Estratto del documento

Introduzione

Il protagonista incontrastato della medicina fino allo sviluppo moderno di tale scienza è stato, senza ombra di dubbio, l'umore, e in particolare modo, il cattivo umore, cioè il principio nocivo da espellere per guarire. Anche in tempi più recenti, nel 1928, Alexander Fleming affermò che se fosse stato di cattivo umore, il giorno che scoprì la penicillina, probabilmente avrebbe buttato quella coltura.

La teoria umorale, elaborata da Ippocrate, fu il primo tentativo nella storia dell’umanità di voler comprendere e controllare i complessi fenomeni della salute e della malattia. Se i quattro umori, relativi a quattro “liquidi” presenti all’interno del nostro corpo (sangue, flegma, bile gialla e bile nera), erano in equilibrio, si aveva lo stato di salute, ma se qualcuno di essi risultava in eccesso o in difetto, si aveva la malattia. La cura da parte del medico consisteva nel favorire l’espulsione dell’umore in eccesso o, viceversa, l’aumento di quello in difetto.

Di questa importante teoria, oggi rimangono più tracce in ambito psicologico che in ambito medico, soprattutto quando vogliamo descrivere gli stati d’animo (essere di buon umore o di cattivo umore…) e i modi di essere, i caratteri delle persone o i loro temperamenti (un tipo sanguigno, flemmatico, collerico, malinconico).

È stato spesso il fattore umano a determinare le grandi intuizioni, le grandi svolte, le grandi innovazioni in campo medico e sanitario. Furono, infatti, i grandi intuiti di personaggi del calibro di Laennec, Nightingale, Osler, e di Fleming stesso, a rivoluzionare l’ambito medico. Il clinico tedesco Nothnagel affermava che “solo un grande uomo può essere un grande medico”, salvo il fatto che si stava dimenticando delle donne.

Per Osler “Il grande merito da affidare alla storia della medicina è quello di tenere vivo il ricordo dei grandi uomini e delle loro opere, anche quando da essi è passato molto tempo”. “L’Università è il luogo dove coltivare i propri ideali sia per i professori che per i loro allievi” (Rontgen, scopritore dei raggi X).

La storia della medicina, tuttavia, non è costellata solo di grandi e sensazionali scoperte ma anche di errori incredibili per l’umanità e, a tal proposito, Augusto Murri, uno dei più importanti clinici del Novecento italiano, dice che è necessario redigere una storia degli errori della medicina a cui attingere continuamente affinché ci sia effettivamente un continuo progresso sia della disciplina in sé che dal punto di vista umano per il medico. Scotti (inizio Ottocento) affermò, invece, con timore, che “molti giovanetti che si dedicano alla medicina divengono i più malvagi”.

Al di là di tutto, si potrebbe fare anche a meno di studiare la storia delle discipline mediche, così come quella delle arti e delle scienze, ma si perderebbe molto sia dal punto di vista delle motivazioni che da quello della consapevolezza di affrontare un percorso arduo e tortuoso ma fantastico. (Billroth, medico e musicista).

Le origini della medicina e la rivoluzione di Ippocrate

Alcuni scritti, molto ironici, come quello di Roy Lewis, “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, fanno risalire le prime vere malattie alle “prime indigestioni patite dagli uomini, capaci di minare anche il più ferreo dei buoni umori”. Anche Mercuriale, fondatore della ginnastica medica e della riabilitazione, nel suo “De Arte Gymnastica”, accusa gli uomini di cattive abitudini alimentari e indica che proprio queste abbiano portato alle prime ricerche di cure.

Un altro elemento della medicina delle origini è il suo collegamento con la religione e la magia: la malattia veniva considerata come una punizione divina e ingresso di un’entità malvagia; al contrario, la guarigione e la salute si ricercavano attraverso preghiere: proprio per questo, il sacerdote primitivo rivestiva sia il ruolo di medico che di filosofo, per cui egli adoperava alcune tecniche di guarigione e allo stesso tempo svolgeva la funzione spirituale.

Questo, naturalmente, non aveva impedito all’umanità di acquisire notevoli competenze empiriche: l’esempio più importante è sicuramente quello del papiro medico-chirurgico trovato e acquistato a Tebe, nel 1862, dal Dott. Smith, e oggi conosciuto in tutto il mondo come l’Edwin Smith Papyrus, dove vengono descritti 48 casi clinici legati a ferite in diverse parti del corpo, con le relative indicazioni terapeutiche.

Il significato sacrale della malattia resta, però, molto evidente in alcuni brani dell’Antico Testamento, come quando nel Levitico (risalente al XIII secolo a.C.) leggiamo: “Il sacerdote esaminerà la piaga; se il pelo della piaga è diventato bianco e la piaga appare depressa rispetto alla pelle del corpo, è piaga di lebbra”; “Il sacerdote, allora, lo isolerà per sette giorni”.

Ma è ancora più interessante il libro del Siracide (III-II secolo a.C.), in cui emerge una concezione molto più evoluta della medicina, intesa come azione dell’uomo-medico a favore dell’uomo-malato: “Egli ha dato agli uomini la scienza perché fosse glorificato nelle sue meraviglie” “Con esse il medico cura e toglie il dolore, con queste il farmacista prepara le misure” “Chi pecca contro il proprio creatore cada nelle mani del medico”.

L’età della svolta per la medicina si verificò fra il 5º-4º secolo a.C. in Grecia, periodo di grande fioritura per tutte le discipline. In questi anni vissero personaggi del calibro di Socrate, Platone, Aristotele, Tucidide, Pericle e la figura di Ippocrate di Kos, considerato da tutti il primo vero medico della storia. Tale fioritura è legata in buona maniera al passaggio dall’oralità alla scrittura nella trasmissione delle conoscenze mediche. Ippocrate, secondo Celso, ha il grande merito di aver staccato la medicina dagli studi filosofici, ma soprattutto dalla visione magica e religiosa.

Esistono due grandi aneddoti riguardo la sua vita:

  • Si dice che fu chiamato a curare Democrito per la sua pazzia (si riteneva tale perché andava contro le credenze comuni) e in realtà ne apprezzerà la grande saggezza.
  • Si dice che Ippocrate rifiutò gli omaggi di Artaserse, Re Persiano, che gli chiedeva di soccorrere il suo popolo affetto da un immane pestilenza. Ma il medico deve curare i nemici? Da questo primo episodio si intende di no.

Tuttavia, ci sono diverse testimonianze per cui il medico di Kos si impegnò moltissimo durante la tremenda pestilenza di Atene, successiva di dieci anni rispetto a quella narrata da Tucidide, inviando nelle diverse regioni colpite persino i suoi figli e discepoli.

Il Corpus Hippocraticum è composto da oltre 60 scritti di argomento medico, redatti in un’edizione monumentale da Littré nel 19º secolo. La questione si basa sul fatto che, sebbene spesso ci siano una razionalità di fondo mai vista prima, ci sono notevoli differenze di terminologia e dottrina.

Il culto del dio Asclepio si era diffuso e consolidato in tutta la Grecia - spesso in collegamento con quello di Apollo, che era padre di Asclepio - attraverso delle complesse strutture religiose, i cosiddetti asclepeia, luoghi sacri, spesso grandiosi, in cui si mescolavano il culto religioso, la magia e le pratiche terapeutiche. Il più celebre degli asclepeia fu quello di Epidauro, dove i malati, dopo solenni riti di purificazione nel tempio, dormivano (incubatio) in uno speciale edificio porticato detto enkoimeterion.

I serpenti sacri (non velenosi) si aggiravano tra i dormienti e il dio appariva loro in sogno, offrendo indicazioni igienico-terapeutiche per recuperare la salute con l'aiuto del sacerdote-medico. Talvolta, i malati lasciavano nel tempio delle tavolette con la testimonianza scritta di qualche guarigione miracolosa e, secondo una leggenda, lo stesso Ippocrate avrebbe rubato alcune di queste tavolette per impadronirsi del sapere medico. In realtà Ippocrate, che non era certo ateo, comincia a distinguere la medicina dalla religione, attribuendo alla prima un'autonoma capacità di cura, derivante dalla competenza "tecnica" del medico.

L'esempio più classico di questo cambiamento di prospettiva si trova nel trattato “Il male sacro", in cui diceva:

  • Coloro che conferiscono un carattere sacro alla malattia sono i maghi, i ciarlatani e gli impostori.
  • C’è una base comune a tutte le malattie e nessuna di esse è incurabile.
  • Responsabile primo dei mali è il cervello (che è causa di pazzie, delirio, incubi ecc.).

Altro passo fondamentale fu la teoria umorale, che fu elaborata da lui ma redatta dal genero Polibio, suo migliore allievo, ne “La natura dell’uomo”, dove si affermava che la buona salute era determinata dalla corretta distribuzione (eukrasia) di sangue, flegma, bile gialla e bile nera, ispirata da una parte alla constatazione degli effetti corporali (come dissanguamento, disidratazione, evacuazione fisiologica), dall’altra dagli ideali di armonia tipici della Grecia. “E il medico deve curare le malattie in funzione del fatto che ognuna di esse prevale nel corpo secondo la stagione che le è più affine.”

“Ma quando insorgono malattie assai diverse nello stesso tempo, è chiaro che i singoli regimi alimentari costituiscono la causa”. Molti imputarono ad Ippocrate il fatto che non tutti i pazienti da lui curati riuscissero a guarire. Il medico spiegò nel trattato “Perì technes”, Sull’arte medica, che era un messo di Dio ed era lui che sceglieva chi far vivere o meno.

I medici, staccandosi dalla concezione divina della malattia, riflettono per la prima volta riguardo i loro compiti: liberare i malati dalle sofferenze e contenere la violenza delle malattie, non curando chi ormai è sopraffatto dal male, sapendo che questo non può farlo la medicina (chiaro rifiuto dell’accanimento terapeutico). Emerge la nozione di eziologia (la ricerca delle cause della malattia) da cui derivano nosologia (la capacità di distinguere e classificare le malattie), la diagnosi (determinazione della presenza della malattia) e della prognosi (previsione razionale del futuro stato di salute del paziente).

Un’altra grande novità apportata da Ippocrate fu la redazione di casi clinici nel trattato “Le epidemie” in cui ci narra tutta l’evoluzione di una malattia di 28 pazienti di cui solo 10 si salveranno ed è molto importante perché ci fa capire quali fossero le conoscenze mediche del tempo e quali furono le malattie letali sui singoli pazienti, mentre prima si avevano solo descrizioni generiche di malattie.

Sicuramente, però, il lascito più grande di Ippocrate è il suo Giuramento, con cui ancora oggi si concludono gli studi di Medicina. Gli aspetti più rilevanti sono:

  • L’opposizione del medico verso eutanasia ed aborto;
  • La condanna della necrofilia;
  • Il rispetto del segreto professionale.

Dopo una vita di 108 anni, come riportano alcuni storici, Ippocrate si spense a Larissa e oggi, chi visita Kos, può ammirare un albero sotto cui si dice che il medico teneva le proprie lezione ai suoi allievi.

Claudio Galeno, il medico degli imperatori

Verso il 293 a.C. Roma fu flagellata da una terribile pestilenza e i Decemviri introdussero nell’Urbe il culto di Asclepio - o Esculapio in Latino - nella speranza che questo potesse salvare il popolo romano dalla tragedia. Secondo la leggenda, alcuni ambasciatori furono inviati in Grecia ad Epidauro e ricevettero dai sacerdoti dell’Asclepion (tempio dedicato ad Asclepio) una statua del dio e dei serpenti sacri, da sempre simboli distintivi della divinità. Arrivati a Roma, navigando sul fiume Tevere, la leggenda vuole che i serpenti di fronte l’Isola Tiberina si gettarono in mare e la raggiunsero, dichiarando quel posto come sacro al dio Asclepio, dove i romani, di lì a poco, eressero un Tempio dedicato a lui e costruirono un obelisco.

Questo Tempio oggi non esiste più perché in età cristiana venne costruita sopra la chiesa di San Bartolomeo, mentre al posto dell’obelisco c’è un monumento che raffigura alcuni santi, come Giovanni di Dio, che fondò l’ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli. Tuttavia, la più grande testimonianza si ritrova a livello quasi del fiume dove, sulla parte sinistra della chiesa, è scolpito sul marmo un caduceo, cioè il serpente attorcigliato ad un bastone, che è uno dei più persistenti simboli delle arti sanitarie.

Anche se non passò molto tempo dalla nascita della medicina ippocratica a quando il culto fu introdotto a Roma, si sapeva ancora poco riguardo l’anatomia e la fisiologia. La grande svolta arrivò dalla scuola medica alessandrina, attraverso le dissezioni e gli studi di Erofilo e Erasistrato, che giunsero a descrivere l’uomo prescindendo dalle teorie umorali. Celso, inoltre, nel suo “De Medicina”, affermava che era giusto dissezionare i corpi, soprattutto corpi vivi di condannati a morte, perché l’altissima causa della Medicina doveva essere portata avanti.

L’uomo che cambiò le sorti della medicina giunse a Roma nel 162 d.C. dopo l’insediamento di Marco Aurelio sul trono. Egli nacque a Pergamo nel 129 e fu avviato agli studi di medico dopo che il padre, Nicone - storico architetto - sognò Asclepio: per questo motivo Galeno si sentì spesso come depositario di una missione divina. Dopo aver fatto pratica in un Asclepion nella sua città natale, intraprese alcuni viaggi per venire a contatto con le migliori scuole filosofiche e mediche del tempo, tra cui ad Alessandria. Tornato a Pergamo, divenne medico dei gladiatori, esperienza che gli fece ottenere una grandissima abilità nelle tecniche anatomiche, dietetiche e chirurgiche. Giunse, poi, a Roma dove divenne molto famoso sia come medico che come professore, fino ad essere notato persino negli ambienti imperiali.

Galeno riteneva fondamentale che i propri allievi conoscessero bene l’anatomia (attraverso osservazione) e in particolare modo le ossa (“Sulle ossa”), responsabili di conferire forma al nostro corpo: consiglia a tutti gli aspiranti medici, infatti, di recarsi ad Alessandria per studiare bene l’anatomia o se non era possibile di procurarsi dei corpi dove studiare da maestri.

Grande errore che commise Galeno, influenzando in enorme maniera i secoli a venire, fu quello di considerare una sorta di anatomia comparata fra l’uomo e la scimmia, ritenendo che quest’ultima avesse una struttura anatomico-fisiologica identica a quella degli uomini.

Nel 166, Galeno ritenne prudente allontanarsi da Roma perché stava per scoppiare una pestilenza, ma è proprio Marco Aurelio in persona a richiamarlo vicino a sé per affidargli la cura del figlio Commodo. Il 192 fu un anno terribile per Galeno, perché un grandissimo incendio colpì il Tempio e la Biblioteca della Pace, luogo in cui il Medico di Pergamo era solito fare le sue lezioni e dove conservava molti suoi libri, andati distrutti.

La grande rivoluzione apportata da Galeno non fu solamente contenutistica (scrisse più di 130 libri) ma anche metodologica (rivisitò le antiche concezioni in chiave moderna), tanto che fu utilizzato l’“ipse dixit” molto di più riferendosi a lui che ad Aristotele. Tuttavia, questo non si dimostrò essere un bene nel corso dei secoli successivi, tanto che portò ad una pigrizia intellettuale che non spingeva i medici delle epoche successive a superare quanto introdotto da lui.

Il fenomeno delle terme pubbliche ebbe uno straordinario sviluppo in epoca imperiale ed esse rappresentarono, per quei tempi, un'istituzione di grande rilievo sociale e igienico. Ai complessi più grandi - come le Terme di Diocleziano e le Terme di Caracalla - resi maestosi da marmi e decorazioni pregevolissime, erano annesse biblioteche, sale per riunioni e conferenze, palestre, stadi, solari.

Certo è che Galeno non aveva affatto ripudiato la teoria umorale di Ippocrate, ma la aveva integrata con una visione della malattia più centrata sul rapporto tra organo (anatomia) e funzione (fisiologia). E dietro il sistema dei bagni termali c'era una chiara visione medica "umoralísta": sudare nella piscina d'acqua calda (calidarium) per espellere gli umori cattivi, in eccesso, attraverso i pori della pelle dilatati dal calore; bagnarsi, poi, nella vasca di acqua gelata (frigidarium) per tonificare i muscoli e restringere i pori, evitando così l'uscita eccessiva di umori vitali; rilassarsi piacevolmente nell'acqua tiepida della terza vasca (tepidarium).

Le Terme di Caracalla furono inaugurate verso 216 d.C. e arrivarono ad accogliere molte migliaia di visitatori al giorno. Esse funzionarono per poco più di tre secoli, poi furono abbandonate a partire dall'anno 537, quando il Re degli Ostrogoti, durante l'assedio di Roma, tagliò tutti gli acquedotti che portavano l'acqua alla città e che, naturalmente, alimentavano anche le terme. Passata l'emergenza, le terme non furono più riattivate e, col passare del tempo, gli stabilimenti termali si erano trasformati in luoghi di grande promiscuità e degrado morale (fatto non accettato dai Cristiani).

La religione del medico. Cristianesimo e islam nella storia della medicina

La rapida diffusione del Cristianesimo è piena di suggestioni e collegamenti con la cultura medica del tempo. Cristo stesso, attraverso le parole dell’evangelista Marco, non esita a paragonare la sua figura a quella di un medico che, come scrive anche Matteo, “curava ogni sorta di malattia e di infermità nel popolo”. Da queste considerazioni si capisce perché ci fu timore pensando che la figura del...

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 39
Storia della Medicina Pag. 1 Storia della Medicina Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della Medicina Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della Medicina Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della Medicina Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della Medicina Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della Medicina Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della Medicina Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della Medicina Pag. 36
1 su 39
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze mediche MED/02 Storia della medicina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fufitus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della medicina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Borghi Luca.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community