Introduzione terminologica
Sistema dei media
Il sistema dei media ha iniziato a svilupparsi durante la seconda metà del XIX secolo. È costituito da diversi comparti, aree distinte tra loro, la cui diversità non dipende dal mezzo tecnico (dalle sue caratteristiche prettamente tecnologiche), ma dagli usi che si fanno di quel mezzo e dalla sua regolamentazione.
Il sistema dei media è composto da quattro differenti comparti:
- Editoria
- Vettori
- Broadcasting
- Hardware
Editoria
L'editoria è l'industria che si occupa del reperimento e della vendita di prodotti (cd, film, libro, …) che contengono un certo tipo di informazioni. Editoria: stampa periodica e quotidiana, libraria, cinematografica, videoludica, discografica.
Vettori
I vettori, invece, non vendono contenuti, ma sono infrastrutture (reti) che consentono la comunicazione a distanza e danno la possibilità tecnica e il diritto di emettere e ricevere messaggi. Vettori: reti informatiche, telegrafia, telefonia fissa/mobile, posta.
Broadcasting
Il termine "broadcasting" in senso etimologico significa "semina larga" (termine del linguaggio agricolo) ed indica l’ampia diffusione e la distribuzione circolare di messaggi sonori ed audiovisivi destinati ad essere captati da strumenti posseduti dagli utenti. Il broadcasting nasce negli anni Venti del ‘900 e si presenta come una via di mezzo tra l’editoria e i vettori.
Esistono due tipi di broadcasting: radiofonico e televisivo. Prendiamo come esempio quello televisivo: nasce come una tassa sul possesso di apparecchi di ricezione che va a finanziare il servizio pubblico. Dal punto di vista economico vende utenti, spettatori, attenzione agli inserzionisti pubblicitari (modello commerciale). Ma nell'ultimo periodo è diventato qualcosa di simile all'editoria: è possibile infatti acquistare direttamente un prodotto, un servizio televisione a pagamento.
Broadcasting: industria televisiva (editoria televisiva + rete distributiva), industria radiofonica (editoria radiofonica + rete distributiva).
Hardware
Gli hardware sono gli apparecchi tecnici che consentono la ricezione dei messaggi e la fruizione dei servizi offerti dai media. Hardware: pc, apparecchi radiofonici, apparecchi televisivi, decoder tv, smartphone, lettori cd, lettori mp3, antenne, HI-FI, …
Collocazione dei media
Ma da cosa dipende la collocazione di un medium all’interno di una di queste aree? Esempi:
- Radio = sistema tecnico che consente la diffusione di sistemi sonori a distanza segnale elettrico viene trasformato in onde sonore. Fino alla fine dell‘800 la radio era utilizzata esclusivamente come un vettore, ovvero come strumento per lanciare un messaggio dalla fonte al destinatario, telegrafo senza fili.
- Negli anni Venti gli USA intervengono in ambito legislativo: viene emanata una legge antitrust che proibisce alla AT&T di monopolizzare la radio e così la sua regolamentazione passa dai servizi telefonici all’hardware (Westinghouse e General Electric) ⟶ editoria radiofonica broadcasting.
- I-Phone = esempio di convergenza dei media: i quattro compartimenti dei media convergono, si ibridano:
- Editoria: canzone, film, web, videogioco.
- Vettori: rete telefonica, posta elettronica.
- Broadcasting: radio e tv in mobilità.
- Hardware: fotocamera, lettore mp3, apparecchio telefonico.
Che cos’è un medium?
Per dare una definizione di medium è necessario considerare il medium come un sistema e bisogna tener conto di varie componenti:
- Dimensione tecnologica: una o più tecnologie che servono per un determinato scopo.
- Dimensione istituzionale: è un’istituzione, ovvero un apparato industriale che presiede l’organizzazione del medium stesso.
- Dimensione testuale: i prodotti dei media (testi) costituiscono l’offerta mediale complessiva.
- Dimensione del consumo: ciascun testo mediale mira ad un pubblico specifico, il quale è essenziale per il sistema mediale.
Un medium è un insieme di tecnologie per la comunicazione (TECNOLOGIA) organizzate in un apparato (ISTITUZIONE), finalizzate alla circolazione dei testi (TESTO) e destinate ad un pubblico (PUBBLICO).
Problematiche delle dimensioni del medium
Problemi della dimensione tecnologica
Innovazione = processo che consente la progressiva trasformazione delle tecnologie della comunicazione implica anche un cambiamento delle altre dimensioni. Problema dell’innovazione: secondo una teoria chiamata determinismo tecnologico esiste un forte rapporto tra tecnologia e società, ovvero le tecnologie hanno un impatto talmente forte che tendono a cambiare il nostro modo di vivere.
Esempio: dal segnale analogico a quello digitale della televisione il pubblico si abitua ad avere un panorama televisivo più ampio. Ma quali sono le condizioni sociali che fanno sì che una tecnologia abbia successo e si diffonda?
- Diffusionismo = corrente ideologica seguita da alcuni gruppi sociali ristretti, i quali adottano per primi una certa tecnologia (early adopters) e si presentano come opinion leaders, ovvero spingono il resto delle persone ad appropriarsi di una certa tecnologia attribuendo ad essa certi significati. (Esempio: l’I-Phone è un prodotto tecnologico che è caratterizzato dalla convergenza dei media, ma ciò che porta la gente ad acquistarlo è il fatto che esso sia un oggetto di tendenza, un vero e proprio status symbol.)
- Social shaping of technology: teoria dell’innovazione secondo la quale esistono dei gruppi sociali che danno un senso alla rete, come ad esempio hacker, comunità virtuali. (Esempio: negli anni ’90 le imprese di telefonia mobile introducono l’sms, il quale però inizialmente non era considerato un fattore di successo. Ciò che lo ha reso tale sono stati gli adolescenti, ovvero un gruppo sociale.)
- “Rimediazione” = ogni nuovo medium che nasce tende a “rimediare” delle forme preesistenti, si appropria dei mezzi preesistenti. Citazione di McLuhan: “La televisione nasce come una tecnologia senza contenuti” (la stampa si è nutrita del romanzo, trasformandolo in feuilleton; lo stesso romanzo ha alimentato il cinema e la televisione; i giornali diventano telegiornali; gli spettacoli diventano varietà,…).
Mentre l’innovazione spiega il rapporto tecnologia - società, la “rimedi azione” spiega la logica dei rapporti tra vecchi e nuovi media, i quali però non sono di sostituzione, ma di reciprocità ed influenza.
Esempio: negli anni ’50 la televisione americana rimedia i generi classici del cinema, dà ad essi una forma propria la commedia cinematografica diventa sit-com, la televisione viene adattata alla rete e prende il nome di web-tv, la grafica della rete viene adattata alla televisione (CNN look), …
Problemi della dimensione istituzionale
La dimensione istituzionale presenta tre aree problematiche:
- Apparato, che ha rapporti con:
- Lo Stato
- Il mercato
Apparato:
- Organizzazione produttiva: ogni medium è in sé un’industria, un’organizzazione produttiva che si occupa dell’organizzazione del personale e dell’acquisto e del controllo delle risorse economiche. In quanto tale esso comprende sia il lavoro collaborativo (contribuiscono ad un lavoro un insieme di persone fortemente specializzate) sia il lavoro gerarchizzato. Esempio: alla realizzazione di un film contribuiscono un insieme di persone che collaborano tra di loro (lavoro collaborativo) e costituiscono la cosiddetta troupe cinematografica. Ognuna di queste persone è fortemente specializzata in un determinato componente del lavoro (Esempio: regista, direttore cinematografico, elettricisti, responsabili delle luci,…)
- Gatekeeping: letteralmente questo termine significa “custodia del cancello” ed esso viene utilizzato per descrivere il meccanismo con cui vengono lasciate filtrare (keeping) determinate notizie attraverso i “cancelli” di un medium. Ma secondo quali criteri un’informazione diventa notizia? Secondi i cosiddetti criteri di notiziabilità, che sono mutevoli e cambiano nel corso della storia (esempio: affidabilità delle fonti, la presenza di immagini, interesse del pubblico,…)
Stato:
- Regolamentazione: insieme delle leggi che riguardano l’operato dei media. Esistono dei principi generali a tutela dei media, primo tra i quali troviamo la libertà di parola e di stampa che caratterizza le costituzioni democratiche a partire dall’emendamento americano che sancisce tale principio. Esistono anche dei principi che regolano il funzionamento di un determinato medium: ad esempio le trasmissione televisive, radiofoniche e la telefonia mobile via etere devono essere regolamentate dallo stato poiché l’etere è una risorsa scarsa.
- Censura: controllo diretto da parte dello stato sui media.
- Propaganda: attività più o meno indiretta un governo opera attraverso i media per influenzare l’opinione pubblica
Mercato: i media sono delle industrie, spesso commerciali. Il profitto dei media deriva dal pubblico dei consumatori, con il quale possono avere un rapporto diretto (biglietto del cinema, vendita di giornali, pay tv) oppure indiretto (la rete vende pubblico agli inserzionisti pubblicitari).
Dato che, come già detto, i media sono industrie, esse sono soggette a:
- Competizione: o tra imprese che operano nello stesso mercato (sky, mediaset premium), o tra i media stessi (Internet è un diretto competitore della televisione).
- Concentrazione: le industrie mediali per affacciarsi nei mercati hanno innanzitutto bisogno di grandi capitali. Ma ciò favorisce la presenza di pochi soggetti i quali possiedono oligopolio monopoli. Quest’ultimi vanno contro il principio di libertà di informazione e di espressione, che prevede la presenza di voci diverse. Proprio per combattere questo fenomeno ultimamente vengono approvate delle leggi antitrust.
Problemi della dimensione testuale
I problemi della dimensione testuali possono essere innanzitutto divisi in:
- Problemi legati alla dimensione estetica:
- Linguaggio: ogni medium ha un proprio linguaggio (radiofonico, televisivo, cinematografico,…) che dipende dal codice utilizzato dal medium stesso. Rispetto alla comunicazione interpersonale (composta da più codici) la comunicazione mediale tende a selezionare i codici da utilizzare. (Esempio: la televisione utilizza il codice visivo e auditivo.) Inoltre il linguaggio è sempre storico in quanto cambia nel corso del tempo. (Esempio: il linguaggio del cinema classico è diverso da quello contemporaneo.)
- Generi: i testi dei media sono organizzati in generi (dell’informazione, della cinematografia, televisivi…) e secondo Edgar Morin, sociologo francese autore di “L’industria culturale”, essi consentono il meccanismo di standardizzazione (fissazione di regole molto precise per ogni determinato media) e differenziazione (ogni media introduce degli elementi di originalità) dei media. Ma chi fa uso dei generi? Essi fanno parte di un rapporto che lega la produzione e il consumo: infatti l’apparato (la produzione) ricorre ai generi perché consentono ad esso di orientare la produzione verso il successo e il pubblico.
- Intertestualità: i testi mediali creano una sorte di rimando l’uno con l’altro. Esempi: la parodia (= testo che si riferisce per definizione ad un altro testo e che si può fare solo nel momento in cui il testo di origine è fortemente popolare), il remake cinematografico, la cover di una canzone, i paratesti (= testi ancillari che stanno attorno ad un testo principale, come ad esempio i promo di un programma televisivo, il trailer e tutta l’attività di promozione di un film)… Ma perché i media sono così intertestuali? Perché utilizzare un testo che ha avuto successo precedentemente permette di assicurarsi un conseguente successo perché può attirare l’attenzione del pubblico su qualcosa di già conosciuto, di familiare,…
- Problemi legati alla realtà e alla società:
- Rappresentazione: immagine della realtà costruita attraverso dei segni, la quale ha a che fare con la realtà stessa e i fenomeni sociali. (Esempio: com’è la rappresentazione della donna / dei giovani nei mezzi di comunicazione?) Ma che caratteristiche hanno le rappresentazioni dei media? Esse sono fortemente stereotipate (famiglia “Mulino Bianco”) e quando vogliono generare stupore andando conto un certo stereotipo non fanno altro che rafforzarlo.
- Immaginario: è costituito dai grandi personaggi dei film di successo, dagli attori stessi, dai grandi divi, da artisti celebri, regine e principi. L’immaginario ha una dimensione storica in quanto cambia nel tempo, si trasforma. (Esempio: alla fine degli anni ’50 l’immaginario era prodotto dal cinema, mentre ora soprattutto dalla televisione). Inoltre ha una dimensione sociale e culturale: l’immaginario traduce dei bisogno e dei desideri presenti nella realtà, crea un duplice processo di proiezione (= gli spettatori si proiettano nei divi) e identificazione (= gli spettatori si identificano nei personaggi).
- Ideologia: particolare forma di rappresentazione, delle quali si sottolinea la funzione politica. Una rappresentazione ideologica è frutto di una storia, di un lavoro di significazione, ma si presenta come qualcosa di immediato, naturale, non problematico, cancella la sua origine. (Esempio: Roland Bart, linguista e semiologo francese, ha analizzato la pubblicità di una rivista francese, della quale ha individuato due significati: il primo è letterale in quanto rappresenta un soldato di colore che fa il saluto militare alla bandiera, mentre il significato secondo celebra la grandezza dell’impero francese fa passare come naturale qualcosa di storico.)
Problemi della dimensione del consumo
- Effetto / Influenza: nel primo periodo dei media si preferiva usare il termine effetto, mentre successivamente il termine influenza. (Esempio: durante il periodo dei regimi dittatoriali i media venivano utilizzati come strumenti di propaganda e la domanda che ci si pone è “ma i media hanno davvero un effetto, un influenza sulle persone?”). Nel 1938 Orson Welse, uno degli artisti più poliedrici in ambito teatrale, radiofonico, cinematografico del ‘900, costruì un radiodramma non con i processi di finzione, ma dell’informazione. ⟶ proprio negli anni ’40 nascono le prime ricerche sul rapporto pubblico – media ciò porta ⟶ ad osservare che i media non hanno un’influenza diretta sul comportamento delle persone (= non vale la teoria degli effetti forti).
- Usi: ci si pone una domanda totalmente opposta alla precedente “Cosa fanno le persone con i media?”
- Ricezione / Consumo: la ricezione e l’uso di determinati testi mediali dipende fortemente dai fattori culturali.
- Misurazione / Marketing / Ricerca: questi tre elementi nascono dall’esigenza di conoscere il proprio pubblico. I media finanziano quindi delle ricerche per conoscerlo, le quali possono essere dirette (quando biglietti di un certo film vengono venduti,…) oppure indiretti (Auditel). Ma non è sufficiente soffermarsi su una semplice quantificazione del pubblico, quindi i media finanziano ricerche per capire, ad esempio, se un programma televisivo può andar bene o è necessario fare delle modifiche.
Discipline che studiano i media
Quali sono le discipline che si occupano dello studio dei media? Innanzitutto bisogna chiarire che l’area di studio dei media è interdisciplinare e si occupano principalmente di essi l’ingegneria (dimensione tecnologica), la politica e l’economia (dimensione istituzionale), la critica, la semiotica, la sociologia (dimensione estetica).
Inoltre i media hanno una forte componente storica: sono legati alla società nella quale si inseriscono e possono avere con la storia degli approcci differenti:
- Approccio storico – tecnologico
- Approccio storico – estetico
- Approccio istituzionale – economico
- Approccio sociale
Nel passato, però, esistevano storie localizzate, come ad esempio storia del cinema, della radio, della televisione, mentre ora esiste un approccio storico di tipo olistico, ovvero che prende in considerazione tutte le dimensioni che costituiscono il medium come sistema.
Le tre forme di comunicazione
Esistono tre forme di comunicazione che riassumiamo brevemente nel seguente schema analitico:
- Comunicazione interpersonale (detta anche “faccia a faccia”):
- Origine: antichissima.
- Destinatario: si rivolge ad altri particolari.
- Forma: dialogica (prevede uno scambio di comunicazione; chi trasmette l’informazione può diventare destinatario).
- Indizi simbolici/codici: molteplici comunicazione verbale, tratti soprasegmentali (il tono, il ritmo, le pause,…), codici del vestiario, prossemica,…
- Dimensione spaziale e temporale: condivisione di un sistema spaziotemporale che permette anche l’uso dei deittici (questo, quello…).
- Esempio: conversazione.
- Comunicazione mediale (avviene attraverso la mediazione di un supporto o di un mezzo tecnico):
- Origine: antica.
- Destinatario: si rivolge ad altri particolari.
- Forma: dialogica (prevede uno scambio di comunicazione; chi trasmette l’informazione può diventare destinatario)
- Indizi simbolici/codici: ridotti poiché si può trattare di una comunicazione asincrona o sincrona.
- Dimensione spaziale e temporale: non necessaria condivisione di un sistema spaziotemp...
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Riassunto esame storia dei media, prof Scaglioni, libro consigliato Il servizio pubblico in Europa, Bourdon
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Riassunto esame Storia dei Media, prof. Scaglioni, libro consigliato Gli Strumenti del Comunicare di McLuhan
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