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Serena Addis storia medievale

La trasformazione del mondo antico e l'inizio del Medioevo

Il mondo ellenistico-romano e la diffusione del Cristianesimo

Nomadi e sedentari

L’impero romano era uno stato sul Mediterraneo, delimitato da barriere naturali:

  • A sud dai grandi deserti africani (Egiziano e Sahara);
  • A nord dai grandi fiumi (Reno e Danubio); lungo il corso di questi fiumi erano state costruite una serie di fortificazioni e per questo si parla di Limes Renano Danubiano, che segna il confine tra la civiltà e le barbarie. In questa zona sono state create anche molte colonie, che poi vennero spazzate via dalle incursioni degli Slavi.
  • Un altro baluardo era in Britannia il Vallo di Adriano, un terrapieno con fossato che separava la Britannia romanizzata da quella più settentrionale.
  • A ovest dall’oceano Atlantico;
  • A est i confini erano più incerti (c’era l’impero dei Parti, che comprendeva la Persia, l’impero Sassanide, etc.).

Limes africano

Era il più lungo da difendere, infatti andava dal mar Rosso fino alle coste settentrionali dell’Africa, bagnate dall’Oceano Atlantico. Questo limes attraversava inoltre il deserto del Sahara.

Britannicus

Il Vallum di Adriano (122-125) e di Antonino Pio (142-144) segnarono il confine dell’impero romano.

Limes renano

Era uno dei più difficili da gestire per via delle tribù germaniche. Segnava il confine con la Gallia romana. Qui si tenne la disfatta di Teutoburgo, dove Varo e i suoi eserciti vennero annientati. Augusto fu così costretto a sancire il confine sul Reno e non oltre, abbandonando il desiderio espansionistico.

Limes danubiano

Comprendeva il Danubio e la catena montuosa dei Carpazi e fu, insieme al limes renano, il più ostile da difendere a causa della sua enorme lunghezza.

Armeno-cappadocio

Comprendeva la Cappadocia (conquistata da Tiberio nel 17) e l’Armenia. Quest’ultima fu sempre un teatro di scontri tra Parti e Romani. Venne abbandonata da Adriano e riconquistata nel 166 da Marco Aurelio.

Mesopotamico

Comprendeva la provincia della Mesopotamia e anche questa fu sempre teatro di scontri tra Parti e Romani. Venne abbandonata da Adriano nel 116 e ai confini furono poste due legioni: la PARTHICA e la III PARTHICA.

Arabico

Dal fiume Eufrate al Mar Rosso, attraversando la fascia nordica del deserto arabico. Lungo il deserto arabico c’erano la Siria, l’Arabia e la Giudea. Tra il 60 e il 135 furono combattute le tre guerre giudaiche, che portarono alla Diaspora Ebraica, alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e alla distruzione dell’intera città nel 135. Gli accampamenti romani nacquero così vicino alle frontiere e vennero chiamate CANABAE. Gli abitanti iniziarono così a subire la romanizzazione.

Il mondo delle città

L’impero romano era fatto di tantissime città, comprendeva moltissimi municipi. Nelle città più piccole operavano delle assemblee che erano la copia del senato romano. Le città sino alla seconda metà del III secolo non avevano mura protettive perché:

  • La pax imperiale romana aveva fatto in modo che non ci fosse bisogno di tenerle in piedi. La pax romana, pace romana, è il periodo di pace imposto da Augusto, è chiamata infatti anche pax Augustea.
  • La manutenzione di queste opere difensive costava troppo.

Città preromane solo quelle città di fondazione greca nell’Italia meridionale, in Sicilia, in Grecia, nel Medio Oriente, in Egitto, in Palestina, in Siria etc. Il centro urbano vero e proprio, detto urbs, aveva funzioni amministrative, politiche e commerciali. La civitas era costituita da un nucleo urbano intenso, da un suburbium dove le abitazioni erano più rade e da una campagna dove si svolgevano le operazioni agricole. Non c’era dunque una separazione fisica tra città e campagna. Queste città fondavano le basi economiche sul settore primario, e la ricchezza dei ceti dominanti dipendeva per lo più dalla rendita fondiaria. Lo stile di vita era particolare. Infatti le risorse tratte dai latifondi erano destinate alla costruzione di ville con tutte le comodità e di edifici volti a innalzare il decoro civile e religioso delle città. Caratteristica importante di questo stile di vita era la filantropia. I ceti eminenti spendono il proprio denaro per aumentare il proprio prestigio. Questo fenomeno viene definito energetismo.

L’impero romano d’occidente entra in crisi nella metà del III secolo.

Fattori di debolezza

  • L’urbanizzazione era troppo elevata per le capacità del settore primario, che non poteva sostenere questo squilibrio. Troppi individui vivono in città rispetto al prodotto della terra. I livelli di povertà erano straordinari e lo stato doveva farsi carico di distribuire il grano alla popolazione (lotte, tumulti – Frumentationes). Il grano doveva essere preso in Sicilia, Africa, Sardegna etc.
  • L’etica economica parassitaria: nella società vi era il rentier, cioè colui che non si sporca le mani con le attività imprenditoriali. Chiunque faccia un lavoro manuale è considerato un servo. Anche i commercianti, se su piccola scala, sono da considerarsi servi; mentre se condotto su vasta scala ed è fonte di ricchezza può essere lodato.
  • La ricchezza dell’impero viene indirizzata verso spese crescenti e improduttive, come la difesa e il costo dell’esercito; una burocrazia crescente; le spese di tipo annonario: era necessario rifornire le città dal punto di vista alimentare. Molta economia girava intorno alla domanda dello stato stesso. Una spesa crescente comporta anche una fiscalità crescente: aumenta la pressione fiscale e anche l’inflazione.
  • Fenomeni contingenti: l’anarchia militare. Questo fenomeno vide una successione interminabile di imperatori e l’unico che riuscì a porre fine a questo fenomeno fu Diocleziano. Quest’ultimo attuò una profonda trasformazione nel senso della militarizzazione di alcune istituzioni e promosse la figura dell’imperatore ad autocrate. Mentre Augusto era un primus inter pares, Diocleziano si presentava come una sorta di Dio in terra. Anche l’elite senatoria è cambiata: è colta e alterna l’attività politica a quella letteraria o alla promozione delle arti. Nel IV secolo abbiamo una separazione tra quelle che sono le cariche civili e quelle militari. Alla figura dell’imperatore viene associato il culto mitriatico solare. Quando parliamo di stato autoritario facciamo riferimento a delle misure varate da Diocleziano. Tra queste misure ricordiamo l’editto sui prezzi, con il quale si fissò un tetto massimo dei prezzi e dei salari (Non riuscì nel suo intento); imposizione dell’ereditarietà dei mestieri. Diocleziano inoltre creò un sistema che si autogestiva così: associò alla sua figura quella di un altro imperatore che governasse la parte occidentale dell’impero. Così c’erano due augusti. Inoltre istituì la figura di due cesari, uno in oriente e uno in occidente, che sarebbero saliti al potere alla morte del corrispettivo Augusto. Questa riforma prende il nome di Tetrarchia e secondo lui doveva funzionare automaticamente, ma ciò non avvenne. Le lotte sfociarono in una guerra civile, che sarebbe stata risolta da Costantino.

La diffusione del Cristianesimo

In questo periodo entra in crisi la religione ufficiale di tipo politeistico che già da tempo si stava rivelando inadeguata a reggere il confronto con le nuove correnti filosofiche. Caratteristica di questo periodo è il sincretismo religioso, cioè il fatto che ogni provincia portava la sua religione e ogni dio entrava a far parte del bagaglio dell’impero. Dopo il I secolo l’impero romano viene invaso da culti orientali e tra questi c’era il Cristianesimo, che inizialmente viene percepito come una variante dell’ebraismo. I primi cristiani erano ebrei, poiché anche gli apostoli lo erano e per questo motivo il rapporto tra cristianesimo e romani fu difficile. I romani non avevano motivo di perseguitare i cristiani da un punto di vista religioso, ma, considerandoli ebrei, avevano dei motivi politici. Infatti gli ebrei appartenevano a un regno che era stato di recente conquistato con molte difficoltà (guerre sacre, distruzione del muro di Gerusalemme).

Il cristianesimo è la seconda religione monoteista dopo l’ebraismo e prima dell’Islam. Si diffonde nel I secolo e ha come veicolo fondamentale la lingua greca. Il merito di aver reso universale il messaggio cristiano è dato a Paolo di Tarso, ebreo ma cittadino romano. A lui si deve soprattutto il fatto di aver reso il cristianesimo una religione ecumenica, cioè estesa a tutto il mondo. Il cristianesimo inizia la sua diffusione nelle città ellenizzate e dunque si diffonde principalmente nella zona più ricca dell’impero. La comunità cristiana si dà un’organizzazione istituzionale: ci sono i presbiteri (preti), gli episcopi (vescovi) che avranno il controllo su una zona detta Diocesi. Poi ci sono i Diaconi, cioè coloro che assistono i presbiteri e gli episcopi nella loro attività pastorale.

La crisi del III secolo e le persecuzioni contro i cristiani

Il cristianesimo entra in collisione con l’impero perché i romani assimilano i Cristiani agli ebrei e ne fanno dunque un fatto politico. Inoltre, i Cristiani vengono perseguitati perché si rifiutano di adorare l’imperatore. La più grande ondata di persecuzioni è scatenata da Diocleziano. Le persecuzioni si interrompono con Costantino che promulgò l’editto di Tolleranza, che faceva del cristianesimo una religione tollerata.

L’organizzazione della chiesa e la definizione della dottrina cristiana

La chiesa era ancora poco organizzata e la dottrina non era ancora stata elaborata in maniera definitiva. Per quanto riguarda l’organizzazione ogni comunità cristiana era governata da un vescovo, che era assistito da un arcivescovo, che doveva: consacrare il vescovo, esercitare la giurisdizione di appello sulle decisioni dei vescovi, presiedere i sinodi provinciali. Le sedi dei vescovi più importanti erano Roma, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme e Costantinopoli.

Per quanto riguarda invece il secondo problema riguardante la dottrina, si decise di utilizzare le parole del Vangelo e le prime elaborazioni di Paolo di Tarso e dei padri della chiesa. Un problema che si presentò durante l’elaborazione delle formule dottrinali era il confronto serrato tra due concezioni diverse del Cristianesimo. La prima era protesa verso il ritorno di Cristo, ed era una tendenza di carattere escatologico che si può collegare al Donatismo. La seconda invece era quella di coloro che non propugnavano una chiesa di martiri e di eroici testimoni di fede, ma una concezione più modesta del Cristianesimo. Questa fu la dottrina che favorì la diffusione del Cristianesimo. Questa dottrina rifiutava lo Gnosticismo, basato sulla contrapposizione tra un Dio irraggiungibile e il mondo materiale, e il Manicheismo, fondato sull’esistenza di due principi, il bene e il male.

L’arianesimo e la nascita dell’eresia

La polemica esplose agli inizi del IV secolo in seguito al diffondersi della dottrina di Ario di Alessandria, che sosteneva che il figlio di Dio, incarnatosi in Cristo, non aveva lo stesso grado di divinità del padre. La dottrina di Ario fu condannata all’unanimità grazie alle pressioni dell’imperatore. Costantino infatti voleva salvaguardare la pace religiosa. Da questo momento si può parlare di eresie, ovvero di dottrine che si oppongono a verità proposte come tali dalla chiesa. L’Arianesimo comunque tornerà in occidente nei primi secoli del medioevo...

Dopo la prima Tetrarchia

Le quattro sedi imperiali furono Treviri e Milano in Occidente e Sirmio e Serdica in Oriente. Roma non fu più capitale dell’impero. Nel 306 il generale Massenzio pretese di ripristinare la sede imperiale romana e si pose a capo dell’urbe. Nel 308 la tetrarchia era composta da Licinio e Costantino in Occidente e Galerio e Massimino Daia in Oriente. Galerio incaricò Licinio di sconfiggere Massenzio, ma la missione fallì. Nel 311 Galerio firmò un editto di perdono per i cristiani. Alla sua morte il posto fu preso da Licinio che andò così in oriente. Licinio strinse un patto con Costantino in funzione anti Massimino. Erano ormai rimasti Costantino in Occidente e Licinio in Oriente.

Nel 312 Costantino entrò in Italia per sconfiggere Massenzio (Battaglia di Ponte Milvio). Non fece i rituali sacrifici prima della battaglia ma affermò che in sogno gli apparve un Dio che l’avrebbe guidato nella battaglia. Costantino vinse e celebrò il trionfo. Ormai la sua conversione era compiuta. Nel 313 Costantino e Licinio firmano a Milano un editto per concedere la libertà di onorare le proprie divinità e di porre termine alle persecuzioni. In oriente i Cristiani erano ancora mal tollerati e Massimino Daia nel 311 aveva ripreso le persecuzioni. Nel 313 Licinio sconfisse Massimino in Tracia e così cessarono le persecuzioni.

La diarchia di Licinio e Costantino durò per 11 anni. Nel 324 Costantino sconfisse Licinio in una serie di battaglie e l’impero ritornò ad essere un’istituzione monocratica per la prima volta guidata da un cristiano. Costantino emise nuovi editti in favore dei cristiani e scelse come interlocutore la “Chiesa Cattolica”, cioè universale. I principali provvedimenti furono:

  • 321, la domenica doveva essere riconosciuta dallo stato come giorno festivo;
  • 324, proibì magie e riti della religione tradizionale;
  • 326, proibì l’adulterio e vietò di portare a casa le concubine.

La vittoria di Costantino dà un impulso enorme alla diffusione del cristianesimo e favorì la conversione delle elite laiche occidentali. Nascono i Sinodi, le grandi assemblee a livello diocesano e a livello arcidiocesano. Le comunità crescono e nel 380 Teodosio promulga un editto con il quale il cristianesimo viene dichiarato Religione di Stato.

Su tutte le altre città Roma aveva soltanto un primato morale essendo 1. La capitale dell’impero; 2. San Pietro era morto a Roma e quindi la basilica cristiana per eccellenza era considerata quella di San Pietro. Per regolare i dogmi fu convocato un concilio ecumenico a Nicea (325), dove furono poste le basi per alcuni dogmi e per alcuni usi liturgici. Il concilio stabilisce cosa è l’ortodossia e l’eresia.

La storia del cristianesimo fino alla metà del VI secolo

È un susseguirsi di concili ecumenici e i vescovi che si rifiutavano di obbedire alle decisioni conciliari venivano espulsi con la forza dalla chiesa dai soldati dell’imperatore. Verso il 30 del V secolo vengono dichiarati fuori legge i nestoriani, seguaci di Nestorio. Molte lotte tra le varie province e l’impero saranno causate dalla natura monofisita che alcuni ritenevano di avere. I monofisiti ritenevano che Cristo avesse una sola natura, mentre il cristianesimo, la chiesa, si consideravano di dottrina diofisita, e cioè con due nature, quella fisica e quella divina. I monofisiti vennero considerati eretici nel 451 con il concilio ecumenico di Calcedonia e i vescovi monofisiti verranno perseguitati.

Le origini del monachesimo

Il monachesimo nasce come sperimentazione di una vita cristiana che si presentava come distacco totale dalla società. Nel medioevo soprattutto fu uno stile di vita molto diffuso. Il monachesimo può apparire sia anacoretica, cioè individuale, che nella forma cenobitica, cioè collettiva. I primi monaci sono anacoreti e vivono separati dalla società. Si diffonde per la prima volta nelle province orientali. La loro esistenza era aspra: spesso vivevano in grotte, da soli, non mangiano sempre e si incontrano con altri monaci qualche volta la settimana. Per gli anacoreti il pericolo maggiore è la donna, e vivendo in solitudine possono evitare di cadere in tentazione. La loro vita è una vita di abbandono totale. I monaci cenobitici invece solo coloro che vivono in comunità e ritengono che la via anacoreta sia sbagliata perché loro isolandosi non possono cadere in tentazione, non possono aiutare gli altri. Per questi che vivono collettivamente è molto importante poter aiutare la collettività. Uno dei monaci più importanti è Pacomio, che era un monaco egiziano. Il monachesimo cristiano, nato appunto in Egitto nel III secolo, nella sua fase iniziale appare diffuso tra le classi inferiori ed è caratterizzato da una certa rozzezza nei costumi ed alla ricerca della completa solitudine.

Un’altra grande comunità di monaci è quella diffusa da Basilio di Cesarea, che diventerà vescovo di questa città. Quasi tutto il monachesimo ortodosso è detto Basiliano. Egli riteneva che i monasteri dovessero essere edificati sia in luoghi appartati che in città e ad essi indirizzò delle regole (serie di insegnamenti).

La diffusione del monachesimo in Italia e nel resto dell’Occidente

Più avanti in occidente si afferma il monachesimo (fine del V secolo) e importante tra gli esponenti sarà Gerolamo che si fece battezzare a Roma e visse come un eremita in Siria. Tornato a Roma divenne il punto guida delle donne della città. Un altro personaggio importante fu Cassiodoro, che decise di creare in Calabria un Vivarium, cioè un monastero con caratteri del tutto originali. Si trattava di una scuola dove si cercava di...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serenaadd1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Tognetti Sergio.
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