Storia medievale
Medioevo: introduzione e definizioni
Medioevo -> La religione è un elemento importantissimo. Non è però un periodo oscurantista – questo è un pensiero degli illuministi che usavano la ragione (i medievali usavano la superstizione).
Inizio – 476 d.C. = caduta Impero romano d’Occidente. Fine – 1492 d.C. = scoperta dell’America. Sono però date convenzionali e sono state date posteriormente nel Rinascimento e non sempre valgono per tutti: la Germania, per esempio, pensa che il medioevo finisca nel 1517 – Lutero affigge le sue 95 tesi a Gutenberg.
Alcune definizioni
La chiesa si divide in:
- Chiesa secolare = episcopo
- Vescovi (arcivescovi) = dal greco (sorvegliante), ecclesiastici che fin dall’antichità si sono insediati nelle città. Officiano i riti nella cattedrale (chiamata così perché c’è una cattedra vescovile da dove dice la messa). Coordina il lavoro dei sacerdoti. È quindi il capo della diocesi (distretto, territorio dove si trovano le chiese) e la sua carica è a vita. I vescovi sono tutti aristocratici che si dedicavano alla lettura e allo studio. Inizialmente poteva essere sposato, poi dal IV secolo deve essere celibe e non avere altri tipi di incarichi.
- Sacerdoti (presbiteri)
- Diaconi
- Hanno la responsabilità di occuparsi della cura delle anime, cioè devono formare i fedeli e preoccuparsi della loro salvezza spirituale attraverso i sacramenti, cosa che per l’uomo medievale era di estrema importanza. Esistono vari tipi di chiese: se i vescovi officiano nelle cattedrali, i sacerdoti lo fanno:
- Nelle pievi – che hanno la fonte battesimale, cioè si può battezzare
- Nelle cappelle – non hanno fonte battesimale. Si possono solo officiare messe.
- Chiesa regolare = chi ne fa parte si basa su delle regole quindi "Ora et labora".
- Ordini monastici = Benedettini (San Benedetto, Certosini, Cistercensi, Camaldolesi). Nascono in età molto antica, risiedono nei monasteri o abbazie. Sono gruppi di eremiti che vivono isolati in comunità dedicando la loro vita a pregare e lavorare. I monaci NON sono preti -> non possono quindi celebrare messe.
- Ordini mendicanti = Francescani, Domenicani, Eremitani, Serviti. Nascono nel XIII secolo. Vivono in conventi e sono chiamati frati (da fratelli). Sorgono all’interno delle città proprio perché vogliono il contatto con la gente (il contrario dei monaci). Anche i frati NON sono preti.
Cristianesimo nel tardo impero romano
Cristianesimo: nasce in età tarda classica e poi si diffonde a macchia di leopardo dalle varie città dell’Impero romano.
Nel 313 d.C. = editto di Milano. Costantino riconosce il cristianesimo come una religione lecita. 392 d.C. = Teodosio con due provvedimenti di legge fa diventare il cristianesimo l’unica religione praticabile, mettendo al bando le altre religioni pagane. Perché gli imperatori cambiano idea? Perché si rendono conto del cambiamento sociale e culturale del mondo romano e non solo. Cercano quindi di adattarsi il più possibile al mondo che cambia.
Organizzazione delle chiese locali
Si costituisce una «rete» di episcopati. Alcuni sono più importanti; si chiamano arcivescovi, o metropoliti (in qualche caso anche «patriarchi») = capo di un insieme di diocesi. Subordinano gli altri, detti suffraganei. Sedi metropolitiche più importanti:
- Italia: Roma, Milano, Ravenna, Aquileia
- Oriente: Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Costantinopoli
Il papa (padre) fino all’XI secolo ha solo un primato morale e non sostanziale. Il suo ruolo è favorito dal fatto che gli imperatori non risiedono più a Roma dal 286 (si spostano a Milano e poi a Ravenna).
(Duomo – chiesa più importante della città non vescovili, in alcuni casi coincide con la cattedrale).
Monachesimo
Il monachesimo presenta il modello eremitico e modello cenobitico (cioè seguono una regola seguita da una comunità. Cenobio è sinonimo di monastero e abbazia). Esempi orientali – Antonio (Egitto fine III sec) e Basilio, vescovo di Cesarea, importante perché ha dato la regola basiliana che seguono gli orientali.
Il monachesimo benedettino è il più diffuso e ha moltissimi filoni, essendo nel tempo interpretato in più modi. Prima di questo ci sono state altre esperienze occidentali non benedettine. Queste regole tendenzialmente non sono durate molto a lungo, sono state surclassate dalla regola benedettina – scelta dall’impero carolingio (fine VIII – inizio IX) come unica che doveva essere praticata dall’impero per varie ragioni:
- Uno degli obiettivi era l’uniformità all’interno dell’impero in tutti i settori: amministrazione civile, culturale (si inventa la scrittura carolina: caratteristica per la sua leggibilità)
- Si interviene sulle vite dei religiosi, sia per chi vive in comunità sia per quelli secolari
- La regola benedettina viene scelta perché privilegia l’obbedienza (all’abate). I monasteri non volevano solo potere religioso ma anche politico = sono anche il luogo dove vengono rinchiusi gli oppositori politici per le penitenze.
Monachesimo celtico
Si sviluppa in Irlanda: terra singolare che non aveva conosciuto la romanizzazione e di conseguenza la cristianizzazione. Tra il V e VI secolo i monaci missionari provvedono all’evangelizzazione dell’Irlanda. Questa non è una caratteristica del monaco benedettino (che si isolavano). Missionari furono: Patrizio (V sec), Brandano (VI sec), Colombano (VI-VII sec). (Erano diversi perché per esempio, i monaci celtici avevano un altro modo di calcolare la pasqua.)
Questi monaci scrivono dei testi chiamati penitenziali: elenchi dove sono scritti dei peccati e accanto le penitenze per espiare le colpe. Tutte pratiche che non appartengono ai benedettini. Questi monaci missionari poi si spostano dall’Irlanda in Inghilterra e in Scozia e da lì riattraversano la Manica e svolgono l’evangelizzazione anche nell’Europa continentale assieme anche ai benedettini “tradizionali”, arrivando anche in Italia. In Irlanda non c’erano città: il fenomeno urbano era tutto romano e occidentale. Quindi anche le diocesi con al centro il vescovo è una cosa che non si può applicare. Diciamo che queste diocesi c’erano ma non avevano una cattedrale, ma un monastero con a capo il vescovo = è un po’ un ibrido.
In età longobarda (regno dal 568 – 774) e poi franca i monasteri sono di fondazione signorile/aristocratica/regia. Solo con san Benedetto è successo che un monaco fondasse un monastero. In questa prima età dell’alto medioevo, spesso sono anche monasteri femminili con le monache.
Quali sono i vantaggi per una famiglia di grandi proprietari nel fondare un monastero?
- Patrimoniali: tutti i figli maschi ereditavano nella stessa misura e costruire un monastero serviva ad allargare il patrimonio con terre (patrimonio fondiario) che poi venivano distribuite. A capo del monastero veniva messo un membro della famiglia. Il patrimonio della Chiesa è inalienabile = queste terre non si potevano vendere.
- Di prestigio: sia verso i propri pari che verso i più poveri, e per chi viveva all’interno delle terre del monastero stesso o vicino. Si sapeva di poter contare su questa famiglia in casi di emergenza. Il monastero era sicuramente visto come luogo sacro, per cui lavorarci significava avere in qualche modo la salvezza, la benevolenza di Dio.
- Economici (donazioni, elemosine, culto delle reliquie): per esempio, sulle terre potevano essere costruiti mulini. In più, in punto di morte le famiglie decidevano di donare monasteri per “farsi amico” Dio. Le reliquie attirano lasciti, regali e un certo flusso di pellegrini che portavano ricchezza.
- Spirituali: per compensare le varie mancanze fatte da chi li costruiva, un po’ per espiare i peccati.
Privilegi dei monasteri IX - X sec.
Immunità e esenzione= i monasteri sono sottratti al controllo dei vescovi e delle autorità laiche. In questa fase storica (età carolingia) possono costituire una sorta di isola anche giurisdizionale. Immunità: nessun pubblico ufficiale può entrare nelle terre del monastero per esercitare il suo lavoro. (diciamo che è la stessa logica di oggi con il Vaticano) = dentro gli spazi controllati dal monastero l’abate decideva ciò che riteneva giusto.
Questo privilegio si sente particolarmente dopo la fondazione del monastero di Cluny nel 910:= situato in Borgogna, si avvale di questo privilegio (scritto proprio nell’atto di fondazione): si dice che i monaci sono sotto l’autorità dei Santi Pietro e Paolo – cioè i monaci non devono essere controllati dal vescovo della diocesi, devono obbedienza solo al Papa.
Rinnovamento all’interno della Chiesa tra XI - XIII sec.
Roberto di Molesme fonda i cistercensi (1098): sono in contrapposizione con Cluny perché essi non cercano l’esenzione al controllo del vescovo. I cistercensi hanno la caratteristica di cercare di vivere in luoghi isolati. Cercano un rinnovamento della Chiesa nel segno della povertà, dell’essenzialità. – tanto è vero che le chiese cistercensi sono molto semplici.
Pauperismo: sforzo di tornare all’origine del cristianesimo alla ricerca della povertà. Molto presente negli ordini mendicanti. C’è una corrente pauperistica molto forte all’interno delle eresie = laici che seguono un modello non approvato dalla Chiesa.
Regni e impero
Che cos’è la regalità medievale?
Regni romano-barbarici = primi regni formati dopo la caduta dell’Impero romano occidentale. Si chiamano così perché fondano elementi della tradizione romana e barbarica:
- Regni romano-barbarici sono – Italia = Ostrogoti (dopo vengono Longobardi), Francia = Franchi, Spagna = Visigoti, Africa settentrionale = Vandali.
Elementi romani
- Centralità del diritto con codici di leggi scritte: es. editto di Rotari = raccolta di leggi longobarde che non hanno niente di romano, ma sono scritte in latino.
- Principio della territorialità del potere: per i romani il potere e la legge si esercitano su un territorio, non sulle persone. Questo è un principio che si insedia piano piano perché prima c’era il principio di personalità del diritto = dipende dall’etnia da cui provieni e in base a quello venivi giudicato con diversi diritti. (se in un territorio convivono romani e ostrogoti, i romani vengono giudicati secondo il diritto romano e gli ostrogoti con il loro).
Elementi barbari
- Enfasi sul ruolo militare del capo: Il re barbaro era il primo tra i pari ed era un capo militare: a volte veniva scelto per specifici casi: es. longobardi avevano dei re occasionali (scelti quando c’era una guerra o quando si dovevano fare delle migrazioni)
- Legame del capo col popolo: il re lo era di un popolo non di un territorio (spesso varie etnie convivevano come i longobardi che erano composti anche da Avari e altri).
- Differenza con i romani – l’imperatore romano era un Dio. Ad un certo punto, nel regno Franco si introduce l’elemento della sacralizzazione del sovrano:
Pipino il Breve (padre di Carlo Magno) – nel 751 depone il re legittimo (dei merovingi) e si autoproclama re; per giustificare questo colpo di stato inventa la cerimonia della Sacra Unzione: chiama il vescovo più importante e si fa consacrare = idea che si rifà alla Bibbia, quando i re d’Israele venivano unti e consacrati con un olio sacro (il Santo Crisma) da un inviato del signore. È come dire voi nuovi Franchi siete come Israele. Dopo un po’ di anni, Pipino rinforza questa cerimonia facendo venire il Papa e fa consacrare non solo lui, ma anche la moglie e i figli = significava che Dio era con lui e la sua famiglia.
Il problema della successione
Nel mondo medievale la successione è quasi sempre elettiva, non ereditaria. Questi criteri si mescolano attraverso un sistema misto: la famiglia cercava di far eleggere il figlio ma per farlo il figlio doveva essere eletto dai grandi del regno e la proclamazione avviene davanti il populus. Ecco perché in alcuni casi ci sono delle successioni ben definite (di padre in figlio) con delle associazioni al trono prima della morte del padre = una breve fase in cui entrambi governano per avviare il figlio. A volte le dinastie cambiano: es. i franchi = i carolingi (fine V sec – 888), poi si costituirà il Sacro romano impero. I primi imperatori sono i duchi di Sassonia (che si chiamano tutti Ottone), poi le dinastie cambiano 3 o 4 volte.
Il re è sempre un aristocratico (non re norvegese Sverre I) – un aristocratico vive della proprietà della terra. Non lavorava perché lavorare era un marchio di inferiorità sociale. Solo nel basso medioevo il lavoro verrà rivalutato. Chi lavorava veniva definito -> popolo. = non si può avere un re mercante. Venezia è un caso particolare perché non c’è nemmeno il re, ma c’è il doge che faceva parte di famiglia di mercanti (tutte le famiglie veneziane erano mercanti).
Differenza tra re e imperatore
L’idea del re come figura sacra – i re hanno anche poteri taumaturgici = potere di guarire dalle malattie attraverso il solo tocco. Questa credenza non faceva altro che alimentare l’idea della sacralità. Perché si aveva questa credenza?
- Inizialmente l’entourage del re mette in giro la voce, non c’è una prova precisa.
- Ad un certo punto si vede che il re non poteva guarire tutte le malattie, ma a quanto pare solo una: quelle delle scrofole = malattia che provoca dei rigonfiamenti. Questi rigonfiamenti però sparivano da soli ed è per questo che si comincia a credere che fosse effettivamente il re a guarire le persone malate.
- Credenza durata per secoli, l’ultimo fu Carlo X (1830). Tantissima era l’autoconvinzione.
Che è l’imperatore?
Figura che venne ripresa solo con Carlo Magno (deceduta dopo l’Impero romano) facendo così rinascere l’impero in Occidente la notte di Natale dell’800. L’idea precisa del ruolo che deve svolgere il re dei franchi l’avevano -> gli ecclesiastici alla corte di Carlo M. Il re dei franchi nell’800 era re di molti popoli (il suo dominio arrivava all’Italia del nord, Francia, Germania, e Balcani. = quindi non può continuare a farsi chiamare solo re dei franchi.
Allora – nella notte di natale dell’800, il Papa unge Carlo Magno imperatore. Ciò significa:
- Che governa su molti popoli.
- È il papa a decidere chi è l’imperatore e che a lui spettano delle funzioni specifiche: il suo ruolo è quello di difendere i cristiani, la Chiesa.
Il re governava un popolo e un territorio. L’imperatore governava più popoli e territori, ed era difensore dei cristiani. Il titolo imperiale NON poteva essere diviso tra tutti i figli maschi come con il titolo regio. A Carlo Magno era andata bene perché aveva solo un figlio, ma a quest’ultimo no, dato che ne aveva 3. Anche per questo si capisce che è meglio scegliere l’imperatore su base elettiva e non dinastica e che ci sia un controllo da parte delle aristocrazie e da parte del Papa. Anche per questo il Papa = difensore unico della cristianità. Imperatore = capo laico. L’imperatore è superiore a tutti gli altri re, ma non si intrometteva negli affari interni degli altri regni (Francia, Inghilterra, Italia meridionale, Spagna, ecc.)
Comunque resta una questione complicata -> gli imperatori non vogliono sottomettersi all’autorità papale (dato che era lui che li eleggeva). = conflitto nel XIII secolo tra Gregorio VII e Enrico IV.
Le grandi riforme
I Severi (193 – 235)
Leptis Magna, 193: Settimio Severo, originario di Leptis Magna, predilesse la Siria come area di residenza, trasformò l’esercito di confine in un esercito stabile, stanziando sul limes le famiglie dei combattenti. Ridusse i poteri del Senato, abolì l’appalto delle imposte (= si affidava a qualcuno l’incarico di riscuotere le tasse) e soppresse i privilegi di Roma e d’Italia. Favorì l’ingresso dei barbari nell’esercito: molti barbari desiderano migliorare la propria posizione lottando nell’esercito romano. Così i romani non devono fare la guerra, preferendo stare ad amministrare le terre. Costitutio Antoniana, 212: Caracalla promulga la Costitutio Antoniana con la quale si estendeva la piena cittadinanza romana a tutti i provinciali liberi.
Diocleziano (284-305)
Grande riforma costituzionale di decentramento dell’amministrazione statale: instaurazione della Tetrarchia (Diocleziano e Massimiano = Augusti; Galerio e Costanzo Cloro= Cesari). L’impero viene ripartito in 4 grandi aree:
- A Diocleziano tocca l’Oriente con capitale Nicomedia;
- Massimiano l’Occidente (Italia e Africa), con capitale Milano;
- A Costanzo, la Spagna, la Gallia e la Britannia (Treviri, in Germania e York);
- A Galerio l’Illirico (area balcanica), la Macedonia e la Grecia (Sirmio).
Passati vent’anni gli Augusti dovevano cedere il potere ai Cesari, i quali dovevano scegliere altri due coadiutori e successori. Perché Diocleziano sceglie la tetrarchia? – perché l’impero è davvero troppo grande per essere governato da solo, e le culture tra i diversi popoli.
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