La trasformazione del mondo antico e l'inizio del Medioevo
Il mondo ellenistico romano e la nascita del Cristianesimo
Nomadi e sedentari
Steppe euroasiatiche: indoeuropei, fusione con seminomadi. Persia: conquistata nel 331 a.C. da Alessandro Magno, ora sotto il dominio dei Parti, sedentari, impero vs romani, impronta ellenistica, pressione popoli mongoli nomadi; 470 d.C. invasione Unni bianchi dall'India settentrionale.
India: grande civiltà agricola, creata da Ariani (popolo indoeuropeo di pastori ed allevatori). Cina: civiltà agricola, 246 a.C. grande impero di Shih Hwang-ti (il "cesare cinese"), artefice della grande muraglia (215 a.C.), vs Unni; 202 a.C. dinastia Han, militarizzazione. I-II sec. a.C. lotte sociali, violenze, incursioni unni; divisione impero e sua riduzione alle parti meridionali dopo le grandi invasioni del 316. VII sec: restaurazione impero.
II millennio a.C.: area mediterranea, flusso migratorio indoeuropeo: Celti da Germania renana verso regioni danubiane, balcaniche, isole britanniche, Gallia, Italia padana e centrale; bloccati da romani, fusione con popolazioni latine: connubio latino-celtico. Analogia con cinesi: appoggio linea di confine a baluardi naturali con fortificazioni e milizie di frontiera; costruzione Vallo di Adriano in Britannia (122-127 d.C.).
Il mondo delle città
Limes: separazione mondo foreste dei Germani (Europa centrale e settentrionale) – mondo delle città dei Romani, con sistemi socio-culturali complessi. Città: creazione ellenistica, diffusa dai romani dopo le loro conquiste nei Balcani tra I-II millennio a.C. (Macedonia, Egitto, Siria). Omogeneità tra aree distanti e a diverso sviluppo grazie alla presenza di intensi scambi; città come punti di riferimento culturali, amministrativi e sociali.
Struttura topografica: città non separata dal territorio circostante; urbs è il centro urbano; civitas è il territorio circostante con ville dei grandi proprietari e case contadini. Campagna organizzata in centuriazioni: reticolo razionale di campi di forma geometrica (centurie) disposti lungo direttrici costituenti il prolungamento dei principali assi urbani (cardo e decumano); tra essi e il nucleo urbano si estendeva una zona intermedia (suburbio) con impianti artigianali, necropoli, ville lussuose, edifici urbani. Gestione anfiteatri, organizzazione spettacoli, a carico delle curie cittadine, piccoli senati locali in cui sedevano i maggiorenti della città. Caratterizza stile di vita: risorse tratte dai latifondi venivano destinate non solo alla costruzione di ville, ma anche per edifici volti ad innalzare il decoro civile e religioso della città.
Filantropia: espressione spirito umanitario diffuso dallo stoicismo e consuetudine pratica letteraria e dibattiti filosofici. Ignoranti arricchiti si vantavano delle loro biblioteche (criticati da Luciano).
La diffusione del Cristianesimo
I-II sec. d.C. tra le classi meno abbienti della scrittura, spinte da nuovi bisogni di carattere spirituale, entra in crisi la religione politeista ufficiale: avvicinamento a nuovi culti orientali, che offrivano redenzione e salvezza (Buddismo, Confucianesimo), polemiche contro il politeismo. IV sec. d.C. diffusione Cristianesimo per la difficoltà a conciliare l'esuberanza dei riti e delle pratiche orgiastiche di quei culti con l'equilibrio intellettuale e morale che caratterizzava la formazione culturale delle élite cittadine. Divenne maggioritario quando si privò dei toni apocalittici e dalle forme di contestazione delle ingiustizie.
Gerarchia sacerdotale stabile: presbiteri (anziani), vescovi (sorveglianti), diaconi (assistenti), che assistono i poveri e gestiscono i beni della comunità. Paolo di Tarso: merito di aver reso universale il messaggio cristiano; punto di riferimento delle comunità; "Lettere": prima sistemazione dottrinale del messaggio evangelico; predicazione nelle città (campagne restano pagane); si aggrava la difficoltà a stabilire un legame con popolazioni contadine man mano che il Cristianesimo aderiva con le strutture della società romana: vescovi vengono dalle élite cittadine, hanno autorevolezza sul piano civile: premessa al connubio autorità politica e religiosa.
La crisi del terzo secolo e le persecuzioni contro i cristiani
Persecuzioni: diffidenza verso i cristiani di natura politica, nasceva dal fatto di essere stati assimilati agli ebrei, più volte ribellatosi all'impero. II-III sec. crisi:
- Anche nelle fondamenta della società romana, accentuato intervento dello stato in ogni settore della vita economica e sociale e il carattere sacrale del potere imperiale: inaccettabile ai cristiani, che rifiutano la venerazione religiosa nei confronti degli imperatori;
- Sviluppo abnorme delle città, popolazione > capacità produttive, contadini abbandonano le terre che diventano improduttive;
- Peso spese per il bilancio statale aggravatosi per difendere i confini dalla minaccia germanica: crescita abnorme spesa pubblica e inflazione;
- Scarsità metallo prezioso: squilibrio bilancia commerciale tra Oriente e Occidente (l'Occidente comprava merci di valore maggiore rispetto a quelle che vi esportava; forte domanda beni di lusso);
- Carestie, epidemie, 166 rivolte contadine, pirateria, brigantaggio, guerre civili per il trono imperiale, secessione di intere province.
20 novembre 284: Diocleziano imperatore: progetto di pace e unità, rilancio autorità imperiale in nome di valori mistico-religiosi, rigido controllo statale su tutta la società. Contadini legati alla terra. Proibita mobilità di artigiani e commercianti, legati alla città. 301: decreto fissa prezzi e salari. Riforma costituzione: divisione autorità imperiale tra due augusti e due cesari, che avrebbero sostituito i primi e nominato a loro volta due cesari. Accentuazione del suo ruolo sacrale, come un dio in terra. Intransigenza Cristianesimo verso le altre religioni viene percepita da D. come una minaccia alla pace e all'unità interna: 303 grande persecuzione.
Costantino: intuisce che il Cristianesimo può diventare elemento di forza dell'autorità imperiale. Adesione dell'impero al Cristianesimo ed Editto di Milano (313): libertà di culto e restituzione beni confiscati.
L'organizzazione della Chiesa e la definizione della dottrina cristiana
Chiesa: assetto organizzativo labile e dottrina non elaborata in modo definitivo. Problema 1. Creazione di un ordinamento aderente ai quadri amministrativi dell'impero: coordinamento tra vescovi di una stessa provincia attraverso attribuzione di un ruolo di preminenza al vescovo della Chiesa metropolita (Efeso, Tessalonica, Corinto, Cartagine, Milano), poi chiamati arcivescovi, con tre compiti: consacrare i vescovi eletti dal clero e dal popolo della diocesi, esercitare la giurisdizione di appello sulle decisioni dei vescovi, presiedere le riunioni dei vescovi della provincia. Sedi vescovili più importanti: patriarcati (Roma, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme – di origine apostolica – e Costantinopoli, proclamata capitale dell'Impero da Costantino nel 330). Problema del primato della sede apostolica per eccellenza: in occidente, Roma (importanza religiosa), in oriente Costantinopoli (primato d'onore).
Problema 2. Sistemazione in un vero e proprio corpus dottrinale delle parole del Vangelo e delle prime elaborazioni di Paolo di Tarso e dei Padri della Chiesa di I-II sec.; diffusione cultura, alto livello culturale dei vescovi, dibattito aspro e venato di intolleranza, alimentato da correnti della filosofia greco-ellenistica. Due concezioni del Cristianesimo.
- Coloro che, animati da una forte tensione morale e dal rifiuto di ogni compromesso con le cose del mondo, erano protesi verso il ritorno di Cristo (parusia) e la fine dei tempi (Apocalisse di Giovanni); collegati al donatismo dei vescovi africani, IV-V sec, che negavano la validità dei sacramenti amministrati da preti moralmente indegni.
- Coloro che volevano una concezione più moderata del Cristianesimo, caratterizzata da una maggiore comprensione per le debolezze e i bisogni dell'uomo; necessità di una dottrina, scontro all'interno della Chiesa, respinte interpretazioni di tipo dualistico del messaggio evangelico e difficoltà della definizione della natura del monoteismo in rapporto al problema dell'incarnazione di Dio in Cristo.
L'arianesimo e la nascita dell'eresia
IV sec. Ario di Alessandria (prete), arianesimo: il figlio di Dio incarnatosi in Cristo non ha lo stesso grado di divinità del padre, ma è a lui subordinato. Polemica: Costantino indice nel 325 il primo concilio ecumenico (=universale) a Nicea, dove 300 vescovi deliberano in nome di tutte le comunità cristiane: condanna arianesimo. Pressione imperatore per salvaguardare pace, gli assegna la suprema responsabilità di difesa dell'ortodossia (nuova ideologia imperiale) + elaborazione definitiva della dottrina Cattolica (cioè dichiarata valida per la chiesa universale): da questo momento si può parlare di eresie, dottrine che si oppongono a verità proposte come tali dalla Chiesa.
Arianesimo: ruolo politico fondamentale tra le popolazioni germaniche, che lo assorbono come elemento caratteristico della propria identità e come motivo di differenziazione rispetto ai popoli sottomessi. Nuovi concili ecumenici. Lacerazioni interne alla cristianità, tentativi di rivolta e secessione, contestazioni religiose mascherano i veri motivi delle rivolte: sfruttamento intensivo città, fiscalismo impero, problemi di carattere etnico-sociale (ex: tensioni separatiste in Siria/Egitto). 451 concilio di Calcedonia: Cristo dichiarato vero e proprio Dio e vero uomo, dotato di due nature distinte ma inseparabili. I monofisiti di Alessandria d'Egitto si oppongono: l'umanità e la divinità di Cristo si fondono in una sola natura.
Le origini del monachesimo
Monachesimo: forma di vita cristiana presentata come totale distacco dalla società; desiderio di realizzare, attraverso esperienze interiori e comunitarie, l'incontro dell'anima individuale con Dio. Vita di ascesi e penitenza. Fenomeno nato in India, praticato da buddisti e pitagorici. Monachesimo cristiano nasce in Egitto nel III secolo tra le classi inferiori e caratterizzato da una totale sfiducia verso ogni speculazione intellettuale nonché da rozzezza di costumi e ricerca di completa solitudine. In seguito, minore asprezza dell'esperienza: colonie di eremiti, vivono non lontani gli uni dagli altri, spesso intorno a una chiesa. 378 Basilio, vescovo di Cesarea (in Cappadocia), promuove la fondazione di monasteri in luoghi appartati e in città; "Regole": serie di indicazioni e ammaestramenti per i cristiani che vivevano in comunità e che egli visitava frequentemente; figura del superiore, abate (in occidente) o igumeno (in oriente), con il compito di promuovere il bene della comunità, guidandola con l'esempio piuttosto che con le parole.
La diffusione del monachesimo in Italia e nel resto dell'occidente
Cenobitismo di Pacomio e Basilio. La cultura aristocratica assorbe l'esperienza del monachesimo e la rende strumento per la conservazione e lo sviluppo di gran parte del patrimonio culturale attraverso il primo Medioevo. Fama monachesimo egiziano, aristocratici romani e italiani iniziano pellegrinaggi per incontrare i monaci; fondazione comunità monastiche in Palestina. Gerolamo. Esponente famiglia nobile dalmata, battezzato, visse da monaco; a Roma nel 382 e diventa punto di riferimento di gruppi di nobildonne romane che praticavano la vita ascetica, fino a che fu costretto ad andarsene a causa della crescente ostilità nei confronti del monachesimo. Inizio nascita monasteri.
Cassiodoro. Collaboratore di Teodorico ritiratosi nel 540 in Calabria, dove fondò un monastero con caratteri originali: scuola, centro culturale, attività intellettuale e scrittoria, programma di studio volto a conciliare cultura sacra e cultura profana, salvaguardia patrimonio culturale romano trapiantandolo nei monasteri, trasmissione testi antichi e elaborazione programmi di studio per la scuola medievale. Martino. Monachesimo in Gallia, vescovo, nel 357 abbandona la vita militare per quella ascetica; conciliare vocazione monastica con doveri pastorali; "Vita": primo manuale di spiritualità monastica dell'occidente, scritto da un suo discepolo.
Il monachesimo benedettino
Benedetto da Norcia: monachesimo benedettino. Coronamento e punto di arrivo di tutte le esperienze tentate fino ad allora dai monaci dell'occidente; fondatore e abate del monastero di Montecassino. 540 "Regola", la cui fonte fu probabilmente la "Regola del maestro" di autore anonimo, costruita come dialogo tra maestro e discepolo. Capacità di mettere a frutto tutta l'esperienza del monachesimo orientale e occidentale. Significato ascetico: vivere del lavoro delle proprie mani è elemento qualificante del vero monaco: "ora et labora", prega e lavora. Capacità di Benedetto di utilizzare l'eredità del passato alla luce della sua esperienza diretta e quindi della sua conoscenza dell'animo umano, per cui tutte le norme sono improntate a grande moderazione e realismo e ai monaci non viene mai chiesto nulla di particolarmente gravoso.
L'occidente romano germanico
Il mito della razza pura
Tacito, 98 d.C., "Germania": razza germanica pura, senza mescolanze, che somiglia solo a sé stessa. Ripresa nel 1500 da umanisti tedeschi per alimentare il nazionalismo tedesco. Germani: formati in seguito all'espansione degli Indoeuropei nell'Europa del Nord, frequenti rimescolamenti, fusione con popoli indigeni, differenze tra gruppi tribali. Tre grandi gruppi: Settentrionale (Scandinavia, Danimarca), Orientale (tra Oder e Vistola, verso il mar Nero) e Occidentale (Germania a Est del Reno). II sec. a.C. primi contatti con i romani, fino in Spagna/Gallia/Italia, dove furono sconfitti da Mario (113-101 a.C.). Cesare: conquista Gallia; definitivo contatto tra romani e germani fino al 406, balzo definitivo dei germani nel Mediterraneo: alternarsi di scambi e scontri, il contatto con i romani favorisce il progresso dell'agricoltura, la lavorazione dei metalli e l'emergere di differenze sociali. Sono allevatori di bestiame, agricoltori; continui spostamenti privi di lotte per nuove terre, poiché non esisteva la proprietà fondiaria e la distribuzione delle terre veniva fatta ai clan, mentre il bestiame era frutto delle razzie.
Organizzazione della società e del potere ruota intorno alla guerra, l'unica gerarchia esistente è quella dei duces, capi militari riconosciuti tali per prestigio guerriero e per la potenza magico-sacrale delle stirpi cui appartenevano. Valore militare ereditario, i membri di tali famiglie sono detti adalingi (nobili), con carattere arbitrale in tempo di pace, ma soggetti al controllo di un consiglio di anziani e all'approvazione dell'assemblea del popolo in armi. Unico strumento per emergere è la capacità, fondata sul valore in guerra, di aggregare intorno a sé un certo numero di guerrieri per compiere razzie e scorrerie.
Influenza civiltà romana consente la loro evoluzione. Ingaggio di gruppi guerrieri da parte dell'autorità imperiale; stabilizzazione del comitato, premessa per l'emergere di élite guerriere. Ex: Goti del mar Nero, lasciarono una forte impronta religiosa, su assetto sociale e su modo di combattere, progresso nel combattimento a cavallo (grazie al nuovo habitat di pianure e all'influenza dei popoli cavalieri delle steppe) + formazione di una struttura sociale più gerarchica, culminante nella creazione su basi stabili di monarchie tribali a carattere militare.
La pressione sui confini dell'Impero
Penetrazione Germani occidentali nei confini dell'Impero indispensabile dal I sec. per reclutamento legioni a difesa dei confini e per popolare regioni periferiche. III sec. presenza germanica rilevante all'interno dell'esercito romano: ascesa ai vertici di gerarchia militare e politica. Accolti ai confini dell'Impero Franchi.
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