L'inquisizione sotto inquisizione
Cos'è?
L'inquisizione era un'istituzione giudiziaria creata dal papato del medioevo al fine di scoprire, processare e condannare i colpevoli di eresia. Nella Chiesa delle origini la pena abituale per l'eresia era la scomunica. Quando gli imperatori romani fecero del cristianesimo la religione di stato, si cominciò a considerare gli eretici come nemici dello stato, specialmente quando la credenza ereticale comportava violenza e turbamento dell'ordine pubblico. Fu creata nel XII secolo, quando la chiesa dovette lottare contro Catari e Valdesi. Più tardi il concilio Lateranense (1215) e il Concilio di Tolosa (1229) dichiararono essere dovere dei vescovi ricercare e giudicare gli eretici. Nel 1231-1235 Gregorio IX sottrasse l'inquisizione alla giurisdizione dei vescovi e l'affidava a inquisitori permanenti dell'ordine domenicano. Lo stato si schierò con la Chiesa contro gli eretici, poiché l'eresia religiosa costituiva una concreta minaccia contro la sicurezza dello stato. L'eretico, una volta accertata la sua colpevolezza, veniva invitato a ritrattare. In caso di rifiuto, era condannato a pene corporali o alla morte per rogo.
Eresia
Dottrina religiosa contraria al dogma di una Chiesa o di una religione. Il termine "eresia" in origine indicava una convinzione maturata individualmente (dal greco háiresis, "scelta personale"), ma già negli Atti degli Apostoli e nelle lettere di san Paolo indica un atteggiamento settario. Negli scritti cristiani posteriori la parola è utilizzata nell'accezione negativa di "opinione sostenuta contro l'insegnamento della Chiesa". Con il riconoscimento ufficiale del cristianesimo nell'impero romano, l'eresia divenne un crimine contro lo stato, punibile dalla legge secolare. Anche nel vasto mondo della Riforma, nel quale sono nati e si sono definiti i principi di interpretazione personale delle Scritture e di rifiuto dell'autorità ecclesiastica nel complesso della materia di fede, si mantiene, nel riferimento alla Bibbia, il criterio di una distinzione tra eresia e ortodossia (retta fede).
Scomunica
La più severa censura ecclesiastica, mediante la quale un membro della Chiesa cattolica è privato del diritto di appartenere alla comunità dei fedeli; viene intesa come correzione e non come punizione, e vieta l'accesso ai sacramenti. Nella Chiesa delle origini vennero definiti due gradi di scomunica: quella minore che escludeva dall'Eucaristia e dall'insieme dei privilegi della Chiesa; quella maggiore, più solenne e meno facilmente revocabile, scagliata contro peccatori ostinati, apostati ed eretici. La durata della scomunica veniva stabilita dal vescovo. In origine la scomunica non aveva effetti civili, ma quando i governi abbracciarono ufficialmente il cristianesimo, la scomunica maggiore provocò la perdita dei diritti civili e l'esclusione dai pubblici uffici; quella diretta contro governanti li privava del diritto di governare, liberando quindi i sudditi dal dovere di fedeltà: la Chiesa acquisiva così un importante potere temporale. Nella Chiesa cattolica il potere di scomunica compete ai prelati (non ai parroci) che hanno giurisdizione ordinaria o delegata al forum externum (il tribunale che affronta questioni riguardanti la gestione degli organismi istituzionali e della gerarchia ecclesiastica). L'assoluzione da certi casi di scomunica è riservata al vescovo che ha giurisdizione sul colpevole; al papa per un ristretto numero di casi gravi.
Gregorio IX
Papa dal 1227 al 1241. Studiò a Parigi e Bologna diventando cardinale durante il pontificato dello zio, papa Innocenzo III, nel 1198. Il suo pontificato venne segnato dal conflitto con l'imperatore Federico II, che cercava di rafforzare la posizione imperiale in Italia, minacciando in tal modo il papato. Quando Gregorio richiamò Federico all'adempimento dell'antica promessa di intraprendere una crociata, questi rifiutò lamentando il diffondersi di un'epidemia fra le sue truppe e il pontefice lo scomunicò. Il conflitto si accentuò e proseguì fino alla morte di Gregorio. Profondamente preoccupato dalla diffusione dell'eresia albigese, nel 1231 promulgò la costituzione Excommunicamus, che poneva la persecuzione degli eretici sotto la potestà papale, rafforzando in tal modo l'Inquisizione, affidata principalmente ai domenicani e ai francescani. Durante il suo pontificato Gregorio canonizzò Domenico di Guzmán e Francesco d'Assisi. Ordinò anche la compilazione della raccolta delle decretali (decisioni papali in materia disciplinare), che in seguito furono inserite nel Corpus iuris canonici.
Perché nasce?
La chiesa cercò di ricondurre gli indiziati nella via della salvezza, di riportare il colpevole sul dritto cammino, usando la via del pentimento. Per questo le sentenze degli Inquisitori sono sempre infarcite di prescrizioni come: partecipare alla Messa, ascoltare le omelie, confessarsi (a Natale, Pasqua, e Pentecoste), comunicarsi negli stessi giorni, astenersi da qualunque lavoro servile la domenica e i giorni di festa, evitare l'usura e ogni sorta di rapina, non praticare sortilegi. La chiesa non vuole la morte dell'eretico, le punizione hanno un carattere puramente "penitenziale". Solo la pena di morte, agli occhi dell'inquisitore, ha un carattere vendicativo. In fondo, la Chiesa vuole punire l'ostinazione orgogliosa nell'errore, più ancora che l'errore stesso, il quale è umano.
Il problema che si pose presto derivava dal fatto che, in questo genere di tensione, i vescovi, senza dubbio buoni pastori ma scadenti teologi, uscivano il più delle volte battuti. Un buon numero di vescovi esitò ad applicare la repressione. Roma pensò allora di utilizzare i servigi di un ordine di recente fondazione (1216): quello dei Domenicani. Fu Papa Gregorio IX che prese questa decisione nel 1233. Di fatto si decise che vescovi e inquisitori lavorassero di comune accordo, il che, anche se sono di Chiesa non funzionò senza che, di tempo in tempo, nascessero tensioni e difficoltà. Più tardi anche i Francescani ricevettero l'incarico di partecipare a quest'opera di purificazione.
L'Ordine fondato da San Domenico fu il primo ad essere composto da uomini istruiti, tutti dottori in teologia o in diritto canonico provenienti dalle Università di Parigi o Bologna. Doveva essere evidente a tutti che il compito di questa nuova istituzione era di riconvertire alla verità gli spiriti smarriti, attraverso una discussione sapiente, ordinata e sintetica. Punizioni più gravi di quanto non fossero quelle spirituali, erano destinate solo a punire, secondo le regole, i peccatori impenitenti, quelli che rifiutavano qualunque concessione o pentimento di sorta.
La prigione era destinata non tanto a punire il colpevole, quanto a isolare il male, ad impedire che si diffondesse. Quanto a coloro che si ostinavano a difendere tesi condannate dalla Chiesa, talvolta da molti secoli, essi dovevano aspettarsi il peggio e bisogna dire che alcuni lo hanno affrontato con coraggio. Ci si può chiedere perché il XII e XIII secolo, i più bei gioielli del Medio Evo, abbiano visto sbocciare tale fioritura di dissidenze. Ci si può anche domandare perché la Chiesa abbia sentito la necessità di combatterle con tanto ardore. Per Roma, era impensabile permettere che si sviluppassero in pace tali "particolarismi" che minacciavano tanto la sua unità che la coerenza sociale. Gli eretici si indirizzavano contro la Chiesa e contro la società, per rispondere, dicevano, alle esigenze delle loro coscienze e per sete di libertà; per la volontà di vivere in pace i loro propri valori. Erano però pronti, una volta padroni della situazione, a sviluppare il peggiore dei dispotismi, non lasciavano alcuna chance di sopravvivenza tranquilla ai fedeli dell' "altra chiesa".
Tutti quei movimenti avevano in comune il fatto di essere animati dalla "vanitas", dalla presunzione di saperne di più della stessa Chiesa, di capire meglio dei teologi il Vangelo, di comportarsi più cristianamente del clero, o di seguire le orme delle comunità di Gerusalemme. Gregorio IX aveva perfettamente percepito che, per quanto fossero in apparenza diversi, questi movimenti avevano delle radici comuni: Il "borghese", - egli scrive- si sente libero, egli ha preso l'abitudine di prendere iniziative, decisioni, responsabilità. Egli crede alla sua autonomia economica e politica: come potrebbe non essere tentato di estenderla al campo religioso? Egli diventerà ben presto "anticlericale". D'altra parte, aveva molto sperato nelle Università, di cui aveva sancito la nascita; essa aveva contato su queste per difendere e rafforzare il proprio potere, purtroppo però furono ben presto centri di libera riflessione, assai spesso ai limiti dell'ortodossia. Seconda causa di eresia: la nuova società di "consumismo", non produsse solo benessere. Gli artigiani soffrono, mormorano, rimettono in questione l'ordine sociale e quello ecclesiastico. Non che si debba vedere nelle eresie, i primi segni di una embrionale lotta di classe. Il comportamento dei preti, dei vescovi, dei religiosi, porgeva il fianco alla critica, e questo è il meno che si possa dire. Tutto il Medio Evo rimbomba di canzonature spesso sferzanti che il popolo indirizzava contro i chierici. Situazioni simili erano sufficienti a raggruppare elementi di origine sociale assai diversa. Il fallimento delle crociate che la Chiesa aveva patrocinato, l'immensa delusione popolare che ne seguì, contribuì a lasciare le folle disorientate, inquiete, in stato di abbandono. Queste sono le condizioni propizie allo sviluppo di movimenti di passione e di speranza millenarista.
Come funzionava?
L'origine: La parola stessa Inquisizione, nell'alto Medio Evo, significava semplicemente "inchiesta". Essa stabiliva una procedura che affidava alle autorità ecclesiastiche il compito di procedere ad un'inchiesta, che comprendeva un contraddittorio con l'imputato. Il vescovo del luogo non aveva diritto di immischiarsi nei processi. Il che non accadeva sempre senza contestazioni, essendo in genere i vescovi molto gelosi della propria autorità. Talvolta intralciavano l'inchiesta, quando non facevano opera di opposizione pura e semplice. Si finì per concludere un accordo, nel 1304, che concedeva al vescovo gli stessi poteri dell'Inquisitore, precisando tuttavia che le pene che precedevano la reclusione o l'uso della tortura dovevano essere decise di comune accordo. Lo stesso valeva per la sorveglianza delle prigioni. Tutto ciò non facilitava sempre il compito degli inquisitori; taluni protestarono, ma invano: dovettero assoggettarsi. La presenza obbligatoria dei vescovi tra i giudici e l'obbligo che l'inquisitore aveva di non pronunciare la sua sentenza senza il consenso del vescovo, metteva spesso quest'ultimo in una posizione di preminenza. Nelle mani di un uomo deciso, l'Inquisizione divenne un terribile strumento d'azione politica, come dimostrò il processo dei Templari e di Giovanna d'Arco.
Quando arrivavano gli inquisitori
Gli inquisitori, quando arrivavano in città, erano accompagnati dai loro assistenti e dai loro servitori ed eventualmente da alcuni gendarmi, incaricati di proteggerli. Presentavano le loro credenziali al Vescovo del luogo e alle autorità civili, a cui dovevano dare aiuto e protezione. Essi intimavano al curato del posto di convocare gli abitanti e il clero locale per far sentire una solenne predica detta citatio universalis, con la quale l'Inquisitore incitava quelli che si erano allontanati dal giusto cammino, a pentirsi e a riconoscere i loro errori. Il tutto, in un tempo che andava dai 15 giorni a un mese, chiamato "tempo di grazia" o "d'indulgenza". Con lo stesso discorso, egli incitava, sotto pena di essere a loro volta sospettati di eresia, tutti quelli che conoscevano degli eretici o supponevano che alcuni lo fossero, a denunciarli. (Si può immaginare il dilagare di cattiveria e d'invidia che una simile richiesta faceva sorgere). Accadde talvolta che l'intera comunità si rifiutasse di cooperare all'azione intrapresa dall'Inquisitore. In questo caso egli cambiava rotta e si dirigeva verso una contrada più accogliente, o meglio procedeva all'interrogatorio di tutta la popolazione. È così che, nel 1245-46, gli inquisitori Bernardo di Caux e Jean di Saint.Pierre fecero comparire davanti a loro da 8 a 10000 persone... Il sospetto che si accingeva a confessare i suoi sbagli di sua spontanea volontà, era dispensato da tutta la pena se l'errore era rimasto nascosto, sconosciuto a tutti. Se, al contrario, lo sbaglio era di pubblico dominio, il colpevole che confessava non poteva essere condannato a morte o alla prigione a vita. Il suo castigo si riduceva ad un qualsiasi pellegrinaggio minore, o ad un'altra forma di penitenza canonica. Alcuni che si sentivano sospettati da un'opinione pubblica scatenata e chiedevano di essere esaminati dall'inquisitore al fine di ottenere un certificato di "buona condotta e costumi". I sospetti ricevevano la notifica scritta degli atti d'accusa. Avvertito per tempo, l'interessato chiedeva ai suoi genitori o ai suoi parenti di garantire per lui. Il fatto di rendersi garanti, non li rendeva sospetti di favorire l'eresia. Del resto, l'accusato era libero di assentarsi, anche durante il suo processo. Ma il più delle volte, il timore che questo fosse interpretato come una prova di colpevolezza, lo impediva. Era invitato a giurare sui Vangeli (toccandoli) di dire la verità; se egli aveva dei nemici, ad enumerarli e chiarire le ragioni dell'inimicizia. La maggior parte dei sospetti, anche per la paura della tortura, si impegnavano ad "obbedire agli inquisitori", a presentarsi "nel giorno e nei giorni che verranno loro assegnati", ad attenersi alle loro decisioni. Tutti mostravano tanta buona volontà a cooperare, non fosse che per timore di implicare, in un modo o nell'altro, la propria famiglia o le loro amicizie. Alcuni Inquisitori, tuttavia, erano coscienti delle difficoltà che si trovavano nello stabilire una separazione netta e ben definita tra la fede di un Perfetto e l'interesse per la novità.
Gli ausiliari della giustizia
A fianco dell'Inquisitore, si trovava, un Frate dello stesso ordine, che aveva il compito spirituale di accompagnarlo e sostenerlo nella propria impresa. Talvolta incaricato di assisterlo, alleggerirne il peso del lavoro, ma che non godeva del diritto di condurre a termine da solo un processo inquisitoriale. L'Inquisitore poteva anche avvalersi di giureconsulti, di canonisti e di teologi, che l'assistevano con i loro consigli. Tutti erano tenuti, sotto pena di scomunica, al segreto, come del resto lo erano l'Inquisitore e il Vescovo. Il tribunale comprendeva anche dei cancellieri o notai, nominati dalla cancelleria apostolica, incaricati di annotare scrupolosamente le deposizioni dei testimoni o degli accusatori e le confessioni degli accusati, nonché di farle ripetere se queste ultime erano state ottenute in seguito alla tortura perché, come tali, non avevano alcun valore. Anche i notai erano tenuti al segreto. Il tribunale disponeva inoltre di sergenti d'arme, messi, carcerieri, tutti giurati. Un certo numero di assessori, di "boni viri" o uomini saggi, che l'inquisitore aveva giudicato utile chiamare, senza alcun limite né di numero né rispetto alla qualità delle persone. Erano, il più delle volte, chierici, religiosi e giureconsulti laici.
Alla ricerca dei sospetti
Si finiva nel numero dei sospetti o per auto accusa, per poter essere discolpati ufficialmente, ricevendo un certificato religioso di buona condotta e retti costumi o per denuncia collettiva, per fama, reputazione, infamia, o per delazione di spie di professione. In un buon numero di casi, sia che si trattasse di una bravata, sia per desiderio di martirio, sia per il sentimento di solidarietà con i propri correligionari o per altre ragioni, molti eretici non dissimulavano le loro opinioni. Dopo l'esame degli atti d'accusa e delle spiegazioni dell'accusato e tenuto conto del parere degli esperti, dei giurati e dell'avvocato della difesa, i sospettati potevano essere classificati secondo tredici diverse categorie. Variano da: "debolmente sospetto di eresia", "fortemente sospetto di eresia", "gravemente sospetto di eresia", a: "diffamato e sospetto", o "ha confessato e scontato la pena, ma è recidivo", o "ha confessato e non ha scontato la pena, ma non è recidivo", e così di seguito. I giuristi dell'Inquisizione, tutti presi da distinguo molto sapienti, avevano stabilito una dotta gerarchia di possibili colpevolezze: gli heretici imperfecti che, persuasi di essere in errore, ritrattavano tutto subito e dichiaravano di sottomettersi alle pene che gli sarebbero state inflitte; gli heretici perfecti o pertinaces, che si intestardivano nei loro errori; gli heretici relapsi, i recidivi; gli heretici negativi, che rifiutavano di riconoscere di essere in errore e ricusavano le testimonianze dei testimoni a carico; ed infine gli istigatori, i favoreggiatori e i difensori degli eretici, i contumaci, gli evasi vivi e morti.
I denunciatori
Le accuse provenivano da denunciatori "di professione". Erano pagati a spese dei sospetti. L'inquisizione finì per organizzare una vasta rete di delazione, che fu imposta a tutti come un dovere. Dovere civico, o patriottico, si diceva nel 1945. Non bisogna dunque meravigliarsi che vi sia stato un padre che denunciava il proprio figlio o la moglie, una moglie che denunciava il marito, un figlio che denunciava il padre: questo era nella logica delle cose.