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Storia medievale

Anno 2014-2015 - Modulo A: Introduzione allo studio della storia medievale

Docenti e informazioni

Docente: Marco Venditelli, Valerio Fabrizi

Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Sommario

  • Capitolo 1: Introduzione al Medioevo
  • Capitolo 1: Nozioni sul Medioevo

Università degli Studi di Roma Tor Vergata - Pagina Parte 1: Introduzione al Medioevo - 8/10/2014

Introduzione al Medioevo

Quando noi parliamo di studio della storia medievale, dobbiamo tenere presente di come sia fin troppo comune formulare degli anacronismi che si potrebbero benissimo evitare. Come periodo millenario, il Medioevo non deve stupire per quanto fosse diversificato dal punto di vista temporale e nazionale, con delle sfumature di grigio sui lati comunemente più visti negativamente e viceversa. Tuttavia, notiamo delle similitudini fra i seguenti personaggi, divisi sia nel tempo che nei luoghi: Alarico, Carlo Magno e George W. Bush.

Tutte e tre le figure non devono essere viste secondo uno schema di moralità bianco/nera, e che quindi distingue di netto i buoni dai cattivi, ma secondo un punto di vista che possa spiegare le loro azioni nell’arco di tempo che prendiamo in considerazione. Alarico, generalmente visto come un barbaro, era in realtà un generale romano, che distrusse Roma dopo che non venne ricompensato adeguatamente dei suoi servigi; Carlo Magno fu invece intenzionato ad allargare le sue conquiste così da sopprimere una volta per tutte la minaccia longobarda in Nord Italia, che si trovava pericolosamente vicina al papato; Bush, che nel 2003 conquistò l’Iraq sotto il pretesto di cacciare il dittatore uscente Saddam Hussein, mirava perlopiù alle enormi riserve di petrolio che potevano offrire i giacimenti della Mesopotamia e del Golfo Persico.

Sebbene le somiglianze siano decisamente marcate, i paragoni sono sempre un rischio da correre per la mancanza di elementi che possano effettivamente mettere in netta specularità i diversi personaggi: Carlo Magno sconfisse i Longobardi sia per proteggere il papato che per la propria ragion di Stato, ma Bush non trasformò l’Iraq in uno Stato americano!

Il periodo storico del Medioevo

Chiusa parentesi, il periodo storico che studieremo occupa una pagina così lunga della storia dell’Europa che non si sa nemmeno quando cominciò: se la data del 476 può sembrare familiare, in realtà non doveva sconvolgere così tanto il panorama europeo, dato che la morte dell’Impero Romano d’Oriente risultò più come un ultimo respiro affannato che una fine segnata dalla violenza. Molti storici ritengono invece che fu dal 378 D.C. che potremmo definire gli anni successivi come medievale, ossia quando l’Impero Romano venne sconfitto dai Visigoti ad Adrianopoli, l’odierna Edirne, in Turchia. E che da allora vi fu, allo stesso momento, un’accelerazione e una decelerazione della società. Da un lato, l’idea di Impero progredì grazie al contributo dei regni romano-barbarici, mentre da un altro la scadente qualità di vita aveva accorciato pesantemente le aspettative di vita (ma non che tutti morissero a 40 anni!).

Ci si rese quindi conto che risultava necessario studiare nel dettaglio queste “evoluzioni” dalla doppia faccia. Nel XIX secolo si distinse tra:

  • Alto Medioevo (V - XI secolo)
  • Basso Medioevo (XII - XV secolo)

L’idea di distinzione tra Alto Medioevo e Basso Medioevo divenne sempre più stretta fino alla creazione del mito della “microstoria”. Uno storico del 1815 aveva fonti numerosissime tra annali e cronache di ognuno dei dieci secoli che componevano l’intera epoca medioevale, ma proprio l’enorme distanza temporale poteva risultare tremendamente difficile da analizzare anche per il più abile degli studiosi di storia antica.

Possiamo tuttavia riassumere, nel seguente modo, la situazione immediatamente successiva alla detronizzazione di Romolo Augusto: dopo un periodo di iniziale vuoto, vi fu un sostanzioso aumento della popolazione che non conobbe particolari periodi di crisi fino al XII secolo, quando invece ci fu un altro notevole calo. In questi ottocento anni, si sviluppo inoltre la figura del papa come vicario di Dio sulla terra, quando la sua figura consisteva all’inizio come un vescovo dal solo primato morale, nonché una particolarità nel diffuso sistema di circoscrizioni cristiane. La scissione fra la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente (1054) determinò un rafforzamento del potere che il papa aveva sull’appena diviso mondo cristiano, e fu da qui che la “plenitudo spodestati” rese l’allora vescovo di Roma nella figura autoritaria più importante del mondo conosciuto, dato che aveva in sé la stessa volontà e supporto di Dio. Fu a partire da Innocenzo III (1198-1216) che il papato iniziò a raccogliere i frutti di questa riforma, mentre Bonifacio VIII, noto per essere stato uno degli acerrimi nemici di Dante, fu colui che si trovò per primo in contrapposizione con un potere regio, ossia il Re di Francia Filippo il Bello.

Quando questi decise di tassare il clero e di autodefinirsi il Vicario in Cristo (Papa) della Francia, Bonifacio non esitò a scomunicarlo per turpiloquio, scatenando la reazione del monarca che inviò nel 1303 un plotone di soldati con l’obiettivo di umiliare pubblicamente il Pontefice. Ad Anagni, nacque così la leggenda dello “schiaffo” onomimo, mentre declinò la teocrazia papale appena disonorata, facendo tra spartiacque tra la Chiesa dell’Alto Medioevo e la Chiesa del Basso Medioevo.

Stati europei e modernità

Quanto agli Stati europei che sorsero sulle “ceneri” di Roma, il concetto di modernità era prevedibilmente inesistente. Tipica era la scomparsa di ogni legge statale non appena la nazione in questione era sul procinto di collassare su se stessa, e così accadde pure con l’Impero Romano d’Occidente. Ciò non significa che gli uomini fossero tornati alla Preistoria, ma vuole intendere che la perdita dei raccolti, di un’ottima aspettativa di vita e di un’organizzazione statale resero prioritari i seguenti progetti:

  • Un’efficiente giustizia sociale.
  • Un sistema, ben costruito, di difese abbastanza forti da non permettere ai vicini di invadere il proprio territorio.

In un contesto non troppo dissimile, le popolazioni europee migrarono all’interno dell’Impero Romano dopo che il limes romano venne meno. In Gallia, per esempio, i Franchi fondarono il proprio regno a partire dai Merovingi, nel V secolo D.C., ma chi poteva garantire che il loro potere potesse essere riconosciuto dalla popolazione? Era necessario allora trovare un modo per farsi riconoscere membri di un ceto elevato e quindi formante una classe dirigente, il che significava raccogliere il maggior bottino durante le campagne belliche e i maggiori possedimenti terrieri. Quest’ultimo dato di fatto evidenzia come la proprietà privata stesse aumentando a dismisura nel primo Medioevo, spesso anche col contributo dei vescovi, che formavano delle circoscrizioni in cui poteva essere possibile costruire prima delle abbazie e poi dei monasteri. Questo fu una delle tante ragioni per cui la Chiesa riuscì a trovare un saldo appoggio anche al di fuori della penisola italiana, che allora, come abbiamo visto, non aveva ancora la guida politica del Vescovo di Roma, ma solo spirituale.

Risultò così che i re di questi regni romano-barbarici avessero tra i propri possedimenti veri e propri patrimoni, e che quindi il potere gestito fosse di tipo patrimoniale. Per esempio Carlo Magno, per incentivare la produzione agricola, finanziò a proprie spese quelle aziende allora note come “ville”. Ma cosa sarebbe successo se il monarca fosse morto all’improvviso? Normalmente tutti i suoi possedimenti passavano al suo primogenito, ma nella società germanica, che allora si era fatta strada con forza in Europa, era costume comune spartire l’eredità tra tutti i figli, così che sarebbe stato inevitabile che un possedimento terriero di grandi dimensioni si sarebbe ridotto a un insieme di piccole zone private, ciascuna delle quali aveva un proprio signore con una propria proprietà.

Inutile dire a proposito che la ricchezza, intesa come la capacità di potere d’acquisto, era sproporzionatissima: il re aveva bisogno di queste ricchezza così da poter confermare il suo status di regnante, e aumentare ulteriormente i suoi tesori. Sempre Carlo Magno, come abbiamo citato prima, invase il territorio dei Longobardi per ragione sia politiche che espansionistiche; tuttavia, ereditò già dal padre, Pipino il Grande, diversi territori conquistati nel 755 D.C. (e.g. La Frigia, una regione corrispondente all’Olanda e le coste occidentali della Germania). Ciò che fece consistette nell’usare i suoi soldi per far aumentare di numero il proprio esercito, inizialmente troppo piccolo per poter competere con i Longobardi.

La terra, intesa come dominio del sovrano, era l’altro requisito essenziale per poter essere riconosciuti come signori. Maggiore era la superficie occupata dal possedimento, maggiore sarebbe stato il potere e il prestigio del suo proprietario. Ma era sempre possibile donare la terra a chi non la possedeva (detto vassallo), così da aspettarsi una fedeltà assoluta nonché un servizio pressoché permanente, ed è da qui che si svilupparono successivamente i gradini della piramide sociale: il re, il vassallo, appunto, e i vassalli minori, divisi tradizionalmente in valvassori e valvassini.

Il Medioevo come periodo di transizione

Il Medioevo, come il nome suggerisce, è un’epoca posta tra due grandi periodi storici dominati da un potere centrale: indietro nel tempo, troviamo l’Impero Romano, sostenuto in gran parte dalla manodopera schiavile e da un efficiente sistema politico-militare; avanti nel tempo, gli Stati moderni, in chiara evoluzione politico-sociale ancora oggi. Sono quindi due differenti realtà rispettivamente inviluppate ed evolute nello scorrere dei secoli.

Sergi nel suo libro ci spiega come il Medioevo fosse un tempo “sperimentale”, piuttosto che statico, ossia egli lo definisce come un momento in cui presero luogo i primi cambiamenti antecedenti all’esplosione evolutiva dell’epoca moderna. Basti pensare che, a differenza di come facciano vedere numerose opere della cultura di massa, esisteva un certo grado di consapevolezza su un passato mitico e glorioso, dove la cultura e la conoscenza avevano raggiunto picchi altissimi (ma non bisogna prenderla come un attacco al Medioevo stesso, dato che la cultura fiorì in approcci differenti ma comunque ben evidenziati all’interno della società). La difesa della propria nazione, nonché della propria vita, era allora la necessità più impellente di tutti. Ed è per questo che dal mondo romano venne ripreso il diritto, ovvero l’insieme di leggi che regolano la vita di ogni cittadino all’interno del proprio territorio. Il codice giustinianeo del VI secolo D.C. fece da modello esemplare, ma la società germanica implementò alle leggi un ceto guerriero che fungeva da classe dirigente. Gli stessi popoli germanici avevano un proprio codice tramandato oralmente (dato che la scrittura, fatta eccezione per quella runica, non veniva usata al di fuori dei contesti religiosi), che venne assimilato già a partire da quel fatidico anno 406, quando il limes romano venne attraversato dalle orde di Goti in fuga dall’esercito unno, ma fu solo nel 643 che il sovrano longobardo Rotari ordinò la versione scritta del diritto longobardo. È da notare che nel rispetto dei costumi dei Latini e dei Germani, entrambi i diritti erano validi soltanto nei confronti del cittadino preso sotto esame. Quindi un latino non poteva essere punito per aver infranto una legge longobarda, ma solo in caso di violazione di una legge romana.

L’idea dell’ evoluzione indipendente, quindi senza unità e coerenza, delle leggi delle società di una stessa epoca viene definita particolarismo giuridico. La scrittura, per esempio, non aveva una propria forma standard che poteva essere compresa da persone di più regni diversi, cosa che poteva mettere in serie difficoltà i rapporti diplomatici fra di essi. Fu per questo che Carlo Magno, nel sogno di riunire l’Europa sotto la sua figura, emanò una riforma della scrittura che prese il nome di “carolingia”, o “carolina” in onore della famiglia a cui apparteneva l’imperatore del Sacro Romano Impero. Fu così che il particolarismo grafico venne notevolmente ridimensionato a favore di un tipo di scrittura comprensibile a tutti.

Oltre ai beni primari, anche il lusso forniva un supporto fondamentale per vivere nel medioevo. Ma cosa intendiamo esattamente per lusso? Il lusso è semplicemente una comodità, ottenuta tramite una notevole ricchezza, che migliora la qualità della vita e che quindi fa provare un forte senso di piacere. Qualcosa che ovviamente era possibile solo per i nobili, e non per i non-non nobili.

La società medievale secondo Adalberone di Laon

Adalberone di Laon, poeta e vescovo francese dell’undicesimo secolo, ci dà un’interessante suddivisione della società secondo tre classi principali:

  • Bellatores (“guerrieri”, “coloro che combattono”)
  • Oratores (“religiosi”, “coloro che pregano”)
  • Laboratores (“contadini”, “coloro che lavorano”)

Il classico bellatores era un uomo nato esclusivamente per la guerra, fortemente dedito all’allenamento fisico e a turni di lavoro praticamente interminabili, data la responsabilità che copriva. E tu ricoprivi questo ruolo solo se i tuoi sudditi ti riconoscevano quanto tale, dato che altrimenti sarebbe stato inutile usare la propria fortuna per un’armatura e, soprattutto, un costosissimo cavallo da guerra (anche se generalmente, si ottenevano anche come regalo o concessione da parte del sovrano).

Quello che Adalberone non ci dice è che effettivamente prestasse il comando nella società: prevedibilmente, erano entrambe le prime due classi, che si specializzarono rispettivamente in attività fisiche ed intellettuali. Per essere un membro della classe dirigente non era d’altro canto necessario essere di sangue blu: questa prerogativa sarebbe stata presa in considerazione solo a partire dal Basso Medioevo, quando la porosità fra le diverse classi sociali divenne molto più marcata rispetto ai primi secoli successivi alla caduta di Roma.

Per usufruire di questo prezioso ascensore sociale, bastava:

  • Combattere valorosamente sul fronte.
  • Incominciare un’attività ecclesiastica, nel caso non si volesse divenire bellatores.
  • Accumulare una propria ricchezza tramite tributi o bottini ottenuti durante le campagne militari.

In questa fluidità esisteva questa possibilità di elevarsi rispetto agli altri, e chi poteva raggiungere il ceto alto otteneva l’appellativo di “Dominus” (“signore”), e successivamente di “Nobilis” (già più selettivo semanticamente). Ma se il contrario del nobile era l’ignobile, quindi una persona spregevole dal punto di vista morale, allora la categoria che stiamo analizzando va valutata solamente secondo un punto di vista morale! È importantissimo ricordarsi di come allora i privilegi ed i ruoli venissero spartiti secondo questi comportamenti e prerogative.

Il mondo romano ci dà un chiaro esempio di come l’esercito fosse vitale, nonostante costituisse un organismo a parte nello Stato: la cavaliera era tendenzialmente spietata nei confronti dei nemici, ma manteneva un proprio codice d’onore che evitava il totale eccidio ingiustificato. L’impatto col mondo germanico comportò la scomparsa del mondo senatorio, ossia quella classe di dirigenti che usava più la propria forza intellettuale come prestigio sociale: da allora, fu mandatario armarsi, andare a cavallo e permettersi un’armatura abbastanza robusta da permettere l’incolumità del cavaliere. Tuttavia, i costi erano altissimi e fu la concorrenza a migliorare i reparti militari in una continua corsa agli armamenti, grazie anche al mix di culture che si susseguirono nei secoli. La staffa, ossia quello strumento con cui fare presa sul cavallo sia per stabilizzarsi sia per spronarlo, venne introdotta in Europa dai Normanni, grazie alle quale vinsero ad Hastings nel 1066.

L’arte bellica costituiva in principio una realtà di tutti i giorni, anche in piccola scala. Il ruolo sociale dei combattenti era molto importante, poiché necessitavano di un seguito militare che li seguisse e li sostenesse, nonché del supporto offerto da un fido cavallo da guerra. Più nel dettaglio, il feudatario selezionava tra i contadini le persone più adatte a divenire cavalieri; solo a quel punto era definitiva la scelta di formare un proprio gruppo di soldati, i quali avrebbero ottenuto come pegno di fiducia un pezzo di terra da possedere, così da poter lasciare il ceto contadino una volta per tutte. I “miles” si riconoscevano collettivamente e se non erano necessarie le investiture nell’Europa continentale, in Inghilterra erano invece obbligatorie, dove rivestivano difatti l’unico modo per poter entrare nell’aristocrazia.

Parte 2: Le fonti

Le fonti sono quei reperti di vario genere che ci permettono di comprendere come fosse organizzata la società...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher WalterSmith di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Venditelli Marco.
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