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Il cristianesimo e la sua organizzazione istituzionale

Il cristianesimo ebbe in sé una componente istituzionale perché religione che unisce vivi e morti e dunque organizzatrice della vita dei credenti. La comunità primitiva è il modello cui si richiama la chiesa successiva. Nel III secolo, la lettera di Clemente testimonia le tensioni tra i cristiani e il passaggio da una semplice comunità di fedeli a una struttura gerarchizzata.

La struttura ecclesiastica e il suo sviluppo

La concezione ecclesiologica della chiesa la fa apparire come un'armata, ma l'ispirazione sembra essere quella biblica. Nel 95-98, c'erano diverse comunità cristiane e dalla seconda metà del III secolo si diffuse in Oriente e poi in Occidente, che fu più lenta a causa della resistenza dei culti pagani. Alla fine del IV secolo, l'organizzazione di base del cristianesimo era un fatto compiuto.

Ruoli e gerarchia nella comunità cristiana

Responsabili delle comunità erano gli episcopi (sorveglianti), i presbiteri (anziani) dovevano curare le anime, i diaconi assistevano gli uni e gli altri e poi i laici, che prima eleggevano i vescovi e poi divennero sempre più passivi. L'attenuazione del significato comunitario del sacrificio eucaristico creò il distacco dei sacerdoti dai fedeli. La comunità cristiana non era più solo una moltitudine di credenti, ma vi era un ordo clericale con potere sui beni della Chiesa.

Organizzazione territoriale e sviluppo delle diocesi

Nel 502 si disse nel concilio che nessun laico sarebbe potuto intervenire nelle questioni relative ai beni ecclesiastici. L'unità organizzativa di base fu la diocesi con a capo il vescovo e le prime oltre a Roma furono Milano, Ravenna e Aquileia. Papa Gelasio I nel V secolo affermava che la diocesi si costituiva per i fedeli e non il territorio.

Le istituzioni ecclesiastiche e loro evoluzione

Poi c'erano i patriarcati e le province ecclesiastiche che raggruppavano più diocesi e queste vennero segnalate nel concilio di Nicea del 325. L'iniziale autonomia delle chiese locali e l'esigenza di collegamento favorirono le collegialità che si espresse con assemblee periodiche dei vescovi. Rivendicando la supremazia del vescovo di Roma, papa Leone Magno sostenne che spettava a lui approvare le decisioni conciliari, così come dirà anche Gelasio I, cui si deve la rivendicazione della superiore responsabilità dei pontefici sull'imperatore, cosa che dirà anche Anastasio I.

Il ruolo del papato e dei vescovi

La fine dell'impero romano d'Occidente favorì l'ascesa del papato anche nella sfera di governo e ciò si ebbe con Gregorio Magno durante il regno longobardo e anche la presenza bizantina era debole e un processo analogo caratterizzava anche la posizione dei vescovi dove andavano assumendo un crescente ruolo pubblico. Due erano gli obiettivi: evangelizzare i popoli germanici e ed estirpare i culti pagani.

Monachesimo e regole monastiche

Negli ultimi decenni del III secolo in Oriente, uomini desiderosi di attuare l'ideale evangelico nella penitenza e contemplazione si staccarono dalle famiglie per diventare eremiti o cenobiti e il costituirsi dei nuclei monastici rese necessaria l'elaborazione di norme per disciplinare la vita individuale e collettiva. In Oriente furono dettate da S. Pacomio e Basilio, e in Occidente da S. Benedetto, S. Colombano e S. Cesario e nel concilio di Aquisgrana dell'816-817 si impose quella di Benedetto, divenendo il testo fondamentale per i monaci d'Occidente.

Il ruolo delle abbazie e la distinzione tra chiese

Furono chiamati dal papa per intraprendere l'opera di evangelizzazione e tale influenza ebbe esiti diversi. Le abbazie vennero istituite dai sovrani ed erano anche punti di riferimento per il controllo politico-militare del territorio anche grazie ai longobardi come Farfa o Bobbio. Si andarono poi distinguendo le chiese regolarmente consacrate dagli oratori e basiliche sorti per iniziativa privata e la parrocchia indicò a lungo la comunità cristiana soggetta al vescovo e con la legislazione carolingia si giunse a una suddivisione territoriale delle diocesi e dal IX secolo fu reso obbligatorio il pagamento della decima per i fedeli.

Strutture ecclesiastiche e integrazione con il potere politico

Plebs venne a significare l'edificio sacro, la circoscrizione e il popolo dei fedeli che pagava la decima. Le chiese soggette alle pieve, ovvero le cappelle, comparirono tra il VII e VIII secolo soprattutto nel sud ma non in Sicilia e invece oltre alle chiese battesimali di diritto vescovile si affiancarono le chiese battesimali di tipo privato. Vi furono vari assetti e la pluralità delle regole monastiche sono tentativi di adattamento alle diverse situazioni politico-sociali e le eresie e la contrastata cristianizzazione del popolo germanico dimostra la frammentarietà della Chiesa altomedievale.

Alcuni storici parlano di cristianesimi al plurale e ciò rappresenta l'iconoclastia avviata nel 726 dall'imperatore Leone III e la liberazione dalla schiavitù in nome di una superiore fratellanza restava un obiettivo e fatto rivoluzionario. I carolingi provarono a unificare le strutture ecclesiastiche. Con Clodoveo prima, la dinastia merovingica e Pipinide dopo si assunse una dimensione di sacralità.

L'unzione di Pipino il Breve e Carlo Magno

Nel 751 Pipino il Breve fu unto da Bonifacio e poi la consacrazione di Carlo Magno diede carattere universale al potere dello Stato carolingio e poi con Incmaro vescovo di Reims si disegnava una cristianità unita. Negli anni quaranta dell'VIII secolo, Bonifacio denunciò la decadenza della Chiesa nel regno Merovingico e con Carlomanno operò la riorganizzazione ripristinando la pratica sinodale.

La restaurazione dell'autorità dei vescovi e l'imposizione della decima prima con Pipino e poi con Carlo Magno rafforzano la struttura della Chiesa. Poi Benedetto d'Aniane con Ludovico il Pio promosse un movimento di unificazione delle regole monastiche favorendo quella benedettina e si inserisce anche la regola promulgata dal sinodo di Aquisgrana.

L'integrazione tra istituzioni civili ed ecclesiastiche

La reciproca integrazione fra istituzioni civili ed ecclesiastiche comportò ripercussioni quando il sistema di Carlo Magno andò in crisi. La concessione dell'immunità garantita ai vescovi già dall'età merovingica fece concorrere con i conti che persero le proprie prerogative a vantaggio degli enti immuni. Divennero signori politicamente autonomi a capo di un'articolata rete di vassalli.

Le incursioni di ungari, normanni e saraceni spinsero a erigere castelli per difendersi dai nuovi barbari, rafforzando anche il controllo interno su pievi, chiese e monasteri. Dalla metà del X secolo, con gli imperatori di Sassonia, i vescovi ottennero sempre più diritti fiscali e vennero erette cattedrali anche dentro le mura cittadine. Nel sinodo di Pavia dell'845/50, i vescovi si lamentavano che i potenti frequentassero poco le maiores ecclesiae.

La chiesa privata era di supporto per la cura delle anime ma sottraeva il controllo alle autorità ecclesiastiche. L'intreccio di poteri religiosi e civili nel X e XI secolo rese i vescovi e abati signori dotati di pieni poteri nella sfera civile.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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