La rivoluzione francese e l'era napoleonica
Le istituzioni militari della rivoluzione
In Francia, la grande rivoluzione provocò grandi sconvolgimenti in tutte le istituzioni, comprese quelle militari. Per quanto riguarda l’esercito, gli effetti della rivoluzione furono immediati e violenti. Insubordinazioni, ammutinamenti e defezioni prepararono l’ultimo grado dello sfacelo; l’emigrazione in massa di quasi tutti gli ufficiali, minacciati come aristocratici dal popolo e dagli stessi soldati, compì la disorganizzazione di tutto lo stato militare.
Al principio del 1789, l’esercito francese comprendeva:
- L’Armée Royale;
- Le milices.
L’Armée permanente era destinata alle operazioni di guerra, le chiamate alle armi in tempo di guerra avrebbero dovuto venir impiegate per la difesa territoriale. Allo scoppio della rivoluzione venne costituita la Guardia Nazionale. L’Assemblea respinse la proposta del Comitato Militare di emanare una legge sulla coscrizione. Le poche unità dell’esercito reale fedeli alla Repubblica vennero integrate da volontari poco disposti ad accettare la disciplina, ma l’amor di patria e di libertà sostituiva in esse ogni qualità militare.
Ma nel 1793, quando gli eserciti stranieri varcarono le frontiere, venne decretata la leva di massa. Dopo i tempi di Roma, apparve dunque un esercito nazionale. Nel 1798, la legge Jourdan regolò definitivamente la coscrizione nel senso che tutti i cittadini dai 20 ai 25 anni, senza esclusione, dovessero prestare servizio nell’esercito per cinque anni. La coscrizione divenne la fonte basilare del reclutamento francese e questa possibilità di mettere la nazione in armi rese possibile la politica delle conquiste napoleoniche.
Per armare le truppe sorsero innumerevoli fabbriche d’armi. Anche i più eminenti uomini di scienza diedero il loro contributo allo sforzo della nazione: Fourcroy, Chaptal e Berthollet si adoperarono per realizzare surrogati alle materie che cessavano di giungere dall’estero; Cabanis organizzò ospedali; Larrey introdusse per primo le ambulanze per i feriti sul campo; i fratelli Chappe inventarono il telegrafo visivo.
L’esercito così riunito fu costituito da tre categorie di reparti combattenti: i corpi d’ordinanza (ex reggimenti reali), i battaglioni della Guardia Nazionale e i battaglioni di volontari, ognuno con caratteristiche proprie a discapito dello spirito unitario. Non esisteva una dottrina tattica: il milione di uomini sotto le armi veniva impiegato a massa per ottenere una schiacciante superiorità numerica sul campo di battaglia.
All’iniziale reclutamento tumultuario, seguì una regolare coscrizione che fece entrare nell’esercito il numero di uomini necessario a completarlo. Anche l’ordinamento assunse un carattere più stabile e regolare. La costituzione dei battaglioni di volontari aveva prodotto un pericolo dualismo fra questi e i reggimenti dell’Armée de ligne. Per far cessare tale dualismo fu ordinata l’amalgama e gli uomini furono riuniti nelle mezze brigate. Le operazioni dell’amalgama vennero completate nel 1795.
La fanteria fu ripartita in fanteria di linea e fanteria leggera: la mezza brigata conteneva una compagnia di granatieri per la fanteria di linea e di carabinieri per la fanteria leggera. La cavalleria si divise in cavalleria di linea e cavalleria leggera, ordinate entrambe in reggimenti. In genere la cavalleria non fu ben montata né ben addestrata. L’artiglieria fu da costa, da fortezza, da assedio e da campagna. Il genio, nel 1794, era costituito da zappatori e minatori, ordinati in battaglioni di 8 compagnie ciascuno.
Il servizio di Stato Maggiore veniva disimpegnato dagli aiutanti generali e dagli aiutanti di campo scelti dai generali, coadiuvati da ufficiali del genio e da ingegneri geografi. Ai servizi amministrativi si provvedeva per mezzo di appalti vigilati da agenti governativi: in generale però questi servizi erano insufficienti perché male organizzati da appaltatori disonesti.
La costituzione della grande unità tattico-amministrativa, la Divisione, fu la più importante innovazione dell’esercito rivoluzionario. Lazare Carnot, capitano del genio e membro del Comitato Militare della Convenzione, fu l’anima di vaste riforme. Aboliti i bagagli inutili e diminuito il carreggio, le truppe guadagnarono in snellezza e adattabilità alle circostanze: obbligate a vivere con quello che trovavano sul posto, non ebbero vincoli e si trovarono avvantaggiate, in quanto a mobilità, in confronto a quelle avversarie. Da questi provvedimenti nacquero altre necessità: per vivere senza magazzini e per sfruttare le risorse locali bisognava dividersi e a tal fine furono creati gruppi di unità con elementi delle tre armi e dei servizi, che ebbero il nome di divisione, la quale fu costituita da:
- Uno stato maggiore;
- Un numero di brigate di fanteria variabile da 2 a 5;
- Un numero di squadroni variabile da 5 a 10;
- Due batterie d’artiglieria;
- Servizi.
Nei primi tempi, l’unità divisionale ostacolò anziché favorire il funzionamento del comando, perché ciascun comandante tendeva ad agire autonomamente. Tale fatto ebbe il grandissimo vantaggio di creare nei comandanti l’abitudine all’iniziativa ed il senso della responsabilità.
L’impiego delle forze armate sotto il comando di un capo conosciuto, la stabilità dei comandanti nelle singole unità, l’adattabilità al terreno ed alle più svariate situazioni fecero raggiungere l’altissimo vantaggio di una grande autonomia, di una scioltezza e mobilità fino ad allora mai viste e quello di una coesione spirituale nuova. L’esercito fu il migliore strumento politico della Repubblica; come simbolo dell’unità nazionale diede ad ogni cittadino la consapevolezza di essere parte attiva dello stato. La nazione in armi, con le sue vittorie, costituì una grande linea divisoria nella storia umana.
L'esercito imperiale
Con la seconda rapida campagna d’Italia nell’esercito repubblicano ebbe inizio un graduale e profondo processo di modificazione, voluto da Bonaparte, che si concluse con la creazione dell’esercito imperiale. Nel 1800, il Primo Console aveva decretato che la coscrizione fornisse il contingente necessario per la difesa del paese e lo aumentò fino a portarlo a 120000 uomini l’anno. Per esigenze strategiche e di grande tattica, Napoleone istituì il Corpo d’Armata, che divenne l’unità tattico-logistica fondamentale, comprendente reparti di ogni arma in misura tale da poter svolgere un’azione isolata di una certa importanza, con una fisionomia impressa dal comandante, quasi sempre un maresciallo dell’impero, al quale Napoleone lasciò libertà addestrativa e disciplinare.
Di norma, un corpo d’armata era costituito da due o quattro divisioni di fanteria, da una brigata o divisione di cavalleria, parecchie batterie d’artiglieria ed un certo numero di reparti del genio e servizi. L’esatto numero variava a seconda delle necessità, sia per confondere lo spionaggio nemico sia come riflesso dei suoi compiti e del talento del comandante.
Lo strumento di guerra principale di Napoleone fu la Grande Armée, la quale era sotto il suo diretto comando e con la sua potente forza offensiva gli diede un notevole vantaggio sugli avversari. Con la costituzione di questa grande unità, l’imperatore ottenne nella sfera militare quello che aveva già ottenuto nella sfera politica: la concentrazione di tutti i poteri nelle sue mani.
Vi erano tre grandi formazioni che Napoleone teneva sotto il personale controllo:
- La Cavalleria in Riserva d’Armata, su sei divisioni di cavalleria pesante;
- L’Artiglieria in Riserva d’Armata, che concentrava quasi un quarto dei cannoni disponibili;
- La Guardia Imperiale, il corpo d’élite delle forze francesi.
Il comando era esercitato tramite il Quartier Generale Imperiale, che si suddivideva in tre grandi organi:
- La Maison, la casa militare dell’imperatore, che svolgeva funzioni politiche e militari;
- Lo Stato Maggiore Generale, che disponeva del personale necessario a scrivere sotto la dettatura di Napoleone i suoi ordini e trasmetterli al Major General, il generale Berthier fino al 1814, ed al governo. Il Major General era il Capo dello Stato Maggiore Generale e curava la redazione generale e la diramazione degli ordini ai corpi d’armata precisando i particolari;
- Lo Stato Maggiore del Commissario Generale, che si occupava dei servizi logistici.
Sul campo di battaglia, però, Napoleone si circondava soltanto di pochi fidati collaboratori. Egli non modificò mai il suo accentrato sistema di comando. In questo modo non poté mai crearsi capaci ufficiali ad alto livello. Gli ufficiali di stato maggiore conservarono sempre le caratteristiche originarie della scarsa omogeneità, dipendente dalla limitatezza dei compiti loro affidati dalla particolare concezione che Napoleone aveva del comando. Questa fu una delle principali manchevolezze dell’apparato militare napoleonico, e che si manifestò di estrema gravità in Spagna.
Un’altra notevole imperfezione di questa macchina da guerra furono gli improvvisati e disordinati servizi logistici e sanitari. La rivoluzione aveva sostituito al sistema dei magazzini, lo sfruttamento delle risorse locali: la maraude (perquisizioni) divenne un’abitudine che provocò risentimenti locali ed ebbe effetti negativi sulla disciplina. Non essendo riuscito ad acquisire una sostanziale autonomia logistica, la sua strategia rimase sempre legata alle rapide manovre ed ai colpi decisivi, dettata, almeno in parte, dal problema di come mantenere sul campo enormi forze senza un’adeguata organizzazione di rifornimenti.
Il servizio sanitario fu sempre disastroso. Il materiale sanitario era sempre in coda ai convogli dell’esercito. Sul campo di battaglia nemmeno un portaferiti. I feriti in grado di muoversi si trascinavano penosamente verso le retrovie. Le ambulanze di avanguardia verso le quali venivano trasportati i feriti, teoricamente disponevano di posti su cui stenderli, di bende di fortuna, medicamenti, oltre ad una o due casse con strumenti per amputare o trapanare.
La fanteria rimase l’ossatura delle armate di Napoleone. Le vecchie mezze brigate ripresero la denominazione di “reggimenti”. Con un ordine del 4 settembre 1806, Napoleone riorganizzò i reggimenti in tre battaglioni di otto compagnie, le compagnie fucilieri restanti vennero concentrate in un battaglione d’élite, i voltigeurs (volteggiatori). I voltigeurs svolgevano compiti di avanguardia e pattugliamento.
La colonna, ideata da Carnot e perfezionata da Napoleone, fu la formazione di combattimento più usata dalla fanteria francese. Essa era un adattamento del vecchio sistema lineare: l’impiego di un numero di unità di linea in profondità per dare una maggior forza materiale e morale all’attacco. Lo spiegamento delle colonne di marcia in colonne d’attacco richiedeva molto meno tempo dello schieramento delle colonne di marcia in ordine lineare.
La fanteria francese non brillò mai per il suo addestramento al tiro, ma si rese famosa per la grande resistenza alle marce. Il moschetto del fante era un’arma abbastanza buona, ma ve ne fu sempre una certa scarsità.
La cavalleria fu completamente ristrutturata:
- La cavalleria pesante aveva il compito di affrontare la cavalleria avversaria e sfruttare il vantaggio contro la fanteria;
- La cavalleria di linea svolse compiti di cavalleria da battaglia;
- I reggimenti leggeri costituirono il nerbo dell’arma a cavallo napoleonica ed ebbero anche l’organico più numeroso.
Nella Grande Armata esisteva pure un corpo di cavalleria di riserva, agli ordini diretti dell’imperatore. Da buon artigliere, Napoleone dette molta importanza all’impiego dell’artiglieria benché la qualità ed il numero dei pezzi non fossero mai eccezionali. Costituiva la potenza di fuoco dell’esercito ed il suo impiego a massa fu spesso risolutivo in battaglia. Nonostante ciò, l’artiglieria imperiale fu relativamente piccola. In diverse battaglie le necessità superarono il flusso dei rifornimenti e talvolta le batterie furono ridotte al silenzio per mancanza di munizioni.
Napoleone sfruttò al massimo la manovrabilità dell’artiglieria: consistente fu l’impiego della grande batterie, il concentramento delle bocche da fuoco nel punto del suo massimo sforzo sul campo di battaglia, per fare a pezzi la linea nemica e permettere alla sua fanteria di avanzare.
Il corpo scelto della Grande Armata fu la Guardia Imperiale. Questo fu un corpo autonomo, composto da tutte le armi e completo di servizi amministrativi e logistici propri. Gli elementi costitutivi della Guardia erano tre:
- La Vecchia Guardia, composta da uomini scelti con almeno quattro anni di servizio;
- La Guardia Media, che includeva anche le migliori unità straniere dell’esercito imperiale;
- La Giovane Guardia, alla quale venivano assegnate le migliori reclute.
Nell’esercito imperiale furono comprese anche parecchie formazioni straniere, che nel loro insieme diedero un notevole contributo di forza alle armate francesi. Furono suddivise in quattro categorie:
- Soldati provenienti dalle zone incorporate nel grande impero;
- Contingenti forniti dagli stati satelliti;
- Truppe degli stati alleati, soprattutto della Confederazione del Reno;
- Unità minori costituite da volontari.
Questa enorme massa di combattenti servì con più o meno entusiasmo la causa dell’impero. Il Regno di Westfalia contribuì alla forza militare di Napoleone molto più della sua dimensione e le truppe westfaliane servirono con distinzione dappertutto. I polacchi servirono fedelmente e valorosamente l’imperatore in tutte le sue campagne. La prima unità polacca della Grande Armata fu la Legione della Vistola di Dombrowski.
L’esercito del Regno di Napoli fornì uno scarso contributo alle campagne dell’impero. Provenienti dalle classi più povere, che non ricevettero nessun beneficio politico o sociale dal regime francese, i soldati napoletani dimostrarono uno scarso entusiasmo per una causa non sentita. Le loro percentuali di disertori furono alte ed il valore combattivo scarso. Le truppe del Regno d’Italia, le prime ad avere nome, corpi e bandiere italiani, seguirono tutte le vicende napoleoniche, distinguendosi per valore, disciplina e addestramento.
La condotta di guerra di Napoleone non fu soltanto frutto del suo ingegno ma si basò su teorie elaborate durante tutto il diciottesimo secolo ed in parte poste in atto durante la Rivoluzione. La rapidità di movimento, la sicurezza di movimenti, la facilità di manovra ed un efficiente servizio logistico, erano le condizioni primarie per la vittoria. Napoleone, capo assoluto e militare, fu in grado di realizzarle e ne conseguirono così le sue brevi e decisive battaglie. Ma la sua fu più arte che scienza militare. Egli evitò sempre gli stereotipi e sviluppò sempre i suoi piani per ogni campagna ed ogni battaglia in modo tale che i suoi nemici non seppero mai cosa dovevano aspettarsi da lui.
Pianificando con cura le sue campagne ed in grado di dirigere personalmente gli aspetti militari e politici della guerra, egli fece uso del sistema dei corpi d’armata e della ben sviluppata rete stradale dell’Europa Centrale per costringere i suoi avversari in una battaglia decisiva, alla quale doveva seguire un energico inseguimento che annullava la volontà di resistere degli avversari ed elevava il morale delle proprie truppe.
Accentrando su di sé tutto il potere pianificativo e decisionale, metodo che però talvolta gli provocò degli scompensi, preparò sempre accuratamente i presupposti per una grande e decisiva battaglia. Messa in moto la Grande Armata, una cortina di cavalleria leggera nascondeva le direttrici di marcia delle truppe. Una volta localizzato il nemico, i corpi si riunivano in una vasta formazione a quadrilatero, conosciuta come bataillon carré.
Sul campo di battaglia Napoleone usò due grandi manovre. La prima, per linee interne, praticò quando dovette affrontare un avversario numericamente più forte: in questo caso divideva le sue forze in una avanguardia, due ali ed una riserva ed avanzava rapidamente per occupare una posizione centrale dividendo l’esercito nemico. Se invece il nemico era in forze inferiori o uguali, adottava una manovra di avvolgimento per linee esterne: il grosso dell’armata sfilava su uno o ambedue i fianchi del nemico in marce forzate costringendolo ad arrendersi o a dare battaglia senza la possibilità di una via di ritirata.
Ma il sistema napoleonico ebbe anche i suoi punti deboli. Accentrando su di sé tutto il potere pianificativo e decisionale, Napoleone non fu in grado di occuparsi di tutti i dettagli organizzativi, provocando notevoli scompensi. Quando fallì o fu assente, e si presentarono delle difficoltà, queste non trovavano un'efficace gestione. Tuttavia, l'eredità del suo approccio militare e organizzativo influenzò profondamente le strategie militari future.
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