Biografia di Marc Bloch
Nato a Lione, figlio di un professore di storia antica, Gustave Bloch. Fu ufficiale di fanteria durante la Grande Guerra. Dopo la guerra, insegnò all'università di Strasburgo. Nel 1929 fondò, con Lucien Febvre, l'importante rivista Annales d'histoire économique et sociale dove venivano presentati gli studi degli storici della Scuola delle Annales.
Rispetto ad una tradizione ossessivamente concentrata sugli eventi militari e politici, la scuola francese ha "scoperto" ciò che oggi può apparire ovvio, vale a dire che la storia coinvolge tutta l'umanità e non solo gli apparati del potere. In conseguenza di questa scoperta, la "nuova storia" ha dedicato un'attenzione particolare agli aspetti della realtà sociale che, in precedenza, erano trascurati, e in particolare ai fattori mentali o ideologici che essa ha assunto come fondamentali per capire il modo in cui, nelle diverse epoche, gli uomini hanno interpretato il mondo e la loro condizione, introducendo nello studio della storia una visione interdisciplinare aperta alle scienze economiche e sociali.
Gli studi di Bloch erano centrati soprattutto sul feudalesimo. Inoltre, fu uno dei primi storici francesi a interessarsi allo studio comparato delle civiltà e alla storia del pensiero (vista anche come storia antropologica). Studiò a lungo le campagne ed i rapporti di produzione (economici e quindi anche sociali) che le caratterizzavano. Nel 1936 ottenne la cattedra di storia economica alla Sorbona. Partecipò alla seconda guerra mondiale (dal 1939 al 1940) come capitano addetto ai rifornimenti. Partecipò poi alla resistenza francese a Lione.
Grandissimo fu il suo sconforto verso la borghesia francese, che a suo avviso aveva contribuito in maniera determinante alla sconfitta, e si era poi alleata al fascismo, collaborando attivamente con i tedeschi; inoltre, le sue origini ebraiche lo rendevano inviso ad un regime che si era, autonomamente, allineato alle leggi razziali italiane e tedesche. Per la sua enorme fama europea, il governo di Vichy non lo allontanò inizialmente dall'insegnamento, nonostante le sue origini ebraiche, anche se lo trasferì in un'università meno "prestigiosa".
Durante l'occupazione tedesca della Francia, per le sue azioni nella resistenza, dopo un periodo di prigionia durato qualche mese (durante il quale fu sottoposto a torture), Marc Bloch fu fucilato presso Lione dalla Gestapo, gridando «Vive la France!» al plotone di esecuzione. Famosa la sua frase: “non rivendico mai le mie origini, almeno ché non mi trovi di fronte un antisemita”.
Opere principali
Tra le principali opere di Marc Bloch si ricordano: I re taumaturghi, I caratteri originali della storia rurale francese, La strana disfatta, Apologia della Storia. Bloch ha lasciato una grandissima influenza nel campo della storiografia attraverso la sua opera incompleta Apologia della storia (o Mestiere di Storico), dedicata all'amico e collega Lucien Febvre, alla quale stava ancora lavorando quando fu ucciso dai tedeschi.
Apologia della storia
"Papà, spiegami allora a cosa serve la storia". Così un giovinetto, che mi è molto caro, «interrogava, qualche anno fa, uno storico. Del libro che si leggerà, vorrei poter dire che è la mia risposta» (Marc Bloch, Apologia della storia, Introduzione).
Apologia della storia o Mestiere di storico è un'opera incompiuta di Marc Bloch. Si presenta come uno dei maggiori classici della riflessione di metodologia storica del Novecento. Pubblicato postumo per la prima volta nel 1949, grazie all'amico e compagno di studi Lucien Febvre, la versione definitiva è stata curata nel 1993 dal figlio dell'autore, Etienne Bloch.
Genesi e temi
Marc Bloch scrisse l'opera all'indomani della disfatta francese del 1940: la riflessione sulla storiografia porta lo scrittore ad analizzare le problematiche legate al perché e all'utilità pratica del mestiere dello storico. Alla domanda "a che serve la storia" Marc Bloch risponde sostenendo che la storiografia analizza "il passato in funzione del presente e il presente in funzione del passato".
Nella riflessione del francese lo storico non è solamente uno studioso dedito a ricerche del passato che non hanno alcuna utilità nella società contemporanea: il recupero della "memoria collettiva" diventa per Bloch un punto di riflessione importante per ogni società, che da una migliore conoscenza del passato potrà meglio risolvere i problemi del presente.
L'Apologia fornisce anche altri spunti metodologici importanti, come la collaborazione interdisciplinare della storiografia con altre discipline umanistiche come la sociologia e la psicologia, senza escluderne altre come l'economia. In tutta l'opera si riscontra un monito che lo stesso Bloch fa nei confronti di alcuni storici i quali ritenevano la storia disciplina indipendente da tutte le altre discipline umane. Secondo Bloch invece è possibile conoscere le vere cause dei vari avvenimenti storici solo integrando la storia con le altre discipline, in quanto soggetto dello studio della storia è l’uomo, o meglio la rappresentazione delle attività umane.
La struttura dell'opera
- Introduzione
- Primo capitolo: La storia, gli uomini e il tempo
- Secondo capitolo: L'osservazione storica
- Terzo capitolo: La critica
- Quarto capitolo: L'analisi storica
- Quinto capitolo (senza titolo)
Introduzione
L'introduzione dell'opera muove i passi a partire da alcune domande estremamente semplici, quali quella di un fanciullo che chiede "a cosa serve" la storia o quella di un soldato che, all'entrata delle truppe tedesche di occupazione a Parigi, si chiedeva se la storia "avesse ingannato". Da queste questioni Bloch inizia un discorso generale sulle scienze, sul loro utilizzo e sulla vocazione degli studiosi. Innanzitutto dimostra con pochi semplici esempi come tutte le scienze siano degne di interesse, e come la storia sia una disciplina con un fascino proprio.
Rispetto alla letteratura storica, chi si avventura nella storia è mosso da una ricerca "delle tinte autentiche". Una delle prime domande che Bloch pone è quella su cosa si fonda la "legittimità" di uno studio, quale sia il valore che una ricerca apporti per essere ritenuta "utile". Il metodo di Bloch nel rispondere a queste domande è quello di dare risposte inizialmente semplici e quasi grossolane, per poi rifinirle, tramite esempi, dimostrazioni e confutazioni, trovando una risposta via via più aderente e tagliata su misura alla realtà.
In questo caso la prima risposta è che solo ricerche finalizzate a servire all'azione siano utili; ma dice anche che l'esperienza ci ha spesso insegnato il contrario, con le speculazioni "in apparenza più disinteressate" che si sono poi rivelate straordinariamente feconde nella pratica, anche a distanza di molti anni. L'umanità infatti è portata ad avere degli "appetiti intellettuali" che vanno al di là delle preoccupazioni di benessere.
Ma anche indipendentemente da qualsiasi risvolto pratico, nel presente o nel futuro, lo studio della storia ha una sua validità. Esso risponde comunque a un'esigenza del "vivere meglio", che non può essere ricondotto a un semplicistico ruolo di guida alla nostra azione; un'altra risposta si può trovare confutando le opinioni di coloro che sconsigliano lo studio della storia perché sterile e dannoso: queste posizioni giustificherebbero allora l'ignoranza.
La domanda alla fine non ha risposta immediata: per prima cosa Bloch dimostrerà "come e perché uno storico pratica il suo mestiere", poi il lettore potrà decidere se tale mestiere sia degno d'essere esercitato.
La storia viene descritta come qualcosa di dinamico, "uno sforzo verso il miglioramento della conoscenza". La storia non solo è una scienza "in cammino", ma è anche relativamente giovane, come tutte le scienze sociali, anzi per quanto riguarda alcuni problemi essenziali di metodo "essa è rimasta [...] ai primi passi". Gli storici, sin dalla fine del XIX secolo (da Durkheim), si trovarono davanti al dilemma di conformare una scienza dell'evoluzione umana con le singole realtà "ribelli" alla costruzione di un sapere razionale: ciò diede origine al concetto di "avvenimento" inteso come evento contingente. Questo concetto, scrive Bloch, è superato e per ciascuno dei movimenti intellettuali c'è da trovare "il prezzo della loro fecondità". In ogni caso la conoscenza storica è incapace di dare certezze e, sebbene possa pretendere il diritto a definirsi "scientifica" per i suoi metodi, i suoi risultati, per quanto universali, vanno presi sempre con il dovuto grado.
Dopotutto le esitazioni e i "pentimenti" degli storici sono proprio ciò che giustifica i nuovi studi e in un certo senso dà "freschezza" agli studi storici. L'incompiuto, quando porta a superarsi eternamente, genera una seduzione pari all'opera più perfettamente completa. Infine Bloch fa una riflessione su come ogni scienza vada a comporre un "frammento del moto universale verso la conoscenza".
Primo capitolo: La storia, gli uomini e il tempo
La scelta dello storico
Il primo capitolo, usando lo stesso metodo già comparso nell'introduzione di porre domande alle quali rispondere con approssimazioni successivamente più rifinite, si occupa dell'oggetto della storia. Esistono ormai storie delle più svariate discipline, dalla geologia, alla formazione e al movimento dei pianeti, alla vulcanologia;
La storia e gli uomini
La storia vera e propria, come avevano detto anche Michelet o Fustel de Coulanges, si occupa dell'uomo, o meglio "degli uomini". Se la storia sia una scienza o un'arte discussero a lungo nel XIX secolo e Bloch non si sofferma sulla questione: la storia si manifesta con metodi scientifici e con una trasposizione scritta che ha una sua estetica. Inoltre, lo storico non scrive con l'esattezza millimetrica di un "fresatore"; egli deve procedere spesso a tatto, affidandosi alla sua sensibilità, come fa il "liutaio".
Il tempo storico
La storia non è solo scienza degli uomini: è "scienza degli uomini nel tempo". Pur non esistendo scienze che possono astrarsi completamente dal tempo, sia pure come misura, la storia è invece basata sul tempo, con i suoi fenomeni che vi "nuotano" dentro. Il tempo reale è così analizzato come un continuo cambiamento, dove i fatti sono incanalati cronologicamente e, in un arco ragionevole, si influenzano tra loro.
L’idolo delle origini
La ricerca delle "origini" di qualsiasi fenomeno è un'impostazione storica che talvolta ha prodotto ambiguità: le origini possono essere l'inizio o le cause di un fenomeno. Dopo aver analizzato alcuni esempi, Bloch perviene alla conclusione che il voler assiduamente cercare le origini di un fenomeno spesso non è che un modo per poi giustificarlo o condannarlo nel presente. E ciò nasconde un altro "diabolico nemico della storia vera e propria: la mania del giudizio".
In fondo, la conoscenza dell'origine di un fenomeno non basta a spiegarlo: sapere della Crocefissione o della Resurrezione di Cristo non basta a spiegare perché molti esseri umani vi credano. Vi sono infatti una serie di condizioni favorevoli che permettono a un fenomeno di manifestarsi in un dato modo: infatti un fatto storico non può mai essere studiato al di fuori dello studio del momento in cui avvenne.
Limiti dell’attuale e del non attuale
Essenziale per la comprensione del presente è l’analisi del passato perché per comprendere gli eventi bisogna individuare le cause. Il suo maestro di storia diceva che dopo il 1830 non è storia ma politica. Il limite fra l’attuale e il non attuale non può essere misurato matematicamente con un intervallo di tempo. Non bisogna considerare l’epoca in cui si vive separata dalle altre affinché essa abbia in sé la propria spiegazione.
Comprendere il presente mediante il passato
Infine, Bloch si occupa del rapporto tra presente e passato negli studi di storia, che viene stabilito dalla comprensione. Comprendere il presente attraverso il passato, comprendere il passato attraverso il presente: sono i titoli di due capitoletti del libro sui quali non si finirà mai di riflettere. Comprendere il passato attraverso il presente significa che l'inerzia del passato è ben più rilevante di quanto comunemente si riesca ad ammettere il presente sembra completamente affrancato dal tempo che lo ha preceduto.
Bloch scrive: "L'uomo trascorre il suo tempo a costruire dei meccanismi, di cui diviene poi il prigioniero più o meno volontariamente." Egli di sicuro fa riferimento alle ideologie che gli uomini costruiscono e nei quali poi la loro coscienza rimane irretita per lungo tempo. "L'incomprensione del presente," scrive Bloch, "nasce fatalmente dall'ignoranza del passato". Le memorie sono interpretazioni della realtà prodotte utilizzando gli strumenti cognitivi propri dell'infanzia: strumenti poveri per comprendere la complessità dei fatti umani e dei comportamenti degli adulti. L'elaborazione comporta non solo la rievocazione delle memorie ma anche una loro ristrutturazione cognitiva che dia ad essi un nuovo significato.
Comprendere il passato attraverso il presente
La reinterpretazione del passato alla luce del presente è la metodologia che accomuna la psicoanalisi alle discipline storiche. Rileva come sia abbastanza diffusa la convinzione che il presente (inteso ovviamente come passato prossimo, non come istante attuale) non sia adatto ad essere oggetto della storia. L'epoca attuale non va considerata come "separata" da quelle precedenti e la distinzione tra passato e presente nell'oggetto degli studi storici è una questione piuttosto recente (era sconosciuta per esempio ad Erodoto). Gli stessi studiosi del presente, come i giornalisti, non devono poi cadere nell'errore che il presente sia auto-intelligibile, staccato dal passato: anche tempi molto remoti continuano a influenzare il presente e l'autore porta come esempio la disposizione dei campi coltivati, che ricalca tracciati risalenti forse addirittura all'epoca dei dolmen.
Il passato non va valutato poi con gli strumenti del presente: i personaggi storici vanno collocati nell'ambiente, nella mentalità e nell'atmosfera delle loro epoche. Lo storico cerca però un "fondo permanente" nell'uomo e nella sua natura, che attraversa le epoche storiche in una sorta di continuum: lo storico ama la vita e le sue manifestazioni anche nel presente e per ricostruire la storia si serve delle sue esperienze quotidiane, dove con la sua sensibilità sfuma gli elementi che ha a disposizione.
Secondo capitolo: L'osservazione storica
Dopo aver descritto l'oggetto della storia, Bloch si dedica agli strumenti, ovvero all'osservazione storica.
Caratteri generali dell’osservazione storica
La caratteristica più lampante dell'osservazione storica è il fatto che lo storico non partecipa direttamente e quindi non può verificare di persona i fatti che descrive. Egli riceve testimonianze sia scritte che non scritte che provengono dalle epoche del passato. La particolarità dell'osservazione storica è quindi quella di essere una "conoscenza per tracce". Anche se il passato è per definizione immodificabile, la conoscenza del passato è cosa in evoluzione che può trasformarsi e perfezionarsi.
Il passato ci ha quindi lasciato delle tracce, sia volontarie che involontarie, ma in ogni caso incomplete (si fa l'esempio di una testimonianza di una battaglia dove anche il testimone più scrupoloso non può che aver assistito solo a una parte dei fatti). A volte la mancanza di tracce deve risolversi nell'impossibilità di conoscere e a volte gli storici devono arrivare, dopo aver provato tutte le strade possibili, all'ammissione di ignoranza.
Le testimonianze
Testimonianze volontarie (cioè scritte con l'intento di descrivere un fatto) e involontarie (non destinate ad essere lette in chiave storica) vanno entrambe tenute in conto, ma vanno anche opportunamente soppesate: non si deve essere "alunni" passivi di ciò che i predecessori ci hanno voluto tramandare, ma bisogna spesso scavare più in profondità, usando tutte quelle informazioni che si possono ricavare da canali indiretti.
Ogni ricerca dello storico deve avere alla base un "questionario": non ha senso una lettura incondizionata di qualsiasi documento dal quale trarre conclusioni affrettate o inaccurate.
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