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Gli anni dello squadrismo

Nel movimento, oltre agli arditi, confluirono anche futuristi, nazionalisti, ex combattenti d'ogni

arma ma anche elementi di dubbia moralità. Appena 20 giorni dopo la fondazione dei Fasci le

neonate squadre d'azione si scontrarono con i socialisti e assaltarono la sede del giornale socialista

L'Avanti!, devastandola: l'insegna del giornale fu divelta e portata a Mussolini come trofeo. Nel

giro di qualche mese le squadre fasciste si diffusero in tutta Italia dando al movimento una forza

paramilitare.

Per due anni l'Italia fu percorsa da nord a sud dalle violenze dei movimenti politici rivoluzionari

contrapposti di fascismo e bolscevismo che iniziarono a contendersi il campo, sotto lo sguardo di

uno stato pressoché incapace di reagire tanto agli scioperi e alle occupazioni delle fabbriche da

parte bolscevica, quanto alle "spedizioni punitive" degli squadristi.

Frattanto, il 19 settembre, Gabriele d'Annunzio spingeva dei reparti del Regio Esercito ad

ammutinarsi e a seguirlo a Fiume, dove manu militare installò un governo rivoluzionario con

l'obbiettivo di affermare l'italianità del comune carnero. Questa azione fu d'esempio per il

movimento fascista che immediatamente simpatizzò per il Vate, anche se Mussolini non intese

offrire alcun reale appoggio alla causa dei legionari.

L'azione fascista - inizialmente minoritaria, legata a poche azioni dimostrative e di resistenza alle

provocazioni socialiste - iniziò ben presto a svilupparsi con spregiudicatezza e violenza: la

componente militare largamente prevalente nelle squadre conferì a queste una netta superiorità negli

scontri coi bolscevichi, che ben presto - sebbene notevolmente più numerosi - subirono l'urto delle

camicie nere. La sistematica campagna fascista di distruzione dei centri di aggregazione bolscevica

e di intimidazione dei membri del PSI - assieme alla contemporanea politica sotterranea condotta da

Mussolini nei confronti dei partiti moderati - portarono il socialismo massimalista ad una crisi,

mentre parallelamente cresceva la forza numerica e il morale dei Fasci di Combattimento. Così,

mentre nel gennaio 1921 il Partito Socialista Italiano si disgregava (dando vita tra gli altri al Partito

Comunista Italiano), il 12 novembre 1921 nasceva il Partito Nazionale Fascista (PNF),

trasformando il movimento in partito e accettando alcuni compromessi legalitari e costituzionali con

le forze moderate. In quel periodo il PNF giunse ad avere ben 300.000 iscritti (nel momento di

massima espansione il PSI aveva superato di poco i 200.000 iscritti) forte anche dell'appoggio dei

latifondisti emiliani e toscani. Proprio in queste regioni le squadre guidate dai ras furono più

determinate a colpire i sindacalisti e i socialisti, intimidendoli con la famigerata pratica del

manganello e dell'olio di ricino, o addirittura commettendo omicidi che restavano il più delle volte

impuniti. In questo clima di violenze, alle elezioni del 15 maggio 1921 i fascisti ottennero a

sorpresa 45 seggi.

La celebrità del partito crebbe ancora quando i sindacati proclamarono per il 1 agosto 1922 uno

sciopero generale come ritorsione per degli scontri avvenuti a Ravenna: i fascisti per ordine di

Mussolini sostituirono gli scioperanti facendo fallire la protesta. Con questa mossa si guadagnarono

credibilità e quasi una sorta di simpatia da parte dell'opinione pubblica italiana.

Nell'agosto del 1922 gli abitanti di Parma, con epicentro nel quartiere popolare di Oltretorrente,

organizzati dagli Arditi del Popolo, comandati da Guido Picelli e Antonio Cieri riuscirono a

resistere alle squadre fasciste guidate da Italo Balbo, futuro "trasvolatore atlantico". Si tratta

dell'ultima resistenza all'incalzare del fascismo.

Marcia su Roma e primi anni di governo

Dopo il Congresso di Napoli, in cui 40.000 camicie nere inneggiarono a marciare su Roma,

Mussolini si vide costretto ad agire: il momento parve propizio, ed un forte contingente di 50.000

squadristi venne radunato nell'alto Lazio e spinto dai quadrumviri contro la Capitale, il 26 ottobre

1922. Mentre l'Esercito si preparava a fronteggiare il colpo di mano fascista (con Badoglio

principale sostenitore della linea dura) il re Vittorio Emanuele III impedì questo ulteriore bagno di

sangue che avrebbe precipitato il paese in una seconda guerra civile, e non firmò il decreto di stato

d'emergenza. Le camicie nere marciarono sulla Capitale il 28 ottobre.

Il 30 ottobre, dopo la Marcia su Roma, il re incaricò Benito Mussolini di formare il nuovo governo.

Il capo del fascismo lasciò Milano per Roma, ed immediatamente si mise all'opera. A soli 39 anni

Mussolini diveniva presidente del consiglio, il più giovane nella storia dell'Italia unita.

Il nuovo governo comprendeva elementi dei partiti moderati di centro e di destra e militari, e -

ovviamente - molti fascisti.

Fra le prime iniziative intraprese dal nuovo corso politico vi fu il tentativo di "normalizzazione"

delle squadre fasciste - che in molti casi continuavano a commettere violenze -, provvedimenti a

favore dei mutilati e degli invalidi di guerra, drastiche riduzioni della spesa pubblica, la riforma

della scuola (Riforma Gentile), la firma degli accordi di Washington sul disarmo navale, e

l'accettazione dello status quo col regno di Iugoslavia circa le frontiere orientali e la protezione della

minoranza italiana in Dalmazia. Nei primissimi mesi del Governo Mussolini venne anche istituito il

Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Il fascismo diventa dittatura

In vista delle elezioni del 6 aprile 1924 Mussolini fece approvare una nuova legge elettorale (c.d.

"Legge Acerbo") che avrebbe dato i tre quinti dei seggi alla lista che avesse raccolto il 40% dei voti.

La campagna elettorale si tenne in un clima di tensione senza precedenti con intimidazioni e

pestaggi. Il listone guidato da Mussolini ottenne il 64,9% dei voti.

Il 30 maggio 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti prese la parola alla Camera contestando

i risultati delle elezioni. Il 10 giugno 1924 Matteotti venne rapito e ucciso.

L'opposizione rispose a questo avvenimento ritirandosi sull'Aventino (Secessione aventiniana), ma

la posizione di Mussolini tenne fino a quando il 16 agosto il corpo decomposto di Matteotti fu

ritrovato nei pressi di Roma. Uomini quali Ivanoe Bonomi, Antonio Salandra e Vittorio Emanuele

Orlando esercitarono allora pressioni sul re affinché Mussolini fosse destituito ma Vittorio

Emanuele III appellandosi allo Statuto Albertino replicò: «Io sono sordo e cieco. I miei occhi e i

miei orecchi sono la Camera e il Senato» e quindi non intervenne.

Ciò che accadde esattamente la notte di San Silvestro del 1924 non sarà forse mai accertato. Pare

che una quarantina di consoli della Milizia, guidati da Enzo Galbiati, ingiunsero a Mussolini di

instaurare la dittatura minacciando di rovesciarlo in caso contrario.

Il 3 gennaio 1925 alla Camera Mussolini recitò il famoso discorso in cui si assunse ogni

responsabilità per i fatti avvenuti:

« Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io

assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più

o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è

stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù


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AUTORE

Exxodus

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DETTAGLI
Esame: Storia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2002-2003

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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