L’APOGEO DELLA CIVILTA’ MEDIEVALE.
Incremento demografico e progressi dell’agricoltura in Europa nei secoli XI-XIII.
1) L’aumento della popolazione.
Popolazione europea, dopo il calo dei secoli III-VI e la stagnazione di quelli seguenti, era nuovamente in
aumento: ampliamento aree messe a coltura, opere di dissodamento, disboscamento, bonifica; le città si
ripopolano e diventano centri di scambi e di attività produttive; salgono i prezzi dei prodotti agricoli; le
famiglie nobili risultano formate da un numero maggiore di membri; il possesso fondiario risulta sempre più
frantumato nel passaggio da una generazione all’altra.
Fondazione di nuovi villaggi, aumento popolazione: tra IX-X sec appare avviato un lento aumento della
popolazione contadina, probabilmente fermato dalle incursioni di Ungari, Saraceni, Normanni, il cui arresto
verso la metà del X sec, contribuendo a migliorare di molto la sicurezza, consentì alla popolazione di
crescere in maniera più spedita.
Condizioni di partenza dei paesi europei sono diverse, forti squilibri anche all’interno di una stessa regione.
Aumento della popolazione di carattere naturale, non essendo avvenute migrazioni di nuovi popoli in quel
periodo.
2) L’ampliamento dello spazio coltivato e del popolamento rurale.
Nelle terre già relativamente popolate l’espansione delle coltivazioni avveniva a spese di quelle zone incolte
che costituivano parte integrante delle curtes e dei territori dei villaggi e l’opera di dissodamento era il
risultato di un contratto tra il proprietario terriero e il coltivatore; accordi verbali, regolati dalla consuetudine
del luogo, ma in alcune zone già molto presto furono messe per iscritto, come enti ecclesiastici e monasteri:
impegno dei signori laici nella valorizzazione di zone completamente disabitate, nelle quali essi cercavano di
attirare coloni sia per valorizzarle sia per accrescere il numero degli uomini soggetti alla loro giurisdizione;
trasferimento di gruppi consistenti di contadini; i documenti chiamano i nuovi centri abitati villenuove o
borghi franchi, con chiari riferimento alle particolari condizioni giuridiche di cui godevano gli abitanti, ai quali
i signori, per attirarli sulle proprie terre e per stimolarne l’impegno nella fase preliminare di disboscamento e
bonifica, concedevano privilegi di vario genere (esenzioni, garanzie giudiziarie…).
Nuovi ordini monastici, cistercensi e certosini, XII sec: attività di colonizzatori, conseguenza diretta del loro
stile di vita monastica; desiderosi di riscoprire lo spirito originario della regola benedettina e insofferenti della
ricchezza e della potenza conseguite dalle grandi abbazie del tempo, cercarono soprattutto la solitudine e la
povertà, rifugiandosi nel cuore delle foreste o in territori spopolati, dove erano costretti a provvedere
direttamente al proprio sostentamento; intorno ai nuovi monasteri sorsero villaggi contadini, desiderosi di
iniziare una nuova vita sotto la guida e la protezione dei monaci.
Costruzione di nuove dimore per i contadini sparse per i campi; riorganizzazione dell’attività produttiva, per
cui la casa colonica era in realtà il centro di un’azienda agraria, nata dall’accorpamento di un certo numero
di terre + chiusura di campi mediante siepi e segnali di vario genere: poderi, che consentivano di utilizzare
in maniera più razionale il lavoro del contadino o del mezzadro.
Nel resto d’Europa i successi furono più limitati e precari, per cui i nuovi villaggi non di rado scomparivano
quando la terra messa a coltura si rivelava alla distanza poco produttiva.
3) Le grandi opere di colonizzazione.
Aree costiere dei Paesi Bassi: nell’Alto Medioevo scarsamente popolate a causa di paludi ed acquitrini, ma
nell’arco di un paio di secoli l’intera zona fu bonificata attraverso la creazione di grandiose dighe, capaci di
impedire l’invasione del mare durante l’alta marea, e di canali di drenaggio per liberare le terre dalle acque;
impiantate aziende agrarie e di allevamento; possibile grazie all’intervento dei duchi delle Fiandre e di altri
signori territoriali, ai quali appartenevano quelle aree che ora, diventata produttive, fornivano nuove entrate,
contribuendo al loro rafforzamento anche sul piano politico.
Spagna: ripopolamento e messa a coltura di nuove terre procedevano insieme al movimento della
riconquista, da parte dei cristiani, dei territori occupati dagli arabi.
Germania: slancio espansivo, sia verso il Baltico sia nei territori slavi oltre l’Elba; iniziativa dei principi
territoriali, che incoraggiavano con privilegi e carte di libertà i contadini disposti a impegnarsi nella
valorizzazione delle loro terre, spesso ricorrendo all’opera di intermediari, che, in cambio di terre e diritti
signorili, organizzavano l’opera di colonizzatori, reclutando coloni e rifornendoli dei mezzi per intraprendere
la loro attività; spinta verso Oriente, guidando coloni al di là delle frontiere delle loro signorie, fin oltre l’Elba;
fine sec XII regioni del Baltico, abitate da popolazioni pagane appartenenti al gruppo linguistico finnico, e
dovunque conquista, colonizzazione ed evangelizzazione forzata procedettero di pari passo; 1018 fondata
Vienna, diventa capoluogo della Marca orientale e fu creato il Ducato di Carinzia.
4) L’evoluzione sociale delle campagne.
Incremento demografico rende eccessivo il carico umano sulle terre coltivate + desiderio di migliorare le
proprie condizioni di vita, sottraendosi al potere dei signori feudali => elevata pressione demografica tra sec
X-XI, soprattutto in Germania.
Flussi migratori con conseguenze anche nelle terre di origine degli emigranti: i signori di quelle terre si
pongono il problema di bloccare la partenza dei loro contadini e l’unico intervento possibile era venire
incontro all’esigenza di maggiore libertà, sia personale che di iniziativa economica, espressa dal mondo
rurale -> riconoscimento di usi e consuetudini locali, possibilità di gestire in proprio servizi di interesse
comune, quali la riscossione delle imposte e la polizia campestre. Economia in fase di crescita, contadini
agevolati perché richiedeva maggiore libertà di iniziativa e allentamento vincoli che ostacolavano l’aumento
della produzione. Tendenza a ridurre la riserva padronale e ad estendere l’area a diretta gestione dei
coltivatori, riducendo parallelamente il numero delle prestazioni d’opera. Maggiore libertà di iniziativa
produce all’interno della società rurale l’emergere di differenziazioni. Le possibilità aperte dal rifiorire dei
traffici consentivano ai più intraprendenti di accrescere la loro produzione e di assumere anche la gestione di
intere curtes, che a volte gli antichi signori preferivano dare in blocco a un imprenditore agricolo.
5) I progressi dell’agricoltura.
Nuove tecniche agrarie: aratro pesante (incide più in profondità il terreno e smuove le zolle, necessita di
animali grandi per trainarlo); collare rigido per cavalli (gli permette di respirare liberamente), ferratura dello
zoccolo.
Incremento sfruttamento miniere dall’XI sec -> cala costo ferro, che poteva essere così più impiegato per
aratri e attrezzi agricoli, nonché asce e seghe per disboscamenti.
Rotazione triennale: divisione del campo in tre, una destinata alla semina autunnale di frumento (o segale),
un’altra alla semina primaverile di avena, orzo e legumi, una terza al riposo -> superficie improduttiva ridotta
a un terzo, produzione diversificata, maggiore disponibilità di avena per cavalli, mentre quella di fave e piselli
permetteva di rendere alimentazione contadina più varia e ricca di proteine, accrescendo la resistenza alle
malattie infettive; ridotto l’impoverimento del terreno.
4) Due modelli di agricoltura.
- Europa centro-settentrionale: rotazione triennale, impiego aratro pesante, campi aperti.
- Europa mediterranea: rotazione biennale, aratro leggero, individualismo agrario, campi a forma
tendenzialmente quadrata e spesso chiusi; l’aratura, superficiale, doveva essere integrata dal lavoro
dell’uomo che sopperiva con la vanga e la zappa la scarsa disponibilità di bovini e cavalli, con buoni
risultati nella produzione ortofrutticola; X-XII sec aumento spazio coltivato e produttività del suolo.
Carestia diventa nel Trecento un vero e proprio flagello ricorrente sia nelle città che nelle campagne.
Scarsità di concime impedì all’agricoltura medievale di conseguire risultati migliori; all’epoca gli unici
concimi disponibili erano quelli animali, ma il letame utilizzabile era assai scarso perché gli animali in genere
non erano allevati in recinti o nelle stalle bensì allo stato brado; d’altra parte, riducendo i prati per
incrementare la coltivazione dei cereali , si impediva un ulteriore incremento dell’allevamento e quindi della
produzione di residui organici, da usare come concime. La ripresa del commercio e delle manifatture.
1) Caratteristiche del commercio nell’Alto Medioevo.
XI-XIII progressi agricoltura: premesse per ripresa commercio, artigianato e città; commercio europeo basato
su prodotti di industrie specializzate (oggetti di metallo e ceramica, tessuti e capi d’abbigliamento).
Popolazioni più attive nei punti d’incontro tra aree economiche diverse: Veneziani (collegano pianura
padana e impero bizantino e Europa centrale); amalfitani (Italia centro meridionale e mercati arabi e
bizantini); frisoni (porti mare del Nord e Reno); vichinghi (mare Baltico e mercati bizantini/arabi attraverso
fiumi russi) + ebrei (raggio d’azione intercontinentale, da Germania a Estremo Oriente, insediati lungo gli
assi di maggior traffico, importavano beni di lusso, quali profumi, spezie, pietre e stoffe preziose ed
esportavano schiavi, pelli, pellicce, armi.
2) La formazione di un sistema economico unitario.
X sec ampliarsi del ceto dei mercanti di professione + crescita importanza fiere, che superano ambito locale
con la seguente formazione di una circolarità di rapporti tra i vari segmenti del commercio altomedievale,
anche se restano ancora distinte due grandi aree, quella mediterranea e quella nordica.
- Area mediterranea: tre settori, uno facente capo a Costantinopoli, uno comprendente paesi
musulmani, e l’altro l’occidente cristiano, ma grazie all’attività di Veneziani e Amalfitani, si andavano
collegando tra di loro attraverso rotte marittime sia costiere che di alto mare, che si appoggiavano
soprattutto a Cipro, Creta e Sicilia, che acquistarono grande importanza nel commercio
mediterraneo.
- Area nordica: due settori, uno atlantico (Irlanda, Inghilterra sud-occidentale, Bretagna e Spagna) e
un altro formato da mar Baltico, mare del Nord e canale della Manica; penetrazione in area franca
attraverso fiumi navigabili.
XI-XII sec: collegamento area nordica e area mediterranea, attraverso l’integrazione tra rotte marittime e
itinerari fluviali e terrestri; i prodotti del nord Europa furono soprattutto i panni franceschi (tessuti delle città
delle Fiandre), di cui i faceva gran commercio alle fiere di Champagne, la maggiore fiera europea, grazie
alla politica dei conti di Champagne che garantirono la pace nella regione e fornirono ai mercanti scorte
armate lungo le strade di accesso alle fiere nonché agevolazioni fiscali e garanzie varie; le fiere di
Champagne decaddero però a metà Duecento, quando vennero meno le condizioni che ne avevano
decretato il successo: la regione perse la sua tranquillità in seguito all’incorporazione nel regno di Francia e il
ruolo di mercato permanente veniva svolto da città dove si trovava di tutto e dove le principali compagnie
avevano i loro agenti (Bruges, Venezia, Genova, Firenze, poi Londra, Parigi, Napoli). Fiere di Champagne,
favorendo incontro periodico tra culture diverse, diedero l’impulso alla formazione di un inconsapevole spirito
europeo, grazie soprattutto ai mercanti lombardi, che introdussero nuove tecniche finanziarie, come il
sistema della compensazione, per cui alla chiusura della fiera si calcolava per ogni mercante la differenza
fra crediti e debiti, e il saldo veniva portato in pagamento al successivo raduno. Italiani in Egitto in seguito al
cambiamento, nel XI sec, degli itinerari commerciali tra India Mediterraneo, facenti ora capo al mar Rosso
(invece che al golfo Persico): merci di lusso + spezie, tessuti, cotone, coloranti.
Ridefinizione posizioni di forza all’interno del mercato: Veneziani più intraprendenti, collegamento tra
Alessandria d’Egitto e Costantinopoli, + Genovesi e Pisani. XIII sec creazione rotte marittime tra
Mediterraneo e mare del Nord attraverso lo stretto di Gibilterra e le coste dell’Atlantico.
3) I miglioramenti dei trasporti.
Nuove rotte marittime + incremento navigazione + introduzione miglioramenti tecnici -> viaggi più sicuri e
convenienza dal punto di vista economico dell’investimento di capitali nella costruzione di navi. XII sec:
bussola (probabilmente dalla Cina); XIII sec: portolani (guide per naviganti, compilate da esperti uomini di
mare, che descrivevano con precisione le caratteristiche delle coste e dei porti, indicano l’esistenza di rilievi
che facilitavano la navigazione a vista e dando informazioni anche sulle sorgenti e sui corsi d’acqua, dove
poter fare rifornimento), carte nautiche, navi sempre più grandi e sicure.
Traffici terrestri: uso bestie da soma + carri a 2 e 4 ruote; rete viaria sempre più fitta, esigenza di abbreviare
il viaggio, creazione di punti d’appoggio per cambiare i cavalli; intensificazione scambi portò all’emergere di
nuovi assi viari (in direzione nord-sud, valichi alpini del Moncenisio e del San Bernardo, dall’Italia alle
Fiandre; XIII-XIV verso est attraverso San Gottardo dall’Italia alle città tessili della Germania meridionale e
dell’area del Reno; Venezia attraverso Alpi bavaresi arrivava a Norimberga).
4) Le merci del commercio internazionale.
Grossi quantitativi di generi alimentari indispensabili al rifornimento di città popolose: grano dall’Italia
meridionale; sale per conservare la carne da Sicilia, Sardegna, Baleari; vino da Grecia, Rodi, Cipro,
Francia e Italia meridionale; birra di produzione locale da Europa centro-settentrionale; materie prime per
l’industria tessile e i tessuti sia da Fiandre che da Italia, oltre che da Inghilterra utilizzati per panni di prima
qualità; cotone siriano comprato da Genovesi e Veneziani; materie tintorie / allume per sgrassare colore
dei panni; schiavi negri, turchi, greci, spagnoli, venduti e comprati in numerosi mercati dell’Europa centrale,
della Spagna, dell’Asia minore e dell’Africa settentrionale, per lavori domestici.
Aree a specializzazione agricola: Borgogna, Aquitania, Calabria e Campania costiera per il vino, Puglia e
Sicilia per il grano, Abruzzo per zafferano; aree a specializzazione manifatturiera: Lombardia, Toscana, città
italiane centro-settentrionali , Francia settentrionale, Inghilterra meridionale; Germania sud-orientale.
5) Il ruolo del mercante.
Mercante: artefice dell’integrazione tra aree a diversa specializzazione produttiva e della creazione di un
sistema economico unitario -> intensa circolazione di beni e persone.
Nell’ambito del commercio a lunga distanza si faceva uso della lettera di cambio o cambiale tratta,
stipulato in genere davanti a un notaio e in base al quale, per una determinata somma, presa in prestito a
Genova, ci si impegnava a restituire la somma equivalente a Costantinopoli in valuta locale; la lettera di
cambio era quella che il debitorie scriveva a un suo corrispondente di Costantinopoli, con l’ordine di pagare il
suo debito al presentatore della lettera o a un suo delegato; questi, a sua volta, attraverso un atto di procura,
poteva cedere il suo credito a un terzo, dal quale aveva acquistato eventualmente merci in una fiera o
altrove; circolazione fiduciaria.
Ridotti i rischi della navigazione sia mediante la costruzione di navi più robuste sia mediante la formazione di
convogli gestiti dallo stato, chiamati a Venezia mude, sia soprattutto attraverso lo sviluppo delle
assicurazioni marittime; diversificazione investimenti. Società diffusa nelle città di mare, detta commenda,
mediante la quale il mercante in procinto di partire per un viaggio di affari (commendatario) di cui erano
precisate tappe e finalità, raccoglieva somme più o meno consistenti da vari finanziatori che, conclusa
l’operazione, avrebbero partecipato agli utili o alle perdite dell’operazione in rapporto alla quota versata;
vantaggi: il mercante che partiva aveva la possibilità di trovare i capitali di cui aveva bisogno o di investire in
quel determinato viaggio solo una parte del suo capitale; i risparmiatori, che lo finanziavano, trovavano il
modo di far fruttare il loro denaro, partecipando agli utili delle attività mercantili, senza muoversi dalla loro
città. Operatore economico, commendatario in un determinato affare e finanziatore in altri, per ripartire utili
e rischi tra varie operazioni.
Societas maris o contratto di compagnia: società stipulata per un determinato periodo e per molteplici
operazioni commerciali; diffusa per commercio terrestre; formata da vari soci.
Attività bancaria delle compagnie, accettando depositi e facendo prestiti sia a privati sia a sovrani e pontefici;
in genere i prestiti ai sovrani erano sfruttati per facilitazioni commerciali; 1400 attività bancaria autonoma
mediante la creazione di vere e proprie banche. L’attività di cambiatore acquistò ben presto una sua
autonomia e fu appannaggio di operatori italiani (prima la svolgevano direttamente i mercanti).
6) La ripresa della monetazione aurea.
Superamento del sistema monetario creato da Carlo Magno e basato sulla libbra d’argento; diritto di battere
moneta prerogativa più o meno legittima di molti laici ed ecclesiastici oltre che di varie città con la
conseguente variazione sia per il peso sia per il valore dell’argento contenuto nelle monete: scadenti, adatte
al commercio locale, ma non per quello internazionale, per il quale si usavano monete d’or
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