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Migrazioni in Friuli

Importanza della zona di transito

Il Friuli rappresenta una zona di transito molto importante:

  • All'interno dei collegamenti che andavano dalla zona tedesca verso il mare e la città di Venezia;
  • Per i collegamenti tra Est e Ovest.

Migrazioni germaniche

La migrazione di popolazioni germaniche verso sud fu un fenomeno di lunga durata, che portò in Italia un grande spostamento di individui alla ricerca di mercati o di una nuova vita:

  • Artigiani;
  • Mercanti;
  • Uomini di armi;
  • Avventurieri;
  • Vagabondi;
  • Pellegrini che stavano raggiungendo il luogo sacro.

Valichi e percorsi

I valichi che portavano al Friuli erano sostanzialmente due:

  • Il passo di Monte Croce;
  • La sella di Camporosso: questo passo fu molto frequentato a partire dal XIII secolo, quando fu il commercio a preferire questa via di passaggio, giacché era più agevole.

Queste due vie continuavano nelle vallate, in cui era esercitato un controllo di tipo militare e fiscale e in cui i mercanti tedeschi incontravano la prima dogana:

  • Castel Moscardo;
  • Chiusaforte.

Centri di controllo e commercio

I percorsi confluivano a Venzone, dove le merci subivano un altro controllo, e a Gemona, luogo in cui i mercanti pagavano una tassa fissa, imposta per il trasferimento dei materiali da carri piccoli e maneggevoli a carri più pesanti. Nel percorso verso la città lagunare, i tedeschi si fermavano in varie località, in cui, dopo gli accordi con le autorità, si potevano organizzare in maniera molto indipendente.

A Udine, è accertato un gruppo di tedeschi che si riunivano in due confraternite:

  • Quella di Sant'Antonio dei Tedeschi;
  • Quella della Santissima Trinità dei Tedeschi di Venezia.

Artigianato e commercio del ferro

La componente tedesca era solita avere una grande mobilità e si spostava molto anche all'interno della stessa città. A Treviso i tedeschi abitavano solo in parte, aspetto testimoniato da una contrada e da una scuola istituita nei pressi della chiesa di San Francesco. Molti dei tedeschi che risiedevano a Udine si occupavano principalmente di produrre le armi tradizionali, come nel caso di:

  • Spatarii;
  • Corazarii;
  • Balisterii.

Sono testimoniate molte committenze da parte di chiese e di confraternite ad artigiani tedeschi, affinché realizzassero sculture di legno. Questo per la presenza in città di una scuola di intagliatori di legno. I mercanti tedeschi detenevano una posizione importante anche nel commercio del ferro, che transitava attraverso il Friuli per arrivare poi a Venezia, dove veniva sfruttato per la costruzione delle navi. Questo minerale diventa quindi un elemento centrale negli scambi che coinvolgono mercanti locali e internazionali.

Collaborazioni commerciali

I mercanti tedeschi riuscirono a creare delle imprese commerciali, unendosi in associazioni con operatori italiani attraverso degli accordi molto simili a quelli vigenti nelle filiali che i Medici avevano aperto in città tedesche. In genere i tedeschi, così come facevano i veneziani o gli esponenti della comunità ebraica, trattavano l’acquisto del ferro e la loro rivendita commissionando il lavoro ad artigiani locali. Questo tipo di commercio era naturalmente regolato dalle comunità cittadine, che si occupavano di dirimere eventuali problemi tra le parti.

Chiaramente il ferro diventa il punto di riferimento essenziale e la maggiore fonte di entrata per:

  • Gemona;
  • Tolmezzo;
  • Venzone.

Udine, ad esempio, divenne il fulcro di chi volesse vendere o acquistarne grossi quantitativi per poi esportarli sia verso Venezia che verso l’Italia centrale.

Relazioni e poteri locali

Le relazioni tra le terre del Patriarcato e quelle tedesche va concretizzandosi in un nuovo genere di legame esistente tra la nobiltà friulana e quella dei paesi a nord del Friuli, da cui proveniva una gran parte di uomini poi divenuti patriarchi. Ne deriva che molti principi e istituzioni ecclesiastiche possedessero numerosi territori sparsi per tutta la regione. Un’altra importante via di comunicazione era attestata in quella che collegava il Friuli con i territori dell’Europa orientale.

Scambi con i paesi slavi

Durante tutto il tardo Medioevo, infatti, erano stati frequenti gli scambi con i paesi slavi, che avevano anche favorito la città di Gorizia, che era sì diventata un punto particolarmente vantaggioso e strategico. Il patriarca esprimeva il suo potere su tutte le strade, sulle quali venivano tutelati i viaggiatori e le merci e sulle quali era assicurata la manutenzione. Proprio grazie a questo potere, il patriarca aveva la facoltà di imporre la Muda, tassa alla quale erano sottoposte tutte le merci entranti nel Patriarcato e che era riscossa in tutti gli ingressi principali, fra cui Venzone e Cividale.

La protezione veniva garantita attraverso la fedeltà dei signori e delle comunità cittadine, che in cambio ricevevano gli introiti derivanti dalle mude o da altri privilegi feudali. I lombardi furono avidi usufruttari di questa possibilità, poiché essi erano gratificati nientemeno che dalla famiglia Della Torre.

Condizioni economiche

La situazione friulana risentì spesso della mancanza di eccedenze agricole commerciabili negli anni che seguirono le crisi endemiche, aggravata da una sempre più pressante ingerenza veneziana. Tutto ciò era spinto al limite dal perenne stato di guerra che imperversava nel Patriarcato, che contribuiva non solo a danneggiare i terreni agricoli, ma rendeva sempre più limitati i traffici commerciali.

Malgrado ciò, fu proprio la crescita economica a ridare vitalità all’economia. In ogni caso, se da un lato l’alto tasso di mortalità era ancora molto elevato a causa di epidemie e peste, la forza di attrazione delle città, d’altro canto, riusciva a riequilibrare quelle ingenti perdite umane fino alla fine del XIV secolo. Chiaramente mancava una liquida stabile, in grado di far volare l’economia. Mancavano, in quell’economia arretrata, operatori che si occupassero di quel settore continuativamente.

Ruolo degli operatori esterni

Per questo motivo, si ritenne necessario il ricorso ad operatori esterni, che entrassero nel mercato:

  • Ebrei;
  • Toscani;
  • Lombardi.

In Italia, va ricordato un grande flusso di ebrei askenaziti: il loro flusso fu più consistente negli anni successivi alla diffusione della Peste Nera e a causa delle persecuzioni di ebrei nelle terre tedesche.

Motivazioni del flusso ebraico

Tra le motivazioni di questi flussi:

  • Il trattato di Ulma, concesso dall'imperatore e re di Baviera Venceslao IV, che permise l’annullamento degli interessi ai prestiti concessi dagli ebrei a meno di un anno e una riduzione sugli altri;
  • La lega delle città di Svevia;
  • La possibilità di trovare nuovi mercati in cui aprire attività.

Attività della comunità ebraica

A Venzone, operò una comunità di ebrei sia nel XIV che nel XV secolo. Durante il Trecento, i prestatori che operavano in città, praticavano un prestito ad interesse su pegno e si occupano soprattutto del commercio di ferro e di spezie, senza tralasciare l’acquisto di dazi e mude. Tra le spezie, anche il pepe, che era attestato da un dazio su di esso a Gemona.

Pratiche finanziarie

Il tipo di pratica finanziaria praticata dagli ebrei era rivolta ad una popolazione, che per la maggior parte aveva bisogno di aiuto continuativamente, per superare le difficoltà quotidiane. Le somme non erano mai troppo elevate e i tempi di restituzione erano spesso legati alle scadenze del calendario agricolo. Generalmente ogni prestito richiedeva una garanzia di pagamento:

  • Generalmente poteva essere orientata su tutti i beni presenti;
  • I futuri contratti prevedevano l’istituzione di un pegno, anche se non mancano i casi di beni immobili o di istituzione di un fideiussore.

Sostituzione dei prestatori toscani

Essi avrebbero presto sostituito i prestatori toscani, che per lungo tempo si erano occupati dell’area del Patriarcato. Si stabilizzarono in Friuli intorno alla metà del Trecento e subito dopo il fallimento delle banche fiorentine. Ci sono opinioni divergenti sull’operato e sull’immigrazione nel territorio friulano di costoro:

  • Da una parte, l’abate Giuseppe Bini annotava tra le sue note che l’arrivo dei toscani era posteriore al 1215;
  • Dall’altra Nicoletti collocava alla fine dell’Ottocento la spinta o propulsiva che, dopo le contese relative alla cacciata dei guelfi da Firenze, avrebbe innescato il processo di immigrazione.

Chiaramente le testimonianze più antiche in proposito si riscontrano negli esponenti più in vista delle compagnie bancarie e mercantili, che furono chiamate per risolvere i problemi di liquidità del Patriarcato, relativi ai patriarchati di Bertoldo di Andesch e Gregorio di Montelongo. Già nella seconda metà del Duecento i banchieri in Friuli sono senesi, in particolare Bonsignori e Piccolomini.

Domini dei Della Torre

Nel XIV secolo, con il dominio dei Della Torre, il prestigio maggiore fu ottenuto dai fiorentini, in particolare i membri della famiglia Capponi, che assunse un ruolo di primo piano.

Se in un primo periodo le posizioni prestigiose all’interno dello stato patriarchino furono ottenute dai lombardi imparentati con i Della Torre, alla morte dell’ultimo patriarca, i toscani andarono a sostituirli: erano i membri delle famose società costituite a Firenze dalle famiglie dei Bardi, Peruzzi e Scali. La compagnia dei Bardi sembra abbia continuato ad operare in Friuli anche dopo il fallimento della compagnia nel 1346. È notevole il lavoro svolto dai toscani nella zecca patriarcale nel XIV secolo. In breve tempo costoro riuscirono comunque ad ottenere appalti, dazi e gastaldie.

Insediamenti toscani

Oltre ad essi, operavano in Friuli anche gruppi di toscani che si occupavano di prestito al consumo e piccoli commerci. I toscani si istallarono soprattutto nelle località di:

  • Udine;
  • Cividale;
  • Gemona;
  • Venzone;
  • Altre città minori.

Allontanamento dei toscani

Il primo dei Patriarchi della famiglia lombarda dei Della Torre, Raimondo, emanò un bando per allontanare da Gemona i toscani che praticavano attività da usurai nel 1298. Questa azione non ebbe gli esiti sperati, perché si comprese ben presto quali sarebbero stati gli effetti di una perdita dei capitali toscani.

Guerra degli Otto Santi

La componente toscana visse un periodo di difficoltà durante la guerra degli Otto Santi, che contrappose Firenze e il papato rappresentato da Gregorio IX per circa tre anni dal 1375. Il papa impose il divieto di commerciare e revocò tutti i diritti civili sulla città di Firenze. Nel 1377 questo divieto fu applicato anche alle terre del Patriarcato per volontà del patriarca Marquardo di Randeck. L’allontanamento dei toscani fu definitivo nel XV secolo con il decreto di espulsione emanato dal governo veneziano nel 1451.

Il caso lombardo: immigrazione politica ed economica

Connotazione politica dell'immigrazione

L’immigrazione lombarda, diversamente di quella di cui abbiamo parlato poc’anzi, assume una decisa connotazione politica, che ne determina la particolarità. Questo processo è fortemente legato alle vicende della casata della Torre, che a seguito di alcuni conflitti in terra lombarda, decise di orientare i propri interessi a favore del Patriarcato di Aquileia, a cui fornì ben 4 patriarchi. Dino Compagni così scrive di essi:

"Quelli della Torre erano gentili uomini e di antica stirpe; e per loro arme portavan una torre nella metà dello scudo del lato dritto e dall’altro due griffi incrocicchiati; ed eran nemici dei Visconti".

Questa stirpe aveva basato la propria ascesa sulla città di Milano, attraverso un’astuta gamma di relazioni clientelari, ma anche politico-economiche. Il potere di questa famiglia si rese evidente solo per mezzo della concessione di appalti di grandi introiti a personaggi lombardi di fiducia, che avrebbero potuto ottenere la liquidità necessaria a condurre la guerra che essi stavano portando avanti in Lombardia.

Insediamento di Raimondo

Il primo patriarca fu Raimondo, nominato da papa Gregorio IX con lo scopo di portare pace alla situazione milanese con l’allontanamento di questo esponente torriano. Alla notizia che un Visconti sarebbe stato eletto papa, ci rendiamo ben conto di come essi avessero perso definitivamente la possibilità di avere un proprio membro a capo della gerarchia ecclesiastica. Raimondo arrivò nel territorio aquileiese in modo molto fastoso e per far fronte a tutte le spese, fu costretto a richiedere un prestito ai fratelli. Nel 1273 entrò a Udine, dopo essere andato in visita dal nipote, che era podestà a Padova.

Provvedimenti di Raimondo

Prima della nomina patriarchina, egli aveva ricoperto ruoli di primo piano all’interno dello schieramento guelfo, che considerava di grande vantaggio il controllo sulle terre del Patriarcato e identificava in Raimondo il miglior candidato. Una volta insediatosi, egli attuò una serie di importanti provvedimenti:

  • Decise di ridurre l’intromissione degli stati provinciali e delle leghe giurate al governo patriarcale, che poteva causare difficoltà nella stessa organizzazione statale.
  • Cercò attraverso numerose convocazioni in Parlamento di ridurre le forze nemiche che vi agivano.
  • Cercò di inserire uomini di fiducia nei posti strategici del Patriarcato: vennero collocati nell’amministrazione, furono dotati di feudi e beni ecclesiastici.

Impatto dell'immigrazione lombarda

Così facendo, un grande numero di lombardi entrò a far parte del Capitolo aquileiese, e, nel giro di pochi decenni, la componente friulana fu del tutto sostituita a favore di quella lombarda introdotto in modo astuto dai Torriani. In seguito alla loro cacciata dalla Lombardia, Raimondo concesse loro prebende canonicali ingenti.

Riforme di Raimondo

Il lavoro di Raimondo si può spiegare anche con i provvedimenti che egli nel tempo cominciò ad adottare:

  • Promulga le costituzioni che avevano l’obiettivo di riformare la chiesa aquileiese e prendevano in considerazione numerosi ambiti;
  • Promulgò una serie di riforme:
    • Una prevedeva l’istituzione di ufficiali che si occupassero dell’amministrazione dei beni capitolari;
    • L’altra, vietava di alienare i beni e i diritti vantati dalla Chiesa di Aquileia senza il permesso del patriarca. La pena era la scomunica.

Reazioni e conseguenze

Le riforme vennero accolte malamente, in un primo tempo furono molti i ricorsi vinti dalla componente friulana, ma col passare del tempo e con l’aumento di prestigio della casata Torriana, fu sempre meno la forza di contrapporsi ad essa. Con Raimondo, iniziò quell’immigrazione lombarda in Friuli, che si connotava attraverso l’acquisizione di ruoli importanti nell’amministrazione attraverso i suoi fideles, come anche in politica e nel mondo ecclesiastico.

Il potere dei Torriani

La progressiva presa di potere di questa casata è stata ben delineata da Cesare Scalon, nella sua pubblicazione del Necrologium Aquileiense, in cui troviamo un elenco che comprende numerosi patriarchi che si spartirono il potere nel Patriarcato. Notevole è constatare come la tesoreria sia stata, lungo tutto questo periodo, nelle mani di questa casata lombarda. L’immigrazione lombarda avrebbe seguito in linea di massima le alterne sorti della casata dei Torriani. Rodolfo d’Asburgo, eletto nuovo re in Germania, scelse di nominare come vicario imperiale un membro della famiglia in questione, che a sua volta lo aveva immediatamente riconosciuto come re d’Italia.

Conflitti con i Visconti

Questa affermazione del potere torriano era avversa alla forza affermatrice dei Visconti, che decisero, a questo punto, di creare una lega antitorriana. L’imperatore sin da subito, accordò la sua volontà di difesa al Patriarcato e, Raimondo, che da sempre era legato agli interessi della sua città Milano, decise di difendere la sua famiglia in Lombardia. Quello che dovette aspettarsi fu, ciononostante, una amara sconfitta, il cui seguito naturale fu la volontà di esilio dei della Torre e la condivisione di questa scelta da parte di altre famiglie provenienti da altre zone, come:

  • Monza;
  • Brescia;
  • Lodi;
  • Cremona;
  • Crema;
  • Como, etc.

Divisione amministrativa

Da questo punto di vista:

  • Se da un lato, il governo dei Torriani aveva assecondato l’ambizione egualitaria popolare;
  • Dall’altra, per il reclutamento di soldati e le spese di amministrazione erano richiesti contributi sempre più esosi.

Per questi motivi, il patriarca si occupò assieme al suo seguito di organizzare nuovamente l’amministrazione di tutti i beni del Patriarcato:

  • Fu consolidato tramite appalti il vezzo di affidare i redditi o le tasse (Mude);
  • Si venne a delineare una divisione tra coloro che agivano a nome del patriarca nel riscuotere i censi pagati sui beni fondiari di proprietà del Patriarcato e coloro che avevano preso in appalto le mude e le giurisdizioni.

Gestione delle mude

La maggior parte delle volte, il Patriarca decise di concedere in appalto le mude e le gastaldie a persone che non avevano origine locale, per facilitare così il controllo dei redditi dati in appalto. Alle persone che avevano origine in terra friulana, veniva concesso solo il capitanato e la gastaldia minore. Raimondo, in seguito:

  • Affidò ai toscani l’appalto della muda della Chiusa, dove circolavano le merci al di là delle Alpi;
  • Sparirono i mercanti senesi in favore di quelli fiorentini ai mercanti fiorentini fu concesso oltre ad altri introiti, quelli che provenivano dalle mude di Chiusa, Gemona, Tolmezzo.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Cammarosano Paolo.
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