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Identità greca

La Grecia attuale venne occupata durante buona parte del II millennio a.C. da tre gruppi di invasori: Ioni, Dori ed Eoli, i quali si differenziavano dal punto di vista linguistico. I greci quindi si formarono nel corso della storia e svilupparono un'identità perlopiù locale legata alla città: erano greci in linea di massima coloro che avevano il diritto di partecipare ai giochi olimpici. La formazione di una vera e propria identità culturale ellenica risale non prima del periodo arcaico.

Le guerre persiane e l'identità greca

Durante le guerre persiane Erodoto formulò una propria definizione di grecità. Erodoto fu il primo grande storico greco. Visse nel corso del V secolo a.C. Nacque tra il 490 e il 480 ad Alicarnasso in Asia Minore, città greca soggetta all'impero persiano. Tra il 450 e il 425 scrisse "Storie", opera della quale i primi cinque libri narrano il processo di espansione dell'impero persiano, e gli ultimi quattro (dal 6 al 9) sono dedicati alle guerre persiane.

Nell'VIII libro narrò le fasi successive alla battaglia navale di Salamina nel 480 a.C., nell'ambito della seconda guerra persiana, la quale si costituì come un processo di invasione coordinata della penisola greca. Dopo la battaglia di Salamina il re persiano volle dividere il fronte dei greci offrendo ad Atene delle concessioni territoriali. Sparta allora dubitò della fedeltà di Atene alla causa greca, ma gli ateniesi difesero la loro fedeltà dando una definizione di identità greca, di grecità (to hellenikon): avere lo stesso sangue, la stessa lingua, lo stesso culto religioso, gli stessi costumi.

Comunanza di sangue

In realtà il concetto di comunanza di sangue era un semplice costrutto mentale: i greci sentivano di essere un unico popolo ma in realtà non condividevano lo stesso sangue. Dal 2000 a.C. gli indoeuropei giunsero nella penisola greca dall'Europa centrale, ma nella penisola erano già presenti popolazioni mediterranee che in seguito si fusero con quelle indoeuropee. Circa un terzo del lessico greco fa parte della lingua del sostrato, non ha radici indoeuropee.

  • Nei poemi omerici "Danaoi", "Achei" o "Argili"
  • "Panelles" = tutti i greci
  • Dopo lo sviluppo della nozione di identità comune, nel VII secolo a.C., "Hellenes". Prima l'Ellade "Hellas" indicava nell'Iliade la patria di Achille, una piccola regione della Tessalia, mentre nell'Odissea indicava la Grecia centrale escludendo il Peloponneso.
  • "Graikoi" = nome che i latini usavano, a partire dalla colonizzazione, per indicare i greci con i quali erano in contatto, ovvero i greci dell'isola dell'Eubea. Essi furono i primi ad avere contatti con gli italici, insediandosi a Cuma in Campania.

Comunanza linguistica

La lingua greca è considerata un gruppo linguistico unitario all'interno del quale esistono quattro gruppi dialettali tra cui la comunicazione era comunque possibile. Differentemente altri gruppi linguistici, come ad esempio quello germanico, erano composti da varie lingue vere e proprie tra le quali comunicare era impossibile.

  1. Il dialetto Eolico si parlava in Tessalia, in Beozia, nelle isole a nord dell'Egeo e nella Troade, regione sulla costa settentrionale dell'Asia Minore.
  2. Il dialetto Attico-Ionico si parlava nell'Attica, nelle isole dell'Egeo e nella Ionia, regione sulla costa centrale dell'Asia Minore.
  3. Il dialetto Dorico e i dialetti Nordoccidentali erano parlati nella fascia occidentale del mondo greco, nel Peloponneso, a Creta, a Rodi, a Kos e a nord della costa dell'Asia Minore.
  4. Il dialetto Arcado-Cipriota era simile alla lingua dei micenei.

La lingua ufficiale e diplomatica era la lingua attica. La lingua comune favorì lo sviluppo della diplomazia. L'elemento di dissonanza era la lingua macedone. La Macedonia si trovava a nord del monte Olimpo, che assieme ad altri rilievi fungeva da barriera culturale: la Macedonia infatti rimase spesso fuori dal mondo greco fino al IV secolo a.C. grazie a Filippo e poi ad Alessandro. I macedoni vennero spesso definiti "barbari" in quanto la loro lingua era incomprensibile per i greci: essa apparteneva al gruppo dei dialetti nordoccidentali ma ebbe un'evoluzione autonoma rispetto al greco parlato a sud dell'Olimpo.

Comunanza di religione

Nel passo Erodoto non usa il termine "religione" in quanto è un termine che non esisteva, un termine troppo astratto. Infatti il mondo greco di concepire la religione era molto più concreto e calato nella vita comune: essa era costituita da atti e azioni in favore degli dei come riti, sacrifici, giochi e processioni. Non esisteva un sistema di credenze sviluppato, l'importante era l'aspetto pratico. Non c'erano sacre scritture e non esistevano i concetti di ortodossia e di eresia.

  • Era una religione incorporata, ovvero una religione presente in tutti gli aspetti della vita, fortemente partecipativa. Vi era uno stretto legame tra la dimensione politica e quella religiosa: ogni riunione dell'assemblea di Atene era preceduta da sacrifici, riti e atti religiosi in favore del dio protettore della città. Le rappresentazioni teatrali avvenivano in contesti religiosi, come le feste in onore di Dioniso, e trattavano temi etici e politici.
  • Era una religione aperta nel senso che il sistema delle divinità (Pantheon) poteva essere ampliato. Ad esempio il culto di Asklepio, dio della salute, venne introdotto durante la guerra del Peloponneso, e il culto di Iside venne introdotto dall'Egitto.
  • Ogni città aveva il suo proprio sistema cultuale. Ad esempio ad Atene la dea protettrice era Atena, la quale presiedeva le attività artigianali, era una guerriera e proteggeva i vari gruppi del corpo cittadino; il suo tempio si situava sull'acropoli. A Mileto e a Corinto il dio protettore era Apollo. Zeus era considerato il protettore dell'agorà e della città. Artemide, dea cacciatrice, aveva come ambito i boschi: era una divinità selvaggia collegata ai riti di iniziazione attraverso cui i giovani diventavano adulti attraverso un regresso ad uno stato selvaggio prima di far ritorno alla città, ed era legata alla vegetazione e alla fertilità dei campi.

Esistevano quindi varie divinità che assumevano diverse sfere di competenza a seconda delle diverse aree. Nonostante ciò vi era un unico Pantheon per tutti: la concezione comune delle divinità era quella antropomorfica (differentemente dallo zoomorfismo egiziano e dalla religione aniconica persiana) e vigeva la triade tempio-statua della divinità-altare. Il tempio era considerato la casa della divinità e conteneva doni e dediche per il dio; i riti si svolgevano all'esterno presso l'altare.

Oltre alla religione comune esistevano i culti panellenici, ad esempio il culto di Apollo con santuario a Delfi, il culto di Zeus con santuario ad Olimpia, vari santuari a Corinto e a Nemea nel Peloponneso. Questi santuari erano sedi dei giochi che si svolgevano in occasione delle feste religiose: a Delfi c'erano i giochi pitici, a Olimpia i giochi olimpici, a Corinto i giochi istmici e a Nemea c'era il "periodos", un percorso sportivo. Durante le festività, in caso di guerra si proclamava la tregua sacra per poter praticare i giochi. Analogamente alla politica, anche nella religione greca c'era frammentazione ma allo stesso tempo la consapevolezza di un'unità.

Comunanza dei costumi

Il massimo elemento di comunanza e unicità per i greci era il vivere nella polis. Aristotele definiva l'uomo come "zoon politikon" ovvero "animale che vive nella polis". Nel primo libro della "Politica" egli dà una definizione degli elementi costitutivi della polis: essa esiste per natura ed è la forma politica ultima verso cui tende ogni comunità. La prima forma di aggregazione umana è costituita dalle famiglie, le quali però non consentono l'autosufficienza o autarchia. Poi le famiglie si allargano formando la seconda forma di aggregazione umana, il villaggio, e infine più villaggi si aggregano riunendosi nella polis, la quale è una comunità perfetta che consente l'autarchia e una vita felice (euzen).

Aristotele proviene da Stagira, città a stretto contatto con la Macedonia, e proprio dopo poco tempo che uscirono le sue considerazioni sulla polis questo organismo politico cessò di esistere con l'ascesa di Alessandro e la centralizzazione del potere.

I confini della storia greca

La storia greca è un prodotto culturale legato a convenzioni. Per molto tempo la storia greca, in quanto basata su fonti letterarie, si fece iniziare con Omero. In seguito attraverso la decifrazione delle tavolette in lineare B si è giunti alla conclusione che l'inizio della storia greca possa coincidere con il fiorire della civiltà micenea, la quale si sviluppò tra il 1600 e il 1200 a.C.

Il sistema di scrittura utilizzato dai micenei era la lineare B, un sistema sillabico composto da circa novanta segni che rappresentano una lingua protogreca, ovvero una forma arcaica di greco. La lineare B venne decifrata nel Novecento dall'architetto Mike Ventris, specializzato in sistemi criptografici e collaboratore del governo. Grazie alla decifrazione delle tavolette in lineare B provenienti da Pilo, Micene, Tebe, Pirinto, Creta e Sparta, si hanno oggi importanti informazioni circa l'assetto politico, giuridico ed economico del territorio miceneo, la religione praticata dal popolo e i metodi di pagamento agli artigiani del palazzo, pagati con cereali e beni di sussistenza. Grazie ad alcune brevi iscrizioni su vasi, non diffuse a quel tempo nella società, si conosce il metodo di circolazione delle merci.

La civiltà micenea era una civiltà palaziale con struttura politica verticistica. Essa si costituiva di un ampio territorio suddiviso in più regni (es: Micene, Argo, Pilo in Messenia) i quali fanno riferimento al Wanax (termine riferito anche agli dei e ai padroni di un cane), che indicava l'autorità centrale, il sovrano assoluto, residente nel palazzo. Esso era affiancato dal capo del comando militare e da numerosi funzionari locali (Kasireu) attivi nei distretti.

La struttura centralizzata non riguardava solo la politica ma anche l'economia, di tipo agricolo: le attività economiche erano sotto il controllo del palazzo, così come la richiesta di quote fiscali ai lavoratori e ai proprietari di terre private. Intorno al 1200 a.C. avvenne il crollo delle strutture palaziali probabilmente per un concorso di cause. Le ipotesi sono: il collasso del sistema economico, forse causato da forze naturali come siccità e carestie, e possibili rivoluzioni o spinte centrifughe.

Il crollo si suddivide in due fasi: dopo la caduta iniziale nel 1200 seguì una ripresa di circa un secolo. In seguito, tra il 1120 e il 1100, avvenne il collasso definitivo: le strutture della civiltà micenea e la sua forma di scrittura cessano di esistere. La fase che segue è denominata la fase dei secoli bui, o Dark Ages, nella quale cessano le testimonianze scritte. Esse ripresero intorno al 750 con una scrittura di tipo alfabetico composta da 23 o 24 segni. In base ad analisi archeologiche alcuni storici preferiscono denominare questo periodo "alto arcaismo", il quale durò circa tre secoli.

La fine della storia greca è argomento di dibattito tra gli storici, che secondo la propria sensibilità riferita anche al contesto storico e culturale, danno datazioni differenti e soggettive. Le periodizzazioni possono fare riferimento sia alla storia politica che alle categorie culturali.

  • Analizzando la storia politica: secondo Bettalli la storia greca ha fine con la conquista dell'Egitto, ultimo grande regno ellenistico, da parte dell'impero romano (battaglia di Azio nel 31 a.C. e successiva incorporazione di Alessandria); secondo Bearzot essa ha fine nel 146, con la distruzione di Corinto, quando Macedonia e Grecia divennero province romane. Fino a questo momento pur essendo ormai entrate nell'orbita romana le città greche conservavano ancora un'autonomia. Un'altra data scelta fu la pace di Naupatto del 217 a.C. in quanto ultima vicenda che coinvolse unicamente protagonisti greci.
  • Se si considerano le categorie culturali si fa riferimento al perduramento della civiltà greca a prescindere dalle conquiste territoriali. Molti quindi teorizzano la fine della storia greca in età giustiniana, più precisamente nel 529 d.C. in seguito alla cristianizzazione dell'impero e alla chiusura della scuola platonica, emblema della cultura greca.

Molti studiosi posero la fine della storia greca nel momento in cui le poleis persero la loro autonomia, quindi la loro libertà, ovvero nel 338 a.C., vittoria definitiva di Filippo di Macedonia su Atene e Tebe a Cheronea. Secondo De Sanctis, in "Storia dei Greci" essa termina nel 399 a.C. con il processo di Socrate, simbolo della libertà. In alcuni casi come data simbolica è stato scelto il 529 a.C., anno della chiusura delle scuole filosofiche di Atene da parte di Giustiniano.

Secondo Droysen essa termina con la caduta di Costantinopoli nel 1452 d.C. Droysen fu il primo a battezzare il concetto di Ellenismo, indicando con questo termine il periodo successivo alle conquiste di Alessandro. In età antica si definivano Hellenistai i non greci che parlavano il greco dopo le conquiste di Alessandro, quando il greco divenne lingua franca, ed Hellenismos la lingua greca parlata dai non greci.

Questo particolare periodo fino a Droysen era considerato un simbolo di declino e decadenza in quanto la Polis, che rappresentava la libertà della Grecia, era caduta in favore della monarchia. Droysen attua una sua rivoluzione copernicana in questo campo, cambiando la prospettiva: egli, nella sua analisi teleologica, concepisce il periodo ellenistico come un sincretismo di due civiltà, quella greca e quella orientale. Questa fusione ebbe una funzione fondamentale in quanto, secondo lo storico, creò il tessuto culturale che costituì la base per la diffusione del Cristianesimo e pertanto rappresenta il culmine della civiltà greca. L'interesse di Droysen verso la fusione tra cultura greca e orientale si può attribuire alle radici culturali dello storico, attivo sostenitore del processo di unificazione della Germania nel secondo Ottocento. Pubblicò quattordici volumi sulla storia della Prussia. Droysen pubblicò nel 1833 "Storia di Alessandro il Grande" e a partire dal 1836 pubblicò i tre volumi raccolti nel 1878 nell'opera "Storia dell'ellenismo", della quale cura anche la prefazione.

Creta minoica: la formazione dello stato nell'Egeo

L'inizio dell'età del Bronzo in area egea si colloca intorno al 3000 a.C. anche se la diffusione di oggetti di metallo si ha fià dalla fine del IV millennio, nei secoli finali del Neolitico. L'Antica Età del Bronzo (3100-2000) vede la formazione di molti nuovi insediamenti e una conseguente crescita demografica; si intensificano gli scambi commerciali a livello interregionale, specialmente di oggetti in metallo. Colin Renfrew negli anni Settanta spiega questo fenomeno con l'introduzione della policultura mediterranea, ovvero ad una rivoluzione economica dovuta all'aggiunta di vite e olivo. Negli anni Ottanta Andrew Sherratt teorizzò che lo sviluppo di una vera e propria attività agricola avrebbero comportato lo sviluppo della pastorizia e dei prodotti derivati.

Gran parte della Grecia centrale e meridionale e l'Egeo nordorientale furono caratterizzate tra il 2200 e il 2000 da numerose distruzioni e ridimensionamenti. La prima ipotesi, limitata sotto molti punti di vista, vede l'arrivo di una popolazione indoeuropea con attitudini guerriere nell'Egeo, proveniente dall'Asia centrale, che si identifica con i greci, i quali avrebbero sostituito la popolazione neolitica. Altre ipotesi sono legati al possibile degrado del territorio dovuto allo sfruttamento eccessivo oppure ad una fase di clima arido con conseguenze catastrofiche.

Fase protopalaziale a Creta (1900-1700)

Intorno al 1900 comparvero a Cnosso, Festos e Mallia i palazzi, edifici monumentali a più piani organizzati attorno ad una corte centrale. I termini "palazzo" e "minoico" (dal re Minosse, che secondo la tradizione letteraria di età classica avrebbe governato Creta e l'Egeo prima della guerra di Troia) risalgono ad Arthur Evans, il quale teorizza il fatto che i palazzi cretesi fossero la residenza dinastica del re-sacerdote in cima ad una gerarchia di potere.

Colin Renfrew interpreta il palazzo come centro di potere economico fondato sul sistema della redistribuzione. Queste agenzie sarebbero state il fulcro di piccoli stati territoriali che esercitavano il loro controllo sulla base di un ordinamento sociale, politico ed economico gerarchizzato. L'amministrazione palaziale monitorava le attività economiche attraverso l'apposizione di sigilli sui beni controllati; i documenti amministrativi venivano redatti o attraverso caratteri geroglifici o attraverso una scrittura sillabica, la lineare A. I palazzi accumulavano molti prodotti agricoli e producevano tramite artigiani dei beni di prestigio, spesso con materiali importati dall'esterno.

Le aree di culto di questa fase protopalaziale erano i "santuari delle vette", posti su picchi e collegati a riti agro-pastorali. A Creta non c'era alcuna tendenza militaristica né opere di fortificazione per difendere il palazzo; ciò indica una comunità sostanzialmente unitaria. La società cretese protopalaziale era evoluta e florida.

Il palazzo non era l'unico modello di organizzazione del potere: a Mallia nella Media Età del Bronzo accanto al palazzo vennero trovati altri edifici di alto livello sede di attività sociali ed economiche, segno che le attività per il funzionamento dell'...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Faraguna Michele.
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