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Appunti di Storia medievale per l'esame della professoressa Militi. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la metamorfosi dell'Impero romano e il declino dell'Impero romano con il relativo crollo, le varie fasi in cui si verifica tale mutamento.

Esame di Storia medievale docente Prof. M. Militi

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impegnava alla fedeltà, l’altra al mantenimento. Con il giuramento di fedeltà il vassallo entrava nella clientela del

potente; questi si impegnava a mantenerlo, o direttamente nella propria casa, oppure indirettamente, concedendogli

fonti di reddito quali terre o altri beni di diversa natura. L’oggetto di tali concessioni fu definito beneficio, al quale nel

tempo fu preferito feudo. La stessa organizzazione economica della grande proprietà tipica del mondo franco, il sistema

detto curtense, contribuiva a consolidare tale situazione. Le grandi aziende, le corti, tendevano infatti ad assorbire la

piccola proprietà. All’interno dei diversi regni vennero designate delle circoscrizioni pubbliche dette comitati, al cui

interno un funzionario regio, il conte, amministrativa la giustizia. Nelle zone di confine furono istituite le marche, territori

più ampi coordinati da un marchese, in cui era particolarmente importante l’organizzazione militare. Questi funzionari

erano legati al re tramite il rapporto vassallatico beneficiario, e venivano scelti per la loro posizione sociale e il prestigio

di cui godevano, ma non era facile indovinare la loro fedeltà: furono istituite così forme di controllo, quali i missi dominici

(portavoce diretta dell’autorità imperiale) che diffondevano sul territorio i capitolari, cioè le leggi emanate dal sovrano. La

gerarchia ecclesiastica vide ogni vescovo diventare missus della propria diocesi. L’immunità comportava la concessione

formale da parte del sovrano a taluni proprietari di una particolare prerogativa che rendeva le loro proprietà immuni

dall’esercizio del potere regio da parte dei funzionari pubblici preposti al territorio.

9. ECONOMIA E PAESAGGI

Nei 4 secoli tra 200 e 600 la popolazione europea diminuì drasticamente, per ricominciare a crescere solo verso il 700 e

toccare intorno al 1000 un livello vicino a quello di partenza (30-40milioni). I contadini del tardo impero avevano visto il

diffondersi della conduzione indiretta, ossia la concessione di lotti di terreno a famiglie di contadini, tenuti al pagamento

di un affitto in denaro o in natura. Si trattava di casati se le famiglie erano schiavi, coloni se erano coltivatori liberi e

quindi non obbligati a risiedere sulla terra. Fra 3 e 4 secolo anche i coloni furono legati alla terra. Quando le terre

rendevano di più che per la sopravvivenza, il surplus era per metà assorbito dalla fiscalità imperiale, il resto era per il

mercato. Dal 550 non si trovano più tracce di un fisco pubblico,anche a causa delle popolazioni barbariche. Una prima

conseguenza fu la contrazione degli scambi in moneta. Cominciarono a dilatarsi le macchie di boschi, e crebbe

l’importanza dell’economia forestale (allevamento, caccia, legname). Vi fu una drastica diminuzione delle rese cerealicole

e una crescita dell’incolto. La fine della tassazione romana, a partire dal 7 e 8 secolo, ha messo in circolo sul lungo

periodo la ricchezza, creando una domanda economica diversa. Il sistema curtense si basa sulla bipartizione delle

aziende in un settore a conduzione diretta (dominico) e uno a conduzione indiretta (massaricio), formato da piccole

aziende familiari contadine. Si basa anche sullo stretto legame tra queste due parti, rappresentato dall’obbligo per i

contadini del massaricio di prestare corvées sulle terre del dominico, a integrazione del lavoro degli schiavi che vi

risiedevano in permanenza, a totale carico del proprietario che forniva loro alloggio e vitto. In Italia il sistema curtense si

affermò solo dopo la conquista franca del 774, e fu dappertutto la base per una ripresa economica.

10. LA CITTA’

La struttura politico amministrativa dell’impero romano aveva concepito le città come centri di coordinamento del

territorio. A scomparire a causa della crisi dell’impero furono prima i centri minori, ma la grande maggioranza delle città

sopravvisse grazie alla presenza del vescovo, e polo aggregativo non fu più il forum romano ma la cattedrale e gli edifici

a essa correlati. Centri importanti di coordinamento si affermarono nelle campagne (longobardi), nelle aree bizantine le

città mantennero in sostanza il loro ruolo. La conquista carolingia del regno dei longobardi determinò una rinnovata

attenzione al ruolo delle città (lodi di città). La città ha mantenuto anche il suo ruolo di mercato, e i rapporti con l’oriente

non sono mai venuti meno. Di notevole rilievo era l’attività manifatturiera, e in particolare quella tessile. Con molto

impegno i vescovi chiesero di poter legittimare il loro diritto di ricavare i proventi connessi a pedaggi e alle tasse.

11. ALFABETISMO E CULTURA SCRITTA

Dal 4 secolo la capacità di scrivere andò concentrandosi nelle mani di un numero sempre minore di persone. Il mondo

romano era altamente alfabetizzato, ma con la sua crisi scomparvero le scuole e questo portò al degrado. Si può

distinguere un alto livello di istruzione legato a pochissimi, e una generale analfabetizzazione, che riguardava anche il

saper leggere. Restarono tuttavia in piedi le scuole cristiane, che attorno al 6 secolo divennero anche le scuole per i laici.

Dall’8 secolo, accanto alle scuole vescovili sorte presso le chiese cattedrali si diffusero anche quelle monastiche. Carlo

Magno si applicò in particolare alla riforma liturgica (uguale per tutti i chierici), il miglioramento della formazione del

clero, la riaffermazione dell’importanza della scrittura nell’amministrazione.

Ai bambini la lettura fu insegnata secondo il metodo classico (apprendimento delle lettere, sillabe,memorizzazione delle

frasi). Più raro fu l’insegnamento della scrittura. La formazione superiore riguardava le arti del Trivio (grammatica,

retorica e dialettica) e del Quadrivio (matematica,geometria, musica, astronomia).

12. LE SECONDE INVASIONI E LA RISTRUTTURAZIONE DEL TERRITORIO EUROPEO

Gli slavi erano una popolazione sedentaria, dedita all’agricoltura e all’allevamento. Erano organizzati in piccoli gruppi

tribali e comunità di villaggio. Tra l’8 e il 9 secolo iniziarono a delinearsi tre principali gruppi di popolazioni: gli slavi

orientali, gli slavi occidentali, gli slavi meridionali, che approfittando della debolezza dell’impero bizantino, si stanziarono

nei territori balcanici. Nel 1800 nacque il mito dello slavo come ospite non gradito, ripreso dal nazismo. Sia i franchi che i

bizantini favorirono l’evangelizzazione di questa popolazione (Cirillo e Metodio). Gli ungheresi apparvero

improvvisamente in occidente nella seconda metà del 9 secolo, e probabilmente essi provenivano dalle pianure degli

Urali settentrionali. L’insediamento in Pannonia ebbe come risultato i primi scontri con gli eserciti occidentali

(incastellamento). Avevano un’ottima tecnica di battaglia. Vennero sconfitti nel 995 da Ottone I e per questo mitigarono

la loro aggressività. I saraceni erano gli arabi e la popolazione islamizzata del nord Africa. Nell’827 conquistarono la

Sicilia e saccheggiarono Roma nell’846. A costoro mancava un centro coordinatore, quindi non si sapeva dove colpire. I

normanni (popolazioni scandinave) furono protagonisti a partire dal 9 secolo di un’espansione a raggiera, grazie anche a

certe imbarcazioni in grado di percorrere al contrario i fiumi. Si stanziarono in alcune propaggini della Gallia, dette poi

Normandia, nel 911. Tra il 1050 e il 1080 grazie ad una spedizione avviarono la conquista della Sicilia e dell’Italia

meridionale, e conquistarono anche il regno di Inghilterra.

13. IL TRIONFO DEI POTERI LOCALI NELLE CAMPAGNE E NELLE CITTA’

Feudalesimo è una parola che non si trova nelle fonti coeve alla nascita del fenomeno. Il termine venne coniato nel 1700

nell’ambito culturale illuministico. La parola feudo trae origine dall’antico germanico fihu, che significava gregge e che

ben presto assunse il medesimo significato del tardo latino beneficio, causando così agli storiografi molta confusione. La

storiografia contemporanea distingue le diverse componenti del rapporto vassallatico beneficiario per chiarire con

maggiore precisione le fasi di sviluppo: prima fase (8-9 secolo) diffusione del rapporto vassallatico beneficiari; seconda

fase (9-10 secolo) viene meno l’impero carolingio e l’aristocrazia prende il potere, ereditarietà degli incarichi pubblici;

terza fase (9-prima metà del 12 secolo) massima frammentazione del potere pubblico su scala locale, cioè l’ordinamento

signorile, e nascita del castello; quarta fase (dalla seconda metà del 12 secolo in avanti) i poteri signori vengono

progressivamente coordinati all’interno di nuove compagini territoriali e i signori locali assoggettati ai regni mediante

nuovi strumenti giuridici, che vengono a costituire il diritto feudale. Il capitola di Quierzy, una disposizione emanata da

Carlo il Calvo nell’877, riconosceva l’autonomia delle aristocrazie europee e l’ereditarietà dei benefici e delle cariche

maggiori. Su questa frammentazione del potere pubblico cercò di incidere nella prima metà dell’11 secolo l’imperatore

Corrado II,emanando nel 1037 una disposizione detta Edictum de beneficis: il testo stabiliva l’ereditarietà dei benefici

minori, precisando che nessun vassallo poteva essere privato del beneficio ottenuto senza una giusta causa, che doveva

essere giudicata da un tribunale o dal sovrano. Uno dei fenomeni più vistosi che accompagnarono la fine dell’impero

carolingio fu l’incastellamento, che divenne anche il mezzo per estendere l’autorità del grande proprietario su tutti i

residenti dell’area in cui si trovava la grande proprietà. Si distingue tra due forma di signoria, quella fondiaria e quella

territoriale. La prima è l’insieme dei poteri che un grande proprietario di fatto si trovava a esercitare sui lavoratori di

condizione servile che gli appartenevano e anche sui coloni liberi che lavoravano le sue terre(corvées); la signoria detta

territoriale o di banno, è legata inscindibilmente al fenomeno dell’incastellamento: si tratta infatti dell’esercizio di una

serie di prerogative in gran parte analoghe a quella della signoria fondiaria, ma applicate anche a soggetti non legati da

alcun vincolo di natura patrimoniale al proprietario del castello. Il signore in questo caso poteva chiedere prestazioni di

lavoro per la manutenzione e il pagamento delle tasse (fodro, albergaria, curadia). Riscuoteva inoltre una taglia, ossia un

versamento in denaro dovuto all’intera comunità come riconoscimento della funzione di protezione. Il signore

amministrava la giustizia e stabiliva un monopolio sulla vendita di generi indispensabili. Nelle città il vescovo aveva un

primato sia spirituale che civile,tant’è che si occuparono della sicurezza dei cittadini durante le seconde invasioni.

Durante il 10secolo ottennero oltre all’immunità la districtio, ossia l’autorità di costringere, l’essenza cioè del potere

pubblico.

14. IMPERO E REGNI NELL’ETA’ POST CAROLINGIA

Dopo la deposizione di Carlo il Grosso nell’887, i vari territori dell’impero carolingio conobbero diversi sviluppi politici e

istituzionali. Il potere effettivo dei re di Francia si ridusse a un’area molto limitata attorno a Parigi. Il titolo regio venne

conteso dai lontani eredi di Carlo Magno, e Ugo Capeto nel 987 della famiglia dei Robertingi poi ribattezzata Capetingi

divenne sovrano. Aveva un’autorità d’ordine morale e religioso, ma dei poteri limitati. Dopo l’887 oltre a quello di Francia

si costituirono due regni a carattere regionale, quello di Provenza e quello di Borgogna. Il regno italico mantenne

all’incirca la stessa estensione geografica del regno longobardo; la guida del regno fu contesa tra i rappresentanti delle

principali famiglie dell’aristocrazia. Quattro grandi famiglie(Spoleto, Toscana, Ivrea e Friuli), si schierarono grosso modo

(i signori del centro contro quelli del nord). Per alcuni decenni a contendersi il regno fu il marchese del Friuli Berengario

I, ma fu richiesto l’intervento di Rodolfo re di Borgogna, che tenne il titolo di re d’Italia dal 924 al 926,successivamente

quello di Ugo re di Provenza, che riuscì a mantenere la guida del regno per 20anni. Egli lasciò il regno al figlio Lotario,

che morì poco dopo nel 950 lasciando i marchesi d’Ivrea al potere, con la figura di Berengario II. Ottone I, chiamato

sposò Adelaide la moglie di Lotario, e si fece giurare fedeltà da Berengario. Nel regno dei franchi orientali, definito

teutonico, nell’887 i grandi elesse re un esponente della dinastia carolingia. Esistevano degli ampi ducati regionali.

Nel919 venne eletto Enrico I di Sassonia, e dopo suo figlio Ottone I. Il suo regno, durato dal 936 al973, è servito a

riempire nuovamente di significato il titolo imperiale. Agì in modo innovativo,cercando di stabilire legami con i grandi del

regno. Il richiamo all’età carolingia e alla tradizione imperiale romana e bizantina riguardò soprattutto gli aspetti simbolici

del potere, come il rito della sacra unzione o il Privilegium Othonis che riconosceva le proprietà e i diritti della chiesa di

Roma,ma ribadiva anche il principio che il papa dovesse prestare giuramento all’imperatore. Conquistati il regno italico e

la corona imperiale nel 962, Ottone I cercò di rafforzare la propria posizione in Italia a danno dei domini bizantini del

meridione, ma il progetto matrimoniale fra suo figlio e la nipote di Zimisce fallì. Morto Ottone I nel 973, Ottone II si trovò

a fare i conti con troppe ostilità, e alla sua morte, nel 983, suo figlio Ottone III era molto piccolo. Nel 996, quando ebbe

16 anni, assunse i titoli paterni ma morì nel 1001 a causa della sua convinzione che il solo titolo di imperatore bastasse.

Fu eletto re di Germania Enrico II, duca di Baviera, ma morto nel 1024 e senza eredi,lasciò il titolo a Corrado II, duca di

Franconia, appartenente alla famiglia dei Salii che riuscì a mantenere la corona imperiale per 4 generazioni sino al 1125.

15. L’ANNO MILLE: CONTINUITA’ E TRASFORMAZIONI

Quando l’anno 1000 scoccò quasi nessuno vi fece caso, poiché i sistemi di datazione erano ancora diversi da una località

all’altra e gli anni si contavano secondo gli anni di un regno o di un impero. Inoltre non era leggenda popolare l’idea

apocalittica. Vi fu sicuramente uno sviluppo tecnologico,come il mulino ad acqua, l’aratro, il giogo frontale, la rotazione

triennale (il maggese a riposo ogni3 anni). Vi fu un allargamento degli spazi coltivati (all’interno delle curtes, ma anche

spazi nuovi come le ville nuove o i borghi franchi, cioè esentati dalle tasse). Tra la fine dell’11 e l’inizio del 12si

ricavarono nuovi terrene dall’acqua (le Fiandre e la pianura padana). Già nel 10 secolo entrò in crisi il sistema curtense.

Avvenne la mutazione feudale, cioè la nascita di una forma di controllo politico del territorio definita signoria di banno,

che portò anche a un cambiamento dell’economia,facendo emergere una nuova domanda da parte dei signori di banno

che per soddisfare i loro bisogni incrementarono la produzione.

16. IL NUOVO MONACHESIMO E LA RIFORMA DELLA CHIESA

Un contributo importante al rinnovamento della chiesa venne dal mondo monastico, che sentì di dover dare una

credibilità morale alla chiesa stessa. Si proponeva l’estensione del modello monastico a tutta la chiesa, basato sulla

preghiera e la purezza del corpo. Esempio furono i monaci di Cluny, fondata nel 910 da Guglielmo duca d’Aquitania.

Romualdo di Ravenna invece fondò nell’Italia centrale alcuni eremi. Presso Grenoble sorse la Grande chartreuse, da cui

prese vita l’ordine dei certosini. Si diffusero la simonia (da Simon Mago, l’acquisto delle cariche ecclesiastiche) e il

nicolaismo (favorevoli al concubinato e al matrimonio degli ecclesiastici). Tra il10 e l’11 secolo si diffusero movimenti

religiosi di ispirazione pauperistica, come la pataria, che si diffuse a Milano nel secolo 11. Vi fu una lotta tra l’elezione del

papa da parte dell’imperatore e di alcune famigli aristocratiche romane che portò alla compresenza di tre papi. Enrico III

li fece deporre tutti e nominò il tedesco Clemente II papa. Leone XI fu quello che scelto dall’imperatore, si scontrò con il

patriarca di Costantinopoli Michele Cerulaio riguardo al controllo delle chiede dell’Italia meridionale, e che nel 1054 portò

alla separazione tra le due chiese. Alla morte di Enrico III, il figlio essendo ancora minorenne, non poté regnare, per cui


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in programmazione e promozione turistica
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AntoSilv90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Militi Maria Grazia.

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