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La vita è breve, l'arte lunga, l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile

Ippocrate di Coo

Medicina preistorica e del mondo antico

Medicina preistorica

Le conoscenze e le pratiche mediche precedenti l'utilizzo della scrittura definiscono la medicina preistorica. Tale termine deve essere applicato ad un vasto orizzonte temporale per la coesistenza sul nostro pianeta, fino ad epoche assai recenti, di culture che non utilizzavano la scrittura.

  • Visibile – dominio degli uomini: Causa-effetto evidente (fratture traumatiche, ferite ed escoriazioni, morsi o punture di animali)
  • Invisibile – dominio degli dei o delle forze sovrannaturali: Causa-effetto recondita (intossicazioni, malattie infettive, neoplasie e patologie psichiche)

Spiriti maligni: Medicina sciamanica
Divinità: Medicina teurgica
Magia: Medicina magica
Medicina naturale o empirica?

Con le dovute eccezioni rappresentate dalle figure di Sciamano presenti nelle società animiste non alfabetizzate...

  • La chiamata degli spiriti
  • Il viaggio onirico o in trance con metamorfosi e combattimenti
  • Anargirismo

...nelle culture stanziali complesse i due prevalenti archetipi sono quelli di Mago e Sacerdote.

Causa: Colpa
Rimedio: Perdono o protezione

5000 anni dopo

Fonti conoscitive

  • Resti umani
  • Studi antropologici (Trapanazioni craniche)
  • Uomini delle torbiere

Corpi mummificati dalla combinazione di acidità, bassa temperatura e anossia delle acque paludose nel Nord Europa.

Uomo di Tollund (4° secolo a.C.)

Marcel Griaule

L'opera si può suddividere in due principali sezioni: la prima si intitola "Re maghi e dei morituri", e descrive le varie vicende di re sacri, eliminati per rito tradizionale, soprattutto in popolazioni la cui cultura è ancora impregnata e influenzata dalle usanze e dalle necessità agricole. Le ambientazioni sono per lo più africane e inerenti al mondo classico. Tra le tematiche affrontate da Frazer, vi è una teoria sulle strutture della magia, sul culto della natura e degli alberi, sull'origine e diffusione dei tabù, oltre alla riscoperta di numerosi personaggi classici, quali Osiride, Adone, Demetra, Dionisio, messi in relazione ad una divinità della terra, dalla morte e della rinascita stagionale.

La seconda parte del volume presenta un maggior numero di tematiche folkloriche, approfondisce le caratteristiche ed il senso dei riti sacrificali, dei riti espiatori, dell'espulsione del male e del capro espiatorio.

Terapie

  • Uso delle erbe
  • Terre ed argille - geofagia
  • Interventi chirurgici – trapanazioni, suture e fissaggio di fratture

Egitto

Secondo Manetone (III sec. a.C.), sacerdote e storico egizio, Athotis o Aha (circa 3125 a.C.), faraone della prima dinastia, praticò l'arte della medicina, scrivendo trattati sull'arte della dissezione.

Gli scritti di Imhotep (circa 2650 a.C.), visir del faraone della terza dinastia Djoser o Zoser, sacerdote, astronomo, ingegnere, medico e primo architetto conosciuto, datano mezzo secolo dopo. A lui viene attribuita la composizione dei testi che sono inclusi nel papiro Edwin Smith. La sua fama come medico fu tale che fu deificato, e considerato il dio egizio della medicina.

Il primo medico donna conosciuta fu Peseshet, che esercitò la sua attività durante la IV dinastia (2620-2500 a.C.).

Fonti

  • Reperti archeologici (mummie)
  • Raffigurazioni
  • Narrazioni storiche: Erodoto (V sec. a.C.)
  • Papiri:
    • Papiro Rameusseum (1900 a.C.): ricette e formule magiche

Nel papiro Edwin Smith abbiamo la prima descrizione del cuore pervenutaci: "Il cuore è una massa di carne origine della vita e centro del sistema vascolare... pulsando il cuore parla ai vasi di tutte le membra".

Il papiro Ebers invece ci racconta dell'uso della corteccia di salice come analgesico testimoniando i primi usi conosciuti dell'acido acetilsalicilico. La medicina egizia era orientata al trattamento dei sintomi specifici. Così dal punto di vista patologico le malattie si identificano con i sintomi. Tutte le pratiche mediche dovevano in ogni modo essere accompagnate da specifiche formule apotropaiche.

Medicina e religione

Divinità della salute: Iside, Toth, Imhotep, Hathor, Bes. Divinità delle malattie: Seth, Nefti. Imhotep (2650 a.C.) in particolare è uno dei prototipi dell'uomo-dio. È il primo architetto, ingegnere e medico. Riverito come poeta e filosofo. Viene divinizzato dopo la morte con centro del suo culto a Menfi. La sua tomba è tuttora sconosciuta.

Mesopotamia

Primeggiava una concezione soprannaturale della malattia: si tratta di un castigo divino imposto da diversi demoni dopo la rottura di un tabù. In quest'ottica la prima cosa che doveva fare il medico era stabilire quale, tra circa 6000 demoni, era quello che causava il problema. Per questo utilizzavano tecniche divinatorie basate sullo studio del volo degli uccelli, la posizione degli astri o del fegato di alcuni animali. La malattia era chiamata 'shêrtu', che in assirio significa anche peccato, impurità morale, ira divina e castigo.

Fonti

  • Materiale figurativo: Tavolette di creta incise (800 di medicina del VII sec.)

I mesopotamici ritenevano che il fegato fosse l'organo centrale della circolazione e della produzione del sangue. L'importanza del fegato la ritroviamo in Oriente, nella medicina biblica e presso gli etruschi. Un aspetto tipico è l'interrogazione del fegato, interpretando il fegato di animali sacrificati per trarne divinazioni. Tale pratica è nota come aruspicina. Famosi gli aruspici babilonesi, ittiti ed etruschi.

Codice di Hammurabi (1792-1750): 10 prescrizioni (delle circa 300 contenute) riguardano i medici e stabiliscono parcella e pena.

  • Se un medico cura un uomo libero per una grave piaga con un coltello di bronzo e lo guarisce, se apre un ascesso con un coltello e cura un occhio, riceverà 10 sicli d’argento.
  • Se si tratta del figlio di un plebeo, riceverà 5 sicli d’argento.
  • Se si tratta di uno schiavo, il padrone dello schiavo darà al medico 2 sicli d’argento.
  • Se un medico opera un uomo per una grave ferita con un coltello di bronzo e ne determina la morte, o se apre un ascesso (dell’occhio) con un coltello di bronzo e distrugge l’occhio, gli saranno mozzate le dita.
  • Se un medico opera uno schiavo d’un plebeo con un coltello di bronzo e ne determina la morte, dovrà sostituire lo schiavo con un altro schiavo.
  • Se ha operato un ascesso con un coltello di bronzo e ha distrutto l’occhio dello schiavo, pagherà la metà del suo valore in argento.
  • Se ha curato un osso fratturato o rimarginato una ferita di un uomo libero, il paziente pagherà 5 sicli d’argento.
  • Se il paziente è figlio di un plebeo, pagherà 3 sicli d’argento.
  • Se invece è uno schiavo, il suo padrone pagherà 2 sicli d’argento.

Omero

Nell'ambito del mondo greco e, successivamente, romano il testo di Omero era considerato come fonte di ogni insegnamento, vera e propria enciclopedia di tutte le conoscenze che la civiltà greca aveva prodotto. Anche nei secoli successivi i poemi omerici oltre che prodigiose creazioni poetiche, sono stati straordinarie fonti per la comprensione delle consuetudini politiche, delle tecniche metallurgiche, edilizie e dei consumi alimentari delle popolazioni mediterranee in età protostorica. Le opere omeriche furono cantate e trasmesse oralmente dal 1200 a.C. fino al 700 a.C. Solo attorno al 750 a.C. vennero fissate per iscritto in Ionia.

Tra le prime descrizioni a sfondo medico abbiamo i personaggi Macaone e Podalirio, due uomini con abilità chirurgiche e mediche, figli di Asclepio.

Medici omerici: Podalirio e Macaone

E quando giunsero dove il biondo Menelao stava ferito, intorno a lui tutti i migliori s'erano raccolti in cerchio; egli [Macaone] stette nel mezzo, l’uomo pari agli dei: subito dalla cintura stretta strappò la freccia; e mentre tirava indietro, le alette acute si ruppero. E gli sciolse la cintura tutta splendente, e, sotto, cinto e fascia che fecero uomini lavoratori del bronzo; e quando vide la piaga, dove colpì il dardo amaro, succhiato il sangue, i blandi rimedi sapientemente vi sparse che al padre suo, con animo amico, dette un giorno Chirone.

Iliade IV, 210-219

Asclepio, figlio del dio Apollo e di una donna mortale, venne istruito nella medicina dal centauro Chirone. Le sue abilità mediche erano così rinomate da riportare in vita il morto Ippolito per ordine di Artemide. Zeus lo colpì con un fulmine e il suo corpo posto tra le stelle formò la costellazione di Ofiuco ("colui che porta il serpente"). Il suo culto aveva centro ad Epidauro, ma era onorato ovunque ed ogni suo tempio aveva almeno un serpente che provenisse dal santuario di Epidauro, quale animale sacro alla divinità, come simbolo del rinnovamento. Il bastone con il serpente attorcigliato è tuttora un simbolo della medicina.

Asclepio e la medicina templare

Tutti i templi dedicati ad Asclepio sorgono in luoghi ricchi di acque. Oltre alla validità intrinseca alla terapia termale l'acqua serviva nel rituale di guarigione per purificarsi. Prima di entrare nel tempio ed accedere alle cure il malato doveva compiere riti di purificazione. Eseguita la purificazione, attraverso lavacri e rigorose prescrizioni dietetiche, la guarigione avveniva attraverso l'incontro diretto tra il malato ed il dio nel corso del sonno. Il malato era posto a dormire in un'area del tempio (incubazione) dove era visitato dal dio. Conosciamo nei dettagli la pratica attraverso un consistente numero di tavolette votive.

Concezione della malattia in Omero: la peste

Il figlio di Zeus e Latona (Apollo); egli, irato col re, mala peste (nouson ... kaken) fe’ nascere nel campo, la gente moriva. Iliade I,9-10

... e Febo Apollo lo udì (Crise), e scese giù dalle cime d’Olimpo, irato in cuore, l’arco avendo a spalla, e la faretra chiusa sopra e sotto: le frecce suonavano sulle spalle dell’irato al suo muoversi; egli scendeva come la notte. Si postò dunque lontano dalle navi, lanciò una freccia, e fu pauroso il ronzio dell’arco d’argento. I muli colpiva in principio e i cani veloci, ma poi mirando sugli uomini la freccia acuta lanciava; e di continuo le pire dei morti ardevano, fitte. Da nove giorni andavano i dardi del dio per il campo ... Iliade I,43-53

Concezione della malattia in Omero: la follia

Se dunque nessuno ti fa violenza e sei solo, dal male che manda il gran Zeus non c’è scampo; piuttosto prega il padre tuo, Poseidone sovrano. Odissea IX, 410-412

Per anima i greci indicava le facoltà vitali o le basi sia anatomiche che fisiologiche che permettevano la vita. I filosofi greci affrontano sin dalle origini tale concetto, interessandosi dei principi vitali della natura cercandone di capirne il funzionamento, occupandosi per estensione anche dell'uomo, facente parte della natura. Le principali posizioni sull'uomo sono il cardiocentrismo e l'encefalocentrismo. Nelle opere omeriche è evidente il concetto cardiocentrico.

[Poseidone dice ad Apollo:] Ma sciocco, che cuore insensato (anoon kradien) possiedi! Tu certo non ti ricordi quanti mali patimmo per Ilio Iliade XXI, 441-442

[Achille riguardo a Briseide] [Agamennone] Disse così; al Pelide venne dolore, il suo cuore nel petto peloso fu incerto tra due: se, sfilando la daga acuta via dalla coscia, facesse alzare gli altri, ammazzasse l’Atride, o se calmasse l’ira e contenesse il cuore. E mentre questo agitava nell’anima e nel cuore e sfilando la daga acuta via dalla coscia, venne Atena … Iliade I, 188-194

Encefalocentrismo

In epoca successiva Empedocle è quello che da l'interpretazione pre-aristotelica più importante del cardiocentrismo, secondo cui il cuore, oltre che il centro vitale, è l'organo che si accresce per prima dal punto di vista embriologico per la presenza del principio vitale (priorità embriologica) e in cui fluisce il sangue, che trasporta e contiene il pensiero umano.

Alcmeone, invece, è il primo ideatore dell'encefalocentrismo. Si dice sia stato il primo fisiologo, ovvero colui che per primo fece dissezioni su cadavere, soprattutto sull'occhio. Secondo lui il cervello è la sede del pensiero e dei sensi, che sono connessi a questo tramite strutture simili a canali: infatti i segnali arrivano al cervello attraverso vari mezzi come la rifrazione della luce, la conduzione del suono, ecc... Lo spostamento o colpi al cervello possono causare confusione o perdita dei sensi. La posizione più avanzata sull'encefalocentrismo è racchiusa nell'opera La malattia sacra di Ippocrate dove tutto si rifà al cervello.

Concezione platonica dell'anima

La concezione platonica dell'anima è quella che si è diffusa di più nel mondo antico: una concezione tripartita in cuore, cervello e fegato o intestino in cui alla prima è affidata la ragione, alla seconda i sensi e alla terza i desideri fisici e o emozionali.

Platone (428-347): la tripartizione dell’anima

[...] in disparte da esso [principio divino] collocarono il principio mortale in un’altra stanza del corpo, costruendo un istmo ed un limite tra la testa e il petto col porvi di mezzo il collo perché fossero separati. E così nel petto e in quel che si chiama torace legarono la specie mortale dell’anima; e poiché parte di essa era di natura migliore e parte peggiore, costruirono la cavità del torace e la divisero come le stanze delle donne da quelle degli uomini ponendovi nel mezzo per chiusura il diaframma. La parte dell’anima dunque, che partecipa di coraggio e di collera, ambiziosa e battagliera, la misero ad abitare più vicino alla testa, tra il diaframma e il collo, affinché, obbedendo alla voce della ragione, d'accordo con questa reprimesse a forza la genia delle cupidigie, qualora questa non fosse affatto disposta a dar retta di buona voglia alla parola e al comando proveniente dall’acropoli. Il cuore, poi, nodo delle vene e fonte del sangue che circola impetuosamente per tutte le membra, lo collocarono nel posto di guardia, affinché, quando ribollisse la forza della collera, all’annuncio da parte della ragione di qualche atto ingiusto rispetto alle membra stesse o dall’esterno o anche dall’interne cupidigie, immediatamente attraverso tutti gli angusti canali, tutto quanto nel corpo c’è di sensibile, sentendo le esortazioni e le minacce della ragione, potesse darvi ascolto e obbedire in tutto, e permettere così che la parte migliore tra tutte avesse il governo. [...] Quella parte dell’anima poi, che appetisce e cibi e bevande e quanto occorre per la natura stessa del corpo, questa la collocarono nel mezzo, tra il diaframma e la regione dell’ombelico, avendo costruito in tutto questo spazio come una greppia per il nutrimento del corpo; e quivi la legarono proprio come una bestia selvaggia che, inseparabile da noi, fosse pure necessario nutrire, se il genere mortale doveva pure perpetuarsi.

Timeo 70-71

Ippocrate

Ippocrate di Coo viene definito il padre della medicina in Occidente. Fondatore della Scuola Ippocratica, definì la medicina come una disciplina distinta dagli altri ambiti a quali essa era tradizionalmente associata, in particolare la teurgia e la filosofia. Ippocrate nacque a Coo nel 460 a.C. da famiglia aristocratica e da padre medico. Viaggiò moltissimo, visitando tutta la Grecia per curare pazienti e per studiare le diverse metodologie di cura. Ebbe infatti grande fama in vita, contribuendo a debellare la peste ad Atene nel 429 a.C., ma anche e soprattutto per la sua attività di maestro. Morì a Larissa, in Tessaglia, nel 377 a.C.

Fonti

  • Platone, nomina Ippocrate nel Protagora ove in una riunione di sofisti si dice che Ippocrate insegna medicina dietro ricompensa e poi nel Fedro ove descrivendo il metodo ippocratico afferma che la conoscenza del corpo deve essere messa in correlazione alla conoscenza dell'universo.

Corpus Hippocraticum

Il "Corpus Hippocraticum" è una collezione di circa settanta opere che trattano vari temi, ascritti dall'antichità ad Ippocrate stesso. La reale attribuzione è estremamente complessa, alcune di queste opere sono certamente di Ippocrate mentre altre derivano dall'influenza che egli ebbe a determinare ed alla produzione della sua stessa scuola. Il nucleo principale del Corpus risale agli anni tra il 420 ed il 350 a.C. con alcuni trattati aggiunti successivamente fino all'epoca romana.

De morbo sacro

La "Malattia Sacra" è un testo poliedrico, che abbraccia varie argomentazioni oltre a quelle mediche. Parla di aspetti filosofici ed anche fisiologici. È un testo strutturato in due parti principali: la prima parte è una polemica contro la magia e le arti purificatorie nella medicina, molto di moda all’epoca. La seconda parte, quella fisiopatologica, dal V capitolo in poi, è molto più intricata e complessa. Da qui inizia la descrizione della malattia in questione: l’epilessia.

La prima parte è quella che ha reso celebre il razionalismo ippocratico. Ippocrate denuncia l'uso della medicina teurgica affermando che se l'uomo riesce attravero i riti ad influenzare una divinità allora l'uomo è più potente del dio. Correlaziona le varie abitudini delle popolazioni con le pratiche mediche, paramediche e magiche quindi dimostra empiricamente l'assurdità di tali luoghi comuni.

Costoro [...], pronunciate parole opportune, fissano la terapia in una direzione ad essi favorevole, somministrando purificazioni ed incantamenti e ordinando di astenersi dai bagni e da molti cibi che non sono adatti ad essere mangiati dai malati: tra i pesci di mare, dall...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nurse.d92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Mancini Giancarlo.
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