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La fine del mondo antico

Organizzazione italico-ellenistica dell'area mediterranea

La civiltà mediterranea antica venne a costituirsi dall'intreccio di popoli che occupavano la fascia temperata calda dell'emisfero settentrionale (Mediterraneo- Mar Cinese Orientale). Il loro stanziamento fu progressivo, data la mole urbanistica e di strutture organizzative di ambito amministrativo-militare-sacerdotale. Nel frattempo, a nord, erano presenti le cosiddette popolazioni arie a economia pastorale ancora nomadi o seminomadi che, secondo complesse dinamiche di integrazione o aggressione, si andavano man mano incorporandosi con le popolazioni delle regioni meridionali, in direzione dell'Anatolia, del Gange, in Italia e in Grecia. Tra Oriente e Occidente si trovavano le popolazioni a lingua semitica (Mesopotamia, Siria e Palestina) e camitica (Egitto).

La civiltà ellenica ebbe un grosso impatto culturale nel Mediterraneo e nel Medio-Oriente. Si trattava della fusione dei popoli preesistenti nella Grecia e a Creta con i popoli immigranti indoeuropei e con le popolazioni mediterranee di Asia e Africa con cui ebbe rapporti di commercio che si andavano via via intensificandosi (Età Micenea XV-XIII, Età Classica fino al IV e culminarono nell'Età Ellenistica IV-II, con Alessandro Magno.

Nel profilo ellenistico, si manifestò l'interesse verso i culti salvifici e universalistici tipici della tradizione orientale contribuendo all'acuirsi del fenomeno del sincretismo religioso. Inoltre, contatti anche con il mondo latino influenzarono l'urbanistica greca che si estendeva con la presenza di colonie in Sicilia, Italia meridionale e sud della Gallia. Ricordiamo, inoltre la fortuna di questi regni che nonostante la dissoluzione dei regni alessandrini influenzarono la filosofia e la letteratura latina le quali traevano ispirazione. Il più importante elemento ereditato dalla cultura greca è sicuramente il connubio tra potere politico e tessuto sociale: si tratta di un processo che culminò in età Imperiale per cui la cittadinanza fu estesa a tutti i maschi adulti liberi e le porte del Senato furono aperte a tutti i cittadini che si erano distinti al servizio dell'Impero, non solo, quindi, i membri delle famiglie patrizie.

II-I sec. a.C.  Espansione di Roma in Oriente e “inglobamento” dell'eredità ellenistica
I-II sec. d.C.  Apogeo della potenza imperiale romana

Profilo dei ceti dominanti

I seggi del Senato, oltre ad essere occupati dalle aristocrazie latifondiste, lo erano anche dai cavalieri, impegnati in attività burocratiche e amministrative. Affianco ai cavalieri c'erano le aristocrazie locali (i civites romani colti e dignitosi che si occupavano di amministrazione e si imponevano sui ceti rurali periferici). Essi, ambivano alla carica equestre che a loro volta ambivano alla carica senatoria. Nel Tardo antico, a Roma, l'organizzazione delle gerarchie sociali e l'organizzazione politica, si fondavano su una fluidità dell'ordo senatorio per cui i membri delle famiglie patrizie accedevano facilmente alle cariche civili e i funzionari e i burocratici che si fossero distinti nel loro compito avrebbero ottenuto un seggio in Senato in qualità di viri clarissimi. Questo sistema garantiva all'Impero il sostegno di un ceto potente e compatto grazie alla fitta rete di parentele e amicizie. Conseguenza di tale riorganizzazione, però, fu la sclerotizzazione e l'irrigidimento di una società fino ad allora fluida che portò necessariamente a vincolare ciascuna categoria sociale al suo lavoro.

Il territorio fu diviso in diocesi che facevano riferimento alle prefetture del pretorio le quali convergevano nel governo centrale. Per quanto riguarda il ceto aristocratico, esso subì una lenta e progressiva trasformazione che si realizzò nei secoli seguenti, quando tutti i membri diventarono titolari anche di poteri spirituali assumendo carica vescovile.

Il cristianesimo e l'Impero

Soprattutto dopo il Concilio di Nicea (325 d.C.), si verificò un ulteriore connubio tra episcopato e potere politico: si tratta di un fenomeno di riflessione delle cariche e gerarchie civili su quelle ecclesiastiche. I vescovi vennero raggruppati sotto l'autorità dei metropoliti, esercitata in territori quasi corrispondenti alle province civili. Conseguenza fu la ridotta partecipazione dei laici nell'elezione dei vescovi, a cui provvedevano i metropoliti, l'imperatore o i senatori. Essendo scelti dai ceti dominanti, i vescovi vennero scelti tra questi ceti. L'assegnazione di poteri giurisdizionali e perfino patrimoni fondiari e liquidi contribuì sicuramente a fertilizzare il terreno filantropico tipicamente ellenistico nel Cristianesimo. A completare questo nuovo sistema fu l'ingerenza imperiale per cui Teodosio I, nel 392 vietò in maniera categorica ogni sorta di politeismo (Editto di Tessalonica).

L'incontro latino germanico

Nomadi vs sedentari

Il fenomeno di stanziamento delle popolazioni nomadi, non avvenne soltanto in Europa, ma interessò anche l'Impero cinese e quello indiano; infatti, come l'Impero Romano si ridusse a quello di Bisanzio (V sec), anche l'Impero cinese si contrasse nelle province meridionali in seguito all'invasione di popoli provenienti dalla Mongolia (IV sec). L'impero indiano scomparve definitivamente dopo la dinastia dei Gupta, completamente invaso dagli Unni. La genesi di questi popoli barbari, deriva da un precedente mescolamento di popolazioni indoeuropee con quelle preesistenti nelle pianure mediterranee del Gange e della Cina.

Lo scontro, non avvenne soltanto tra le popolazioni nomadi e i sedentari ma l'accrescimento demografico e la ricerca di terre fertili acceleravano i processi di spostamento portando all'incontro-scontro con le popolazioni che già occupavano le zone verso cui gli emigranti erano diretti. I Goti e i Vandali, con l'arrivo dei Gepidi, dovettero spostarsi dal bacino della Vistola verso il Mar Nero e il Don dove incontrarono i Sarmati. Questo contatto fu favorito anche dagli Alani poiché i Goti, furono deviati verso il mar Nero dai Celti e dai Germani che, foederati, impedivano ad altre popolazioni di entrare nell'impero dal limes renano e danubiano, in direzione del Caspio e i Sarmati furono spinti a Occidente dagli Alani.

I germani

Così chiamati dai Romani, i Germani come i Celti (popolazione indoeuropea dai caratteri originali presente nella Germania Renana, nelle Gallie Transalpina e Cisalpina e nelle regioni danubiane e balcaniche) designavano una definizione etnica molto ampia e soprattutto provvisoria. A differenza dei popoli tribali di origine turca e mongola che vivevano di razzie, pastorizia e di raccolta di frutti, i Celti e i Germani, lavoravano i metalli ed erano agricoltori ma non erano sedentari poiché una volta sfruttato il territorio migravano altrove in cerca di altri terreni fertili e genti da saccheggiare.

Principale differenza tra i Celti e i Germani consisteva nella struttura degli insediamenti urbani poiché i primi fondavano degli empori fortificati che i romani trasformarono in grandi città, mentre i Germani solo di rado costruivano raggruppamenti simili a quelli urbano. Inoltre, i Celti facevano riferimento alla figura del druido e svilupparono solidarietà religiosa; mentre i Germani alimentavano una cultura bellica senza avamposti fissi. I Germani, quindi, si presentavano in modo molto differente rispetto ai Romani ma ciò non vuol dire che non ci fossero continui e intensi rapporti politico-economici con il Mediterraneo.

Nel II sec a.C. i Romani distrussero i Cimbri e i Teutoni emigrati in Provenza e Cesare ebbe la meglio contro la Lega Germanica e lungo il Reno e il Danubio si alternavano le vittorie dei Germani alle controffensive romane. I Romani sfruttavano soprattutto i Germani e i Celti come popolazioni “cuscinetto” come difesa dei confini imperiali che era, appunto, affidata a truppe di stirpe barbarica. Da ciò, molti germani romanizzati ottennero cariche molto prestigiose grazie al servizio militare (Stilicone, ad esempio fu magister utriusque militiae, raggiunge la più alta carica militare anche grazie alla decisione di Costantino (306-337) di separare nettamente le carriere militari da quelle civili.

Tipologie dell'incontro

Nel 395, alla morte di Teodosio I, l'Impero fu diviso per ragioni politico-militare, in due corti di cui una a Milano e l'altra a Costantinopoli. Ciò nonostante, nel 406, il limes renano crolla e neanche l'appoggio delle truppe dei foederati riesce a respingere le pressioni provenienti da nord del fronte. Il reclutamento dei barbari nell'esercito, come abbiamo già sottolineato prima, fu uno strumento potente per l'ascesa al potere. Il caso di Stilicone, è uno degli esempi più eclatanti di arrampicamento sociale barbaro: il re vandalo si distinse per la vittoria conseguita contro i Goti nel 406. In quel periodo, gli Unni dalle steppe euroasiatiche si riversarono sull'Impero indiano e su Alani e Goti (375) che vennero spinti sui Visigoti di Alarico del basso Danubio che prima vennero accolti dall'Impero nella penisola balcanica e poi invasero la corte imperiale di Milano (402). La corte venne spostata a Ravenna e le incursioni di Alarico si fermarono fino a quando dal Danubio si mosse verso l'Italia un'orda di Goti e altri popoli.

Nel frattempo, Unni provenienti dalla Mongolia e dal Mar Nero spinsero Alani, Vandali e Svevi entro i confini dell'Impero dando inizio ad un'imponente invasione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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