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scegliere, consapevole che obbedendo alle une si trova automaticamente a violare le altre, con

l'avvertenza che dei due poteri governanti il genere umano, quello facente capo allo spirituale

e, per sua intrinseca natura, superiore al potere politico.

Infatti, fin dall'inizio, e per lunghi secoli una delle caratteristiche del è consistita in una

marcata intolleranza nei confronti delle altre religioni fondata sulla certezza che il Dio

cristiano è l'unico e vero Dio e delle altre divinità sono di necessità false: come scrisse il

Ruffini, l'intolleranza cristiana trova fondamento in una sorta di odium theologicum

sconosciuto alle religioni precedenti, odium che porterà, fin dal primo affermarsi dell'idea

cristiana, a favorire da un lato il cristianesimo e a perseguitare, dall'altro, coll'aiuto di tutte

le politico, qualunque altra forma di sentimento religioso o di dissidenza interna al

cristianesimo stesso.

Il cristianesimo da religio licita a religione ufficiale dell'impero

La concezione dualistica cristiana veniva negare il principio dell'accentramento nei pubblici

apparati di ogni potere ivi compreso quello religioso.

Le massime evangeliche, quali “reddite Caesari" e "subditi estote" che sembravano guidare

l'azione dei cristiani, non erano da soli sufficienti a garantire il potere politico circa la fedeltà

e l'ubbidienza dei sudditi, soprattutto non poteva essere accettato dalle autorità romane il

rifiuto opposto dai cristiani, di riconoscere nella figura dell'imperatore una divinità.

Non meraviglia, pertanto, l'ostilità del mondo romano verso il cristianesimo, né che, contro di

esso, fossero organizzate forme di repressione che, per parte dello Stato romano,

assumevano il valore e il significato di necessarie misure di polizia, mentre per parte cristiana

erano definite persecutorie e, come tali, furono poi tramandate nel corso del tempo.

Le varie forme di repressione attuata dal potere civile romano, sortirono l'effetto desiderato

voluto a stroncare completamente il fenomeno religioso cristiano il quale, anzi, in luogo di

esaurirsi annoverava sempre maggiori adepti. Questo fatto può essere interpretato in duplice

senso: innanzi tutto nel senso che la dottrina cristiana, lungi dall'essere una delle tante fedi

religiose allora presenti nell'impero, si distingueva da esse per furti come sistema integrale di

vita, il cristiano è l'uomo nuovo, colui che vede con occhi diversi i fatti del mondo e la sua

stessa personale vicenda terrena. Questo sentimento non costituiva un'astratta formulazione

teorica, ma trovava salde radici nell'uomo di allora e spiega il successo e il rapido diffondersi

dell'idea. In secondo luogo, l'impero romano si dimostrava sempre più incapace di imporre

credibilità ai principi etico politici che ne avevano costituito le fondamenta.

Fin da Augusto, infatti, l'impero romano era in crisi, vedi di autorità di un potere imposto ad

un'enorme varietà di genti e di razze, ma privo sempre più della necessaria forza coesiva per

poter utilmente governare.

In realtà, la crisi dell'impero, era la crisi dell'uomo, era cioè una crisi di essenziale, e ad essa

fece fronte positivamente la dottrina di Cristo.

La progressiva anche se lenta sostituzione di una mentalità cristiana ad una mentalità romana,

segna il momento iniziale di un rapporto fra potere civile e potere religioso cristiano.

Tale momento è indicato con la comunicazione dapprima dell'editto di Galerio dell'anno 311 e

quindi con dell'editto di Costantino (editto di Milano) dell'anno 313.

religio licita

La religione cristiana diviene , vale a dire può venire professata liberamente, come

tutte le altre religioni dell'impero.

Da questo momento, però, il cristianesimo comincia a divenire l'altro potere, che si affianca e

talora si oppone al potere civile, dando luogo ad un rapporto che tanta influenza avrà nel

mondo orientale e occidentale.

L'arco di tempo che dal 313 giunge fino a noi è stato definito " era costantiniana", era, cioè,

dominata dal sistema politico fondato su dualismo cristiano, sul mutuo appoggio del potere

politico e di quello religioso cristiano.

Il documento costantiniano, nell'enunciare il principio della libertà di religione anche per il

cristianesimo, non gli assegna alcuna esplicita preferenza.

Nel documento vengono impartite disposizioni relative alla restituzione alla chiesa di tutti i

beni confiscati durante le ultime persecuzioni, a testimonianza che il cristianesimo, già prima

del suo riconoscimento ufficiale, era "Chiesa" e godeva anche di una autonomia patrimoniale.

Gli ulteriori sviluppi della politica costantiniana, dimostrano che il cristianesimo era

considerato dall'imperatore non soltanto la fede religiosa, ma, anche uno strumento utilissimo

di governo e, come tale, da favorire. Una conferma può essere offerta, dalle leggi

costantiniana né in materia religiosa. L'importanza di tali leggi è notevole perché dimostra

come fin dall'ora si ponessero le basi di taluni fondamentali poteri e privilegi della Chiesa,

come, fra i molti, la giurisdizione episcopale, l'esenzione dei chierici dal servizio militare e la

facoltà concessa ai fedeli di lasciare, morendo, quanti beni volessero alla Chiesa. Ma, il

provvedimento che chi colpisce di più risulta essere quello relativo agli eretici: "i privilegi

concessi alla religione devono andare a favore solo dei seguaci del cattolicesimo". Ciò

testimonia non solo che il cristianesimo era già divenuto "cattolico", cioè universale ma anche

che si stava imponendo un nuovo e diverso concetto di libertà in materia di religione in un

lasso tanto breve tempo dall'editto di Costantino.

Avvenimento significativo del regno di Costantino è certamente il Concilio di Nicea.

Il primo concilio ecumenico della Chiesa fu inaugurato nel 324 ed è importante perché offrì

un'immagine del ruolo ricoperto dal potere spirituale e da quello politico.

Il concilio fu convocato infatti dallo stesso imperatore, il quale, peraltro, non presenziò ai

lavori, ma si allontanò immediatamente per lasciar maggiormente liberi i Padri di discutere e di

prendere le decisioni più opportune in materia spirituale.

Si è voluto vedere in quell'atto di ossequio e di rispetto di Costantino verso la chiesa, l'esatta

collocazione dei due poteri nel loro reciproco rapporto e cioè l'immagine di una Chiesa la quale

si andava sostituendo lentamente alle precedenti credenze di religione mantenendo comunque

la stessa collocazione che quelle religioni avevano nei confronti del potere politico.

Per altro verso, si è voluto vedere in quell'atto anche il novum emergente dal cristianesimo e

cioè l'autonomia che sono nei confronti del potere politico e nello stesso tempo la sua

profonda compenetrazione in esso.

Occorre ricordare che, durante il regno di Costantino, la Chiesa pure essendo saldamente

organizzata in un robusto apparato burocratico, non era tuttavia tanto vastamente diffusa,

specie nell'Occidente, e soprattutto non era consapevole in pieno della sua porta per potersi

porre in diretta alternativa o in diretta concorrenza con il potere politico.

Quest'ultimo, d'altra parte, abilmente guidato da Costantino, si mostrava ancora certo i

propri poteri e della propria autorità, per poter consentire al cristianesimo di assumere un

ruolo diverso da quello delle religioni pagane.

Ciò avverrà più oltre nel tempo soprattutto quando maturano le condizioni storiche e la Chiesa

avrà l'orgogliosa certezza di gestire, per mandato divino, un potere, incommensurabilmente al

quesito dell'era cristiana superiore a quello politico, traendone conseguenze, anche sul piano

pratico, destinate a incidere per secoli nella vita di tutta l'Europa. cesaropapismo

Il rapporto che già da Costantino s'instaura è, nei suoi tratti fondamentali, di :

la religione non si distingue dalla politica ed è da questa regolata e favorita in quanto è

funzionale al governo della cosa pubblica. Il sistema cesaropapistico troverà la sua massima

espressione nell'impero romano d'oriente con Giustiniano.

Il regno di Costantino è da considerare della massima importanza anche per un secondo

avvenimento: la frattura dell'impero in due tronconi.

Nel 329 Costantino spostò la sede del suo potere da Roma ad una nuova città, Costantinopoli;

la prima, sede dell'impero Romano d'Occidente, divenne, col tempo, non senza contrasti, la

capitale religiosa e l'altra dipende la capitale politica dell'impero orientale.

La frattura fu dettata soprattutto da ragioni di sicurezza; l'occidente infatti è quindi anche

Roma erano troppo sovente disposti alle scorribande delle popolazioni nordiche, sempre più

difficilmente tenute a freno da generali romani, non di rado di origine barbarica, ed eserciti

quasi esclusivamente mercenari.

Dopo la morte di Costantino fu emanato nel 380 l'editto di Tessalonica (editto degli

imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio).

L'importanza del documento è notevole innanzitutto perché la religione è elevata a un'unica

religione dell'impero.

Ciò comporta la fine della tolleranza in materia di religione: non possono esistere altre

confessioni religiose all'infuori di quella ufficiale, cioè del cattolicesimo; in caso contrario,

esse vengono perseguitate non solo con gli strumenti tipici del potere spirituale, ma anche

dagli strumenti tipici del potere politico.

Dunque il potere politico si pone come braccio secolare della Chiesa in una posizione

strumentale rispetto ad essa e ne risulta un rapporto di stretta interdipendenza tra i due

poteri, l'uno a sostegno e a difesa dell'altro.

Il delinearsi del rapporto fra potere religioso e potere civile in Occidente

I secoli quinto e sesto sono del massimo rilievo per quanto concerne la storia dei sistemi di

relazione fra Chiesa e potere politico.

Il mondo cristiano delle origini e anche oltre l'avvenuta liberazione del culto cristiano ad

opera di Costantino, era espresso da una pluralità di Chiese, guidate ciascuna da un vescovo; i

rapporti tra le varie chiese si svolgevano su base essenzialmente paritaria, anche se il

prestigio e l'importanza di alcune di esse erano evidenti, sia per gli uomini che li guidavano, sia

per la collocazione geografica che faceva di esse veri punti nodali dell'impero romano. In

effetti, il primato della sede romana fu dovuto soprattutto a componenti religiose ma non

furono escluse anche componenti politiche.

La componente religiosa è fondata sul fatto che a Roma esercitò il suo ministero episcopale il

primo degli apostoli.

Da un diverso punto di vista, il vescovo di Roma, fin tanto che la sede dell'impero lo fu

trasferita anche a Bisanzio, era capo della comunità cristiana più direttamente a contatto con

l'unico centro del potere politico e, pertanto, destinato a partecipare della autorità

promanante da Roma.

Il primato della Chiesa romana, inoltre, era grandemente riconosciuto e rafforzato perché le

molte dispute teologiche che, fin dall'inizio, travagliavano la vita dei cristianesimo, trovarono

nel vescovo di Roma un arbitro autorevole.

È certo, però, che con Papa Damasio iniziò a consolidarsi il primato della Chiesa romana, ma

accanto al progressivo affermarsi di tale primato non è da tacere sulla nascita e progressiva

importanza assunta dalla Chiesa di Bisanzio.

L'editto "Certum est" (444), emanato dagli imperatori Valentiniano terzo e Teodosio secondo,

precisa alcuni punti relativi al rapporto fra potere politico e potere spirituale. In particolare,

esso afferma il primato della Chiesa romana sulle altre della cristianità occidentale.

Il cattolicesimo è definito nel documento "la sola protezione nostra e del nostro impero".

Notevole rilievo va assegnato anche al pensiero di Papa Leone primo, di Papa Felice terzo e di

Papa Gelasio primo.

Questi tre pontefici sono particolarmente importanti, perché con essi si è venuta affinando la

dottrina cattolica relativa al ruolo da assegnare alla religione in un periodo di tempo che segna

il momento conclusivo dell'impero Romano d'Occidente e precede immediatamente il momento

di massimo splendore dell'impero orientale.

Una lettera di Leone I all'imperatore, pone in evidenza due punti: il primo si riferisce alla

funzione che la Chiesa assegnava al potere pubblico e cioè di defensare Ecclesiam e in

secondo luogo la lettera identifica l'ordine e la vera pace con il cristianesimo, implicitamente

affermando i pagani ed eretici sono portatori di imprese nefaste e di turbamento.

La lettera di Felice terzo insiste da un lato sulla libertas Ecclesiae e dall'altro sul ruolo che il

cristianesimo e la Chiesa hanno svolto restituendo all'interno la potestà regale. Il principio

affermato è di capitale importanza anche se non nuovo del pensiero cristiano: prima

dell'avvento del cristianesimo l'impero era svuotato di ogni potere; il cristianesimo ha

restituito al potere un significato ed una nuova forza.

Il documento più famoso conosciuto del tempo è sicuramente la lettera di Papa Gelasio primo,

perché cerca di dare una risposta al fondamentale quesito dell'era cristiana: quale sia il

rapporto intercorrente fra potere politico e potere spirituale.

La lettera condanna l'intromissione del potere politico nei problemi di natura spirituale.

Secondo Gelasio due sono i poteri che reggono le sorti dell'umanità: l’ auctoritas sacrata

pontificum e la regalis potestas. Tra i due, il potere spirituale è superiore perché si riferisce

alle anime degli uomini e agli stessi reggitori di Stato.

In altri termini, la superiorità del potere spirituale in fondo non solo sul fatto che inibisce

all'anima dell'uomo, ma anche perché lo stesso imperatore, in quanto fornito di anima, non si

sottrae, né può sottrarsi se vuole ottenere la salvezza eterna, ai principi e alle direttive di

coloro che sono preposti all'amministrazione dei sacramenti e delle cose divine.

La vera importanza della lettera è da ravvisare in un ennesimo invito a rispettare la libertà

della Chiesa, la quale nel periodo considerato, era, con particolare evidenza, calpestata da

parte del potere politico orientale tendente sempre più a considerarsi depositario di entrambi

poteri e legittimato, pertanto, a fare della Chiesa uno instrumentum regni.

Giustiniano. I Longobardi. I Franchi

il rapporto fra sacerdozio e impero trova nel sesto secolo una prima forma di assestamento

con Giustiniano (482-565).

Malgrado l'intima connessione esistente tra due poteri, quello politico non avrebbe dovuto

soffocare e strumentalizzare quello spirituale.

Le reiterate richieste inviate dei pontefici agli imperatori di tutelare le libertà della Chiesa,

dimostrano come se venissero costantemente calpestate, soprattutto per l'intrinseca

debolezza della Chiesa.


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AUTORE

luca d.

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DETTAGLI
Esame: Storia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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