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PREFAZIONE

Nel ‘700 si credeva che il passato dell’umanità e della vita non andava al di là dei 6000 anni della

cronologia dell’Antico Testamento. Era opinione corrente che il mondo non avesse un futuro molto

lungo davanti a sé.

 alla fine del ‘700, i resti fossili di mammut e dinosauri affiorarono dalle profondità della terra.

Affiorarono fossili marini in regioni montagnose, segno che un tempo alcune aree erano ricoperte

d’acqua. Il sanscrito, la lingua di cultura dell’antica india, si rivelò una chiave per accedere al

passato delle lingue europee. In Egitto, durante la spedizione di Napoleone fu rinvenuta la stele

trilingue: consentì di decifrare una remota civiltà che aveva profondamente influenzato miti e storie

dell’Africa, dell’Asia e di tutto il mondo mediterraneo.

nel volgere di pochi decenni divennero abituali datazioni in ordine di grandezza sempre più

maggiori:

- l’origine delle civiltà agricole urbane fu datata nell’ordine di grandezza delle migliaia di

anni;

- l’origine della specie umana, nell’ordine di grandezza delle centinaia di migliaia di anni;

- l’origine dei primati nell’ordine di grandezza di milioni di anni;

- l’origine dei mammiferi stessi e di tutti gli organismi pluricellulari, nell’ordine di grandezza

delle centinaia di milioni di anni.

CHARLES DARWIN studiò i fossili che affioravano da tutto il pianeta, e ne fece un punto di forza

di una nuova idea della vita: L’EVOLUZIONE. Sostenne che tutta la vita e tutte le specie viventi

avessero una storia, che avessero un origine, continue trasformazioni, e anche una fine. Darwin

valutò che l’accumulazione dei vari strati fossili fosse avvenuta in circa 400 milioni di anni. Nel

nostro secolo, le scienze avrebbero poi introdotto l’ordine dei miliardi di anni per parlare

dell’ordine delle cellule, dell’origine della vita, dell’origine della Terra stessa.

- PARTE PRIMA –

L’ORIGINE DELLA STORIA

La tradizione greca e la tradizione ebraica sono radici eterogenee (di natura differente) della civiltà

occidentale, e tuttavia definiscono un mondo comune. In quel mondo, la storia non nacque con

l’universo.

ànacque da un disequilibrio introdotto in un universo in origine armonico e perfetto, giusto e

innocente. La storia inizia nel momento della disgregazione e della distruzione.. l’origine della

storia fu dovuta a una trasgressione a un peccato di hybris.

Chi trasgredì?

Secondo il racconto biblico à a trasgredire la legge divina furono gli uomini.

 Secondo il mito greco à furono i Titani, le forze della prima età del mondo. A trasgredire fu

 lo stesso Sovrano dell’Età dell’oro, signore della giustizia e delle misure : Saturno per i

latini, Kronos per i greci. (furono quindi gli dei e non gli uomini. Secondo il mito greco solo

gli dei avevano il potere di far funzionare o distruggere l’universo). Kronos fu detronizzato

da l figlio ed esiliato in un isola beata.

Quindi sia la tradizione ebraica che quella greca concordano nel definire il momento in cui ebbe

inizio la storia.

Nel ‘500 e nel ‘600à astronomi e uomini di fede si applicarono a calcolare l’inizio del mondo sulla

base della narrazione del Vecchio testamento.

KEPLEROà fissò la data 3877 a.c.

L’arcivescovo JAMES USSHERà 4004 a.c.

JOHANNES HEVELIUSà3963 a.c.

Quelle cronologie indicavo una precisa soglia del tempo: LA FINE DELL’ETA’ DELL’ORO E IL

MOMENTO DELLA CADUTA.

Per gli antichi questa soglia era definita dall’ordine dei cieli. Era definita dalla precessione degli

equinozi, scoperta ufficialmente da Ipparco di n. (nel 127 a.c.), ma già conosciuta, nel terzo

millennio a.c. dai popoli della Mesopotamia.

PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI.

L’orientamento dell’asse della terra rispetto alle stelle e ai gruppi di stelle non è stabile, ma varia

lentamente con il tempo a causa dell’influenza gravitazionale del Sole e della Luna sul

rigonfiamento equatoriale della Terra. Se prolunghiamo l’asse terrestre fino all’immaginaria sfera

delle stelle fisse, il punto di intersezione descriverà un cerchio con un periodo di circa 26.000 anni.

Cos’ nel corso del tempo, quella che noi definiamo stella polare (la stella che è più vicina a tale

punto di intersezione, e che lo indica) non rimarrà sempre la stessa: oggi è una stella della

costellazione dell’Orsa minore, ma cinquemila anni fa era una stella della costellazione del drago, e

fra dodicimila anni sarà di Vega. Inoltre il lento mutamento della posizione del polo nord celeste

farà cambiare, in modo ciclico e regolare, tutta una serie di configurazioni dell’intero cielo stellato e

, soprattutto, le relazioni fra le costellazioni, da una parte, e il sole e i pianeti, dall’altra.

Nella nostra epoca, i Pesci sono la costellazione che il giorno dell’equinozio di primavera sorge a

oriente immediatamente prima del sole. Ma, circa duemila anni fa, era l’ariete ad anticipare, il

sorgere del sole; prima dell’ariete era stato il toro, e prima del toro erano stati i gemelli. Fra non

molti anni all’alba del terzo millennio, sarà l’acquario ad anticipare il sorgere del sole. Gli equinozi

pre-cedono, ovvero sia vanno in senso contrario all’ordine dei segni zodiacali che il sole percorre

nel cammino annuo.

Attraverso le storie degli dei e degli eroi in ogni parte del mondo, è possibile ricostruire una

geografia dettagliata e rigorosa, che stabilisce la posizione delle stelle fisse, dei pianeti, le relazioni

tra qst posizioni, le variazioni…

In un mondo in cui il cambiamento era segno di disequilibrio e trasgressione, qsta erranza del Sole

equinoziale verso configurazioni nuove e inaudite era vista con sospetto e timore. Di fatto, divenne

la misura stessa della decadenza rispetto al tempo felice dell’età dell’oro.

à il momento della caduta, il momento dello scardinamento dell’asse del mondo, fu il momento in

cui il sole, nell’equinozio di primavera, si separò dal segno dei gemelli: poco prima del 4000 a.c.,

quella soglia del tempo che sarebbe rimasta nella memoria della civiltà occidentale.

Uno dei tratti più rilevanti della geografia celeste dipende dal fatto che l’asse di rotazione del nostro

pianeta su se stesso non è perpendicolare al piano dell’orbita della Terra intorno al sole.

Nell’universo geocentrico, in cui il sole e le stelle fisse ruotano intorno al ns pianeta, le

conseguenze di qsta obliquità erano immediatamente evidenti. L’eclittica, il cammino apparente del

sole attraverso le costellazioni nel corso dell’anno, non coincideva con l’equatore celeste. le due

traiettorie si intersecavano in due punti, i punti equinoziali, e divergevano massimamente in due

punti, i punti solstiziali. A tale posizione era riferita l’ubicazione di innumerevoli agenti ed eventi

del cosmo. lo slittamento della collocazione dei punti equinoziali e solstiziali dovuto alla

precessione degli equinozi costituiva l’unità di misura di un grande orologio cosmico, indicava il

succedersi elle età del mondo, i crepuscoli degli dei e il plasmarsi di nuovi mondi.

Nei cieli del regno di Saturno, cioè nella configurazione astronomica dell’età dell’oro, il punto

equinoziale di primavera si trovava nella costellazione dei gemelli e il punto equinoziale

d’autunno si situava nella costellazione del sagittario. Per l’umanità del 4000 a.c., la via lattea

tracciava la pista del sole, un’indicazione visibile del transito annuo del sole al di sopra

dell’equatore celeste.

L’assetto successivo, comportato dalla precessione degli equinozi, infranse qsta simmetria. Le porte

del cielo crollarono; le porte del cielo crollarono; il sole si esiliò in regioni strane e inaudite; una

parte della via lattea si inabissò al di sotto dell’equatore celeste. La memoria di qsto grande evento

astronomico, che ai moderni sarebbe parso lento e impercettibile, è universalmente conservata nei

miti di popoli lontani.

Storia grecaà Fetonte, il figlio di helios che aveva voluto guidare il carro del sole, a causa della sua

inesperienza, uscì di strada e provocò il sommovimento di tutte le costellazioni, fu condannato e

fulminato da Zeus… fu qsta la fine dell’età dell’oro. Fetonte fu identificato con un Titano, o

addirittura con Saturno/kronos. 1. IL MONDO DELLA DEA MADRE

Archeologi, linguisti e antropologi si sono interrogati sull’origine della nostra storia e del nostro

tempo.

Anch’essi hanno attribuito un valore cruciale a quel tempo (la fine quinto millennio e il quarto

millennio a.c. dal 4300 al 3000 a.c.), in cui i miti collocano la fine dell’età dell’oro, il momento

della caduta.

Quel periodo fu probabilmente testimone del più intenso sconvolgimento culturale e sociale che

coinvolse l’Europa e il mediterraneo.

Divampò un conflitto che vide opposte

- da un lato la civiltà urbana, agricola e marinara insediata da tempo nell’Europa centrale, nei

Balcani, nell’Anatolia;

- dall’altro i nomadi che popolavano le steppe ai margini del continente , le immense distese

che vanno dall’Europa orientale all’Asia centrale. (gli indoeuropei).

La quasi totalità delle lingue parlate oggi nel continente europeo, del pantheon, dell’universo mitico

dei greci , dei latini dei germani e degli slavi derivano dagli indoeuropei.

PHYLUM LINGUISTICO O UNA FAMIGLIA comprende tutte le lingue geneticamente connesse,

che rinviano cioè a una lingua antenata comune, e che esibiscono tracce di tale connessione in uno o

più aspetti della loro organizzazione interna : nei fonemi, nel vocabolario, nella morfologia, nella

struttura della sintassi.

Nel ‘700 i filologi scoprirono che gran parte delle lingue della civiltà classica e dell’Europa

moderna erano imparentate: il greco classico e moderno, il gotico e le lingue neo germaniche

moderne, le lingue celtiche… non solo: scoprirono che a qsta grande famiglia linguistica

apparteneva anche il sanscrito e gran parte delle lingue moderne dell’india centro-settentrionale, il

persiano e molte altre lingue iraniche , passate e presenti.

WILLIAM JONESfu il primo a ipotizzare che le lingue indiane e le lingue iraniche e gran parte

delle lingue europee avessero in origine una lingua comune, probabilmente estinta da molto tempo.

alla fine del secolo scorso e nei primi decenni del ns secolo, la scoperta e la decifrazione e di altre

lingue parlate nella penisola anatomica (attuale Turchia) nel secondo e primo millennio a.c. indicò

l’esistenza di un ramo collaterale a qste lingue indoeuropee. Ed è per qsto che oggi molti linguisti

preferiscono parlare di indoittita.

un medesimo gruppo di lingue può essere parlato da popoli diversissimi per origini, caratteri fisici,

religione, cultura.

• Quale era la sede originaria delle popolazioni indoeuropee? Quale era la loro cultura?

Anni ’30 del ns secolo:

GEORGES DUMEZIL ed EMILE BENVENISTE avanzarono l’ipotesi che la società,

l’immaginario e la religione dei popoli indoeuropei sarebbero stati caratterizzati da una struttura

tripartita e gerarchica.

Le triadi divine ricorrenti nel pantheon dei popoli indoeuropei corrisponderebbero a una ripartizione

di funzioni simboliche:

1. la sovranità magico- giuridica

2. la forza aggressiva e difensiva

3. la fecondità e l’abbondanza

e una stratificazione delle classi sociali:

1. preti – sacerdoti

2. guerrieri

3.produttori-agricoltori

Anni ’50 del ns secolo:

MARIJA GIMBUTAS ha cercato tracce che la aiutassero a identificare la sede e la cultura delle

popolazioni protoindoeuropee.

i reperti archeologici emersi dalle pianure del basso e del medio corso del Volga (5 e 6° millennio

a.c.) riguardavano la cultura kurgan. Qste regioni furono abitate da popolazioni nomadi che si

spostavano attraverso le enormi estensioni delle steppe, che preferivano l’allevamento

all’agricoltura, e che avevano tratto un notevole profitto dall’addomesticazione del cavallo.. a poco

a poco qste culture si espansero verso occidente ed entrarono in lotta di collisione con le civiltà

agricole e urbane dell’Europa preindoeuropea.

L’età che va dal 4200 al 3200 a.c. è stata definita l’età oscura dei Balcani. Da molti luoghi tra cui

Ezero e Bulgaria meridionale, ci provengono testimonianze di una brusca interruzione degli

insediamenti neolitici: gli stessi luoghi vennero rioccupati soltanto molti secoli dopo, da una cultura

assai differente.

Molti furono i rami in cui si differenziarono le lingue indoittita.

1. lingue anatomiche. Tutte estinte.

2. lingue tocarie. Tutte estinte

3. lingue celtiche. Quattro sono le lingue celtiche parlate attualmente: gaelico irlandese, il

gaelico scozzese, il gallese, il bretone.

4. lingue italiche. Dal latino sono derivate 16 lingue moderne tra cui : l’italiano , francese,

spagnolo, rumeno….

5. lingue germaniche. Il gotico si è estinto. Sono derivate 12 lingue moderne: inglese, tedesco,

danese, svedese…

6. lingue balto-slave. Si dividono in due gruppi: due sono le lingue baltiche parlate oggi : il

lettone e il lituano. 13 le lingue slave: russo, polacco, ceco, slovacco….

7. l’albanese. E’ una lingua isolata.

8. il greco. Nell’antichità comprendeva molti dialetti. La lingua moderna deriva dalla koinè, la

lingua comune dell’età ellenistica.

9. l’armeno. Altra lingua isolata, parlata sin dall’antichità nel Caucaso meridionale e nella parte

orientale della penisola anatomica.

10. lingue indo-iraniche. Si dividono in tre gruppi.

a) il primo è formato dalle lingue indiane discendenti dal sanscrito.

b) Lingue iraniche

c) E il gruppo nuristano che si è rivelato distinto dal gruppo indiano e iranico.

ritorniamo sulle origini e sulla diffusione dei popoli indoeuropei.

Gli scavi condotti da james mellaart e da altri, nell’Anatolia meridionale, hanno fatto scoprire che la

storia dei centri urbani risale a circa 7000 anni a.C., qualche millennio prima di quanto asserisse la

versione tradizionale, che identificava l’origine della città nei primi sviluppi delle civiltà

mesopotamiche.

• Grande era la diversità fra i valori, i modi di vita, la struttura sociale dei due tipi di civiltà,

dei due “mondi”. Diversità estrema, anzitutto, fra gli atteggiamenti verso la pace e verso la

guerra.

GLI INSEDIAMENTI PREINDOEUROPEI:

 erano collocati in luoghi facilmente accessibili, sulle rive e sulle valli dei fiumi.

Non conoscevano né armi , né fortificazioni.

la vita quotidiana era impegnata nell’agricoltura, alla fabbricazione di oggetti di consumo, alla

produzione artistica.

I KURGAN al contrario:

 si servivano di molte armi: arco e freccia, lancia e daga

i loro insediamenti erano dominati da fortezze inaccessibili, edificate su colline scoscese e

circondate da mure ciclopiche

il potere e la ricchezza dipendevano essenzialmente da razzie e predazioni a danno delle

popolazioni confinanti.

Le strutture sociali

 la società KURGAN era rigidamente gerarchica. Al vertice probabilmente si trovava una sorta di

re tribale. I capi venivano accompagnati nella tomba dai loro sottoposti, servitori e concubine.

Adattava una linea di discendenza patriarcale ed era caratterizzata da una struttura a dominanza

maschile, che è stata definita patrifola o androcratica.

la società DELL’EUROPA ANTICA era invece più egualitaria, con una consistente classe media

dovuta agli sviluppi del commercio.

Il rapporto fra i sessi era equilibrato: le donne potevano svolgere funzioni sociali importanti, di capo

clan, sacerdotesse….

La forma di pensiero dell’Europa preindoeuropea (Europa antica) sembra quindi essere molto

diversa dalla forma di pensiero patriarcale nella quale appunto c’è il predominio del sesso maschile

e la subordinazione del sesso femminile.

Riane Eisler ha utilizzato il termine GILANA per definire la struttura di pensiero dell’Europa

antica. Sta a significare che il femminile e il maschile hanno la stessa importanza. Il riconoscimento

e il rispetto dell’autonomia , della differenza e dell’uguaglianza di status fra i due sessi sono ,

nell’universo di “gitana” , precondizioni per la loro stessa evoluzione: una polarità si trasforma e si

arricchisce proprio grazie alle connessioni e alle comunicazioni che intercorrono con l’altra polarità.

MATRIARCATO

Molto probabilmente la linea di discendenza nell’Europa antica era stata matrilineare. Presto il

termine matriarcato fu esteso a indicare tutte le società che nella loro vita comunitaria

prescindessero da ordinamenti patriarcali, società poi rivelatesi diffuse in tutto il mondo.

TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE

Dell’Europa e dell’Anatolia preindoeuropea non possediamo alcuna testimonianza scritta. Solo

grazie alle testimonianze archeologiche che possiamo definire testimonianze nosologiche ,

corrispondono cioè alla memoria della cultura neolitica che è persistita nell’immaginario, nella

spiritualità, nei miti, nel folclore delle ere successive.

LA GRANDE DEA

Dietro all’apparente unità del pantheon dell’antica grecia classica, si cela uan vera e propria dualità

religiosa. Alle divinità maschili indoeuropee del cielo (Zeus) e della guerra (Ares) , si

accompagnano e si contrappongono le divinità femminili eredi del mondo neolitico, le dee della

terra, della fecondità, dell’invenzione: gaia, demetra, persefone, Atena, Artemide, ecate,

qste dee dimenticate della Grecia classica e preclassica, delineano una grande tram

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher walis1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Bocchi Gianluca.
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