Italia medievale - struttura e geografia delle fonti scritte
Introduzione
Il problema dell'intensità e discontinuità per cui nord-sud e città-campagna furono raggiunte dalla documentazione di età medievale condiziona la ricerca storica. L'ampio lavoro di studio di epoca moderna (Seicento-Settecento) aveva un atteggiamento molto selettivo che privilegiò le narrazioni storiche e i diplomi, atti di natura pubblica o privata redatti da un notaio o un cancelliere per definire in maniera compiuta un rapporto giuridico. La metodica di allora era intesa a verificare autenticità e impostura delle fonti. Il culmine di questa modalità di studio è rappresentato dai lavori di L.A. Muratori e S. Maffei, che tenevano in considerazione fasi e modi di scrittura.
La successiva evoluzione degli studi andò verso la specializzazione in settori, distinguendo tra: fonti narrative, diplomatiche e legislative. Nella seconda metà dell'Ottocento un nuovo interesse per la storia delle "culture nazionali" cambiò l'atteggiamento verso le fonti. L'attuale struttura di conservazione non è sempre quella originale. Tra Settecento e Ottocento subì un mutamento drastico con l'acquisizione statale di archivi e il trasferimento di quelli minori nelle capitali. Inoltre, non tutte le scritture del passato sono state assorbite dagli archivi, alcune sono andate perdute per distruzioni, trascrizioni, guerra, eresia, scarto, incuria.
Il Medioevo ha un paesaggio documentario non omogeneo: prevalgono le istituzioni ecclesiastiche e la rarefazione delle fonti scritte fino al XII secolo; dal Duecento-Trecento si assiste invece ad un'esplosione documentaria. Si nota anche una divaricazione tra il Regno di Sicilia (normanno) e il resto d'Italia, e ovunque differenze tra centro e periferia.
Capitolo 1: L'egemonia della tradizione ecclesiastica dall'alto Medioevo all'XI secolo
1.1 La crisi delle scritture ordinarie nel passaggio dall'antichità al Medioevo
Dal IV-V secolo fino al VIII-IX secolo abbiamo un vuoto documentario, non di tutta la produzione scritta ma un decadimento delle scritture correnti e di quelle amministrative (emanate dalle autorità municipali o private). Tra VII-VIII secolo riemergono scritture non letterarie in lingua latina, custodite in chiese e monasteri. Tra VIII-IX secolo si assiste ad una solida ripresa delle scritture non letterarie.
1.2 Le narrazioni storiche altomedievali e il concentrarsi delle scritture presso i vertici istituzionali della Chiesa
Nel periodo della crisi dell'Occidente, fino alla costituzione dell'Impero di Carlo Magno, continuò a svilupparsi una storiografia generale in lingua latina e greca. Uno sviluppo nuovo fu quello delle "storie nazionali", imperniate sull'origine, migrazioni e conquiste dei popoli germanici. Tra queste vi è Langobardorum di Paolo Diacono.
I primi secoli del Medioevo videro fiorire anche narrazioni di orizzonte territoriale definito, come le celebrazioni di vescovi legate alle città (cataloghi o leggende). Dal VI secolo in Occidente prevalgono narrazioni di tipo storico legate a istituzioni territoriali definite, quali vescovati e monasteri. Un'élite di sedi episcopali e monasteri canalizzò le tradizioni di scrittura, in prevalenza scritture di tipo narrativo ma anche documentario.
1.3 Le scritture documentarie e la loro mediazione ecclesiastica: vescovi, capitoli, monasteri
Si definisce documento un testo prodotto da una persona o un ente per sanzionare o certificare qualche diritto o rapporto giuridico/politico. I documenti sono redatti da un tecnico, un notaio o un funzionario della curia, perciò si creano tecnicismi della scrittura: formule legali, protocollo, sottoscrizioni, data e luogo. In ogni documento vi sono tre protagonisti: autore, destinatario e rogatario. Si scrivevano su una pergamena sciolta che veniva consegnata al destinatario, in latino, unica lingua dell'insegnamento scolastico.
Prima del XII secolo le tradizioni documentarie di una qualche consistenza provengono da archivi di chiese, in particolare le chiese cattedrali o i loro capitoli, e monasteri, centri di forte attrazione per le famiglie dei potenti laici. Dalla fine del X-XII secolo (uniformità alla regola benedettina) le grandi famiglie preferiscono esercitarvi delle forme di patronato.
1.4 Forme di scritture documentarie altomedievali
Non vi sono differenze di contenuto tra gli archivi episcopali, capitolari e monastici, la parte preponderante dei documenti riguarda sempre la proprietà fondiaria. Si distingue tra documenti pesanti (trasferimenti di possesso/proprietà) e leggeri (gestione). Si possono distinguere anche documenti di carattere probatorio, che attestano un rapporto giuridico già compiuto, e dispositivo (charte o chartulae), necessari per compiere l'atto. Per consuetudine si inizia a trascrivere tutti i documenti su un codice, il chartularium.
Durante il VI secolo in Italia viene elaborato un modello intermedio tra lettera e documento amministrativo, utilizzato per le scritture regali e di pubblica autorità.
1.5 La topografia della proprietà fondiaria e gli assestamenti territoriali dei secoli X-XII
Gran parte dei documenti altomedievali consiste in trasferimenti o conferme di beni fondiari, perciò un elemento essenziale della scrittura è l'individuazione topografica dei beni, che poteva avvenire su quattro livelli: territoriale, circostanziale, insediativo e agrario. Solo l'insediamento stabile, come il nucleo abitativo, fissa nel lungo periodo un nome di luogo, mentre i microtoponimi agrari hanno un carattere descrittivo corrente, quindi variano nel tempo.
Per quanto riguarda la fisionomia dei beni, quelli episcopali e capitolari sono solitamente compresi nel territorio diocesano, quelli dei monasteri si estendono anche oltre. Per quanto riguarda le proprietà laiche la documentazione è scarsa e filtrata dalle chiese, ad eccezione di alcune famiglie aristocratiche. Tra i secoli X-XI, epoca in cui finiscono le grandi migrazioni e conquiste dei popoli, si assiste ad una crisi al vertice dell'autorità pubblica. Vediamo una divaricazione tra autorità suprema e esercizio concreto del potere sui residenti locali.
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