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b. Fino alla fine del xvii secolo in italia, dal xiii secolo in spagna e francia: volgare;

il latino utilizzato è comunque molto diverso dal latino letterario, e ciò è stata ritenuta la prova

dell’imbarbarimento. Dal vii all’viii secolo nasce il linguaggio burocratico latino, molto più

semplice con soli 4 casi, mentre dal xii al xiii secolo vi è la fissazione di un vero e proprio

linguaggio cavalleresco.

2. Formulario, ossia la serie di parole sancite dall’uso il cui utilizzo serve a garantire il raggiungimento

dello scopo prefissato. l’importanza del formulario si deduce dalle raccolte di modelli documentari,

come il “liber diurnus pontificum romanorum”, composto tra il vii e ix secolo, i formulari notarili del

xiii secolo e quelli cancellereschi del xii secolo, insieme ai trattati di bello scrivere del xiii secolo;

3. Struttura tipo di un documento:

a. Il protocollo, che contiene l’invocazione alla divinità (invocatio), la proclamazione

dell’autore del testo (intitulatio) e del luogo dove viene formulato il testo (inscriptio);

b. Il testo, ossia cosa si decide all’interno dell’atto, la disposizione centrale (dispositio), seguita

da minacce di multa in caso di contravvenzione alla disposizione (sanctio);

c. L’escatocollo, dove si trova l’indicazione di chi ha redatto il documento, la sottoscrizione dei

testimoni (subscritio) e la datazione del documento (datatio), e dall’viii secolo qui si

indicano anche il numero di copie del documento fatte;

tra documenti privati e pubblici vi è però una differenza nell’escatocollo, visto che in quelli privati è presente

la sottoscrizione dei testimoni (sostituita poi dalla sottoscrizione notarile), mentre in quelli pubblici non è

mai presente la sottoscrizione dei testimoni.

Il problema della cronologia

La concezione del tempo nel iv secolo è profondamente diversa da quella odierna, e non è neppure unitaria,

infatti non esiste una collocazione univoca temporale di un evento.

L’anno di partenza non è accettato in modo unanime da tutti, ed il giorno e il mese non sono coordinati con

l’anno, ma vi sono solamente accostati. Durante il medioevo la formula della data era:

giorno (calcolato in base al calendario) + anno (calcolato secondo una era, che in italia sono 4) + indizione.

Il giorno

Nel calcolo del giorno, si fa riferimento al calendario giuliano, che possiede tre sistemi diversi di

nomenclatura, e i più importanti dei tre sono i primi due:

I. Individua per ogni mese tre giorni:

a. Kalendae (1)

b. Nonae (dal 5 al 7)

c. Idis (dal 13 al 15)

Gli altri giorni sono calcolati in base alla loro distanza a questi giorni fissi;

II. Consuetudine di bologna, che divide il mese in due:

a. La prima metà, tra il 1 ed il 15, che viene indicato con la formula “introeunte mense”;

b. La seconda metà, che parte ad ordinare regressivamente dall’ultimo del mese, con la formula

“exeunte mensis”;

l’anno

l’anno viene calcolato, a seconda delle fonti, in varie ere di riferimento:

• L’era di cristo (usata dal xi secolo), che pone la nascita del cristo come anno 0;

• L’era bizantina, che mette come anno 1 il 5.508 a.C., data della ritenuta creazione del mondo, e fa

iniziare l’anno dal 1 settembre;

• L’era di spagna, in cui l’anno 1 è il 38 d.c.;

• L’era maomettana, dove l’anno 1 viene posto il 16 luglio 622;

ma il sistema più diffuso è il computo degli anni in base agli anni di regno.

Questo sistema deriva dalla modalità romana di indicare gli anni con i nomi dei consoli eponimi, eletti il 1

gennaio. Dal 534 in occidente e nel 541 in oriente i consoli vengono sostituiti con l’anno di impero, partendo

nel 537 con giustiniano. Dalla seconda metà del viii secolo, nel 781 precisamente, questa computazione

viene adottata dal papa.

Si verifica quindi una compresenza di cronologie differenti, tra la computazione papale, quella imperiale e

quella dei re locali.

Per quanto riguarda i problemi della computazione dell’anno dei regni, l’anno 0 ovviamente scatta con

l’anno di fondazione del regno. Ma quando inizia il regno? Con l’elezione, ossia l’acclamazione, o con

l’incoronazione del sovrano? Un esempio è il caso di carlo magno, che viene proclamato re dei franchi nel

761, re dei longobardi nel 774 ed incoronato imperatore nel 800. Anche la non accettazione di un sovrano o il

trono vacante vengono segnalati con formule tipo come “nemine imperante” o “christo imperante in eterno”,

che indicano la mancanza di un imperatore, o “tempore barbarici”, utilizzata il 6 maggio del 774 dai

burocrati bizantini, indicante il momento di transizione dalle leggi passate ad una loro rielaborazione.

Parlando dell’era di cristo, detta anche l’era volgare, che pone la nascita di cristo il 25 dicembre 753,

secondo la decisione di dionigi il piccolo, monaco del vi secolo, che la sostituì nelle tavole pasquali a quella

posta da diocleziano. Questa era ebbe una diffusione lentissima, e gli ultimi ad utilizzarla furono i papi,

mentre il suo uso è ufficialmente posto dalla seconda metà del xi secolo.

La nascita di cristo però ha una data diversa da quella segnata nel calendario civile, a seconda dello stile di

computazione utilizzato:

1. Stile della natività: l’anno inizia il 25 dicembre, e per i giorni posti tra il 25 ed il 31 dicembre

bisogna diminuire di un’unità il computo (stile più utilizzato);

2. Stile dell’incarnazione fiorentina: l’anno è fatto iniziare dall’annunciazione, il 25 marzo, e tra il 1

gennaio ed il 24 marzo si deve aumentare il computo di un’unità (stile diffusissimo nelle città

toscane e firenze fino al 1749);


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Primus93

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Primus93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof La Rocca Cristina.

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