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Riassunto esame Storia Medievale, prof. Zorzi, libro consigliato Lavoro e tecnica nel Medioevo, Bloch

Riassunto per l'esame di Storia Medievale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Zorzi: Lavoro e tecnica nel Medioevo, Bloch, facoltà di Lettere e filoosfia, dell'università degli Studi di Firenze - Unifi. Scarica il file in PDF!.

Esame di Storia medievale docente Prof. A. Zorzi

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Bruschi Pietro

4. Il quarto esempio invita ad approfondire i risultati della ricerca senza dare niente per scontato,

prendendo in esame i “villainage” inglesi ed i “servage” francesi che sono spesso fraintesi come

sinonimi. Il disguido è causato dal concetto di libertà e dalle sue molte variazioni di significato a seconda

dei luoghi e dei tempi. I “villain” (liberi censuari che lavoravano per un signore ma che potevano

andarsene) ed i “servus” (servitù ereditaria) inglesi finirono per essere entrambi ricondotti alla non-

libertà, poiché questa aveva il significato di poter essere difesi dalla giustizia del re (i signori si erano

assicurati che i re non potessero intervenire nelle dispute tra signori e i suoi prestatori di corvées). In

Francia invece i signori non riuscirono a marcare il limite della legislazione regale, gli agenti del re si

accaparravano o lasciavano le dispute legali ai signori in base ad un regolamento mai instituito, così il

concetto di “servus” ereditario e di “villain” censuario non vennero mai a mischiarsi e quest’ultimo non

perdette il connotato di libertà.

5. Il quinto esempio riguarda istituzioni che originariamente erano state comuni a due società vicine, ma

che in una scompaiono. È il caso del “manso” francese rispetto allo “hufen” tedesco. Nel primo caso i

signori passarono dal riscuotere le imposte sul manso ad esigerle da ogni singolo individuo che li

popolava, poiché la parcella di terreno veniva continuamente ridivisa e modificata dagli eredi. In

Germania i signori imposero il divieto di frazionare l’hufen originario, così le imposte continuavano ad

essere riscosse su base territoriale.

I PAESAGGI AGRARI, TENTATIVO DI UNA MESSA A PUNTO:

Marc Bloch prende in esame i paesaggi agrari della Francia (soprattutto settentrionale) avvalendosi dei

lavori di Roger Dion e Omer Tulippe. La critica principale verte sul non fare “di tutta l’erba un fascio” e sul

non cadere in generalismi quando si affronta la storia dei contratti agrari.

La Francia si divide in due principali regimi agrari: quello a campi aperti (allungati o irregolari) e quello a

campi chiusi di più ristrette dimensioni (caratteristici del bocage).

Indagando su cosa abbia determinato tale differenza, l’autore si focalizza prima sulle foreste, che a

settentrione hanno mantenuto una maggior estensione rispetto al dissodamento intensivo avvenuto nel

Sud della Francia. Si evince come al nord siano stati più potenti le autorità signorili che altrove, riuscendo a

conservare le foreste (o comunque sia il proprio patrimonio) piuttosto che lasciarle alla libera

colonizzazione.

Il secondo punto d’indagine riguarda il tipo di rotazione delle colture: la triennale a fine medioevo aveva

conquistato tutto il nord della Francia, mentre nel meridione rimase diffusa la rotazione a due tempi, a

causa delle siccità estiva che mal si addicevano le semine primaverili.

Terzo punto riguarda il popolamento: nelle zone di antico occupazione prevale il grosso villaggio, con i

conseguenti obblighi collettivi e la più facile applicazione dei grandi terreni allungati; al contrario nelle zone

d’occupazione più tarda (dopo il Mille, secondo il Tulippe), anche a seguito della debolezza dei signori, si è

diffuso un ordinamento più confuso dei territori messi a coltura e uno spirito più individualista delle

famiglie, favorendo le fattorie disperse e i bocage recintati (occorre non confondere le recinzioni su tutti i

lati, sintomo di una diversa cooperazione sociale, rispetto alle recinzioni lungo le strade per evitare che gli

animali invadessero i campi). 2

Bruschi Pietro

AVVENTO E CONQUISTE DEL MULINO AD ACQUA:

In antichità i grani erano sfracellati a colpi di pietra ma già nella preistoria viene fatto un passo in avanti

tramite mortaio e pestello, rullo a pietra, risale al III secolo a.C. la macina girevole. Quest’ultima è notevole

poiché permetteva per la prima volta di sostituire il lavoro umano con quello degli animali, di solito asini e

cavalli. La semplicità e regolarità del movimento, rispetto agli strumenti precedenti, permetterà poi di

sfruttare il corso dell’acqua per la molitura, progredendo il livello tecnico permettendo di risparmiare fatica

all’uomo e alla bestia.

In ragione del loro meccanismo interno, che permette di cambiare di piano il movimento (da verticale ad

orizzontale) tramite ingranaggi, il mulino fornì uno dei primissimi modelli del principio su cui si baseranno

notevoli invenzioni future.

Il mulino ad acqua risale al I secolo a.C. ed è originario dell’Oriente mediterraneo. Guadagna rapidamente

l’Italia e nel III secolo se ne riporta l’uso in Gallia; in Germania si diffonde dopo le invasioni, nel VII secolo; in

Gran Bretagna ed Irlanda nel IX-X secolo; presso Slavi e Scandinavi nel XII secolo).

Riguardo all’origine mediterranea dell’invenzione si può opporre che l’irregolarità del deflusso propria ai

corsi d’acqua di questo clima non sembra adatta alla forza motrice, tuttavia in compenso non sono

sottoposti al gelo invernale e al conseguente trasporto di pezzi di ghiaccio. Le popolazioni prive d’acqua

importarono dal mondo arabo un’invenzione ancora più nuova, il mulino a vento, verso la fine del XII

secolo.

Una ruota mossa da una corrente d’acqua può prestarsi ad altri scopi oltre a quello di girare una macina, in

particolare venne molto utilizzata per l’irrigazione: fornita di recipienti fissati sul cerchione esteriore esso

può raccogliere l’acqua stessa per scaricarla in bacini o canali. Il mulino poteva essere impiegato anche

come frantoio per olive, per la concia delle pelli, come sega idraulica, martello per la gualchiera (battitura

per impermeabilizzare e infeltrire indumenti e carta), mantice e maglio d’officina

Il mulino è un’invenzione antica, ma la sua diffusione è medievale; questo fatto è da imputare alla notevole

disponibilità di schiavi nel mondo antico. Dal momento in cui ci fu penuria di bestiame umano o il prezzo di

questi divenne troppo alto (fine dell’Impero circa: fine delle guerre di conquista e accasamento degli

schiavi), si diffuse la necessità sociale di trovare un’altra forza per muovere la macina. Tuttavia non soltanto

era necessario disporre dal punto di vista giuridico di un corso d’acqua, ma anche poter affrontare le

ingenti spese di costruzione e riparazione. Fu così che nell’organizzazione sociale il mulino creò il mestiere

del mugnaio alle dipendenze di signori o monasteri, andandosi a sostituire al ruolo dello schiavo o della

donna di casa, soprattutto in ambito urbano. Nelle campagne si crearono alcuni mulini finanziati da

collettività di contadini.

Le tecniche antiche non andarono tuttavia estinguendosi. Sia per i capricci della natura, sia per la

probabilità di assedio, le popolazioni conservarono avidamente i loro rulli, pestelli e macine girevoli.

I signori ricavavano una tassa da chiunque volesse macinare il grano presso il suo effettivo mulino. A partire

dal X secolo i signori riuscirono ad istituire a loro vantaggio alcuni monopoli (di forno, di frantorio, del porco

o del toro, della vendita del vino o della birra) tra i quali anche quello di molitura. Un ostacolo al profitto dei

signori era costituito dalla conservazione di strumenti domestici per la triturazione dei semi, a questi i

proprietari terrieri volsero guerra tramite divieti e confische dal XIII secolo in avanti. La molitura domestica

resistette alle imposizioni signorili fino all’era del carbon fossile. 3


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3 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fragfolstag di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Zorzi Andrea.

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