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Storia medievale - i beni fondiari degli ordini monastici

Riassunto di un capitolo del libro di Donata De Grassi riguardante i beni dei monasteri e la loro gestione. Interessante e lucida analisi della problematica per l'esame di Storia medievale del professor Cammarosano. Tra gli argomenti trattati: i beni fondiari, i monasteri italiani, l'economia medievale.

Esame di Storia medievale docente Prof. P. Cammarosano

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monasteri. Fino a poco prima del XIII secolo i patrimoni che si erano formati,

avevano trovato la loro origine da trasferimenti di beni e diritti:

autorità potenti;

• autorità laiche come le dinastie d’ufficio.

Si trattava quindi di trasferimenti di beni e di terreni e questo faceva degli abati,

non solo i responsabili della gestione economica dei possedimenti, ma anche dei

titolari di prerogative di dominio e coercizione sugli uomini. A questi diritti si

collegava:

l’esercizio di diritti pubblici;

• amministrazione della giustizia (era una fonte di proventi, ma soprattutto

• delineava nell’abate la figura del dominus)

l’amministrazione della giustizia costituiva una prerogativa degli abati e delle

badesse e pare non venisse delegata agli avvocati e ai laici, ma come viene

detto anche in alcuni documenti, spesso veniva esercitata direttamente.

Il ruolo, che sempre più frequentemente gli abati assunsero, condusse ad un

aumento della dimensione temporale delle loro prerogative. Questa caratteristica

si accentuò a partire dal XIII secolo, quando si concretizzò il progetto di

costruzione di uno stato di tipo regionale, portato avanti dai patriarchi. Sempre

maggiore peso venivano ad assumere i principali monasteri benedettini. In questo

ambiente, si accrebbe il ruolo di dominatori di coloro che reggevano il monastero

nei confronti di gruppi di uomini, differenti per stato sociale e funzione svolta. A

unire gli abati agli uomini che gravitano attorno al monastero sono ancora una

volta i patrimoni fondiari:

concessione di usufrutto di terre;

• redditi;

• diritti, che creano una rete di obblighi e dipendenze.

I benefici dei possedimenti fondiari, potevano essere anche ceduti, in cambio di

servizi di diverso genere:

1. prestazione di un servizio amministrativo o domestico;

2. lavoro artigianale;

3. fedeltà politica e servizio militare.

I monasteri maggiori avevano propri seguiti militari e su essi gravava il dovere di

andare a rimpinguare l’esercito patriarcale, obbligo che dava il diritto di poter

avere voce in Parlamento.

Anche in questo settore, l’abate assumeva funzioni diverse, che andavano ad

intersecarsi nel ruolo di senior, dal quale si riceveva l’usufrutto di possedimenti

patrimoniali e a cui si doveva fedeltà e prestazioni militari.

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ad ogni modo, attorno ai possedimenti territoriali del monastero, si accendevano

relazioni che solo in minima parte erano di ordine economico e che

coinvolgevano:

la gestione materiale della terra;

⇒ la percezione dei suoi frutti;

⇒ ripartizione e l’uso dei suoi proventi.

La terra veicolava le relazioni tra i proprietari, ma anche tra gli ecclesiastici e i laici.

Queste relazioni, di frequente non si sviluppavano su un piano di coerenza, ma

scatenavano spesso tensioni e conflitti, in cui erano coinvolti anche beni materiali

e funzioni dominative. I beni fondiari erano un dono verso il monastero i cambio di

beni spirituali come:

intercessione per defunti;

⇒ riscatto dei peccati;

⇒ compensare occupazioni ilecite di terra;

⇒ chiudere vertenze giudiziarie;

⇒ sanare usurpazioni di diritti;

da parte monastica, invece, le concessioni di possessi ai laici volevano segnare la

nascita di rapporti di fedeltà politica e militare o di un modo di relazionarsi più

stretto e diretto.

I lasciti testamentari continuano ad alimentare i patrimoni delle fondazioni

monastiche, a differenza di altre zone d’Italia, in cui il monachesimo era entrato in

crisi, anche a causa dell’esaurirsi delle donazioni dei fedeli. Per grande parte del

Duecento, rimasero forti gli incrementi del patrimonio fondiario realizzati attraverso

l’acquisto di terre. Il patrimonio fondiario dei monasteri riuniva una ricchezza che

portava nel tempo i suoi risultati e a cui erano legate forme di:

di relazionalità;

Ù di dominio sugli uomini;

Ù di offerta o di ricerca di protezione;

Ù

beni dai quali non si poteva prescindere. Per provvedere però alle necessità di

liquidità, era necessario convertire i proventi della terra in denaro, passaggio

condizionato dall’andamento dell’economia agraria e dai tempi lunghi necessari

a raccogliere le rendite in derrate e portarle sul mercato.

In altre località, invece, lo sviluppo e la crescita dei centri urbani aveva creato

uno sviluppo sempre maggiore anche dei mercati, a causa del maggior

rifornimento di derrate alimentari, commercio in cui si erano inseriti anche gli enti

eecclesiastici. In Friuli, la situazione si presentava sotto un aspetto completamente

diverso, forse proprio per l’esiguità dei centri di tipo cittadino e per i tempi più lenti

di sviluppo. Non pare inoltre che il contributo dei monasteri sia stato qui rilevante

dal punto di vista dell’incremento dell’edilizia cittadina

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche e filosofiche
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Cammarosano Paolo.

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