2.MIGRAZIONI IN FRIULI
Il Friuli rappresenta una zona si transito molto importante:
1. All’interno dei collegamenti che andavano dalla zona tedesca verso il mare e la città di
Venezia;
2. Per i collegamenti tra Est e Ovest.
La migrazione di popolazioni germaniche verso sud sia un fenomeno di lunga durata, che portò in
Italia un grande spostamento d’individui alla ricerca di mercati o di una nuova vita:
Artigiani;
⇒ mercanti;
⇒ uomini di armi;
⇒ avventurieri;
⇒ vagabondi;
⇒ pellegrini che stavano raggiungendo il luogo sacro.
⇒
I valichi che portavano al Friuli erano sostanzialmente due:
1. il passo di Monte Croce;
2. la sella di Camporosso: questo passo fu molto frequentato a partire dal XIII secolo, quando
fu il commercio a preferire questa via di passaggio, giacché era più agevole.
Queste due vie continuavano nelle vallate, in cui era esercitato un controllo di tipo militare e
fiscale e in cui i mercanti tedeschi incontravano la prima dogana:
Castel moscardo
Ù Chiusaforte
Ù
I percorsi confluivano a VENZONE, dove le merci subivano un altro controllo e a GEMONA, luogo in
cui i mercanti pagavano una tassa fissa, imposta per il trasferimento dei materiali da carri piccoli e
maneggevoli, a carri più pesanti. Nel percorso verso la città lagunare, i tedeschi si fermavano in
varie località, in cui, dopo gli accordi con le autorità, si potevano organizzare in maniera molto
indipendente. A Udine, è accertato un gruppo di tedeschi, che si riunivano in due confraternite:
1. Quella di Sant’Antonio dei Tedeschi;
2. Quella della Santissima Trinità dei Tedeschi di Venezia.
La componente tedesca era solita avere una grande mobilità e si spostava molto anche
all’interno della stessa città. A Treviso i tedeschi abitavano solo in parte, aspetto testimoniato da
una contrada e da una scuola istituita nei pressi della chiesa di San Francesco. Molti dei tedeschi
che risiedevano a Udine si occupavano principalmente di produrre le armi tradizionali, come nel
caso di:
Spatarii;
Ù Corazarii;
Ù Balisterii.
Ù
Sono testimoniate molte committenze da parte di chiese e di confraternite ad artigiani tedeschi,
affinchè realizzassero sculture di legno. Questo per la presenza in città di una scuola di intagliatori
di legno.
I mercanti tedeschi detenevano una posizione importante anche nel commercio del ferro, che
transitava attraverso il Friuli per arrivare poi a Venezia, dove veniva sfruttato per la costruzione delle
navi. Questo minerale diventa quindi un elemento centrale negli scambi che coinvolgono
mercanti locali e internazionali.
1
I mercanti tedeschi riuscirono a creare delle imprese commerciali, unendosi in associazioni con
operatori italiani attraverso degli accordi molto simili a quelli vigenti nelle filiali che i Medici
avevano aperto in città tedesche. In genere i tedeschi, così come facevano i veneziani o gli
esponenti della comunità ebraica, trattavano l’acquisto del ferro e la loro rivendita
commissionando il lavoro ad artigiani locali. Questo tipo di commercio era naturalmente regolato
dalle comunità cittadine, che si occupavano di dirimere eventuali problemi tra le parti.
Chiaramente il ferro diventa il punto di riferimento essenziale e la maggiore fonte di entrata per:
Gemona;
Ù Tolmezzo;
Ù Venzone.
Ù
Udine, ad esempio, divenne il fulcro di chi volesse vendere o acquistarne grossi quantitativi per poi
esportarli sia verso Venezia, che verso l’Italia centrale.
Le relazioni tra le terre del Patriarcato e quelle tedesche va concretizzandosi in un nuovo genere di
legame esistente tra la nobiltà friulana e quella dei paesi a nord del Friuli, da cui proveniva una
gran parte di uomini poi divenuti patriarchi. Ne deriva che molti principi e istituzioni ecclesiastiche
possedessero numerosi territori sparsi per tutta la regione.
Un’altra importante via di comunicazione era attestata in quella che collegava il Friuli con i territori
dell’Europa orientale. Durante tutto il tardo Medioevo, infatti, erano stati frequenti gli scambi con i
paesi slavi, che avevano anche favorito la città di Gorizia, che era sì diventata un punto
particolarmente vantaggioso e strategico. Il patriarca esprimeva la il suo potere su tutte le strade,
sulle quali venivano tutelati i viaggiatori e le merci e sulle quali era assicurata la manutenzione.
Proprio grazie a questo potere, il patriarca aveva la facoltà di imporre la MUDA, tassa alla quale
erano sottoposte tutte le merci entranti nel Patriarcato e che era riscossa in tutti gli ingressi
principali, fra cui Venzone e Cividale. la protezione veniva garantita attraverso la fedeltà dei
signori e delle comunità cittadine, che in cambio ricevevano gli introiti derivanti dalle mude o da
altri privilegi feudali. I lombardi furono avidi usufruttari di questa possibilità, poiché essi erano
gratificati nientemeno che dalla famiglia Della Torre.
La situazione friulana risentì spesso della mancanza di eccedenze agricole commerciabili negli
anni che seguirono le crisi endemiche, aggravata da una sempre più pressante ingerenza
veneziana. Tutto ciò era spinto al limite dal perenne stato di guerra che imperversava nel
Patriarcato, che contribuiva non solo a danneggiare i terreni agricoli, ma rendeva sempre più
limitati i traffici commerciali. Malgrado ciò, fu proprio la crescita economica a ridare vitalità
all’economia. In ogni caso, se da un lato l’alto tasso di mortalità era ancora molto elevato a causa
di epidemie e peste, la forza di attrazione delle città, d’altro canto, riusciva a riequilibrare quelle
ingenti perdite umane fino alla fine del XIV secolo. Chiaramente mancava una liquida stabile, in
grado di far volare l’economia. Mancavano, in quell’economia arretrata, mancavano degli
operatori, che si occupassero di quel settore continuativamente. Per questo motivo, si ritenne
necessario il ricorso ad operatori esterni, che entrassero nel mercato:
Ebrei;
Ù Toscani;
Ù Lombardi.
Ù
In Italia, va ricordato un grande flusso di ebrei askenaziti: il loro flusso fu più consistente negli anni
successivi alla diffusione della Peste Nera e a causa delle persecuzioni di ebrei nelle terre
tedesche. Tra le motivazioni di questi flussi:
2
Il trattato di Ulma, concesso dall’imperatore e re di Baviera Venceslao IV, che permise
⇒ l’annullamento degli interessi ai prestiti concessi dagli ebrei a meno di un anno e una
riduzione sugli altri;
La lega delle città di Svevia;
⇒ La possibilità di trovare nuovi mercati in cui aprire attività.
⇒
A Venzone, operò una comunità di ebrei sia nel XIV che nel XV secolo. Durante il Trecento, i
prestatori che operavano in città, praticavano un prestito ad interesse su pegno e si occupano
soprattutto del commercio di ferro e di spezie, senza tralasciare l’acquisto di dazi e mude. Tra le
spezie, anche il pepe, che era attestato da un dazio su di esso a Gemona.
Il tipo di pratica finanziaria praticata dagli ebrei era rivolta ad una popolazione, che per la
maggior parte aveva bisogno di aiuto continuativamente, per superare le difficoltà quotidiane. Le
somme non erano mai troppo elevate e i tempi di restituzione erano spesso legati alle scadenze
del calendario agricolo. Generalmente ogni prestito richiedeva una garanzia di pagamento:
Generalmente poteva essere orientata su tutti i beni presenti;
⇒ I futuri contratti prevedevano l’istituzione di un pegno, anche se non mancano i casi di beni
⇒ immobili o di istituzione di un fideiussore.
Essi avrebbero presto sostituito i prestatori toscani, che per lungo tempo si erano occupati dell’area
del Patriarcato. Si stabilizzaro no in Fr iuli into rno alla me tà de l T re cento e s ubito dopo il
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sull’o perato e sull’imm igrazione nel te rritor io fr iulano di cos toro :
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o l’arr ivo dei toscani er a po ste riore al 1215;
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o pro puls iva che , dopo le co ntes e re lative alla cacciata de i gue lfi
da Fire nze, avr ebbe innes cato il pr oces so di im migrazion e.
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negli espo nenti più in vis ta delle co m pagnie bancar ie e m ercantili, che
furono chiam ate pe r riso lve re i problem i di liquidità del P atriarcato,
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Già nella s eco nda m età de l D uecento i banchieri in Fr iuli s ono se nesi, in
particolare B o nsignor i e Picco lom in i.
Nel XIV secolo, con il dominio dei della Torre, il prestigio maggiore fu ottenuto dai fiorentini, in
particolare i membri della famiglia Capponi, che assunse un ruolo di primo piano. Se in un primo
periodo le posizioni prestigiose all’interno dello stato patriarchino furono ottenute dai lombardi
imparentati con i della Torre, alla morte dell’ultimo patriarca, i toscani andarono a sostituirli: erano i
membri delle famose società costituite a Firenze dalle famiglie dei Bardi, Peruzzi e Scali. La
compagnia dei Bardi sembra abbia continuato ad operare in Friuli anche dopo il fallimento della
compagnia nel 1346. È notevole il lavoro svolto dai toscani nella zecca patriarcale nel XIV secolo.
In breve tempo costoro riuscirono comunque ad ottenere appalti, dazi e gastaldie.
Oltre ad essi, operavano in Friuli anche gruppi di toscani che si occupavano di prestito al consumo
e piccoli commerci. I toscani si istallarono soprattutto nelle località di:
Udine;
⇒ Cividale;
⇒ Gemona;
⇒ Venzone;
⇒ Altre città minori.
⇒
Il primo dei Patriarchi della famiglia lombarda dei della Torre, Raimondo, emanò un bando per
allontanare da Gemona i toscani che praticavano attività da usurai nel 1298. Questa azione non
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ebbe gli esiti sperati, perché si comprese ben presto quali sarebbero stati gli effetti di una perdita
dei capitali toscani. La componente toscana visse un periodo di difficoltà durante la guerra degli
OTTO SANTI, che contrappose Firenze e il papato rappresentato da Gregorio IX per circa tre anni
dal 1375. Il papa impose il divieto di commerciare e revocò tutti i diritti civili sulla città di Firenze. Nel
1377 questo divieto fu applicato anche alle terre del Patriarcato per volontà del patriarca
Marquardo di Randeck. L’allontanamento dei toscani fu definitivo nel XV secolo con il decreto di
espulsione emanato dal governo veneziano nel 1451.
3.IL CASO LOMBARDO: IMMIGRAZIONE POLITICA ED ECONOMICA
L’immigrazione lombarda, diversamente di quella di cui abbiamo parlato poc’anzi, assume una
decisa connotazione politica, che ne determina la particolarità. Questo processo è fortemente
legato alle vicende della casata della Torre, che a seguito di alcuni conflitti in terra lombarda,
decise di orientare i propri interessi a favore del Patriarcato di Aquileia, a cui fornì ben 4 patriarchi.
Dino Compagni così scrive di essi:
“quelli della Torre erano gentili uomini e di antica stirpe; e per loro arme portavan una torre nella
metà dello scudo del lato dritto e dall’altro due griffi incrocicchiati; ed eran nemici dei Visconti”.
Questa stirpe aveva basato la propria ascesa sulla città di Milano, attraverso un’astuta gamma di
relazioni clientelari, ma anche politico-economiche. Il potere di questa famiglia si rese evidente
solo per mezzo della concessione di appalti di grandi introiti a personaggi lombardi di fiducia, che
avrebbero potuto ottenere la liquidità necessaria a condurre la guerra che essi stavano portando
avanti in Lombardia.
Il primo patriarca fu Raimondo, nominato da papa Gregorio IX con lo scopo di portare pace alla
situazione milanese con l’allontanamento di questo esponente torriano. Alla notizia che un Visconti
sarebbe stato eletto papa, ci rendiamo ben conto di come essi avessero perso definitivamente la
possibilità di avere un proprio membro a capo della gerarchia ecclesiastica. Raimondo arrivò nel
territorio aquileiese in modo molto fastoso e per far fronte a tutte le spese, fu costretto a richiedere
un prestito ai fratelli. Nel 1273 entrò a Udine, dopo essere andato in visita dal nipote, che era
podestà a Padova.
Prima della nomina patriarchina, egli aveva ricoperto ruoli di primo piano all’interno dello
schieramento guelfo, che considerava di grande vantaggio il controllo sulle terre del Patriarcato e
identificava in Raimondo il miglior candidato.
Una volta insediatosi, egli attuò una serie di importanti provvedimenti:
Decise di ridurre l’intromissione degli stati provinciali e delle leghe giurate al governo
⇒ patriarcale, che poteva causare difficoltà nella stessa organizzazione statale.
Cercò attraverso numerose convocazioni in Parlamento di ridurre le forze nemiche che vi
⇒ agivano.
Cercò di inserire uomini di fiducia nei posti strategici del Patriarcato: vennero collocati
⇒ nell’amministrazione, furono dotati di feudi e beni ecclesiastici.
Così facendo, un grande numero di lombardi entrò a far parte del Capitolo aquileiese, e, nel giro
di pochi decenni la componente friulana fu del tutto sostituita a favore di quella lombarda
introdotto in modo astuto dai Torriani. In seguito alla loro cacciata dalla Lombardia, Raimondo
concesse loro prebende canonicali ingenti.
Il lavoro di Raimondo si può spiegare anche con i provvedimenti che egli nel tempo cominciò ad
adottare:
Promulga le costituzioni che avevano l’obiettivo di riformare la chiesa aquileiese e
prendevano in considerazione numerosi ambiti;
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Promulgò una serie di riforme:
a) Una prevedeva l’istituzione di ufficiali che si occupassero dell’amministrazione dei beni
capitolari;
b) L’altra, vietava di alienare i beni e i diritti vantati dalla Chiesa di Aquileia senza il permesso
del patriarca. La pena era la scomunica.
le riforme vennero accolte malamente, in un primo tempo furono molti i ricorsi vinti dalla
componente friulana, ma col passare del tempo e con l’aumento di prestigio della casata
Torriana, fu sempre meno la forza di contrapporsi ad essa.
Con Raimondo, iniziò quell’immigrazione lombarda in Friuli, che si connotava attraverso
l’acquisizione di ruoli importanti nell’amministrazione attraverso i suoi fideles, come anche in
politica e nel mondo ecclesiastico. La progressiva presa di potere di questa casata è stata
ben delineata da Cesare Scalon, nella sua pubblicazione
del NECROLOGIUM AQUILEIENSE, in cui troviamo un
elenco che comprende numerosi patriarchi che si
spartirono il potere nel Patriarcato. Notevole è
constatare come la tesoreria sia stata, lungo tutto questo
periodo nelle mani di questa casata lombarda.
L’immigrazione lombarda avrebbe seguito in
linea di massima le alterne sorti della casata dei Torriani. Rodolfo d’Asburgo, eletto nuovo re in
Germania, scelse di nominare come vicario imperiale un membro della famiglia in questione, che
a sua volta lo aveva immediatamente riconosciuto come re d’Italia. Questa affermazione del
potere torriano era avversa alla forza affermatrice dei Visconti, che decisero, a questo punto di
creare una lega antitorriana. L’imperatore sin da subito, accordò la sua volontà di difesa al
Patriarcato e, Raimondo, che da sempre era legato agli interessi della sua città Milano, decise di
difendere la sua famiglia in Lombardia. Quello che dovette aspettarsi fu, ciononostante, una
amara sconfitta, il cui seguito naturale fu la volontà di esilio dei della Torre e la condivisione di
questa scelta da parte di altre famiglie provenienti da altre zone, come:
Monza;
Brescia;
Lodi:
Cremona;
Crema;
Como, etc.
Da questo punto di vista:
Se da un lato, il governo dei Torriani aveva assecondato l’ambizione egualitaria popolare;
a Dall’altra, per il reclutamento di soldati e le spese di amministrazione erano richiesti
a contributi sempre più esosi.
Per questi motivi, il patriarca si occupò assieme al suo seguito di organizzare nuovamente
l’amministrazione di tutti i beni del Patriarcato:
Fu consolidato tramite appalti il vezzo di affidare i redditi o le tasse(MUDE);
a
SI VENNE A DELINEARE UNA DIVISIONE TRA COLORO CHE AGIVANO A NOME DEL PATRIARCA NEL
RISCUOTERE I CENSI PAGATI SUI BENI FONDIARI DI PROPRIETÀ DEL PATRIARCATO E COLORO CHE
AVEVANO PRESO IN APPALTO LE MUDE E LE GIURISDIZIONI.
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La maggior parte delle volte, il Patriarca decise di concedere in appalto le mude e le gastaldie a
persone che non avevano origine locale, per facilitare così il controllo dei redditi dati in appalto.
Alle persone che avevano origine in terra friulana, veniva concesso solo il capitanato e la
gastaldia minore. Raimondo, in seguito:
Affidò ai toscani l’appalto della muda della Chiusa, dove circolavano le merci al di là delle
a Alpi;
(sparirono i mercanti senesi in favore di quelli fiorentini) ai mercanti fiorentini fu concesso
a oltre ad altri introiti, quelli che provenivano dalle mude di Chiusa, Gemona, Tolm
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