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ad oriente (penisola calcidica, Francia e Spagna, coste settentrionali dell'Egeo, ovvero la Tracia, gli

stretti del Bosforo e del Dardanelli e la costa del mar Nero) e a sud (coste dell'Africa settentrionale).

Si hanno dati certi (nome, datazione, nome della città colonizzatrice) su circa 140 insediamenti

coloniali greci in questi territori. Ad esempio Siracusa era colonia di Corinto, Bisanzio era colonia

di Megara (città tra Corinto ed Atene) e i terrirori del Mar Nero erano colonie di Mileto.

Dal 500 a.C. la spinta propulsiva a creare insediamenti si arresta per circa due secoli.

In seguito alle conquiste di Alessandro nell'impero persiano in Asia portarono all'allargamento dei

territori. Il problema più grande era il controllo e l'amministrazione delle terre conquistate. Lo

strumento usato da Alessandro in poi fu la fondazione di città, in particolar modo ad Oriente, dove il

modello urbano era meno conosciuto.

La storia greca si può definire una storia di colonizzazione ma anche di decolonizzazione. Nella

Magna Graecia, che comprendeva circa trenta insediamenti tra colonie e subcolonie, quasi tutti i

territori vennero gradualmente erosi. Verso la fine del VI secolo a.C. i popoli italici residenti nelle

colonie (Sanniti, Lucani, Messapi) iniziarono a sviluppare un'organizzazione politica più elevata e

di conseguenza contrastarono la presenza greca nelle loro terre. Nel 524 Cuma venne conquistata

dafli Etruschi. In età romana rimasero superstiti soltanto Taranto, Napoli (Neapolis) e Reggio. Dopo

le guerre puniche queste città vennero inglobate da Roma.

La colonizzazione greca si differenzia dalla colonizzazione moderna, la quale vede un legame di

dipendenza tra madrepatria e colonia a fini di sfruttamento e di ricavarne vantaggi economici e

politici. La colonizzazione antica invece porta alla creazione di poleis indipendenti che

intrattengono con la madrepatria un legame di tipo religioso-cultuale talvolta persino frutto di

iniziative private senza interventi ufficiali da parte delle poleis.

Le fondazioni coloniali greche in Magna Graecia e in Sicilia dettero un enorme contributo culturale

ai popoli italici, etruschi e romani nella poesia, nell'architettura e nella filosofia: in età clasica si

formarono le grandi scuole filosofiche eleatica e pitagorica. Nonostanteciò le strutture comunitaie

erano molto instabili.

Il termine usato per indicare un insediamento coloniale era "AP-OIKIA", laddove OIKIA significa

casa ed AP-O allontanamento, separazione. Ogni colonia era indipendente dalla madrepatria dal

punto di vista politico ed istituzionale.

La madrepatria nominava un fondatore chiamato Ecista (Oikistes), il capo della spedizione, il quale

veniva scelto attraverso la consultazione dell'Oracolo di Delfi. Il corpo coloniario era formato da

pochi individui, circa trecento.

Arrivati nella colonia essi dovevano ripartire il territorio. Ogni Polis era formata da un centro

abitato e da un territorio adibito all'agricoltura, il quale costituiva la base di sussistenza per i

cittadini. Queste campagne venivano suddivise in lotti distribuiti ai partecipanti alla spedizione.

La Polis delle origini si costituiva quindi di terre sacre destinate alla fondazione di santuari, di terre

pubbliche riservate alle assemblee dei cittadini, come le Agora, di terre private (i territori lottizzati)

e del centro abitato circondato da mura. La prima descrizione della fondazione di una Polis risale al

VI libro dell'Odissea.

Le motivazioni che spinsero i greci alla colonizzazione sono dovute più fattori:

- COMPONENTE AGRARIA: Dall'VIII secolo a.C. si assistì ad un notevole incremento

demografico (più sepolture nelle necropoli), probabilmente a lunghi periodi di siccità e alla

frammentazione progressiva dei lotti di terra dovuta al regime ereditario in voga, il quale prevedeva

la suddivisione del patrimonio del padre in parti uguali tra i figli. Questi fattori portarono al

desiderio di espandersi oltremare per conquistare nuove terre da coltivare. La tendenza era quella di

espandersi verso l'interno. A Siracusa, ad esempio, la popolazione indigena fu spinta verso le

montagne o asservita. I primi coloni facevano parte dell'aristocrazia agraria di siracusa e si

chiamavano Gamoroi = coloro che hanno ricevuto la terra. Le città fondatrici disponevano di

territori limitati e poco favorevoli all'agricoltura. Le più impegnate nella fondazione di colonie

furono: le città dell'isola dell'Eubea, in particolar modo Eretria e Calcide (fondarono Nasso nel 735,

il più antico insediamento greco, Leontini, Catania, Reggio, Messina, Pitecusa nell'isola di Ischia,

Cuma), Corinto (fondò corcira e Siracusa nel 734), Megara, dotata di terre brulle favorevoli alla

pastorizia (fondò Megara Iblea in Sicilia, Bisanzio, Calcedone e insediamenti nell'area del Mar

Nero) e Acaia (fondò Sibari, Crotone e Metaponto nell'Italia meridionale). Siracusa venne fondata

nel 733 e fu in età classica la polis più fiorente del mondo greco, a lungo sotto un regime

oligarchico; i rapporti con gli indigeni furono molto difficili e le popolazioni sicule vennero presto

ridotte in uno stato di semi-schiavitù simile allilotismo spartano. La città di Megara Iblea,

abbandonata poco dopo il 500 a.C., possedeva un'organizzazione dell'abitato in froma geometrica.

Attorno ad uno spazio libero al centro dedicato all'Agora vi erano isolati di varie dimensioni. La

volontà di una simile organizzazione suggerisce rapporti pacifici tra colonizzatori ed indigeni.

Metaponto, in Basilicata, è un esempio di ripartizione geometrica non solo dell'abitato ma anche del

territorio, diviso in lotti di uguali dimensioni. Una simile ripartizione era presente anche nella

penisola dela Crimea.

A differenza di queste città Sparta e Atene non parteciparono alla colonizzazione. Esse, situate nella

regione dell'Attica, erano dotate di ampi territori: Sparta aveva 8500 km quadrati ed Atene 2500.

Per Sparta l'ampiezza fu la causa scatenante delle due guerre messeniche, che portarono ad un

fenomeno di colonizzazione interna. La Messenia era un'area ad ovest della Laconia, regione in cui

si trovava Sparta; era un territorio molto fertile che venne conquistato da Sparta, la quale asservì gli

Iloti e divise il territorio in lotti.

- COMPONENTE POLITICA: dall'VIII secolo a.C. si assistì alla ridefinizione dei rapporti politici,

sociali ed economici nella società della Polis. In molti vennero esclusi dalla politica e persero molte

terre: il malcontento li spinse a cercare fortuna in altre terre. Nel 706 a.C. venne fondata Taranto,

unica colonia spartana, la quale fu il risultato di tensioni e conflitti interni a Sparta. Dopo la prima

guerra messenica una parte della popolazione rimase esclusa dalla lottizzazione delle terre

conquistate; gli scontenti vennero espulsi e mandati a Taranto. Taranto, unica fondazione spartana,

era una terra fertile e c'era un'agguerrita presenza indigena.

- COMPONENTE COMMERCIALE: Dall'VIII secolo a.C. si assistì alla ripresa di traffici

commerciali tra Est e Ovest del Mediterraneo, soprattutto a causa della ricerca di metalli. Un ruolo

importante fu ricoperto da Eretria e Calcide: lo si nota dalla forte presenza di ceramiche eubee nello

scalo commerciale di Al Mina. Il ruolo trainante lo ebbero però i Fenici, popolo di eccellenti

mercanti, i quali fondarono Cartagine e insediamenti nella penisola iberica, in Corsica, in sardegna

e sul versante occidentale della Sicilia. Tra Greci e Fenici si può parlare di rapporto osmotico, in

quanto dopo le colonizzazioni attuate dai Fenici, iniziarono a muoversi anche i greci. Il più antico

insediamento greco nel mondo occidentale è Pitecusa (= isola delle scimmie) nell'isola di Ischia,

fondata nel 750 a.C. Ischia era in una posizione vantaggiosa in quanto era collegata all'Etruria, area

ricca di metalli: si può parlare di essa come una via di mezzo tra un insediamento agricolo e uno

commerciale.

LA POLIS ARISTOCRATICA NEL VII SECOLO

La storia della polis può essere consideata una progressiva conquista di spazio delle istituzioni

pubbliche da parte delle grandi famiglie aristocratiche; si verifica gradualmente comunque un

allargamento della partecipazione politica fino ad arrivare alla democrazia oplitica che considerava

cittadini tutti i proprietari terrieri in grado di possedere un'armatura (circa un terzo dei maschi adulti

della comunità).

Nella seconda meà del VII secolo (650-600) si verifica la cosiddetta riforma oplitica, che vede un

cambiamento nel modo di combattere: l'organizzazione militare rappresentava l'altra faccia

dell'organizzazione politica della città.

Nei poemi omerici vigevano l'etica e la mentalità individualistiche: l'attenzione veniva focalizzata

sugli eroi ma essi non erano i soli a combattere. In seguito invece aquisì importanza la coesione del

gruppo, non il singolo guerriero. Era in vigore la tattica oplitica: i guerrieri combattevano in

formazione serrata. La tesi tradizionale vede l'inizio del combattimento in formazione a partire dalla

prima metà del VII secolo a.C. nelle città dominate da ristrette aristocrazie. L'armamento (ta-opla)

degli opliti era di tipo pesante: portavano una corazza di bronzo fatta da due parti chiamate valve

tenute assieme da cardini e ganci; la forma era a campana per garantire la libertà di movimento.

Portavano schinieri e gambali in bronzo e un elmo a forma chiusa con un'apertura a T per gli occhi e

il naso che non consentiva la visione laterale e l'udito ed un cimiero composto da crine di cavallo su

modello degli elmi assiri. L'arma difensiva era costituita da uno scudo rotondo di circa un metro di

diametro fatto con lamelle di legno tenero incrociate, con il bordo in bronzo e spesso ricoperto da

una lamina di bronzo o da uno stemma araldico sulla faccia esterna. Era fortemente concavo per

potero tenere anche sulla spalla dato il suo peso di 7-8 kg. All'interno vi era una maniglia di bronzo

per infilare il braccio. Veniva usato nell'ambito degli schieramenti a falange tenendolo sulla parte

sinistra in modo da coprire la parte destra del guerriero a fianco: la coesione era quindi

fondamentale secondo un'etica di tipo comunitario. Abbandonare lo scudo era molto grave ed era

considerato alto tradimento in quanto veniva pregiudicata la compattezza e la sicurezza di tutti i

guerrieri. Le armi offensive erano una spada corta per il corpo a corpo e una lancia usata per

colpire, non come arma da lancio. Essa misurava in lunghezza circa due metri e mezzo ed era

costituita da due punte: una superiore nera in ferro e una inferiore più piccola.

La diffusione delle armi oplitiche risale al 700 a.C. Le prime raffigurazioni della falange oplitica

risalgono circa al 650 a.C. In media le battaglie duravano poco a causa del peso degli armamenti e

del caldo estivo; questo modo di combattere si prestava quindi a guerre stagionali tra poleis

confinanti. Un esempio tipico è la guerra lelantina tra Calcide ed Eretria, in Eubea, per il controllo

della pianura di Lelanto.

I legislatori arcaici

Per molto tempo l'amministazione della giustizia avvenne per via orale attraverso consuetudini non

scritte tramandate di padre in figlio: in questo modo ea più facile adeguare le norme al mondo in

graduale cambiamento. Un legislatore spartano, Licurgo, riuscì con un espediente ad assicurare alla

città l'immutabilità delle proprie norme. I primi codici scritti probabilmente apparvero in comunità

miste di greci e stranieri, come Creta, poichè i popoli orientali erano abituati all'uso di leggi scritte.

Nell'ambito della seconda metà del VII secolo sono stati ritrovati principalmente due nomi di

legislatori: Zaleuco e Caronda. Un importante codice fu quello dell'ateniese Dracone, risalente al

624, sull'omicidio; questa legge venne trascritta su pietra alla fine del V secolo e probabilmente si

occupava anche di lesioni, furti, questioni ereditarie, adulteri, contratti e diritti di proprietà,

provvedimenti suntuari e diritto di cittadinanza. I codici avevano una valenza eterna nella mentalità

dell'epoca e il cambiamento era visto come un pericolo.

Le tirannidi

In età arcaica si diffuse gradualmente il fenomeno delle tirannidi. Il termine tiranno è di derivazione

orientale e significa "signore". I tiranni erano in genere aristocratici emarginati o in conflitto con i

propri pari i quali prendevano il potere attraverso colpi di stato; spesso si facevano portavoce delle

istanze politiche degli opliti in modo da emergere politicamente. Di solito i tiranni cercavano di

instaurare regimi ereditari ed erano protettori dell'arte e della cultura, come Pisistrato ad Atene.

La più antica tiranide era quella di Cipselo a Corinto nel 650 a.C., il quale probabilmente prese il

potere attraverso un olegame con gli opliti. Cipselo apparteneva alla potente famiglia dei Bacchiadi,

sotto il cui governo nell'VIII secolo Corinto divenne la città più prospera della Grecia. Cipselo

tramandò il potere al figlio Periandro, il quale a sua volta lo tramandò a suo figlio Psammetico, il

cui governo durò pochissimo e venne ristabilita un'oligarchia moderata.

A Sicione, vicino a Corinto, si instaurarono tra il 650 e il 550 circa le tirannidi di Ortagora e di suo

nipote Clistene, sotto il cui governo si realizzò la rivalità con Argo. Dopo Clistene regnò ancora per

qualche anno l'ultimo degli Ortagoridi e poi anche qui vnne stabilita un'oligarchia moderata.

In seguito il fenomeno si generalizzò. Le tirannidi rappresentarono la crisi dell'aristocrazia e

portarono all'allargamento della partecipazione politica.

Attraverso i frammenti del poeta Alceo siamo a conoscenza delle violente lotte politiche di

Mitilene, città dell'isola di Lesbo, nel VII secolo. Dopo che la famiglia dei Pentilidi venne

esautorata dal potere iniziarono le lotte ed emerse la figura di Pittaco, il quale fu il rappresentante di

una tirannide elettiva, eletto dai cittadini esimneta, ovvero un uomo che godendo della fiducia dei

cittadini doveva stabilire la pace attraverso l'affidamento dei pieni poteri. In questo caso la tirannide

appare come un elemento di transizione verso nuovi equilibri.

A Samo è conosciuta la tirannide di Policrate tra il 540 e il 520. Egli fece di Samo, sfruttandone la

posizione geografica, un importante punto di incontro tra Oriente e Occidente, strinse rapporti con

l'Egitto e con l'impero persiano, costruì una potente flotta e si dedicò ad attività di pirateria e a

spedizioni militari. Samo perse l'autonomia quando Policrate venne ucciso da un satrapo persiano e

la città cadde sotto il controllo del re persiano.

SPARTA IN ETA' ARCAICA

Sparta è considerata un mondo a parte nell'orizzonte greco: questa città attuò il tentativo più duro di

subordinare l'individuo allo stato. Sparta sorse dall'unione di alcuni villaggi sparsi nella pianura

della Laconia, la regione più a sud del Peloponneso; la vocazione non è mai stata marinara. Alle

origini della storia di Sparta ci sono le guerre messeniche: la Messenia era separata dalla Laconia

dal monte Taigeto. La prima guerra, dal 730 al 710, permise l'assoggettamento della regione e la

riduzione in servitù degl abitanti e finì con l'emigrazione verso Taranto di una parte degli spartani.

La seconda guerra, conclusasi probabilmente nel 479, fu causata da una rivolta da parte dei Messeni

schiavizzati ed è documentata dai versi del poeta spartano Tirteo. La conquista della Messenia fornì

a Sparta una base agraria che rese inutile la colonizzazione; inoltre la giustificazione della

militarizzazione della società spartana venne data dalla necessità di tenere a bada i Messeni.

Alla fine del VII secolo tuttavia Sparta non aveva ancora raggiunto questo grado di

militarizzazione: era invece una città aperta agli influssi esterni e ricca di manifestazioni artistiche.

In seguito lo stato spartano si chiuse e la società e l'educazione ai giovani si fecero austere; questo

processo si realizzò pienamente intorno alla metà del VI secolo.

Intanto Sparta strinse una politica di alleanze nota come lega del Peloponneso, nella quale le poleis

mantenevano la propria autonomia, e continuò così ad espandersi, diventando nella seconda metà

del VI secolo la polis più potente del mondo greco. Il re Cleomene (520-490) fu molto criticato in

quanto autore del principale insuccesso spartano in merito di politica estera: aveva tentato di

inglobare Atene nella lega del Peloponneso, fallendo.

Politica e società

L'organizzazione politica e sociale spartana è il frutto di un'evoluzione che copre un periodo

dall'VIII al VI secolo, in cui un momento importante è riflesso in un documento chiamato grande

Rhetra, una specie di legge costituzionale che implica la divisione della comunità in tribù, un

consiglio degli anziani e un'assemblea del popolo. Essa si data verso la fine dell'VIII secolo e fu

probabilmente la trascrizione di una legge orale, forse enunciata da Licurgo.

L'ordinamento tipico della Sparta di età classica si forma circa a metà del VI secolo. Al vertice della

piramide sociali c'erano due re appartenenti alle famiglie degli Agiadi e degli Euripontidi, che si

dicevano discendenti da Eracle ed avevano un potere limitato alla sfera militare in quanto

comandanti dell'esercito. Poi c'era il consiglio degli anziani, la gherusia, composta da 28 membri

over 60 e i due re, che svolgeva l'attività legislativa e giudiziaria. La magistratura più importante,

istituita nel VII secolo, era l'eforato: c'erano cinque efori eletti per un anno e avevano poteri molto

estesi. L'assemblea del popolo, apella, comprendeva tutti gli spartiati ed aveva un ruolo consultivo e

il potere di eleggere gli efori e i membri della gherusia.

La società era divisa in tre gradi gerarchici:

1. Gli spartiati, o uguali, erano i cittadini che godevano di pieni diritti civili e possedevano un kleros

ovvero un lotto di terra curato dagli iloti: in questo modo potevano dedicarsi a tempo pieno alla

politica e all'attività militare.

2. I perieci ("coloro che abitano intorno") vivevano in comunità a sè stanti, godevano di autonomia

piena, coltivavano le terre e svolgevano attività artigianali e commerciali indispensabili alla

comunità. Non avevano alcun diritto politico pur dovendo adempiere al servizio militare.

3. Gli iloti (letteralmente "coloro che sono stati fatti prigionieri" erano contadini messeni sottomessi

al dominio spartano dopo la conquista dei loro territori tra l'VIII e il VII secolo a.C. Essi erano a

metà strada tra uomini liberi e schiavi in quanto non appartenevano ai singoli spartani ma alla città

di Sparta; per questo motivo non potevano essere liberati dai singoli. Gli iloti vivevano raggruppati

in comunità nelle campagne e lavoravano le terre degli spartani in una condizione quasi di

mezzadria: potevano tenere metà del prodotto delle terre e consegnare l'altra metà agli spartiati. Era

molto raro che un ilota venisse liberato, e in ogni caso non veniva integrato nel corpo cittadino.

Alcuni casi di liberazione degli iloti avvennero durante la guerra del Peloponneso a causa del

bisogno di integrare i ranghi dell'esercito. Gli iloti erano molto più numerosi degli spartiati,

mantenavano una propria identità etnica e per questo rappresentavano una grave minaccia per

Sparta. La presenza di un nemico interni costituiva la giustificazione dell'evoluzione militare di

Sparta: ogni anno gli efori, prima di entrare in carica, dichiaravano guerra agli iloti. Nel IV secolo

a.C. essi riuscirono a sottrarsi al dominio spartano.

Il sistema educativo e l'esercito

Il sistema educativo, l'agoghè, prevedeva una preparazione alla guerra a partire dagli otto anni,

quando i bambini venivano affidati allo stato e crescevano sotto una ferrea educazione fisica che li

abituava a privazioni e fatiche e anche psicologica, volta a favorire competizione, controllo della

paura e obbedienza. Era molto scarsa la preparazione culturale. A 18 anni dovevano superare delle

prove di iniziazione, tra cui la krypteia, una specie di caccia legalizzata all'ilota tra i boschi di notte.

In seguito, superate tutte le prove, continuavano il percorso di formazione che durava fino ai 30

anni, quando raggiungevano i

pieni diritti politici. I cittadini prendevano parte ai sissizi, gruppi di uomini che consumavano pasti

comuni assieme ai re; i sissizi erano un momento fondamentale di formazione dei giovani anche

attraverso rapporti omosessuali con i più anziani. Il ruolo della famiglia era limitato e le donne

godevano di molta libertà, sessuale e giuridica.

L'esercito era il centro e il fine stesso della società spartana e si costituiva da tutti gli spartiati dai 18

ai 60 anni. L'elemento caratteristico era la coesione e l'omogeneità che si rifletteva nell'uniforme,

composta da una tunica rossa e armi fornite dallo stato. I soldati spartani erano veri e propri

professionisti poichè venivano preparati a questo fin da piccoli. L'esercito era guidato da uno dei

due re, il quale era allo stesso livello degli altri soldati: Sparta e il suo esercito incarnavano

l'ideologia oplitica egualitaria.

Il più grande problema di Sparta però era la scarsezza numerica dei cittadini, i quali erano in origine

quasi 10000 in età arcaica e diminuirono fino a poche centinaia in età ellenistica, probabilmente a

causa della scarsa duttilità del sistema economico spartano che favorì accentramenti di proprietà i

quali portarono all'arricchimento di alcuni spartiati e alla perdita del kleros di altri, i quali persero

quindi la cittadinanza.

ATENE IN ETA' ARCAICA

Il territorio di Atene è costituito dall'Attica, un'estensione geografica molto grande per una sola

polis (circa 2400 kmq, la più estesa a parte Sparta); dal punto di vista morfologico si distingueva in

tre grandi pianure separate da rilievi montuosi importanti. A nord dell'Attica c'è la Beozia, della cui

la città più importante è Tebe, la quale ha più o meno la stessa estensione dell'Attica ma che conta

circa 15 polis.

Gli elementi conosciuti dell'Atene in età arcaica provengono dalle fonti archeologiche. In età

micenea e nelle Dark Ages Atene era un centro molto evoluto e acquistò molto prestigio soprattutto

per la ceramica geometrica; la tesi più plausibile è quella che durante le Dark Ages, intorno all'XI

secolo, l'Attica fosse fortemente spopolata rispetto al periodo miceneo. Nell'VIII secolo però ci fu

un grande aumento demografico che portò all'occupazione dell'Attica, che gli antichi attribuivano al

re mitico Teseo secondo la definizione di sinecismo. Questo graduale processo di ripopolamento,

che vede tra il 1000 e l'800 la crescita dei siti popolati da 15 a 45, può essere definito

"colonizzazione interna" in quanto partì dal centro, ovvero da Atene. In seguito per tutto il VII

secolo ci fu un periodo di stagnazione: Atene ritardò ad usare le nuove tattiche oplitiche e non

sviluppò strutture statali solide.

La tradizione letteraria d età classica, poco attendibile, ricostruisce un quadro di Atene secondo cui

nel II millennio vi sarebbe stata una monarchia ereditaria diventata poi una monarchia di arcontato a

vita, la quale in seguito sarebbe diventata decennale e dal 683-682 annuale con carica non iterabile.

La società classica, essendo dominata dall'oralità, non era in grado di ricostruire il lontano passato:

avevano le idee vaghe della transizione da monarchia ad arcontato annuale, il quale era costituito da

tre magistrati che pur condividendo le competenze giudiziarie avevano in altre sfere diverse

competenze: 1. L'arconte per antonomasia si chiamava arconte eponimo ("che dà il suo nome

all'anno") e si occupava del diritto familiare 2. L'arconte re, il basileus, aveva competenze religiose

3. L'arconte polemarco aveva il comando militare e in età classica si occupava anche delle cause

giudiziarie inerenti il rapporto tra ateniesi e meteci.

Dal VII secolo si aggiunsero altri sei magistrati chiamati tesmoteti (letteralmente "legislatori"), i

quali erano in origine i custodi del diritto orale e poi delle leggi scritte; in età classica si occupavano

della supervisione del sistema giudiziario e dell'organizzazione dei tribunali.

Gli arconti che uscivano di carica entravano a far parte dell'areopago (dalla collina di Ares, tra

acropoli e agorà, luogo di riunione del consiglio) del quale diventavano membri a vita; le

competenze riguardavano i delitti di sangue e la custodia delle leggi: era quindi un organo di

garanzia costituzionale che controllava il funzionamento delle istituzioni.

Il monopolio delle cariche pubbliche in età arcaica era detenuto da un gruppo di famiglie

aristocratiche, gli Eupatridi (letteralmente "coloro che hanno i padri nobili").

Cilone e Dracone

L'episodio certo più antico (documentato alla fine del I libro di Tucidide) risale al 636, anno in cui

l'aristocratico Cilone tentò di prendere il potere prendendo possesso dell'acropoli, convinto di

godere di un seguito popolare: si ritrovò assediato sull'acropoli e si rifugiò nei santuari sotto la

protezione della divinità. In questo modo, visto che i supplici non potevano essere toccati, pena la

punizione divina, si raggiunse un accordo salvacondotto secondo cui i ciloniani potevano

allontanarsi dall'Attica; l'accordo non venne rispettato e l'arconte Megacle della famiglia prestigiosa

degli Alcmeonidi si macchiò di sacrilegio, e con lui venne macchiata anche la famiglia, da cui

discendevano anche Clistene e Pericle, contro i quali il sacrilegio fu usato a fini politici.

Nel 624, pochi anni dopo, venne introdotta la prima legislazione scritta da Dracone. Il suo fu forse

un tentativo di portare la pace in un'Atene scossa dal tentativo di tirannide di Cilone. Le leggi

scritte, la cui diffusione partì proprio dall'età arcaica, non sostituirono però il diritto

consuetudinario, che cessa di esistere appena alla fine del V secolo, bensì si volsero a risolvere

tensioni e conflitti all'interno della comunità. Nel suo codice di leggi Dracone si soffermò sulla

divisione tra omicidio non premeditato, premeditato e involontario; nella società omerica dell'VIII e

del VII secolo l'omicidio era un fatto privato che veniva lasciato alla vendetta dei familiari e non

c'era alcuna distinzione tra omicidio volontario e involontario. In Dracone restano le regole

omeriche secondo cui l'omicida può andare in esilio volontario o concordare un risarcimento con i

familiari della vittima ma la differenza è che la colpevolezza deve essere accertata dal tribunale

della polis.

Solone

Solone fu il primo riformatore di Atene e fu il primo politico del mondo occidentale conosciuto

attraverso giustificazioni del suo operato fornite da lui stesso nei suoi carmi di contenuto politico.

La prima fonte narrativa di informazione su Solone è costiuita dalla "Costituzione degli ateniesi" di

Aristotele, in cui descrive le sue riforme commentandole. Solone fu anche legislatore: emise un

complesso di norme scritte abbastanza ampio, anche se non definibile come codice, che costituirono

lo scheletro della successiva legislazione ad Atene (nel IV secolo infatti per dire leggi di Atene si

diceva leggi di Solone). Queste norme vennero esposte pubblicamente su due complessi di

monumenti: 1. Gli axones, parallelepipedi rotanti su perni, avevano quattro facce su cui le leggi

venivano scritte e la consultazione era agevolata dalla presenza dei perni. Gli axones erano almeno

21, quindi la legislazione doveva essere consistente. In origine venivano esposti sull'acropoli sotto

la protezione divina. 2. Probabilmente verso la metà del V secolo le leggi vennero ricopiate sui

kurbeis, stele di bronzo che venivano esposte nell'agorà; il trasferimento dall'acropoli all'agorà

simboleggiava il passaggio alla democrazia.

Solone venne eletto arconte e arbitro (o legislatore) nel 593-592 in una situazione di lotta civile e

divisione causata dal punto di vista politico dall'eccessivo potere oligarchico degli Eupatridi e dagli

forti squilibri economici che avevano portato i poveri a precipitare in uno stato di asservimento.

Le riforme di Solone riguardavano quindi sia l'ambito politico che economico, poichè la crisi

riguardava soprattutto l'assetto della proprietà agraria: la distribuzione della terra era necessaria per

raggiungere la stabilità politica. Solone si fece arbitro tra le fazioni in lotta nella guerra civile

all'interno dell'opera "Eunomia" (= "buon governo", dal punto di vista etimologico = "buona

distribuzione dei ruoli nella comunità"), una serie di composizioni poetiche destinate alla

recitazione nell'ambito del simposio aristocratico. Nell'opera viene proposta un'etica comunitaria

volta al bene comune della comunità nel suo complesso. Solone afferma che la colpa delle lotte non

va attribuita agli dei, ma alla stoltezza degli uomini che ricercano il potere e le ricchezze,

sottolineando la hybris, ovvero l'eccesso, l'andare oltre il limite, dell'aristocrazia sovrana, la quale si

appropria sia dei beni pubblici che dei beni sacri non rispettando la giustizia. Le conseguenze della

hybris si vedono nel tempo e si riflettono sul demos (in questo caso inteso come comunità nel suo

complesso): si verifica la guerra civile e la schiavitù di molti ateniesi. Solone mette in luce come

non ci si possa rifugiare nell'individualismo egoistico in quanto il male comune colpisce tutti,

nessuno escluso.

Solone introdusse un ordinamento di tipo timocratico, demolendo il sistema a regime ereditario a

favore di una divisione della cittadinanza in base al censo. Divise la società in quattro classi: 1. I

pentacosiomedimni erano i più ricchi, coloro i cui campi producevano quantità pari o superiori a

500 medimni all'anno (il medimno era un'unità di misura corrispondente a 52 litri); a loro era

permesso l'accesso alle magistrature più importanti ed erano i tesorieri di Atena. 2. I cavalieri erano

coloro che producevano più di 300 medimni all'anno ed erano in grado di mantenere un cavallo. 3.

Gli zeugiti erano coloro che producevano più di 200 medimni all'anno ed erano in grado di

mantenere un giogo di buoi. 4. I teti erano i più poveri, i piccoli proprietari terrieri o i nullatenenti.

A loro erano riconosciuti alcuni diritti minimi: il diritto di partecipare all'assemblea, il diritto alla

libertà e il diritto di appellarsi contro il giudizio dei magistrati grazie all'introduzione dell'Eliea, un

tribunale popolare d'appello.

Si ha dunque l'immagine di una società spaccata tra ricchi e poveri; il sistema serviva a regolare

l'accesso alle cariche pubbliche. Oltre all'areopago Solone introduce un consiglio a rotazione

annuale al quale probabilmente erano ammessi i membri delle prime tre classi, il consiglio dei 400,

il cui obiettivo era potenziare il ruolo dell'assemblea.

Solone volle anche risolvere il problema della schiavitù legata ai debiti: al suo tempo la moneta non

esisteva ed esistevano dei contadini chiamati ektemoroi (letteralmente "quelli della sesta parte") che

dovevano versare cinque sesti del prodotto ai padroni. Questo sistema, il quale secondo un'ipotesi

poteva essere stato introdotto dall'aristocrazia arcaica per appropriarsi di terre pubbliche o sacre,

implose, i contadini non riuscirono più a consegnare la loro parte e a causa dei debiti furono resi

schiavi e venduti all'estero. Solone attraverso un provvedimento da Aristotele definito seisachteia

(letteralmente "scuotimento dei pesi", ovvero liberazione dai gravami) liberò gli ektemoroi dal

dover versare parte del prodotto e cercò di liberare tutti coloro che erano stati resi schiavi, abolendo

anche per il futuro la schiavitù per debiti. Queste furono le principali riforme economiche di Solone,

il quale si dichiarò mediatore. Non volle mai farsi tiranno nè dividere la terra in parti uguali

(isomoiria); mantenne i privilegi degli aristocratici e non volle attribuirne molti al demos (questa

volta indicando la massa plebea), cercando di attribuire prerogative utili senza favorire una parte a

scapito dell'altra.

Pisistrato

Pochi anni dopo l'arcontato di Solone vi fu un periodo di anarchia (letteralmente "l'impossibilità di

avere arconti") derivato dalla mancanza di accordi e dalle frequenti lotte tra le famiglie

aristocratiche. In questo clima si tentò di istituire delle tirannidi, come quella di Pisistrato,

aristocratico proveniente dalla costa orientale dell'Attica. Egli svolse una politica volta ad

ingraziarsi i cittadini meno ricchi. Riuscì a diventare tiranno nel 560, poi venne cacciato ma poco

dopo ritornò ad Atene grazie ad un'alleanza matrimoniale con gli Alcmeonidi, presto rotta, che

costrinse Pisistrato nuovamente alla fuga. Nel 546 grazi ad un esercito privato prese di nuovo il

potere e lo mantenne fino alla morte nel 528. La sua tirannide fu positiva per Atene: ci fu un grande

sviluppo edilizio, artistico, culturale ed economico, venne introdotta la moneta, vennero diminuite

le differenze tra città e campagna tramite il miglioramento delle vie di comunicazione tra Atene e il

resto dell'Attica, la concessione di aiuti ai piccoli proprietari e l'istituzione di giudici itineranti.

Dopo la morte di Pisistrato subentrarono i figli Ippia ed Ipparco, che presto cedettero sotto iniziativa

degli Alcmeonidi alleati con Cleomene a Sparta.

Clistene

Dopo la fine del governo di Ippia, si tentò di instaurare un governo aristocratico sotto la guida di

Isagora ma l'alcmeonide Clistene lo costrinse all'esilio e nel 508 attuò una riforma istituzionale

considerata l'inizio del regime democratico ateniese, che venne mantenuta per i due secoli

successivi fino al 323 a causa dell'intervento dei macedoni.

Introdusse dieci tribù con nomi presi dal mito create artificialmente su base territoriale; ogni tribù

era formata da tre trittie che rappresentavano ognuna una parte dell'Attica (fascia costiera, interno,

centro urbano ateniese). C'erano quindi in tutto trenta trittie e questo sistema garantiva la

rappresentanza di tutte le zone dell'Attica in ogni tribù. In ciascuna tribù c'era un membro per ogni

magistratura, ognuna delle quali era formata da dieci membri.

Inoltre il territorio dell'Attica venne diviso in circa 150 demi; ogni cittadino diveniva tale

iscrivendosi ai registri del proprio demo e il suo nome poi oltre al patronimico acquistava anche il

demotico.

Tutti i cittadini, senza limitazioni di discendenza o reddito, potevano partecipare all'assemblea

chiamata ekklesia; il consiglio dei 500, chiamato bulè, era formato da cinquanta cittadini per ogni

tribù estratti a sorte e si occupava dell'amministrazione e della preparazione dell'ordine del giorno

per l'assemblea. I magistrati detentori di archai (= comandi) erano molti e le loro sfere di

competenza andavano dai compiti più modesti a quelli più importanti, come la guida dell'esercito da

parte del collegio dei dieci strateghi. Le cariche erano attribuite per sorteggio, erano collegiali e

duravano un anno.

Nel periodo delle riforme di Clistene si diffuse anche la pratica dell'ostracismo che consisteva nella

pssibilità da parte dell'assemblea di nominare su alcuni cocci di vaso chiamati ostrakon dei

personaggi della comunità i quali, se ottenevano il maggior numero di voti, venivano esiliati dalla

città per dieci anni senza perdere nè i suoi beni nè al suo ritorno i diritti politici. Quello

dell'ostracismo fu uno strumento della comunità per liberarsi di coloro che erano sospettati di

aspirare alla tirannide.

LA RIVOLTA IONICA E LE GUERRE PERSIANE (499-479)

La rivolta ionica

Negli anni centali del VI secolo la geografia politica del mondo cambia: Lidia, Media, Babilonia ed

Egitto, i quattro grandi regni orientali, vengono abbattutti e il territorio viene unificato nell'impero

persiano grazie a Ciro il Grande, della dinastia degli Achemenidi, che conquista Lidia, Media e

Babilonia e suo figlio Cambise l'Egitto. In seguito Dario primo, tra la seconda metà del VI e la

prima metà del V secolo rafforza l'impero e sistema le conquiste.

I persiani erano una popolazione di lingua indoeuropea la cui religione si chiamava mazdeismo in

quanto praticavano il culto del dio Ahura-Mazda; il fondatore e codificatore di questa religione era

il sacerdote-filosofo Zarathustra, vissuto forse tra il VII e il VI secolo. Questa religione consolidò

l'identità persiana ma i persiani erano comunque tolleranti verso altri culti.

I persiani dettero un'organizzazione molto efficiente alle aree conquistate attraverso la divisione in

circa venti regioni chiamate satrapie dotate di autonomia amministrativa; l'unità dell'impero era

garantita dalla figura del Gran Re e da elementi come l'unificazione di pesi, misure e monete,

l'adozione di una lingua internazione, l'aramaico, e dalla costruzione di numerose strade che

collegavano le varie parti dell'impero.

Quando Ciro il Grande nel 546 si impadronì del regno di Lidia, retto dal re Creso, i rapporti dei

Greci d'Asia con questo regno cambiarono radicalmente: i rapporti tra le aristocrazie dei due popoli

avevano portato alla creazione di una sorta di cultura comune. Ma nei primi tempi i persiani non

mostrarono intenti di conquista nei confronti delle poleis greche dell'Asia minore. La situazione

cambiò quando Dario, alla fine del VI secolo attuò una riorganizzazione dell'impero che portò

all'aumento dei tributi da pagare e alla diminuzione della libertà. Nel 499 si realizzò la ribellione

delle città greche al potere persiano: la RIVOLTA IONICA. Erodoto era molto critico nei confronti

della rivolta e individuò le cause nell'ambizione personale del promotore Aristagora di Mileto, il

quale si recò prima invano a Sparta in cerca di aiuto dal re Cleomene, poi ad Atene, che inviò,

assieme ad Eretria, città dell'Eubea, delle navi in aiuto ai rivoltosi.

In un primo tempo gli insorti ebbero qualche successo ma incomprensioni, rivalità e debolezze

interne alla rivolta portarono alla sconfitta decisiva nel 494 nella battaglia navale di Lade. Mileto fu

rasa al suolo e gli abitanti uccisi o deportati.

La prima guerra persiana

I persiani decisero di punire anche le città di Atene ed Eretria: nel 490 venne inviata una flotta in

Eubea presso le mura di Eretria, che oppose una breve resistenza prima di subire la stessa sorte di

Mileto. Poi i persiani, guidati da Ippia, sbarcarono a Maratona, vicino ad Atene. Così gli opliti

ateniesi si prepararono a fronteggiare l'esercito persiano a Maratona; chiesero aiuto a Sparta, che per

motivi di festività religiose ritardò l'intervento. Platea, città della Beozia, invece inviò un

contingente. Gli ateniesi si affidarono a Milziade, esperto nella conoscenza dei persiani, il quale

decise di attaccare subito. I greci vinsero e i persiani tornarono in patria.

Una volta salito al trono Serse nel 486 la guerra riprese. Gli anni di intervallo però servirono ai

greci per rafforzarsi: nel 483 ad Atene l'aristocratico Temistocle convinse gli ateniesi a investire

nella costruzione di una grande flotta, che risultò decisiva nell'imminente seconda guerra persiana.

La seconda guerra persiana

Nel 481 un esercito persiano salpò verso la Grecia e Serse in persona perseguì lo scopo di chiedere

sottomissione al volere del Gran Re alle poleis: molte città del Nord, tra cui Tebe, si sottomisero (si

"medizzarono") riconoscendo la superiorità persiana, anche perchè l'oracolo di Delfi consigliava di

non combattere. Nello stesso anno si forma la lega ellenica, presso l'istmo di Corinto: a Sparta viene

affidata la guida dell'esercito. La creazione dell'alleanza accomunò le varie poleis ma c'erano

comunque divergenze di strategia: Sparta e gli alleati del Peloponneso insistevano sulla difesa del

Peloponneso fortificando l'istmo di Corinto e lasciando così ai persiani il resto della Grecia, ma

questa strategia non venne accettata da Atene e gli altri alleati. Il compromesso venne raggiunto

creando una linea di difesa alle Termopili e una a Capo Artemisio, dove nel 480 si svolsero le prime

due battaglie: in quella navale dell'Artemisio le navi greche riuscirono solo a ritardare l'arrivo della

flotta persiana alle Termopili, dove si svolse la battaglia di terra. Un disertore segnalò ai persiani la

via per aggirare lo schieramento greco e i vari contingenti, in netta inferiorità numerica rispetto ai

persiani, si dettero alla fuga. Restarono solo i trecento spartiati del re Leonida che si sacrificarono

ritardando l'avanzata dei persiani.

Dopo questa prima vittoria i persiani scesero nella penisola gli ateniesi abbandonarono la città e si

rifugiarono nell'isola di Salamina e a Trezene, sulla costa del Peloponneso. Le divergenze nella lega

attica erano molte ma alla fine prevale la linea di Temistocle secondo cui gli ateniesi avrebbero

affrontato i nemici nello stretto di Salamina: questo episodio viene narrato nell'VIII libro delle

Storie di Erodoto. Un delegato corinzio, alleato degli spartani, dice a Temistocle che è apolis, in

quanto aveva abbandonato Atene, ma lui ribadisce l'idea di città come comunità di uomini: non ha

importanza il territorio ma i cittadini. A Salamina giunse presto la flotta persiana, che fu sconfitta

dal contingente ateniese guidato da Temistocle e dagli alleati. La flotta persiana ritorno in Asia, ma

l'esercito di terra devastò nuovamente l'Attica.

Nel 479 un numeroso contingente spartano guidato dal reggente Pausania superò l'istmo di Corinto,

si ricongiunse con quello ateniese di Artistide e diede luogo alla battaglia decisiva di Platea, in

Beozia.

Nello stesso anno anche la flotta guidata dal re spartano Leotichida vinse la flotta persiana

nell'Egeo, sorprendendola a Capo Micale: questo fatto determinò la rivolta delle città ioniche contro

il dominio persiano e le isole di Samo, Chio e Lesbo entrarono a far parte della lega antipersiana.

IL MONDO ARISTOCRATICO IN ETA' ARCAICA

Economia e commercio

L'attività più diffusa nel mondo greco era l'agricoltura: una parte dei terreni, coltivata da schiavi o

braccianti, era nelle mani di pochi grandi proprietari che detenevano il controllo politico della

comunità. La maggioranza dei campi invece era coltivata da piccoli proprietari che lavoravano in

proprio e in condizioni precarie in quanto il ricavato del raccolto a volte non bastava per il

sostentamento della famiglia. L'allevamento era meno importante e variava da regione a regione.

L'ideologia comune era quella che il lavoro dei campi fosse l'unico degno di un uomo aristocratica

in quanto segue il ritmo della natura: all'origine di questa concezione c'era l'identità tra proprietario

terriero e cittadino della polis. Era la minoranza quella degli artigiani che lavoravano in botteghe,

specialmente nei centri più grandi come Atene e Corinto, e non costituivano una forza economica

rilevante.

Gli scambi commerciali da un capo all'altro del Mediterraneo erano molto importanti: in Grecia si

importavano metalli, cereali e prodotti di lusso e si esportavano olio, vino e ceramica. Il centro più

importante fino al VI secolo era Corinto grazie alla posizione sull'istmo; poi venne sostituita da

Atene. Il commercio greco aveva limiti strutturali in quanto le navi erano piccole, poco sicure, poco

veloci e poco manovrabili, la navigazione era possibile solo nei mesi più caldi e l'attività piratesca

era molto diffusa. Il modello commerciale arcaico era inoltre privo di barriere rigide e i mercanti

scambiavano prodotti non solo greci, ma anche etruschi e fenici, ricavandone guadagni soprattutto

attraverso le tasse portuali. I mercanti professionisti acquisirono in alcune zone una certa influenza

nel corso del VI secolo, mentre in altre l'attività mercantile rimase nelle mani dell'aristocrazia dei

grandi proprietari terrieri. I mercanti che facevano fortuna si trasformavano in proprietari terrieri,

non costituendo una classe mercantile contrapposta alla classe dei proprietari.

Un evento fondamentale è l'invenzione della moneta coniata alla fine del VII secolo in Asia Minore

presso comunità greche come Efeso e Mileto, in contatto con il regno di Lidia, che utilizzava

monete in elettro, ovvero una lega naturale di oro ed argento reperibile facilmente nei fiumi della

Lidia. Avevano dimensioni variabili ed era variabile anche la proporzione della combinazione dei

due metalli: i valori erano dunque diversi a seconda della quantità di oro e argento e della qualità

della lega, garantita dalla città attraverso la pesa delle monete, non attraverso la conta come

avvenne successivamente ad Atene. Questo tipo di monete primitive rappresentano un importante

elemento di transizione verso la moneta moderna; nei commerci, dal II millennio, il pagamento

avveniva in metallo pesato. Dopo Efeso e Mileto la moneta si diffuse in Grecia continentale dove

comincia ad essere di uso comune appena nella seconda metà del VI secolo.

Aristocrazia, religione e cultura

Nella polis arcaica il ruolo più importante nella società era riservato all'aristocrazia, un insieme di

gruppi privilegiati che oltre a detenere il potere politico dettavano anche lo stile di vita. Esisteva

un'aristocrazia di sangue che si autodefiniva tale attraverso la discendenza da eroi o divinità; a volte

erano famiglie ricche, a volte cadevano in rovina, lasciando il posto ai "nuovi ricchi" secondo una

mobilità verticale che determinò l'allargarsi dell'aristocrazia.

L'uomo aristocratico si occupa dell'attività militare in quanto la guerra risalta le doti fisiche e morali

e giustifica la superiorità degli aristocratici; anche quando dalla fine del VII secolo si diffonde la

riforma oplitica l'aristocrazia mantiene le caratteristiche legate alla guerra come l'amore per le armi

e la passione per la caccia. L'aristocratico non lavora e ricava la sua ricchezza dal lavoro delle terre

da parte di schiavi o braccianti. Un rituale importante della vita in società era rappresentato dal

simposio.

L'aristocratico è anche un uomo agonale (definizione dello storico ottocentesco Burckhardt), ovvero

dedito alla competizione: l'attività agonistica era legata alla pratica bellica in quanto entrambe

provavano le caratteristiche fisiche e morali degli individui ma era anche estesa ad attività culturali

come musica e poesia. Le competizioni si svolsero a lungo nell'ambito di onoranza funebri ma nel

corso dell'età arcaica si estesero alle feste religose che si svolgevano all'interno dei santuari più

importanti: 1. presso il santuario di Zeus a Olimpia, nell'Elide (Peloponneso occidentale) si

svolgevano le Olimpiadi ogni quattro anni 2. presso il santuario di Apollo a Delfi si svolgevano i

giochi pitici ogni quattro anni 3. presso il santuario di Poseidone sull'istmo di Corinto si svolgevano

i giochi istmici ogni due anni 4. presso il santuario di Zeus a Nemea, nell'Argolide, si svolgevano i

giochi nemei ogni due anni.

I giochi acquisirono un carattere internazionale e divennero una delle prime manifestazioni di

coscienza di unità nel mondo greco; divennero inoltre il simbolo stesso della civiltà classica grazie

anche alla loro forte connotazione religiosa. I vincitori ottenevano solo premi simbolici ma spesso

ricavavano vantaggi economici, fama e onore, che contribuirono ad incoraggiare vere forme di

professionismo.

Il rapporto dei greci con il mondo divino era molto importante: ogni atto pubblico e molti atti

privati erano scanditi da rituali e cerimonie religiose. La religione si ripercuoteva anche nel

calendario di ogni città, regolato da varie feste e nella consultazione della volontà degli dei

attraverso gli oracoli, di cui il più importante era quello di Apollo a Delfi. Erano diffuse offerte agli

dei, sacrifici animali svolti secondo procedure rigide e codificate e purificazioni rituali: era quindi

una religione pratica in cui non esistevano testi sacri, rivelazioni, o salvezze; anche i magistrati

erano semplici funzionari dello stato. Era una religione incorporata, ovvero una religione presente

in tutti gli aspetti della vita, fortemente partecipativa. Vi era uno stretto legame tra la dimensione

politica e quella religiosa: ogni riunione dell'assemblea di Atene era preceduta da sacrifici, riti e atti

religiosi in favore del dio protettore della città. Le rappresentazioni teatrali avvenivano in contesti

religiosi, come le feste in onore di Dioniso, e trattavano temi etici e politici. Il pantheon degli dei,

legato ad una tradizione mitica orale, era composto da divinità antropomorfe immortali non

onniscenti nè onnipotenti. Era una religione aperta nel senso che il sistema delle divinità (Pantheon)

poteva essere ampliato. Ad esempio il culto di Asklepio, dio della salute, venne introdotto durante la

guerra del Peloponneso, e il culto di Iside venne introdotto dall'Egitto. Ogni città aveva il suo

proprio sistema cultuale. Ad esempio ad atene la dea protettrice era Atena, la quale presiedeva le

attività artigianali, era una guerriera e proteggeva i vari gruppi del corpo cittadino; il suo tempio si

situava sull'acropoli. A Mileto e a Corinto il dio protettore era Apollo. Zeus era considerato il

protettore dell'agora e della città. Artemide, dea cacciatrice, aveva come ambito i boschi: era una

divinità selvaggia collegata ai riti di iniziazione attraverso cui i giovani diventavano adulti

attraverso un regresso ad uno stato selvaggio prima di far ritorno alla città, ed era legata alla

vegetazione e alla fertilità dei campi. Esistevano quindi varie divinità che assumevano diverse sfere

di competenza a seconda delle diverse aree. Nonostante ciò vi era un unico Pantheon per tutti: la

concezione comune delle divinità era quella antropomorfica (differentemente dallo zoomorfismo

egiziano e dalla religione aniconica persiana) e vigeva la triade tempio-statua della divinità-altare. Il

tempio era considerato la casa della divinità e conteneva doni e dediche per il dio; i riti si

svolgevano all'esterno presso l'altare.

In età arcaica la produzione culturale è molto sviluppata. In campo artistico fioriscono la

produzione scultorea, la decorazione vascolare e progrediscono l'architettura e l'urbanistica,

nascono la storiografia e la filosofia. Questo sviluppo è strettamente legato ai rapporti del mondo

greco con l'Oriente: il centro culturale dell'arcaismo è infatti Mileto, la principale polis greca della

Ionia micrasiatica. In campo letterario la tradizione rimaneva orale e legata alla recitazione,

accompagnata da musica e danze. La poesia era uno strumento eccezionale di comunicazione nella

società: Omero costituì un modello formativo per la società greca di ogni tempo; la poesia divenne

un veicolo di trasmissione di idee politiche e di nuove visioni della società in ambito aristocratico.

Un esempio è costituito dai componimenti politici di poeti come Alceo, Solone e Teognide.

L'IMPERIALISMO ATENIESE

Lega di Delo (477)

Il periodo che trascorre tra la fine delle guerre persiane nel 479 e l'inizio della guerra del

Peloponneso nel 431 viene chiamato pentecontetìa (letteralmente "periodo dei cinquant'anni").

Nell'ottica greca non era certo che la guerra fosse finita: le strade di Atene e Sparta si dividono.

Atene aveva sviluppato una grande flotta mentre Sparta, potenza continentale con area di influenza

limitata al Peloponneso, non l'aveva fatto perchè la struttura dell'ordinamento spartano, anche a

causa della presenza degli iloti e della crisi delle strutture di comando, non era favorevole ad un

ampia politica estera. Inoltre la società egualitaria spartiata contrastava con l'idea di imprese lontane

che avrebbero dato potere a singoli individui. Sparta quindi decide di ritirarsi dalle operazioni, così

Atene prende il comando e fonda nel 477 la lega navale delio-attica. L'isola di Delo si trovava

vicino a Mikonos, in una posizione centrale dell'Egeo, e ospitava il santuario di Apollo: da semplice

punto di incontro per gli ioni divenne il centro politico e federale della lega, dove gli alleati

tenevano le riunioni e dove veniva posto il tesoro. Dopo l'ostracizzazione di Temistocle nel 471 il

potere ad Atene era stato incarnato da Aristide, che ispirò l'alleanza.

La lega aveva una funzione antipersiana (la formula dell'alleanza era "avere gli stessi amici e gli

stessi nemici" ed era concepita come permanente: riuniva Atene, i greci delle isole, della costa

dell'Asia Minore, dell'Egeo settentrionale (penisola Calcidica), dell'area degli stretti e del Mar Nero;

nella sua massima espansione la lega contò più di 300 città.

La lega aveva una funzione offensiva e difensiva; era dotata di un consiglio dove all'inizio i singoli

membri occupavano una posizione paritaria in quanto ad ogni città era concesso il potere di un voto

nell'assemblea, che si svolgeva ogni anno a Delo per decidere le operazioni. Atene aveva il

comando militare e il controllo della cassa attraverso i propri tesorieri chiamati ellenotami (tesorieri

dei greci): per coprire le spese miitari infatti la lega aveva bisogno di risorse, soprattutto per il

mantenimento della flotta di trecento triremi. Le triremi erano leggere e veloci e avevano bisogno di

180 rematori divisi in tre gruppi più circa una ventina di altri membri dell'equipaggio; erano quindi

molto costose. Non erano fatte per l'abbordaggio ma per lo speronamento attraverso un rostro di

bronzo (esempio: battaglia di Salamina). C'erano due categrie di alleati: alcuni, come le isole più

grandi con più risorse come Nasso, Taso, Samo, Chio e Lesbo, fornivano navi alla flotta ateniese;

altri pagavano il phoros, un tributo finanziario annuo determinato da Atene, la quale avendo anche il

comando militare decideva le operazioni da intraprendere. Quest'alleanza, iniziata come egualitaria,

presto cambiò. Riuscì comunque a raggiungere gli obiettivi, limitando e risolvendo la questione

persiana attraverso un intervento in Asia minore. Nel 470 si svolse una grande battaglia in Licia

presso il fiume Euridemonte (costa meridionale dell'Asia minore) con Cimone a capo dell'esercito,

il quale era figlio del vincitore di Maratona Milziade ed era leale nei confronti del regime

democratico moderato dei tempi di Clistene. Intratteneva ottimi rapporti con Sparta, ma subì una

grave sconfitta politica quando nel 464, aprofittando di un forte terremoto, gli iloti si ribellarono a

Sparta: Cimone inviò truppe in aiuto che furono bruscamente congedate dagli spartani. Ne apofittò

Efialte, che riuscì ad ostracizzare Cimone nel 461 e a cancellare la maggior parte dei poteri

dell'Areopago istituendo la democrazia radicale, guidata da Pericle, il quale dette vita ad un

importante programma edilizio e ufficializzò la non belligeranza con i persiani attraverso la pace di

Callia (449) e risolse per il momento le tensioni con Sparta attraverso una pace trentennale (446).

Dal 460 al 454 gli alleati conquistarono tutto il Basso Egitto e Menfi attraverso un'operazione

offensiva ma nel 454 i persiani riescono a chiudere i greci in un'isola del delta prosciugando il

canale: i greci persero duecento navi e quasi tutti gli uomini. Nel 451 però la flotta ateniese era già

attiva a Cipro e nel 449 ci fu la pace di Callia. Per circa un trentennio vennero suddivise le sfere di

influenza: i persiani rinunciarono all'Egeo e alle città greche sulla costa dell'Asia minore.

L'obiettivo viene conseguito ma la lega non cessa di esistere e diventa uno strumento del dominio

imperiale di Atene: le città che volevano uscire dalla lega dovevano scontrarsi direttamente con

Atene, come successe nel 471 con la ribellione di Nasso e tra il 465 e il 463 con la ribellione di

Taso, che vennero assediate e asservite da ATene. Inoltre Atene iniziò ad esercitare un'autorità che

annullava ogni principio di autonomia nelle poleis alleate. Dopo l'insuccesso in Egitto, dal 454 il

tesoro della lega venne trasferito da Delo ad Atene, custodito sull'acropoli, e annualmente un

sessantesimo del totale del tributo di ogni città alleata veniva offerto in dono ad Atena. La

riscossione dei tributi ci è nota attraverso uno dei documenti epigrafici più famosi: le liste dei tributi

ateniesi, che facevano parte di quei decreti che l'assemblea usava per regolare i rapporti con gli

alleati a partire dal 450 fino alla guerra del Peloponneso. Nelle liste c'era scritto quanto ogni città

versava annualmente: per i primi quindici anni (dal 454 al 440) c'era un'unica stele, la seconda

conteneva le liste fino al 432 e poi ogni anno venne redatta una stele separata. Nel 448

probabilmente non venne riscosso il tributo a causa delle tensioni tra Atene e gli alleati derivate dall

firma della pace di Callia, che provocò naturalmente la resistenza a versare il tributo. A volte il

tributo da un anno all'altro si dimezzava a causa dell'istituzione delle cleruchie (da kleros = lotto di

terra), ovvero porzioni di territorio alleato confiscate da Atene che vi insediava i propri cleruchi: era

un modo per dare la terra ai più poveri, promossi ad opliti, e in questo modo Atene poteva esercitare

un controllo sul territorio alleato. Atene creò anche una forma di amministrazione imperiale: impose

regimi politici democratici a lei favorevoli, si occupava dell'amministrazione della giustizia

attraverso magistrati, stabilì guarnigioni e impose pesi, misure e l'obbligo di usare la dracma attica

in tutte le città alleate. Ciò è documentato attraverso un decreto il quale doveva essere esposto in

ogni agora alleata. Le ragioni erano sia di natura pratica (la riscossione dei tributi era prima difficile

a causa dei diversi pesi dell'argento) sia di natura politica (la facoltà di coniare moneta era

l'espressione della sovranità ateniese sugli alleati) sia di natura economico-finanziaria (Atene

ricavava un guadagno dalla riconiazione delle monete alleate).

Inoltre a poco prima del 450 risale il decreto di Eritre, città sulla costa dell'Asia minore con regime

democratico il cui consiglio di 120 membri era sotto il controllo dei magistrati e della guarnigione

di Atene. Sul decreto Atene imponeva ad Eritre di contribuire con offerte alla festa delle Panatenee;

gradualmente quest'obbligo venne esteso a tutte le poleis alleate, segno dell'interferenza di Atene

nell'amministrazione della politica e della giustizia. Un altro esempio è costituito dal decreto di

Calcide, città dell'isola dell'Eubea, dove Atene, dopo aver sedato la ribellione del 446, impone ai

cittadini di Calcide di prestare il giuramento di non ribellarsi, di pagare il tributo e di essere i

migliori alleati. Inoltre Calcide perde la giurisdizione sulle cause politiche: i processi si svolgeranno

nei tribunali ateniesi. Da metà del V secolo il consiglio della lega cessa di esistere e le decisioni

vengono prese ad Atene.

Atene esercitava il controllo economico attraverso il controllo del mare e dei commerci, limitando

entro certi limiti il problema della pirateria. I traffici commerciali erano sotto controllo degli

ellespontofilaci, magistrati ateniesi. L'impero quindi offriva ad Atene vantaggi politici ed

economici: con la lega Atene scaricava le spese militari sugli alleati cosicchè i fondi potevano

essere destinati ad altro. era quindi più facile mantenere il sistema politico democratico.

Atene creò un'ideologia attraverso cui giustificava l'impero e l'aspirazione al dominio, ovvero il

ruolo di Atene nelle guerre persiane. Questa ideologia si manifesta anche nel corredo iconografico

del Partenone, costruito tra 447 e 432 (dopo la pace di Callia) e dedicato ad Atena Parthenos. Ospita

una statua criselefantina di Atena di dieci metri di altezza, opera di Fidia. IL corredo iconografico è

articolato e complesso: ci sono frontoni e metope ai 4 lati del tempio che rappresentano 4 episodi

bellici: il primo è di natura storica e rappresenta la guerra di Troia, gli altri tre rappresentano la

gigantomachia, la centauromachia e l'amazzonomachia e simboleggiano la lotta della civiltà contro

la barbarie richiamandosi in chiave mitica alle guerre persiane. L'ideologia di superiorità si

manifestava anche nella festa delle Panatenee che ogni quattro anni celebrava l'unificazione

dell'Attica attraverso una processione che passava dall'area extraurbana, alla città, all'agora e

all'acropoli con lo scopo di donare ad Arena un nuovo mantello chiamato peclo (questa processione

è rappresentata sul fregio del Partenone). In seguito veniva celebrato il ruolo di Atene nella vittoria

sui persiani.

ATENE DEMOCRATICA

Le riforme di Efialte nel 461 consentirono una democrazia in cui il potere politico fosse

effettivamente nelle mani del popolo e in cui le decisioni venivano prese rispettando la volontà della

maggioranza espressa tramite votazioni regolari. Questo regime durò per circa 140 anni con

eccezione di due brevi periodi e grazie ad esso il tasso di partecipazione alla vita politica del V e del

IV secolo fu molto elevato e si sviluppò una nuova forma di identità basata sull'essere cittadino: ciò

che lo identifica è la partecipazione attiva alla vita politica e giudiziaria. Gli organi principali della

democrazia erano quelli introdotti con le riforme di Clistene ma dopo l'eliminazione dell'Areopago

ebbero molto più potere.

Le magistrature ateniesi a parte il collegio dei dieci strateghi e alcune magistrature finanziarie che

erano a carica elettiva venivano attribuite per sorteggio, il criterio più democratico: in questo modo

venivano abolite le limitazioni di censo a parte per l'arcontato e alcune magistrature finanziarie,

cosicchè divenne possibile per ogni cittadino ricoprire una carica politica. A partire dal IV secolo si

assiste a una tendenza alla professionalizzazione della politica.

Alla fine del V secolo venne introdotta la retribuzione delle cariche pubbliche (misthos): all'inizio

furono remunerati i giudici popolari, poi i magistrati e dopo la guerra del Peloponneso anche coloro

che partecipavano all'assemblea. Questa misura suscitò scandalo negli aristocratici.

I tribunali dal V secolo divennero un simbolo della città in quanto la giustizia veniva ammnistrata

direttamente dai cittadini: ogni anno ne venivano sorteggiati 6000 che entravano a far parte delle

giurie popolari. Eisisteva comunque la possiilità di opporsi alla decisione dell'assemblea tramite

l'appello ai tribunali, la cui sentenza ea innappellabile. Nel 451 Pericle impose una legge sulla

cittadinanza secondo cui era cittadino solo chi avesse padre e madre ateniesi; questo decreto rese

più stabile il numero dei cittadini.

Tra democrazia e impero c'era un legame molto stretto: più Atene si impegnava in operazioni

aggressive con la flotta, i meno abbienti che prestavano servizio ai remi ricevevano denaro e

legittimazione a partecipare alla vita politica in quanto difendevano la patria in armi. Inoltre i

proventi dell'impero assicuravano ad Atene risorse finanziarie per la retribuzione delle cariche

pubbliche e per abbellire la città. Dal IV secolo, quando l'impero cessò di esistere, si dovettero

imporre forme di tassazione sui più abbienti, in mancanza di forme di tassazione diretta sui

cittadini.

Le rivoluzioni antidemocratiche

La maggior parte degli aristocratici, durante il periodo democratico, scelse di abbandonare la vita

pubblica e di continuare il dibattito politico nell'ambito dei circoli chiusi come i simposi e le eterie

(club esclusivi). Altri, come Pericle e Alcibiade, scelsero la collaborazione aperta. L'opposizione

oligarchica uscì allo scoperto in due casi: nel 411 e nel 404.

Dopo la spedizione in Sicilia della guerra del Peloponneso Atene era molto debole e ne

aprofittarono nel 411 alcuni esponenti dell'oligarchia estremista, all'inizio d'accordo con i fautori di

una democrazia oplitica moderata, organizzarono un colpo di stato con Antifonte a capo.

L'assemblea del popolo, dopo violenze e intimidazioni, approvò tramite votazione il passaggio del

governo a 400 membri di un consiglio di oligarchi. Venne abolita la retribuzione delle cariche

pubbliche e la cittadinanza riservata a sole 5000 persone. Dopo quattro mesi gli oligarchi vennero

rovesciati e il potere rimase nelle mani dei democratici moderati guidati da Teramene. Nel 410 però

si ritornò alla democrazia piena.

Dopo la conclusione della guerra del Peloponneso Atene dovette adottare un regime oligarchico in

linea con gli orientamenti ideologici di Sparta: nel 404 quindi gli ateniesi nominarono 30 cittadini

per redigere una nuova costituzione. Tra loro vi erano posizioni contrastanti: Crizia era il fautore

dell'idea di un'oligarchia molto ristretta e nutriva vendetta per la democrazia radicale, dall'altra parte

Teramene era favorevole ad una costituzione oplitica che avrebbe dato la cittadinanza a più

cittadini. Crizia vinse e venne stilata una lista di 3000 persone con diritto di cittadinanza; gli altri

vengono perseguitati e uccisi. Anche questa rivoluzione durò poco in quanto gli avversari dei Trenta

Tiranni si radunarono al Pireo guidati da Trasibulo e dopo uno scontro venne ripristinata la

democrazia nel 403.

ATENE IN ETA' CLASSICA

Nel V secolo Atene raggiunse dimensioni notevoli e acquisì interessi in tutto il bacino dell'Egeo,

accogliendo stranieri da ogni parte del Mediterraneo e ponendosi come modello per il resto della

Grecia. L'Attica era la regione più popolata: allo scoppio della guerra del Peloponneso nel 431 ad

Atene c'erano tra i 40 e i 60000 cittadini maschi adulti, circa 10000 stranieri residenti più un enorme

numero di schiavi; quindi comprendendo anche donne e bambini l'Attica era abitata da circa 300000

esseri umani, di cui all'incirca un terzo viveva nel centro urbano e il 15% era composto dai cittadini

in possesso dei diritti politici.

[vedi "La polis" nel capitolo IL MONDO GRECO NELL'VIII SECOLO per la suddivisione tra

meteci, schiavi e donne].

Economia

Anche nel V secolo permane l'ideologia della terra come bene più importante e dell'agricoltura

come attività più rispettabile: la realtà economica era ancora primitiva con pochissimo spazio agli

investimenti. L'economia quindi non ha un'autonomia e un'importanza dominante bensì fa parte del

sistema sociale in quanto la maggioranza dei cittadini era proprietaria di un lotto di terra nell'Attica.

Le differenze tra ricchi e poveri non erano evidenti: i cittadini vivevano in modo modesto e frugale,

la carne si mangiava soltanto in occasione di particolari feste, non c'erano beni di lusso eccessivo.

Le entrate di Atene derivavano dalle tasse portuali, dalle multe e dal metoikion, la tassa sulla

persona applicata ai meteci: la città era quindi in grado di garantire pochi servizi poichè la

maggioranza delle entrate era destinata alle forze armate, alla flotta, al mantenimento dell'apparato

burocratico e alla costruzione e manutenzione degli edifici pubblici. Dopo la sconfitta del

Peloponneso e la conseguente fine dell'impero la situazione economica peggiorò, anche perchè

Sparta riuscì durante la guerra a bloccare il passaggio dei rifornimenti che attraverso gli stretti

passavano ad Atene, la quale era dipendente dal grano delle pianure e delle coste del Mar Nero.

Si contava, specialmente nel IV secolo, sulla disponibilità a base volontaria dei più abbienti

attraverso una tassazione diretta chiamata liturgia (letteralmente "servizio prestato a favore del

popolo") attraverso cui venivano mantenute le triremi della flotta e venivano allestiti eventi cultuali

e rappresentazioni teatrali. In cambio chi metteva a disposizione il denaro ricevava una contropartita

in termini di onore nella comunità.

Teatro e cultura

Tra la fine del VI secolo e l'inizio del V vennero prodotte ad Atene moltissime commedie e tragedie:

l'attività teatrale era una manifestazione ufficiale protetta e sostenuta dallo stato. I due principali

festival teatrali ateniesi erano le Grandi Dionisie e le Lenee, entrambe legate a festività religiose in

onore di Dioniso. Non esistevano repliche e si tenevano delle vere e proprie competizioni. Nel 386 i

grandi tragici Eschilo, Sofocle ed Euripide divennero dei veri e propri classici in quanto fu

permessa la replica delle loro tragedie. Ad ogni rappresentazione teatrale assisteva una percentuale

altissima della popolazione ateniese. Gli attori erano maschi e al massimo tre, recitavano con

maschere e con voce lenta e poco realistica. La commedia metteva in scena, ridicolizzandoli,

personaggi politici e altri protagonisti in vista della vita ateniese, trattando temi di rilievo o

costruendo mondi utopici alternativi legati alla realtà della polis. La tragedia invece presentava

personaggi mitologici leggendari e storie note che facevano parte del patrimonio orale della città:

l'importante non era la trama ma il modo in cui la storia veniva rappresentata. Il teatro attico ebbe il

suo massimo sviluppo nel V secolo e iniziò a decadere nel corso del IV.

Nella seconda metà del V secolo si sviluppò la filosofia sofistica, la quale comprendeva

l'insegnamento di filosofia, di morale, di scienza e soprattutta dell'arte della parola (grammatica,

dialettica e retorica). I sofisti si facevano pagare per le loro lezioni ed erano generalmente critici nei

confronti del sapere tradizionale, attaccati da parte di Platone. Fondamentali nella sofistica erano

l'insegnamento della dialettica, la quale istruiva nell'arte del discutere, e della retorica, la quale

istruiva nell'arte del parlare. Ne conseguiva un'arte chiamata eristica, ovvero l'avere sempre la

meglio nella discussione a prescindere dalla fondatezza della propria opinione: l'eristica era criticata

in quanto si temeva portasse ad una degenerazione morale, in quanto i valori morali ed etici

passavano in secondo piano rispetto all'arte della parola. I sofisti nonostante tutto attuarono una

rivoluzione culturale in quanto permisero a nuovi gruppi di persone di sfidare il predominio

dell'aristocrazia nel campo della cultura: indipendentemente dalle origini quindi il sapere si poneva

come fatto primario nella valutazione del valore di una persona.

Nel 399 Socrate venne condannato a morte da un tribunale ateniese con accusa di empietà e di

corruzione di giovani con il suo insegnamento. Venne condannato da una giuria di semplici

cittadini: si denota la diffidenza degli ateniesi nei confronti di uno spirito libero percepito come

evasore dell'ordine e il bisogno degli ateniesi di capri espiatori su cui sfogare la frustrazione della

perdita dell'impero. La mentalità comune inoltre concepiva lo stato come organismo con il potere di

intervenire anche sulla condotta privata e sulle idee dei cittadini.

LE TIRANNIDI D'OCCIDENTE (fine VI-metà V secolo)

A partire dalla fine del VI secolo le poleis della Magna Graecia e di Sicilia si erano molto sviluppate

in termini di disponibilità di risorse e di popolazione. Queste poleis erano comunità di frontiera

influenzate dai rapporti spesso conflittuali con le popolazioni indigene e con potenze esterne come

etruschi e cartaginesi; si prediligeva quindi per arginare i conflitti interni ed esterni il ricorso alla

tirannide.

Nel VI secolo Sibari, sulla costa ionica della Calabria attuale, diventò la più importante città della

Magna Graecia e venne definita la polis "dell'eccesso" a causa della sua grande ricchezza. Durante

la tirannide di Telys, di tendenze filopopolari, l'oligarchica Crotone dichiarò guerra a Sibari, anche

perchè molti aristocratici sibariti e non, tra cui Pitagora, fuggito da Samo per sfuggire alla tirannide

di Policrate, avevano spinto perchè avvenisse lo scontro. Nel 510 i crotoniati vinsero e Sibari venne

distrutta ma Pitagora fu costretto a fuggire anche da Crotone in quanto era portatore di valori

comnitari sul piano sociale. Venne accolto a Metaponto e in questo periodo i circoli pitagorici si

rafforzarono in molti centri della Magna Graecia. Verso la metà del V secolo i sibariti superstiti

tentarono di ricostuire la propria polis, ma quando Crotone glielo impedì nuovamente, essi si

rivolsero a Sparta e ad ATene; Pericle si interessò al progetto che però, a causa di contrasti con gli

stessi sibariti, non andò a buon fine. Allora Atene fondò una nuova città senza la loro

partecipazione, Turi, nel 444. Turi era una polis panellenica che raccoglieva uomini da ogni parte

della Grecia.

Negli stessi anni Cuma, in Campania, dovette difendersi dall'espansionismo etrusco guidata dal

tiranno Aristodemo, fortemente antiaristocratico. Alla sua morte la minaccia etrusca richiese

l'intervento del tiranno di Siracusa Ierone.

Taranto, che nel IV secolo acquistò l'egemonia sulla Magna Graecia, subì la sconfitta contro la

popolazione indigena degli iapigi, anticipazione della grande riscossa indigena che si concretizzò a

partire dal IV secolo.

Le tirannidi di Sicilia

Nel corso del VI secolo le poleis di Sicilia erano dominate da oligarchi terriere e vivevano nel

pericolo di conglitti con le popolazioni indigene (Siculi e Sicani) e con la minaccia cartaginese.

Queste caratteristiche favorirono l'insorgenza di tirannidi, di cui la più nota è quella di Falaride ad

Agrigento, della quale si hanno poche notizie. Nel 505 a Gela l'oligarchia venne rovesciata e

Cleandro divenne tiranno, seguito nel 498 dal fratello Ippocrate, il quale rivoluzionò la geografia

politica della Sicilia orientale conquistando anche Messina, allora chiamata Zancle. La grande

novità fu l'impiego di elementi indigeni e mercenari provenienti dalla Grecia continentale e

micrasiatica ai fini della creazione di un grande esercito.

Nell'esercito di Ippocrate si fece notare il comandante Gelone, di famiglia importante. Alla sua

morte riuscì a succedergli nel 491 cercando di ripristinare un regime costituzionale e alleandosi con

il tiranno di Agrigento Terone. Nel 485 Gelone occupò Siracusa e ne fece la capitale, lasciando Gela

al fratello Ierone. Siracusa conobbe un forzato aumento di popolazione dovuto alla deportazione di

massa degli abitanti delle poleis vicine e in parte della stessa Gela. Gelone concese la cittadinanza a

oltre 10000 mercenari del suo esercito, distaccandosi dalla tradizionale ideologia della cittadinanza

nella polis continentale. Nel 482 Terone prese Imera, sulla costa settentrionale della Sicilia,

scacciandone il tiranno filocartaginese Terillo, il quale chiese aiuto ai cartaginesi che cercarono di

invadere l'isola nel 480: vinse l'esercito greco di Terone e Gelone contro quello nemico di Amilcare.

Due anni dopo Gelone morì e Ierone controllò da solo il potente stato territoriale siciliano che

esercitava un dominio diretto sulla Sicilia orientale e indiretto su tutta l'isola. Nel 476 rifondò

Catania, chiamata Aitna e nel 474 intervenne nella battaglia navale di Cuma per aiutare i cumani

contro l'espansionismo eetrusco di Aristodemo. Dopo la morte di Ierone successe il fratello

Trasibulo, che venne presto costretto alla fuga nel 466. Sia Gelone che Erone avevano sfruttato il

motivo propagandistico della difesa della grecità contro i barbari per cercare una legittimazione al

loro potere.

Dopo la caduta di Trasibulo in Sicilia venne ripristinato un regime costituzionale espressione di

oligarchie moderate che si rifaceva alla democrazia ateniese imitandone anche la pratica

dell'ostracismo, chiamata petalismos. La differenza stava nell'esclusione del demos poichè le

magistrature erano elettive e gratuite, non sorteggiate e retribuite. questo sistema era minato in parte

dalle ribellioni dei mercenari ai quali non erano più concessi i privilegi delle tirannidi e in parte

dalla ribellione dei siculi, i quali guidati da Ducezio riuscirono nel 453 a creare uno stato federale.

Dopo alcune vittorie su Agrigento e Siracusa Ducezio venne sconfitto nel 450 e dopo essersi recato

a Siracusa come supplice venne mandato in esilio a Corinto. Nel 448 forse sotto protezione ateniese

fondò Calatte sulla costa settentrionale della Sicilia. Questi infatti sono gli anni dell'interesse

ateniese nei confronti della Sicilia, vista come trampolino di lancio verso la conquista dell'intero

Occidente. Siracusa fu la città che più si oppose all'espansionismo di Atene: l'aristocratico

Ermocrate nel congresso di Gela del 424 si fece fautore della riconciliazione tra le poleis siciliane

contro Atene.

GLI ANNI DI SPARTA (404-379)

Gli anni successivi alla conclusione della guerra del Peloponneso furono caratterizzati da scontri

ininterrotti: si ricorreva continuamente alla guerra come mezzo per risolvere le controversie esterne

ed interne. Nel IV secolo nasce un movimento contrario alle guerre tra greci che incoraggiava

quindi la guerra contro altri popoli, soprattutto contro i persiani, che raggiunsero la massima

influenza sulla Grecia sfruttandone le divisioni interne.

Sparta era diventata potenza egemone del mondo greco sostituendosi ad Atene ma c'erano molti

problemi. Gli spartiati erano pochissimi, circa 3000, e la tradizionale coesione della classe dirigente

fondata sulla tradizione e sulla chiusura nei confronti dell'esterno venne meno. Una delle poche

figure capaci di affrontare i cambiamenti derivati dalla gestione di un potere così grande fu quella di

Lisandro, il vincitore di Egospotami, insofferente alle vecchie regole di austerità e prudenza e che

per questo era un elemento pericoloso per l'ordinamento dello stato. Egli installò in molte città dele

guarnigioni comandate da armosti, a supporto di governi oligarchici. Si aggiungeva anche il

malcontento delle classi inferiori che portò ad una rivolta nel 398 da parte di Cinadone, che fu

subito sventata sul nascere. Alla morte del re Agide II subentrò il figlio Agesilao, il quale regnò a

lungo restaurando e conservando le virtù tradizionali senza adeguarsi alla nuova realtà. Un altro

problema degli spartani era il rapporto con la Persia, la quale in cambio dell'appoggio finanziario

dato nel corso della guerra, aveva preteso il riconoscimento del potere assoluto sull'Asia e sulle città

greche dell'Asia minore: per Sparta era impossibile rispettare questi patti. Inoltre Corinto e Tebe

erano insoddisfatte di come Sparta aveva gestito la vittoria, e ben presto si allearono con Argo.

Atene da parte sua aveva intrapreso gradualmente una ripresa costruendo le Lunghe Mura che

univano la città al Pireo e maturando l'idea di ricostruire l'impero. Dopo l'esperienza dei Trenta

Tiranni venne reintrodotto il pieno regime democratico e si diffuse un grande odio nei confronti dei

tiranni, in particolare di Crizia, che portò ad unire i democratici radicali e i moderati. In questo

clima maturò il processo e la condanna a morte di Socrate nel 399.


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DETTAGLI
Esame: Storia greca
Corso di laurea: Discipline storiche e filosofiche
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Faraguna Michele.

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