Storie d'europa – M. Verga
Introduzione all'idea di Europa
Oggetto del libro è l’idea di Europa secondo gli storici o meglio la storia delle idee di Europa secondo gli storici secondo la periodizzazione 700 – 800 – 900.
Prima di iniziare con la periodizzazione, alcuni concetti che sono la base del libro. L’idea di Europa non è un “oggetto”, qualcosa di concreto, ma piuttosto un “progetto”: diventa quindi importante la domanda: “Che cos’è l’Europa?”.
La risposta principale è: l’Europa è uno spazio di civiltà; significa, cioè, che questa espressione geografica che è l’Europa non ha confini delimitati, stabiliti; i confini cambiano a seconda dei periodi storici, delle ideologie, delle correnti di pensiero, per cui possiamo avere confini geografici, storici, ideologici, ecc.
Ulteriore caratteristica di questo spazio di civiltà è che si tratta di uno spazio plurale, poiché esiste questo paradosso: civiltà comune e caratteri nazionali diversi. Questa dialettica vede talvolta prevalere l’idea di civiltà comune, talvolta il modello di caratteri nazionali diversi.
Qual è allora la caratteristica principale, l’indicatore che ci dice che siamo in presenza di caratteri nazionali differenti? Le lingue. Non esiste una lingua europea. La fine dell’impero romano segna la fine dell’uso del latino quale lingua universale e ha come conseguenza la nascita delle differenze linguistiche nazionali.
Toqueville e Weber hanno riflettuto su questo e hanno spiegato in maniera comune due caratteristiche sociali importanti: come nascono le lingue nazionali e come nascono i Santi nel Cristianesimo e tutte quelle “divinità minori”. La causa secondo i due autori è l’isolamento territoriale che divide l’Europa in zone fra loro incomunicabili dopo le invasioni barbariche e il crollo dell’impero romano.
Periodizzazione - Idea di Europa nel '700
L’idea di Europa nel '700 nasce da due filoni principali.
Il primo è quello francese che si basa su due autori fondamentali:
- Montesquieu, che nel 1748 pubblica l’Esprit des Lois
- Voltaire, che nel 1756 pubblica “Saggio sulla storia generale e sui costumi e lo spirito delle nazioni da Carlomagno a Luigi XII”.
Le idee comuni dei due autori sull’Europa, entrambi appartenenti alla corrente degli illuministi, sono le seguenti:
L’Europa è considerata una specie di grande Repubblica divisa in più stati, dove per repubblica si intende “spazio pubblico comune”, cioè una generale condivisione di elementi politici fondamentali. Uno di questi è la Sovranità della Legge; anche il Re è soggetto alla Legge.
Questo spazio pubblico condiviso nasce da una serie di conflitti nati nel Medioevo, svolti tra dispotismo e libertà (es.: lotta tra imperatore e liberi comuni, libere autonomie) oppure tra due poteri concorrenti (es.: conflitto tra Papa ed Imperatore, citare Dante che nel De Monarchia parla dei due Soli).
La “storia” sia da Montesquieu, sia da Voltaire viene vista come progresso. Ad un certo punto, cioè, si evolve da condizioni peggiori verso condizioni progressivamente migliori.
Questo filone francese dell’idea di Europa nel '700 può essere definito come il filone che dà vita all’idea cosmopolita dell’Europa, che si basa su un “costume condiviso” che ha un nome: civilisation (anche se nel '700 non viene ancora usato come termine).
Ma qual è la caratteristica principale di questa idea cosmopolita dell’Europa basata sulla civilisation? Si tratta di un’idea di classe. Gli europei sono quelli di alto rango, civilizzati, che hanno disponibilità economica e che parlano francese. Non si dimentichi che dal '600 fino a Waterloo gli europei di alto rango si capivano perché parlavano francese. Wellington si lamentava di non capire un inviato francese perché “parla un cattivo francese”.
L’altro filone da cui nasce l’idea di Europa settecentesca è quello inglese. L’idea di base di questo filone è quella della “civil society” (società civile).
Questa teoria dice che l’Europa si distingue da altre civiltà perché ad un certo punto nasce nello spazio europeo il “mercato”, cioè una sfera privata degli interessi, distinta dal potere politico. E quindi secondo questa idea esiste una civiltà comune europea, ma esistono anche le differenze nazionali, che riconosce però come differenze di interessi, “differenze di mercato”. Questo tipo di differenze potrebbero dar vita a conflitti di interesse, ma mai a conflitti di valori e, come sappiamo, i primi sono sempre negoziabili.
Alla base di tutto questo vi sono delle vicende che Verga non spiega o dà per acquisite: a partire dalla fine del 1100, sfruttando il fatto che parte dei grandi feudatari sono alle Crociate, in Inghilterra nascono delle autonomie molto forti che limitano il potere del sovrano (è proprio di quegli anni la Magna Charta, un contratto sociale tra nobiltà e sovrano che limita le prerogative del sovrano).
Già nel '200 in Inghilterra nasce una dialettica tra i vari poteri, che nel '600 diventa conflitto, quando accanto alla nobiltà, sulla base dell’espansione coloniale britannica, nasce la borghesia. Questo evento genera un’idea semplicissima: se io devo pagare le tasse devo avere una rappresentanza politica. Questa idea dà vita nel 1688 alla cd. “gloriosa rivoluzione”. Si realizza cioè uno scambio dinastico tra una dinastia che era assolutistica e cattolica (Stuart) ed una dinastia che accetta limiti costituzionali ai propri poteri (Orange-protestanti). Dal 1688 abbiamo quindi in Inghilterra una Monarchia costituzionale: il re piuttosto che governare, regna.
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