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Introduzione

Da trattare è il problema della legittimità della storia. Vi è interessata la nostra civilizzazione occidentale. Questo perché essa ha sempre chiesto molto alla propria memoria. Tutto ve l'induceva: il retaggio cristiano come il retaggio antico. Noi ora ci troviamo nella fase dell'esame di coscienza. Il ruolo della storia è stato e resta fondamentale.

La storia ha i propri godimenti estetici, che non assomigliano a quelli di nessun'altra disciplina. Il fatto è che la rappresentazione delle attività umane è fatta per sedurre l'immaginazione degli uomini. Soprattutto quando sono distanti nel tempo e nello spazio. Che cos'è che fonda la legittimità di uno sforzo intellettuale? Nessuno direbbe più che il valore di una ricerca si misura dalla sua capacità di servire all'azione. Anche indipendentemente da ogni possibilità di applicazione pratica, la storia avrà il diritto di rivendicare il suo posto fra le conoscenze veramente degne di impegno solo nella misura in cui essa ci consentirà, invece di una semplice enumerazione, senza nessi e quasi senza limiti, una classificazione razionale e una progressiva intelligibilità. Non si può negare, però, che una scienza ci apparirà sempre dotata di una certa incompletezza se non si assumesse il compito di aiutarci a vivere meglio. Il problema dell'utilità della storia nel senso pragmatico del termine utile, non si confonde con quello della sua legittimità, propriamente intellettuale. E non può venire che al secondo posto.

Come e perché uno storico pratica il suo mestiere?

La storia è uno sforzo verso il miglioramento della conoscenza: perciò qualcosa di dinamico. Limitarsi a descrivere una scienza nel modo in cui si fa, sarà sempre tradirla un pochino. Più importante ancora è dire come essa spera progressivamente di farsi. La storia non è solo una scienza in cammino. È anche una scienza dell'infanzia. Essa è, come impresa ragionata di analisi, giovanissima.

Negli ultimi decenni del XIX secolo e fino ai primi anni del XX secolo un'immagine comtiana delle scienze del mondo fisico ha prevalso. L'idea secondo cui non potesse esistere conoscenza autentica che non dovesse pervenire a dimostrazioni irrefutabili è stata un'opinione che, applicata agli studi storici, diede origine a due opposte tendenze:

  • Gli uni credettero possibile istituire una scienza dell'evoluzione umana (Durkheim).
  • Altri studiosi non riuscendo a inserire la storia negli schemi del legalismo fisico, attinsero una lezione di disingannata umiltà.

La disciplina cui dedicavano le loro capacità non parve loro capace di molte prospettive di progresso. Furono indotti a vedervi una sorta di gioco estetico o di esercizio igienico utile alla salute mentale (storici storicizzanti).

Ora siamo meglio preparati ad ammettere che una conoscenza, anche se si rivela incapace di dimostrazioni euclidee o di immutabili leggi di ripetizione, possa comunque pretendere il nome di scientifica. Accettiamo molto più facilmente di fare della certezza e della universalità una questione di grado. Le incertezze della nostra scienza sono la nostra giustificazione, danno freschezza ai nostri studi. Abbiamo il diritto di reclamare l'indulgenza che è dovuta a tutti gli inizi.

Ogni scienza, presa per sé, non rappresenta mai altro se non un frammento del moto universale verso la conoscenza. Per capire i suoi procedimenti sarebbe indispensabile saperli collegare all'insieme delle tendenze che si manifestano, nello stesso momento, negli altri tipi di discipline. Ora, questo studio dei metodo in sé costituisce una specializzazione: la filosofia.

Capitolo Primo

La storia, gli uomini e il tempo

1. La scelta dello storico

Faccia a faccia con l'immensa e confusa realtà, lo storico è necessariamente portato a ritagliarvi il particolare punto d'applicazione dei suoi strumenti; e dunque a operare in essa una scelta che non sarà la stessa del biologo, ma sarà propriamente una scelta da storico. Questo è un autentico problema d'azione.

2. La storia e gli uomini

Che cosa è accaduto ogni volta, che abbia fatto vedere la necessità imperiosa di ricorrere all'intervento della storia? È che l'umano ha fatto la sua comparsa. L'oggetto della storia è, per natura, gli uomini. Sono gli uomini che la storia vuol afferrare. Colui che non si spinge fin qui, non sarà mai altro che una manovale dell'erudizione.

I fatti umani sono, per essenza, fenomeni assai delicati, e molti di essi sfuggono al calcolo matematico. Per tradurli bene sono necessari una grande finezza di linguaggio. Laddove è impossibile calcolare, occorre suggerire.

3. Il tempo storico

Ci si immagina con difficoltà che una scienza possa fare astrazione dal tempo. Tuttavia, per molte di esse, che, per convenzione, lo sminuzzano in frammenti artificiosamente omogenei, esso non rappresenta che una misura. Il tempo della storia, invece, è il plasma stesso in cui nuotano i fenomeni e quasi il luogo della loro intelligibilità.

Questo tempo reale è, per natura, un continuum. Ma è anche continuo cambiamento. Dall'antitesi di questi due attributi sorgono i grandi problemi della ricerca storica. In quale misura si deve ritenere la conoscenza del periodo più antico come necessaria o come superflua per l'intelligenza di quello più recente?

4. L'idolo delle origini

Se con “origini” si intende “inizi”, la nozione rimane sfuggente. Se si intende “cause” ci saranno altre difficoltà tipiche delle ricerche causali. Ma fra i due significati spesso si realizza una contaminazione. Se le origini sono un cominciamento che spiega o che è sufficiente a spiegare, ecco l'ambiguità e il pericolo.

Nella storia religiosa lo studio delle origini assunse un peso preponderante, poiché pareva fornire un criterio per il valore stesso delle religioni. Si può certo concepire un'esperienza religiosa che non debba nulla alla storia. Non per credere al Dio dei cristiani però. Il cristianesimo è una religione storica perché i suoi dogmi fondamentali poggiano su avvenimenti.

In molti casi il demone delle origini fu forse solo un travestimento del diabolico nemico della storia vera e propria che è la mania del giudizio. Per quanto intatta si supponga una tradizione, resteranno sempre da individuare le ragioni del suo permanere. Ragioni umane: l'ipotesi di un'azione provvidenziale sfuggirebbe alla scienza. L'interprete rischia sempre di confondere una filiazione con una spiegazione.

Sussiste sempre il problema di sapere perché la trasmissione di qualcosa di operò alla data indicata e non prima e non dopo. Insomma, un fenomeno storico si spiega pienamente al di fuori dello studio del momento in cui avvenne.

5. Passato e presente

Agli antipodi dei cercatori d'origini, si collocano i devoti dell'immediato. La catena, alla sua estremità più vicina a noi, sarebbe ben conservata. Essi concepiscono la conoscenza di ciò che chiamiamo presente come quasi del tutto distinta dal passato. Questa idea è propriamente impensabile. Che cos'è il presente?

Nel linguaggio corrente presente vuol dire passato prossimo. La nozione di prossimità, però, non solo manca di precisione, ma ci mette anche in presenza del più effimero degli attributi. Nel vasto flusso del tempo si ritiene di poter circoscrivere una fase di estensione ridotta. Relativamente poco lungi da noi, essa comprende, al suo arrivo, persino i giorni che noi viviamo.

Alcuni studiosi ritengono che i fatti più vicini a noi siano ribelli ad ogni studio veramente sereno. Altri studiosi invece considerano con ragione l'umano presente perfettamente suscettibile di conoscenza scientifica. Ma è per riservarne lo studio a discipline ben distinte da quella che ha il passato come oggetto. Essi considerano l'epoca in cui vivono come separata dalla precedenti da contrasti troppo vivi perché essa non abbia in sé la sua propria spiegazione.

L'idea di questa netta separazione è sorta in tempi molto recenti. Il privilegio di autointelligibilità così riconosciuto al presente poggia su una serie di strani postulati:

  • Anzitutto suppone che le condizioni umane abbiano subito nell'intervallo di una o due generazioni un cambiamento non solo molto rapido, ma anche totale (scordandosi della forza di inerzia tipica di tante creazioni sociali).
  • Ci si rappresenta il corso dell'evoluzione umana come costituita da una serie di brevi e potenti scosse. L'osservazione invece prova che in questo immenso continuum le grandi vibrazioni sono perfettamente in grado di propagarsi dalle molecole più lontane alle più vicine.
  • Le cose del passato che hanno smesso di condizionare il presente, le si dovrà ritenere inutili alla sua intelligenza.

Un'esperienza unica è sempre impotente a discriminare i propri fattori costitutivi e quindi a fornire la propria interpretazione. L'incomprensione del presente nasce dall'ignoranza del passato, ma non è forse meno vano affaticarsi nel comprendere il passato, se non si sa niente del presente. Questa capacità di afferrare il vivente è la qualità sovrana dello storico.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stotle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Grillo Paolo.
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