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Esperienze cristiane nel primo millennio

Diffusione del Cristianesimo nell'Impero Romano

La diffusione del Cristianesimo nell'Impero Romano fu aiutata dalle chiese e dalla separazione tra laici e clero. Le chiese si svilupparono perlopiù in città e il territorio circostante, cioè la diocesi, fu dato in mano ai vescovi. Il vescovo, cioè la guida spirituale amministrativa della comunità, era eletto dai laici insieme al clero e venivano scelti tra le famiglie che costituivano l'élites urbane.

Tra il IV e il V secolo, inoltre, ci furono raggruppamenti di più diocesi che furono sottoposti a un vescovo di rango superiore: il metropolita. Questi ultimi, sia a Gerusalemme che a Costantinopoli, presero il titolo di patriarchi.

Molto importanti per quanto riguarda le chiese furono i concili universali, convocati dagli imperatori per definire i dogmi e i canoni della chiesa.

Il problema più grave per quanto riguarda il Cristianesimo fu il conciliare il monoteismo con la credenza nella Trinità: duplice natura di Cristo sia umana che divina. Per non creare ulteriori dispute, gli imperatori emanarono vari editti in modo da formulare dogmi accettabili da chiunque, andando nello stesso tempo a denunciare quelle credenze ritenute eresie.

Esempio fondante fu l'Editto di Costantino emanato a Nicea del 325 con cui condannò l'arianesimo o anche quello di Giustiniano nel 544 che condannava il nestorianesimo.

Il fenomeno della vita monastica

Accanto al Cristianesimo nacque il fenomeno della vita monastica, cioè la vita solitaria, con la quale si rinunciava ai beni terreni. Uno dei primi gruppi a far parte di questa esperienza furono gli Eremiti che si ritirarono all'interno delle necropoli o sugli alberi. I padri di queste comunità, ormai abbastanza vaste, furono gli Abati.

La prima comunità fu organizzata dall'egiziano Pacomio nel IV secolo, che coinvolse anche le donne. Queste comunità, diventando sempre più numerose, ebbero bisogno di norme che regolassero la vita dei monaci. Le prime furono prodotte in Oriente nel IV secolo sempre da Pacomio accompagnato da Basilio di Cesarea, mentre in Occidente furono prodotte da Benedetto da Norcia, ma soprattutto riguardanti i monasteri femminili.

Tutte le regole furono uniformate dall'imperatore Ludovico Il Pio nell'817, che decise che la regola benedettina dovesse essere il testo di riferimento per tutti i monasteri dell'Europa carolingia.

I monasteri, oltre ad essere i luoghi di preghiera e di formazione intellettuale, furono più che altro centri di organizzazione economica e politica della società rurale. Infatti, furono fondati da sovrani e dalle grandi famiglie aristocratiche, diventando così anche luoghi di donazione. Intorno a monasteri maggiori, inoltre, vi erano molte famiglie contadine che trovavano in questi migliori condizioni di vita.

Educazione e cultura nell'Occidente medievale

Tra il VII e l'XI secolo, la società occidentale era maggiormente analfabeta, c'era infatti il mancato ricorso alla scrittura: si procedeva soprattutto per via orale e il nuovo assetto politico ed economico non permetteva testi scritti. Inoltre, si aggiunse la scomparsa delle scuole.

Le scuole cristiane divennero quindi luogo dell'apprendimento elementare sia dei chierici che dei laici, così che la cultura divenne monopolio della chiesa. Carlo Magno, promuovendo poi l'istruzione per formare i funzionari destinati all'amministrazione e il clero destinato alla cristianizzazione, aprì le porte al Rinascimento carolingio.

Questo riuscì grazie alle sue tre principali riforme: la riforma della liturgia per far pregare i chierici dell'impero tutti nello stesso modo, il miglioramento della loro formazione e l'affermazione della scrittura all'interno degli affari politici.

Progetti territoriali e signorie ecclesiastiche

Lo sviluppo di progetti territoriali da parte di vescovi e abati diede vita a delle signorie ecclesiastiche autonome. Le famiglie aristocratiche che avevano fondato i chiese monasteri cercarono di impossessarsi in maniera duratura delle cariche ecclesiastiche, rendendole persino ereditarie. Questo perché erano lucrose e si potevano controllare patrimoni ingenti. Gli aristocratici che però riuscivano ad ottenerle non avevano né una preparazione né una vocazione adatta, è per questo che si mise in atto una riforma già iniziata dai sovrani carolingi.

La rivoluzione migliorò la formazione del clero, istituì un modello gerarchico subordinato ai metropoliti e inoltre fu istituita la decima gestita dal vescovo che doveva sostenere il clero e soccorrere i poveri. Per le donne, invece, l'unica carica che potevano esercitare era all'interno dei monasteri, non potevano partecipare all'amministrazione dei beni ecclesiastici.

Con il crescente intervento regio, i sovrani cristiani si fecero difensori della Chiesa di Roma, soprattutto in Germania dove si distinse la dinastia degli Ottoni. L'autorità regia iniziò ad essere designata dai vescovi e con il "Privilegium" del 962, Ottone I riuscì anche a far cadere il controllo imperiale sulle elezioni pontificie, da qui che i papi furono legati al trono imperiale.

Riforme e lotte interne alla Chiesa

Dal X secolo si comincia a sentire il bisogno di due riforme: la moralizzazione del clero e la tutela delle istituzioni ecclesiastiche dal mondo laico. Questo però non fu possibile a causa della mancanza dell'autorità papale che era subordinata a quella imperiale. Proprio per questo, iniziarono molteplici riforme che videro come protagonisti principali i monaci dell'abbazia di Cluny.

L'abbazia riuscì a conquistare una forte autonomia e i monaci di Cluny elaborarono un nuovo stile di vita monastico che era basato sulla specializzazione liturgica. Cluny, dopo aver riconosciuto il primato papale, ottenne l'autorizzazione di porre i monasteri che accettavano il nuovo modo di vivere la regola benedettina sotto la sua autorità. Nacque così l'ordine cluniacense, che divenne una potenza della Chiesa riformata.

Da qui anche il clero secolare volle rimandare a forme di vita più rigorose e spirituali. Una spinta al rinnovamento fu data dal laicato, soprattutto degli abitanti delle città, che vedevano come oggetto di contestazione le ricchezze accumulate e gestite dai prelati. A Milano e Firenze nel XI secolo ci furono violente lotte da parte della pataria, cioè il movimento popolare che non riconobbe più la validità dei sacramenti amministrati da sacerdoti concubinari.

Fu l'imperatore Enrico III a sostenere l'istituzione pontificia nominando una serie di papi riformatori. Importante fu la riforma fatta da Leone IX che iniziò una dura battaglia contro la simonia e il concubinato. Alla morte di Enrico III lo succedette Niccolò II che fece nuove regole per l'elezione pontificia, la scelta di quest'ultima fu riservata ai cardinali escludendo quindi i laici e l'imperatore.

Matrimonio dei chierici

Proibito fin dal IV secolo, il matrimonio dei chierici fu tollerato dalla Chiesa per tutto l'alto medioevo. Il concubinato (unione di un uomo e una donna non sancita da un vincolo matrimoniale ma che riconosceva ai figli la condizione di figli naturali ammessi all'eredità), fu spesso la soluzione. Il divieto ribadito da Gregorio VII suscitò reazioni vivaci perché il provvedimento colpiva molti religiosi ed ecclesiastici. Nemmeno la proibizione del matrimonio per tutti i chierici stabilita nel 1123 dal concilio lateranense riuscì a contenere il fenomeno. Infatti, fino alla fine del medioevo non erano rari i casi di sacerdoti sposati o concubinari.

Progetti di Gregorio VII

Dopo le varie rivoluzioni, un grande progetto fu quello di Gregorio VII che impose alla Chiesa un modello gerarchizzato che vedeva il papa come unico vertice e la separazione tra laici ed ecclesiastici. Questa nuova struttura gerarchica vedeva il papa come guida morale della Chiesa andando però a minare l'autorità dell'imperatore, proprio da qua si cominciò a mettere in discussione i rapporti tra papato e impero.

Gregorio VII nel 1075 fece il “Dictatus Papae” che prevedeva l'autorità superiore del papato sia sulla Chiesa sia sui poteri laici. Solo il papa poteva deporre i vescovi o gli imperatori e convocare i concili: progetto per una monarchia universale della Chiesa. I vescovi si schierarono quasi sempre dalla parte dell'imperatore per proteggere le ricchezze materiali così che nel 1076 l’imperatore Enrico IV convocò un concilio di vescovi tedeschi dove si decise di deporre il papa. Questo portò Gregorio a reagire scomunicando l'imperatore. Enrico IV così provò a far revocare la scomunica restando per 3 giorni davanti al castello dove il papa alloggiava, fino a che non fu ricevuto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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