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È certo, però, che con Papa Damasio iniziò a consolidarsi il primato della Chiesa romana, ma

accanto al progressivo affermarsi di tale primato non è da tacere sulla nascita e progressiva

importanza assunta dalla Chiesa di Bisanzio.

L'editto "Certum est" (444), emanato dagli imperatori Valentiniano terzo e Teodosio secondo,

precisa alcuni punti relativi al rapporto fra potere politico e potere spirituale. In particolare,

esso afferma il primato della Chiesa romana sulle altre della cristianità occidentale.

Il cattolicesimo è definito nel documento "la sola protezione nostra e del nostro impero".

Notevole rilievo va assegnato anche al pensiero di Papa Leone primo, di Papa Felice terzo e di

Papa Gelasio primo.

Questi tre pontefici sono particolarmente importanti, perché con essi si è venuta affinando la

dottrina cattolica relativa al ruolo da assegnare alla religione in un periodo di tempo che segna

il momento conclusivo dell'impero Romano d'Occidente e precede immediatamente il momento

di massimo splendore dell'impero orientale.

Una lettera di Leone I all'imperatore, pone in evidenza due punti: il primo si riferisce alla

funzione che la Chiesa assegnava al potere pubblico e cioè di defensare Ecclesiam e in

secondo luogo la lettera identifica l'ordine e la vera pace con il cristianesimo, implicitamente

affermando i pagani ed eretici sono portatori di imprese nefaste e di turbamento.

La lettera di Felice terzo insiste da un lato sulla libertas Ecclesiae e dall'altro sul ruolo che il

cristianesimo e la Chiesa hanno svolto restituendo all'interno la potestà regale. Il principio

affermato è di capitale importanza anche se non nuovo del pensiero cristiano: prima

dell'avvento del cristianesimo l'impero era svuotato di ogni potere; il cristianesimo ha

restituito al potere un significato ed una nuova forza.

Il documento più famoso conosciuto del tempo è sicuramente la lettera di Papa Gelasio primo,

perché cerca di dare una risposta al fondamentale quesito dell'era cristiana: quale sia il

rapporto intercorrente fra potere politico e potere spirituale.

La lettera condanna l'intromissione del potere politico nei problemi di natura spirituale.

Secondo Gelasio due sono i poteri che reggono le sorti dell'umanità: l’ auctoritas sacrata

pontificum e la regalis potestas. Tra i due, il potere spirituale è superiore perché si riferisce

alle anime degli uomini e agli stessi reggitori di Stato.

In altri termini, la superiorità del potere spirituale in fondo non solo sul fatto che inibisce

all'anima dell'uomo, ma anche perché lo stesso imperatore, in quanto fornito di anima, non si

sottrae, né può sottrarsi se vuole ottenere la salvezza eterna, ai principi e alle direttive di

coloro che sono preposti all'amministrazione dei sacramenti e delle cose divine.

La vera importanza della lettera è da ravvisare in un ennesimo invito a rispettare la libertà

della Chiesa, la quale nel periodo considerato, era, con particolare evidenza, calpestata da

parte del potere politico orientale tendente sempre più a considerarsi depositario di entrambi

poteri e legittimato, pertanto, a fare della Chiesa uno instrumentum regni.

Giustiniano. I Longobardi. I Franchi

il rapporto fra sacerdozio e impero trova nel sesto secolo una prima forma di assestamento

con Giustiniano (482-565).

Malgrado l'intima connessione esistente tra due poteri, quello politico non avrebbe dovuto

soffocare e strumentalizzare quello spirituale.

Le reiterate richieste inviate dei pontefici agli imperatori di tutelare le libertà della Chiesa,

dimostrano come se venissero costantemente calpestate, soprattutto per l'intrinseca

debolezza della Chiesa.

Il cesaropapismo, sorto con la politica ecclesiastica costantiniana consiste

nell'accentramento, nella figura fisica del sovrano, di entrambi poteri; il sovrano è imperator

et sacerdos, sacerdos nel senso che egli si assume un potere di direzione anche nei riguardi

dei problemi spirituali.

In breve, la distinzione tra due poteri esiste, una cosa è il potere politico altra il potere

spirituale, entrambi però vengono per ragioni pratiche riuniti nelle mani dell'imperatore.

La Chiesa pur distinguendosi dal potere politico in realtà gli è sottomessa, divenendone una

sua espressione.

Contro tale situazione di sudditanza si era sempre levata la voce di pontefici, sia per

rivendicare una innata libertà del potere spirituale, sia per sottolineare una concreta

differenza esistente fra Chiesa orientale e Chiesa occidentale.

Che tempo prima dell'ascesa al trono di Giustiniano, Papa Simmaco aveva indirizzato al

monarca orientale,Anastasio, una lettera nella quale sottolineava all'imperatore che voleva

riunire in sé entrambe le potestà, la certa distinzione fra esse e, "non credere" soggiungeva

"di essere superiore per mondana magnificenza, perché la debolezza di Dio è più forte degli

uomini".

In altri termini, i primi secoli del rapporto tra potere politico e potere spirituale sono

caratterizzati per la affermarsi, in gran parte teorico, il principe dualistico, in pratica

soppiantato dal permanere, nella sostanza, del monismo precristiano.

Giustiniano si consolida questo principio, fondamentale per tutto l'arco storico che da

Costantino giunge sino alla teocrazia; consolidamento dovuto soprattutto alla sua abilità e la

sua potenza e non permisero mai di porre in dubbio l'accentramento nelle sue mani di entrambi

poteri, malgrado le proteste la prima in aperto dissidio poi con la sede apostolica romana.

La Chiesa, con Giustiniano, diviene apertamente instrumentum regni, cioè strumento della

volontà politica.

Nel Corpus iuris civilis, monumentale opera di revisione e di aggiornamento del diritto romano

voluta da Giustiniano e attuata praticamente da Triboniano a capo

una folta schiera di giuristi, vi sono numerosi rilevanti aspetti delle attività ecclesiastiche

riguardanti sia le persone sia i beni e il patrimonio ecclesiastico.

Come imperatore cattolico, egli prese il cristianesimo il centro del suo potere, da un lato

proteggendolo contro i pagani, e eretici e scismatici, dall'altro disciplinando minuziosamente

le forme esteriori della religione e, talora, intromettendosi pesantemente negli interna

Ecclesiae.

La concezione Giustiniano era non nega l'esistenza di due poteri che governano l'umanità, ma

afferma che per ben governare è necessario che entrambi siano disciplinati dall'imperatore,

rifiutando in pratica l'autonomia della religione dalla politica.

Anche il cesaropapismo, tuttavia come tutti i sistemi di rapporto con la Chiesa, presuppone il

mantenimento di un equilibrio in sé molto precario perché poggia su perfetto bilanciamento

del potere spirituale con quello politico senza illeciti ed indesiderati sconfinamenti di un

potere nei confronti dell'altro. Difficilissima soluzione che pende dalla moderazione e

dall'intelligenza di coloro ai quali i dati, oltre che dal complesso delle circostanze oggettive

molto spesso condizionano la riuscita o il fallimento di una politica.

Il cesaropapismo orientale non si esaurisce con Giustiniano, ma prosegue sempre più

degenerandosi, identificandosi con l'assolutismo imperiale (il sovrano è imperator et sacerdos)

e divenendo prassi abituale di governo.

Indubbiamente con Giustiniano si di un momento di grandissima esaltazione, ma sono poste

anche le premesse che porteranno ad un allontanamento della Chiesa cattolica da Bisanzio

(750) e più oltre ad una separazione fra Chiesa cattolica e la Chiesa orientale (1054).

Poco dopo la morte di Giustiniano nella 565, i longobardi, una popolazione nomade del centro-

nord dell'Europa, invasero l'Italia conquistandola militarmente.

Il loro rapporto con la Chiesa fu estremamente precario, perché i longobardi lo era costituito

da una serie di ducati molto indipendenti fra loro.

La Chiesa, in altri termini, non si trovò dinnanzi a un potere politico unitario o meglio ad un

soprano col quale allacciare un sistema di relazioni valido e duraturo nel tempo.

Parallelamente si accentuava il divario fra oriente e occidente. Il successo di Giustiniano

infatti non preferivano, Ivo.

Da un lato il rapporto due poteri era cristallizzato nel modulo cesaropapistico, nel senso di una

totale sottomissione della Chiesa orientale al potere politico.

La Chiesa romana, dall'altro lato, pur vantando un primato d'onore nel campo spirituale,

mostrava di essere una scomoda presenza, il mendicante un dualismo non praticabile e non

praticato dal potere politico orientale.

Contribuivano, inoltre, a separare o, meglio, ad allontanare le due chiese le profonde

divergenze in materia di fede.

Un ulteriore problema assillava la Chiesa romana: la sua profonda debolezza; essa era esposta

infatti a qualunque offesa da parte di qualunque popolazione si mettesse nella penisola

italiana, vedendole spesso a mancare il valido appoggio del potere politico bizantino; questo, a

sua volta, per la lontananza rendeva quasi sempre tardivi gli aiuti o per la sua incapacità delle

forze bizantine di opporsi validamente agli invasori, non poteva recare alla Chiesa romana

l'aiuto necessario per la sua sopravvivenza e per il conseguimento dei suoi scopi istituzionali.

Due furono gli avvenimenti che concorsero ad imprimere una svolta decisiva alla storia della

cristianità e di tutta la civiltà europea: la nascita del potere temporale dei papi da un lato e

parallelamente dall'altro l'accostamento del papato ai Franchi, la maggiore potenza militare

occidentale.

L'inizio del potere temporale dei papi si dice risalga alla donazione di Sutri (128) fatta da

Liutprando al pontefice: "in quei tempi i longobardi si impossessarono col tradimento del

castello di Sutri e lo occuparono per 140 giorni. Tuttavia, per le continue lettere e le continue

lagnanze inviate dal Papa al re, costumi donandolo ai tantissimi apostoli Pietro e Paolo, lo

restituì e ne fece dono con molte offerte ma privo di ogni ricchezza".

La donazione di Sutri rappresenta il momento iniziale della costituzione dello Stato Pontificio.

Quasi contemporanea alla donazione di Sutri è una lettera di Papa Gregorio secondo

all'imperatore bizantino Leone III Isaurico a conferma della precarietà dei rapporti fra

Chiesa occidentale e Chiesa orientale; in essa Papa Gregorio rispondendo alla pretesa del

monarca di essere imperator et sacerdos risponde sottolineando l'assurdità di una

proposizione: "l'imperatore non ha il diritto di ingerirsi negli affari della Chiesa né di leggere

e di consacrare il clero, né di amministrare i sacramenti; tu ci perseguiti militarmente e

materialmente i tormenti come un tiranno".

Questa situazione difficile e precaria della Chiesa in Occidente favorì certamente il suo

allontanamento dall'oriente e favorì la ricerca di una nuova e diversa potenza politica che

potesse utilmente offrire un valido e più sicuro aiuto: i Franchi.

Il cesaropapismo nell'Occidente feudale

La nuova alleanza politico religiosa instauratasi tra il papato nell'Occidente europeo venne

ufficialmente sanzionata con la creazione del sacro Romano impero (800).

Carlo Magno divenne sovrano non solo dei Franchi ma anche di gran parte dell'Europa

occidentale per la sua grande abilità politica perché la sua genialità militare.

I rapporti fra Carlo Magno e la Chiesa romana, non si discostavano peraltro dal modello, ormai

ampiamente collaudato, del cesaropapismo.

Al sovrano spetta il compito di difendere la chiesa dai nemici esterni e da quelli interni; ai

sacerdoti spetta unicamente il compito di pregare.

Come si può notare non si riscontrano differenze sostanziali fra il cesaropapismo quale era

praticato nel rapporto che legava la Chiesa romana a Bisanzio e il nuovo cesaropapismo posto

in essere dalle re dei Franchi.

Una differenza tuttavia si poteva constatare, di estrema importanza per il papato: essa si

riferiva alla concreta possibilità, in caso di bisogno, di ricevere un valido aiuto dai Franchi,

difformemente da quanto accadeva con dell'impero orientale troppo lontano e militarmente

inesistente.

La nascita di una nuova unione tra Stato e Chiesa ebbe la più alta affermazione

nell'incoronazione di Carlo Magno da parte del Papa Leone III nella notte di Natale dell'800.

In una lettera Carlo Magno dichiara:

-di proteggere all'interno la Chiesa e di procurarle in modo di ottenere il raggiungimento di

tutti sui fini

-di difendere all'esterno la Chiesa contro gli attacchi sia dei pagani e degli eretici come degli

arabi e dei saraceni che la minacciavano.

La concezione fondamentale alla base è di riunire tutto il mondo cristiano in una unità e a

questo scopo l'autorità politica e l'autorità religiosa vengono riunite in una sola persona. Di

conseguenza gli imperatori franchi tornano ad avere i medesimi poteri degli antichi

imperatori, di nuovo ad essi viene attribuita la potestà legislativa in materia ecclesiastica;

anche questi nuovi imperatori regolano questioni interne, liturgiche, dogmatiche eccetera.

Il sistema delle relazioni fra potere civile e potere spirituale subì una profonda modificazione

nelle strutture a causa di un complesso fenomeno che coinvolse la politica, l'economia e tutto

il sistema di vita dell'Europa occidentale: il feudalesimo.

Esso trova origine nelle popolazioni nordiche che lo diffusero ampiamente in tutti i paesi

europei e consiste nell'assegnazione da parte del sovrano ad un compagno, distintosi in modo

particolare per il valore e per fedeltà, di una porzione di territorio conquistato.

L'assegnazione avveniva attraverso l'atto formale dell'investitura con la quale il beneficiato

aveva il diritto per la durata della sua vita di amministrare la giustizia, di percepire i frutti

del territorio assegnatogli, poteva godere di non poche immunità ma doveva essere fedele al

sovrano, doveva aiutarlo con le proprie milizie durante le guerre, doveva fornirgli ospitalità e

partecipare alle assemblee dalle convocate.

Diritti e obblighi divennero trasmissibili per via ereditaria.

Ogni feudo era in pratica autosufficiente, il tipo di economia praticato era prevalentemente

agricolo ed il centro di tale economia era il castello.

La Chiesa fu fortemente con penetrata nel sistema feudale; i telescopi divennero missi domin

ici accanto agli emissari del potere centrale. Adesso incombeva l'obbligo di rendere giustizia

nelle varie province dell'impero e di amministrarle; i vescovi e più alti dignitari ecclesiastici

entrarono a far parte delle assemblee feudali nazionali nelle quali facevano presenti


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AUTORE

luca d.

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DETTAGLI
Esame: Storia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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