbe emerso il concetto di guerra penitenziale, che descrive un nuovo tipo di guerra. L’idea del combattimento come atto di penitenza deve essersi diffusa attraverso le famiglie e le reti dei sostenitori papali, e dalle comunità monastiche. Sarebbe stato difficile difendere questa idea su basi teologiche. Infatti non sarebbe stato semplice giustificare l’atto della morte e del dolore come forma penitente solo perché chi combatteva si esponeva al pericolo. Ma papa Urbano riuscì a inserire questa idea in un contesto: il pellegrinaggio a Gerusalemme.
Gerusalemme
Nel 1009 il Santo Sepolcro era stato devastato su ordine del Califfo Hakim: era stato quasi raso al suolo e solo il pavimento e alcune parti inferiori si erano salvate. Quando questa notizia aveva raggiunto l’occidente, un’ondata di antisemitismo si abbatté sulle comunità ebraiche, tanto che molte sembrano essere state decimate. Un'altra ondata di antisemitismo avrebbe accompagnato la prima crociata, mentre la distruzione del Santo Sepolcro e la persecuzione di cristiani in Palestina diminuì l’afflusso di pellegrini in Terra Santa.
Gerusalemme era meta di pellegrinaggi ormai da secoli, inoltre l’entusiasmo era alimentato dall’arrivo a Gerusalemme di reliquie. Questo entusiasmo derivava da una preoccupazione quasi morbosa per la peccaminosità, dal momento che uomini e donne erano consapevoli che la loro società era predisposta al peccato, non solo perché violenta, ma anche perché la chiesa chiedeva modelli di comportamento irraggiungibili. Partecipare ai pellegrinaggi era per la massa un modo di dimostrare la propria religiosità.
I pellegrini diretti a Gerusalemme erano di tre tipi:
- I primi compivano una penitenza che non richiedeva un voto.
- I secondi erano pellegrini impegnati nella peregrinatio religiosa, un atto voluto di devozione e forse preceduto da un voto.
- I terzi si recavano nella città santa per morire.
Numerose ondate di pellegrini si registrano nel millenario della Resurrezione nel 1033, nel 1050 e 1064, nel 1070 nonostante la via per Gerusalemme fosse occupata dai turchi, anzi negli anni tra 1070 e il 1080 il traffico sembra essere aumentato, ma è con la crociata del 1096 che si ha l’ultima ondata di pellegrini. Era ovviamente la meta di Gerusalemme a rendere la crociata un pellegrinaggio e una guerra insieme. Urbano infatti utilizzava sia il termine del pellegrino –iter, via labor– sia quello di spedizione in Terra Santa. Dunque per un crociato non era solo un pellegrinaggio ma anche una guerra per liberare i fratelli cristiani e la città santa dai musulmani.
Crociati come penitenti
Il fatto che la crociata fosse anche un pellegrinaggio rafforzò la pratica della guerra penitenziale. Infatti nel concilio di Clermont egli aveva stabilito che chiunque si fosse arruolato per devozione poteva sostituire questo viaggio a tutte le penitenze. Ma Urbano stava forse dispensando i combattenti dalle penitenze imposte nel confessionale? Oppure i crociati pensavano di essere esenti dalle punizioni che avrebbero commesso?
L’indulgenza del papa non era affatto un’indulgenza bensì un’affermazione di autorità, in base alla quale la penitenza dei crociati di cui si facevano carico sarebbe stata così severa nel senso che Dio sarebbe stato ripagato del debito, che i crociati non avevano ancora restituito. Urbano non garantiva alcuna salvezza spirituale, dal momento che non assicurava un’indulgenza. Dichiarava invece una guerra in cui i combattenti col loro sforzo avrebbero imposto a se stessi una degna punizione. Dunque stava creando un nuovo tipo di pellegrinaggio. La chiamata alle crociate era un gesto di devozione, una penitenza imposta dal papa, che dava agli uomini la possibilità di contribuire alla loro salvezza, senza però rinunciare alla loro professione, e la conseguente perdita dello status. La crociata quindi poteva essere considerata una specie di alternativa alla vita religiosa, infatti contemporanei dell’epoca descrivono l’esercito crociato come un’abbazia nomade, in cui ogni cosa era divisa fra tutti come nella chiesa primitiva. I crociati si consideravano pellegrini, e infatti si dedicavano agli esercizi devozionali e liturgici. Questa era una novità, ovvero quella dei pellegrini-guerrieri, poiché a essi era sempre stato vietato di portare armi. Il papa cercò di limitarne la partecipazione ai cavalieri d'arme e limitò il numero dei monaci, questo perché intendeva limitare il numero dei preti al minimo indispensabile.
L’introduzione del voto fu un'altra novità: i termini non sono esatti ma includeva sicuramente quello di recarsi in pellegrinaggio e di liberare la città santa con la forza. Ai pellegrini non fu mai chiesto il voto. Vi è idea errata secondo la quale il voto del crociato era simile a quello del pellegrino. Questo perché nei pontificali e nei manuali scritti, azioni che erano distinte erano state conglobate, e quindi la croce, segno del voto e i simboli del pellegrinaggio erano ricevuti contemporaneamente. La lettura di questi testi portò a credere che il rito di accettazione della croce dovesse derivare dalla cerimonia della benedizione delle insegne dei pellegrini. Ma si può dimostrare che all’inizio del movimento non si trattava di una sola azione ma di due:
- L’assunzione della croce
- L’assegnazione del bordone
L’assegnazione della croce fu fatta a Clermont. Qui Urbano sottolineò il forte legame fra la scelta di indossare la croce e l’insegnamento di Cristo. Urbano predicò la crociata come un atto che i laici erano qualificati a fare.
La risposta all’appello
Oltre a predicare la crociata durante il viaggio in Francia, Urbano inviò lettere a varie città: Milano, Pisa, Bologna, Genova, Fiandra. La crociata fu discussa a vari concili e il papa esortò i vescovi stessi a predicare la croce. La notizia si diffuse talmente velocemente che non ci fu bisogno di predicarla. Molte nobili famiglie delle Fiandre, della Provenza, del Limousin dell’Ile-de-France, Normandia, Borgogna come i Montlhery, i Chamont-en Vexin, i Saint-Valery, i Broyes, i Boruq di Rethiel e i Le Puiset e i Courtenay e i Pont-Echanfray.
Qui possiamo individuare elementi che ci aiutano a capire perché alcune famiglie manifestarono un forte attaccamento alla chiamata alle armi. Innanzitutto la tradizione familiare del pellegrinaggio a Gerusalemme, l’attaccamento al monachesimo cluniacense e al papato riformatore, e la venerazione di alcuni santi. La chiamata alle armi per liberare la città santa portò circa quarantamila uomini in Terra Santa, anche è difficile stabilire i numeri. Quando in Europa giunse la notizia della liberazione di Gerusalemme il numero di uomini continuò a salire. Con questo potremmo arrivare a ottantamila persone. Si tratta di cifre molto alte che pongono il problema del movente che spinse molti a partire.
La popolazione dell’Europa era in costante aumento e questo poneva il problema del sistema ereditario e della prassi matrimoniale. Inoltre dal 1096 una grave crisi di siccità aveva colpito la Francia. La popolazione cercava di colonizzare le foreste e le terre marginali alle frontiere. Non sorprende, dunque, che la crociata possa aver dato il via a un’impresa coloniale e spinta molte famiglie a colonizzare quei ricchi territori.
È possibile che molti stessero sfruttando l’opportunità di rifarsi una vita, altri invece come Boemondo di Taranto e Baldovino di Boulogne e il clan dei Montlhery potrebbero aver avuto ambizioni territoriali. Bisogna ricordare che con questo processo molti europei hanno colonizzato la zona orientale del mediterraneo, ma anche questo risultato sia stato pianificato fin dall’inizio. Sia il papa sia i condottieri militari pensavano che una volta giunti a Costantinopoli le fila dell’esercito si sarebbero ingrossate e che dal quel punto in poi la sovranità greca sarebbe stata ripristinata. Ma quando i crociati scoprirono che l’imperatore greco non era più interessato a guidarli attaccarono per proprio conto.
Motivazioni delle crociate
Un'altra spiegazione comune delle motivazioni alla base delle crociate è che le prime furono soltanto delle scorrerie alle quali i cavalieri europei erano abituati. Questo non rassicurava i vescovi, infatti spesso erano preoccupati che molti partecipassero alle crociate per denaro. Non è indubbio il fatto che queste spedizioni attirino violenti elementi, ma la selezione delle reclute non dai vescovi, bensì dai capi militari. D’altra parte però non vi poteva essere una selezione poiché come i pellegrinaggi, le crociate erano aperte a tutti. Le violente persecuzioni ai danni di ebrei cominciarono con la marcia di alcuni eserciti in Francia e Germania, e il passaggio nei Balcani fu contrassegnato da razzie e saccheggi. I crociati però non avevano un sistema stabile di rifornimento, quindi la loro sopravvivenza era legata alla capacità di procurarsi i viveri. In territorio cristiano essi dipendevano dal signore delle terre che attraversavano, ma una volta giunti nei Balcani e in Asia Minore la cosa si faceva molto più complicata, questo spiega l’ossessione del bottino.
Nonostante tutto una volta giunti ad Antiochia ricevevano approvvigionamenti, anche molto scarsi. Una terza e diffusa spiegazione dell’attrazione delle crociate è l’aumento della popolazione che spingeva molte famiglie a prendere decisioni per non suddividere la proprietà. Molti figli quindi erano costretti ad abbandonare le famiglie, e le crociate rappresentarono un’occasione per non sovraccaricare ulteriormente le famiglie. Dai documenti emerge però che i crociati non erano soldati di leva o vassalli, costretti a rendere un omaggio al proprio signore, bensì erano volontari e chiunque non venisse da ricca famiglia doveva finanziarsi per conto proprio. Le prove ci informano che molte famiglie s’indebitarono per provvedere al mantenimento del proprio crociato. Questo ci fa pensare che molte famiglie fossero spinte da motivi ideali piuttosto che di guadagno.
Il primo olocausto
L’idea che la crociata fosse una sorta di vendetta potrebbe aver contribuito alla sanguinaria apertura. Dunque si ebbero esplosioni di violenza contro le comunità ebraiche di Spira, Worms, Magonza, Treviri, Metz. È probabile che con questi attacchi i crociati abbiano sottratto numerosi beni per autofinanziare la propria spedizione. Gli ebrei temevano la scomparsa della loro religione nelle regioni attraversate dai crociati, e qui sono state fatte due motivazioni.
La prima era il desiderio di vendetta; per i crociati era impossibile distinguere musulmani ed ebrei, e se dovevano liberare il santo sepolcro vendicando così Cristo, perché non vendicarsi di coloro che lo avevano messo in croce? Si diffuse poi a quel tempo una leggenda secondo la quale Cristo dalla croce avrebbe chiesto di vendicarlo. La seconda era l’imposizione del battesimo agli ebrei, che rifletteva la convinzione che gli Ultimi Giorni sarebbero stati annunciati dalla loro conversione in massa. La massiccia conversione in massa dei non cristiani era vietata dal diritto canonico e i vescovi tedeschi tentarono di porre fine a questo. Per molti vescovi la crocifissione di Cristo nel 33 e l’occup...
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