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1260-1277: Baibers consolidò il potere mamelucco

1260-1294: regno di Kublai Khan, fondatore della Dinastia Yuan

1261: i bizantini riprendono Costantinopoli

1264-1267: II Guerra dei Baroni

1264-1293: signoria di Obizzo II a Ferrara

1266: Battaglia di Benevento e vittoria di Carlo d'Angiò su Manfredi

1266-1285: regno di Carlo I d'Angiò in Sicilia

1267: nascita di Giotto, padre della moderna tradizione pittorica

1268: sconfitta di Corradino di Svevia a Tagliacozzo

1270: VIII Crociata

1271: Concilio Lionese II, freno ai movimenti pauperistici

1271-1272: IX Crociata

1272-1307: regno di Edward I, istituzione del Parliament

1273-1291: Rodolfo I sacro romano imperatore, primo della Dinastia Asburgica, fino al 1806

1274: San Tommaso conclude la Summa Theologiae

1277-1547: Granducato di Mosca

1282-1302: Guerra dei Vespri Siciliani tra Angioini e Aragonesi

1282-1816: Regno di Napoli

1284: Battaglia della Meloria, declino di Pisa

1284-1285: Crociata Aragonese

1285-1309: Carlo II d'Angiò è re di Napoli

1285-1314: regno di Philippe IV le Bel

1287-1355: Governo dei Nove a Siena

1289: Battaglia di Campaldino, vittoria dei Guelfi

1291: Nascita della Confederazione Elvetica

1291: Caduta di San Giovanni d'Acri, fine delle Crociate in Terrasanta

1294: l'Impero Mongolo si frammenta in quattro stati

1294-1298: Edward I tenta invano di recuperare i feudi inglesi in Francia

1294-1303: pontificato di Bonifacio VIII, dispute coi re di Francia e Inghilterra

1295: Edward I riunisce il Parlamento inglese

1296: il re scozzese John Balliol è imprigionato dagli inglesi

1296-1328: I Guerra d'Indipendenza Scozzese

1296-1337: regno di Federico III d'Aragona

1297: Battaglia di Stirling Bridge, grande vittoria di William Wallace

1297-1305: Guerra di Fiandra

1298: pubblicazione del Milione di Marco Polo e di Rustichello da Pisa

1298: Battaglia di Falkirk, vittoria scozzese sugli inglesi

1298: Battaglia di Curzola, i genovesi sconfiggono i veneziani

1299-1326: regno di Osman I e nascita dell'Impero Ottomano

1300: Bonifacio VIII indice il primo Giubileo

1300-1517: TARDO MEDIOEVO

XIV secolo

1301: emanazione della bolla "Ausculta, fili" e "Unam Sanctam"

1301: Carlo di Valois scaccia i guelfi bianchi da Firenze

1303: Schiaffo di Anagni, inizia la crisi per la Chiesa

1304-1321: Dante Alighieri scrive la Comedìa

1305: esecuzione di William Wallace

1305-1314: pontificato di Clemente V

1307: dissoluzione dell'Ordine dei Templari

1307-1327: regno di Edward II

1308-1329: signoria di Cangrande della Scala

1309-1343: Roberto d'Angiò è re di Napoli

1309-1377: CATTIVITÀ AVIGNONESE

1310-1313: Arrigo VII di Lussemburgo tenta di restaurare l'universalità imperiale

1310-1346: Johann Von Luxemburg è re di Boemia

1311-1355: Campagna Catalana in Attica, conquista del Ducato di Atene

1314: Battaglia di Bannockburn, vittoria di Robert Bruce

1314: esecuzione di Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari

1314-1347: Ludwig IV der Bayer è sacro romano imperatore

1315: Battaglia di Mortgarten, indipendenza svizzera dagli Asburgo

1315: Battaglia di Montecatini, vittoria pisana su fiorentini e napoletani

1315-1317: GRANDE CARESTIA

1316-1322: regno di Philippe V Le Long

1322: Battaglia di Muhldorf, vittoria di Ludwig IV su Federico Asburgo

1322-1328: Charles IV fu l'ultimo dei Capetingi

1325: Battaglia di Altopascio, vittoria dei Ghibellini di Castruccio Castracani, vicario imperiale

1326: Caduta di Bursa, conquistata dagli Ottomani

1327-1377: Edward III rivendica il trono francese, oltre a quello inglese

1328-1350: Philippe VI de Valois, prima reggente, diventa poi re di Francia

1330: nascita di John Wycliff, fondatore del movimento dei Lollardi

1330-1333: Johann Von Luxemburg è signore di varie città in Italia settentrionale

1330-1550: Epoca dei Condottieri in Italia centro-settentrionale

1331-1355: regno di Stefano Dusan sulla Serbia

1332: il parlamento inglese si scinde in due camere

1332-1357: II Guerra d'Indipendenza Scozzese

1337-1360: Guerra Edoardiana

1337-1453: GUERRA DEI CENT'ANNI

1339: Venezia conquista Treviso e Bassano del Grappa

1341-1364: Guerra di Successione Bretone

1342-1352: pontificato di Clemente VI

1343-1381: regno di Giovanna I d'Angiò

1343-1383: il Conte Verde rafforza la Contea di Savoia

26.08.1346: BATTAGLIA DI CRÉCY

1346-1371: Impero Serbo

1346-1378: regno di Karl IV Von Luxemburg

1347: tentata sovversione di Cola di Rienzo a Roma

1347: viene fondata l'Università di Praga

1347-1351: PESTE NERA

1348: Boccaccio inizia a scrivere il Decamerone

1349: muore Luchino Visconti, il fratello Giovanni diventa il primo signore di Milano

1350: Jean Le Bon eredita il Ducato di Borgogna

1350-1364: regno di Jean Le Bon

1355-1378: Carlo IV è imperatore del Sacro Romano Impero

1355-1393: signoria di Francesco I da Carrara a Padova

1356: Battaglia di Poitiers

1356: emanazione della Bolla d'Oro, l'Impero diviene una monarchia tedesca elettiva

1356-1358: Jacquerie

1357: emanazione delle Costituzioni Egidiane

1358-1862: Lega Hanseatica

1360: Trattato di Brétingy

1362-1370: pontificato di Urbano V

1362-1389: sultanato di Murad I

1363-1404: Filippo l'Ardito è duca di Borgogna

1364: Battaglia di Cascina, vittoria fiorentina sui pisani

1364-1380: regno di Charles V

1366-1369: Guerra Civile Castigliana

1366-1526: Guerre Ottomano-Ungheresi

1369-1389: Guerra Carolina

1370-1378: pontificato di Gregorio XI, la sede papale ritorna a Roma

1370-1405: TAMERLANO rallenta l'espansione Turca in Asia

1377-1399: regno di Richard II, l'ultimo dei Plantageneti abdicò

1378: Rivolta dei Ciompi e Ribellione delle Fiandre

1378-1381: Guerra di Chioggia

1378-1417: SCISMA D'OCCIDENTE

1380: la Battaglia di Kulikovo sancisce l'indipendenza di Mosca grazie a Dmitrij Ivanovic Donskoj

1380-1422: regno di Charles VI

1381: Rivolta di Wat Tyler

1382-1383: Crociata di Despenser

1382-1386: regno di Carlo III di Durazzo su Napoli

1382-1434: periodo oligarchico a Firenze

1383-1385: Crisi Portoghese

1385: Gian Galeazzo Visconti s'impossessa di Milano

1386: Battaglia di Sempach, vittoria dei Cantoni svizzeri sugli Asburgo

1386: prima università tedesca ad Heidelberg

1386: Jagellone cristianizza la Lituania dopo l'unione col Regno di Polonia

1386-1414: regno di Ladisalo I su Napoli

1387: Battaglia di Castagnara, gloria per John Hawkwood e vittoria padovana sui veronesi

1387: vengono scritti i Canterbury Tales

15.06.1389: I BATTAGLIA DI KOSOVO

1389: Trattato di Bruges

1389-1403: sultanato di Bayezid I

1395-1402: Gian Galeazzo Visconti duca di Milano, nasce Bartolomeo Colleoni

1396: Battaglia di Nicopoli

1397-1523: Unione di Kalmar, confederazione della Scandinavia, ereditata da Eric di Pomerania

1399-1413: regno di Henry IV, inizio della dinastia dei Lancaster

1400: Jan Hus accoglie le teorie di Wycliff e comincia la sua predicazione

1400: Venezia diventa un'oligarchia di mercanti, Firenze una repubblica e Milano un ducato

1400-1415: Rivolta Gallese

XV secolo

1402: Battaglia di Ankara, Tamerlano sconfigge e cattura Bayezid I

1402-1413: Interregno Ottomano

1404-1405: Guerra di Padova, espansione veneziana in terraferma

1404-1419: Giovanni senza Paura è duca di Borgogna

1407-1435: Guerra Civile Armagnacco-Borgognona

1407-1444: Gianfrancesco Gonzaga signore, e poi duca, di Mantova

1409: Concilio di Pisa

1409: Ladislao di Napoli vende la Dalmazia alla Serenissima

15.07.1410: Battaglia di Grunwald, vittoria dei polacco-lituani contro i Teutonici

1412-1416: regno di Fernando I d'Aragona

1412-1447: signoria di Filippo Maria Visconti

1413-1421: sultanato di Mehmet I

1413-1422: regno di Henry V, riportò il conflitto in Francia

1414-1435: regno di Giovanna II di Napoli

25.10.1415: BATTAGLIA DI AZINCOURT

1415: Caduta di Ceuta, nasce l'Impero Portoghese

1415: JAN HUS viene condannato al rogo per eresia

1415-1428: I Guerra Lancastriana

1415-1578: Guerre Marocchino-Portoghesi

1416-1458: regno di Alfonso V d'Aragona il Magnanimo

1416-1847: Ducato di Savoia, titolo ottenuto da Amedeo VIII

1417: Concilio di Costanza, fine dello scisma d'Occidente, inizio dell'Italia territoriale papale

1417-1431: pontificato di Martino V, inizio del nepotismo

1419-1433: Sigismondo è imperatore del Sacro Romano Impero, riconosce gli Hussiti

1419-1434: Guerre Hussite

1419-1467: Filippo il Buono è duca di Borgogna, alleanza con l'Inghilterra in contro i francesi

1420: Trattato di Troyes

1420: Battaglia della collina di Vitkov, ennesima vittoria di Jan Zizka

1421: Battaglia di Kutná Hora, primo uso dell'artiglieria in campo aperto

1421-1451: sultanato di Murad II, lunghe guerre nei Balcani

1422-1461: regno di Charles VII le Dauphin

1422-1461: regno di Henry VI, de iure re di Francia fino alla fine del conflitto, re anche nel 1470-71

1423-1454: Guerre di Lombardia

1423-1718: Guerre Ottomano-Veneziane

1426-1435: Guerra Danese-Anseatica

1427: Battaglia di Maclodio, vittoria veneziana su Milano e annessione di Brescia

1429: Riconquista di Orléans e Battaglia di Patay

1429: incoronazione di Charles VII a Reims, intervento salvifico di JEANNE D'ARC

1429-1453: II Guerra Lancastriana

1430: Jeanne d'Arc viene arsa sul rogo a Rouen

1431: Concilio di Basilea, riconciliazione con le chiese ortodosse

1432: Battaglia di San Romano, vittoria fiorentina sui senesi

1434: Battaglia di Lipany, morte del Taborita Procopio

1434-1436: Ribellione di Engelbrekt contro Eric di Pomerania

1434-1464: Cosimo de Medici ottiene un saldo potere su Firenze

1435: Battaglia di Ponza, pirrica vittoria genovese sugli Alfonso V, catturato dai Visconti

1435: Trattato di Arras e fine della disputa armagnacco-borgognona

1435-1442: regno di Renato d'Angiò su Napoli, lotta di successione con Alfonso V d'Aragona

1438: viene emanata la Prammatica Sanzione di Bourges, svolta per il Gallicanesimo

1440: Battaglia di Anghiari, la coalizione fiorentina, papale e veneziana vince contro Milano

1440: Lorenzo Valla dimostra la falsità della Donazione di Costantino

1442: Battaglia di Szeben, vittoria ungherese sugli ottomani

1442: Alfonso V conquista il Regno di Napoli, inizia il dominio spagnolo nel Mezzogiorno

1444: Battaglia di Varna, vittoria di Murad II sulla coalizione cristiana di Wladyslaw III

1447-1450: Repubblica Ambrosiana

1447-1455: pontificato di Niccolò V

1448: II Battaglia di Kosovo, vittoria Ottomana su Valacchia e Ungheria

1448-1476: regno di Vlad Tepes, detto Dracula, in Valacchia

1450: Battaglia di Formigny

1450: l'Albania di Skanderberg resiste ai turchi

1450-1466: signoria di Francesco Sforza

1451-1481: sultanato di MEHMET II

1452-1516: regno di Ferdinando II d'Aragona il Cattolico

1452-1859: Ducato di Modena e di Reggio

19.05.1453: CADUTA DI COSTANTINOPOLI

1453: Battaglia di Castillon, ultimo scontro armato della Guerra dei Cent'anni

09.04.1454: PACE DI LODI

1454-1466: Guerra dei Tredici Anni

1455: viene pubblicata la Bibbia stampata da Gutenberg

1455-1458: pontificato di Callisto III Borgia

1455-1485: Guerra delle Due Rose

1456: Assedio di Belgrado, viene frenata l'avanzata turca da Hunyadi

1458-1464: pontificato di Pio II

1458-1471: il re di Boemia Giorgio di Podebrady adotta l'Hussitismo

1458-1494: regno di Fernando d'Aragona su Napoli

1459: Caduta di Smederevo, fine dell'Impero Serbo

1460-1464: Guerra Angioino-Aragonese tra Fernando I e Giovanni d'Angiò

1461: Battaglia di Towtown, vittoria degli York

1461-1483: regno di Edward IV e di Louis XI

1462-1472: Guerra Civile Catalana

1462-1505: Ivan III unifica la Russia

1464-1469: governo di Piero de Medici a Firenze

1467: Battaglia della Molinella tra Firenze e Venezia, inconclusiva, caduta del Colleoni

1467-1477: CARLO IL TEMERARIO è l'ultimo duca di Borgogna

1469: matrimonio tra Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia

1469-1492: governo di LORENZO IL MAGNIFICO a Firenze

1471-1484: pontificato di Sisto IV

1474-1477: Guerre Borgognone

1474-1504: regno di Isabella di Castiglia

1475: Trattato di Piquigny, fine definitiva del conflitto anglo-francese

1478: Congiura dei Pazzi, assassinio di Giuliano de Medici

1480: la Russia si sottrae alla sovranità dell'Orda d'Oro

1480: Martirio di Otranto, strage perpetrata dagli Ottomani

1481-1512: sultanato di Bayezid II

1483: regno di Edward V di York

1483-1485: regno di Richard III di York

1483-1498: regno di Charles VIII

1484-1492: pontificato di Innocenzo VIII

1485: Battaglia di Bosworth

1485-1486: Congiura dei Baroni a Napoli

1485-1509: regno di Henry VII, primo della dinastia Tudor

1487: Bartolomeo Diaz doppia il Capo di Buona Speranza

1487: Battaglia di Stoke, atto conclusivo della Guerra delle Due Rose

1492: Caduta di Granada, fine della Reconquista

12.10.1492: CRISTOFORO COLOMBO SCOPRE L'AMERICA

1492-1503: pontificato di Alessandro VI Borgia

1493: Trattato di Senlis

1494: Trattato di Tordesillas

1494-1559: GUERRE D'ITALIA

1497: Vasco Da Gama circumnaviga l'Africa, Giovanni Caboto giunge in Nord America

1498-1515: regno di Louis XII

1499: Battaglia di Zonchio, prima battaglia navale coi cannoni sulle navi, vittoria ottomana

Tempi barbarici:l'Europa centrale tra antichità e medioevo

Società, religione e politica nell'Impero Tardoantico

Progressivo allontanamento tra la parte Occidentale e Orientale durante il tardo Impero Romano.

Con le Riforme amministrative di Diocleziano emerse il dualismo, fu istituita la tetrarchia, e fu

mantenuto comunque il senso profondo dell'unità dell'impero: si davano tuttavia forti elementi

differenzianti tra le varie province, che crebbero di importanza nel contesto geopolitico. Furono

poste le basi per una diversa articolazione territoriale del potere imperiale e per la trasformazione

dell'impero in una monarchia militare autoritaria. Le nuove e piccole province furono

raggruppate in diocesi e organizzate a loro volta in prefetture: l'Italia stessa fu provincializzata.

Una rigida distinzione tra le carriere civili e militari pose i presupposti per un antagonismo tra

esercito e burocrazia, il senato aveva perso il suo preminente ruolo politico, l'esercito conservò

invece un'importante funzione politica; le truppe si arrogavano il diritto di riconoscere gli

imperatori in mancanza di precise norme di successione: la figura dell'imperatore si sacralizzò. La

corte divenne centro coordinatore della rete burocratica avviluppata su tutto l'impero: si delineò una

struttura amministrativa fortemente centralizzata. Il baricentro dell'Impero si spostò verso Oriente,

alla base del graduale rovesciamento dei rapporti di forza economici stavano differenze strutturali

radicate nei secoli: si impose la superiorità delle basi produttive della parte orientale dell'impero. La

capitale economica dell'Occidente era divenuta Cartagine, variarono i flussi economici: era un

mondo che vedeva ancora nelle città il suo saldo punto di riferimento amministrativo, economico e

fiscale. Si trasformarono gli equilibri territoriali; le aristocrazie urbane tesero a investire i loro beni

nell'edilizia privata e nelle costruzioni di chiese e residenze di lusso in campagna: le villae

contribuivano ad alimentare i flussi commerciali. Il prelievo fiscale era trasportato verso le grandi

città e le zone di stanziamento dell'esercito; emersero reti locali di prelievo e redistribuzione. Il

motore dell'ascesa sociale stava nel collegamento con il centro politico tramite l'amministrazione

imperiale. Gli insediamenti dei vescovi cristiani diedero nuova centralità secolare alle città. Si dava

un forte calo demografico: la mancanza di forza-lavoro nelle campagne era dovuta all'esaurimento

dei quel canale di approvvigionamento che erano le guerre di conquista. Il PATRONATO consiste

nello sviluppo progressivo di un potere privato di protezione sugli uomini da parte dei proprietari;

l'asservimento alla terra poneva i coloni in posizione di dipendenza rispetto al padrone, ma liberava

i piccoli proprietari dalla pressione fiscale. Il mantenimento dello stato era costosissimo, si

adottava il sistema della capitatio-iugatio, con l'annona, non furono salvaguardati gli humiliores e si

dovette pagare l'inflazione per far sopravvivere l'impero. L'amministrazione locale era un potente

mezzo di integrazione nella struttura statale, la classe media entrò in crisi, si dissolse dunque il

concetto di uguaglianza giuridica tra i cives. Venne meno la struttura dello stato cittadino basata sui

contadini soldati, emerse il fenomeno del mercenariato e dei foedera. La distinzione tra la carriera

civile e militare favorì l'ascesa sociale dei militari barbari: l'esercito divenne il veicolo della

barbarizzazione. L'enfatizzazione militare ebbe nella dimensione funeraria uno spazio privilegiato;

tramite l'esercito si formarono nuove élite definite in senso militare. Finirono le persecuzioni,

nonostante la diffidenza ufficiale si dava nella gente la necessità di un perfezionamento individuale,

politicamente neutrale nell'attesa della fine del mondo: le ultime persecuzioni si abbatterono su un

mondo cristiano che si era già inserito nella società del tempo. L'economia delle elemosine

incentivò lo sviluppo di un sistema assistenziale che attirò nuovi fedeli nell'ekklesía:

COSTANTINO intuì che il cristianesimo poteva essere trasformato in un puntello dell'autorità

imperiale e attuò una riforma volta a favorire le attività del clero. All'esterno dell'organizzazione

gerarchica della chiesa si affermò il monachesimo. Il rapporto con l'istituzione politica accelerò il

progresso verso forme di collegamento più solide fra le diverse chiese, fu reso necessario un

momento di unione col Concilio di Nicea: condanna dell'Arianesimo e credo niceno. La potenza

della chiesa fu inversamente proporzionale a quella dello stato romano. La cristianizzazione è il

fenomeno di omogeneizzazione nell'organizzazione degli spazi urbani tra l'ambito rurale e cittadino:

graduale slittamento della centralità topografica in favore della valorizzazione delle autorità.

Roma e i barbari

La prima fase di insediamento dei barbari fu un fenomeno di MIGRAZIONE. Dopo il 376

iniziarono le cosiddette invasioni barbariche, Teodosio proseguì con una politica di compromesso:

si diede un conflitto di potere tra il potere militare barbarizzato e l'autorità imperiale. L'imperatore

d'Occidente perse l'imperium, che divenne appannaggio di generali barbarici, i quali attivarono vere

e proprie dittature militari: dopo il 410 crollò l'impalcatura politico-istituzionale dell'Occidente, era

fondamentale il controllo della prefettura gallica. Dopo il 476 l'amministrazione romana rimase in

piedi, e così la civiltà di sempre: il futuro dell'Occidente era rappresentato dai nuovi stati successori

dell'impero creati da invasori o ex federati. I regni romano-barbarici cercarono stabilità interna, la

leadership militare e la sedimentazione delle élite si posero in costante antitesi: il senso comune

poneva in contrasto la civiltà sedentaria e i popoli barbari. Lo stanziamento dei barbari fu un

fenomeno violento, essi volevano integrarsi nel mondo romano. Declinò il livello di vita materiale e

anche la coesione sociale: finì l'economia antica basata sulla produzione di massa e sul commercio a

lunghe distanze. Ci fu un mutamento negli equilibri politici mediterranei e accelerazione del

processo di separazione delle economie provinciali. I popoli barbari volevano partecipare allo

sfruttamento delle ricchezze dell'impero, ci fu una profonda compenetrazione nel tempo. Furono le

lotte interne per il potere all'interno dell'impero che provocarono la formazione di gruppi barbarici

pi ampi a cui il successo rafforzò la loro tenuta etnica: i vuoti di potere offrivano notevoli

opportunità. L'ETNOGENESI dice che i barbari erano confederazioni di bande di guerrieri con i

propri capi, si davano processi etnici fluidi: il patrimonio di tradizioni comuni modellò il senso di

appartenenza etnica delle élite dei barbari. I barbari erano eserciti polietnici di federati dell'impero

che organizzarono regni postromani nelle province occidentali: l'identità etnica è fondamentale

categoria interpretativa. Gli stanziamenti furono opera di piccole bande tagliate fuori dal

barbaricum, l'entrata si dava in termini legali. L'hospitalitas definiva mutue relazioni tra provinciali

ed eserciti barbarici in un adattamento dei meccanismi fiscali imperiali alle nuove condizioni. La

fine della tassazione avvenne con la trasformazione della tassa in rendita, l'assegnazione diretta di

terreni avrebbe garantito ai nuovi venuti la stabilità del possesso.

Oriente e Occidente alle soglie del Medioevo

L'Oriente superò le numerose crisi politiche e militari che lo laceravano grazie alla solidità del suo

tessuto sociale ed economico: si dava una pressione militare barbarica e il problema del

monofisismo, che condusse a uno scisma fino al 519; lotte interne assai aspre non consentirono

ingerenze in Occidente. Le rivolte politiche erano connotate religiosamente: nei demi si esprimeva

la volontà politica del popolo di Bisanzio. Nel 493 gli Ostrogoti di Teoderico conquistarono l'Italia,

il Regno Ostrogoto ebbe una struttura dualistica: barbari nell'esercito, romani nell'amministrazione;

fu restaurata la prefettura italica. Si costruì uno schema coerente dove le diverse parti avevano

compiti diversi in modo da conservare integralmente l'assetto sociale esistente e perseguire la pace:

i nuovi dominatori intendevano difendere la civiltà romana per poterne godere a fondo i benefici.

L'etichetta di romano e di goto era attribuita in base a scelte funzionali e di appartenenza, i Goti

erano un'unità etnica artificiosa. Teoderico teorizzò una dicotomia etnica Goti-Romani che era

parzialmente immaginaria, anche se pregna di significato politico. L'azione politica estera fu

secondo categorie politiche subalterne al quadro ideologico romano-imperiale, come nel caso della

restaurazione della prefettura gallica: un cambio di politica bizantino minò tale fragile equilibrio, si

sospettavano velleità egemoniche bizantine sull'Italia in accordo con la classe senatoria. Il sistema

di alleanze ostrogoto aveva mantenuto bloccato l'equilibrio occidentale per diversi decenni. Le lotte

intestine e l'assassinio di Amalasunta, nel 534, determinarono l'intervento bizantino in Italia. Si

dava una connessione tra Vandali e Visigoti. Nel 429 Genserico fondò il Regno Vandalo: la fine

del prelievo fiscale del grano africano da parte delle autorità imperiali danneggiò l'economia

occidentale, oltre all'esercizio di pirateria e saccheggio. Tale regno non rappresentò altro che una

fase tarda della civiltà nordafricana di matrice greco-romana: le proprietà provinciali furono

confiscate e le villae riprendevano il fasto delle ville senatorie. Nel 418 Vallia fondò il Regno

Visigoto, ma nel 507 i Franchi scacciarono i visigoti in Spagna. Si dava il problema dell'arianesimo,

cosicché il cattolicesimo fu assunto come fattore unificante del regno, furono perseguitati anche gli

ebrei, e ciò indebolì ulteriormente le fragili strutture del regno. I Franchi erano risultanti dalla

fusione di gruppi barbarici più antichi e apparvero nel III secolo, si imposero nel V secolo nel gioco

politico, federati di Roma e stanziati nel Reno; nel 481 Clodoveo fondò il Regno Franco. Il regno

dei MEROVINGI appariva il più potente organismo politico occidentale dopo la fine del regno

ostrogoto: il fattore di forza più importante fu dato dalla conversione al cattolicesimo del re, i

franchi si avvicinarono alle aristocrazie locali. Furono sottomessi Alamanni, Burgundi, Turingi e

cacciati i Visigoti. I vescovi avevano assunto la funzione di defensores civitatis, il loro servizio

assunse la denominazione cattolica franca, la quale usò la tradizione amministrativa romana. Le

gerarchie episcopali celebrarono la conversione come segno della propria superiorità culturale: la

narrativa della conversione di Clodoveo divenne il modello retorico della conversione, egli dovette

comunque tutelare l'uniformità religiosa entro il regno. Era stato offerto ai franchi un modello di

autorità, morale e materiale, che si discostava dagli usuali compiti dei re barbarici: l'attività bellica

del re si declinò in termini religiosi. La cristianizzazione implicò la subitanea elaborazione di

modelli monumentali di celebrazione della memoria regia. Fu lo stile di vita del guerriero che finì

per imporsi quale modello per l'aristocrazia, a prescindere dalle lontane origini etniche; la

successione divenne uno dei problemi più rilevanti per la stabilità del regno, la teorica unità però

non venne mai meno. Ci fu la tendenza a favorire un'elezione meritocratica piuttosto che per diritto

dinastico nei regni romano-barbarici: i Merovingi eliminarono i possibili rivali e crearono

progressivamente una barriera invalicabile attorno al proprio gruppo familiare, sostanziata nelle

pratiche matrimoniali, grazie alla monogamia seriale. La strategia matrimoniale era uno dei veicoli

che consentivano alla competizione sociale di aggregarsi e ricomporsi. Fu creato anche un gruppo

di aristocratici e funzionari pubblici: ricompense di terra, pactus della legge salica, sacralizzazione

del re. La regalità era concepita come patrimonio familiare, spartito di diritto tra i figli maschi: il

conflitto per la successione divampava entro i merovingi, e da lì si proiettava verso l'esterno. Dopo

il ritiro romano, i Britanni romanizzati combatterono contro Picti, Scoti, Juti, Angli e Sassoni; essi

si ritirarono nella costa sud-occidentale dell'isola, ciò comportò la totale distruzione delle strutture e

infrastrutture romane: nel 450ca. fu instaurata l'Eptarchia. Gli Anglosassoni, che erano una

minoranza rispetto ai Britanni, formarono la loro identità in seguito alla migrazione: i Britanni non

scomparvero, ma collassò il mondo romano nel'isola, che scivolò fuori dal mondo. La maggior parte

dei più antichi siti anglosassoni era situata in corrispondenza di siti romani preesistenti: emersero

piccoli regni indipendenti retti da dinastie locali con autorità sovraregionali. Si trattò di un processo

di selezione progressiva fondato sulla competizione di risorse, di uomini e di efficienza, che

avrebbe inglobato all'interno dei regni vincenti i regni deboli. Il cristianesimo penetrò dalla metà del

secolo VII, fu una diffusione per ritorno in quanto era rimasto poco della precedente

cristianizzazione: nel 597 Gregorio Magno indisse una missione nel Kent, che si stanziò a

Canterbury. L'impianto episcopale doveva rappresentare il primo elemento comune nell'Eptarchia.

Al Sinodo di Whitby vinse il cristianesimo romano su quello irlandese. Non c'era alcuna

omogeneità etnica e organizzativa all'interno del mondo celtico, si dava una pluralità di modeste

entità politiche. La scomparsa della frontiera appostò notevoli conseguenze sulla stabilità dei gruppi

che risiedevano oltre il vallo, che avevano trovato una loro strutturazione grazie ai rapporti col

mondo romano. In Irlanda il cristianesimo si diffuse più lentamente che in altri paesi, i monasteri

rappresentavano l'elemento preponderante della cristianità irlandese più della stessa rete episcopale,

i monaci avevano una notevole mobilità: la peregrinatio era soprattutto un'esperienza di privazioni

e purificazione per cui l'obiettivo principale non era convertire i pagani. Nell'occidente postromano

si davano una serie di situazioni coerenti, che avevano tutte come fondamento il riconoscimento

della suprema autorità dell'Impero Bizantino. Il raccordo tra l'impero e i regni barbarici

mediterranei subì una brusca svolta quando, nel 527, salì sul trono GIUSTINIANO. Il suo progetto

di restauratio imperii consisteva nella riaffermazione dell'autorità imperiale nel contesto

geopolitico mediterraneo, con l'espansione dell'impero cattolico ai danni dell'eresia ariana e con una

concezione aristocratica del potere propria dell'impero tardoromano: si dava l'idea di un superiore

potere dell'imperatore sulla struttura ecclesiastica. La rivolta di Nika, soppressa, mostrò tuttavia la

scarsa coesione del tessuto sociale; inoltre l'economia non fu rivitalizzata, a causa delle numerose

guerre. Si espanse in modo incontrollato il patronato, esercitato dai latifondisti sui contadini, e dagli

effetti rovinosi. Il corpus iuris civilis, redatto attorno al 530, pose il diritto romano come base

giuridica per l'impero. La premessa della politica militare verso l'occidente fu la pace col persiano

Cosroe I, nel 532. Fu conquistato il Nordafrica, e nel 535 iniziò la ventennale Guerra Gotica, la

quale devastò l'Italia e pose fine al Regno Ostrogoto; in Spagna fu creata una testa di ponte per

future operazioni. La prammatica sanzione venne emanata per estendere all'Italia la validità delle

leggi e degli editti già presenti in oriente: la restauratio giustinianea aveva basi fragilissime,

l'impero divenne un potere ostile e oppressivo. L'edifico giustinianeo crollò nel ventennio

successivo alla Guerra Gotica; o stato bizantino non aveva la forza economica e demografica per

reggere ulteriormente né gli sforzi militari né il peso di presidi permanenti e di complesse e costose

amministrazioni: nuove invasioni premevano sui Balcani. Dal 545 iniziarono le incursioni degli

sclaveni, nacque una nuova identità barbara a nord del Danubio; essi si associarono in seguito agli

avari, e compirono numerose razzie nei decenni successivi. Al tentativo di isolamento da parte dei

bizantini essi risposero in modo dinamico e aggressivo. Sia i Gepidi che i Longobardi erano

federati di Bisanzio, gli Avari si allearono coi secondi, e sconfissero i gepidi nel 567: gli slavi

entrarono nel Khaganato Avaro, una confederazione militare. Progressivamente i Balcani si

slavizzarono. Nel 568 Alboino fondò il Regno Longobardo in Italia, non si trattava di una

spedizione improvvisata. I contatti con Bisanzio molto intensi nei decenni precedenti li avevano

influenzati dal punto di vista delle strutture militari e delle gerarchie sociali; si dava anche una forte

caratterizzazione barbarica data dal contatto con gli avari, si trattava di un gruppo polietnico. Non

viene ricordata alcuna battaglia campale, le truppe bizantine si chiusero nei loro forti. La struttura

politica del regno era caratterizzata dall'equilibrio costante tra il potere del re e l'aristocrazia:

nonostante i tentativi di dinastizzazione l'aristocrazia longobarda mantenne il proprio diritto a

scegliere il re, dunque, a partecipare attivamente alla competizione per il potere regio. Le decisioni

fondamentali erano prese nell'assemblea generale degli armati. I longobardi erano ariani, ci fu

comunque una pacifica convivenza coi cattolici: il credo religioso veniva considerato una fatto di

natura individuale. La sovranità longobarda manifestava le sue radici guerriere, i duchi erano i

comandanti dei gruppi armati che si imposero a livello regionale. I vescovi presero la testa delle

comunità romane, dialogando con i romani e negoziando con successo la pacifica sottomissione dei

romani. Con Agilulfo ci fu il superamento della fase instabile di conquista e la costruzione di una

dominazione territoriale coerente, con un'unificazione progressiva. Il rafforzamento del potere regio

fu incoraggiato dalle aristocrazie, il palatium fu identificato come specifico luogo di residenza del

potere pubblico: l'autorità regia si proiettò verso un'imitazione del modello bizantino. L'Editto di

Rotari compose i conflitti sociali, fu il primo codice di leggi longobarde, sancì il completamento

della fusione interetnica, instaurò un sistema di multe e confische e sancì il controllo sulle attività

aristocratiche. La conquista longobarda dell'Italia non fu mai completa, e il regno rimase fino a

circa il 700 una realtà nord-italiana: le due Italie erano permeabili, al di là delle periodiche

convulsioni politico-militari. Gregorio Magno segnò il passaggi di un'epoca, si pose come autentico

leader politico in mancanza dell'autorità bizantina, il senato stesso divenne una classe sociale. Nel

584 nacque l'Esarcato, debole e militarizzato, con un equilibrio progressivamente più precario.

L'Islam, Bisanzio e il Mediterraneo

I fattori di debolezza dell'Impero Bizantino erano stati mascherati dall'espansionismo ed erano

analoghi a quelli del tardo Impero Romano. La forza dell'ideologia cattolica aveva costituito un

collante che aveva permesso all'impero di non crollare, i monofisiti furono sospettati di aver aiutato

i cristiani nella sanguinosa e lacerante guerra contro i Persiani. Furono sguarnite le guarnigioni

balcaniche, tanto che la pressione degli Avari si acutizzò, fino all'assedio stesso di Costantinopoli

del 626. Sul finire del secolo nacque un nuovo pericoloso nemico, l'Impero Bulgaro, che si pose in

una situazione di perenne conflittualità coi bizantini: i Balcani si slavizzarono definitivamente.

Distruggendo l'Illirico romano, gli Slavi interposero una barriera etnico-linguistica nuova e

dinamica fra Bisanzio e l'Occidente: si restrinse l'orbita culturale e politica dell'Impero Bizantino,

che subì un processo di ellenizzazione. La Questione Monofisita fu risolta dalla conquista araba:

entrò in crisi anche la dimensione mediterranea di Bisanzio, che perse oltre 2/3 del suo territorio. Il

VII secolo vide una drammatica e profonda ristrutturazione fiscale e militare dell'impero: nacquero

le thémata e scomparvero molte istituzioni romane. Gli Arabi avevano vissuto ai margini delle

civiltà mesopotamiche e del mondo greco-romano: a nord si dava il nomadismo, mentre a sud

esistevano società sedentarie e agricole. La vita sociale e individuale era dominata dal rapporto con

le durezze del deserto, si dava un'organizzazione tribale, in uno stato di conflittualità e razzia

latente: il diritto si fondava sulla consuetudine. I bizantini e i sasanidi formarono degli stati

cuscinetto funzionali a contrastare il dinamismo beduino: Ghassanidi e Lakhmidi. Si dava una

profonda penetrazione del Giudaismo, una relativa diffusione del cristianesimo e una marginale

influenza del paganesimo, il paganesimo era sprovvisto di qualunque idea di vita terrena: senza il

duplice influsso giudaico-cristiano l'Islam sarebbe inconcepibile. La nascita dell'ISLAM è una

narrazione sacra; MUHAMMAD maturò la vocazione religiosa verso il 610, egli si scontrò poi con

i Meccani, e si rifugiò a Yathrib nel 622, anno dell'EGIRA, guidò così la prima comunità

mussulmana. Il problema morale e individuale si scontrò col problema del governo di una comunità

popolare. Nel 630 l'Islam conquistò l'Arabia, e nel 632 nacque il Califfato Rashidun, l'Islam era

pronto per conquistare Vicino Oriente, Asia Centrale e Nordafrica. L'uomo è completamente

sottomesso ad Allah, l'influsso culturale arabo pre-islamico si impose sugli originari tratti giudaico-

cristiani. La Ummah, sovrapponendosi ai molteplici legami di sangue, fu la via tramite cui gli Arabi

pervennero al concetto di stato. L'Islam si basa su 5 pilastri: shahada, zakat, sawm, hajj, salah. Il

clamoroso successo arabo si spiega con la decadenza di Bisanzio e della Persia. Il grande

condottiero fu Khalid Ibn al-Walid, che a Yarmouk colse una spettacolare vittoria sull'imperatore

Eraclio, e conquistò il Levante. In Egitto lo stato bizantino era sentito estraneo in quanto

persecutore dei monofisiti. In Maghreb l'avanzata fu momentaneamente fermata dai Berberi, i quali

però si convertirono presto all'Islam. Nel 651 cadde l'Impero Sasanide. Il dissidio religioso con

Bisanzio minò la resistenza delle regioni orientali conquistate dall'Islam: rimase in piedi il sistema

precedente, si aggiunse semplicemente la tassa dei non credenti, ciò favorì le conversioni. Con la

questione fiscale emerse il contrasto tra l'universalismo islamico e l'orgoglio nazionale arabo. I

rapporti sociali furono regolati col patto di Omar: arabi, mawali, dhimmi. I dhimmi dovevano

pagare la jizya e il kahraj, erano discriminati ma potevano intraprendere le carriere amministrative,

limitate, e coltivare le arti liberali. Le comunità religiose divennero delle associazioni

semiautonome che facevano da tramite fra lo stato e i sudditi non mussulmani, e i loro capi

conservarono una notevole autorità anche sotto il dominio arabo. La maggior fonte di ricchezza era

data dal commercio di transito, la lingua araba raggiunse limiti di espansione geografica mai più

perduti. Lo squilibrio di fondo tra produzione e commercializzazione dei prodotti si traduceva in

uno squilibrio fra città e campagna. In realtà, ciò che mise in crisi il mondo mediterraneo fu il

collasso del controllo imperiale, dopo le Guerre Giustinianee, e quello del sistema fiscale:

l'espansione araba rese irrevocabile una evoluzione plurisecolare. Le reti commerciali del

Mediterraneo manifestarono una maggiore capacità di sopravvivenza. Gli arabi non misero in piedi

nessun sistema fiscale di redistribuzione di merci e generi agricoli, giacché le nuove élite islamiche

consumarono localmente il surplus estratto dalle popolazioni conquistate.

L'Occidente barbarico: il lungo VIII secolo

Si ha un naufragio documentario inerente al VIII secolo. Proseguì l'indebolimento del Regno

Visigoto di fronte all'aristocrazia laica e al ruolo crescente dell'episcopato e dei monasteri: gli

elementi centrifughi erano talmente forti che mancava poco perché agissero in modo irreversibile:

l'invasione araba del 711 funse da elemento catalizzatore. L'affermazione del nuovo potere

procedette lentamente, anche se non trovò mai una seria opposizione. La Grande Rivolta Berbera,

contro il malgoverno Umayyade, portò alla nascita di stati indipendenti nel Maghreb. Nel 756,

l'umayyade Mu'awiya fondò l'Emirato di Cordoba: i cristiani mantennero una piena libertà di

culto, pur assumendo linguaggi e costumi arabi. Il Regno delle Asturie fu il primo piccolo stato

cristiano che si formò, dopo la conquista araba: la Battaglia di Codavonga, nel 722, sancisce l'inizio

della RECONQUISTA. Alla fine dell'VIII secolo nacque il Regno di Navarra, col supporto dei

franchi. Le spedizioni mussulmane verso N avevano il solo scopo di riaffermare l'autorità

dell'emiro. Con la fine del VII secolo il Regno Longobardo aveva raggiunto un equilibrio interno

stabile, la compagine politica era modellata in riferimento alle altre forze presenti in Italia, questa

lotta logorò lentamente il regno e ne determinò la futura sconfitta. Nell'Esarcato le direttive

politiche di Bisanzio ignoravano la realtà locale: si indebolì il legame con la popolazione locale. Il

regno longobardo poté superare senza gravi danni il suo lungo periodo di assestamento. La svolta fu

la conversione del regno al cattolicesimo romano, cominciarono innumerevoli fondazioni religiose.

La terra non era l'unica fonte di ricchezza delle élite longobarde. Liutprando riconobbe pienamente

il ruolo delle istituzioni ecclesiastiche: le donazioni erano redatte con la clausola del manteniento in

usufrutto a vita dei beni donati. La fitta trama di rapporti sociali si sviluppava intorno ai nodi

costruiti da chiese e monasteri: modelli romani e bizantini agivano sul sovrano. Il re era posto come

responsabile ultimo dei conflitti patrimoniali sorti in ambito parentale: Liutprando sottolineò con

forza l'ispirazione divina che era alla base della promulgazione delle sue leggi. Si dava la necessità

di superare la debolezza derivante dal carattere tradizionalmente non dinastico della regalità

longobarda. Le Leggi di Astolfo dimostravano la completa fusione interetnica: le etichette etniche

sono la spia delle strategie identitarie dei diversi gruppi umani e delle loro élite. L'Origo Gentis

Langobardorum è un testo costruttore d'identità. L'etnicità è patrimonio di un gruppo ben preciso e

separato della popolazione regia. Si davano volontà di affermazione sociale e non sensi di

affermazione etnica. La fusione non significò la perdita dell'identità longobarda: l'élite sociale del

regno identificava se stessa come longobarda. Ciò che contraddistingueva i longobardi entro il

regno era una sorta di pratica sociale, ossia il rapporto col re e la partecipazione all'esercito

pubblico. Per Bisanzio l'Italia era una provincia periferica, i suoi problemi militari erano molto

gravi. La maggior parte dei raggruppamenti tribali slavi finì sotto il controllo della nuova

formazione politica bulgara, una relativa stabilità nei Balcani fu data dalla caduta del Khaganato

Avaro, tuttavia la maggior parte della penisola sfuggiva al controllo di Bisanzio. L'esercito

bizantino fu organizzato con scopi essenzialmente di difesa, mediante una suddivisione dei soldati

in reparti provinciali: si affermò definitivamente l'ordinamento tematico, basato su criteri

territoriali e locali. L'esercito divenne un ceto di soldati-contadini remunerato tramite la proprietà di

terre dotate di uno statuto fiscale privilegiato: si avviò un forte processo di ruralizzazione della

società bizantina, con la crisi della grande proprietà terriere e lo sviluppo impetuoso della proprietà

ecclesiastica. Nel 730 scoppiò l'ICONOCLASTIA, ossia la condanna del culto delle icone, ci fu un

duro confronto dottrinario e numerose distruzioni materiali. Emerse il contrasto tra monaci e potere

imperiale, alla radice della ricchezza dei monaci c'era l'aumento della pietà popolare: si dava

l'esigenza di porre un freno al potere dei monaci. Certi usi popolari sconfinavano nel paganesimo;

non si trattava di una condanna dell'immagine in sé: fu promosso l'uso pubblico delle immagini

imperiali in quanto riconoscimento solenne dell'autorità imperiale. L'Iconoclastia si rafforzò dopo la

vittoriosa Battaglia di Akroinos, nella quale fu frenata l'avanzata islamica in Asia Minore. C'era

infatti la consapevolezza che per l'impero era vitale il sostegno delle popolazioni orientali rimaste

sotto il suo controllo. L'Iconoclastia divenne in seguito, dopo numerose confische ai monasteri, una

divergenza dogmatica, fu risolta definitivamente nell'843. L'obiettivo di rafforzamento del potere

imperiale fu realizzato, nel momento più difficile dell'offensiva araba e dell'espansione slavo-

bulgara, e lo aveva perseguito a costo di duri scontri interni. La religione cristiana era divenuta il

vero elemento unificante della società bizantina, l'ortodossia divenne la base su cui si costruì

l'identità politica e culturale bizantina: divenne così inevitabile lo scontro con la Chiesa di Roma.

Sfruttando la crisi iconoclasta, i longobardi avevano intravisto la possibilità di estromettere i

bizantini dall'Italia, Liutprando intraprese diverse campagne volte a indebolirne la presenza. Dopo

lo scontro con i bizantini, gli interessi papali ripiegarono sulle proprietà in Italia centrale, nel papato

si dava una dualità: realtà politica locale e dimensione sacrale universale. Il papa non poteva

divenire un semplice vescovo longobardo. Il concetto evangelico consentiva di rappresentare la

realtà della progressiva affermazione di un'autorità politica su Roma: apparve evidente nell'VIII

secolo la forza degli interessi territoriali del papa. Il discredito gettato a posteriori sui Merovingi

risiedeva anzitutto nel suo prestigio: nel VII secolo le strutture del regno merovingio si erano

trasformate profondamente: declino della vita urbana, assestamento delle entità territoriali,

slittamento verso N del baricentro politico, nascita di monasteri. Crebbero le élite locali dei grandi

proprietari fondiari e aristocratici: per i sovrani era indispensabile costruire un network di relazioni

con l'aristocrazia locale, sul quale basare la loro capacità di governo. I merovingi mantennero una

posizione forte fintantoché furono in grado di orientare la competizione per il potere locale verso la

corte, che divenne elemento di mediazione superiore e di risoluzione dei conflitti. Vastissime

proprietà erano sparse sul territorio e si basavano sulle rendite, ossia su uno sfruttamento indiretto

dei contadini. La crisi dei merovingi era data dalla più generale trasformazione dell'occidente ex

romano. Si accentuarono i caratteri agrari della società occidentale, si diede una spinta nella

direzione di un predominio dei ceti aristocratici armati, radicati nel grande possesso fondiario. La

dislocazione del centro di gravità economico favorì il successo politico dell'Austrasia su Neustria e

Burgundia: le più potenti famigli austrasiane furono Arnolfigi e Pipinidi, le quali si imparentarono e

cercarono di rendere ereditaria la carica di maggiordomo, o maestro di palazzo. I monasteri

fungevano da sostegno politico-economico e provvedevano a rafforzare il prestigio sociale e

familiare. La forza militare di tali élite era costituita dalle clientele dei vassi, guerrieri privati. La

stabilità delle istituzioni non era così salda da permettere il controllo di ampie aree territoriali. Lla

pace interna, esterna e l'opera di mediazione erano i presupposti e i mezzi tramite cui la stabilità

politica del regno poteva essere mantenuta da una sede centrale. Lle regine franche avevano

molteplici possibilità di costruire per sé dei gruppi di supporto aristocratico. Nonostante un

progressiva aggregazione aristocratica i Pipinidi riuscirono a riprendere il controllo del

maggiordomo. Grazie a Carlo Martello, i Pipinidi riuscirono a ottenere il prestigio necessario a

spodestare nel 751 Childerico III, l'ultimo merovingio. Pipino il Breve trovò il notevole e decisivo

legame con l'apparato ecclesiastico, e di Roma. Agli inizi del secolo VIII la chiesa franca era

controllata dall'aristocrazia, buona parte del patrimonio ecclesiastico era aristocratica, e la sua

ricchezza non poteva essere sfruttata dai nuovi padroni. Si dava la distribuzione di terre e di cariche

ecclesiastiche ai fedeli e ai parenti. La riforma Pipinide fu volta al controllo della chiesa franca: le

missioni anglosassoni godettero della protezione franca e rappresentarono una pacifica

penetrazione del cattolicesimo, solo più tardi i maggiordomi assunsero un ruolo preminente. Emerse

la figura del monaco Wynfrith Bonifacio, che operò con Sassoni, Turingi e Frisoni: il suo prestigio

fu funzionale alla riforma dei pipinidi. Forti resistenze alla cristianizzazione poggiavano sulla

persistenza di strutture associative tribali. Il deficit di legittimità che impediva di esautorare i

merovingi fu superato sostituendo l'antico prestigio con una nuova legittimità su base ecclesiastica.

Un ruolo determinante fu dato all'unzione dei vescovi; con Stefano II ci fu un notevole

avvicinamento al papato, che chiedeva aiuto contro i longobardi. L'impiego sistematico delle

clientele militari fu la base concreta per le ambizioni delle élite e crisi politiche: i Pipinidi fecero

entrare tutte le famiglie austrasiane nella loro clientela vassallatica. Fu grazie alla potenza dei

vassalli che i pipinidi riuscirono a conquistare il regno. La proprietà delle terre concesse ai vassalli

rimaneva della chiesa, ma questa non poteva realmente disporne: fu grazie alla precaria verbo regis

che i Pipinidi poterono mantenere le loro clientele militari e politiche. L'homagium era la cerimonia

dell'entrata in vassaticum; i Pipinidi ricorsero al beneficium: concessione terriera; proprietà

rimaneva al signore che la concedeva e che ne rientrava in possesso alla fine del vassaticum; uso

delle ricchezze ecclesiastiche con l'appoggio dello stesso episcopato e con l'accentazione delle

donazioni. I vassalli aumentarono di importanza e crebbero in termini numerici. L'uomo, pur

restando libero, diveniva di un altro uomo.

L'Età di Carlo Magno

Il papa assegnò ai Pipinidi il titolo di patricus romanorum nel 754: i Franchi furono allora coinvolti

nella tutela di Roma. Nello stesso anno, infatti, Pipino era sceso per difendere vittoriosamente il

papato dalle incursioni longobarde di Astolfo, si definì allora il primo abbozzo per la futura nascita

dello Stato Pontificio. Il papa si appellò alla cosiddetta Donazione di Costantino, in cui si

presentava il patrimonium sancti petri come l'ampliamento del patrimonio fondiario e

ecclesiastico. Il nuovo re longobardo, Desiderio, si rifiutò di consegnare al papa tali territori, che la

chiesa riteneva le spettassero in quanto erede politica dell'impero in Italia e in quanto Sancta dei

ecclesia rei publicae romanorum. Nonostante molti settori franchi fossero favorevoli a un'alleanza

coi longobardi, nel 773 Carlo, nuovo re franco, scese in Italia, assediò Pavia e pose fine al Regno

Longobardo l'anno successivo. Si dava un'aspirazione papale a una supremazia nello spazio italiano;

inoltre la Chiesa aveva assunto un nuovo respiro dall'azione missionaria con i franchi. Il papa

Adriano voleva relegare i franchi in Italia settentrionale. La forza militare franca si rivelò capace di

calamitare intorno a sé tutte le realtà politiche regionali: la classe dominante longobarda accettò il

nuovo regime e si integrò, un certo numero di potenti franchi si insediò in Italia entrando nel ceto

dei possessores. Era chiara la subordinazione dei possedimenti papali al potere carolingio. Il Ducato

di Benevento sfuggì alla conquista franca, prese il nome di Langobardia Minor. Era particolare la

posizione del Ducato di Venezia, formalmente riconosciuto con la Pax Nicephori del 812, tra

franchi e bizantini. Il Regno Franco era una dominazione militare basata sul controllo da parte del

sovrano sia dell'esercito sia si un gruppo sempre più vasto di seguaci armati, i vassalli. Essi

costituivano il nerbo professionale dell'esercito franco e la cavalleria corazzata. La base su cui si

reggeva il potere carolingio era prima di tutto militare: il dinamismo guerriero dei Carolingi era

scandito da campagne militari annuali. Il venir meno delle guerre determinò la crisi delle fedeltà

vassallatiche delle clientele carolingie e della unità medesima della dominazione franca. La spinta

verso la Germania era stata rinsaldata dalle missioni anglosassoni; le Guerre Sassoni assunsero

presto una connotazione religiosa, in senso antipagano: Widukindo guidò la resistenza sassone. La

sconfitta dei Sassoni segnò il destino dei Frisoni. Fu annessa definitivamente anche la Baviera e fu

conquistato anche il Khaganato Avaro. I territori di confine erano sottoposti a una particolare

amministrazione militari e assegnati ai vassalli più fidati. Nei primi anni del IX secolo emerse il

problema delle incursioni piratesche dei Vichinghi: in Inghilterra fu costituito il Danelaw dopo

l'invasione danese dell'865. Il re anglosassone Offa cercò di consolidare un legame con il re franco,

emerse soprattutto il Regno di Mercia. I carolingi intrapresero ulteriori campagne contro i bellicosi

Aquitani e in Spagna, contro l'ostile realtà islamica: la Battaglia di Roncisvalle simboleggia i limiti

dell'espansione franca. I confini dell'Impero Carolingio coincidevano in larga parte con quelli del

mondo cristiano occidentale: le guerre carolingie erano legate all'idea di espansione cristiana. Il

Natale dell'800 Carlo aveva ottenuto l'incoronazione imperiale da papa Leone III, ottenne il titolo di

Imperator Romanorum, oltre a quello di Rex Francorumque Langobardorum. Carlo era divenuto il

vero punto di riferimento della chiesa in occidente, l'autentico capo del popolo cristiano. Era

contemplata da tempo l'assunzione di una dimensione imperiale. Il suo era un imperium

christianum e la sua autorità costituiva un riflesso terreno dell'autorità esercitata sul piano celeste

dal signore assoluto dei cieli. Il pontefice aveva assegnato a Carlo una dignità universale. La teorica

universalità dell'impero andava a scontrarsi con la realtà dell'esistenza di due distinte realtà politiche

che entrambe pretendevano di rappresentare l'unico Impero Romano. Bisanzio riconobbe nell'812 il

titolo imperiale a Carlo. L'Impero Carolingio non ebbe mai strutture amministrative molto

sofisticate, fu imposta comunque una certa omogeneità amministrativa. La chiara gerarchia di

potere era disegnata negli spazi del palatium, ove si realizzava l'incontro tra l'imperatore e

l'aristocrazia, mediante lo scambio di donativi. Duchi, conti e marchesi erano i protagonisti della

grande scena politica imperiale. L'area di esercizio dell'attività comitale faceva riferimento a

insediamenti non sempre a carattere cittadino; all'interno dei diversi territori l'attività degli ufficiali

pubblici era controllata dai vescovi. Conti e re partecipavano al governo della società cristiana, in

rapporto coi vescovi. Si sviluppò anche un'intensa attività normativa: mezzo di comunicazione

politica e di condivisione entro le èlite. Era doveroso assicurare la protezione dei deboli, per cui, a

integrare la presenza pubblica intervennero i missi dominici. Era consuetudine nominare missus un

ecclesiastico già attivo nel territorio, tale sistema funzionò fino al IX secolo. Il primo compito del

sovrano era il mantenimento della giustizia. Il vassallaggio fu incrementato con lo scopo di

integrare le mancanze dell'apparato pubblico: servitium richiesto dal re in cambio della fedeltà

vassallatica sempre più identificato con la funzione di conte; proventi legati alla carica sempre più

coincidenti col beneficium. Carlo mantenne saldamente il controllo dell'aristocrazia locale

appoggiandosi ai vassi dominici: la carica comitale fu elettiva fino alla metà del IX secolo. Il

progressivo costituirsi di un ristretto gruppo di famiglie formò un'aristocrazia imperiale. Il legame

vassallatico si diffuse anche tra gli aristocratici senza funzioni pubbliche ricevute da parte regia.

Anche i grandi ecclesiastici furono inseriti nella gestione del governo carolingio. La diffusione

dell'immunità si spiega col tentativo da parte del potere centrale di creare un contrappeso alla forza

dell'aristocrazia. Si dava un forte controllo sulle questioni religiose e patrimoniali ecclesiastiche. Il

potere carolingio si basava su una triplice coordinazione di forze: struttura pubblica; rete

vassallatica; enti immuni. Era fortissima l'intensità dei rapporti tra chiesa franca e apparato

pubblico: si dava una simbiosi tra regnum e sacerdotium. L'unzione papale aveva stabilito la

legittimità della dinastia carolingia e il suo legame indissolubile col papato: l'azione politica era

volta alla creazione di un regno cristiano. Un network spirituale teneva insieme l'impero, accanto a

quello amministrativo: i monasteri creavano delle vere e proprie comunità di preghiera. La

CORRECTIO era la riforma atta alla costruzione di un regno cristiano: il battesimo era la chiave

di volta dell'edificio della società cristiana; il credo era veicolo dell'ortodossia. L'ideologia religiosa

e politica dialogavano strettamente tra loro: il culto dei santi diveniva centrale nella costruzione

spazio-temporale cristiana. Si parla anche di Rinascita Carolingia: impronta cristiana;

cosmopolitismo culturale; diffusione della cultura scritta; concetto ambiguo; promozione fatta da

Alcuino. Il possesso degli strumenti propri della cultura scritta era un mezzo di promozione sociale

e un modo per entrare a far parte della leadership politica e sociale. L'uniformità dei riti cristiani

nell'impero ne esaltava l'unità. Il grande interesse per i capolavori antichi è dato dal fatto che la

lingua dei classici fosse indispensabile per tali operazioni di uniformazione. Si dava l'esigenza

pratica di acquisire gli strumenti indispensabili per padroneggiare sia i testi sacri sia la

comunicazione scritta in generale: il nuovo latino carolingio si distaccò maggiormente dai nascenti

volgari, di cui fu comunque riconosciuto il valore. Il clero aveva il compito di inquadrare la

popolazione entro le strutture dell'impero cristiano cementate dal battesimo: il battesimo divenne

atto di fedeltà. Lo studio filologico e grammaticale fu messo al servizio di un'elevazione del livello

morale e religioso che si riflette positivamente sul governo dell'impero cristiano: l'attrezzatura

culturale europea ha le sue basi in Età Carolingia. La scuola palatina diede nuova dimensione del

potere. Si diede una notevole caratterizzazione della potenza fisica del re. Solo i figli di Ildegarda

furono insigniti di dignità regia. Si dava il progetto di una divisio regnorum.

L'Impero Carolingio

Durante il regno di Ludovico il Pio, dal 814 al 840, il sistema carolingio nel suo complesso rimase

saldo. C'era la volontà di stabilire fitti legami con le diverse realtà regionali del suo impero: tuttavia

i contrasti esplosero in coincidenza con la maggiore età dei figli. Nel frattempo divenne molto forte

il prestigio dell'episcopato franco. La funzione regia era intesa come ministerium riempito di un

profondo afflato morale verso i pauperes, che il sovrano proteggeva con l'esercizio della milizia: fu

stabilita la superiorità del potere sacerdotale su quello regio. L'unità imperiale equivaleva a quella

ecclesiastica. Con l'ordinatio imperii il figlio Lotario divenne co-imperatore e successore al trono:

la soluzione al problema unitario si rivelava un fragile compromesso. Erano finite le occasioni di

arricchimento per la grande aristocrazia e si rafforzò ulteriormente il vassallaggio. L'impalacatura

imperiale divenne sempre meno rilevante per l'aristocrazia laica: la costante esigenza di

ridistribuzione veniva soddisfatta dai sovrani locali. Si dava un conflitto generazionale tra padre e

figli: le tensioni si riverberavano all'interno delle alleanze politiche regionali. Ludovico fu sconfitto

a Colmar dai figli, fu accusato di aver turbato la pace del popolo cristiano e di aver attentato

all'unità dell'impero e fu costretto a una pubblica penitenza a Soissons. Nonostante la

riabilitazione al trono la situazione interna dell'impero era dissestata. Alla morte di Ludovico, la

guerra riprese apertamente tra i suoi figli: la Battaglia di Fontenoy fu uno spartiacque politico e

ideologico, in cui furono sconfitti gli imperialisti Lotario e Pipino II (nipote di Ludovico il Pio) dai

divisionisti Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo. Nell'843 fu siglato il TRATTATO DI

VERDUN: Germania a Ludovido il Germanico; Lotaringia e Italia a Lotario I; Francia a Carlo il

Calvo. Dopo Verdun svanì l'esercizio di un potere imperiale: solo l'Italia rimase legata al titolo

imperiale. Verdun rispecchiava il frazionamento politico dell'impero in macro-realtà regionali,

dovuto alla territorializzazione degli interessi patrimoniali e politici dell'aristocrazia:

cominciarono a delinearsi l'area germanica e quella romanza. Fu resa improponibile ogni ipotesi di

riunificazione. Dopo la morte di Lotario, Ludovico il Germanico invase il regno di Carlo il Calvo.

Nel frattempo culminavano le razzie dei Vichinghi, perfino Parigi era stata assediata nell'845.

Anche in Italia meridionale si erano progressivamente intensificate le incursioni dei pirati-

mercenari Saraceni: la conquista islamica della Sicilia iniziò nell'872 e si concluse nel 901. Il

mondo arabo si era frammentato in tre grandi potenze sottomesse nominalmente al Califfato

Abbaside: Umayyadi in Spagna; Aghlabiti in Tunisia; Fatimidi in Egitto. Dopo la caduta

dell'Emirato Tarantino, nell'880, i bizantini si riaffacciarono sulla scena dell'Italia meridionale. Con

la crisi dell'impero il papato si chiuse a una dimensione italiana e incapace di approfittare anche di

situazioni favorevoli. Nell'884 rimase solo un carolingio, Carlo il Grosso, che riunificò l'Impero

Carolingio nell'881. Le continue incursioni vichinghe e saracene, oltre alle lotte di potere, portarono

alla deposizione di Carlo il Grosso nell'887: l'impero non era più necessario e morì di morte

naturale. L'impero non era preparato a difendersi dalle cosiddette II INVASIONI BARBARICHE;

esse misero a nudo i limiti di fondo della costruzione carolingia: mancanza di finanze; mancanza di

sistemi difensivi; mancanza di eserciti permanenti; vastità territoriale in rapporto all'atomizzazione

sociale. L'unica difesa realmente efficace fu quella locale. In Inghilterra il re del Wessex Alfredo il

Grande riuscì a resistere ai danesi: l'aggressione vichinga ebbe l'effetto di un catalizzatore, unendo

le forze del mondo anglosassone intorno a un'unica dinastia regia e a un solo regno. Nel 911 i

Normanni di Rollone ottennero in feudo la Normandia, da allora essi cominciarono a integrarsi col

mondo franco e il peso delle incursioni diminuì. Intorno all'883 apparvero i Magiari nella regione

del Mar d'Azov. Nomadi cavalieri, essi frantumarono la Grande Moravia e si stanziarono in

Pannonia. L'area di insediamento slavo si scisse; la minaccia ungara fu fermata solo nel 955, a

Lechfeld. L'elementare apparato tecnologico incideva poco sul volume della produzione che

dipendeva in primis dalla manodopera disponibile: i dissodamenti erano controllati dai grandi

proprietari e dal potere politico, la funzione dell'incolto rimaneva fondamentale. La CURTIS

indicava in origine solo uno spazio cintato che poi ampliò il suo significato fino a includere una

grande azienda nella sua interezza: si intrecciavano sia l'economia padronale sia quella di villaggio.

L'aristocrazia ecclesiastica e laica possedeva a diverso titolo decine di corti, la modalità di

trasmissione della terra era ereditaria: il grande possesso aveva carattere territorialmente disperso,

esso non era un'unità monolitica. La pars dominicia aveva una gestione padronale diretta. La pars

massaricia era frazionata in mansi concessi alle singole famiglie contadine perché li lavorassero.

Le due parti erano in stretto legame reciproco: gli schiavi venivano mantenuti integralmente;

corvées, prestazioni di lavoro coatto; raro utilizzo di forza-lavoro salariata. La curtis non si diffuse

nei mezzogiorni francese e italiano. Le corvées erano differenti a seconda della condizione giuridica

dei concessionari: le condizioni di lavoro dei servi rimanevano durissime. I libelli identificavano un

rapporto di forza contrattuale, diseguale, e venivano rinnovati di generazione in generazione: i

rapporti di forza erano ovunque a favore dei grandi proprietari. La maggior parte degli accordi tra

padroni e contadini erano basati su patti consuetudinari stipulati oralmente. Si trattava di rapporti di

predominio ereditario sui contadini: la libertà era svuotata del suo contenuto effettivo nel mondo

rurale. L'agricoltura era una grande divoratrice di terre, a causa di bassissime rese agricole: in età

carolingia si dava un'agricoltura estensiva; lo sfruttamento della riserva era finalizzato alle

esigenze padronali. Ci fu un progressivo livellamento sociale tra contadini e schiavi. L'agricoltura

mostrava una realtà in cui si affermavano modelli più razionali e intensivi di produzione e

sfruttamento delle risorse. Ci fu una lenta espansione economica durante l'età carolingia: l'azione

degli ebrei metteva in contatto oriente e occidente; si avviò anche una progressiva monetizzazione

dell'economia. Una parte consistente dell'economia era imperniata sull'autosussistenza. Si

svilupparono mercati interni al grande possesso. Ci fu un consistente surplus del sistema agricolo

dovuto alla razionalizzazione curtense. Scambi e pirateria costituivano due facce della stessa

medaglia. Alla vivacità del Mediterraneo si accompagnò la crescita, più imponente, di altre aree

commerciali. Gli emporia erano delle gateway communities che giungevano da portali di scambio

fra differenti sistemi politico-culturali: essi si collocavano all'origine dell'urbanizzazione delle

regioni nordiche. Anche le fiere erano importanti nodi del commercio: gli scambi dovevano essere

organizzati intorno ai grandi fiumi navigabili. Si trattò di una riattivazione irregolare e violenta

della vita commerciale. L'aristocrazia fondiaria aveva irrobustito le proprie porzioni di forza

incrementando la sua ricchezza fondiaria: la signoria fondiaria includeva in un'uguale soggezione

al dominus sia antichi schiavi casati sia contadini liberi. La guerra tendeva a divenire

progressivamente un fatto sempre più riservato a professionisti: partecipava chi era abbastanza

ricco. I sovrani dovevano essere rappresentati nell'atto di ripristinare la giustizia, che con la sua

violazione rendeva inevitabile l'azione sovrana. Ogni norma di legge doveva necessariamente

tendere a salvaguardare quelle forze su cui si fondava la legittimità stessa del potere carolingio.

L'autorevolezza del potere pubblico si misurava molto di più sul concreto funzionamento della

giustizia. L'espansione di curtis e di signoria fondiaria costituiva un fattore di asservimento, si

sviluppò la iustitia dominicia, esercitata dai signori sui propri contadini: la crisi delle libertà fu un

fenomeno postcarolingio. Il potere all'interno delle città non perse mai la sua natura di potere

pubblico: il vescovo era visto come uno dei legittimi terminali del potere sovrano, il loro potere

aumentò progressivamente. Ci fu un lento prevalere delle istituzioni vassallatiche: i vassalli

apparivano assai differenziati al loro interno. Immunità degli ufficiali pubblici. Ereditarietà delle

cariche. La popolazione veniva cementata con rituali comuni e devozioni condivise verso luoghi di

culto. Le pretese familiari potevano essere contrastate dalla volontà sovrana di disporre della carica

in quanto ministerium. Nell'877 Carlo il Calvo emanò il Capitolare di Querzy: si riconosceva

l'eredeitarietà della carica comitale; compromesso tra i diritti aristocratici e l'autorità regia; esteso ai

feudi minori con la Constitutio de Feudis del 1037; trasformazione dei feudi in signorie autonome

dal potere centrale; crescente debolezza del potere regio. Dopo l'887 si sciolse la dinastia carolingia,

emersero sovrani deboli e iniziarono violenti conflitti interni fra le fazioni aristocratiche. La

mancanza di sovrani di discendenza maschile carolingia legittima fra i nuovi re conferì loro un

deficit di legittimità. Fu incrinata progressivamente la forza e l'incisività dell'azione dei poteri

pubblici nel periodo postcarolingio. Nel 987 Ugo Capeto divenne primo re della dinastia dei

Capetingi, che durò fino al 1328. Si avviò un processo di dissociazione del regno in unità minori. In

Germania si davano i ducati, che erano grandi aggregazioni territoriali su base etnica. In Italia

nessuno riuscì a fondare una nuova dinastia, scomparve un potere unitario e si formarono diverse

aggregazioni territoriali. La Padania era orientata verso un predominio dei poteri locali

caratterizzato da una forte centralità cittadina. Il mezzogiorno rimaneva inserito in un'orbita

mediterranea. La frantumazione politica rimaneva comunque il dato dominante. Con Ottone il

Grande nacque, nel 962, il SACRO ROMANO IMPERO, permase il quadro concettuale e politico

carolingio: ministerium; universalismo imperiale; rapporto con la chiesa. La forza della tradizione

carolingia va ben al di là della sua breve storia politica.

Basso Medioevo

Il dinamismo dell'occidente europeo: ricerca e creazione di nuovi spazi materiali e spirituali

Dal secolo X al secolo XIV ci fu una forte e generalizzata crescita demografica in Europa, si passò

da 42mln a 73mln di persone, aumentò la disponibilità dei prodotti agrari. Il settore primario fu

trainante dello sviluppo economico: rotazione triennale; aratro pesante asimmetrico; semina in due

fasi; impiego del ferro; giogo e collare; ferratura e cavalli; azienda curtense; mulino ad acqua. Si

trattò di un'evoluzione i cui ritmi furono costanti e i cui benefici si estesero progressivamente a tutti

i livelli della società. Iniziarono grandi dissodamenti alla metà del secolo XI fino al secolo XIV. La

soluzione del drammatico rapporto tra aumento della popolazione e disponibilità di risorse si

realizzò attraverso il superamento di un'economia silvo-pastorale e l'affermazione di un'economia

sostanzialmente agricola. Cambiarono i paesaggi e mutarono i rapporti mentali delle popolazioni

con gli spazi aperti: si ricercarono nuovi spazi coltivabili. I locatores si proposero come

imprenditori a cui i signori affidano la direzione dell'impresa di dissodamento. L'allevamento del

bestiame assunse crescente rilievo di fronte alle nuove domande alimentari e alle richieste

dell'industria conciaria e tessile. Lo sviluppo economico avvenne a forza di fatica e sudore umano.

Si formò una società più dinamica e diversificata: i processi di sviluppo erano accompagnati da

un'intensa mobilità geografica a breve, medio e lungo raggio. La mobilità geografica è spesso

connessa a quella sociale, nacquero nuovi insediamenti: si diedero migrazioni spontanee. Nel

moltiplicarsi dei nuovi insediamenti si inserì una serie di brevi spostamenti dei nuclei principali di

alcuni villaggi. Fenomeni di dispersione connessi al moto di riduzione dell'incolto, all'incremento

della circolazione viaria e alla diffusione dell'allevamento del bestiame. Il fenomeno di

accentramento insediativo rurale soddisfa un numero superiore di esigenze rispetto all'abitato

disperso; complesse relazioni tra residenza signorile e popolamento rurale. Il borgo è un

agglomerato urbano inferiore soltanto alle civitates; i processi di ricostruzione territoriale si

realizzarono attraverso la redistribuzione e concentrazione delle popolazioni: si diede

l'inurbamento degli abitanti delle campagne. Dal X secolo assunsero progressivamente vigore le

attività commerciali e manifatturiere. Le città continentali si collegarono allo sviluppo delle città

costiere, imponendosi come tramiti del commercio mediterraneo con gli altri mercati d'Europa. In

città i mestieri si consolidano e si differenziano in rapporto alle lavorazioni svolte e alle possibilità

di guadagno connesse: nacquero le CORPORAZIONI, le quali regolavano rapporti di lavoro,

monopoli, qualità e prezzi. La circolazione economica si attuò fuori dei centri del grande

commercio ed esternamente all'ambito delle signorie; si diffuse un'economia monetaria anche nelle

campagne. Si generalizzò gradualmente anche il credito a tutti i livelli sociali; si svilupparono le

attività creditizie e affinamento delle forme di locazioni del denaro sollecitarono l'irrobustimento

delle attività bancarie e la precisazione delle tecniche finanziarie. I borghesi diventarono elementi

generatori di profonde trasformazioni nelle strutture sociali e politico-istituzionali e negli orizzonti

mentali dell'Europa occidentale. Si diede anche un'espansione territoriale della cristianità. Nel 1031

si sfaldò il Califfato di Cordoba, e nel 1085 El Cid Campeador conquistò Toledo, la Reconquista

assunse il carattere di guerra religiosa contro l'Islam; nel 1212 i cristiani ottennero una decisiva

vittoria a Las Navas de Tolosa: la cristianità occidentale sperimentò le proprie possibilità di

espansione a danno dell'Islam. In Spagna nacquero 5 regni cristiani: Leon, Castiglia, Aragona,

Navarra, Catalunya, Navarra, Portogallo. La riforma ecclesiastica fu un grande tentativo di

sacralizzazione del mondo. Nel 1095 Urbano II indisse la I Crociata, dopo la richiesta di aiuto da

parte dell'imperatore bizantino Alessio Comneno. Ci sarebbero state 9 CROCIATE in Terrasanta,

conclusesi nel 1291 con la caduta di San Giovanni d'Acri. Le ragioni della crociata risiedono nello

stesso occidentale, si davano tensioni difficilmente conciliabili. Era necessaria la pace come

condizione necessaria allo svolgimento della vita civile e religiosa; nacque il movimento delle paci

di Dio: limitazione delle attività belliche; isolamento delle violenze militari; orientamento

dell'aggressività fuori dalla societas christiana; progetto di pacificazione sociale in Europa. Nel

1099 la conquista di Gerusalemme si concluse con una strage; nacquero i regni latini:

Gerusalemme, contea di Edessa, contea di Tripoli, principato di Antiochia. Per Bisanzio l'ideale

religioso della crociata e l'impegno militare del clero erano incomprensibili tanto quanto era

estraneo il concetto prettamente occidentale di guerra santa. La divisione delle forze occidentali fu

garanzia di sopravvivenza per l'Impero Bizantino, debole militarmente e asservito al dominio

commerciale di Venezia. Furono le città marinare a raccogliere i maggiori frutti della

mobilitazione cattolica contro l'Islam. L'organizzazione delle vaste terre costituiva un'ulteriore

difficoltà. Furono fondati gli ordini religioso-militari come mezzo di controllo dei ceti

cavallereschi da parte della Chiesa: nacque il mito del monaco cavaliere. Dopo la caduta di Edessa,

nel 1145 fu lanciata la II Crociata, fallimentare. Nel 1187 i crociati subirono una disastrosa sconfitta

ad opera del grande generale SALADINO , che riconquistò anche Gerusalemme. La III crociata

non riuscì a soddisfare gli obiettivi preposti: la penetrazione cattolica non riuscì a consolidarsi né a

espandersi. Contemporanea fu anche la cristianizzazione delle terre slave nel nord-est europeo,

avvenuta grazie all'Ordine Teutonico. Si ebbe la germanizzazione delle aree comprese tra gli

antichi confini carolingii e i principati russi. L'ideale religioso entrò localmente in connubio con gli

interessi di forze politiche ed economiche connesse in varia misura al papato, ma in grado di

realizzare i propri fini. Solo tra XII e XIII secolo si definisce come ceto giuridicamente chiuso a

base ereditaria, tramite l'esperienza cavalleresca: la nobiltà di fatto si evolse in nobiltà di diritto. Si

rafforzarono i legami di consanguineità e familiari nelle aristocrazie nel momento in cui, per effetto

dello sviluppo economico e demografico, agli altri livelli sociali tali legami e relazioni si

allentarono. La cavalleria pesante divenne il nucleo decisivo degli eserciti; la violenza era il mezzo

di affermazione e di arricchimento per i milites: la chiesa intervenne a sacralizzare il mestiere

profano delle armi. Si radicò nel senso comune l'ideologia dei 3 ordini: oratores, bellatores,

laboratores. Non venne mai meno l'identità laica della cavalleria. Dopo le crociate si aprirono nuove

relazioni dell'Europa col mondo islamico e bizantino. Si rinnovarono interessi metodologici e

disciplinari verso orizzonti diversi da quelli tramandati dalla tradizione monastica. Il mondo

occidentale si aprì rapidamente a nuove conoscenze: aristotelismo; astronomia; geometria euclidea;

matematica; medicina; alchimia. L'apertura verso nuove esperienze si realizzò attraverso la

tradizione da riscoprire e da rivivere nella sua autenticità. L'eremitismo si evolse in monachesimo

comunitario: preoccupazione di collegare la vita contemplativa con l'azione pastorale; i Certosini

ricercavano l'unione con dio nella contemplazione; interpretazione letterale della regola benedettina

data dai Cistercensi. Si dava il problema di come conciliare la povertà individuale con la ricchezza

collettiva, l'umiltà personale con la potenza istituzionale: le forme monastiche entrarono in crisi a

partire dalla fine del XII secolo e nel XIII secolo. Strutturalmente non si riuscì a regger il confronto

con gli ideali di povertà e radicalismo cristiano che esso stesso diffuse. Il rinnovamento religioso e

ecclesiastico si situò in modo privilegiato negli ambienti urbani e si attuò in connessione coi

cittadini. I laici volevano affermare il proprio diritto sia a vivere il rapporto col divino in modo più

diretto sia a criticare l'incoerenza delle gerarchie ecclesiastiche: l'esperienza religiosa cosciente fu

una via d'accesso alla cultura. Si diede un lento processo di definizione delle individualità nazionali,

si tese alla specificità nazionale, non alla chiusura. La circolazione culturale costituì la trama di un

reticolo comune da cui presero corpo i caratteri peculiari delle culture. Emerse anche una questione

femminile Gli schemi sociali si irrigidirono in armonia col più generale sforzo di inquadramento

razionale della vita delle popolazioni.

Il movimento comunale

Tra il X e l'XI secolo le aree di maggiore urbanizzazione si trovarono là dove più intense si

facevano le relazioni commerciali; la cittadinanza si presentò come associazione in grado di agire

anch'essa in senso politico. Le cittadinanze trovarono la loro autonomia istituzionale nel

COMUNE: continuità tra città antica e medievale; evoluzione del diritto di mercato in diritto

urbano; modello del comune rurale; estraneità al feudalesimo; lotta tra forze aristocratiche e

democratiche. Eliminazione degli elementi giuridico-formali e degli oneri che contrastavano con i

bisogni personali e collettivi sollecitati dalle attività economiche. Si dava il dinamismo in città, a


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Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher axelgalenda di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof La Rocca Cristina.

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