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Storia medievale

Medioevo e caduta di Roma

Medioevo = caduta di Roma. Ma Roma non scompare, rimane centro della Cristianità. Fino agli anni '60 i sacerdoti studiavano celebravano la messa in Latino. Si conserva l'idea romana di creare prestigio e omologazione. Roma trasferisce il suo prestigio a Bisanzio fino al 1453 (caduta per mano turca). Larga parte d'Europa perde il sistema romano, in Italia persiste, viene solo sovvertito il vertice (uomini non più laici ma vescovi).

Come fa l'Impero romano ad esistere a lungo nonostante la sua estensione? Un impero estremamente organizzato, che costruisce in pietra (poi si perderà questa possibilità), i romani avevano una conoscenza tecnologica che nessuno aveva. Questa conoscenza si perderà molto presto.

La Roma del III secolo è però in crisi anche a livello economico, ha finito le guerre di conquista, si basa sulle tasse, che non bastano ad assoldare un buon numero di soldati, ci si allea quindi con stati cuscinetto, è un impero che deve fronteggiare dei barbari nemici che si spostano tutti insieme da Nord Est (si verifica un abbassamento delle temperature che rende il tutto più difficile, soprattutto dal punto di vista agrario). Chi abitava nelle steppe poi, con clima già rigido, era costretto a scendere verso Roma (con in aggiunta un appetito di ricchezze). Roma non aveva nemmeno mura (non temeva alcuna minaccia, è lei che minacciava).

Ciò che lascia Roma è il sistema stradale. Nel V secolo le strade vengono mangiate dalla natura, si perde la conoscenza dell'uso della pietra, quel poco lo si prende dai residui romani. Le Goff dice che è un'Europa che a livello paesaggistico inizia ad assomigliare al Nord Africa (piccole oasi = città sparse). Non c'è ricchezza per pagare cultura, ma solo per i guerrieri. Permangono credenze di tipo magico-superstizioso appartenenti alle prime fasce della civiltà.

Evitare la parola Medioevo, il concetto di Medioevo è dettato dal pregiudizio umanistico, che vedono Roma come luce e la loro epoca come rinascita. Chi vive nel Medioevo non sa di starci, ma sanno che il loro passato è nobile e di non essere all'altezza di loro.

Protagonisti: Diocleziano e Costantino

Fine III – inizio IV: protagonisti Diocleziano e Costantino. Il Cristianesimo diventa da culto bandito (persecuzione di carattere politico, gli ebrei si ribellavano all'impero) a religione consentita e liberamente professabile nell'Impero.

Diocleziano (284): problemi:

  • Ampiezza geografica impero: difficile difendere il Limes estesissimo. Non ha mai avuto bisogno di costruire mura attorno alle loro città (fino al 271), ora deve difendersi da invasori e usurpatori. Pur essendo conservatore Diocleziano divide l'Impero in 4 parti (tetrarchia = Costanzo Cloro verso la Germania, Massimiano capitale spostata a Milano, Sirno a Galerio, Nicomede a Bisanzio che è capitale della parte Est), sarebbe altrimenti impossibile proteggerlo e governarlo. La costruzione di mura permette un'epoca di sommaria pace, donando un minimo di stabilità in un impero che stava per collassare.
  • Successione imperatori: massima priorità, bisogna legittimare al comando, bisogna che gli imperatori siano riconosciuti grazie al sangue, il sistema andrà in crisi. L'esercito, elemento essenziale per la difesa, decide la successione, l'imperatore nel quale identificarsi. Ciò porta a guerre tra generali e i loro rispettivi eserciti che si battono per la successione. I generali acquisiscono potere ripagando le truppe con bottini di guerra. Diocleziano è figlio di un ex schiavo (nelle sue vene non scorre sangue reale), diventa imperatore con la forza, sconfiggendo il suo predecessore (colpo di stato). È comunque un uomo molto abile. Il problema della successione non può essere risolto.
  • Sbilanciamento tra mondo urbano e rurale: Impero basato sulle città (che contenevano più persone rispetto alle loro capacità produttive, mentre le campagne erano in stato di abbandono e poco fertili per il sovrasfruttamento precedente), sistema di matrice romana (prima governatori laici poi vescovi cristiani). Diocleziano lega i contadini, artigiani e commercianti definitivamente alla loro terra/bottega impedendone la mobilità. Nel 301 fa un decreto che fissa i salari e i prezzi, che portarono ad una timida ripresa economica.
  • Difficoltà nel far convivere culture diverse in ambito militare: federati = combattere per i romani in cambio di terre (nel momento in cui si inseriscono soldati non romani in esercito romano si perde identità, importantissima nell'impero, perdendo di conseguenza coesione).
  • Disequilibrio tra est e ovest: è più ricca di risorse quella occidentale.
  • Le temperature cominciano a calare: questo porta a migrazioni verso Roma.
  • Sasanidi (Persiani): nemici che Roma non riesce ad estinguere. La frontiera Reno/Danubio è il confine che interessa maggiormente i romani.
  • Svalutazione moneta: imperatori rifornirono di grano (per la fame dovuta alla poca produttività delle campagne), ma la cosa divenne insostenibile quando nel III secolo bisognava contrastare la minaccia dei Germani. Nell'età di Diocleziano non esiste un istituto creditizio (il prestito è un'invenzione medievale). Le vie erano quella di aumentare le tasse e far svalutare la moneta (se la possibilità di assoldare truppe corrisponde al conio delle monete, quindi si inizia a coniare monete con lo stesso valore ma con grammi inferiori di bronzo/argento/oro, ciò provoca inflazione innalzando i prezzi per compensare l'argento di quantità inferiore all'interno della moneta). Legge di Grescham (1860) "La moneta con più valore scompare dalla circolazione". La svalutazione del materiale di conio è dovuto allo squilibrio commerciale tra Oriente e Occidente: dall'Oriente si importavano le merci di maggior valore (lusso).
  • L'impero si imbarbarisce: tra le maggiori cause della fine dell'impero per Adam Gibbon c'è proprio il cambiamento dei valori verso la religione. I romani non hanno più quell'ardore di cui parlava Tacito un secolo prima. Le élite sono importanti perché si occupano di dei, opere pubbliche, cursus honorum. Nel momento in cui l'impero diventa meno romano esse perdono identità e si perde tutta la cura per le infrastrutture e per la religione. Diocleziano è molto conservatore dal punto di vista religioso (persecuzione cristiani) e rende onore a Cesare ed Augusto nei nomi delle cariche (2 Cesari e 2 Augusti). Nell'ottavo secolo in Inghilterra c'è la massima cultura e Beda nella "Historia ecclesiastica gentis Anglorum" del 731 parla delle persecuzioni di Diocleziano (303, inizio perché si opponevano al suo personale culto come divinità).

Costantino (figlio del primo Cesare Costanzo Cloro): nel 305 Diocleziano e Massimiano abdicano e i cesari diventano augusti e nominano a loro volta due Cesari. A partire dal 306 il sistema tetrarchico va in crisi. Tra il 306 e il 312 emerge un unico imperatore: Costantino. Egli salva l'impero per circa un secolo grazie alle sue riforme: il IV secolo è relativamente tranquillo (riflesso nella cultura materiale = il mondo è salvo). Prima di lui l'impero era politeista, prossimo al sovrannaturale.

Il cristianesimo ha però il vantaggio di offrire ai cristiani la speranza dell'eternità senza troppe pretese e abilità specifiche (come richiedeva il cursus honorum), ma rappresenta una minaccia per l'autorità imperiale. Rifiuta i piaceri della vita tipici della romanità: teatro, terme, celebrazione imperatore, banchetti, nozze ecc.

Costantino viene mandato ad est per servire l'augusto successore di Diocleziano (lui credeva di essere eletto Augusto a sua volta essendo figlio di Costanzo Cloro), Galerio lo esclude dalla successione, Costantino si ribella in Britannia e Gallia nel 306, Galerio lo riconoscerà allora come Cesare. Massenzio, altro figlio, si ribella a sua volta a Roma, essendo stato escluso dalla successione. Costantino è più forte di Massenzio, Galerio muore di cancro e gli succede Licinio, che riconosce a Costantino come prossimo Augusto e lo legittima a sconfiggere Massenzio. L'evento più importante è la Battaglia di Ponte Milvio (312), enfatizzata dalla leggenda della visione di una croce in cielo (non era un sogno, aveva visto proprio un segno a forma di croce in cielo, cosa possibilissima, di solito erano presagi, in questo caso è un positivo invito alla conversione) con su scritto (Eusebio, biografo ufficiale di Costantino, inizialmente Ariano per poi convertirsi, en touto nika, in hoc signo vincit "sotto questo segno vinci"), non è una semplice leggenda, poteva essere un alone solare (il Cristianesimo non era la scelta più conveniente, avrebbe stimolato ulteriore tensione sociale nell'élite). Nel raccontare la vita di Costantino, selezionerà solo i fatti appropriati all'immagine di Costantino (ritratto parziale) e dice che prima della battaglia Costantino si appellò a lui.

Rende la Chiesa immune dal pagamento delle tasse (per questo diviene nei secoli sempre più ricca). Donazione di Costantino rinvenuta false dal Valla (tendenza di falsificare le carte ecclesiastiche molto frequente). Questo documento avrebbe donato a Silvestro I e successori:

  • Il primato del vescovo di Roma sulle Chiese patriarcali d’Oriente,
  • Sovranità del pontefice su tutti i sacerdoti,
  • Sovranità della Basilica del Laterano su tutte le chiese,
  • Superiorità sull’imperatore,
  • Proprietà immobiliari e giurisdizione civile.

Nel giro di 70 anni il Cristianesimo (380, Editto di Tessalonica), diventa unica religione consentita. Chi resiste alla conversione:

  • Mondo rurale,
  • Élite romana,
  • Esercito (poco istruito, a contatto con popolazioni non cristiane).

Essendo un albero a tanti rami, il Cristianesimo cerca di avere la direzione dell’ortodossia (credo corretto), ma ha a che fare con molte eterodossie. L’eresia ariana, del sacerdote africano Ario (hanno la fondamentale differenza nel credere che Cristo sia un uomo come tutti noi, che sia figlio di Dio non condividendone la sostanza divina). Donatisti seguaci dell’africano Donato, sostengono che se un sacerdote è traditores, tutti i sacramenti celebrati da lui nella società non valgono. I traditores sono coloro che consegnano le sacre scritture ai romani. Prendevano distanze dalle cose del mondo ed erano orientati verso l’escatologia (fine ultimo) e l’Apocalisse.

325, concilio ecumenico di Nicea (tutti i vescovi riuniti per decidere cosa è ortodosso e cosa eretico). Arianesimo e Donatismo vengono condannati (ostacolavano il consolidamento della gerarchia ecclesiastica e l’unità statale sotto un credo dalle regole condivise).

Gnosticismo: dio irraggiungibile vs mondo materiale.

Invasioni ed effetti sull’Impero romano

Invasioni ed effetti sull’Impero romano = fine impero. 410-480 popolazioni barbariche distruggono l’impero. Intendevano farne parte e prenderne in parte le ricchezze. La deposizione di Romolo Augustolo (476) non è un evento sconvolgente per i contemporanei. La differenza, stavolta, è che un generale barbarico, Odoacre, non impone un altro imperatore, ma riconosce l’autorità dell’Imperatore d’Oriente. Lui vuole farsi portatore dell’eredità romana, viene nominato patrizio dei romani, per lui è un vanto, rimetterà le insegne imperiali romani all’imperatore bizantino, vuole porsi in continuità e sottomissione verso Bisanzio. Se non ci si lega in qualche modo a Roma il titolo imperiale non ha valore.

Odoacre (generale a capo degli Edui) diventa Re d’Italia e nominato al senato patrizio dei Romani. Sappiamo solo quello che i romani ci dicono degli Edui, loro non scrivevano. È il segno che qualcosa cambia epocalmente. Gli resistette per poco Giulio Nepote, che si era ritagliato un dominio in Dalmazia, dove nel 480 fu ucciso dai suoi soldati.

L’impero romano è vecchio stile, complesso e stratificato a livello burocratico: tasse, consoli, cursus honorum, pretoriani, prefetti e questa struttura moderna collassa adesso, inclusa la rete urbana, invenzione romana e cuore di Roma. Il Cristianesimo si fa erede di alcune strutture politiche di Roma (la rete urbana è inclusa). I vescovi diventano governatori delle città italiane. (Continua a funzionare senza apparato politico). Inizialmente operavano nell’ambito della diocesi (municipio), poi fu attuato un coordinamento dei vescovi nella stessa provincia (vescovo della Chiesa metropolica come Efeso, Tessalonica, Corinto, Cartagine e Milano o apostolica con ruolo di preminenza). I vescovi metropoliti consacravano i vescovi eletti dal clero e dal popolo della diocesi, esercitavano la giurisdizione di appello sulle decisioni dei vescovi, presiedevano i sinodi provinciali (riunioni vescovi della provincia). Le Sedi vescovili più importanti presero il nome di patriarcati (Alessandria, Antiochia, Gerusalemme). Roma fu sede apostolica per Pietro e perché capitale dell’Impero (ad Occidente era intesa come potestà giurisdizionale del vescovo di Roma (Papa dal V sec.) ad Oriente come semplice primato d’onore, essendo riservato ai concili ecumenici convocati dall’imperatore il potere di decidere su questioni di carattere dottrinale).

Progressivo spopolamento dalle città e si parla in Latino (ma in pochissimi sanno parlare, leggere e scrivere). La civiltà occidentale è meno acculturata e più primitiva (segnata da conflitti). Scompaiono testi Latini e Greci, l’architettura, la letteratura, diminuisce il commercio. Gli stessi barbari tentano di perpetuare il sistema romano. Diverse tribù germaniche erano state alleate dei romani responsabili di controllare i confini e molti barbari venivano arruolati nelle fila dell’esercito romano. Molti tra essi ammiravano Roma e volevano integrarsi. Matrimoni misti tra élite romana e barbari (grazie a Teodorico). L’invasione longobarda segnerà la vera frattura: ci saranno trattamenti meno accomodanti.

Tutto comincia con Diocleziano, egli militarizza l’Impero e raddoppia le truppe aumentando le tasse. Per avere più soldati si sceglie di reclutare soldati barbarici (quelli da tribù con cui si aveva più confidenza, vicinanza). I Visigoti chiedono di diventare foederati e servire Roma (combattono in cambio di terre, vitto, alloggio e denaro). I Visigoti erano sedentari, ma negli anni 370 furono costretti a spostarsi verso sud, attraversando la frontiera sul Danubio (Romania oggi). I Visigoti arrivano dalla Bulgaria e sono spinti da sopra dagli Unni, vogliono stipulare un’alleanza: Roma non vuole scontrarsi con i Visigoti per diversi problemi e vuole evitare lo scontro militare. Quindi assolda i Visigoti come soluzione. Roma se da una parte stipula la foederatio, dall’altra non rispetta i patti e i Visigoti si trovano a morire di fame una volta stanziatisi all’interno del Limes (370). I Visigoti si ribellano (a causa ostilità delle popolazioni rumene), decidono di riunire le truppe e di muovere guerra a Roma. Roma non ha mai perso una battaglia campale, ha avuto già modo di affrontare queste popolazioni in momento di svantaggio tattico (Teutoburgo). I Romani vanno ad affrontare la battaglia campale con molto orgoglio ed autostima, sottovaluta il pericolo. L’Imperatore d’Oriente Valente decide di affrontare direttamente i Visigoti e subisce la sconfitta clamorosa morendo sul campo di battaglia di Adrianopoli.

Le conseguenze della sconfitta non sono immediatamente catastrofiche: i Visigoti non hanno la forza per conquistare Costantinopoli o Adrianopoli. Nel 381 i Visigoti diventano alleati di Roma (grazie a Teodosio che li traferisce nell’Illirico ovvero Bosnia-Albania-Grecia) e i generali barbarici diventano magistri militum (guidano truppe in nome di Roma), l’esercito si era imbarbarito, ciò porta al saccheggio di Alarico (Visigoto) a Roma nel 410 (il vero momento critico). L’evento fu vissuto con pessimismo da parte di San Girolamo e con rinnovata fede da parte di Agostino. Vandali, Alani, Svevi, Franchi, Burugundi e Visigoti furono riconosciuti da Onorio e successori come federati in Aquitania e posti a carico dei proprietari romani sulla base dell’istituto dell’hospitalitas, che prevedeva l’obbligo per i proprietari di cedere un terzo delle loro terre ai Germani (rispettata da Odoacre). I Visigoti pensano dopo Adrianopoli di pararsi le spalle e restare alleati di Roma.

Con Teodosio quindi si stabilì l’unità imperiale fino al 395. Alla sua morte l’impero fu diviso tra i figli Onorio sotto tutela del generale Stilicone (Occidente con capitale Milano) e Arcadio sotto la guida del goto prefetto del pretorio Rufino (Oriente con capitale Costantinopoli). La scelta era per l’integrazione dei barbari nell’Impero. Ciò portò all’ingresso dei Germani nel senato, portando ad alcune tensioni nell’aristocrazia senatoria (anche se poi finirono per convergere). Stilicone, sposando la nipote di Teodosio, portò avanti questo processo d’integrazione: ciò portò a considerazioni anti germaniche nel 400 (estromissione dalle più alte cariche militari, decisione di non concedere più nel futuro lo stanziamento di federati armati), dall’altra i Visigoti erano sempre più inquieti per la pressione unna, spinti anche da Costantinopoli per liberarsene spingendoli a Occidente. La situazione precipitò nel 406, quando il confine del Reno rimasto sguarnito per la necessità di Stilicone di difendere l’Italia dall’incursione di Ostrogoti e gli altri Germani di Radagaiso e dei Visigoti di Alarico, nella notte di San Silvestro fu superato da Vandali, Alani, Svevi diretti in Gallia e Spagna. Stilicone subì violente conseguenze.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher heiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Maraschi Andrea.
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