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Storia medievale

Fra mondo antico e Medioevo

L’impero fra III e V secolo

Coloni e latifondisti: i rapporti sociali nelle campagne

La forte pressione fiscale e le insicurezze dovute alle invasioni provocarono il peggioramento della sorte dei coloni, la concentrazione delle terre, l’incremento del potere dei signori e l’instaurarsi di un rapporto di solidarietà fra piccoli contadini e latifondisti, che impedì il successo delle rivolte contadine. La situazione giuridica dei contadini peggiorò: per evitare l’esodo dalle campagne gli imperatori legarono i coloni alla terra, in una legge di Teodosio sono servi terrae. La grande proprietà terriera invece crebbe, divenendo una struttura sociale solida, basata sull’accomandazione, anche perché spesso era esonerata dalle imposte con l’immunitas, specie sulle proprietà fiscali (lo Stato infatti in tal caso avrebbe pagato se stesso), tanto che presto i signori organizzarono dei piccolissimi regni, circondandosi di buccellarii. Ciò generò diverse rivolte contadine, p.e. i Bagaude in Gallia, e molti videro i barbari come liberatori; tuttavia i più rimasero fedeli all’aristocrazia senatoria.

Oriente e Occidente

Nonostante la riunificazione costantiniana, de facto l’impero era diviso, a livello politico, sociale e culturale, nonché religioso. Anche l’economia arrise all’Oriente, meno colpito dall’anarchia militare. La separazione si accentuò alla morte di Teodosio nel 395, con Onorio e Arcadio, che generarono dinastie diverse, tanto che il secondo mandò contro il primo i Visigoti in Illirico, che, spinti dagli Unni, avevano ucciso ad Adrianopoli Valente nel 378. Il loro re Alarico valicò le Alpi ma venne sconfitto da Stilicone, vandalo, nel 402: ciò esemplifica la politica orientale, indirizzare i barbari ad Ovest.

Il legame fra cristianesimo e impero

Considerato che Diocleziano non riuscì ad estirpare il cristianesimo, Costantino aprì la strada alla tolleranza nel 313, insieme a Licinio. Tale religione passò così da una minoranza malvista, ma non sovversiva, ad un forte legame con l’impero, attraverso la libertà di culto, privilegi al clero (no tasse, domenica, aumento ricchezza) e intervento nelle controversie dottrinali: nel 325 convocò a Nicea un concilio ecumenico, per discutere della controversia Ario/Atanasio, ove prevalse quest’ultimo, anche se i dissensi non vennero sanati.

L’episcopato e l’impero nelle dispute teologiche

I successivi imperatori cambiarono spesso fazione nelle dispute teologiche, ma sostennero la religione totalmente: p.e. Costanzo II (337-361) favorì l’arianesimo (vd. Ulfila); il tentativo di Giuliano fu isolato. Nel 381 Teodosio (379-395) rettificò le scelte di Nicea a Costantinopoli, oltre a stabilire il cristianesimo come unica religione, perseguitando il paganesimo. La disputa trinitaria passò da quella trinitaria a quella cristologica, dove Nestorio, patriarca di Costantinopoli, venne sconfitto ad Efeso nel 431; le scelte di questo concilio fecero sorgere ad Alessandria il monofisismo, che venne però condannato nel 451 a Calcedonia: qui inoltre il papa acquisì la supremazia sui vescovi, il patriarca sugli orientali.

Il rafforzamento del vescovo di Roma e l'espansione dei patrimoni ecclesiastici

L’alleanza con l’impero ebbe conseguenze sull’organizzazione ecclesiastica, che venne ripartita territorialmente come in ambito civile; inoltre Valentiniano III (425-455) aveva riconosciuto a Roma il primato, e le donazioni private erano enormi (vd. Salviano di Marsiglia), creando dei fondi per l’evangelizzazione. La Chiesa così diventava ricca come l’impero stesso.

Ai confini dell’impero: il mondo delle popolazioni a struttura tribale

Altri mondi

L’impero era in crisi per i grandi mutamenti, ma anche per le pressioni delle popolazioni di confine, cresciute nel IV per la migrazione degli Unni. Le differenze culturali erano profonde, erano visti come barbari, nomadi o seminomadi, non avvezzi all’agricoltura, con economie fragili e di razzia. Erano socialmente basati sulle tribù, che fondavano un popolo, i cui organi di governo erano il consiglio dei capitribù, dei capi di guerra e dei guerrieri, scardinati dall’ascesa dei re e delle aristocrazie guerriere. Germani e Romani erano già entrati in contatto, specie coi Goti, che avvicinarono i due mondi (aiutati dal cristianesimo).

Nomadi e imperi. I movimenti degli Unni e l’inizio delle “grandi migrazioni di popoli”

Per difendersi dagli Unni, l’impero cinese aveva eretto la grande muraglia a Nord, e analogamente quello romano costituì a Nord delle Gallie il limes. Ma nel IV gli Unni invasero le pianure settentrionali cinesi, quelle gangetiche e le steppe eurasiatiche: i Sarmati e i Goti vennero così spinti a ovest, in particolare Alani, Vandali, Svevi e Visigoti, che saccheggiarono Roma nel 410. Ebbero inizio le invasioni.

Steppe e deserti: gli spazi e la vita dei pastori nomadi

I nomadi non erano primitivi, ma fortemente legati alle costrizioni ambientali, specie alla germinazione dell’erba: si spostavano con il bestiame stagionalmente per fuggire la siccità. I costumi e le abitudini alimentari erano rozze, specie per gli Unni, che vivevano su carri (come gli Hsiung-nu mongoli). Dato il pericolo costante della carestia, importante era l’economia di rapina.

L’organizzazione socio-politica dei nomadi delle steppe

Le strutture erano molto variabili, ma incentrate su alcune basi: gli Unni erano organizzati in tribù, di vari clan, le unità base erano le famiglie, che abitavano su una singola kibitka, con o senza schiavi; non c’era un’aristocrazia, data la grande povertà. Inizialmente il popolo era molto frammentato, si riuniva solo per le riunioni dei capi di guerra. La risposta al perché un popolo così disagiato costituì una forte minaccia è la conquista nel 376 degli Alani, altro popolo primitivo, e con essi degli Ostrogoti, sedentari: così posero le basi per la più ricca monarchia.

Economia e cultura materiale dei Germani

Con tale nome si identificano molti popoli diversificati (del mare, delle foreste e delle steppe), ma con caratteristiche comuni: l’agricoltura poco sviluppata era comunque importante a fianco di caccia e allevamento (non erano nomadi), commerciavano in baratto e avevano un’economia fragile basata anche sulla razzia. Pur stanziali, ogni tanto alcuni popoli migravano (Wanderung), che tramite fenomeni di etnogenesi aggregava e suddivideva diverse popolazioni.

La società germanica e le sue tendenze evolutive

Nel I a.C. i Germani erano socialmente simili agli Unni, senza concezione di proprietà o schiavitù. L’entità economica di base non era familiare, ma di clan, perciò le differenze sociali erano poco profonde, e in pace non vi erano autorità importanti, né istituzioni coercitive; in guerra vi erano le tre istituzioni già citate. Nel I d.C. Tacito evidenzia profonde mutazioni, con la scomparsa dell’abitudine di lavorare in comune e la perdita d’importanza del clan rispetto alla famiglia: la distribuzione avveniva secondo il rango guerriero, differenziazione confermata dall’archeologia ma non chiara.

La nascita di re elettivi e la formazione delle clientele armate

A rompere l’equilibrio istituzionale intervennero l’emergere di un re elettivo in sostituzione ai capi di guerra (anche se il suo potere non era grande) e la nascita di un’aristocrazia guerriera con clientele armate, che dimostra la crisi delle strutture tribali, a favore del comitatus militare; nacquero così disparità economiche a causa dei bottini, e il comitatus acquistò una lieve autonomia. Le notizie sulle evoluzioni si fermarono qui, ma sappiamo che nel IV importanti furono le istituzioni del re e del popolo in armi. I comitati inoltre vennero finanziati dall’impero, per difenderlo.

La trasmissione della cultura presso le popolazioni germaniche

L’educazione era molto diversa da quella romana, rude e guerriera-contadina, simile a quella greca arcaica; importanti erano perciò gli spettacoli militari e le prove fisiche. Non esistevano scuole perché non esisteva una cultura intellettuale, e la scrittura runica era appannaggio dei soli sacerdoti; era una cultura quasi esclusivamente orale, che si trasformò radicalmente venendo a contatto con l’impero, specie per i Goti (Ulfila). La religione ci è relativamente oscura, sappiamo che il politeismo elementare si indeboliva vicino all’impero cristiano.

Le milizie germaniche nell’impero tra la fine del IV e i primi anni del V secolo

La possibilità di evadere l’obbligo di leva con una tassa favorì il reclutamento delle popolazioni di confine nell’esercito, anche fra gli ufficiali e nel Senato (in cui nacque un antagonismo etnico). Emblema è Stilicone, collaboratore di Teodosio, che aveva stretto una forte alleanza coi Visigoti; egli sposò una nipote dell’imperatore, e alla morte di quest’ultimo tutelò la successione di Onorio, tentando un compromesso fra senatori romani e barbari (che sconfisse a Pollenzo). Ma dato l’accesa politica antigermanica orientale, l’imperatore lo fece uccidere per queste sue scelte di compromesso (anche se in Occidente non fu mai forte il partito antigermanico). La crisi dell’esercito dopo la sua morte portò Alarico al sacco di Roma, evento impressionante anche per i cristiani.

L’Occidente nel V e VI secolo: i regni romano-germanici

Gli aspetti chiave

Sono: il rapporto dei Germani con l’aristocrazia senatoria e l’episcopato (arianesimo, vengono cattolicizzati i Franchi di Clodoveo); la trasformazione da contadini guerrieri a possidenti, con l’adozione del sistema amministrativo romano; l’utilizzo di tale sistema, adattato, con il declino quindi della scuola e dell’organizzazione fiscale.

La “prima generazione” di regni romano-barbarici (prima metà del V secolo)

Dopo il sacco di Roma, i Visigoti furono i primi a creare un regno, nel 418 nel Sud-Ovest della Gallia, nel regime dell’hospitalitas; seguirono i Suebi, nel Nord-Ovest della penisola iberica, e i Vandali, in Africa, accettati come federati nel 435. Nel Nord-Est della Gallia i Burgundi crearono un regno nel 436, ma vennero schiacciati da Ezio e dagli Unni. La corte ravennate cercava di salvare il salvabile, federando e combattendo barbari con barbari, attraverso il sistema dell’hospitalitas (398) in zone determinate.

Il sostegno dei federati germanici di fronte al pericolo unno

Federare i barbari si rivelò una scelta vincente, per tenerli lontano dall’Italia e scacciare altri barbari: così, come aveva fatto Stilicone, Ezio affrontò gli Unni, non più pastori ma guerrieri comandati da Attila, anche se la forma Stato era debole. Contro questo colosso la politica delle alleanze diede i suoi frutti: Ezio sconfisse Attila ai Campi Catalauni nel 451, e l’anno dopo gli Unni, dopo aver devastato il Friuli, vennero fermati da Leone I. Nel 453 il fragile impero unno si sfasciò per le rivolte di Gepidi e Ostrogoti.

Odoacre e il primo dominio germanico in Italia

Roma venne però saccheggiata dai Vandali di Genserico nel 455, evidenziando il declino della presenza romana nell’esercito. Gli imperatori, eletti dai romano-barbarici o dai bizantini, erano tali solo di nome, tanto che il generale Oreste depose il penultimo, Giulio Nepote, a favore del figlio Romolo Augustolo nel 475; l’anno successivo Odoacre lo depose, “riunificando” l’impero. Mantenne buoni rapporti col Senato, non sovvertì gli apparati istituzionali.

I regni romano-barbarici: caratteristiche e linee evolutive

Nel 480 sopravvivevano i regni di prima generazione: Vandali, Visigoti, Suebi, Burgundi, accanto a molte entità minori. Alcuni di questi non sopravvissero fino al VI, in particolare per il rapporto con ceto senatorio ed episcopale: i Vandali, persecutori dei cattolici, richiamarono l’intervento dei Bizantini, che nel 553-4 li sconfissero. Negli altri regni i re vennero investiti di nuove funzioni di autorità: i Germani divennero così popoli terrieri.

Il regno franco

I Franchi furono il popolo ove la componente latina si fece più sentire. Essi assunsero un’identità unitaria intorno al 482, con Clodoveo, che ampliò i propri domini renani con la Gallia del Centro-Nord, fino alla sua morte nel 511. Ebbe buoni rapporti con l’aristocrazia gallo-romana e soprattutto con il clero cattolico, poiché Clodoveo si fece cristianizzare, e adottò le tradizioni imperiali, divenendo molto diverso dagli altri Germani, cercando di restaurare il potere pubblico.

Teodorico e il regno degli Ostrogoti in Italia

La politica di Odoacre anticipò quella di Teodorico, che nel 489, dopo essere stato educato dai Bizantini, portò per l’imperatore Zenone gli Ostrogoti in Italia, sconfiggendo gli Eruli nel 493. I Goti si insediarono con l’ospitalità (1/3 delle terre), una minoranza armata con buoni rapporti, anche grazie all’aiuto dei senatori (Boezio, Cassiodoro, Simmaco). Ma sul piano religioso la politica di Teodorico entrò in crisi, specie dopo le misure anti-dissidenza religiosa di Giustino I (518-527); il re si rivoltò contro la classe senatoria (Boezio e Simmaco) e papa Giovanni I fu incarcerato. Alla morte di Teodorico nel 526 l’Italia era in crisi: la figlia Amalasunta cercò invano di mediare, ma il cugino Teodato, re, la fece uccidere: Giustiniano trovò il pretesto per la riconquista, aprendo la guerra greco-gotica.

Che cosa resta di Roma? Evoluzione e indebolimento delle strutture del mondo romano

I Germani non cancellarono le tradizioni romane, anche perché erano in pochi: il regime dell’ospitalità ebbe larga diffusione, preservando la romanità. Fu però senza successo lo sforzo di salvare la fiscalità; le città inoltre persero importanza, specie Roma, e nacquero nuove capitali dotate di palatium. La città restò centro di circoscrizione pubblica ed ecclesiastica.

Il regresso nella scuola antica e la nascita delle scuole cristiane

In Italia e Africa le scuole di retorica sopravvivono, non in Gallia e Spagna, dove comunque i precettori privati mantengono viva la tradizione letteraria. L’educazione militare entrò in primo piano, mentre la scuola antica scompare nel VII. La cultura greco-romana però non muore, ma passa al servizio della cristianità, in parte: nascono le scuole cristiane per lo studio della Bibbia e la formazione dei chierici (Isidoro).

L’impero restaurato di Giustiniano

La civiltà bizantina

Nel VI le differenze fra Oriente ed Occidente sono enormi: il primo resisterà nella forma impero fino alla conquista turca nel 1453; tuttavia non è più impero romano, ma qualcosa di diverso: la civiltà Bizantina. Le basi furono la divisione di Diocleziano e le riforme di Costantino, che fecero emergere, fra la forza dello Stato e la cultura ellenistico-romana, la Chiesa: a Costantinopoli si affermò il cesaropapismo. I Bizantini si consideravano comunque Romaioi, in un impero solido ed efficiente. Ma la loro identità non bloccò gli afflussi di altre culture, anche perché gli orizzonti geografici andavano allargandosi.

Bisanzio nel V e nel VI secolo: i problemi etnici e religiosi

Da Roma però Bisanzio ereditò anche i problemi etnici coi barbari e religiosi. Perciò mandarono gli Ostrogoti in Italia, alleggerendo la pressione, e si allearono con gli Isauri in Asia Minore, dopo che Anastasio (491-518) li sconfisse. I problemi religiosi invece si associavano in Siria ed Egitto a tendenze autonomiste, come l’eresia monofisita: Zenone (474-491) cercò di accettarla, ma aprì un trentennale dissenso con Roma. Giustino I (518-527) e Giustiniano I (527-565) tornarono a perseguitarla, mentre la moglie del secondo, Teodora, le accordò protezione. Più fortunati furono gli sforzi di evangelizzazione dei non cristiani, in Africa e Mar Nero. Giustiniano si alleò con papa Vigilio, ma non ebbe successo, tanto che Paolino di Aquileia prese il titolo di patriarca e non riconobbe papa Pelagio (556-560) (scisma di Aquilea).

Eremi e cenobi: forme di vita monastica

Grande importanza ebbe il monachesimo, specie con Benedetto da Norcia (480-543): il monachesimo aveva origini eremitiche orientali (l’ascesi era un martirio senza sangue), e si sviluppò nella forma cenobitica, per la prima volta con Pacomio in Egitto. In Occidente si sviluppò a Lerins in Provenza e a San Vittore in Marsiglia, ma anche in Irlanda, con l’evangelizzazione di Patrizio dal 432, una conquista sui Celti.

La regola benedettina: il senso della misura nella vita monastica

Benedetto creò una Regola per Montecassino, di capitale importanza, fondata sul senso della misura, l’importanza dello studio, il ruolo ascetico del lavoro manuale. Solo Gregorio Magno applicò la Regola all’evangelizzazione.

Il rinvigorimento dell’idea imperiale romana e le riconquiste di Giustiniano

L’alleanza bizantina con il mondo cattolico mirava alla restaurazione dell’impero di Roma: dopo la pace con i Parti, l’impero si rivolse contro i regni romano-germanici, indeboliti da crisi dinastiche e religiose. Il regno vandalo fu conquistato nel 553-4, con una restaurazione sociale, e dal 535 Belisario aprì il recupero dell’Italia, più solida del regno vandalo: la guerra greco-gotica fu lunga e difficile, terminata nel 553 da Narsete. Nel 554 l’impero conquistò parte della Spagna, riportando il Mediterraneo ad essere mare interno.

L’impero restaurato: pressione fiscale, centralizzazione e riorganizzazione legislativa

Così l’impero rese sicure le comunicazioni navali nel Mediterraneo, aprendo poi dei passaggi con la Cina senza passare dai Parti. La macchina statale si sviluppò su: riscossione delle imposte, centralizzazione e potenziamento della burocrazia, riorganizzazione legislativa (Corpus iuris civilis).

Luci e ombre dell’opera di Giustiniano

I contemporanei davano giudizi severi (Procopio di)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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