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Capitolo I: La latinità d'Italia in età imperiale

Da Augusto a Odoacre

Benché non si abbia ancora minimamente coscienza di un sistema linguistico nuovo contrapposto a quello antico, molti fra gli elementi che lo costituiranno sono già nati o nascono in questi secoli. La data finale di questo impero (476) segna il momento in cui l'Italia smette di essere sorgente autonoma di autorità imperiale, e l'inizio di stanziamenti barbarici assai più massicci. Questo periodo antecedente può essere suddiviso in pagano e cristiano dall'Editto di Milano (313).

Lingua parlata e lingua scritta

Lingua parlata e scritta sono due sistemi più o meno differenziati fra loro, secondo i tempi, i luoghi, gli strati, i toni, ma con coincidenze ed interferenze numerosissime. Mentre le nostre limitazioni alla conoscenza del latino letterario sono dovute alle dispersioni o corruzioni che i testi hanno subito nel corso dei secoli, quel che sappiamo sul latino parlato si fonda unicamente su una serie di ipotesi (più o meno verosimili).

Già a quei tempi al di sotto degli strati più colti, a Roma, e con molta maggiore abbondanza altrove si avevano nella lingua parlata varianti notevoli. Dobbiamo infatti ricordare che:

  • Mentre la lingua scritta rimane pur sempre legata alla scolastica e a norme severe.
  • La lingua parlata è maggiormente soggetta alle forze innovatrici innescate dagli scambi di persone e di cose fra i territori dell'Impero.

Fonti per la conoscenza del latino parlato

Per quanto riguarda la lingua parlata, abbiamo 2 ordini diversi di testimonianze:

  • Quelle che riusciamo a ricavare dalle fonti scritte.
  • Quelle date dal riscontro con i risultati neolatini, cioè la persistenza di espressioni linguistiche in determinate aree più o meno vaste.

È il tono di uno scritto letterario che ci permette di capire se lo scrittore si accosta all'uso del parlato → Petronio nel "Satirycon". Utile la testimonianza di quelle scienze che per il loro carattere pratico non possono distaccarsi dal lessico popolare: agronomia, medicina, veterinaria.

Abbiamo poi alcune iscrizioni che ci mostrano mescolanze di parlate plebee e di eleganze letterarie mal rimasticate:

  • Pompei: scomparsa della "i" semivocale per "e", caduta della "t", votare per vetare.
  • Prostesi di "i" davanti a "s" impura (Spania per Hispania).

Altre testimonianze ci vengono da manoscritti antichi:

  • Un legato di Augusto che scrive ixi per ipsi.
  • Servio che ci attesta la pronuncia assibilata di ti e di davanti a vocale.

Molto importante fra le testimonianze è l'Appendix Probi, raccolta di 227 avvertenze formulate secondo lo schema <<vetulus non veclus>> messe insieme da un maestro del terzo secolo probabilmente a Roma. Vi troviamo testimonianze dirette e correzioni di grafie inverse (miles non milex).

Tra le innovazioni del parlato diciamo dunque che alcune finirono con l'abortire, altre col persistere in tutte le lingue neolatine. La vitalità dei singoli fenomeni si può dunque scorgere basandosi sul risultato che questi hanno dato negli idiomi romanzi. Sotto questo profilo possiamo dunque distinguere:

  • Il latino parlato: include tutte le varietà del parlato, colte e rozze.
  • Il latino volgare: considera le particolarità della lingua parlata dalla plebe proprio in quanto esse prevalgono nel parlato e si ritrovano poi nelle lingue neolatine.
  • Latino preromanzo: accentua il carattere ricostruttivo dell'indagine suggerendo una compatta uniformità.

Lingue prelatine

L'espansione del latino si fonda sull'espansione territoriale dei Romani e sulla colonizzazione seguente. Il servizio militare è un grande fattore di colonizzazione, in quanto i soldati abituati alla loro lingua materna, si trovano immersi in una realtà plebea, riportandone i segni al ritorno a Roma. Questa spinta dal basso verso l'alto viene a coincidere con quelle esercitate dalla scuola e dalla burocrazia.

Oltre al latino, tuttavia vi erano altre lingue, le cosiddette "preindoeuropee":

  • Il ligure, dapprima intaccato dal celtico, poi estintosi a causa del latino.
  • Etrusco persistito fino al IV d.C come lingua sacrale dell'Aruspicina.
  • I Reti, che conservano l'uso della loro lingua sino ad Adriano.
  • Euganei e Adriatici.
  • Paleo sardo.

Quanto alle lingue indoeuropee:

  • Il celtico sopravvissuto sino al V secolo.
  • Umbro e l'osco, non più usati dopo l'88 a.C.
  • Probabile persistenza del greco anche in età imperiale in qualche territorio della Calabria e Puglia.

Condizioni sociali. Il cristianesimo

L'espansione del latino a spese delle lingue precedenti non è opera di propaganda conscia dei Romani ma del prestigio di cui gode la lingua come veicolo di civiltà. L'espansione del cristianesimo nel mondo antico ha effetti linguistici di grande rilievo, sia direttamente sul lessico, sia per il rivolgimento prodotto nei concetti e nei sentimenti. Nei primi secoli il cristianesimo si rivolge soprattutto alle classi inferiori della società, e il suo trionfo sociale e linguistico nel IV secolo significa il trionfo di un filone popolareggiante su una tradizione pagana assai radicata.

Fattori di differenziazione

Fattori principali di differenziazione tra i vari dialetti:

  • Fattore del sostrato → influenza esercitata sul latino, dalle lingue alle quali esso si sovrappone e si sostituisce.

Passando attraverso le fasi di: assimilazione, apprendimento, bilinguismo, abbandono lingua natia. In tale tirocinio, le lingue originarie indussero nel latino alcune particolarità di pronuncia, riemerse maggiormente con l'inselvatichimento della decadenza.

  • Modo della conquista e della colonizzazione → interessante è il caso dell'etrusco: la radicale diversità tra le 2 lingue (etrusco e latino) impediva, fuorchè nell'onomastica, la formazione di miscele etrusco latine e dunque ci spiega come la Toscana abbia conservato il latino con minori alterazioni che Roma stessa (la cui parlata subì modificazioni relative all'osco-umbro: ND>NN; MB>MM).
  • Arresto della circolazione linguistica → finchè questa si mantiene attiva, le innovazioni linguistiche tendono a diffondersi liberamente ma, rallentata l'influenza di Roma come centro principale, rallentata quella circolazione che manteneva vivi gli scambi tra le province, le peculiarità locali si vengono moltiplicando in direzioni diverse.
  • Influenza della lingua dei popoli invasori.

Distacco della lingua letteraria

La lingua scritta, nei suoi filoni letterari e tecnici, conduceva una vita sempre più artificiale e distaccata dal parlato. Diciamo che tra gli scrittori cristiani c'è un continuo contrapporsi di 2 tendenze:

  • Quella che porta a rispettare le norme della retorica classica (S. Girolamo).
  • Quella che porta a piegarsi al livello delle masse (S. Agostino).

Ciò ci permette di rilevare 2 cose:

  • Una certa influenza fu sempre esercitata sulla lingua parlata dalla latinità letteraria (per motivi religiosi).
  • Nella letteratura cristiana continua la coniazione di vocaboli nuovi (glorificare, incarnatio, refrgerium, dominica, feria, missa, credentia).

Principali fenomeni grammaticali

  • Accento → si perde la distinzione fondata sulla quantità e l'accento diviene prevalentemente intensivo. La posizione rimane essenzialmente la medesima tranne che per:
    • Mulierem, filiolum > muliérem, filiòlum.
  • È si confonde con Æ, OE con
  • Vicende di AU.
  • Sincope di vocali atone secondo i diversi incontri consonantici (estesa nei dialetti gallo-italici):
    • Tegghia/tegola < tegula (doppio esito).
    • Fola/fiaba/favola < fabula (triplice esito).
  • Caduta di M, T, S.
  • Palatalizzazione CE, CI, GE, GI.
  • Sparizione dell'aspirata H rispondendo alle tendenze rustiche.
  • Assimilazione di -PT, -PS a -TT, -SS e di -CT, -CS a -TT, -SS.
  • Protesi vocalica davanti a "s" impura.
  • Sparizione della categoria del neutro.
  • Spariscono i comparativi sintetici e sono sostituiti da quelli formati con "plus".
  • Ille e ipse s'indeboliscono nel significato.
  • Sparisce la categoria del deponente.
  • Crescono gli scambi tra forme della seconda coniugazione e della terza, specialmente all'infinito.
  • La paratassi prevale sull'ipotassi.

Il lessico: voci che sopravviveranno

Molte centinaia di parole italiane sono tuttora uguali, salvo talora, qualche mutamento fonetico e morfologico e non grandi variazioni di significato (pater, mater, filius, asinus).

Accanto a voci come queste sopravvissute in tutta o quasi la Romagna ve ne sono molte che sopravvivono solo in area italiana (lentigo-lentiggine, notarius-notaio, spacus-spago, aegyptius-scuro).

Alcune voci sopravvissute solo in Toscana, sono poi rientrate nella lingua letteraria e si sono nuovamente diffuse.

Altre parole si trovano solo nella toponomastica urbana: Termini < thermae.

Ci sono poi voci di cui non ci rimane alcuna testimonianza scritta, ma che possiamo congetturare che esistessero anche nell'antichità (bigoncio < *bigongius, rozzo < *rudius).

Relitti e imprestiti

Accanto alle voci documentate, vi sono alcune parole che non affiorano nella scrittura, eppure debbono essere penetrate nel latino parlato, tant’è vero che sono arrivate a sopravvivere attraverso i secoli. Si tratta dei cosiddetti relitti, prevalentemente parole connesse alla flora e alla fauna: nepa, ilatro, gigaro (etrusco) genista, larix, ligustrum (Liguri), betulla (galli).

Grecismi

Il latino risente dalla grande cultura e lingua greca sia dall’alto che dal basso:

  • Alto → consapevole accettazione di concetti e di parole, accolte nel lessico latino.
  • Basso → attraverso colonie e popolazioni orientali che a Roma e in altre città meridionali trasmettono centinaia di vocaboli nel latino parlato.

Vi sono voci penetrate così profondamente nella lingua parlata da poter sopravvivere nei secoli: melo, ciliegio, olivo, dattero, balena, delfino, tonno, cefalo, ampolla, borsa, madia, organo, olio, butirro, camera, piazza, bottega. Merita un cenno a sé la grande serie di grecismi penetrati in latino dall’espandersi del cristianesimo. Chierico, monaco, battezzare, cresima.

Nuove formazioni

  • Nomi di mestiere in -ARIUS (clavarius) o in -IO (companio -onis).
  • Nomi propri femminili in -ITTA (Iulitta).
  • Dalla grecità è giunto il suffisso -ISSA (It. -essa di contessa).
  • Sostantivazione di aggettivi: hibernum, diurnum, matutinum.
  • Nei verbi si moltiplicano le formazioni da nomi: ruinare, morsicare, mensurare.

Lotta fra parole vecchie e nuove

Geografia areale (Bartoli)

Mutamenti di significato

Semantica cristiana

Tarde coniazioni dotte

Voci giuridiche, amministrative, filosofiche, teologiche: parentela, inventarium, secretarius, ultimare, intimare.

Capitolo II: Tra il latino e l'italiano

Con il 476 comincia la soggezione politica dell'Italia a stirpi straniere, nel 960 appare il primo documento in cui si scrive consapevolmente in un'altra lingua (siamo intorno al mille quando le sparse membra dell'Italia ricominciano a ricomporsi in un barlume d'unità).

Romani e Germani. I Goti.

L'istaurarsi di una serie di regni barbarici fa sì che si affievolisca o si perda il sentimento di appartenenza allo stato imperiale, favorendo la preminenza delle province. Si vanno in questo periodo rafforzando i particolarismi causati dalla "colonizzazione militare" di Eruli, Goti e Longobardi.

I Goti, già vissuti per un paio di secoli a contatto con i Romani nelle loro sedi danubiane, ne avevano già subito un notevole influsso. I capi Goti miravano a ottenere che questo popolo assimilasse la saggezza romana conservando il loro spirito barbarico. Nei luoghi in cui avvennero più forti gli stanziamenti, le professioni di leggi gotiche si mantennero più a lungo, ma le testimonianze che si ricavano dalle parole gotiche sopravvissute sembrano rivelare un inabissarsi nella romanità circostante, collegato ad una decadenza sociale.

Con la capitolazione degli ultimi Goti (555) si concludeva la riconquista dell'Italia da parte di Bisanzio. È difficile dire se questa riconquista portò una qualche influenza greca ma facile dire invece che la nuova divisione geografico-politica dell'Italia che viene ad istaurarsi dopo l'entrata dei Longobardi fu molto importante.

I Longobardi

Gli studiosi più autorevoli ritengono che i combattenti longobardi non fossero più di 15 mila. Per scarsità di documenti non sappiamo esattamente quando avvenne la romanizzazione linguistica dei Longobardi. È probabile tuttavia che all'inizio della conquista franca, ci fossero ormai solo alcuni nuclei che continuassero l'uso del longobardo, pur essendo anch'essi divenuti bilingui. La conquista franca indubbiamente accelerò i tempi della romanizzazione. La romanizzazione dei Franchi era così avanzata che viene da presumere che i Longobardi adoperassero una specie di latino intriso di volgarismi romanzi per meglio intendersi.

La circolazione linguistica ai tempi dei Longobardi

Sebbene intorno al 680 si consolidò una sorta di tregua, non dobbiamo pensare che la circolazione linguistica fosse del tutto interrotta. Si sa che Roma era congiunta all'Esarcato da quel corridoio bizantino che seguiva la via Flaminia. Importanti nella geografia culturale dell'età longobarda sono i rapporti fra la Lombardia e la Toscana e anche quelli con i longobardi dei ducati meridionali. Due sono i modi in cui le peculiarità germaniche poterono entrare nel lessico delle parlate romanze d'Italia:

  • O i futuri italiani le sentirono dai loro signori mentre ancora essi parlavano germanico e le ripeterono per farsi capire da quelli.
  • Oppure esse rimasero quali relitti linguistici.

I Franchi

I conquistatori Franchi estesero la loro dominazione solo sul settentrione e il centro della penisola ma ebbero sempre buoni rapporti con il papato. La loro peculiarità fu il fatto che dopo la conquista, un piccolo numero di capi andarono ad occupare posti di comando e guadagno. La loro influenza fu quindi più di prestigio che linguistica. La più grave difficoltà nella quale ci imbattiamo nello studio degli elementi franchi è quella dello stabilire la cronologia della loro penetrazione in Italia. Non dobbiamo dimenticare che con i franchi si estende all'Italia il sistema feudale, che accentua il frazionamento dialettale.

Bizantini e Musulmani

Con il passaggio dell'Esarcato e della pentapoli al patrimonio di S. Pietro, il dominio bizantino è ormai definitivamente ridotto all'Italia meridionale. In complesso l'influenza linguistica bizantina in questo mezzo millennio è stata meno forte di quella germanica, tuttavia le isole linguistiche greche di Calabria e di Terra D'Otranto sopravvivono tutt'ora. La conquista musulmana della Sicilia (IX) non portò grandi alterazioni nella lingua se non l'accoglimento di un certo numero di vocaboli arabi.

La latinità medievale. Alcuni esempi tipici

Al di fuori di un sottilissimo strato di persone colte, che mantengono come possono una rispettabile tradizione scolastica e giuridica, la conoscenza della lingua scritta è decaduta in modo pauroso.

Esempi:

  • Leggi di Liutprando.
  • Trattatello di ricette metallurgiche del 490.

Ognuno di questi testi rappresenta una peculiare miscela, dovuta al sovrapporsi nella mente dell'estensore a due norme:

  • Quella della lingua parlata, non fissa ma vigente solo come consuetudine inconscia.
  • Norma della latinità scritta.

L’apparire del volgare

In Italia lo stacco tra latino e volgare non è marcato come in Francia. Possiamo collocarlo intorno all'825 (istituzione delle otto scuole regie) e le prescrizioni del concilio romano dell'826 sulla necessità di scuole vescovili e parrocchiali. Il miglioramento della latinità porta come necessaria conseguenza la separazione dal volgare. Solo nel X secolo abbiamo indizi certi dell'uso del volgare in sede pubblica.

L'indovinello veronese

Influenza linguistica dei dominatori e suo carattere

Mentre le innovazioni lessicali sono abbastanza ed esattamente misurabili, le innovazioni del sistema fonologico e morfologico lo sono meno. Senza negare che una certa influenza da parte dei dominatori ci sia stata, riteniamo senza confronto più importante questo inselvatichirsi della lingua parlata nelle varie regioni e nei singoli centri minori.

Mutamenti fonologici

  • Caduta delle vocali atone assai forte nel settentrione e molto più debole nel Mezzogiorno.
  • Favola e tegola-fiaba e tegghia → esistenza di due tradizioni, una più strettamente governata dalla tradizione latina e aliena dalla sincope, l'altra più incline.
  • È → Dittongamento di in ie e di in uo.
  • Passaggio di e protonica a i → cui si deve la nascita della preposizione di.
  • Intacco di CE, CI, GE, GI.
  • I gruppi con l.

Mutamenti morfologici

Per il Toscano → per plurali maschili e femminili ci si orienta verso -i ed -e. A settentrione restano quelli in -s. Influenze germaniche e latine convergono nella formazione di -A -ANE (scrivano, mammana). Comparsa dell'articolo. Appaiono lui, lei, loro. Morfologia verbale. Perifrasi per futuro. Compare da che risale da a, abo.

La derivazione

Fortuna di alcuni tipi:

  • Issa: ducissa, abatissa.
  • Esco/ingo:
  • Ingo/engo: forti tracce nella toponomastica.
  • Ardo: dovuto all'influenza del francese.
  • Si continuano a coniare diminutivi.

Mutamenti semantici

Ecco alcuni mutamenti dovuti alla vita r...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ancorati di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Dardi Andrea.
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