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Tre fedeli dichiarano di voler "soddisfare" l'obbligo dei pellegrinaggi non adempiuto dalla defunta

Raymonde Barbairane, condannata per un crimine d'eresia. Essi fanno conoscere ciò che hanno

ricevuto da lei: uno, una codina di piume, un guanciale, un piumino; un altro, un baule, un capo di

vaio guarnito con pelle d'agnello, due pezze di lino, un sacco, un carico di vino, tre sestieri di riso,

delle scarpe, tre soldi, un asciugamani. Un terzo, infine, dichiara sotto giuramento di aver ricevuto 7

"bestie da lana", 2 capre, 2 pecore, 2 agnelli. Qualche giorno più tardi, colti da rimorso o, più

verosimilmente, sentendosi sospettati, si obbligarono a donare prima di Pasqua 40 soldi per i

pellegrinaggi non effettuati dalla defunta Barbairane.

Infine, che i cavalieri che si erano macchiati dell'omicidio di Thomas Becket, nel 1170, furono

condannati a fare un pellegrinaggio ad Antiochia.

 La Confisca dei beni: La confisca dei beni colpiva non solo il colpevole, condannato alla

prigione perpetua o suscettibile di incorrere in questa pena, ma la sua famiglia intera. Un affare

concluso da un uomo colpito da simile pena era nullo. Un certo W. de Saint-Nazaire e altri,

condannati come eretici, rifiutano di scontare la pena di reclusione pronunciata contro di essi. I loro

beni sono confiscati. Sarà scomunicato chiunque porti ad essi qualunque forma di soccorso.

Successivamente, San Luigi, nel 1259, attenua un po' queste disposizioni. Gli Inquisitori furono

invitati a restituire beni confiscati per eresia, eccetto che in tre casi: quello di un eretico debitamente

condannato; quello di un eretico in fuga e, infine, quello di un eretico che avesse dato ospitalità ad

eretici condannati. In nessun caso, comunque, la moglie poteva essere privata dei suoi beni. Gli

eredi di un eretico che abbracciassero la vita religiosa, non potevano essere privati dei beni del

defunto. All'inizio, i figli degli eretici venivano privati del diritto di successione. Infatti, in

moltissimi casi, si trovano come acquirenti i figli o le spose dei condannati. La confisca dei beni

finisce cosi per ridursi ad una sorta di ammenda imposta alla famiglia del condannato.

Il sostentamento dei prigionieri era a carico dei signori che avevano beneficiato della confisca dei

beni del condannato. Ma, all'inizio, questi beni andavano a vantaggio del Delfino, signore

temporale. Non era però questo il caso di coloro che, a diverso titolo, potevano chiedere la loro

parte di bottino: i signori, gli Ordinari, gli Inquisitori,gli ufficiali del delfinato. Si finì per trovare

degli accomodamenti, com'è logico, tra potenti.

 Le ammende: Le ammende andavano a beneficio dell'Inquisizione, perché non occorreva,

dice l'Inquisitore Eymeric, che esse andassero ai Vescovi "dal pugno chiuso e dalla borsa costipata“.

Le somme così raccolte erano destinate, all'inizio, all' "edificazione di chiese, all'elemosina

distribuita ai poveri, alla dote di povere vergini che rischiavano di prostituirsi per fuggire alla

miseria e, soprattutto all'Inquisizione, per coprire le spese del processo, visto che non vi è una causa

più nobile e un'istituzione più utile allo Stato, dell'Inquisizione“ Un tale eretico pentito, è

condannato a mantenere un povero per un anno e a pagare, inoltre, un'ammenda di 10 lire. I grandi

colpevoli non erano i soli condannati a pagare le ammende; lo erano anche, cito: "quelli che si

esprimevano come eretici, sia che lo facessero per gioco o per ignoranza", per spacconeria idiota, o

in eccessi di collera (e questo la dice lunga sulla situazione spirituale degli uomini del XIII e XIV

secolo). Un tratto di humour abbastanza inaspettato in un codice inquisitorio; c'è scritto: "si

chiederanno anche somme di denaro al penitenti particolarmente avari, e così le avremo da coloro

che le amano di più". Eymeric consiglia agli Inquisitori di "moderare il loro ardore" in questo

genere di esercizio, "poiché nulla - scrive - sarebbe loro più nefasto della accusa pubblica di

avarizia e di cupidigia". E’ consigliato agli Inquisitori di non accettare né denaro né viveri da parte

degli accusati, o dei loro amici, o consanguinei.

VITA VISSUTA: E' così che Viguier di Montolieu (di "Monte Olivero") e Bertrand Malpuel

s'impegnano a pagare, in tre rate, la somma di 150 soldi che un certo Pierre Al aveva ricevuto dagli

eretici (sono serviti senz'altro da cauzione). Un certo Alaman di Rogis non ha smesso di dedicarsi

alla causa degli eretici, non preoccupandosi per nulla della pena e del denaro. E' condannato ad

entrare in prigione, a pagare annualmente 50 soldi per il mantenimento di un certo Pons e a

"rimborsare gli Ospedalieri di Saint-Jean per le sue rapine e altri danni". Il che non gli impedisce,

una volta detenuto, di "impegnare, per le sue esigenze giornaliere, i propri servitori e vassalli" (26

maggio 1237). Siamo lontani, sembra, dal Gulag e dai Campi N. N.

Jean, di Montégut, s'impegna a pagare 50 lire tornesi per ottenere, "per mandato di Monsignor il

Vescovo e degli Inquisitori", che suo padre non sia condannato ad una pena infamante

"confusibilis" o pubblica, per "il suo crimine di eresia".

L'eretico "pentito" B. Saissac, è condannato a spendere in opere buone una somma uguale a quella

che ha speso per i suoi confratelli valdesi. Ci si fida della sua coscienza per la stima di questa

somma.

 La Distruzione delle case: Nel 1225, a Brescia, diventata "quasi domicilio di

eretici", gli eretici e i loro sostenitori fortificano le torri della Città, incendiando le chiese, e "con

bocca bestemmiatrice" (osano) cantare scomunica contro la Chiesa Romana e i fedeli della sua

dottrina“. Risultato: il Papa Onorio III ordina di radere al suolo le torri di quelli tra gli agitatori

“che più avevano proceduto nell'infamia", o di distruggerne un terzo o la metà, a seconda del

grado di colpevolezza Le torri non potranno essere ricostruite senza l'autorizzazione della Santa

Sede, "affinché i loro cumuli di pietre rimangano a documento della pazzia ereticale e della giusta

repressione". Tutti sono scomunicati e non saranno perdonati se non si recheranno a Roma

personalmente. Il fisco ci perdeva, come i proprietari e i signori. Il terreno, vuoto, lasciato in

abbandono, diventava rapidamente un deposito nauseabondo, paradiso dei topi, che provocava

l'esodo dei vicini. Il Re di Francia Carlo V mise fine a questa situazione nel 1384, decidendo,

evidentemente con l'assenso della santa Sede, che, salvo in casi eccezionali, le case degli eretici,

"sia che fossero ottenute in feudi o enfiteusi, a censo, a rendita, a locazione, o a canone", non

fossero più demolite. Ben prima che fosse presa questa decisione, gli Inquisitori avevano permesso

di impiegare i materiali delle case distrutte per riparare o edificare monumenti che servissero ad

opere pie, come conventi od ospedali, ma a titolo esclusivo e sotto pena di scomunica per i

contravventori.

 Esumazione ed Incenerimento dei cadaveri: La morte non metteva fine all'azione

dell'Inquisizione, Nel 1234, il Concilio di Arles decise, ad imitazione di quanto d'altronde facevano

le autorità civili, che il cadavere dell'eretico il cui crimine era stato debitamente provato dopo un

dibattito in contraddittorio con gli eretici sarebbe stato esumato e bruciato. La distruzione con il

fuoco serviva a purificare la terra da ogni contaminazione. A condizione, che si potessero

distinguere le ossa del colpevole da quelle dei buoni cristiani... Chi aveva sepolto un eretico nel suo

giardino, lo doveva esumare con le proprie mani. Le autorità civili avevano cercato di mettere un

freno a questo genere di cerimonie macabre. Nel 1205, i consoli di Tolosa avevano deciso che

queste azioni non avrebbero potuto aver luogo se non fossero iniziate quando l'eretico era vivo, o se

questi si fosse "convertito“. Invano. Non se ne fece niente. Gli Inquisitori rifiutarono di adottare

questa decisione. Essi ammisero soltanto che non ci fosse la possibilità di confiscare i beni dopo un

termine di quarant'anni. Ma i reati rimasero imprescrittibili. La "combustio ossium", praticata

soprattutto nel Mezzogiorno della Francia, "in partibus Tolosanis", Si svolgeva secondo un rituale

adatto a colpire l'immaginazione. Le ossa o lo stesso cadavere venivano trasportate per le vie in

mezzo alla folla evidentemente accorsa per assistere ad una cerimonia tanto insolita. Un banditore

pubblico proclamava, a suon di tromba, il nome del colpevole, minacciando i viventi di una sorte

analoga. Dimostrazione che non impedì la diffusione dell'eresia.

Prigioni, tortura, processi e autodafé...

 Intro: L'Inquisizione è il primo tribunale ad aver utilizzato sistematicamente la pena della

detenzione. Il Medio Evo non era solito usarla: preferiva la pena di morte, la mutilazione o più

ancora, nella maggior parte dei casi, il sistema delle ammende, pagabili al Re. Si è dovuto dunque

costruire delle prigioni laddove non ne esistevano, o utilizzare le prigioni feudali laddove esistevano

reali o episcopali. Inquisitori e autorità civili dibatterono più di una volta il grande problema che la

costruzione delle nuove prigioni, adatte ai nuovi bisogni della giustizia, suscitava. Nello spirito

dell'epoca, la pena della detenzione era simile alle penitenze che infliggeva regolarmente la Chiesa.

La maggioranza dei monaci, dei reclusi, degli eremiti, vivevano in un modo che non era

essenzialmente diverso da quello che era imposto agli eretici. Si conosceva il sistema del carcere

preventivo e, dopo la condanna, la detenzione per. un tempo variabile secondo la gravità della

colpa, e la reclusione a vita. Si utilizzavano due tipi di prigioni: il murus durus, o strictus, "col pane

di dolore e l'acqua di tribolazione", una cella poco o niente illuminata che era il castigo estremo; e il

murus largus, che sembra. aver preso come modello il monastero, un po’ illuminato e areato, e nel

quale i prigionieri godevano della possibilità di passeggiare nel cortile e di farsi approvvigionare

dall'esterno. Su 930 processi che ebbe a trattare, Bernard Gui fece imprigionare 307 eretici, cioè

circa un terzo. Il prigioniero poteva essere incatenato ai polsi o ai piedi, o agli uni e gli altri insieme,

per un certo periodo di tempo o a vita. Le prescrizioni pontificie imponevano le celle separate; ma

ci furono dei periodi di particolare affollamento durante i quali i prigionieri furono ammassati in

celle comuni.

 Grazie e condoni: I condannati potevano, facendo appello a Roma, ottenere qualche

attenuazione della loro pena detentiva. Ciò si poteva ottenere sia direttamente, per grazia papale, sia

per rinvio agli stessi Inquisitori. Costoro non accoglievano sempre di buon grado la richiesta

pontificia. Non era raro che i prigionieri ottenessero del favori da parte dell'Ordinario o

dall'inquisitore. Ai giovani si offriva il perdono se si arruolavano per andare a combattere gli

Infedeli in Palestina. Talvolta, in mancanza di prigione, si lasciava andare libero il condannato a suo

piacimento, o lo si affidava ad estranei. La permanenza in prigione non doveva essere sempre così

disumana come vuole la leggenda. Si dovettero vietare le visite troppo frequenti fatte ai prigionieri

da chierici e laici dei due sessi; vietare ai guardiano della prigione di mangiare e dl giocare a dadi

con i prigionieri e di farli giocare tra loro. Gli Inquisitori spiegano, negli "Acta", i motivi dei favori

che accordano ai prigionieri: la durata della pena già scontata, la buona condotta, l'umiltà e la

pazienza.

Un prigioniero condannato al carcere a vita perché recidivo, è autorizzato a restare presso suo

padre, povero, malato e buon cattolico. Un altro malato, è temporaneamente graziato. Dovrà fare

ritorno in prigione, senza attendere l'ordine di rientro, a meno che non venga richiamato nel

frattempo. Un altro eretico, gravemente malato, è sottoposto agli arresti domiciliari.

La prigionia di un marito ha ridotto la moglie e i suoi bambini all'accattonaggio: il colpevole è

rimesso in libertà provvisoria. Lo stesso favore è accordato ad un padre la cui figlia non può

sposarsi in sua assenza. Si poteva uscire di prigione per andare a lavorare. Si accordano anche dei

permessi senz'altra ragione, che l'indulgenza dei giudici e, soprattutto, del Vescovo: da settembre ad

Ognissanti, con il permesso di andare dove si vorrà; dal mese di marzo all'ottava di Pasqua, o "per

un tempo indefinito" ma sottocauzione; da maggio a Pentecoste; da giugno all'Assunzione; dal 15

gennaio al 15 aprile. Si conoscono casi di prolungamento dei permessi. Inoltre, accadde che la

prigione a vita fu mutata in prigione temporanea, o in pellegrinaggi più o meno lontani (secondo la

gravità della colpa), oppure nel solo obbligo di portare una croce. Quanto alle donne incinte, esse

erano autorizzate a partorire a casa. Avevano un mese per ristabilirsi. In seguito dovevano fare

ritorno in prigione.

 I recidivi: Nei confronti dei recidivi, conosciamo indulgenze assai stupefacenti: in un

registro di sentenze del 1246-48, si contano 60 casi di recidivi, di cui nessuno è punito con pena più

severa della prigione, e tra essi, alcuni nemmeno con la prigione a vita, contrariamente alla Dottrina

anche se il recidivo aveva giurato di rinunciare ai suoi errori prima di essere rimesso in libertà. Si

trovava dunque nella situazione, oggi classica, di un delinquente graziato prima di avere espiato

totalmente la sua condanna, e che, recidivo, si espone a pagare integralmente la sua pena senza altre

forme di processo. Il condannato che ritrattava ai piedi del rogo e rinnegava i suoi errori, veniva

riaffidato all'Inquisizione per un nuovo esame, destinato a verificare la veridicità della sua strana

conversione in extremis, quando l'uomo aveva resistito a mesi di prigione, di interrogatori e di dotte

discussioni.

In certi casi, la conversione era sospetta a tal punto che la condanna seguiva il suo corso: la sola

differenza consisteva nel ricorso alla garrota; il cadavere veniva bruciato, per non profanare la terra

cristiana. Se l'Inquisitore e il Vescovo avevano qualche motivo per credere alla sincerità del mal

capitato, lo mettevano alla prova sul campo: É egli disposto a denunciare, in modo "pronto e

volontario", tutti i suoi complici? E' disposto a perseguitarli "con segni, parole e azioni"? A

"detestare e abiurare" i suoi passati errori? Se egli si impegnava in questo senso, "fuori da ogni

costrizione", riceveva come castigo la prigione a vita.

 La tortura: Se c'è un'immagine intimamente legata all'Inquisizione, è proprio la tortura.

Infatti, nell'inconscio collettivo, essa riassume e simboleggia (insieme al rogo!) tutta la storia di

questa istituzione. Feroce, sadica, con i suoi cavalletti, il suo supplizio della corda, la torcia

infiammata e cento "modi nuovi di tortura, che aggiunge che "i membri detribunale, Inquisitori e

soci, non si sottraggono dall'assistere alle sedute di

tortura, o di applicarla essi stessi“. In ogni modo,

qualunque sia stata la realtà, la tortura è identificata con l'Inquisizione, come se tutti i

sospettati venissero d'ufficio torturati e poi condannati al rogo. Per fortuna, non si trattò solo

di questo.

Per cominciare, la tortura non è un'invenzione dell'Inquisizione medioevale. Fu lo sviluppo del

diritto romano nel XIII secolo che riportò questa pratica, all’inizio nella giustizia secolare e poi

nella giustizia inquisitoriale, nel Mezzogiorno della Francia, verso il 1243, Papa Innocenzo IV non

ne autorizzò l'uso che nel 1252, decisione confermata in seguito dai Papi Alessandro IV (1259) e

Clemente IV (1265). Fu tuttavia stabilito che la tortura dovesse sempre essere applicata senza che

l'integrità fisica o la vita dell'accusato fossero messe in pericolo. Si lasciavano piccole pause per

permettere all'Inquisitore di fare delle domande. Il notaio annotava le risposte.

Ogni seduta durava circa mezz'ora. Il notaio chiedeva al mal capitato, tempo dopo, se si ricordava di

ciò che aveva detto sotto l'effetto della tortura; diceva: "Ebbene, ridillo ora in tutta libertà", e

annotava la risposta. Se in quel momento il sospettato rinnegava ciò. che aveva detto sotto l'impulso

della sofferenza, si doveva passare ad una nuova seduta. In ogni caso, le dichiarazioni (spontanee o

no) ottenute nel corso dell'inchiesta, erano considerate molto più importanti di quelle ottenute grazie

alla tortura. In ogni caso, gli Inquisitori erano coscienti della fragilità delle affermazioni fornite in

simile modo. Inoltre, vi furono eccessi d'ogni tipo. Al fine di sanare queste situazioni, Papa

Clemente V decise che l'Inquisitore non poteva far sottoporre alla tortura un imputato senza

l'autorizzazione del Vescovo, e viceversa. Non è sicuro che questa Costituzione sia stata osservata.

In principio, la tortura non poteva essere impiegata che quando il soggetto aveva cambiato parere

durante le sue deposizioni e quando numerosi e seri indizi autorizzavano a ritenerlo colpevole.

Occorreva un inizio di prova. D'altronde,. il supplizio non era permesso che per stabilire la

colpevolezza; a tal segno che, se l'Inquisitore poteva raggiungere in altro modo la prova giuridica,

doveva fare a meno della tortura. Il suo dovere era di evitarla il più possibile. Solo quando fosse

persuaso che il sospettato negasse sistematicamente, e in questo caso soltanto, lo avrebbe destinato

al supplizio; ma, anche allora, egli doveva esortarlo fino all'ultimo minuto, cioè doveva ritardare la

tortura il più possibile". Certi accusati riuscivano ad emergere vincitori, se non indenni, da queste

temibili prove.

Le torture più ricorrenti:

LA STRAPPATA E LO SQUASSAMENTO: Una delle più comuni e anche una delle tecniche più

facili. L'accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola. L'esecutore faceva il

resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni.

Lo squassamento era una forma di tortura usata insieme alla 'strappata'. L'accusato qui veniva

sempre issato sulla carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili.

Le conseguenze erano gravissime.

L’ANNODAMENTO: Questa era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente

i capelli delle streghe a un bastone. Quando l'inquisitore non riusciva ad ottenere una testimonianza

si serviva di questa tortura; robusti uomini ruotavano l'attrezzo in modo veloce provocando un

enorme dolore e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto.

LA CREMAGLIERA: Era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima

veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (E in modo preciso

sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni.

LA VERGINE DI NORIMBERGA: L'idea di meccanizzare la tortura è nata in Germania; è li che

ha avuto origine "la Vergine di Norimberga". Fu così battezzata perchè, vista dall'esterno, le sue

sembianze erano quelle di una ragazza bavarese, e inoltre perchè il suo prototipo venne costruito ed

impiantato nei sotterranei del tribunale segreto di quella città. Era una specie di contenitore di

metallo con porte pieghevoli; il condannato veniva rinchiuso all'interno, dove affilatissimi aculei

trafiggevano il corpo dello sventurato in tutta la sua lunghezza. La disposizione di questi ultimi era

così ben congegnata che, pur penetrando in varie parti del corpo, non trafiggevano organi vitali,

quindi la vittima era destinata ad una lunga ed atroce agonia.

L’IMMERSIONE DELLO SGABELLO: Questa era una punizione che più spesso era usata nei

confronti delle donne. Volgarmente sgradevole, e spesso fatale, la donna veniva legata a un sedile

che impediva ogni movimento delle braccia. Questo sedile veniva poi immerso in uno stagno o in

un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono questa tortura morirono per lo shock

provocato dall'acqua gelida.

LA PULIZIA DELL’ANIMA: Era spesso creduto, nei paesi cattolici, che l'anima di una strega o di

un eretico fosse corrotta, sporca e covo di quanto di contrario ci fosse al mondo. Per pulirla prima

del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone, perfino sapone.

La famosa frase "sciacquare la bocca con il sapone"' che si usa oggi, risale proprio a questa tortura.

LA TURCAS: Questo mezzo era usato per lacerare e strappare le unghie. Dopo lo strappo, degli

aghi venivano solitamente inseriti nelle estremità delle falangi.

L’IMPALAMENTO: Questo strumento, riservato per lo più ai sospetti di stregoneria o agli eretici,

era realizzato in tre diverse versioni. La prima consisteva in un blocco di legno a forma di piramide,

mentre la seconda, meno letale, aveva l'aspetto di un cavalletto a costa tagliente.

In ambedue i casi, l'indiziata veniva posta a cavalcioni di tale strumento sino a far penetrare la

punta, nel primo caso, o lo spigolo nel secondo, direttamente nelle carni, squassando in modo

spesso permanente, gli organi genitali. Quasi sempre poi venivano aggiunti dei pesi alle caviglie e

sistemati scrupolosamente dei braceri o delle fiaccole accese sotto ai piedi. La terza versione è una

delle più rivoltanti e vergognose torture concepite dalla mente umana. Veniva attuata per mezzo di

un palo aguzzo inserito nel retto della presunta strega, forzato a passare lungo il corpo per

fuoriuscire dalla testa o dalla gola. Il palo era poi invertito e piantato nel terreno, così, queste

miserabili vittime, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni

prima di spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto pubblicamente.

LA CULLA DELLA STREGA: Questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le

streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva fatta continuamente

oscillare. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolìo causava profondo disorientamento

e aiutava a indurre a confessare. Vari soggetti hanno anche sofferto durante questa tortura di

profonde allucinazioni. Ciò sicuramente ha contribuito a colorire le loro confessioni.

IL TOPO: Tortura applicata a streghe ed eretici. Un topo vivo veniva inserito nella vagina o nell'ano

con la testa rivolta verso gli organi interni della vittima e spesso, l'apertura veniva cucita. La

bestiola, cercando affannosamente una via d'uscita, graffiava e rodeva le carni e gli organi dei

suppliziati.

LA GARROTA: Non è altro che un palo con un anello in ferro collegato. Alla vittima, seduta o in

piedi, veniva fissato questo collare che veniva stretto poi per mezzo di viti o di una fune. Spesso si

rompevano le ossa della colonna vertebrale.

L’ORDALIA DEL FUOCO: Prima di iniziare l'ordalìa del fuoco tutte le persone coinvolte

dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito durava tre giorni e gli accusati dovevano

sopportare benedizioni, esorcismi, preghiere, digiuni e dovevano prendere i sacramenti. Dopodiché

si veniva sottoposti all'ordalìa: gli accusati dovevano trasportare un pezzo di ferro rovente per una

certa distanza. Il peso di questo peso era variabile: si andava da un minimo di circa mezzo chilo per

reati minori, fino a un chilo e mezzo. Un altro tipo di ordalìa del fuoco consisteva nel camminare

bendati e nudi sopra i carboni ardenti. Le ferite venivano coperte e dopo tre giorni una giuria

controllava se l'accusato era colpevole o innocente. Se le ferite non erano rimarginate l'accusato era

colpevole, altrimenti era considerato innocente. Si poteva aver salva la vita, però, corrompendo i

clerici che dovevano officiare la prova: si poteva fare in modo che ferro e carboni avessero una

temperatura sufficientemente tollerabile.

L’ORDALIA DELL’ACQUA: In questo tipo di ordalìa l'acqua simboleggia il diluvio dell'Antico

Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati anche l'acqua 'pulirà' la strega. Dopo tre giorni di

penitenze l'accusata doveva immergere le mani in acqua bollente, alla profondità dei polsi. Spesso

erano costrette a immergerle fino ai gomiti. Si aspettava poi tre giorni per valutare le colpe

dell'accusata (Come per l'ordalìa del fuoco). Veniva messa in pratica anche un'ordalìa dell'acqua

fredda. Alla strega venivano legate le mani con i piedi con una fune, in modo tale che la posizione

non fosse certo propizia per rimanere a galla. Dopodiché veniva immersa in acqua; se galleggiava

era sicuramente una strega in quanto l'acqua 'rifiutava' una creatura demoniaca, se andava a fondo

era innocente ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo.

IL TORMENTUM INSOMNIAE: Consisteva nel privare le streghe del sonno. La vittima, legata,

era costretta a immersioni nei fossati anche durante tutta la notte per evitare che si addormentasse.

LA RUOTA: In Francia e Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla

crocifissione. Alle presunte streghe ed eretici venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato

tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L'agonia era lunghissima e poteva anche

durare dei giorni.

LA SEDIA DELLE STREGHE: La sedia inquisitoria, comunemente detta sedia delle streghe, era

un rimedio molto apprezzato per l'ostinato silenzio di talune indiziate di stregoneria. Tale attrezzo,

pur universalmente diffuso, fu particolarmente sfruttato dagli inquisitori austriaci. La sedia era di

varie dimensioni, diverse forge e fantasiose varianti; tutte comunque chiodate, fornite di manette o

blocchi per immobilizzare la vittima ed, in svariati casi, aveva il pianale di seduta in ferro, così da

poterlo arroventare. Vengono riportate notizie di processi dai quale risulta come l'uso di questo

strumento potesse venir prolungato, sino a trasformarsi in vera e propria pena capitale.

IL FORNO: Questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori

dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di

essere cremate

LA PRESSA: Anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come

misura giudiziaria durante il quattordicesimo secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di

Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772.

IL SUPPLIZIO DEL TRONO: Questo attrezzo consisteva in una specie di seggiola gogna,

sarcasticamente definita "trono". L'imputata veniva posta in posizione capovolta, con i piedi

bloccati nei ceppi di legno. Era questa una delle torture preferite da quei giudici che intendevano

attenersi alla legge. Difatti la legislazione che regolamentava l'uso della tortura, prevedeva che si

potesse effettuare una sola seduta, durante l'interrogatorio della sospetta. Malgrado ciò, la

maggioranza degli inquisitori ovviava a questa normativa, definendo le successive applicazioni di

tortura, come semplici continuazioni della prima. L'uso di questo strumento invece, permetteva di

dichiarare una sola effettiva seduta, sorvolando sul fatto che questa fosse magari durata dieci giorni.

Il "trono", non lasciando segni permanenti sul corpo della vittima, si prestava particolarmente ad un

uso prolungato. E' da notare che, talvolta, unicamente a questo supplizio, venivano effettuate, sulla

presunta strega, anche le torture dell'acqua o dei ferri roventi.

IL ROGO: Una delle forme più antiche di punizione delle streghe era la morte per mezzo di roghi,

un destino riservato anche agli eretici. Il rogo spesso era una grande manifestazione pubblica.

L'esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo dall'emissione della sentenza. In Scozia, il

rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega prima veniva

strangolata e poi il suo corpo (In stato di semi-incoscienza) era scaricato in un barile di catrame

prima di venire legato a un palo e messo a fuoco. Se la strega, nonostante tutto, riusciva a liberarsi e

a tirarsi fuori dalle fiamme, la gente la respingeva dentro.

IL DISSANGUAMENTO: Era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere

annullato dal dissanguamento o dalla purificazione tramite fuoco del suo sangue. Le streghe

condannate erano "segnate sopra il soffio" (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a

dissanguare fino alla morte.

LA MASECTOMIA: Alcune torture erano elaborate non solo per infliggere dolore fisico ma anche

per sconvolgere la mente delle vittime. La mastectomia era una di queste: la carne delle donne era

lacerata per mezzo di tenaglie, a volte arroventate. Questa vergogna era più di una tortura fisica;

l'esecuzione faceva una parodia sul ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un'estrema

umiliazione.

LA PERA: La Pera era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale.

La pera era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da

un minimo, a un massimo dei suoi segmenti. L'interno della cavità in questione era orrendamente

mutilato e spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti servivano meglio per

strappare e lacerare la gola o gli intestini. Quando applicato alla vagina i chiodi dilaniavano la

cervice della povera donna. Questa era una pena riservata a quelle donne che intrattenevano rapporti

sessuali col Maligno o i suoi familiari.

LO SCHIACCIA-POLLICI: Un'altra tortura durante la quale i pollici delle vittime venivano

stritolati tra due legni nei quali erano infilate delle punte metalliche. La tortura continuava finché

la vittima non confessava, ma la maggior parte delle volte si giungeva molto in

fretta alla conclusione, cioè alla rotture dei polpastrelli e delle dita.

 Il leggendario autodafé: L'auto-da-fé (gli Spagnoli dicevano "auto de la fé, "autodafè"

è l'espressione portoghese), atto solenne di riconciliazione degli eretici pentiti con la fede, aveva

luogo la domenica, o un giorno di festa, in presenza dei fedeli riuniti in una piazza pubblica, o nella

chiesa principale, comunque all'interno della città, in presenza delle autorità ecclesiastiche, le sole

in scena in questi casi. Le autorità civili erano presenti solo come spettatori, così come gli altri

fedeli. Niente a che vedere, dunque, con il rogo. Esso invece non può essere eretto che nel corso

della settimana. La cerimonia - il rogo - ha luogo fuori dalla città per non contaminarla, e vi

prendono parte attivamente le sole autorità civili. Ma dei confessori accompagnano gli sfortunati

sino al piedi del rogo, nella speranza di strappare le loro anime al fuoco dell'inferno.

P. Fredéricq ci ha lasciato la descrizione di un autodafè che ebbe luogo nel 1458 ad Harlem. "Un

sarto di nome Edon, un po' letterato, che leggeva la Bibbia solo in lingua volgare e la capiva male,

si mise a propagare diversi errori concernenti la Vergine, il culto dei santi e i sacramenti. Poiché

egli era eloquente e di costumi austeri, sì fece dei discepoli, tra cui anche un prete e il il maestro

d'arte Nicolas di Naarden. Segnalati al vescovo di Utrecht, entrambi vennero arrestati, esaminati da

un Domenicano dottore in teologia e invitati a ritrattare, cosa che essi fecero senza difficoltà. La

riconciliazione solenne ebbe luogo la quarta domenica dopo Pasqua sulla piazza del Sabbione di

Harlem, in presenza della popolazione convocata dalla grossa campana della città. Era stato eretto

un palco di legno, con tre gradini, da cui erano visibili al pubblico: nel gradino superiore, Edon e il

suo discepolo; ai piedi del pulpito dell'Inquisitore, e sui seggi della galleria inferiore, il vicario

generale e il vescovo ausiliario di Utrecht, con il clero secolare e regolare; infine, di fronte, le

autorità civili, tutte pronte a portare sul rogo gli accusati, in caso di ostinazione. Dopo il sermone

sulla fede fatto dal Domenicano, che non durò meno di due ore - questo era l'auto propriamente

detto - egli rilesse e confutò una dopo l'altra le loro confessioni. Sulla base delle loro risposte

affermative essi furono assolti, ma non senza subire una penitenza: per Edon, divieto sotto pena di

morte, di predicare e di abbandonare la città per tutta la vita; per un anno, obbligo di assistere alla

messa e alla processione della domenica, con un cero in mano e con l'abito di penitenza: tunica

grigia, con scapolare blu e una croce gialla; per il prete Nicolas, sospensione a divinis per un certo

tempo e recita di numerosi salteri". La sentenza, una volta decretata, doveva essere resa pubblica. Il

più delle volte, questa cerimonia veniva celebrata con grande pompa, una domenica, di buon


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luca d.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia internazionale riguardanti l'inquisizionecon particolare ayttenzione ai seguenti argomenti trattati: cos'è l'inquisizione, l'eresia, la scomunica, Gregorio IX, perché nasce, come funzionava, gli ausiliari della Giustizia, alla Ricerca dei Sospetti, l'appello al Papa, la presenza dell’Avvocato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze storico-artistiche
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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