Ottava questionela disintegrazione del potere pubblico e i poteri signorili
La proliferazione delle fortezze nella crisi degli ordinamenti di origine carolingia: l'incastellamento
Le trasformazioni del mondo cristiano sono dovute alle incursioni vichinghe, ungare e saracene e ai relativi effetti sull'affermata instabilità del potere carolingio. Nell'864, Carlo il Grosso, allora re della Gallia occidentale e settentrionale, emana un capitolare in cui viene stabilito che tutti i ripari imbastiti senza la sua autorizzazione sarebbero dovuti essere abbattuti: i signori locali li eressero in modo del tutto spontaneo, importunando i “vicini e circummanentes”, ovvero i piccoli allodieri le cui proprietà si trovavano nella stessa zona dei beni signorili protetti (vicus), attraverso azioni di rapina.
Questi castelli sorsero insieme alla libera iniziativa di ricchi proprietari terrieri in seguito all'inefficienza dell'esercito regio contro le incursioni vichinghe, una volta circondatisi di clientele private. Il re era favorevole a questo genere di contributo ma la sua intenzione era di contrastare coloro i quali avessero associato alle loro strutture difensive private sia la potenza economica derivante dal possesso di vasti latifondi, sia quella militare derivante dalle clientele armate, per ottenere potere politico a livello locale.
Poi però il re fu costretto a contestare l'efficienza di questo sistema difensivo, così nell'887 Carlo il Grosso concesse al vescovo di Langres e ai suoi successori la libertà di disporre liberamente delle mura della città e dei territori e beni fondiari circostanti ad esse. Inoltre, nel 906, Berengario I, re d'Italia, concesse ad un diacono di costruire e divenire proprietario di un castello nel Veronese in seguito alle incursioni degli ungari e questa fortezza, in seguito, divenne parte del patrimonio passando di proprietario in proprietario.
Oltre a questi due casi di concessione di potere ai laici e agli ecclesiastici, si ricorda anche in un diploma (documento che attesta il conferimento di un premio onorificenza o privilegio) del 911 Berengario I permise a 29 maggiorenti di edificare una fortezza nel Novarese per la difesa degli Ungari e dai mali christiani (le bande di briganti). Questo processo di privatizzazione avvenne in opposizione alla concezione pubblica della fortezza, che rappresentava la natura del sistema politico germanico fondato sull'esercizio del potere espresso attraverso l'attività militare: il proprietario di una fortezza, infatti, è come se si ponesse in concorrenza con il potere pubblico. Nonostante ciò, molte fortezza furono costruite per iniziativa regia (soprattutto in Germania).
Sia per la libera iniziativa di ricchi privati, sia per la concessione regia a ecclesiastici, laici o collettività, sia per l'iniziativa del potere centrale, il dominio carolingio si andava disgregando in innumerevoli realtà territoriali. A contribuire lo sviluppo di questo fenomeno, furono i funzionari pubblici scorretti, i quali fortificavano esclusivamente quei villaggi e quelle curtes in cui si mescolavano interessi pubblici e privati, ovvero i loro beni allodiali e i beni fiscali in godimento (beneficia).
Il castello veniva affidato dal conte (o altro governatore) ad un gestore scelto tra i suoi vassalli (uomini già ricchi); egli diveniva il capo delle forze armate della fortezza e veniva ricompensato con alcuni beni fondiari in godimento. Questo sistema è del tutto parallelo al vincolo vassallatico e, altrettanto parallela fu la degenerazione di questa pratica nella patrimonializzazione della carica di custode: dall'IX secolo, i custodi si ritrovarono detentori di un'ingente potenza economica, militare e politica. Se associato al potere militare o al potere territoriale, il beneficio tendeva a essere patrimonializzato. Ne consegue ovviamente la frammentazione del dominio carolingio poiché possedere un castello, anche a titolo privato, significa possedere un potere pubblico.
Le fortezze eretta dai potenti prelati intenzionati a proteggere i patrimoni delle loro chiese, tratta di vescovi e abati di monasteri famosi come quello di Cluny, fondato nel 919 in Borgogna. Come avveniva per le fortezze laiche, quelle in mano alle Chiese erano gestite da custodi, vassalli dei prelati. Anche questi custodi patrimonializzarono la carica divenendo dinasti. I dinasti, sia laici che ecclesiastici, si presentavano come figure ambigue poiché si professavano rappresentanti del potere pubblico ufficiale per ottenere obbedienza e giustificare l'origine pubblica del loro controllo sulla struttura e al tempo stesso presentavano la carica che ricoprivano e la fortezza che gestivano come propria, in virtù del fatto che l'avevano ereditate dalle generazioni precedenti.
Bisogna ricordare che il fenomeno dell'incastellamento nacque da cause belliche di natura difensiva; ad accentuare il carattere dinamico di questo fenomeno concorsero altri fattori, come il fatto che le strutture (essendo di legno) erano facilmente distruttibili, e il fatto che molti dinasti proiettavano il loro dominio all'esterno delle loro fortezze, cosa che comportava l'accrescersi di alcuni domini e il contrarsi di altri. Questi nuovi domini, in origine “comitati” e “marche”, sono nominati dai medievisti “contee” e “marchesati” per distinguere le vecchie circoscrizioni da queste ora trattate.
Motivi giuridici e vincoli vassallatici
Motivi giuridici erano legati al potere dei dinasti che preferirono legarsi attraverso il vincolo vassallatico con il potere regio così, sebbene subordinati al re, avrebbero potuto allargare la loro sfera d'influenza in seguito all'attribuzione di nuovi centri fortificati in gestione. Venne loro concesso il godimento di proprietà ecclesiastiche ma anche l'opportunità di legarsi attraverso il matrimonio con i potenti del regno: le sorti del dinamismo della classe aristocratica militare si ripercuotevano sul pubblico, in quanto è da questi intrighi che risultava la successione dinastica delle singole fortezze.
Le cause del dinamismo
- Economiche: Impossibilità di sostenere le comunità abbandono di castelli;
- Militari: Ambizioni personali di singoli dinasti conflitti, conquiste e perdite;
- Giuridiche: Intenzione da parte dei dinasti ad allargare la propria influenza intreccio di vincoli vassallatici nei confronti di potenti prelati e combinazioni di matrimoni con le famiglie dei potenti del regno.
Il processo dissociativo dei regni postcarolingi e la dinastia capetingia
L'incastellamento favorì la nascita di poteri locali di
-
Storia medievale - ordinamento pubblico nel regno dei Franchi
-
Storia medievale
-
Storia medievale
-
Storia medievale