Evoluzione del pensiero medico
Università degli Studi dell'Aquila - Facoltà di Medicina e Chirurgia
Filosofia e Scienza guardano la realtà sotto due angoli diversi: Dunque è impossibile fonderne del tutto la storia. Ma la storia della filosofia e la storia del pensiero scientifico si illuminano reciprocamente: non solo perché le scienze sono nate, via via, dalla matrice della filosofia, ma perché i modi di pensare dello scienziato e del filosofo si condizionano a vicenda.
È particolarmente importante mostrare come l’impostazione che lo scienziato dà ai propri problemi (che non sono filosofici) nasca all’interno di una concezione filosofica, esplicita o implicita, dell’uomo e dell’intera realtà; e come, inversamente, il filosofo non possa non tenere conto, nelle sue riflessioni, dell’esistenza di un Metodo Scientifico per accertare come sia fatto, oggettivamente, il reale.
Il problema del metodo
Il termine metodo viene utilizzato, ed è stato utilizzato, in varie accezioni sia nel linguaggio comune sia in quello scientifico. Il metodo è l’arte di porre, in una sequenza corretta, una successione di passi da compiere per conoscere la realtà.
“Ars bene disponendi seriem plurimarum cogitationum” (Logica di Port Royal, Arnauld e Nicole 1662).
Il Metodo deduttivo ed il metodo induttivo
Deduzione: È un procedimento per il quale da premesse date, seguono necessariamente alcune conclusioni. Procede da affermazioni universali ad affermazioni particolari. L'esperienza non ha alcun ruolo, si fonda sull'intelletto.
Induzione: È un procedimento che procede da affermazioni particolari ad affermazioni universali. Si fonda sull'esperienza.
Il Metodo nella storia della scienza
Nel corso della storia, il metodo ha subito una serie di “trasformazioni” relative proprio alle procedure da seguire per giungere alla conoscenza della realtà. È possibile rintracciare due periodi:
- Antecedente al 1500
- La rivoluzione scientifica (la visione classica)
Il periodo antecedente al 1500
Prima del 1500, la conoscenza del mondo non era basata sull’osservazione diretta, ma veniva dedotta dai principi filosofici (ipse dixit). Tutto ciò che atteneva al mondo naturale (ad esempio, il moto delle stelle) non veniva spiegato in modo razionale ma ricorrendo alla magia o alla religione. Le cure per le malattie, ad esempio, consistevano in esorcismi e purificazioni, poiché si riteneva che fossero gli spiriti maligni a danneggiare il corpo umano.
Aristotele
La filosofia aristotelica, almeno fino a Galilei, ha dominato il sapere scientifico. La scienza per Aristotele mira alla conoscenza delle cause. Ma per ricerca delle cause Aristotele intende precisamente che lo scienziato, di fronte a ciascuna realtà deve “tentare” di rispondere alla domanda "che cosa è questa?", "perché questa cosa è così?". La risposta deve cercare di indicare il carattere necessario della cosa, senza il quale essa non sarebbe ciò che è. Esso è chiamato da Aristotele l'essenza. Quindi la ricerca delle cause in Aristotele è qualitativa: mira a definire le qualità essenziali di una cosa.
L'esperienza ha un ruolo molto importante, ma per Aristotele l'esperienza è intesa come immediata osservazione della natura attraverso l'utilizzo delle nostre facoltà naturali e come revisione e critica delle credenze tradizionali.
La visione classica: la rivoluzione scientifica
La scienza moderna nasce tra Cinquecento e Seicento come reazione alla filosofia aristotelica. Il periodo che va dalla fine del cinquecento all’inizio del seicento fu caratterizzato da numerose scoperte ed invenzioni scientifiche che non solo trasformarono profondamente le conoscenze tradizionali sul mondo e le possibilità di intervenire su di esso ma contribuirono alla formazione di un nuovo concetto di scienza.
Ebbe inizio, allora, la cosiddetta rivoluzione scientifica e la novità più importante riguardò proprio il metodo: si passò infatti da uno studio della natura fondato sull’autorità degli autori classici a uno studio diretto della natura. Si procedeva tramite l’induzione (metodo induttivo) mentre le teorie scientifiche erano intese più come ipotesi da convalidare che non il frutto di argomentazioni necessarie a partire da principi dati per assoluti.
“In scienza ci si deve rimettere alla ragione e all'esperienza, perché in questa la natura è assoluta ed autentica maestra” (lettera aperta indirizzata all'allievo prediletto di Galileo, Benedetto Castelli).
La nascita della scienza moderna: Galileo Galilei (1564 – 1642)
La natura si afferma come ordine necessario e oggettivo, matematicamente strutturato e come tale razionalmente ricostruibile dalla scienza. Essa, pertanto, può e deve essere studiata direttamente tramite l’osservazione per ricostruire le sue “connessioni causali”.
Galileo introduce, allora, il concetto di misurazione: è necessario dare traduzione matematica a ciò che si osserva perché il libro della natura è scritto in linguaggio matematico e lo scienziato deve decifrare tale linguaggio per conoscere la realtà.
Si viene, dunque, sempre più esplicitando l’idea che verum e certum siano coniugabili, che si possa cioè parlare della realtà che ci circonda senza rinunciare alla certezza di attingere la verità che solo la matematica può garantire.
Il sapere è sperimentale e matematico
“La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, né quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un agitarsi vanamente per un oscuro laberinto” (Galileo Galilei, 1638).
Il metodo scientifico in Galilei: il metodo sperimentale
Galileo è storicamente riconosciuto come il fondatore della moderna scienza sperimentale: ogni fatto, evento o fenomeno naturale va compreso e analizzato in rapporto alla tecnica dell'esperimento, ovvero il procedimento che permette di accertare l'esattezza delle teorie fisiche mediante la riproduzione isolata e controllata del fenomeno oggetto di analisi. Solo replicando concretamente il fenomeno studiato è possibile accertare, infatti, il dominio dell'uomo sul fenomeno, e quindi la capacità non solo di replicarlo, ma anche di prevederlo.
Galileo tende ad articolare il lavoro della scienza in due parti fondamentali: il momento risolutivo e il momento scompositivo. Il primo consiste nella risoluzione di un fenomeno complesso nei suoi elementi semplici, quantitativi e misurabili, formulando un’ipotesi matematica sulla legge da cui dipende. Il secondo risiede nella verifica e nell’esperimento. Se l’ipotesi supera la prova, risultando quindi verificata essa verrà accettata e formulata in termini di legge, se risulta falsificata verrà sostituita da un’altra ipotesi.
| Momento risolutivo (analitico-induttivo) | Momento compositivo (sintetico-deduttivo) |
|---|---|
| Analisi e individuazione degli elementi da misurare | Formulazione dell’ipotesi |
| Misurazione | Deduzione matematica delle conseguenze necessariamente derivanti dall’ipotesi |
| Cimento, verifica sperimentale di tali conseguenze e quindi della validità dell’ipotesi |
La combinazione di questi due momenti rende possibile la formulazione della legge scientifica.
Il metodo scientifico in Galilei: il metodo sperimentale
Le ipotesi scientifiche, secondo il metodo di Galileo, vanno quindi poste al vaglio dell'esperimento: nella semplificazione matematica del fenomeno preso come evento isolato dal proprio contesto, è possibile approvare la veridicità delle leggi che lo regolano replicando all'infinito lo stesso evento, date certe condizioni (l'esperimento è una semplificazione della realtà effettuata in laboratorio, l'evento oggetto di analisi può essere quindi riprodotto in luoghi e tempi diversi e i risultati saranno sempre gli stessi per tutti e in ogni luogo).
Le leggi scientifiche poggiano quindi, relativamente alla loro verificazione, sul procedimento logico dell'induzione, ovvero sulla formulazione di una teoria generale derivata dall'osservazione ripetuta di certi fenomeni, mentre l'ipotesi iniziale, ancora priva della conferma sperimentale, può essere espressa per via deduttiva e astratta, sulla base dei soli concetti matematici.
La scienza è composta
- Sensate esperienze (il momento osservativo e induttivo del sapere)
- Necessarie dimostrazioni (il momento ipotetico e deduttivo del sapere)
Alcune note sulla nascita del metodo scientifico
Cartesio, la più illustre figura della tradizione filosofica classica occidentale, ha riconosciuto il ruolo centrale del metodo nell’attività intellettuale.
“Il metodo è un insieme di regole certe e facili che, da chiunque esattamente osservate, gli renderanno impossibile rendere il falso per vero; senza consumare inutilmente alcuno sforzo della mente, ma aumentando sempre gradualmente il suo sapere, lo condurranno alla conoscenza vera di tutto ciò che sarà capace di conoscere” (Cartesio, quarta Regula ad directionem ingenii, 1628).
La nascita della scienza moderna e il problema del metodo
René Descartes (1596 - 1650)
“Ho considerato in generale tutte le nozioni chiare e distinte che possono essere nel nostro intelletto riguardo alle cose materiali; non avendone trovate altre, se non quelle che abbiamo delle figure, delle grandezze e dei movimenti, e delle regole, secondo le quali queste tre cose possono essere diversificate l’una dall’altra, le quali regole sono i principi della geometria e delle meccaniche, ho giudicato che necessariamente bisognava che tutta la conoscenza che gli uomini possono avere della natura fosse tratta solo da quello; poiché tutte le altre nozioni che abbiamo delle cose sensibili, essendo confuse ed oscure, non possono servire a darci la conoscenza di nessuna cosa fuori di noi, ma piuttosto possono impedirla”.
Un nuovo edificio del sapere
Per Cartesio: Il primo passo da compiere è la demolizione di tutte le false conoscenze che caratterizzavano l’idea di cultura (di sapere) per i suoi contemporanei. Vi è dunque la necessità di un nuovo e più solido fondamento del sapere. Ma quale?
Secondo Cartesio, questo fondamento è: La Ragione
Perché? Perché la Ragione è uguale per natura in tutti gli uomini. Questo presupposto consente di porla alla base del sapere. Nasce però un’obiezione, e cioè: Se la Ragione è uguale in tutti gli uomini per natura, come si spiegano aspetti come le differenze di giudizio, gli errori, l’ignoranza che caratterizzano alcuni uomini piuttosto che altri?
La risposta di Cartesio è netta e inequivocabile: Il problema sta nel metodo che ogni singolo individuo adotta nella ricerca della verità. “Non basta avere un buon ingegno: quel che più importa è usarlo bene”.
Le Basi del metodo di Cartesio
L’obiettivo che Cartesio si propone di perseguire è l’unità del sapere. Questo fine può essere realizzato attraverso una diversa concezione della matematica. Il rinnovamento di tale disciplina, configura una nuova immagine del mondo. L’introduzione della geometria analitica, la combinazione cioè di geometria e algebra consente la costruzione di quella che Cartesio definisce: Mathesis Universalis la realtà materiale studiata dalla fisica è essenzialmente un ordine matematico, traducibile in numeri, figure e movimenti.
L’esigenza di conoscere la realtà ricostruendo l’unità del sapere determina il bisogno di affidarsi a cognizioni che siano, allo stesso tempo chiare e distinte. Per questo motivo, il metodo richiede rigore e concretezza. Il fondamento metodico poggia su due elementi essenziali:
- Intuito: L’intuitus mentis è un atto mentale con il quale il concetto viene colto in modo evidente.
- Deduzione: La deduzione muove dall’intuito e, sulla base di un procedimento rigorosamente e necessariamente logico, date certe premesse ne deduce le conseguenze.
Sotto questo profilo, l’esperienza ha per Cartesio una funzione eminentemente di controllo della correttezza di un processo logico-razionale.
Cartesio individua 4 Regole fondamentali
- Evidenza: “Non accogliere mai nulla per vero che non conosca esser tale con evidenza”. Il cammino della conoscenza muove da idee chiare e distinte.
- Analisi: Riduzione di un problema complesso ai suoi elementi costitutivi. In altre parole, si tratta di smontare il problema allo scopo di renderne così più facile la soluzione.
- Sintesi: Si tratta di una conduzione ordinata dell’indagine nella quale il pensiero muove, per gradi e in tutte le sue articolazioni, dagli oggetti più semplici agli oggetti più complessi.
- Enumerazione e Revisione: Viene effettuato un attento controllo (logico) dei procedimenti adottati, assicurandosi che nessun passaggio sia stato saltato o alcun elemento omesso.
Il dubbio metodico
Alla ricerca di un punto d’appoggio, l’uso del dubbio metodico porta alla prima e fondamentale certezza. Cogito ergo sum. Penso dunque sono. Il soggetto pensante è alla base del nuovo sistema di pensiero. Il cogito è l’evidenza nel suo fondamento. Il soggetto dotato di ragione e certo della propria esistenza è il fondamento della verità.
Cogito ergo sum: Malgrado l'applicazione metodica del dubbio sia così radicale, una cosa tuttavia si sottrarrà sempre al mio dubitare: il fatto stesso che io dubito. Se è evidente che dubito, dice Cartesio, è altrettanto evidente che penso, e quindi che esisto come sostanza pensante. Ne deriva la conferma della prima regola del metodo cioè dell’evidenza come criterio di verità.
L’errore
Da dove deriva l’errore? L’errore deriva dalla volontà umana, che è libera e quindi assai più estesa dell’intelletto, che è limitato e procede a fatica nella conoscenza. In questa possibilità di affermare o di negare quello che l’intelletto non riesce a percepire chiaramente, risiede la possibilità dell’errore. Lo si può evitare soltanto se ci si attiene alle regole del metodo e in primo luogo a quella della evidenza.
Qualche regola della morale tratta dal metodo:
“E infine, come non basta, prima di cominciare a ricostruire la casa che si abita, demolirla e provvedersi di materiali e di architetti, o esercitare se stessi nell'architettura, e averne inoltre tracciato accuratamente il disegno; ma è necessario altresì aver trovato un'altra casa, che si possa abitare comodamente durante i lavori; così, per non restare del tutto irresoluto nelle mie azioni mentre la ragione mi avrebbe obbligato a esserlo nei miei giudizi, e per non impedirmi di vivere da quel momento il più felicemente possibile, mi formai una morale provvisoria, fatta di tre o quattro massime soltanto, che desidero qui enunciare” (Cartesio, Discorso sul metodo parte terza).
Le regole di morale provvisoria
- La prima regola è quella di obbedire alle leggi e ai costumi, conservando la religione tradizionale e seguendo le opinioni più moderate.
- La seconda regola è quella di perseverare nelle proprie azioni una volta che sono state decise e ritenute valide.
- La terza regola è quella di cercare di vincere se stessi piuttosto che la fortuna e cambiare i propri pensieri più che l’ordine del mondo.
Nell’anima Cartesio distingue tra azioni ed affezioni. Le prime dipendono dalla volontà, le seconde sono involontarie e sono costituite da percezioni, sentimenti, emozioni. La forza dell’anima consiste evidentemente nel non lasciarsi dominare dalle emozioni (tristezza, gioia sono le due emozioni fondamentali), che, comunque, di per sé, non sono nocive. Esse però tendono sovente a far apparire le cose diverse da come sono e dunque l’uomo deve farsi guidare non da esse ma dall'esperienza e dalla ragione, e solo così potrà evitare gli eccessi e distinguere nel giusto valore il bene e il male. In questo dominio delle emozioni consiste in pratica la saggezza.
Il razionalismo cartesiano
Il razionalismo cartesiano segnò un intero filone della filosofia moderna e penetrò profondamente nella cultura europea del Seicento, ponendosi come base del pensiero illuministico e, in generale, di ogni approccio filosofico che ha come modello la scienza.
Karl Popper (1902-1994): La critica all’induzione
Contro la tradizione che riconosce nell’induzione la chiave del progresso scientifico. Nel 1934 Karl Raimund Popper, nella “Logica della ricerca scientifica”, nega il passaggio dall’osservazione di istanze particolari di un fenomeno ad affermazioni generali che lo riguardano, stante il carattere universale delle leggi scientifiche chiamate a coprire un numero di casi infinito, e quindi inesauribile dall’osservazione.
Principio di verificazione: secondo i neo-positivisti, una teoria è scientifica nella misura in cui essa può venire verificata. Ora, per verificare definitivamente una teoria dovremmo conoscere tutti i casi possibili. Ma mentre i casi possibili sono potenzialmente infiniti, i test sperimentali fattibili sono finiti.
“Le uniche certezze a cui può giungere la scienza non riguardano la verità delle sue conclusioni, ma solo la loro falsità” (K. Popper).
Al principio di verificazione, Popper sostituisce il criterio di falsificabilità. Una teoria è falsificabile nella misura in cui può venire smentita dall’esperienza, i.e. esclude risultati potenzialmente osservabili (falsificatori potenziali). Criterio di demarcazione: una teoria è scientifica nella misura in cui è falsificabile.
Falsificazionismo
Gli scienziati dovrebbero:
- Testare le proprie teorie con l’obiettivo di falsificarle.
- Abbandonare le teorie che incontrano evidenza falsificante.
Il fallibilismo si oppone all’essenzialismo di quel modello di scienza sostenuto dai positivisti, che pretende di rispondere alla domanda “qual è l’essenza delle cose?” e di spiegare la realtà facendo riferimento alle sue cause ultime. Il fallibilismo invece, consiste nella consapevolezza che ogni interpretazione scientifica è sempre parziale e destinata a venir superata da un’altra.
Per Karl Popper l’uomo è una “tabula plena” cioè piena dei segni che la tradizione culturale vi ha lasciato sopra. Ogni osservazione è sempre guidata da ipotesi perché l’osservazione “pura” non esiste, ma deve sempre procedere per aspettazioni. Queste ultime, se disilluse nell’esperienza, creano un “problema” per la cui risoluzione è necessario esplorare le nostre conoscenze pregresse. Questo porterà alla formazione di ipotesi. Il metodo usato da Popper è dunque ipotetico-deduttivo perché “l’induzione non esiste”.
Miliardi e miliardi di conferme non rendono certa una teoria, mentre un solo fatto negativo falsifica, dal punto di vista logico la teoria. E dato che una teoria, per quanto confermata, resta sempre smentibile, bisogna cercare di falsificarla, perché prima si trova un errore, prima lo si potrà eliminare con l’invenzione di una teoria migliore di quella precedente. In questo senso l’errore stimola la ricerca.
La scienza non è epistéme, ossia “conoscenza vera”, né téchne, ossia “strumento, ma è doxa, ossia congettura sottoposta a controlli sia logici sia empirici (razionalismo critico). La verità, intesa come corrispondenza di una proposizione ai fatti, va cercata, ricercando e criticando gli errori.
Modello nomologico inferenziale Popper - Hempel
Il falsificazionismo di Popper ha influenzato tutta la filosofia anglosassone e la filosofia della scienza del XX secolo.
Dibattito epistemologico post-popperiano
Nel 1963 Thomas Kuhn (1922-1996) pubblicò “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”.
Scienza e paradigmi secondo Kuhn
Thomas Kuhn sostiene che la scienza non progredisce gradualmente verso la “verità” bensì è soggetta a rivoluzioni (“slittamenti di paradigma”). Un paradigma, per Kuhn, è l’insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una tradizione di ricerca in cui le teorie sono accettate universalmente. La differenza tra scienza e pseudoscienza è proprio riconducibile all’esistenza di un paradigma.
La scienza si evolve dunque in fasi
- Fase 0: Periodo pre-paradigmatico. Ci sono molte scuole differenti in competizione tra di loro e manca un sistema di principi condivisi.
- Fase 1: Accettazione del paradigma. Una teoria è in grado di spiegare molti degli effetti studiati dalle scuole precedenti e una tradizione di ricerca riunisce gli scienziati.
- Fase 2: Scienza normale. Gli scienziati operano per migliorare l’accordo tra il paradigma e la natura. Si ottengono molti successi ma anche insuccessi: le “anomalie”, eventi che vanno contro il paradigma.
- Fase 3: Scontro con le anomalie. Qualche fallimento è ostinato ed evidente e mette in dubbio tecniche e credenze consolidate con il paradigma.
- Fase 4: Crisi del paradigma. Sorgono paradigmi diversi per l’abbandono degli schemi del paradigma dominante.
- Fase 5: Rivoluzione scientifica. Si sviluppa un dibattito sul nuovo paradigma: si impone quello in grado di guadagnarsi la fiducia della comunità.
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