Introduzione
Per medioevo si intende quel periodo della storia europea che viene situato tra era classica e moderna. Questo termine è stato coniato da Flavio Biondo, ispirandosi a Francesco Petrarca. L’inizio di tale era viene collocato, per l’intera Europa, nel 476, anno che segna la deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augustolo e di conseguenza la fine dell'Impero Romano d'Occidente. Diversamente, la conclusione di questa Era viene collocata in ciascun paese in date diverse, che coincidono con la nascita delle rispettive monarchie nazionali ed il periodo rinascimentale.
Il medioevo viene diviso in due periodi:
- Alto Medioevo: va dalla caduta dell’impero romano nel V sec. d.C., all’anno 1000 ed è caratterizzato da condizioni economiche disagiate e da continue invasioni da parte di Slavi, Arabi, Vichinghi e Magiari.
- Basso Medioevo: che vede lo sviluppo di forme di governo basate su signorie e vassallaggio, con la costruzione di castelli e la rinascita della vita nelle città. Con basso medioevo si intende quel periodo compreso tra il 1000 e la scoperta dell'America nel 1492. Caratteristica di tale periodo sta nella formazione, nel XIII secolo, dei primi stati nazionali (Portogallo, Francia, Inghilterra, Russia, Spagna) mentre in Italia, dove le condizioni storiche (in gran parte determinate dal papato) non permettono il formarsi di uno stato unitario, fiorisce l'epoca dei:
- Comuni: forma di governo locale che si sviluppa a partire dal XI sec. grazie alla ripresa delle attività artigianali che determinarono l’unione di diversi ceti urbani al fine stesso di liberarsi dai vincoli feudali e dall’autorità imperiale, creando una nuova piccola realtà politica.
- Signorie: rappresentano l’evoluzione stessa dei comuni. Si svilupparono a partire dal 1300 attraverso il conferimento di cariche popolari ai capi delle famiglie preminenti. In tal modo si rispondeva all'esigenza di un governo stabile e forte che ponesse termine alla particolare instabilità istituzionale. I signori più forti e ricchi riuscirono ad ottenere la facoltà di designare il proprio successore, dando così inizio a dinastie signorili attraverso la legittimazione dell'imperatore, che concedeva il titolo di Duca.
Durante il Trecento e nei primi decenni del Quattrocento, guerre, carestie, epidemie causano profondi mutamenti sociali ed economici nella società europea, cambia anche la mentalità degli intellettuali e dei ceti più elevati che attribuiscono una nuova importanza all'individuo, gettando le basi della civiltà umanistico-rinascimentale. Finisce il medioevo.
Feudalesimo
Feudalesimo: sistema politico prima che sociale, che si affermò nell'Europa occidentale nel IX secolo, fino alla nascita dei primi Stati nazionali, anche se i suoi strascichi si protrassero fino agli albori dell'età contemporanea. Il Feudo (dal latino "feudum" bestiame, infatti il feudo era, un dono in generale, che quindi poteva essere anche un capo di bestiame) o "beneficium" fu dato in dono ai vassalli del signore che, prestando servizio a quest'ultimo, ricevevano in cambio una frazione territoriale da coltivare.
La rinascita del secolo XII
A partire dalla seconda metà dell’XI secolo, alcune regioni dell’Europa occidentale cominciarono a conoscere una sensibile ripresa della vita economica, che provocò, nel secolo successivo, una profonda trasformazione degli ordinamenti giuridici e degli assetti sociali. Secondo la storiografia attuale, tale sviluppo è dovuto al miglioramento delle condizioni ecologiche, dall’espansione della produzione rurale; dal crescente sviluppo del commercio a distanza, e naturalmente, dall’uso di strumenti più avanzati della coltivazione agricola.
La nuova organizzazione della signoria fondiaria
In questo periodo, la struttura dell’azienda signorile, conobbe una grande trasformazione. L’ordinamento fondiario si era finora basato sulla divisione del dominio in riserva dominicale e in terra divisa in mansi. Quest’ultima veniva assegnata ai contadini (liberi e non) che dovevano cedere al signore parte del prodotto ottenuto e dedicare alcune giornate lavorative alla coltivazione del suo fondo. Tale ordinamento era diretto innanzitutto al soddisfacimento del fabbisogno interno, ma con l’espansione demografica e delle città, i signori cominciarono a volere un incremento della produzione anche per far fronte alla domanda esterna, o meglio per destinare al mercato esterno parte dei prodotti eccedenti.
Per far questo era necessario sfruttare aree terriere prima trascurate; furono così attaccati i terreni boscosi e paludosi confinanti con i villaggi (per ampliare l’aria destinata al pascolo e alla coltivazione); vennero poi fondati nuovi villaggi di contadini nelle foreste; e infine vennero introdotti nuovi strumenti tecnici come l’aratro pesante che consentiva la lavorazione dei terreni duri.
In verità però, la crescita della produzione rurale fu provocata soprattutto dalla nuova organizzazione interna della signoria fondiaria che prevedeva da un lato la trasformazione dei mansi in fondi concessi dietro pagamento di un censo ed esenti da prestazioni personali di lavoro; e dall’altro, la riduzione delle riserve signorili stesse, che venivano divise in lotti e spartite o tra i contadini, o (in alcune regioni) tra gli eredi del signore stesso.
I censi consistevano in versamenti di una quota del prodotto sotto forma di parte del raccolto o di denaro. Comunque, ai fini della nostra analisi, l’aspetto più interessante dell’evoluzione dell’ordinamento fondiario risiede nella progressiva espansione delle potestà bannali del signore. Costui si garantiva l’apprensione di una consistente quota del prodotto contadino, accrescendo l’ambito della giustizia signorile, imponendo ai contadini nuovi oneri (vitto e alloggio anche ai domestici del signore), e collocando dazi sulle merci che uscivano dal dominio ed altri diritti di passo.
L’espansione delle potestà bannali si accompagnò in molti casi anche con un’azione diretta ad estendere il dominio fondiario a danno di possedimenti allodiali e di minori signorie vicine. In questo caso l’allodio si trasformava in lotto e il suo proprietario originario assumeva una condizione giuridica analoga a quella del contadino libero. L’espansione delle potestà quindi aveva anche la conseguenza di ridurre i contenuti dei diritti tradizionali degli uomini liberi.
Importante è poi sapere che tale posizione del signore, determinava la necessità di avvalersi di agenti che amministrassero gli stessi poteri bannali; questi erano per lo più domestici, appartenevano cioè alla familia del signore ed erano di stato servile. Questi venivano retribuiti attraverso la concessione di un fondo, del cui prodotto avevano il diritto di appropriarsi.
Tale fenomeno di modificazione avvenne in Francia, dove i signori territoriali (in particolare castellani) cominciarono ad affermarsi come signori fondiari nell’area da loro controllata, attraverso la trasformazione degli allodieri liberi in affittuari e dei minori signori fondiari in feudatari. In Germania invece, i signori dividevano in lotti sia l’area dei mansi, sia la riserva e li concedevano in affitto con contratti a breve termine (3-12 anni).
Per quanto concerne poi le regioni centro-settentrionali della penisola italiana, la ripresa economica si caratterizzò per la significativa crescita demografica, per la tensione verso un’espansione produttiva, e soprattutto per un nuovo ordinamento interno del dominio. L’azienda signorile di questo periodo mostra anche qui la tendenza alla riduzione della riserva domenicale, alla sua trasformazione in lotti da concedere in cambio di somme annue o di parte di prodotto, e alla conseguente riduzione delle corvée.
L’evoluzione del regime fondiario comunque, presenta caratteri particolari per la forte presenza di centri cittadini e per l’influenza che questi esercitarono sulla produzione rurale e sugli ordinamenti signorili. In Spagna la signoria proseguì l’azione di riconquista del sud accompagnata dalla formazione di vasti domini signorili. In Inghilterra si venne ad affermare un particolare ordinamento fondiario (che sostituì la precedente azienda curtense) detto del manor: simile al sistema francese.
Le origini della rinascita cittadina
La ripresa demografica e produttiva trova poi la sua massima espressione nella rinascita della vita cittadina, che secondo alcuni era un continuo della tradizione cittadina romana, secondo altri invece era di stampo comunitario germanico. Per il Pirenne, la città medievale presentava il prevalente carattere di centro artigianale e mercantile, pertanto la sua fioritura era il frutto della ripresa commerciale conosciuta, in seguito alla riapertura delle grandi linee del commercio internazionale.
Tale tesi però va superata, innanzitutto perché la ripresa cittadina cambiava da regione a regione. In proposito distinguiamo:
- Regioni settentrionali della Germania e dell’Inghilterra: assenza di una tradizione urbana romana, popolazione limitata e prevalenza di insediamenti rurali dominati dai signori. In questa area gli stanziamenti diversi da quelli rurali erano costituiti dai wiks: i vici, agglomerati di comunità mercantili sistemati lungo le linee principali del commercio ancora esistente (si spostavano quando cambiava la direzione del mercato).
- Regioni nord occidentali europee: vi era un minimo di tradizione urbana romana. Anche qui gli stanziamenti mercantili assunsero la forma dei wik, ma a differenza della prima zona, erano stati posti ai bordi di castelli signorili o di mura urbane allo scopo di ricevere protezione e tutela. Altrimenti in queste regioni troviamo due tipi di nuclei abitativi:
- Il castrum: castello o città fortificata in cui trovava rifugio la popolazione rurale della zona.
- Il suburbium: posto al margine della fortezza e sede dei mercanti.
- Regione dell’Italia centro-settentrionale e il meridione della Francia: sostanziale continuità della tradizione urbana romana, qui la vita cittadina non si spense mai e in molti casi conobbe un’intensa attività sotto la guida dei vescovi.
Per quanto attiene alle prime due regioni, la storiografia prevalente ritiene che la ripresa cittadina è attribuibile allo sviluppo del commercio e considera il ceto dirigente di quei municipi come composto essenzialmente da mercanti e da artigiani. Tale tesi è stata respinta da Max Weber secondo il quale la vita cittadina era stata riattivata ad opera di gruppi di famiglie titolari di signorie fondiarie.
Diversa è poi l’interpretazione accolta in storiografia in merito alla rinascita cittadina nell’Italia centro settentrionale e sud Francia. Come sottolinea il Dilcher, l’eredità romana si manifesta soprattutto nel fatto che la città continuò a rivestire un ruolo significativo nella società come centro di residenza e di produzione.
Si può comunque affermare l’idea secondo la quale la rinascita cittadina fu dovuta soprattutto all’incremento della produzione fondiaria. Grazie a questo alcuni signori cominciarono a trarre utili dal traffico mercantile e uniti ai mercanti già da tempo attivi nella loro regione, avrebbero dato vita alla nuova organizzazione del Comune cittadino.
La tesi prevalente inserisce oggi il fenomeno della rinascita in un quadro istituzionale generale caratterizzato dalla crisi dell’ordinamento carolingio. In questo ambito dobbiamo distinguere tra regioni settentrionali (lombarde: qui il movimento di rinascita cittadina avrebbe assunto un carattere di opposizione alla signoria vescovile che si era a sua volta sostituita a quella del sistema carolingio) e tra Toscana (le strutture istituzionali espresse dai marchesi, avrebbero conservato maggiore vitalità e non ceduto alle pretese signorili dei maggiori episcopati).
Analizzando la città medievale sotto il profilo giuridico-istituzionale, vediamo che gli elementi caratteristici della stessa sono:
- Pace: la rinascita municipale deriva dall’accordo di un gruppo di persone le quali stabilirono di vivere nell’ambito del territorio delimitato dalla cerchia delle mura urbane nel rispetto dei diritti di ciascuno di loro.
- Libertà: coloro che facevano parte della comunità avevano lo status di liberi, di soggetti di diritti esenti da ogni forma di subordinazione personale ad altri. Questo comportava sia la piena capacità giuridica, sia l’assoluta disponibilità del patrimonio che poteva essere ad es. alienato o trasmetto agli eredi senza limiti.
- Diritto particolare: in questa comunità ci si regolava attraverso le consuetudini che nascevano dalle concrete esigenze di ciascuna collettività e che differenziavano il mondo cittadino da quello rurale.
- Organizzazione: ogni comunità cercò di provvedere all’amministrazione diretta della propria esistenza, alla tutela dei diritti dei suoi componenti e alla difesa del proprio territorio.
Vediamo che i primi due elementi sono i più importanti in quanto furono alla base della nascita del nuovo ordinamento cittadino, che venne posto in essere per l’esigenza di conseguire la piena libertà personale e la piena disponibilità dei propri patrimoni. Naturalmente poiché nessun promotore della nascita cittadina era in grado da solo di poter raggiungere tale obiettivo, essi si riunirono in una comunità. Ecco quindi che i signori fondiari, titolari di patrimoni minori, si riunirono in un territorio che risultasse distinto dal mondo rurale e si impegnarono tra loro a rispettare i diritti personali (naturalmente per contrastare e distinguersi dal mondo signorile).
Infine gli ultimi due elementi risultano essere successori, nel senso che sono conseguenza necessaria dei primi due elementi strutturali. Infatti la consuetudine di vita comune dette vita a usi giuridici particolari, riguardanti soprattutto la produzione e la circolazione di merci (essendo le città luoghi privilegiati per le attività mercantili ed artigianali). Per quanto attiene poi all’organizzazione invece, vediamo che questa si distingueva da quella signorile soprattutto per il fatto che la sua guida non spettava ad una sola persona, bensì alla comunità di signori. Questa doveva provvedere all’amministrazione della giustizia come alla difesa armata; e poteva farlo in via esclusiva (nei comuni Italiani, comunità autosufficiente), o quando non in grado, chiedendo aiuto ad un signore fondiario (governo diarchico articolato in due distinte sfere di competenza, Europa centro-settentrionale).
Gli ordinamenti comunali dell’Italia centro settentrionale
Le principali differenze tra gli ordinamenti cittadini delle varie regioni europee, riguardano l’ampiezza della giurisdizione e la forma di governo municipale. La giurisdizione più ampia è quella dei comuni italiani. La storiografia ritiene che questa derivi da una conjuratio: cioè un patto di alleanza stretto tra soggetti liberi di varia estrazione sociale.
Secondo alcuni tale alleanza era di natura privata in quanto nasceva da un gruppo di contraenti che, acquistato potere, avrebbe coinvolto anche gli altri abitanti a partecipare; secondo altri invece di stampo pubblico nata da un accordo coinvolgente fin dal principio tutti gli abitanti di quel territorio.
Per quanto attiene all’Italia, il movimento comunale acquistò rilevanza già nella fine del XI sec.: nel 1099 a Genova, venne concluso il primo accordo giurato, la cosiddetta Compagnia Communis. Anche qui all’origine della nuova realtà unitaria istituzionale sembra trovarsi sempre un accordo tra signori di terre poste nella zona circostante la città: costoro decidevano di allearsi tra loro per dar vita ad un ordinamento separato e distinto da quelli delle autorità fondiarie o territoriali della regione.
I due ordinamenti quindi, quello comunale e quello signorile, vissero per un certo tempo affiancati. Nel corso del XII sec. però, ma mano che l’organizzazione comunale si rafforzava, vennero ovunque meno tali forme diarchiche di governo cittadino. Promotori e partecipi dell’accordo iniziale sembrano essere signori fondiari della zona. Fine principale dell’associazione era quindi la difesa dei patrimoni fondiari degli associati contro le pretese signorili. Obiettivo di tale gruppo era quindi la difesa dei diritti dei promotori che ne avevano promosso la formazione, cioè quel complesso di potestà di comando e di guida che i medesimi signori esercitavano nei confronti di altri liberi, i quali da loro ricevevano difesa e protezione.
La rinascita cittadina, in altre parole, non introdusse nel mondo rurale circostante un diverso modo di produzione, ma si inserì come elemento importante dell’evoluzione economica dell’azienda fondiaria. Inoltre i signori che dettero vita a tale istituzione cittadina introdussero anche quelle forme di alleanza che le famiglie signorili da tempo erano abituate a stringere tra di loro per meglio difendersi dai nemici comuni. È il caso, ad es., di Genova, dove ciascuna consorteria (associazione di nobili) si stabiliva dando vita ad un distretto militarmente, all’interno del quale ogni aderente alla consorteria trovava la propria difesa. Qui ogni cittadino risultava individuato non solo dall’indicazione della propria famiglia, ma anche da quella del distretto e quindi dalla consorteria cui apparteneva.
La prima società comunale presenta al suo vertice un ristretto gruppo di potenti, i quali detenevano il monopolio del potere unitario in città: a loro infatti, erano riservate le principali cariche di governo (giustizia, amministrazione). Questa era composta da:
- Un’assemblea generale...
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