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Dai centri principali della civiltà micenea emersero numerose tavolette ricoperte dai segni di una

scrittura sconosciuta, che fu chiamata lineare b. era un greco arcaico, ma perfettamente

riconoscibile.

Mentre sul continente fioriva la civiltà micenea, nelle isole dell’Egeo e in particolar modo a Creta,

si conservò una civiltà dai tratti sociali, simbolici e religiosi caratteristici dell’Europa Antica,

preindoeuropea. Dai grandi palazzi dell’isola di creta sono affiorate altre due scritture sconosciute,

che sono state definite geroglifica e lineare a . ma a differenza della lineare b, qste scritture

conservano ancora i loro segreti. Fino a oggi, tutti i tentativi di decifrazione sono falliti. Si è

comunque scoperto chela lingua celata dietro qste scritture non è né greco , né un’altra lingua

indoeuropea o lingua semitica.

La civiltà egeo-cretese iniziò a decadere solo dopo il 1400 a.C. , quando fu distrutta Cnosso , la

capitale, probabilmente da un incursione di Achei che provenivano dal continente.

Dopo il 1200 a.C. , anche la civiltà micenea finì bruscamente: sul suolo ellenico al predominio degli

Achei dalle armi di bronzo si sostituì il predominio delle armi dei Dori dalle armi di ferro.

Era un tempo di grandi spostamenti di popoli.

I disastri della natura e della guerra cospirarono nella fine di un mondo.

LE INVASIONI DEI POPOLI DEL MARE

- Egitto -

Dagli archivi egiziani emergono importanti tracce degli sconvolgimenti di qsto periodo. Per due

volte, gli eserciti del faraone dovettero affrontare eterogenee coalizioni ( chiamate popoli del mare).

- la prima volta siallearono a tribù libiche di stirpe berbera e portarono la minaccia occidente sulla

costa africana del mediterraneo.

- La seconda volta attaccarono l’Egitto dall’Asia, scendendo lungo le coste del medio oriente.

Comunque l’impero egizio sopravisse.

La prima coalizione fu vinta da Merneptah fra il 1230 e il 1220 a.C..

La seconda coalizione fu vinta da Ramesse III fra il 1190 e il 1180 a.C..

Tuttavia nella seconda coalizione gli invasori si arrestarono appena prima della penisola del Sinai ,

vicino all’odierna Gaza.

Da allora l’area che strapparono all’impero egizio fu detta Palestina, dal nome di uno dei “popoli

del mare” i Peleset.

Mescolandosi con altri popoli i Peleset divennero Filistei che ben presto dovettero convivere e

combattere con una nuova tribù di stirpe semitica: gli ebrei.

Fra il 1000 e il 950 a.C. , Saul, Davide e Salomone fondarono il regno di Israele.

L’impero ittita , invece, fu travolto dagli eventi.

Nelle regioni dominate dagli ittiti si stanziarono le tribù traco-frigie, anch’esse indoeuropee, me le

cui lingue non erano per niente affini a quelle anatomiche.

- LA Grecia e l’Egeo –

Anche la Grecia e l’Egeo furono investiti in qsta trama di eventi.

La civiltà micenea fu investita da nuove migrazioni. Qsto fu il periodo dell’invasone dorica : i Dori

avrebbero scalzato gli Achei dai principali centri della civiltà micenea

Ai disastri naturali si sarebbe aggiunta una gravissima crisi economica , dovuta all’interruzione

degli abituali flussi commerciali con l’oriente. Le migrazioni degli Illiri sarebbero avvenute in un

periodo di poco successivo, e avrebbero spinto le tribù doriche a conquistare di quanto restava della

civiltà micenea. In ogni caso, la cesura, fu profonda. Nella zona di Argo , fu abbandonato l’86 %

degli abitanti. Il periodo successivo al 1200 fu oscuro e confuso. Dopo alcuni secoli emerse una

nuova civiltà: quella della Grecia classica.

Le convivenze drammatiche della convivenza etnica sul suolo greco fecero percepire il tempo

complessivo dello storia come un dominio di squilibrio, di degradazione, di decadenza.

Ne Le opere e i giorni , intorno al ‘700 a.C. , Esiodo parlò di 5 stirpi degli umani, create e distrutte

in tempi successivi dagli dei immortali.

1. la prima era la stirpe del’età dell’oro, dei tempi di Kronos, che si godeva tranquilla i frutti

che la terra arrecava.

2. 3. 4. erano la stirpe d’argento, la stirpe di bronzo e la stirpe di ferro , al cui tempo Esiodo era

venuto al mondo. Ciascuna era peggiore di quella che l’aveva preceduta e migliore di quella

che la seguiva: era la storia del deterioramento e del trionfo delle armi. Ma fra l’età del

bronzo e l’età del ferro, Zeus, creò una nuova stirpe, quella degli eroi, che non fu distrutta ,

ma posta a sempiterna dimora nelle Isole dei Beati. La progressione, cmq, non era destinata

a concludersi in catastrofe ineluttabile. Dopo la stirpe del ferro , si poteva sperare nella

venuta di una stirpe migliore. Esiodo scriveva di essere nato troppo presto.

La storia, il mito l’arte si confondono. Il punto di vista di Esiodo sembra rievocare la memoria

collettiva degli agricoltori Greci, che avevano visto succedersi Pelasgi, Achei, Dori , e avevano

vissuto il temo di re Argo e di Micene.

nell’età classica i greci sentivano di essere stati preceduti da molte storie, di essere eredi di

grandi derive e di grandi naufragi storici., di conservare poche e confuse tracce di mondi

perduti.

 per secoli la civiltà greca fu pervasa e guidata dalla pheme: dalle voci, dai racconti, dai segni,

dalle narrazioni. Per secoli il potere della parola detta fu predominante rispetto alla parola

scritta. I greci si impegnarono molto a farle risuonare contemporaneamente per metterle in

reazione.

Le prime vere città greche risalgono al periodo oscuro immediatamente successivo al crollo dei

centri micenei: all’ XI e XII sec. a.c. erano terre dai molteplici transiti. Nelle isole restano

sopravvivenze del mondo preellenico. Poco a sud di Mileto si trovava l’isola di Lero, dei cui

abitanti i greci dicevano fossero tutti cattivi, per la tenacia con la quale stavano attaccati alle

antiche usanze.

Rammentare come le regioni in cui nacque la filosofia occidentale fossero già da un millennio

luogo di incontro e di scontro fra Grecia, Egeo e Oriente , e come qste stesse regioni fossero

luogo di incontro e scontro fra le diverse stirpi dei greci, non ci fa sottovalutare la radicalità

della svolta che allora ebbe luogo,ma ci consente di metterla in prospettiva.

Molteplici storie precedettero le speculazioni dei primi filosofi-naturalisti.

- l’avventura del pensiero greco nacque segnata dal pluralismo.

- Le nuove speculazioni filosofiche e naturalistiche non annullarono le molteplici narrazioni

mitiche e le discordi concezioni religiose che avevano costituito il loro terreno di coltura,

ma si posero accanto a loro in una stimolante relazione antagonista e cooperatrice a un

tempo.

- D’altra parte , la stessa filosofia presocratica fu pluralista. Molte ipotesi furono esplorate nel

tentativo di definire la natura e l’origine delle cose

ANASSIMANDRO l’ordine del tempo è l’ordine della reciproca ingiustizia che le cose si

arrecano l’un l’altra. Anche in qsta età i greci furono molto inquietati dal potere disgregatore del

tempo. Il cambiamento appariva come una forza imprevedibile, incontrollabile, indesiderabile. Era

sentito come qlcsa da cui proteggersi e da cui schermarsi. Contro di esso i numeri e le forme

geometriche potevano esercitare un efficace potere esorcistico. Al perpetuo flusso del divenire , fu

proposto il mito dell’eterna invarianza. I molti furono definiti come variazioni sul tema dell’Uno.

Furono cercate le vie attraverso le quali l’Uno genera i Molti. Anche il mito dell’eterna invarianza,

in competizione con tanti altri, si fece strada nella nascente filosofia.

PARMENIDE, ZENONE definirono l’Essere: ciò che non sorge, non perisce e no muta. Non

esitarono a mostrare la collisione e in modo più forte la contraddittorietà fra l’Essere e il Tempo. Il

saggio avrebbe dovuto oltrepassare il mondo dell’apparenza , il dominio del cambiamento e del

divenire, e procedere verso la realtà inalterata e inalterabile che sta al di là.

PLATONE diede una versione in qualche misura attenuata del mito dell’eterna invarianza.

Concesse una certa realtà alle pallide “ombre mutevoli” del mondo sensibile. Ma la loro

disorganicità, stravaganza , transitorietà rinviava per lui cmq a un ordine nascosto, del tutto

indipendente e antecedente rispetto alla vita degli esseri umani. Costoro attraverso l’amoroso uso

dell’intelletto, avrebbero dovuto leggerlo nei dettagli delle cose, ricostruirlo e conformarvisi.

Platone considerò l’ordine nascosto delle cose opera della suprema divinità , del costruttore del

cosmo, della mente ordinatrice, che aveva posto dall’esterni la forma a una materia primordiale,

sprofondata nel nero abisso del caos e del vuoto.

Le sue componenti erano le EIDE (idee o forme) permanenti, universali, atemporali. Nella loro

molteplicità le eide corrispondevano a tutta la varietà degli oggetti del mondo.

La verità poteva essere colta soltanto attraverso un intelletto purificato appieno dal contatto con i

sensi. In qsto mondo Platone introdusse nel cosmo una dualità fondamentale.

Separò due ordini di realtà, e li considerò parti di una gerarchia di valori in cui un ordine era

fondamentale , e l’altro subordinato.

La dualità poteva essere espressa in molti modi.

Nella gerarchi di volta in volta:

 intelletto, essere, sostanza, permanenza, forme, atemporalità : erano i termini fondamentali.

 sensi, divenire, relazioni, cambiamento, processi, temporalità : erano i termini subordinati.

l’opera di Platone fu il punto di svolta della filosofia classica.

- egli concepì una riscrittura della storia

- una revisione della memoria

- condannò gli antichi miti e ne elaborò di nuovi.

LA MITOLOGIA DI Platone.

Nella sua mitologia egli raccontò come dio avesse generato la molteplicità e la mutevolezza del

mondo sensibile.

- Dio creando il cosmo vi aveva infuso l’anima dell’universo, che aveva un essenza

intermedia tra l’uno e il molteplice.

- Poi l’aveva divisa in due parti, ne aveva fatto due circoli e aveva impresso loro il

movimento di rotazione.

1. il primo circolo  il MEDESIMO  era il più perfetto perché il suo moto era eternamente

uguale. Era l’equatore celeste che determinava la rotazione delle stelle fisse.

2. il secondo circolo  l’ALTRO  era più vicino alla molteplicità del mondo sensibile, perché

si divideva a sua volta n sette cerchi diseguali, con velocità diverse. Era l’eclittica che

determinava la rotazione di sette pianeti : sole, luna, mercurio, venere, marte,giove, saturno.

Qsti pianeti erano gli strumenti del tempo. E gi otto moti, dell’equatore e dell’eclittica, erano

il tempo stesso , che imitava l’eternità e che si muoveva secondo il numero.

Solo dopo qsta creazione dio si era accinto a creare le anime degli esseri umani, con gli stessi

ingredienti dell’anima dell’universo: ma non erano così puri come prima.

Il cosmo di Platone era un cosmo gerarchico: i luoghi in cui erano collocate le stelle fisse, gli astri

erranti e la Terra segnavano la loro progressiva distanza dal Creatore.

 sul piano cosmologico, la svolta di Platone aprì un abisso fra la Terra e i cieli.

La Terra sede dei moti per generazione, dove i viventi si moltiplicavano e si frantumavano, fu

considerata più imperfetta e più lontana dal creatore di quanto lo fossero i Cieli, sede degli otto moti

per numero, sempre identici a se stessi.

L’ordine gerarchico dello spazio e dei moti venne considerato un espressione dell’ordine del valore.

I luoghi occupati dalle varie entità del cosmo furono considerati un riflesso dei luoghi da loro

occupati nel piano divino.

nel mondo greco le vicende della storia degli uomini continuarono a essere scandite dal moto

circolare delle sfere celesti, dalla rivoluzione cosmica del grande anno, alla fine del quale tutti gli

oggetti erranti sarebbero tornati ad occupare esattamente le posizioni già occupate in un remoto

passato..

In qsta formulazione estrema , tale credenza non era certo da tutti condivisa.

Aristotele fu deciso nello scartare come assurda l’idea di un ritorno periodico di tutti gli eventi e di

tutti gli individui, e tuttavia fu altrettanto incline a sostenere che il tempo della storia umana nel suo

complesso fosse veramente un TEMPO CICLICO.

LE vicende del tempo sublunare non erano che il riflesso del tempo celeste, e seguivano un

ritmo periodico in cui le fasi ascendenti e le fasi discendenti, i periodi di progresso e i periodi di

involuzione si sbilanciavano. Quando prevalevano le forze disgregative , le catastrofi si

susseguivano e molta della sapienza accumulata veniva cancellata dal mondo. Tutte le arti, tutte le

scienze, tutte le opinioni erano già apparse sulla Terra innumerevoli volte.

LA ROTTURA DELTEMPO CICLICO l’idea cioè di un tempo nel quale gli eventi e gli istanti

fossero unici e irripetibili venne attribuita alle radici ebraiche della civiltà occidentale.

Antico testamento la storia aveva un inizio assoluto e una meta predefinita.

All’inizio stava la creazione divina dell’uomo e di tutte le creature che popolano la terra; alla fine

della storia sarebbe stato l’avvento del Messia a portare la liberazione politica al suo popolo e alla

rinascita dell’anima per tutto il mondo.

IL CRISTIANESIMO collocando l’avvento del Messia nel passato, introdusse una grande

discontinuità nella storia.

- La spezzò in un prima e in un dopo assoluti.

- Segnò la soglia fondatrice della nostra era , attraverso un evento unico e irripetibile.

- L’irreversibilità prodotta da qsto evento fu integrata nel tempo finito del cosmo ebraico e

nel grande cosmo del ciclo greco.

IL COSMO MEDIOEVALE il tempo era finito, nel passato come nel futuro, perché era

subordinato alla volontà e al disegno di Dio chetava fuori del tempo, e che aveva creato il tempo e

insieme al mondo.

La figura del grande ciclo assorbì il tema dell’eterno ritorno. La storia replicava in continuazione

eventi, simboli e trame , perché retta da un piano complessivo e unitario che affiorava in ogni

istante del tempo.

Non solo il tempo era finito. Il mondo stesso attraversava le età della vita umana :la prima infanzia,

l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza, l’età matura, la vecchiaia. E ormai il mondo stava vivendo

la sua vecchiaia.

Nella tarda antichità, tutti concordavano sul fatto che la venuta del Cristo avesse aperto l’ultima età

del mondo. - PARTE SECONDA -

1. 1492

LA DIASPORA DEGLI EBREI

Granada, 1° gennaio 1492.

L’emiro Boabdil, ultimo erede dell’ultimo regno musulmano della penisola iberica, si preparava a

consegnare la città ai re cattolici Ferdinando D’Aragona e Isabella di Castiglia. Dieci anni dopo il

loro matrimonio, con l’unione dei loro regni crearono la monarchia spagnola.

Subito qsta monarchia si trovò impegnata in una difficile competizione con il vicino regno del

Portogallo, che non avendo più spazio per espandersi nel suolo europeo, da circa un secolo

esplorava le coste africane.

I re cattolici decisero di impadronirsi del regno di Granada . ma la guerra non fu facile. La strada

per Granada fu spianata solo grazie al tradimento dello stesso Boabdil. All’alba del 2 gennaio 1492,

la città si arrese. Dopo quasi 8 secoli , finitala presenza islamica nella penisola iberica.

Nel 1492 i regni di castiglia e d’aragona erano popolati da circa trecentomila ebrei.

In tutta Europa si moltiplicavano episodi di intolleranza. Tali episodi erano presenti anche sul suolo

iberico: la vita delle comunità ebraiche non era sempre facile.

Tuttavia qste comunità prosperavano.

 gli ebrei erano finanzieri, artigiani, medici, proprietari terrieri. Alcuni di loro avevano accesso a

corte. Negli ultimi tempi, la posizione degli ebrei era diventata sempre più difficile.

I divieti si moltiplicarono.

1493. Torquemada. Nuovo inquisitore generale  impose alle famiglie ebraiche di Cadice, Siviglia e

Cordoba di scegliere fra la conversione e l’espulsione.

1492.

6 gennaio Ferdinando e Isabella entrarono in pompa magna a Granada.

15 febbraioTorquemado presentò alla regina un progetto di espulsione degli ebrei.

28 marzo dopo esitazioni, i sovrani decisero di approvare il progetto.

31 marzo fu firmato il decreto e fu tenuto segreto per un mese.

1° maggio gli ebrei spagnoli vennero a conoscenza di ciò che venne loro imposto: avrebbero

avutoselo tre mesi di tempo per decidere se convertirsi o partire: tre mesi per regolare i loro affari,

per vendere tutto ciò che non potevano portare con sé. Ai contravventori sarebbe stata comminata

la pena di morte e la confisca dei beni.

A nulla valsero le perorazioni rivolte ai sovrani da ebrei influenti.

A nulla valsero le promesse di aiuti dei cristiani autorevoli.

LA DECISIONE NON VENNE RITRATTATA.

CONVERTIRSI era pericoloso: gli inquisitori erano cmq sempre pronti a montare processi contro

gli ebrei con l’accusa di continuare a seguire in segreto dettami e rituali della loro religione.

PARTIRE significava rinunciare a gran parte dei propri beni e delle proprie ricchezze. Il decreto di

espulsione vietava agli ebrei di portarsi via oro e argento.

Inoltre in tutta Europa dilagava l’antisemitismo ed erano pochi i porti sicuri.

 i più cmq scelsero la strada dell’esilio.

Negli anni successivi si susseguirono i decreti di espulsione: Marsiglia, Siviglia,Portogallo,

Norimberga, Napoli, Provenza.

 tuttavia in molti stati italiani, nelle fiandre , nella Polonia, in lituania, nell’africa del nord, in

medio oriente e nella stessa Puglia gli ebrei trovarono principi o governi pronti ad accoglierli.

 più generoso fu l’impero islamico dei turchi ottomaniil sultano facilitò in tutti i modi gli

insediamenti degli ebrei. All’inizio del nostro secolo, le comunità degli ebrei sefarditi di origine

spagnole vivevano e prosperavano in tutta l’Europa sud-orientale.

Il 3 agosto 1492 le tre navi di Colombo lasciarono Palos verso l’ignotoper raggiungere il Levante

attraverso il Ponente.

 non fu accidentale che il viaggio partisse da un mondo ossessionato dall’esclusione ,

dall’espulsione, dalla conversione, dalla purificazione. Qste ossessioni avrebbero accompagnato

tutta la nuova età che stava per nascere.

 il 500 fu il secolo in cui ebbe inizio un’età caratterizzata dal crollo di barriere di separazione.

Successivamente, si stabilirono connessioni e interazioni fra le civiltà, le culture, le forme di vita

associata, le fedi, i miti di popoli sparsi su tutta la Terra.

 gli europei entrarono nell’età moderna attraverso l’esperienza dell’alterità, l’incontro con la

diversità, il proliferare della varietà, l’apertura di spazi sconfinati.

- La tendenza prevalente fu quella di interpretare alterità e differenze stabilendo gerarchie,

relazioni di dominazione e di subordinazione, giudizi di superiorità o di inferiorità.

- Papa Paolo III, decretò che i nativi del continente americano dovevano essere convertiti alla

fede cristiana.

- La diversità doveva essere ridotta attraverso l’omogeneizzazione. Qsto atteggiamento

assunse aspetti grotteschi allorché la proiezione di valori europei su individui e popolazioni

del nuovo mondo entrò in conflitto diretto con l’esperienza.

- I colonizzatori interpretarono la difesa delle particolarità indigene, il rifiuto

all’omogeneizzazione, la ribellione alla conversione alla fede europea, come prove di

inferiorità e quindi come prova della necessità di una loro subordinazione.

Fin dalle origini dell’età moderna , l’uomo europeo è stato il geometrizzatore del pianeta. Una volta

compresa la portata delle scoperte geografiche, Spagna e Portogallo definirono un confine fra le

loro rispettive sfere di influenza. Fissarono a metà dell’Atlantico la linea di demarcazione.

Alla Spagna sarebbe spettata gran parte del Nuovo Mondo e del pacifico ancora ignoto;

al PORTOGALLO sarebbe spettata la parte sud orientale del continente americano (brasile) e le

coste dell’africa e delle indie.

La costruzione di uno spazio planetario geometrizzato innescò l’emergere di un tempo e di un

commercio planetari. In meno di un secolo, le dimensioni del mondo si erano incredibilmente

allargate. Ma il pianeta si era chiuso in se stesso.

COPERNICO 1543. sistema eliocentrico. Il sole prendeva il posto della Terra al centro delle sfere

celesti.

GALILEO GALILEI osservando i quattro satelliti di giove da lui scoperti, provarono coma non

fosse inevitabile che tutti i corpi celesti si muovessero intorno alla terra. L’universo divenne più

vario, più diversificato, più inquietante.

GIORDANO BRUNO fu il primo ad enunciare con chiarezza le conseguenze più radicali delle

scoperte astronomiche. Appariva un universo totalmente nuovo : un universo infinito.

 era la fine del mondo chiuso. Era la fine di un ordine naturale univoco e gerarchico, in cui la

Terra era subordinata e inferiore al cielo, in cui la permanenza, la generazione e la corruzione del

mondo sublunare contrastavano con la perfezione dei moti circolari dei corpi celesti.

NICOLA CUSANO l’universo da lui concepito non comportava una rivoluzione astronomica, ma

spirituale: la terra non era il polo negativo del cosmo; aveva una dignità uguale a tutti gli altri astri,

era una pietra preziosa nell’armonia del cosmo, perché il centro dell’universo era in ogni dove, e dio

era presente in tutti i luoghi.

GIORADANO BRUNO accettò con entusiasmo il sistema copernicano e lo mise in connessione

con l’universo di Nicola cusano: intreccio l’ordine astronomico con l’ordine spirituale.

 la rivoluzione che dischiuse le porte dell’età moderna fece esplodere i confini dell’antico cosmo e

delineò un universo infinito, senza confini apparenti, indefinitamente estendibile nello spazio e nel

tempo. Venne meno l’armonia prestabilita fra l’ordine del cosmo e l’ordine della conoscenza.

 l’età moderna si aprì con il difficile compito di estendere la conoscenza dal mondo chiuso

all’universo infinito. 2. CUIUS REGIO, EIUS RELIGIO

A Granada tutte e tre le grandi fedi monoteistiche erano liberamente professate.

- talvolta avvenivano libere conversioni in un senso o nell’altro.

- Il clima intellettuale ed economico era favorevole perché si incontrassero viaggiatori di

provenienze assai remote.

- molte conoscenze astronomiche , filosofiche e matematiche dell’antichità sono giunte al mondo

moderno attraverso la lingua araba.

 il carattere specifico dell’identità europea è la VARIETA’.

 tuttavia l’ingresso dell’Europa nell’età moderna fu accompagnato da una serie di decisioni

politiche, religiose e culturali che puntarono in una direzione esattamente opposta, che tesero a

ridurre, a sopprimere, a occultare, a sciogliere, a confinare la varietà originaria.

ciò non ha condotto soltanto all’esclusione , all’espulsione, all’eliminazione (fisica e simbolica) di

molteplici popoli, individui, collettività. Ha imbrigliato l’età moderna nel MITO DELL’UOMO

NUOVO il cui tratto essenziale sarebbe proprio la rottura e la purificazione rispetto al passato o

all’altrove.

L’ossessione della purificazione fece degli ebrei e dei musulmani il capro espiatorio. Ma non solo

loro.

 nel culto della vergine erano confluiti, da tutte le parti d’Europa, i culti locali della dispensatrice

della nascita e della madre Terra. Le feste pagane, celebrazione dei ritmi della Terra e del Cielo,

erano entrati a far parte del tempo sacro della Cristianità. Il Natale di Gesù Cristo fu fatto cadere in

coincidenza della festa del solstizio d’inverno, che celebrava la rinascita del sole.

Nel 1486 sprenger e Kramer (due domenicani tedeschi) su richiesta del papa Innocenzo VIII

indagarono sulla diffusione delle pratiche magiche e dei culti politeisti delle campagne.

Pubblicarono un testo, che fu un invito ad accendere i roghi, a sradicare con la violenza e con la

tortura pratiche e tradizioni che risalivano a un passato lontano della storia europea, fino all’Europa

neolitica e preindoeuropea organizzata attorno al culto della grande dea.

LA STREGA veniva ad aggiungersi ai nemici dell’occidente.

Nei due secoli successivi , innumerevoli donne furono mandate a morte con l’infamante accusa di

stregoneria. Erano in gran parte semplici contadine che avevano appreso dalle loro madri o dalle

loro nonne segreti e simboli di provenienza remota. Ne derivò un occultamento e un azzeramento

della memoria collettiva, di portata analoga a quello prodotto alcuni millenni prima dalle

popolazioni indoeuropee.

All’Europa il nuovo mondo apparve un mondo senza passato e senza storia.

• I luoghi sacri degli indigeni vennero violati

• I loro legame spirituale con le terre natali fu ignorato

• Le loro menti furono considerate delle tabule rase su cui imprimere la vera fede

• Il saccheggio e lo sfruttamento indiscriminato della manodopera locale da parte dei

conquistadores resero ancora più grave il bilancio di una tragica catena di eventi.

• La natalità calò paurosamente.

• Alcuni indigeni si lasciarono semplicemente morire, vittime della disgregazione del loro

mondo.

• Ma la gran parte di loro fu vittima della più grande catastrofe immunitaria della storia

umana. Le epidemie li falcidiarono. In molte regioni, le popolazioni si ridussero del 50,

dell’80 o del 90% in un secolo. Nell’isola di hispaniola, i suoi abitanti nativi , gli Arawak,

scomparvero del tutto.

LAS CASASFu artefice di un grande tentativo di inserire i popoli del continente americano nella

civiltà umana.

 le ossessioni dell’espulsione, dell’esclusione, della conversione, della purificazione colpirono

duramente gli stessi popoli europei. Qsti avevano contribuito a costruire rigide frontiere religiose, e

poi se ne sentirono accerchiati.

- lo scisma con la cristianità d’oriente divenne irrevocabile

- l’espulsione dei musulmani dalla Spagna e l’avanzata dei turchi ottomani nei balcani creò

una frattura con la religione islamica.

- Le professioni che si richiamavano al nome di Cristo lottarono l’una contro l’altra per far

trionfare l’unica vera chiesa l’unica vera fede.

La cristianità europea alla fine del 400 cercava di tagliare i ponti non solo con le altre fedi, ma

anche con il proprio passato.

1500: IL GRANDE LEGISLATORE saggio , principe, intellettuale, politico o partito. Gli si

attribuì l’autorità di riconciliare le turbolenze storiche con la lucidità della ragione.

THOMAS MORE un’ottima forma di stato sarebbe stata possibile solo in una nuova isola. L’eu-

topos, il luogo del benessere, avrebbe potuto essere situato solo in ou-topos, nel luogo che non

esiste. Gli esperimenti e le innovazioni politiche e sociali avrebbero potuto realizzarsi in un luogo

separato dagli antichi universi culturali.

l’incontro fra tradizioni spirituali differenti rese popolare l’immagine delle quattro colonne che

reggevano l’articolato edificio della civiltà europea: le tre grandi religioni monoteistiche insieme

alla riscoperta sapienza degli antichi, che tornavaa fecondare la cultura occidentale.

entrambe le mete , quella cognitiva e quella spirituale, richiedevano lo sviluppo armonico di tutte

le inclinazioni. Le forme della connessione fra mente e natura, fra microcosmo e macrocosmo, per

essere disgelate richiedevano sensibilità, immaginazione e intelletto.

 le concezioni cosmologiche di g. bruno e n. cusano non parlavano soltanto dell’universo che è

fuori di noi, ma anche e soprattutto dell’universo che è dentro di noi: l’universo è infinito perché ha

il centro in ogni dove. Concezione di un una nuova dimensione interiore.

in qsto universo si ricercavano l’illuminazione individuale e la liberazione personale attraverso la

rigenerazione interiore; si considerava l’umanità interacome incarnazione della creatività divina: si

negava la necessità dell’intermediazione di chiese o di norme prefissate.

questo universo fu annientato dalle grandi guerre di religione.

la controriforma si saldò con l’iconoclastia protestante. Le nuove confessioni produssero grandi

istituzioni, sempre più simili alla chiesa cattolica, che posero l’accento sulla gerarchia e sulla

staticità degli ordini sociali.

1600- l’espansione economica che era durata tutto il secolo precedente ebbe fine, e fu seguita da un

declino del commercio internazionale; il clima fu insolitamente freddo, e la peste tornò a infestare

l’Europa occidentale; le lotte di religione vissero una nuova fase di recrudescenza.

LO STATO NAZIONALE

Situazione fine ‘400. nell’Europa dell’epoca gli orizzonti universalisti della chiesa e dell’impero

erano ancora vivi e vitali. Essi coesistevano con tipi di organizzazione politica puramente locali.

Nei centocinquant’anni successivi l’ascesa degli stati nazionali nel continente europeo trasformò

radicalmente i centri, le forme e gli intrecci dell’autorità.

- furono istituite le prime strutture militari permanenti

- le guerre iniziarono a essere dichiarate formalmente, e a essere concluse dalla stipulazione di

trattati di pace.

- Gli stati si scambiarono regolari rappresentanze diplomatiche

Il momento deciso di questa ascesa avvenne quando la GUERRA DEI TRENT’ANNI

(1618-1648) provocò cinque milioni di morti e spopolò quasi completamente il suolo tedesco.

1648. firma della pace di Westfalia portò:

- alla fine della guerra dei 30 anni

- alla fine delle guerre di religione.

un vincitore assoluto non sarebbe più emerso

la chiesa cattolica mantenne il predominio in molte aree del continente

l’unità di culto dell’Europa centro occidentale era scomparsa

• Nel cuore dell’Europa , si aprì un nuovo potere, che sarebbe stato colmato dalla progressiva

espansione a occidente dello stato prussiano.

- CUIUS REGIO, EIUS RELIGIO fu il nuovo principio che regolò la mappa del continente.

- La religione del principe condizionò e nella maggior parte dei casi impose la religione dei

sudditi.

- Non vi fu posto per grandi compagini statali a confessioni miste.

Austria, Spagna, Francia  si definirono MONARCHIE CATTOLICHE

Svezia e Danimarca  si definirono MONARCHIE LUTERANE

Inghilterra  si definì monarchia anglicana

Dopo il 1648 si affermò l’idea di RELIGIONE DI STATO. La religione di stato subì una

metamorfosi radicale e fece posto alla religione dello stato, alla statolatria.

- nella storia europea dell’Europa moderna, le autorità assolute e sovrane proliferarono

- lo stato nazionale cessò di cercare ogni legittimazione esterna

- non ammise alti poteri al di sopra di se

- ciò imponeva ai politici, ai diplomatici, agli stessi militari di concordare un equilibrio, di

definire regole che impedissero a qste autorità assolute e sovrane (gli stati nazionali) di

precipitare in una conflagrazione generale.

 il precedente delle guerre di religione dettò legge. Nei secoli successivi, i governi e le autorità si

accordarono per stabilire regole di separazione e di cooperazione, per controllare e per definire

spazi, tempi, forze militari, interessi, obiettivi per tutti i conflitti possibili.

furono definite sfere di influenza e diritti reciproci più o meno tangibili.

3. IL MONDO CHIUSO NELL’UNIVERSO INFINITO

Prima che la guerra dei trent’anni mettesse ancora una volta di fronte cattolici e protestanti, alcuni

monarchi e pensatori illuminati avevano concepito il disegno di stati e di lealtà nazionali fondati

sulla pluralità dei culti e delle fedi.  qsti pensieri furono considerati eresie.

Dio non fu più il partner dell’umanità, né fu più l’anima del mondo. Diventò il governatore del

mondo, il garante delle conoscenze e degli ordini sociali preesistenti.

la mente e la natura si separarono. Ognuna fu sottoposta a regole e a trasformazioni prestabilite.

SCIENZA E FILOSOFIA

• Il paesaggio simbolico della scienza e della filosofia che si delineò dopo la metà del

Seicento fu dominato da dualismi, da disgiunzioni e da specialisti, ma anche da equilibri,

leggi e regole.

• Prevalse la ricerca di una certezza e di un accordo intersoggettivi che prescindessero dalla

concretezza delle storie e delle interazioni fra gli individui e le collettività.

• Emerse l’ideale della soggettività razionale, espressione di un osservatore astratto

• Il ricercatore avrebbe dovuto discriminare fra rilevante e accessorio, fra permanente e

transitorio, fra essenziale e superfluo.

• Teatro del suo operare diventò il laboratorio: una scena purificata da ogni interferenza di

effetti secondari, nella quale i fatti sarebbero diventati tali soltanto in quanto ottenuti in

condizioni sperimentali completamente controllabili.- i fatti così purificati sarebbero potuti

diventare testimoni affidabili delle teorie scientifiche.

scienze sperimentali = le scienze che si fondano in campi diversi, sulla scoperta della possibilità di

trasformare i fenomeni in testimoni affidabili delle teorie.

Si delineò i progetto di identificare un nucleo finito di presupposti , di leggi, tramite i quali accedere

alle molteplici scale spaziali e temporali del cosmo.

Si andò alla ricerca di un invisibile semplicemente dietro la complessità apparente dei fenomeni. 

fu la risposta che prevalse di fronte allo sconcerto provocato dall’esplosione dei confini fisici e

simbolici del cosmo, all’inopinata profondità e infinità dell’universo nello spazio e nel tempo.  le

indagini su sistemi fisici molto astratti , molto particolari, molto semplificati furono considerate la

via maestra per comprendere il comportamento della varietà estrema degli oggetti dell’universo.

Alle origini dell’età moderna, lo spazio divenne un immenso contenitore comune al cielo e alla

Terra, uno spazio ISO-TROPO, in cui tutti i luoghi erano equivalenti e indifferenziati, unificate

dalle stesse leggi e dagli stessi elementi.

Progressivamente lo spazio divenne un modello per pensare il tempo, che divenne lineare, metrico,

omogeneo. il tempo si svincolò dal moto degli oggetti celesti.

Isaac Barrow  paragonò il tempo a una linea retta. La sua metafora entrò a far parte della fisica, e

influenzò anche le esplorazioni della storia naturale.

Ma ben presto , in un campo come nell’altro, fu contrastata dall’irriducibile potere dell’evento. Né il

tempo ciclico era scomparso. Né di una meta finale della storia.

Il dio legislatore era un dio esterno ala storia, che aveva lasciato la sua impronta sul mondo e

immediatamente se ne era ritratto. Descartes sarebbe stato blasfemo pensare chele leggi imposte da

dio potessero cambiare, perché erano riflesso e manifestazione della volontà suprema.

Inizio ‘600  LE SCOPERTE DI KEPLERO

- furono una pietra miliare nella costruzione di un nuovo cosmo

- la rottura con l’antico cosmo fu radicale:

- non solo i pianeti si muovevano intorno al sole , ma si muovevano a una velocità variabile

con un orbita ellittica.

- Keplero esultò orgoglioso: egli era il primo, nella storia della creazione, a decifrare l’ordine

che il >Sommo artefice aveva impartito alla natura. E le leggi del cosmo si erano rivelate

semplici e trasparenti. Dio reggeva il mondo con saggezza.

- Ora era stato scoperto lo strumento per disvelare qsta saggezza. Le matematiche sarebbero

state la chiave per aprire le porte della natura. La pratica di esprimere le leggi del cosmo

nella forma di equazioni quantitative rapidamente si affermò.

quando Galileo e Newton unificarono le leggi che regolano gli ordini del cielo e della Terra, fu

aperta la strada all’unificazione della natura terrestre e dei moti celesti.

 il mondo chiuso prevalse sull’universo infinito.  la connessione di due dimensioni della realtà

apparentemente distanti fu interretata come la scoperta dell’ordine che regolava tutti gli ambiti del

nuovo cosmo.

1728 reverendo desaguliers la monarchia costituzionale sarebbe stato il riflesso terrestre

dell’ordine celeste.

 anche nell’età moderna , la purezza cristallina dei cieli sarebbe stata un modello e una pietra di

paragone per le vicende umane.

Pochi decenni dopo la sintesi newtoniana ci si rese conto che, per molti sistemi, una cosa era saper

enunciare le equazioni che definivano il loro comportamento, e un’altra era separarle e risolverle. Il

primo passo non garantiva il secondo. Ma la convinzione era che le porte della natura erano state

aperte.

 la possibilità di separare nettamente i fatti intelligibili dalle interferenze contingenti, fondò l’idea

che fosse possibile estrapolare qsta stessa separabilità all’universo intero.. si impose cioè l’idea che,

in ogni regione dell’universo e nell’universo nel suo insieme, gli innumerevoli effetti frutto di

interferenze locali e incontrollabili fossero cmq da trascurare, perché inevitabilmente destinati a

essere smorzati dalla traiettoria normale.

LAPLACE l’onnisciente legislatore lasciava il posto all’onnisciente calcolatore. Una volta

conosciuta la posizione e la quantità di moto di tutte le particelle dell’universo in un istante dato,

per l’intelligenza evocata da laplace il passato e il futuro del mondo non avrebbero avuto più

segreti.

 le importanti conquiste ottenute dalla scienza moderna fecero credere che all’origine dell’età del

pensiero scientifico ci fosse una rottura fondatrice:

- la rottura fu intesa come purificazione di un universo torbido e magmatico, come

trasparenza sottratta all’opacità o al gioco di luci o di illusioni ottiche delle categorie pre-

scientifiche o a-scientifiche.

le scoperte scientifiche dell’età di Descartes e Newton sono diventate una linea di spartiacque:

hanno diviso l’età delle tenebre e dell’ignoranza dall’età della luce e della verità.

- l’umanità aveva superato una soglia , una discontinuità critica , e oltre qsta soglia si erano

aperte sterminate possibilità di progresso.

DESCARTES

- PRESTIGIOSA CARRIERA SCINTIFICA

- PRESTIGIOSA CARRIERA POLITICA:

- 1796. fu nominato presidente dell’Accademie des sciences

- 1799. Napoleone gli affidò temporaneamente la carica di ministro dell’interno.

- 1803. diventò vicepresidente del senato.

 LA RIFORMA DEL CALENDARIO.

- I calendario rivoluzionario intendeva rompere con il disordine della tradizione e segnare

l’ivversibilità di qsta rottura.

- Il 22 settembre 1792, la data di proclamazione della Repubblica francese, segnò la sogli

fondatrice: il primo giorno del primo anno ella nuova era. Per una fortunata coincidenza era

il giorno dell’equinozio d’autunno. La storia e la natura sembravano cooperare nella

costruzione di un nuovo mondo.

- I tratti più rilevanti nel calendario erano la simmetria, l’eguaglianza, la trasparenza:

- Tutti i mesi erano di 30 giorni ciascuno

- La settimana di 7 giorni venne abolita. Tutti i mesi erano divisi in tre decadi, di dieci giorni.

- Ai mesi furono attribuiti nomi di nuovo conio, tratti dai ritmi della natura e dalle variazioni

del clima.

- I giorni delle decadi furono semplicemente numerati in ordine progressivo, partendo dal

primo dì:il decadì sostituiva la domenica.

Il calendario fu un fallimento competo.

Nessuno sul suolo francese , lo rispettò.

La vita quotidiana continuò a rispettare i ritmi abituali.

Napoleone preso atto del fallimento, abolì l’innovazione con un tratto di penna.

La storia aveva prevalso sull’utopia.

Le Goff ha osservato come la presunta universalità del calendario nascondesse anche un ingenuo

sciovinismo (patriottismo eccessivo, fanatico) : i nomi dei mesi si ispiravano al clima delle terre

francesi, nemmeno rappresentativo di tutto il continente.

1887. Re Gustavo II di Svezia bandì un concorso su di un tema cosmologico: “il sistema solare è

stabile?la Terra e i suoi compagni di viaggio percorreranno per sempre attorno al Sole le loro orbite,

calcolabili con tanta accuratezza grazie alle leggi di Newton?”

POINCARE’ vinse il premio. Fu sbalordito dalla complessità del problema. La stessa orbita del

nostro pianeta sarebbe periodica soltanto in prima approssimazione; se prendessimo in

considerazione le perturbazioni apportate da innumerevoli corpi celesti, la traiettoria diventerebbe

molto più complicata. P. si chiese se per esplorare qsta complessità , non fosse necessario elaborare

nuovi metodi qualitativi.

Nel 1908 scrisse.: in molti sistemi una causa piccolissima, che ci sfugge, determina un effetto

considerevole, che invece non possiamo non vedere. Allora diciamo che qsto effetto dipende dal

caso.

Domanda: la complessità dipende dal caso?

4. LA STORIA E LE FORME

La fine della storia

I TURCHI OTTOMANI minacciavano le popolazioni cristiane dei balcani.:

1521. presero Belgrado

1523. entrarono in Rodi

1526. espugnarono Budapest poi cinsero d’assedio Vienna, ma non riuscirono a sfondare.

1529. dovettero ritirarsi.

MARTIN LUTERO diffondeva in Germania la sua riforma. Pensò che fosse arrivato il tempo della

fine della storia profettizzata nell’antico testamento di Daniele. Se i cristiani avessero vinto, si

sarebbe aperte la strada del Regno di Dio.

La fine imminente del mondo fu cercata anche da altri.

NEWTON studiò attentamente il libro di Daniele e quando nel 1680 una cometa sfiorò la Terra,

affermò che il mondo non avrebbe avuto ancora molto tempo.

THOMAS BURTET  parlò di un mondo caduco e perituro, destinato a essere ridotto in cenere e

fumo nel volgere di pochi secoli.

NN TUTTI PERO’ ERANO DI QSTO AVVISO

JEAN BODIN affermò che il cosmo sarebbe vissuto ancora per almeno 50.000

anni.

a poco a poco il tempo della storia si dilatò.

 il compimento del disegno divino non era più sentito come prossimo e ineluttabile.

Molte filosofie cercarono di definire e cogliere la vera natura di un Grande Tempo: lineare, ciclico

o stazionario?

La cosmologia tradizionale fece da sfondo alla nascita e ai primi sviluppi della biologia moderna: le

relazioni tra la forma e la storia degli organismi viventi furono concepite in un modo di pensare

essenzialista.

LA VARIETA’ DEGLI ORGANISMI VIVENTI , apparentemente inesauribile, fu concepita come il

riflesso di una serie limitata e numerabile di eide (essenze, forme) astoriche, atemporali. Scopo del

naturalista era conoscere un ordine naturale eterno e inalterabile.

LINNEO  guidò la nascita e i primi sviluppi della tassonomia biologica, la scienza della

classificazione degli esseri viventi.

Nel ‘700 inventò un doppio nome (specie e genere)per indicare i tipi viventi: in homo sapiens,

sapiens indica la specie e homo il genere.

Fu anche il primo a utilizzare sistematicamente altre categorie tassonomiche di ordine superiore

ancora oggi in uso: l’ordine e la classe (homo sapiens appartiene all’ordine dei primati e alla classe

dei mammiferi).

Definizione tipologica della specie tipi naturali che differiscono l’uno dall’altro per caratteristiche

diagnostiche costanti.

GEORGES COVIER alla fine del ‘700 impresse alla tassonomia un’altra svolta sostenne

che tutti i tipi di animali fossero molteplici e irriducibili l’uno all’altro.

Coniò la nozione di PHYLUM, o piano di organizzazione, che ancora oggi indica l’unità

tassonomica più generale di tutti i regni del mondo vivente.

Nel mondo animale identificò 4 phyla:

1. i vertebrati, creature con uno scheletro (mammiferi, uccelli , rettili, pesci);

2. i molluschi , invertebrati con una conchiglia o un rivestimento esterni;

3. gli articolati, invertebrati con il corpo diviso in segmenti (insetti , vermi);

4. i radiati, invertebrati con un piano di organizzazione radiale o circolare.

- i phyla vennero considerati le uniche soluzioni vivibili ai problemi di fondo che gli

organismi affrontano per poter esistere e sopravvivere.

- Non era concepibile l’esistenza di organismi che occupassero spazi intermedi fra i vari piani

- Qste soluzioni furono considerate le uniche possibili

LA SCOPERTA DEI FOSSILI

- i fossili testimoniavano la presenza di varietà nell’ambito di una singola specie,di

differenziazioni evidenti che si discostavano dai caratteri morfologici e fisiologici assunti

come archetipici.

- Rivelavano l’esistenza di tipi di organismi estinti, non più presenti sulla terra.

Reazioni

- alcuni pensavano che l’apparenza fosse ingannevole e che i fossili fossero o bizzarre

strutture minerali.

- Altri credevano di aver trovato i resti del diluvio biblico e della vita antecedente al tempo di

Noè.

- Altri iniziarono a calcolare il tempo che fu necessario all’acqua degli oceani per ritirarsi, o

alla terraferma per elevarsi sopra gli oceani.

- Gli organismi marini più stranni, come le trilobiti o le ammoniti, dovevano essere ancora

viventi, celati in qualche angolo remoto del globo.

- MAMMUTH le cui ossa erano state ritrovate in tutta Europa, non potevano appartenere né

alla specie dell’elefante indiano né alla specie dell’elefante africano.

- IL MASTODONTE era ancora più differente.

 era improbabile che animali del genere fossero ancora vivi in qualche regione del mondo

inesplorata. Sia il mammuth che il mastodonte erano specie di animali indipendenti ed estinte.

 I FOSSILI DIVENNERO TRACCE DI UN PASSATO MAI IMMAGINATO.

Agli inizi dell’800, i cacciatori di fossili batterono a tappeto campagne, cave e scogliere

dell’Inghilterra, in cerca di nuovi reperti.

- affiorarono ossa e denti di molti altri rettili mostruosamente grandi. Furono scoperti

l’iguanodonte , il megalosauro, l’ittiosauro, il plesiosauro. Si credeva fossero una variante di

lucertole giganti, invece un esame più dettagliato portò alla conclusione che erano specie

appartenute a un ordine non più presente sulla superficie della Terra.

- Richard Owen  coniò il nome di DINOSAURI (lucertole terribili).

Per spiegare l’estinzione di una specie , divenne popolare l’idea che ogni specie, non diversamente

dagli esseri umani, fosse stata creata per un tempo ben determinato di vita. Il piano della natura

predeterminava non soltanto la nascita, ma anche la morte della specie.

LAMARK pensava come Buffon che gli organismi e i gruppi di organismi potessero trasformarsi,

e che una calamità naturale potesse annientare tutti i membri di una specie. Ma ciò non avrebbe

significato la fine della specie. Qualora le condizioni fossero ritornate a essere favorevoli, la natura

avrebbe provveduto a rigenerare organismi dotati degli stessi caratteri, appartenenti a quella stessa

specie. La specie è un elemento dell’organizzazione fondamentale della natura , che è eterna e

immutabile.

 un modo di pensare per essenze non poteva concepire la storia come creatrice di forme.

 le differenze presenti all’interno di una stessa specie non sono variazioni, ma deviazioni rispetto

alla norma della natura.

GRANDE CATENA DELL’ESSERE definiva un ordinamento lineare, statico ed esaustivo delle

forme viventi: gli organismi e i gruppi di organismi possono nascere o perire , le forme no.

- PARTE TERZA –

1. L’ESPLORAZIONE DEL TEMPO PROFONDO.

1859. l’origine della specie di Charles Darwin.  la produzione di un enorme diversità fenotipica e

macroscopica è avvenuta attraverso l’azione uniforme e incessante della selezione naturale.

CHARLES DARWIN è considerato il fondatore dell’evoluzionismo, anche se prima di lui, altri

naturalisti avevano sostenuto che gli organismi viventi con il tempo si trasformano. Ma Darwin

presentò un enorme quantità di fatti a supporto delle ipotesi della trasformazione degli organismi

viventi.

 avanzò inoltre l’ipotesi che tutte le specie , per quanto differenti al giorno d’oggi, discendessero

tutte da un antenato comune.

TEORIA DELLA SELEZIONE NATURALE:

1. nessun individuo è uguale all’altro. Tutti gli individui che compongono una specie

differiscono tra loro, e ogni tratto caratteristico presenta un ambito di variazione più o meno

ampio.

2. in parte, le varietà sono ereditabili. Possono essere trasmesse alle generazioni successive.

3. in natura, esiste una scarsità cronica di risorse. Vi è quindi una lotta per l’esistenza fra

individuo e individuo per il possesso delle risorse disponibili. Spesso, sopravvive solo una

piccola parte delle progenie di ogni generazione.

 da qsti tre principi , Darwin dedusse che la sopravvivenza nella lotta per l’esistenza non fosse

casuale, ma dipendesse dalla VARIABILITA’ EREDITARIA DEGLI INDIVIDUI. A seconda delle

condizioni ambientali, individui e varianti differenti lasciano un numero di discendenti più o meno

numeroso. Qsta sopravvivenza differenziale costituisce un processo di selezione naturale che,

accumulandosi generazione dopo generazione, produce un cambiamento lento e continuo delle

popolazioni naturali. QUESTA è L’EVOLUZIONE.

i lenti cambiamenti noi non li avvertiamo quando sono in atto, ma soltanto quando la mano del

tempo ha segnato il lungo volgere delle età.

L’evoluzione secondo il modo di pensare essenzialista considerava le variazioni degli organismi

come una deviazioni di una norma prefissata, e la selezione naturale eliminava le variazioni troppo

aberranti. Non era concepibile che le varianti potessero essere alla base di organismi migliori

 si radicòl’idea che i fatti geologici che modellano oggi il nostro pianeta sarebbero oggi dello

stesso tipo di quelli attivi nel passato, ma anche l’idea che essi agiscano alla medesima scala e con

il medesimo gradoni intensità.

Non esisteva nessuna ragione a priori che imponesse alla selezione naturale di esercitare il suo

scrutinio e di apportare i suoi perfezionamenti secondo un ritmo temporale estremamente lento o,

più in generale, secondo un unico ritmo temporale uniforme e invariante.

Anzi, al tempo di Darwin (come ai nostri giorni) le testimonianze paleontologiche concernenti la

storia della vita sulla Terra erano discordanti. Suggerivano che la natura fosse sede di molti processi

evolutivi graduali, ma anche costellata da bruschi salti evolutivi, da catastrofi. discontinuità

Darwin giudicò la paleontologia imperfetta , incapace di dare una prova coerente della continuità,

che a suo avviso era la natura stessa dei processi evolutivi.

• Nella storia naturale, uno dei problemi più controversi concerne la rapida comparsa(periodo

cretaceo) delle angiosperme, le piante dotate di fiori e impollinate da insetti che

modificarono l’aspetto e gli ecosistemi delle terre emerse. Il divario fra le testimonianze

fossili, che non fornivano alcuna traccia precedente delle angiosperme, e l’ipotesi

gradualista, che richiedeva una lunga fase di preparazione, non avrebbe potuto essere più

netto.

• Esplosione cambriana all’inizio del periodo Cambriano , circa 570milioni di anni fa ebbe

luogo in pochi milioni di anni un impressionante proliferazione degli organismi

pluricellulari.

- al tempo di Darwin ( e ancora fino alla metà del nostro secolo)non si conoscevano resti

fossili di organismi pluricellulari precambriani.

- Di fatto, vi fu chi interpretò l’esplosione cambriana come la traccia della creazione divina,

come il segno del tempo in cui Dio aveva deciso di mettere al mondo organismi viventi già

mirabilmente adattati.

- Darwin rispose a qsto genere di obiezioni facendo ricorso all’ipotesi gradualista: la

mancanza di organismi precambriani fossili dipendeva dal fatto che soltanto in epoca

cambriana gli organismi avevano iniziato a possedere conchiglie, scheletri o altre parti dure

in grado di essere meglio conservata e quindi rinvenibili anche ai giorni nostri. Prima di qsta

soglia, nell’era precambriani, sarebbero esistiti soltanto organismi a corpo molle “anelli

intermedi” per sempre scomparsi a causa della loro deperibilità del materiale fossile.

 la teoria dell’evoluzione darwiniana fu la soglia decisiva che ampliò radicalmente la scena

temporale della vita e del cosmo. La scala temporale che Darwin riteneva adeguata alla sua idea

della vita e della Terra era misurabile almeno in centinaia di milioni di anni.

 LORD KELVIN convinto oppositore della nuova cronologia della storia naturale.

Le leggi della termodinamica lo inducevano a credere che la Terra, come ogni altro corpo, si

raffreddasse irreversibilmente, dissipando nello spazio una quantità di energia che non avrebbe più

potuto recuperare.

Di conseguenza l’origine del nostro pianeta non poteva risalire ai tempi proposti da Darwin: se la

sua storia fosse stata davvero così lunga, oggi la Terra sarebbe un corpo gelato, avrebbe già esaurito

quella riserva di energia che è ancora in grado di esibire.

Darwin fu molto turbato dall’opposizione di Kelvin. Ma verso la fine del secolo scorso, la scoperta

della radioattività, arrivò in soccorso agli evoluzionisti.  il decadimento degli elementi radioattivi si

rivelò una fonte di energia autonoma e consistente, che riscalda costantemente l’interno del nostro

pianeta. La nuova cronologia reso possibile da qsta scoperta ampliò di un altro ordine di grandezza

lo scenario temporale dell’evoluzione. Alla storia della Vita e della Terra poteva essere attribuita

una profondità dell’ordine dei miliardi di anni.

IL DARWINISMO E LA GENETICA.

 paleontologi, tassonomisti e genetisti misero l’accento proprio sull’aspetto dell’evoluzione che

Darwin aveva trascurato: discontinuità, salti e rotture che caratterizzano sia la biosfera moderna sia

le testimonianze fossili della sua storia.

 i padri fondatori della genetica come WILLIAM BATESON e HUGO DE VRIES, difesero una

concezione non gradualista dell’evoluzione.

sostennero che i fatti proposti da Darwin non fossero in grado di rendere conto degli aspetti più

creativi della storia del vivente.

l’origine di una nuova specie sarebbe il prodotto di macromutazioni su vastascala, distinte dalle

abituali mutazioni genetiche.

 la loro concezione non era necessariamente incompatibile con la tradizione evoluzionista. Essi

ritenevano che nei cambiamenti su vasta scala prevalessero i fattori interni.

 a loro parere la teoria darwiniana era troppo squilibrata: considerava gli organismi troppo passivi.

Troppo peso veniva dato alla selezione naturale, quale agente che modellerebbe gli organismi

dall’esterno. 2. LA VITA DELLE SPECIE

Per il naturalista predarwiniano le varietà all’internodi una singola specie erano accidenti che non

toccavano la natura una e immutabile della specie stessa. eide inalterabili.

Per il biologo evoluzionista le varietà divennero le protagoniste dell’indagine. , le varietà interne di

una specie sarebbero potute diventare le specie di domani; domani sarebbero potute sorgere barriere

riproduttive laddove prima c’erano semplici differenze di grado.

 i netti confini tra specie e specie furono anch’essi considerati da Darwin come il prodotto di una

storia, la storia delle interazioni reciproche fra gli organismi, e fra gli organismi e il loro ambiente.

 Darwin mise l’accento sull’unicità di ogni organismo, di ogni individuo. Per lui, le specie e i vari

ordini tassonomici di grado superiore esistevano soltanto in forma di collezioni (nello spazio e nel

tempo), in forma di popolazioni composte dai singoli individui e dalle loro interazioni

La popolazione = comprende tutti gli individui e tutti i caratteri degli individui.

- fu messo a fuoco il ruolo evolutivo delle popolazioni, gruppi di individui eterogenei

all’interno di una medesima specie.

- Furono studiate le variazioni interne a una popolazione, e fra popolazione e popolazione.

- Furono studiate le relazioni e le interdipendenze fra qsti tipi di variazioni, nonché le

condizioni geografiche ed ecologiche in cui una popolazione si trova ad esistere.

- Tutto ciò fu alla base della sistematica di popolazione, e di un modo di pensare per

popolazioni.

- Il modo di pensare per popolazioni considerò la variabilità una precondizioni per ogni

processo evolutivo.

- Le popolazioni caratterizzate da un alto grado di variabilità interna apparivano le più

promettenti, da un punto di vista evolutivo;

- Ogni specie era inevitabilmente politipica;

- Le maggiori potenzialità evolutive spesso erano riscontrabili proprio in quegli individui

devianti e aberranti che l’essenzialismo considerava un’imperfezione della natura.

 da un punto di vista macroscopico, le specie si dissolvevano nel flusso dell’evoluzione.

 Darwin aveva proposto la teoria sulla selezione naturale sulla base di dati macroscopici. Non

aveva la più pallida idea di quali potessero essere l’origine e la natura della variabilità e delle

variazioni interne degli organismi, che considerava il materiale sul quale agirebbe la selezione

naturale. Né disponeva di una spiegazione plausibile dei meccanismi di eredità che consentirebbero

a una generazione di trasmettere i propri caratteri a quella successiva.

 nella prima metà del nostro secolo , genetisti e biologi molecolari scoprirono il supporto

dell’EREDITA’ BIOLOGICA.

1909. WILHELM JHOANSENN  coniò il termine GENE = definendolo base materiale di un

carattere ereditario.

Propose la distinzione fra

GENOTIPO  BASE EREDITARIA

FENOTIPO CARATTERI MACROSCOPICI DI UN INDIVIDUO

1944. THEODORE AVHEY  con i suoi collaboratori trovò la componente chimica dei geni: il

DNA.

1953. JAMES WATSON  decifrarono la struttura fine del DNA: LA DOPPIA ELICA , in cui ogni

filamento è una lunga sequenza di quattro tipi di composti chimici A,C,G,T (adenina,citosina,

guanina , timina). I due filamenti sono connessi l’uno con l’altro da una relazione di

complementarità: a ogni A corrisponde T e viceversa; a ogni G corrisponde C e viceversa. Quindi le

quattro coppie possibili di basi nucleotidiche sono pertanto AT,TA,CG,GC.

 La sintesi neodarwiniana accompagnò la discesa della genetica e della biologia molecolare a

livelli microscopici sempre più profondi. Essa si sviluppò nel corso degli anni 30 , per spiegare la

compatibilità fra la spiegazione Darwiniana dell’evoluzione e i molteplici meccanismi messi in luce

dalla genetica moderna.

 ma la relazione tra campi di ricerca differenti fu presto interpretata in un modo molto restrittivo.

Tutte le basi genetiche dell’evoluzione furono ridotte alle mutazioni locali, di piccola scala, che

appronterebbero il materiale grezzo per la selezione naturale.

1940. RICHARD GOLDSCHMIDT  grande genetista tedesco propose di distinguere i termini

MICROEVOLUZIONE  I cambiamenti all’interno della singola specie

MACROEVOLUZIONE L’evoluzione al livello delle specie e delle entità tassonomiche di ordine

più elevato.

La macroevoluzione fu considerata priva di un valore teorico profondo. Non fu concepita come un

livello autonomo rispetto ai lenti e graduali processi della microevoluzione.

ANNI ’20 il russo SERGEI CHETVERIKOV aveva scoperto l’effetto PREIETROPICO

dell’azione dei geni. Aveva scoperto che il rapporto fra menoma e fenotipo non è affatto lineare, e

che il modo in cui un gene si manifesta dipende dal complesso di tutti gli altri geni.

il programma neodarwiniano diventò una teoria della microevoluzione . i fenomeni macroevolutivi

furono considerati riconducibili in linea di principio agli schemi esplicativi della microevoluzione.

- i fenomeni osservati a breve termine sono considerati necessari e sufficienti a spiegare tutti i

fenomeni che hanno luogo, che hanno avuto luogo e che avranno luogo nel corso della

storia.

ANNI ’60 GEORGES WILLIAMS  la selezione naturale non agirebbe sugli organismi

individuali, ma sui geni.

DOMANDA: Come si originano nuove specie?

Il gradualismo filetico ne diede la risposta sintetizzata nei seguenti principi:

1. Le nuove specie si originano dalla trasformazione di specie antenate o ancestrali, attraverso

la combinazione nota della selezione naturale e delle mutazioni del menoma.

2. la trasformazione segue un ritmo temporale e uniforme. Questo ritmo è lento e graduale.

3. la trasformazione coinvolge tutta la specie ancestrale, o, cmq una grande porzione delle

popolazioni che compongono la specie ancestrale.

4. la trasformazione ha una distribuzione spaziale uniforme.

 questi postulati furono contestati anche all’interno della stessa teoria neodarwiniana.

NUOVA SISTEMATICA si propose di studiare la nozione di specie, i processi di speciazione e

l’evoluzione della specie in modo autonomo.

• Nella prospettiva della nuova sistematica ,l’evoluzione è un cambiamento che interessa

anche e soprattutto i fenotipi, non i semplici genotipi.

• Soprattutto, la pressione della selezione naturale agisce direttamente sui fenotipi e interessa i

genotipi solo attraverso la loro mediazione

• La nuova sistematica nacque e si sviluppò affrontando una domanda: “che cosa sono le

specie?”

• Per Darwin era un criterio morfologico una specie è definita dagli individui che si

somigliano fenotipicamente, macroscopicamente.

• La nuova sistematica sostituì alla tradizionale definizione morfologica una nuova

definizione di specie centrata sulle relazioni che gli individui intrattengono storicamente: la

cosiddetta

NOZIONE BIOLOGICA DELLA SPECIE  la specie è una comunità riproduttiva di individui che

si incrociano fra loro.

LE SPECIE Sono dunque gruppi di popolazioni naturali riproduttivamente isolati gli uni dagli altri.

Il risultato di un processo di speciazione è L’ISOLAMENTO RIPRODUTTIVO; una specie è

caratterizzata da un genotipo stabile e bene integrato.

Anche se molte specie sono politipiche , comprendono individui dai fenotipi assai differenti. Ma

qsti individui non sono in grado di incrociarsi vicendevolmente e quindi in grado di scambiarsi il

loro patrimonio genetico. 3. I SALTI DELLA NATURA

SPECIAZIONE ALLOPATRICA alcune popolazioni per motivi diversi (barriere naturali o altro) è

possibile che non abbiano più nessun contatto con il resto della propria specie. Una nuova specie

nasce e si sviluppa da una popolazione geograficamente isolata, composta da un numero

relativamente piccolo di individui , e d’esclusa dalla continua ricombinazione dei patrimoni

genetici individuali che abitualmente rende uniti tutti i membri della specie. Se mantenute per un

periodo sufficientemente lungo , le combinazioni della specie isolata possono generare divergenze

fisiologiche , morfologiche e comportamentali che saranno la norma di una nuova specie.

 alle barriere geografiche si aggiungono barriere riproduttive di vario genere . se agli organismi

della popolazione divergente capiterà di rientrare in contatto con la specie d’origine, qste barriere

impediranno gli incroci reciproci. O almeno i loro ibridi saranno sterili o poco vitali.

 secondo qsta teoria proposta da Ernst Mayr nel 1954, l’origine e la fine di una specie sono eventi

localizzati e riconoscibili e la specie è un’entità delimitata. L’identità è definita dal mantenimento di

una coesione e di una organizzazione interne attraverso ininterrotti cambiamenti.

1972. IPOTESI DEGLI EQUILIBRI PUNTEGGIATI.

 nella vita delle specie si alternano lunghi periodici stasi e periodi brevi di rapidi mutamenti;

- nei lunghi periodi di stasi , che in genere durano alcuni milioni di anni, una specie si

presenta come un’entità autonoma e stabile; nei patrimoni genetici e nei fenotipi degli

individui che la compongono hanno luogo innumerevoli fluttuazioni locali, ma qste

fluttuazioni non generano una nuova specie, non contribuiscono all’aumento della diversità

evolutiva;

- al contrario è in periodi quasi istantanei sul piano geologico, anche se immensi al paragone

di una vita umana, che si creano le rilevanti novità della storia naturale. Secondo una stima

quantitativa, qsti periodi brevi corrisponderebbero circa all’1 % dell’esistenza complessiva

di una specie.

i sostenitori dell’ipotesi degli equilibri punteggiati, ritengono che le discontinuità dei reperti fossili

possano essere anche interpretata come testimonianze vincolanti. Ritengono che sia possibile

gettare una nuova luce sulla natura dell’evoluzione considerando reali (sulla base appunto di

quanto mostrano i reperti fossili) le stasi prolungate e le comparse subitanee di nuove specie.

Nella loro prospettiva , se una nuova specie appare improvvisamente e compiutamente formata, in

un tempo e in un luogo particolari e ben delimitati, non è necessario ipotizzare molti stadi di un

lento processo formativo a noi ignoto, e nemmeno una serie di cataclismi che avrebbe cancellato le

tracce di qsto processo di formazione.

l’ipotesi degli equilibri punteggiati nega chele tendenze e gli esiti della speciazione siano un

prolungamento delle tendenze in atto nei periodi di stasi.

le rapide fasi di cambiamento, in cui prende corpo la divergenza evolutiva di una nuova specie

rispetto alla sua genitrice, dipenderebbero in modo decisivo da contesti spazio-temporali locali e

contingenti.

la produzione di una nuova specie dipende da due condizioni critiche:

1. la rapidità del processo

2. la ristrettezza delle dimensioni della popolazione in cui originariamente si verificano i

cambiamenti rilevanti.

GRADUALISMO FILETICO: molti eventi di speciazione distribuiti nel tempo, caratterizzati da

cambiamenti fenotipici relativamente piccoli

EQUILIBRI PUNTEGGIATI: pochi eventi di speciazione , caratterizzati da cambiamenti fenotipici

rilevanti.

Anni ’40. sono stati scoperti resti fossili di organismi animali precambriani . rappresentano gruppi

di organismi notevolmente evoluti e molto diversificati. Più che anelli intermedi sembrerebbero

testimonianze di esplosioni creative di un’intensità e di una rapidità non più eguagliata nella storia

del ns pianeta.

 la concezione darwiniana era MONOCENTRICA si basavasull’idea che le progressioni lineari

costituissero l’aspetto fondamentale della natura e che le discontinuità fossero una semplice misura

della ns ignoranza.

TEORIA GERARCHICA DELL’EVOLUZIONE (ULTRADARVINISMO) non è vero che sia

possibile cogliere tutti i processi e tutele entità della storia naturale attraverso un semplice esame

delle entità e dei processi che stanno sotto i nostri occhi.  mette in discussione la semplificazione

ontologica neodarwiniana.

A essere selezionati , non sono né le specie , né le popolazioni, né gli organismi individuali, ma

sempre e soltanto i geni.

NOZIONE DI INDIVIDUO BIOLOGICO: coinvolge geni, individui, popolazioni e specie. Le

molteplici unità dell’evoluzione sono caratterizzate da differenti tempi e modi di nascita, di

sviluppo, di trasformazione, di disgregazione.

Secondo la teoria gerarchica , inoltre, molti processi evolutivi dipendono da una rete di interazioni

fra differenti livelli della gerarchia.

Elisabeth e Gould hanno elaborato una prima classificazione dei vari tipi di interazioni all’interno

della gerarchia. Hanno confrontato i tre diversi tipi di selezione:

1. la selezione naturale

2. la selezione di specie

3. la selezione molecolare.

2. la selezione di specie influisce necessariamente sui livelli inferiori della gerarchia.

3. la selezione molecolare può produrre effetti significativi al livello degli organismi

individuali: ma non sempre gli effetti della selezione molecolare diventano visibili al livello

degli organismi individuali.

4. RITORNO DEGLI “ HOPEFUL MONSTERS”?

GOLDSCHMIDT coniò l’espressione hopeful monster = mostri promettenti.

Egli pensava che , nell’evoluzione, le innovazioni più importanti fossero dovute a organismi molto

devianti (monsters), potatori di ricombinazione genetiche originali che sarebbero alla base di

fenotipi altrettanto originali: nonostante la loro devianza, alcuni di qsti organismi riuscirebbero a

sopravvivere; in particolari condizioni ambientali , potrebbero risultare più vitali degli stessi

organismi tradizionali, e dare così origine a nuove linee di discendenza.

le idee di Goldschmidt vennero giudicate non solo false, ma soprattutto poco interessanti,

nient’altro che una variante delle tradizionali idee vitaliste.

Goldschmidt aveva posto al centro della sua ricerca i FENOMENI DI ETEROCRONIA: i fenomeni

che comportano slittamenti e cambiamenti nei tempi dello sviluppo di un organismo.

 aveva scoperto che piccoli ritardi o piccole anticipazioni nelle varie fasi dell’embriogenesi

potevano generare, alla fine dello sviluppo, organismi profondamente differenti.

L’EMBRIOGENESI

Le ricerche dell’embriologia consentirono di concepire in un nuovo modo l’ontogenesi, il processo

attraverso il quale un individuo si differenzia e si trasforma da ovulo fecondato in organismo

maturo.

WADDINGTHON creò una serie di nozioni per definire le caratteristiche specifiche dei processi

ontogenetici: canalizzazione, creodo, ameoresi.

- i vincoli dell’organismo canalizzano lo sviluppo lungo traiettorie invarianti:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher walis1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Bocchi Gianluca.

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