Storia medievale
Introduzione
Il periodo medievale per sua definizione nasce da un appellativo che connotava una visione negativa: si tratta di un’età di mezzo tra la precedente età antica e la successiva età moderna; per 1000 anni l’umanità sarebbe entrata in crisi con grande potere della Chiesa. Il termine medioevo inizia a circolare in gruppi di intellettuali soprattutto italiani tra metà 300 e metà 400. Questi decisero che loro avevano un legame speciale con la classicità mentre quell’epoca era l’età di mezzo, il periodo gotico dal popolo dei Goti. Per gli umanisti tutto ciò che era gotico equivaleva a brutto; anche la scrittura “medievale” cioè elegante e allungata e verticale si tratta della scrittura carolina, risalente al periodo di Alessandro Magno. Il concetto nasce quindi in età umanistica in contesto italiano da intellettuali. Dopo avergli dato un nome, l’epoca viene qualificata in modo negativo.
La storia resta ingabbiata e legata al periodo in cui viene scritta: loro conoscevano un periodo di crisi, di epidemie, carestie, peste, cambiamenti climatici. Di conseguenza, gli umanisti hanno attribuito la negatività, il buio su una serie di secoli che invece sono simbolo di sviluppo demografico e del commercio, riconoscendo come unica luce del passato l’età romana. Gli umanisti disprezzavano i secoli precedenti conoscendo solo l’ultimo periodo del medioevo.
La Chiesa vede nel medioevo un periodo positivo in cui sono nati i padri della Chiesa e quindi si tratta di un’epoca di gestazione della cristianità. Inoltre, per la Chiesa la storia è storia della salvezza con un solo momento chiave, cioè quando Dio si riappropria del patto con gli uomini dimostrando la vicinanza di Dio agli uomini che prevedeva l’incarnazione della divinità. Quindi, per la Chiesa, non c’è un’età di mezzo, di medioevo.
Per gli intellettuali protestanti, il medioevo significa realtà dominata dalla Chiesa di Roma, con lettura diretta dei testi sacri senza la mediazione della Chiesa. Di conseguenza, il medioevo è un concetto relativo giudicato in base a criteri estetici da umanisti, i quali vogliono riprendere testi di autori latini e greci trasmessi e tornare al testo originario attraverso una scrematura filologica.
La partizione cronologica
Inizia con la fine dell’impero romano d’occidente, anno 476 d.C.? La datazione è molto relativa ma questo anno è importante: la popolazione non ha sentito particolari cambiamenti ma è avvenuta la caduta dell’ultimo imperatore romano (bambino tolto dal trono da Odoacre, che prende i segni dell’impero, i fasci e li spedisce a Costantinopoli dicendo che l’impero è uno solo e risiede a Bisanzio. Nel 455 avviene il sacco di Roma da parte dei barbari, città fino ad allora dimostratasi invincibile e addirittura fino ad Adriano senza mura. Tale sacco è un evento di grande rilevanza ed epocale ma risulta più rilevante il 476 perché allora finisce l’impero.
Quando finisce il medioevo? Il concetto di modernità è frutto di intuizione intellettuale. Il 1492 è la data più gettonata per la fine del Medioevo con la scoperta dell’America, ma questa apertura faceva seguito alla chiusura dell’Europa verso l’Asia. In quel periodo è morto il papa, è morto Lorenzo il Magnifico... tutti eventi rilevanti.
Periodizzare serve per capire quando una serie di fenomeni hanno portato in una direzione rispetto ad un'altra. La periodizzazione non serve solo per inizio e fine ma per le partizioni interne non solo cronologiche ma territoriali: il medioevo si divide generalmente in area di cultura romanza in due parti, alto medioevo e basso medioevo. L’anno 1000 è il divisorio dopo il 1000: l’Europa cresce in popolazione e ambizione fino ad arrivare alla crociata, non più sulla difensiva ma aggredendo i vicini e stravolgendo ogni cosa. Non tutti gli storici, soprattutto inglesi e americani, concordano, ad esempio alcuni distinguono in Ancient Age, Middle Age e Early Modern Age: sono periodizzazioni politico-sociali.
A partire dalla fine dell’impero romano d’occidente
L’impero romano, quando finisce, si era già diviso in due parti: orientale e occidentale. Perché l’impero era diviso in due? L’impero nasce all’epoca di Augusto, circa attorno alla nascita di Cristo, avvenuta nell’anno 0. La repubblica romana aveva un’anima orientale e una occidentale: la repubblica era nata come una città-stato che poi si era accresciuta sino al Mediterraneo a causa delle guerre puniche, quelle contro Cartagine, quelle della penisola iberica, dell’Africa settentrionale, e soprattutto grande apertura verso la Grecia.
Il medioevo è un periodo in cui formalmente non finisce mai niente, né forme di governo, né istituzioni. Perché la “novitas” è sinonimo di sventura: ciò che è nuovo è sbagliato, ciò che vale è la tradizione. L’oriente era il mondo ellenistico che a seguito della conquista di Alessandro Magno aveva formato una koinè linguistica greca: l’intera area che aveva precedenti culture e lingue si adegua a lingua e cultura greca, armi e arti vengono importate dall’oriente.
L’occidente era quello che corrisponde alla nostra Europa, zone rurali non portatrici di particolari civiltà: grandi estensioni di selve e fiumi enormi; in particolare in Gallia c’erano villaggi e organizzazione di tipo tribale. Qui Roma è importatrice: fonda città, realizza strade, diffonde la civiltà romana, la civitas = città + territorio più o meno vasto attorno ad essa dove vivono coloni che procurano risorse per la città stessa. In oriente le città c’erano già per cui Roma deve solo organizzare secondo il proprio sistema, in occidente è necessario importare il reticolo urbano.
Bisogna immaginare un flusso continuo di persone, oggetti preziosi, opere d’arte per decorare le ville romane da oriente verso Roma, in particolare nelle zone più prestigiose. Questo flusso fa sì che l’occidente esporti moneta, ricavata dai metalli preziosi, moneta che va verso l’oriente da cui i nobili acquistano oggetti per mostrare il loro valore a livello sociale. L’occidente paga mentre l’oriente incassa. Di conseguenza l’artigianato locale occidentale, tipo quello etrusco, si atrofizza e non si producono più nemmeno i beni di prima necessità, perché se Roma può controllare terre come Egitto e Siria, lì si ha talmente tanta produzione di grano che risulta inutile produrlo ad esempio in Italia, dove non ci sono zone favorevoli al suo sviluppo. Oppure anche il legno da usare nei caminetti dei palazzi imperiali veniva preso dall’oriente perché era profumato e quindi più pregiato. Il fatto che Roma potesse avere tutto da varie parti del mondo le fa perdere il potere di produrre, e quando verranno a scarseggiare i contatti con l’esterno, a quel punto il territorio occidentale non era più in grado di provvedere al fabbisogno.
Il modello sociale di riferimento era quello della aristocrazia senatoria, che con l’impero aveva perso potere ma era rimasta presente. Il fattore di divinizzazione del sovrano viene preso dall’oriente e viene sovrapposto all’imperatore: lui sta sopra a tutto, è capo dell’esercito, ha la fedeltà del popolo, Roma si identifica con l’imperatore stesso, è tribuno della plebe, è console, riassume in sé tutte le cariche principali essendosi di fatto sovrapposto alla repubblica, senza cancellarla.
Prima gli imperatori sono solo nobili, poi solo romani-italici, poi provenienti dalle province. L’editto di Caracalla del 212 cancella le distinzioni tra i cittadini romani e gli altri sudditi di Roma, per cui tutti i sudditi di Roma sono cittadini romani; inoltre questo editto toglie definitivamente il potere al senato. All’epoca degli Antonini l’impero trova un equilibrio, l’impero restava unito perché era la soluzione più conveniente, ma la differenziazione interna continua e il senato continua ad essere modello sociale, che non avendo più potere politico effettivo, origina il sistema clientelare per cui c’è il senatore con la famiglia e i servi circondato da persone che in cambio di favori che può accordare forma delle reti enormi, dei legami attraverso anche matrimoni con conseguente accumulo di proprietà di beni.
In età costantiniana i senatori possedevano intere aziende rurali molto estese, e di conseguenza ogni senatore ha migliaia di schiavi necessari alla produzione dei beni, senza dover utilizzare nuove tecnologie come ad esempio il mulino ad acqua. Ne consegue un’economia parassitaria e sperperatrice di soldi, vivendo in occidente ma importando dall’oriente, indebolendo notevolmente l’autonomia occidentale. I cavalieri non erano valorizzati: il modello sociale di riferimento era il senatore, mentre il modello degli equites è quello dipinto da Petronio nella cena di Trimalcione, cioè un arricchito che vuole cercare di sembrare un senatore, fino quando non lo diventa per potersi poi dedicare all’otium.
Altra causa della crisi è stato il cristianesimo: gli storici illuministi dicevano che il cristianesimo aveva messo in crisi i valori di Roma. I romani avevano una religione con sincretismo con divinità dei territori circostanti e il contatto con l’ellenismo aveva comportato un ulteriore sincretismo, sino alla creazione di una religione di stato che aveva alla base il rispetto e la devozione alla triade di Giove, Giunone, Minerva o all’imperatore, ciò però consisteva più in un fenomeno politico: a Roma si concentrano tutte le divinità dell’impero e le risposte alle domande dei fedeli si cercavano nei “Misteri”= religioni iniziatiche riservate a chi svolgeva un percorso di iniziazione per poi divenire devoti verso specifiche divinità; il culto di Iside fu quello che si diffuse maggiormente.
Gli ebrei erano un popolo difficile da assimilare, fu necessario un assedio, per poi perseguitarlo: a loro non basta di rispettare l’imperatore e di lasciar decidere ad altri il loro credo, infatti furono usati come capro espiatorio per l’incendio di Roma sotto Nerone. Inoltre, i romani non capivano perché i giudei litigassero tra loro, ad esempio dell’arrivo avvenuto o dell’attesa del messia, ciò era una debolezza per l’impero.
L’impero è collassato da solo per motivi economici, religiosi (l’impero pensava di trovare la soluzione con il sincretismo): Paolo traghetta il cristianesimo dal mondo giudaico dicendo che la religione professata da Cristo non è solo per i giudei ma per tutti, e grazie alla diffusione delle lettere di Paolo è avvenuta la diffusione del cristianesimo, soprattutto nel mondo romano.
Perché il cristianesimo viene mutato dal contatto col mondo romano e viceversa?
Perché tale incontro contamina le due realtà: i romani dalla setta giudaica vedono crescere questa religione e il ceto senatorio ritiene che sia da disprezzare perché si diffonde tra gli schiavi e le donne (sottovalutata la loro influenza dentro casa); tale religione mina quindi le basi del credo romano, e alcuni grandi senatori vengono convertiti da mogli e schiavi al cristianesimo, cosa che porta a disobbedire all’imperatore e giustifica la conseguente persecuzione.
Le persecuzioni sono ondate legate ad alcune figure e mirate a determinati gruppi di cristiani che devono essere eliminati perché pericolosi, ma allo stesso tempo i cristiani erano anche disposti a morire, divenendo martiri e quindi esempi per gli altri. Il cristianesimo ha grande potere di infiltrazione nella società e mina elementi fondanti dell’impero come nessuna distinzione tra potere politico e devozione religiosa. Un impero economicamente sbilanciato tra oriente e occidente, destabilizzato da questa nuova religione che mina elementi fondanti della sua struttura come l’obbedienza alla religione distinta dall’obbedienza al potere politico, religioni misteriche esclusiviste... fa sì che la società turbata al suo interno non abbia più la forza di respingere, né di assimilare, e cominci a vedere popoli germanici come minacce e unica soluzione è costruire “muri”. Finché Roma non ha pensato di avere minacce non ha costruito mura, poi ha realizzato il vallo di Adriano e fortificazioni attorno alle città. I barbari erano pochi, non erano plausibili da giustificare la paura dell’impero stesso, ma Roma non riesce a difendersi.
L’oriente nei confronti delle invasioni barbariche è privilegiato perché i romani pensavano che la forza consistesse nel controllare tutti i popoli vicini al Mediterraneo, mentre in realtà non capivano che il confine col mondo stava a cavallo della Svizzera, in occidente, unica zona priva di ostacoli naturali come le montagne, al di là della quale non aveva il controllo. Inoltre, Roma aveva costruito le strade perché attraverso di esse voleva controllare l’impero, ma queste venivano utilizzate come mezzo facilitato per i barbari per giungere a Roma, tutto le si torce contro. Dopo i Goti nel 410, tutti vanno a conquistare Roma: il sacco di Roma del 410 come quello del 455 saranno talmente di impatto che Agostino dovrà scrivere "De civitate dei" per giustificare i cristiani che si pensavano essere la causa di tutto.
Paolo e Agostino hanno originato l’idea della morale, del senso di colpa, della sudditanza nei confronti della divinità: il cristianesimo quando si diffonde all’inizio generò moltissime eresie perché si dovette mischiare con la filosofia; in particolare la civiltà ellenistica aveva formato degli schemi del mondo arrivando a individuare un motore che muoveva il mondo senza capire come fosse possibile che il principio creatore potesse incarnarsi, essere umiliato, picchiato e crocifisso, morire per poi risorgere; ciò viene concepito dalla religione. Da qui la filosofia ha generato le varie interpretazioni e dubbi: questo Cristo sarà davvero figlio di Dio? Inoltre, se c’è sempre stato è la stessa cosa di Dio? È della stessa natura del padre o è di natura diversa? Ci sono coloro che accolgono questa religione, quelli che la rifiutano, quelli che la accettano solo in parte, dando origini alle varie eresie. Queste dottrine religiose eterodosse si diffondono soprattutto in oriente, si comincia a copiare, abbiamo le prime definizioni dei testi, si comincia a discutere sulla natura di Cristo e del rapporto tra padre e figlio, ponendoli in un rapporto di sudditanza.
Tra le diverse eresie se ne crea una in particolare, che discute del rapporto tra padre e figlio, il quale viene generato da Dio. Alcuni Goti imparano il cristianesimo in versione ariana e un vescovo prende la Bibbia in latino, la Vulgata di San Girolamo, e la traduce ma dal punto di vista ariano: i germanici diventano cristiani ariani perché conoscono la Bibbia secondo il punto di vista ariano; quando poi i germanici si renderanno conto che il loro cristianesimo è diverso da quello dei romani ne faranno un’identità etnica. Ciò spiega anche perché la Chiesa per molto tempo è stata nemica delle traduzioni della Bibbia; in realtà non si viveva molto diversamente tra i barbari o tra i romani, non valeva propriamente il luogo comune per cui i primi erano rozzi e animaleschi e i secondi civilizzati, ciò che li differenzia è che i barbari sono eretici in quanto hanno aderito ad un cristianesimo sbagliato, non conforme al cristianesimo del papa, che in quanto vescovo di Roma era il più autorevole, poiché Pietro è morto a Roma e quindi gli eredi della comunità cristiana a Roma devono avere un certo prestigio.
In sintesi, l’impero romano d’occidente è caduto per un insieme di cause, ma di sicuro non è caduto a causa delle sole invasioni barbariche, poiché i barbari hanno approfittato di una crisi generata dall’impero stesso.
È la parte occidentale dell’impero a subire le invasioni barbariche.
Diocleziano capisce che un impero centralizzato non può più funzionare perché è necessario avere il potere diviso in varie parti in quanto Roma non può più essere unico centro amministrativo essendo troppo lontana dai confini più estremi dell’impero, non consentendo una pronta azione verso gli attacchi delle popolazioni germaniche. Emergono città che diventano capitali di varie sezioni dell’impero; divide quindi l’impero in 4 parti affidate a lui e ad Augusto associati a 2 Cesari, spostando le capitale a occidente a Milano e Treviri e a oriente a Nicomedia trasferendosi lui stesso a Spalato. Il suo meccanismo di governo, tetrarchia, è troppo complicato, Costantino imperatore decide come capitale Costantinopoli, riunendo l’impero e fondando la città destinata a diventare la capitale dell’impero d’oriente equivalente a Roma, fondandoci anche un senato. A fine V secolo, l’imperatore Teodosio ha 2 figli, Arcadio ed Onorio, che ereditano rispettivamente parte orientale e parte occidentale: da ora le due parti non verranno più riunificate. Ciò comincia a disorientare l’immagine pubblica dell’impero e i barbari se ne approfittano, premono sul confine del Reno e del Danubio e cercano di scendere insediandosi nelle vie consolari dirette a Roma per saccheggiare la capitale morale. I barbari sono orientati ad occupare l’occidente, Costantinopoli è avvantaggiata per la posizione ed è anche meglio protetta dalle protezioni naturali.
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