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Riassunto esame Storia Medievale, prof. Marini, libro consigliato Apologia della storia, Bloch Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia medievale del professor Marini basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro di Marc Bloch "Apologia della Storia"
Argomenti: 1) Primato dell’uomo come soggetto della storia (uomo completo, uomo
nella società); 2) Rapporto della storia tra presente e passato (la storia è un continuo andirivieni con il passato). La storia... Vedi di più

Esame di Storia medievale docente Prof. A. Marini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Provare che un documento è falso significa risparmiare un errore ma non acquisire una

conoscenza. Ad esempio, nel Medioevo, la maggior parte dei documenti falsi come decretali del

papa e capitolari sono stati redatti per interesse.

Altra forma più insidiosa dell’inganno è la manipolazione -> un documento veniva modificato,

aggiunti dettagli su uno sfondo tutto sommato veritiero. Esempio del giornalismo che, allo

scopo di chiudere prima il pezzo, racconta fatti che devono ancora accadere inventando perciò

alcuni dettagli.

Testimonianze -> espressioni di ricordi.

I primi errori della percezione rischiano di diventare errori della memoria.

Ci sono 2 cause che portano all’alterazione delle immagini mentali:

- Stanchezza ed emozione; Molti avvenimenti storici sono stati osservati in momenti di

turbamento emotivo.

- Intensità della sua attenzione.

Importanza della psicologia della testimonianza.

La facoltà di osservazione non è una costante sociale. Varia da individuo ad individuo. Oggi la

nostra percezione è impregnata di matematica.

La menzogna stessa acquista valore documentario -> altrimenti le testimonianze sarebbero

lasciate in mano alla psicologia. Costituiscono, nella storia, la parte imprevedibile del caso.

La testimonianza informa, non su ciò che venne visto ma su ciò che al tempo, si credeva

naturale vedere.

L’errore di un uomo diventa quello di molti uomini quando è lo Stato a diffondere una visione

sbagliata -> esempio 1^ guerra mondiale. Nelle trincee prevaleva l’opinione che fosse tutto

vero tranne ciò che era scritto poiché giornali e lettere erano controllati.

Nella storia, in molte società, la trasmissione orale era la più veritiera ed efficace.

Saggio di una logica del metodo critico

La critica della testimonianza lavora sulla psicologia.

Alla base di ogni critica vi è un lavoro di comparazione e controllo -> non si stabilisce mai una

data o un’autenticità se non dopo aver fatto i dovuti controlli. I risultati della comparazione

svelano somiglianze e differenze.

Caso di 2 testimonianze opposte: l’analisi psicologica valuta le ragioni di verità, bugia o errore

in entrambe.

Esempio: documenti su carta (invece di pergamene), scritti con caratteri diversi da quelli

dell’epoca -> il documento è falso perché troppo diverso da quelli del periodo.

Idea che in una medesima generazione di una medesima società regni una serie di usanze o

tecniche troppo forte per consentire a qualcuno di distinguersi dalla pratica comune.

Affinchè una testimonianza sia autentica, il metodo esige che essa presenti una certa

somiglianza con le testimonianze vicine.

Cosa diventa a questo punto la scoperta? Una dissomiglianza, non somiglianza. Una scienza

che constata tutto ciò che ci aspettiamo, non sarebbe di rilevante interesse.

Esempio di testimonianze identiche. Difficile credere che 2 azioni di guerra sono state compiute

con medesimi gesti. Una delle 2 è falsa. Nelle società vi è abbastanza uniformità da escludere

differenze troppo nette ma quest’uniformità si riferisce a caratteri molto generali -> occorre un

atto volontario di ripetizione -> il numero di azioni presuppone infinite combinazioni -> significa

che è impossibile che accada la stessa identica cosa.

L’impressione di una contraddizione tra testimonianza nuova e le altre rischia di sembrare

generata da una lacuna nel nostro sapere.

C’è una lunga lista di fatti negati soltanto perché diversi dall’usuale. Esempio, Cezanne

dipingeva diversamente dagli altri del suo tempo; il Pais ha condannato come leggende molte

antiche tradizioni romane per la sola ragione che si vedono ripetuti i medesimi nomi.

Critica del plagio: la sua anima è la negazione delle ripetizioni spontanee di avvenimenti e

parole. Le coincidenze non si lasciano eliminare dalla storia.

Bisogna valutare la verosimiglianza della combinazione per rendere il dubbio uno strumento di

conoscenza.

Lo storico si interroga sulle possibilità di un avvenimento nel passato. Come lo fa? Si proietta

con la mente nel passato a prima che accadesse il fatto e ne valuta le possibilità di

accadimento.

Inizio 800: si è studiata la trasmissione dei testi letterari.

Partono da 3 manoscritti di una stessa opera. Tutti e 3 presentano gli stessi errori -> si

concluderà che sono “imparentati” cioè che o sono stati copiati fra loro o che risalgono ad un

modello comune.

I copisti correggevano il loro modello anche quando lavoravano individualmente -> le abitudini

mentali portavano a conclusioni simili.

Esempio: Terenzio usa la parola “raptio” che i suoi scribani cambiarono con “ratio” -> produce

controsenso.

La maggior parte dei problemi della critica storica sono anche problemi di probabilità.

Gli influssi accidentali si eliminano a vicenda. Man mano che la critica entra nel particolare, le

verosimiglianze vanno diminuendo.

L’avvenimento fisicamente impossibile è l’avvenimento la cui probabilità è infinitamente più

piccola.

La critica storica si distingue dalle altre scienze del reale per una scala di gradi da probabile ad

improbabile, più sfumata.

Un metodo razionale di critica, applicato ad una testimonianza, porta molti vantaggi.

Prima ogni fatto era sempre accettato come vero -> regnava il “sentito dire”. Si credeva

all’assurdo, magari imputandolo alla religione o altri fenomeni ma nessuno era così audace da

negarlo o metterlo in dubbio.

Abbiamo conquistato il diritto di non credere alle testimonianze. La storia ha il diritto di

considerare, tra le sue glorie più certe, quella di aver aperto la strada alla ricerca del vero, del

giusto.

L’ANALISI STORICA

Giudicare o comprendere?

Ranke dice che lo storico non deve far nient’altro che descrivere le cose come esse sono

avvenute.

Studioso invitato ad eclissarsi davanti ai fatti -> consiglio di passività.

Due problemi:

- Quello dell’imparzialità -> sottomissione alla verità

- Quello della storia come tentativo di riproduzione o analisi.

Dal punto di vista dello studioso: registra, provoca l’esperienza;

dal punto di vista del giudice: conoscere i fatti come essi avvennero, ricerca della verità.

Quando lo studio è concluso, il giudice deve essere una sentenza imparziale.

Gli studiosi condannano l’imparzialità -> non si può condannare o assolvere senza schierarsi

per una serie di valori.

Per molto tempo gli storici sono stati considerati giudici.

Giudizio di valore è una preparazione ad un’azione, è rapportata ad una serie di valori morali.

Vita quotidiana -> diamo giudizi soprattutto quando le cose differiscono dai nostri valori.

Il giudizio deve far seguire la spiegazione. Il passato si mescola ai preconcetti del presente. Lo

sguardo si altera e di conseguenza si altera anche la narrazione.

Per credere ad un imperatore rispetto ad un altro bisogna eliminare le proprie credenze ->

spogliarsi del proprio IO.

Esempio: il governo rivoluzionario vendette tutti i suoi beni in blocco -> gli storici hanno dato il

loro giudizio personale.

Gli viene chiesto di non lasciarsi ipnotizzare dalla propria scelta, di ammettere che un’altra

scelta è stata possibile e di cercare le reali cause di questa discussione.

Inevitabilmente, ad esempio, si danno giudizi circa l’esito di una battaglia. Il motto che però

dovrebbe guidare lo storico è “comprendere” -> chi è diverso da noi, passa per cattivo.

Dalla diversità dei fatti umani all’unità di coscienza

Comprendere: atteggiamento attivo, non passivo. Per fare una scienza occorre una realtà ed un

uomo. La realtà umana è varia.

Una semplice foto non basta a soddisfare i bisogni dell’intelletto. Il documento è un primo filtro

tra noi e la realtà.

Lo storico sceglie, distingue, analizza.

Esempio di iscrizione funeraria -> ha in se testimonianze diverse. Attenzione alla linguistica?

Perché testimonia il parlato dell’epoca. Attenzione alla politica? Ci parla di un imperatore.

Attenzione alle credenze? Ci racconta di come ci si rapportava all’oltretomba.

Tutte le attività degli uomini formavano una società. Tutte queste attività le si rintraccerà alla

rinfusa? Significa sacrificare la chiarezza al sincronismo. Si comprende meglio un fatto se si ha

già la conoscenza di fatti analoghi.

Tra alcuni fenomeni sembriamo vedere una parentela -> istituzioni, credenze, pratiche

sembrano esprimere una tendenza.

Esempio: tutte le religioni, seppur diverse, hanno in comune l’emozione religiosa.

Esempio: l’uso di una moneta nel 1850 è diverso dall’uso nel 1200 -> le differenze si

comprendono soltanto studiando entrambi gli usi.

Importanza della classificazione, dell’ordine razionale: esempio, studiare il latino in un dato

stadio, trascurando gli stadi precedenti non permette di comprenderlo.

Fenomeni umani si condizionano attraverso la concatenazione di eventi simili.

Classificarli equivale a mettere in luce linee comuni, punti di forza. Queste linee sono astratte

-> ogni scienza usa l’astrazione.

Raggruppare i fatti secondo un ordine utile alla loro conoscenza. Esempio: il diritto è un insieme

di regole su fatti che nella realtà non si svolgono mai allo stesso modo -> i margini si spostano

di continuo.

Regola dei fenomeni soggetti ad un’azione umana comune. Esempio della geografia umana ->

il punto di vista unificante non è nei comportamenti di un gruppo, nelle credenze comuni.

L’indagine qui verte sulle reazioni comuni ad un gran numero di fenomeni sociali.

Antropogeografia: studia rapporti della società con l’ambiente. L’uomo agisce sulle cose, le

cose agiscono sull’uomo.

In questo caso sono 2 prospettive che si completano -> questa è la funzione delle analisi.

La scienza scompone il reale allo scopo di osservarlo meglio. Esempio di uomini che hanno 3 o

4 vite diverse -> dice che l’io però non si nega, è sempre unito.

Società -> prodotto della somma di coscienze individuali. Incessanti interazioni.

La conoscenza dei frammenti, studiati singolarmente, non produrrà mai la storia dell’insieme e

neppure la storia corretta del frammento stesso.

Il lavoro di ricomposizione si svolge dopo l’analisi delle singole parti.

In che modo si sarebbero distinte le relazioni fra le parti se nulla era mai stato distinto? Non

bisogna abbracciare la storia per intero ma studiarne singolarmente ogni aspetto.

Studiando ogni aspetto -> emergono fenomeni di contrasto, di scambio.

LA NOMENCLATURA

Problema della nomenclatura in una società o attività -> occorre distinguere le varie istituzioni

che componevano un sistema politico, le varie credenze e pratiche di una religione ->

problema della classificazione -> esigenza di un linguaggio che non lasci posto ad equivoci ->

dicono che la storia utilizzi termini confusi.

La chimica da nomi a realtà incapaci di darsi un nome da sole -> che si chiami acido o vetriolo

non cambia nulla. Sono diventati tali dopo esser stati scoperti ma gli uomini hanno dato un

nome ai loro atti, fenomeni ecc.

La storia riceve i suoi vocaboli. Lo storico accetta i vocaboli del passato che spesso cambiano

significato da un’epoca all’altra.

Riprodurre o ricalcare i termini del passato può sembrare un procedimento sicuro ma i

cambiamenti delle cose non sempre portano con se cambiamenti nei nomi.

Esempio, se ci dicono “esco in vettura” posso intendere auto, carrozza o cavallo -> dobbiamo

conoscere il soggetto per sapere cosa intende.

L’attaccamento al nome originario è più forte nei casi di realtà non materiali perché i loro

cambiamenti non sono mai palesi.

Capita che i nomi cambiano indipendentemente dalle cose -> il contrario, prima mutavano le

cose e non i nomi.

Spesso le parole cambiano per questioni linguistiche, geografiche o per il ceto sociale.

Nel medioevo, istituzioni cambiano da luogo a luogo -> borgo, borgata, villaggio.

Altre scienze dispongono di un sistema di simboli universale, la storia usa la lingua.

La trasposizione in altre lingue porta rischi -> non è soltanto una traduzione ma un

adattamento del concetto a società differenti, occorre creare somiglianze per esser compresi.

In alcuni casi è necessario tenere il vocabolo originale -> esempio del 1919, lo Stato tedesco

continuava a chiamarsi “Reic”,significa “impero” ma non possiamo limitarsi al senso letterale

del termine.

Bilinguismo gerarchico: operato in molte società. 2 lingue, popolare (per il parlato) e dotta (per

lo scritto).

Esempio dei vangeli scritti in greco ma si parlava in aramaico.

Spesso tra 2 lingue si interpone uno schermo -> esempio del Domesdaybook di Guglielmo il

Conquistatore. Il libro su scritto da chierici francesi. Descrisse in latino istituzioni inglesi dopo

averle pensate in francese, loro lingua.

Cosa deve fare lo storico? Rifare il lavoro a ritroso, sostituire i termini con i precedenti.

Esempio del Domesday -> lo storico deve sostituire le parole latine con quelle francesi.

Ogni società, gruppo, collettività ha il proprio sistema di espressione.

Le testimonianze che ci arrivano sono state filtrate dai dotti dell’epoca -> esempio, i capitolari

carolingi sono diversi dal parlato dei villaggi dell’epoca.

I termini più comuni, secondo Bloch, sono delle approssimazioni poiché trova difficile, per un

uomo, esprimere se stesso.

Il vocabolario dei documenti è una testimonianza imperfetta come tutte le altre -> ogni termine

ci permette di conoscere il passato soltanto se inserito nella cornice del tempo e difeso dal

fraintendimento al contrario.

Esempio, unzione sacrale, nel 1200 era un termine carico di significato ma oggi avrebbe

un’accezione ancor più ricca di valore.

La nascita di una denominazione segna la tappa decisiva della presa di coscienza. Il lessico ha

la capacità di generalizzare, è superiore alle voci di qualsiasi epoca. Raccoglie elementi e date

di provenienze diverse. -> varietà di origine e deviazione di significato. Il valore di una parola

sta nell’uso che se ne fa.

Esempio: “feudale” “feudalità” sono termini diventati significato di “struttura sociale”.

“capitale” da termine contabile, ha avuto impiego in economia;

“Classe” si riferiva alla natura, ora anche alle lotte sociali.

Importanza delle risonanze emotive -> la forza del sentimento raramente favorisce la

precisione del linguaggio.

Esempio, gli storici assimilavano il termine “regime feudale” e “regime signorile”. Feudale era

la soggezione contadina, signorile era un vincolo di dipendenza di un’aristocrazia guerriera.

Non si consideravano le differenze.

Anche oggi, molte parole continuano a vivere generando equivoci.

Tutte le lingue hanno le loro insidie e spesso carichiamo le parole di affettività.

Esempio del termine “capitalismo” -> nel tempo si è caricato di equivoci. Ogni epoca ha la sua

concezione diversa del capitalismo.

Leibniz diceva: “formulare definizioni esatte che privano della piacevole libertà di abusare dei

termini quando capitano le occasioni”.

Lo storico definisce raramente -> lui ha soltanto l’istinto, nessun’altra guida.

Lo storico amplia, delimita, deforma liberamente i significati.

Ogni storico intende il termine a modo suo -> definisce per conto proprio.

Esempio dell’economica John Maynar Keyness -> cambia significato dei termini in ogni suo

libro.

I linguaggi degli storici non costituiranno mai il linguaggio della storia. Bloch dice che si è

tentato di uniformare il loro linguaggio.

Dice che lo storico deve fare a meno di allontanare dal loro significato i termini già accolti, deve

evitare di respingere i termini che hanno già dato prova di se e che deve rendere il suo

vocabolario accessibile a tutti.

CAP. SENZA TITOLO (IL TEMPO)

Flusso degli anni -> scorre ininterrottamente.

Lo storico pratica dei tagli nel tempo, lo spezzetta ricorrendo a segni di riferimento.

La storia era cronaca di capi -> le dominazioni di grandi dinastie scandivano le epoche. Le

successioni dei monarchi scandivano i limiti del tempo in molte nazioni.

Lavisse scrive la storia francese di regno in regno -> ogni morte di principe segna una tappa.

Altri dividevano la storia per preponderanze nazionali: spagnola, francese ecc.

A poco a poco compaiono partizioni non geografiche o di regno ma che si basavano su

fenomeni più profondi -> medioevo.

Anche il termine “rinascimento” ha conosciuto fortuna. Termini che servono da segno per interi

periodi storici.

Nelle classificazioni cronologiche si è diffusa la tendenza a scandire le epoche per secoli -> non

chiamiamo più i secoli con il nome del personaggio che li ha caratterizzati.

Parla dell’elasticità dei secoli -> spesso iniziano prima dell’anno zero. Secolo/epoca.

Esempio della Renaissance del 12 sec -> ebbe inizio verso il 1060 e non nel 1100.

Finchè si studiano fenomeni imparentati tra loro, poco male -> sono sequenze di fasi.

Le divisioni per imperi sono attraenti -> essendo improntate sulla successione di re, governi

ecc danno l’idea di una grandiosità di un governo.

Lo studioso ama datare con precisione perché gli sembra di non essere vago. La scansione più

esatta non è quella della più piccola unità di tempo.

La precisione sta nell’inquadrare ogni fenomeno in una serie di trasformazioni della struttura

sociale, dell’economia ecc.

Può accadere che fenomeni diversi si trovino a coincidere nello stesso periodo (esempio, si dice

che lo sviluppo del capitalismo coincida con quello del protestantesimo). Per saperlo bisogna

determinare separatamente tutte le fasi.

Esempio della periodicità delle generazioni -> non è regolare come dicono. Secondo i

movimento sociali, le generazioni si restringono o dilatano -> una generazione non ha durata

fissa.

Soltanto l’osservazione permette di cogliere le variazioni.

Generazione -> fase breve Civilizzazione -> fase lunga.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia medievale del professor Marini basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro di Marc Bloch "Apologia della Storia"
Argomenti: 1) Primato dell’uomo come soggetto della storia (uomo completo, uomo
nella società); 2) Rapporto della storia tra presente e passato (la storia è un continuo andirivieni con il passato). La storia è la scienza del cambiamento; 3) importanza dei dati (il mestiere di storico è una continua relazione tra dati e la loro interpretazione). Lo storico si pone delle domande attraverso le quali costruisce i fatti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia cultura e religione. Dall'antichità all'età contemporanea
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher albascura87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Marini Alfonso.

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