Il medioevo e la sua percezione
Il medioevo nell’opinione comune è considerato come l’opposto di tutti i valori base della coscienza, costume e cultura moderna, poiché il periodo storico costituisce un problema per la coscienza moderna. Un'epoca ritenuta buia, dove la società era gerarchizzata, l’economia era basata sull’agricoltura di sussistenza, un’epoca regnata dalla Teocrazia della Chiesa Cattolica, la quale deteneva potere temporale e politico.
Il compito dello storico non è considerare le opinioni, ma cercare documenti e prove che attestino la veridicità degli eventi del passato. Secondo storici passati, il medioevo doveva essere studiato e approfondito per far sì che quegli eventi e quei soprusi non si ripetessero. Secondo Delogu e molti studiosi, il medioevo è un’età di mezzo con la quale due civiltà differenti (barbari e romani) si contrastano in principio e successivamente si mescolano, dando poi vita a quello che noi oggi chiamiamo Occidente.
Storia dell'idea del medioevo
Pare che l’idea del medioevo fu espressa per la prima volta da letterati e artisti italiani del Quattrocento, che sentirono di vivere un’epoca caratterizzata dal recupero della civiltà classica nella letteratura, oltre che ai valori umani, educativi ed artistici, per utilizzarli come modelli ideali di stile e umanità. Secondo studiosi del tempo come Leonardo Bruni, Niccolò Machiavelli, Giovanni Andrea Bussi, i termini “Media antiquitas” o “Media Aetas” venivano spesso usati nel 400, per indicare il periodo che va dalle invasioni barbariche fino alla rinascita (il loro tempo). Nel 400 però l’idea di periodo storico non era precisa, veniva visto più come un’evoluzione degli eventi.
Umanisti francesi e tedeschi del 500 erano concordi con gli studiosi italiani del 400, e volevano approfondire o conoscere le tradizioni storiche nazionali. Eruditi, studiosi, membri del governo appartenenti alla nobiltà, (tra i più noti Charles Dumoulin, in Germania Johan Verge) approfondirono la storia delle loro nazioni, e al contrario degli italici, vedevano nelle invasioni barbariche l’origine del loro Stato. In Germania, vedevano nelle invasioni barbariche, nella riforma di Lutero e la formazione dell’impero tedesco, come momenti fondamentali ed importanti per la consolidazione della coscienza nazionale tedesca.
In quegli anni fu scritta una storiografia protestante come “l’Historia Ecclesiastica” o le “Centurie di Magdeburgo” con la quale si mostrava con dati storici che la Chiesa romana era venuta meno alla missione di Cristo.
L'età di mezzo nella cultura del 600
Le monarchie assolute europee scoraggiarono la storiografia come espressione dei ceti o istituzioni, ma ne favorirono l’erudizione come esaltazione per nazione chiesa e monarchia. In Francia con Pierre Pitou, come in Germania con Heinrich Canisius (entrambi giuristi), furono recuperati documenti e pubblicate opere riguardo la storiografia delle due nazioni; le opere miravano alla conoscenza delle imprese dei sovrani e dei popoli.
Du Cange, grazie alle sue vaste conoscenze documentarie, realizzò un repertorio enciclopedico di termini della tarda antichità e dell’età di mezzo. Rispetto al latino classico, il latino medievale veniva definito “barbarico” impoverito. Ad Anversa con i Gesuiti, come a St. Germain con i Maurini, vennero raccolte e poi stampate fonti relative alla vita dei Santi, utilizzando però il metodo critico storiografico. In questo contesto, il gesuita Daniel Papebrock con la sua opera “De rediplomatica” elaborò un metodo per l’individuazione dei documenti falsi, metodo ritenuto alla base della moderna scienza sui documenti medievali.
George Horn nel suo trattato “Arca Noae” separò la storia antica da quella recente, all’interno della quale inserì il medioevo e l’aevum recentius, divisi dall’invenzione delle armi da fuoco e la stampa. Sempre Horn nell’opera “Historia ecclesiastica et politica” fissò la cronologia del medioevo, facendolo iniziare nel 476 e finire nel 1453 con la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi. Mentre Christophorus Keller, nella sua “Storia del medioevo”, considerata il primo manuale scolastico di storia, descrisse il medioevo come l’età in cui la cristianità conserva la dimensione geografica dell’Impero romano, ed all’interno di questa grande comunità cristiana, avviene la differenziazione dell’Occidente e la successiva evangelizzazione dell’Oriente Slavo; il medioevo per Keller è il momento in cui si forma la struttura geopolitica europea conservata ancora oggi.
La filosofia dei costumi, il medioevo e la storia d'Europa
Antonio Muratori, ecclesiastico e bibliotecario dell’Ambrosiana di Milano, può essere considerato come il fondatore della ricerca critica sul medioevo italiano; raccolse fonti storiche tra il 500 ed il 1500, pubblicandole nel “Rerum Italicarum Scriptores”, raccogliendo le fonti con il metodo dei Maurini, cercando di dotare l’Italia di una raccolta storica veritiera. Indagando su quel periodo, sostenne che l’Italia non era unita politicamente, ma era unita da una tradizione comune a tutti gli italiani. Ricostruì i costumi e le istituzioni della società, infine compose una raccolta di dissertazioni, l’“Antiquitates Italicae Medii Aevi” in cui constatò che l’epoca medievale non era uniforme, considerandola come epoca barbarica, ma anche ricca di atteggiamenti etici e politici degni di nota.
In Francia, Jean Baptiste de la Curne, con la sua raccolta di cronache “Recueil des historiens des Gaules et de la France” dotò la Francia di una consistente raccolta di fonti. Successivamente, con il “Glossaire de l’ancienne langue” e con il “Dictionnaire des Antiquités” veri e propri dizionari sui termini latini medievali e indagini sull’evoluzione delle parole, queste due opere erano vere enciclopedie sui costumi e le istituzioni ed i valori morali della nobiltà e del popolo francese; egli vedeva il medioevo come il periodo di formazione della tradizione letteraria nazionale.
Nel 700 l’indagine storica ebbe luogo anche tra filosofi, politici e critici sociali. Voltaire criticò ampiamente questo aspetto perché secondo lui la storia doveva essere “conoscenza dello spirito, dei costumi e degli usi delle nazioni”, poiché era utile in quanto faceva capire gli errori del passato, per facilitare il progresso. Scrisse “l’Essai”, non uno studio, ma una polemica sul medioevo che veniva acquisito come fase negativa ma essenziale dello sviluppo dell’Europa moderna.
Secondo Edward Robertson, un pastore protestante, tramite i suoi studi sul periodo, dedusse che dopo la caduta di Roma e l’imbarbarimento, vi fosse una logica concatenazione di sviluppi che spiegavano come dopo l’XI secolo, la società europea si fosse ridata ordinamenti e costumi civili.
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