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degli slavi. Quindi viene costruita l’idea dell’europa come mito, ricollegandosi a quello greco e diventa

fondamento ideologico della nozione tedesca di kultur.

Raissumendo: l’interpretazione dei greci come occidentali è una costruzione della filologa tedesca

dell’inizio 800 proprio ‘per identificare i tedeschi come popolo libero.

La contrapposizione tra civilisation e kultur appare chiara nell’opera di due storici, uno francese ,

sostenitore della civilisation e uno tedesco, sostenitore della kultur:

Francois Guizot (Storia della civiltà moderna –1829- 1832) che riprende in termini di nazionalismo

francese i temi classici della storiografia del ‘700. In pratica si parla di civiltà europea ma si dice che la

culla è la francia.

A Guizot risponde Leopold Von Ranke che sostiene che la storia europea è una lotta inevitabile per il

primato delle nazioni e che le nazioni sono reciprocamente irriducibili. Sua famosa affermazione è: le

nazioni sono pensieri di Dio (idea metafisica molto forte della nazione).

In questo contesto di contrasto tra civilisatione e kultur di inizio ‘800 nasce la

professionalizzazione e politicizzazione della storia. Usare la storia per fondare argomenti politici di parte.

Nasce la scuola di massa in cui si insegna la storia nazionale.

Questo sarà il fondamento, la base del terzo periodo storico, quello del ‘900.

Questo apparato propagandistico, ideologico, diventa la base per giustificare la 1° guerra

mondiale. La Guerra si combatte non solo al fronte ma anche sui manifesti degli intellettuali. Tra i

libri fondamentali del periodo vi sono, in campo tedesco, quelli di

Werner Sombart (Haendler und Helden – 1915) in cui contrappone i tedeschi, che sono gli eroi (Helden), ai

francesi e soprattutto agli inglesi, definiti come un popolo di bottegai (Haendler) per giustificare la

superiorità spirituale dei tedeschi.

Friedrich naumann, (Mitteleuropa –1915) conia il termine Mitteleuropa (europa di mezzo): indica una

regione che va dal Baltico all’Adriatico e che si differenzia sia dai latini (gli europei meridionali e

occidentali, in pratica italiani e francesi) sia dagli slavi che abitano ad est.

In campo opposto la riflessione principale è di

Henry Pirenne (Storia d’Europa dalle invasioni barbariche al xvi secolo – 1917-18)

Nel 1914 il Belgio, neutrale, viene invaso dai tedeschi, scatenando peraltro l’intervento in guerra

degli inglesi. La giustificazione culturale e storica dell’invasione è ceh i belgi non erano una vera nazione

perché divisi nei due gruppi etnici dei valloni e dei fiamminghi. Pirenne si rifiuta di continuare ad

insegnare e viene internato in Germania. Si mette a scrivere ed elabora un’idea molto potente per il ‘900:

l’idea di civiltà europea è riservata esclusivamente all’europa occidentale, dall’Elba all’Atlantico, in pratica

l’Europa di carlomagno, l’Europa carolingia (Francia, un po’ di nord-est della spagna, germania occidentale

– più o meno l’ex rep. federale tedesca, Belgio, Olanda, Italia centro-settentrionale), cioè un’Europa

ristretta. A giustificazione della sua teoria, Pirenne porta: - la servitù della gleba ad est dell’Elba è stata

abolita tardissimo, quindi una cultura tedesca poco attenta al tema della libertà; - la configurazione

geografica dell’est europeo (numerose pianure senza limiti) ha fatto sì che tutte le guerre scoppiate in quelle

zone siano state guerre di sterminio; - in riferimento alla Germania, Pirenne parla di “nazione ritardata”,

nel senso che il nazionalismo è arrivato relativamente tardi, negli anni ’60 dell’800.

La caratteristica della nazione ritardata è che non c’è un collegamento stretto tra idea di libertà

politica e idea di nazione. Mentre la Francia e l’Inghilterra prima scoprono l’idea di libertà politica e poi

costruiscono la nazione, in Germania, così come in Italia, prima viene la nazione e poi si dispongono le

idee di libertà politica. Esistevano prima i francesi e gli inglesi poi la Francia e l’Inghilterra, mentre prima

vengono la Germania e l’Italia e poi i tedeschi e gli italiani.

Quindi, per le nazioni ritardate, la nazione finisce con lo svolgere una funzione pedagogica ed

autoritaria.

Pirenne è famoso anche per il libro Maometto e Carlomagno in cui ha stabilito un’altra frontiera

fondamentale che definisce l’Europa ridotta ed è il Mediterraneo: con l’invasione barbara (7°-8° secolo

d.C.) il Mediterraneo cessa di essere luogo di scambio per diventare frontiera invalicabile; di conseguenza

lo spazio europeo si restringe.

Questa idea viene però criticata da altri storici, tra cui Fernand Braudel, che invece cerca di

dimostrare che anche dopo l’invasione araba i commerci e i traffici nel Mediterraneo continuano.

L’intento ideologico per Pirenne è definire un’Europa limitata, l’Europa carolingia (che sarà poi l’Europa

dei 6 stati iniziali).

La prima guerra mondiale porta alla disgregazione di quattro imperi: austro-ungarico, tedesco (il

2^ reich), ottomano e russo. Conseguenza di questo processo di disgregazione è la nascita di quello che

Mazzini avrebbe definito nazioni di piccola taglia.

Il dibattito che ne nasce prende due strade: un filone pacifista, che cerca di superare la tragedia

della guerra, dei nazionalismi, degli storici arruolati, attraverso il tentativo di ritrovare una storia comune

europea (con tanti metodi; ad esempio manuali di storia comuni, non più di storia nazionale). In questo

contesto si diffonde l’idea che il cristianesimo possa essere fondamento di questa europa comune, la radice

comune della storia europea. Questa idea viene espressa soprattutto, insolitamente dagli storici inglesi: -

Christopher Dawson (Making of Europe – 1933), l’Europa cristiana come qualcosa che esiste prima degli

stati nazionali; - Cecil Burns, parla di tre Europe: la prima, l’europa medievale e cristiana, la seconda,

l’Europa degli stati nazionali e la terza, l’Europa contro gli stati nazionali (un’Europa che è un’utopia, un

qualcosa di vagheggiato).

Sempre nel filone pacifista c’è anche l’idea di “crisi” dell’Europa portata avanti dallo storico

olandese Johan Huizinga (La crisi della civiltà – 1935).

Il secondo filone in cui si snoda il dibattito sulle conseguenze della guerra è quello cd. “ della

civilizzazione occidentale (western civilisation)” portato avanti dallo storico inglese Arnold Toynbee, che

parla esplicitamente di una civiltà occidentale, non nel senso di Pirenne, ma come luogo politico più

geografico formato dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti: quindi Europa Atlantica.

Esiste poi un filone nazionalista portato avanti dalla storiografia nazista e fascista, che però non è molto

considerato perché utilizza criteri non scientifici ma ideologici.

Intanto scoppia la seconda guerra mondiale e verso la fine vengono elaborati nuovi modelli storiografici.

Questi modelli si basano sulle teorie di due storici francesi:Marc Bloch – 1935 (che non potè

continuare perché fucilato dai tedeschi) e soprattutto - Lucien Febvre.

Febvre riprende Burns e parla di tre Europa: l’Europa delle Nazioni Rivali, l’Europa al di sopra

delle nazioni rivali (quella cosmopolita del ‘700) e l’Europa rifugio, contro le nazioni rivali.

Nasce con lui l’idea di una comunità europea, l’Europa rifugio appunto, che deve evitare le guerre

nazionali. Questa idea di Europa, dal 1946 al 1989, coincide in pratica con l’Europa atlantica, perché dopo

la seconda guerra mondiale succede una cosa che Churchill definì come una cortina di ferro che si estende

da Stettino a Trieste: la suddivisione dell’Europa in due blocchi, in due aree.

Paesi come la Polonia, la Germania orientale, la Cecoslovacchia, l’Ungheria, la Romania, la

Bulgaria entrano nella sfera sovietica; mentre non si schierano la Jugoslavia e l’Albania I paesi baltici sono

annessi direttamente all’Unione Sovietica, l’Austria e la Finlandia obbligate ad essere neutrali. Questo è

l’esito del processo di pace dopo la seconda guerra.

In questa situazione, con la suddivisione dell’Europa in due blocchi, la guerra fredda, ecc., qual è

il dibattito principale in questi anni, dal 1946 al 1989? Da una parte si discute sull’ “Atlantismo” , sulla

comunità europea vista come comunità atlantica e dall’altra si discute sull’Europa centro-orientale, che

viene considerata sì come parte dell’Europa, ma un’Europa “sequestrata” dal regime comunista. C’è un

famoso intervento del 1984 dello scrittore esule cecoslovacco Milan Kundera che parla appunto della terza

Europa, quella centro-orientale come Europa sequestrata.

Dopo il 1989, all’idea di Europa Atlantica si contrappone il modello dell’Europa “larga”, che è la

base politico-culturale dell’allargamento europeo degli ultimi anni. Il dibattito che segue è sul rapporto tra

l’Europa allargata e la Nato, se deve significare un allargamento della Nato o se si dovrebbe rivedere il

patto atlantico.


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luca d.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (letterature - linguaggi - comunicazione culturale)
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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