Manuale di storia greca
Mito e storia
Mito: Il complesso dei miti è nato come un metodo di conservazione del ricordo di qualcosa che era avvenuto nel passato. Per designare il nostro mito, i latini usavano il termine fabula, che indica l’insieme del sapere mitologico e dunque la favola vera e propria.
Esempi di miti
- Miti che riguardano l’arrivo dei Dori: hanno tutti come comune denominatore la loro avanzata armata e il loro carattere violento e aggressivo e sono tutti dei racconti di parte convenienti alla storia di questo popolo. L’avanzamento dei Dori è noto con l’espressione “ritorno degli Eraclidi”: essi, infatti, sono i diretti discendenti di Eracle, figlio di Zeus e di una donna mortale, eroe civilizzatore, di origini pelopponesiache e dal carattere poliedrico.
- La “Suite pitica”: si tratta dell’Inno ad Apollo facente parte degli Inni omerici, che racconta il viaggio che il dio fece per scovare un luogo adatto alla costruzione del suo santuario; questo luogo sembrerebbe proprio il punto dove poi sorse Tebe.
- Il “Catalogo delle navi”: è un documento trasmesso solo oralmente, che riporta il numero dei partecipanti alla guerra di Troia, inserito nel II libro dell’Iliade e risalente all’VIII-VII secolo a.C.; esso dice che partirono un certo numero di combattenti non da Tebe, ma da Ipoteva, “Tebe bassa, che sta sotto”, definizione non certo lusinghiera per la città e che non ha senso visto che in quel periodo Tebe aveva comunque la sua rocca.
- Il “Prologo delfico della fondazione di Tebe”: secondo il mito fu Cadmo a fondare Tebe su indicazione di Apollo di Delfi.
Questi tre ultimi miti intendono dimostrare come il tempio di Delfi sia precedente alla fondazione di Tebe. Sappiamo però che non è così; si tratta di un fine propagandistico.
Indagine e ricerca
“Indagine, ricerca” è un termine fiorito nel V secolo con l’affermazione della sofistica e del genere istorìa: tragico ateniese. Lo storico:
- Raccoglie i vari elementi conservati;
- Ricostruisce il quadro dei fatti;
- Rinviene le cause di questo quadro.
Da dove comincia la storia dei Greci?
A differenza dei Romani, i Greci non hanno un punto di partenza storico prefissato, e così si va per forza di cose a focalizzare l’attenzione sul luogo geografico da loro abitato. Sappiamo che i Greci si trovano:
- Nella penisola greca;
- Nelle coste della Turchia e del Mar Nero, detto “il mare ospitale”;
- In alcune isole del Mar Egeo;
- In Italia meridionale (Sicilia);
- Nel Mediterraneo occidentale (Francia meridionale e Spagna);
- In Libia;
- In Egitto.
Gli archeologi hanno scoperto insediamenti in Grecia risalenti al II millennio a.C., spesso distanti gli uni dagli altri, ma piuttosto similari per usi, costumi e tradizioni. Ed è così che si fa iniziare la storia greca proprio nel II millennio a.C. con la civiltà micenea.
In che modo si riesce a dire che queste popolazioni del II millennio a.C. erano greche?
La scrittura e la documentazione
Nei vari scavi archeologici si sono rinvenuti dei documenti scritti, contemporanei proprio a quegli insediamenti: si trattava di tavolette di argilla incisa, cotte per caso (magari a causa di un incendio), di uso comune e a destinazione interna. La loro decifrazione avvenne nel 1952 a opera di due studiosi esperti di codici segreti, Ventris e Chadwick, e si scoprì che la loro lingua aveva le caratteristiche di un dialetto greco e che la scrittura utilizzata era la Lineare B: essa era comparsa attorno al 1450 a.C. ed era una via di mezzo tra gli ideogrammi dei secoli precedenti e la scrittura alfabetica dei secoli VIII a.C. e seguenti.
| Scrittura cuneiforme | Lineare A | Lineare B | Scrittura alfabetica |
| Scrittura geroglifica (Evans) | |||
| 1450 a.C. | VIII secolo a.C. | ||
| Scritture sillabiche: a ogni concetto coincideva un unico simbolo (assai stilizzato nella prima) | Scrittura sillabica: a ogni concetto coincideva un unico simbolo | Scrittura sillabica: a ogni sillaba coincideva un unico segno | Scrittura alfabetica: a ogni segno coincideva un unico suono |
| Esprimono una lingua non greca ancora da decifrare | Esprime una lingua non greca ancora da decifrare | È un adattamento della Lineare A a un dialetto greco | È il greco convenzionalmente noto |
Problemi legati alla scrittura
Due sono però i problemi legati alla scrittura:
-
Che cosa si possiede di ciò che i Greci hanno scritto e come lo si possiede?
- Canale diretto → è il documento in senso stretto: si tratta dell’epigrafe, che ci è arrivata così com’è stata scritta al tempo. Il più delle volte, essa è giunta sì completa ma incomprensibile.
- Tradizione manoscritta → l’autore scrive la sua opera, che viene poi copiata e ricopiata, interamente o meno, da autori a lui contemporanei o successivi; più copie di certo significavano più possibilità di sopravvivenza dell’opera stessa.
- Frammenti e citazioni → ci troviamo di fronte ad autori giunti a noi solo in frammenti o citati in opere successive. Se si mettono insieme tutte le citazioni si può in qualche modo capire il pensiero globale di quell’autore.
-
In che modo noi moderni ricaviamo dalla tradizione scritta dei Greci indicazioni temporali e date? Come venivano conteggiati gli anni dai Greci?
- Calendario lunare → corrisponde al nostro mese.
- Calendario solare → corrisponde al nostro anno. Vi è però una discrepanza fra i due precedenti calendari di cinque giorni: l’uno conta 360 giorni, mentre l’altro 365.
- Sistema delle iscrizioni → per indicare l’anno, lo Stato faceva riferimento al nome del funzionario che in quell’anno aveva rivestito la carica di console. Proprio per questo la coppia consolare era detta eponima. Si tratta di un sistema che noi capiamo, ma che spesso non riusciamo a tradurre.
- Sistema delle opere storico-letterarie → per esempio, Tucidide, nella sua monografia che narra gli avvenimenti riguardanti la guerra peloponnesiaca a lui contemporanea, decide di scrivere per stagioni: la bella stagione e la cattiva stagione. Si tratta di un sistema per noi di difficile interpretazione.
- Sistema delle Olimpiadi → sembrerebbe il sistema più adatto di collocazione cronologica, sebbene spesso le fonti usate da un autore venivano citate senza pensare che esse potessero usare sistemi di datazione diversi da questo. Un autore che utilizza il sistema delle Olimpiadi è Diodoro Siculo.
Gli anni per la storia antica vengono spesso menzionati due a due quando non si sa bene quando è successo un determinato evento o quando questo durava tutto l’anno (l’anno nostro si intende, non quello ateniese che iniziava d’estate, fra giugno e luglio!).
Come vengono generalmente chiamati i Greci?
Molti sono i termini che si utilizzano per designare i Greci: innanzitutto, essi si autodefinivano Ἔλλενες, “Elleni”, nome che in Omero identifica le genti della Grecia settentrionale stanziate in Epiro e in Tessaglia; per designare i Greci nel loro insieme, poi, Omero usa “Danai”, o “Argivi”, o soprattutto “Achei”, che è in assoluto la denominazione più diffusa. La progressiva affermazione del nome “Elleni”, che può dirsi compiuta solo nel VII secolo, sembra legata al fatto che esso, diversamente da “Achei”, comprendeva, insieme agli Eoli e agli Ioni, anche i Dori ed era quindi rappresentativo delle tre grandi stirpi greche.
La periodizzazione
Il Paleolitico (40.000 anni a.C.)
- Vita seminomade;
- Caccia e raccolta.
Il Neolitico (VI - IV millennio a.C.)
- Comunità stabili riunite in villaggi;
- Agricoltura e allevamento;
- Ceramica.
L’età del bronzo
- Bronzo Antico, 3000 - 2000 a.C.
- Bronzo Medio, 2000 - 1600 a.C.
Notevole ampliamento dei circuiti di scambio verso l’Egeo orientale e l’Europa centrale; nascita di due civiltà che seguono percorsi differenti:
-
La civiltà minoica (2000 - 1450 a.C.): La civiltà minoica fa discendere il suo nome da Minosse, personaggio della mitologia greca, figlio di Zeus e di Europa, re giusto e saggio di Creta, che, per questa sua buona qualità, dopo la morte, divenne uno dei giudici degli Inferi. La civiltà minoica si sviluppa a Creta e nelle isole Cicladi, ed è caratterizzata dall’espansione delle città, da un intenso livello di scambi e dall’adozione del sistema palaziale, tipico del Vicino Oriente Antico, principalmente a Festo, Cnosso e Tera. A partire proprio da quest’ultimo aspetto, si possono evidenziare due fasi:
- Età dei primi palazzi: 2000 - 1700 a.C. circa;
- Età dei secondi palazzi: 1700 - 1450 a.C. circa, con la comparsa nel 1450 della Lineare B, testimonianza della conquista dell’isola da parte dei Micenei.
-
La civiltà micenea (1750 - 1400 a.C.): Nella Grecia peninsulare si registra invece una significativa regressione culturale attribuita a infiltrazioni, più che a vere e proprie invasioni, di genti parlanti lingue indoeuropee, le quali si sovrapposero a un sostrato etnico e linguistico precedente, in un momento e con modalità per noi difficili da stabilire: molti villaggi vennero distrutti o abbandonati, le fortificazioni e i magazzini scomparvero, ecc. Ciononostante, questa parte della Grecia afflitta da gravi turbolenze non sembrò regredire a forme di completo isolamento. La civiltà micenea si sviluppa nella Grecia peninsulare, muovendo dalle regioni pelopponesiache dell’Argolide e della Messenia, e investendo poi altre regioni, come la Laconia, l’Attica e la Beozia, e particolari centri, come Argo e Micene. È proprio a Micene dove, nella prima metà del XVII secolo, vennero scoperte le cosiddette tombe “a pozzo”: si trattava di sepolture a cui si accedeva attraverso un’imboccatura appunto a pozzo, che poteva essere verticale od orizzontale, tipiche di una ricca élite aristocratica di guerrieri, che si distinguevano dalle tombe più povere “a fossa”, scavate direttamente nel terreno e di forma generalmente quadrangolare, e dalle sepolture “a cista” individuali o collettive, costituite da una cassa rettangolare di pietra infissa nel terreno, entrambe tipiche del resto della popolazione. Assai importanti sono le tombe dei cosiddetti circoli A e B: il primo fu scoperto da Schliemann nel 1876 e comprendeva sei grandi tombe a pozzo, databili tra il 1570 e il 1500 a.C., e la famosissima “maschera di Agamennone”; il secondo, invece, venne alla luce nel 1952 e comprendeva ventiquattro tombe a fossa, più antiche delle precedenti. Nel corso del XV secolo i Micenei iniziarono a espandersi nell’Egeo, col rifornimento di stagno, oro, argento ed elettro (lega di oro e argento), e in particolare a Rodi e a Creta, dove il loro arrivo è testimoniato dalle tavolette scritte in Lineare B di Pilo e di Cnosso, ma anche a Cipro, in Asia Minore e in Egitto. Con la conquista di Creta, la cui civiltà declina dopo la distruzione del palazzo di Cnosso nel 1380 circa, i Micenei subentrano nella gestione delle rotte commerciali del Mediterraneo orientale: è questo il momento della massima espansione della ceramica micenea in Oriente, che prelude alla sua diffusione anche nel Mediterraneo occidentale, dove probabilmente i Micenei cercavano risorse metallifere. L’eccezionale importanza dei reperti di Micene giustifica l’uso dell’aggettivo “micenea” per questa civiltà e la definizione omerica di Micene come “città ricca d’oro”. Su influsso della civiltà minoica, anche i Micenei adottarono il palazzo come centro del potere, della vita religiosa, dell’amministrazione, dell’economia e delle forze militari. La loro organizzazione sociale era basata sulla centralizzazione, la burocratizzazione e la ridistribuzione su un vasto territorio. La società era organizzata gerarchicamente:
- Il nánax: era il signore;
- Il lanaghetas: era il capo militare. Sia il nánax che il lanaghetas erano assegnatari del téménos, una porzione di terra tratta dalla confisca effettuata nel territorio sottomesso;
- I telestai: erano altri funzionari assegnatari di terre. Queste terre venivano donate agli aristocratici per i servizi prestati in battaglia e chi riceveva queste terre non poteva né venderle e né tantomeno trasmetterle per via ereditaria;
- L’etéwo: era un’aristocrazia di capi militari, “compagni” del re;
- Il dâmos: era la popolazione residente nella singole unità territoriali e nei villaggi, che pagava le tasse e che era dotata comunque di una qualche autonomia. Faceva parte della base produttiva del palazzo;
- I doûloi: erano gli schiavi.
- Conflitti interni o guerre civili particolarmente forti;
- Catastrofi naturali;
- Arrivo di un popolo più forte di loro: i primi a essere arrivati in Grecia sembrerebbero i Dori, che segnarono il passaggio dall’Età del bronzo all’Età del ferro. I Dori erano una popolazione del mare organizzata in bande etnicamente differenziate, che si muovevano in continuazione razziando. Li conosciamo perché provocarono il crollo dell’Impero ittita in Asia.
- Decentralizzata, tendente all’autosufficienza sul piano economico;
- Caratterizzata, sul piano della civiltà, da un accentuato regionalismo, causato dall’abbandono dei contatti interculturali;
- Caratterizzata, sul piano politico, da una forte instabilità e dalla competizione tra i basileîs sulla base delle capacità personali;
- Priva di capacità tecniche in ambito architettonico;
- Sprovvista di scrittura.
L’età oscura, o Medioevo ellenico (XIII - IX secolo a.C.)
- Distruzione dei palazzi e promozione dei santuari;
- Scomparsa delle tombe a tholós e “a camera” e comparsa delle tombe individuali “a fossa”;
- Introduzione dell’incinerazione;
- Introduzione dello stile geometrico;
- Passaggio dalla metallurgia del bronzo a quella del ferro, disponibile in Grecia (cosa che, insieme alla scomparsa degli oggetti di lusso di importazione, testimonia la fine dei grandi viaggi di scambio);
- 1000: nascita della scrittura alfabetica;
- 900: migrazione ionica che, partendo dall’Attica e dall’Eubea, porta al popolamento della Ionia d’Asia.
L’alto arcaismo (IX - VIII secolo a.C.)
- Sviluppo di veri e propri templi a pianta rettangolare localizzati in santuari, che testimoniano una conoscenza non elementare dell’architettura;
- 800-700: passaggio dal regime monarchico al regime aristocratico:
- La monarchia: È il primo regime greco che si ricorda. Nessuna città greca era senza monarca: si parla a tal proposito di “monarchia omerica”, visto che sono i poemi omerici i testi di riferimento per questo tipo di regalità. Se all’inizio il re era una figura forte e indiscussa, con il tempo egli poteva venire insidiato da altre forze, rischiando di perdere improvvisamente o gradualmente i suoi poteri (in Grecia sono rari i colpi di stato verso il re o le rivoluzioni!). Un esempio che ci permette di capire come l’aristocrazia greca dal VII secolo in poi cerchi di arrivare al potere attraverso la sottrazione dei poteri del re è dato dalla storia di Ulisse: ricordiamo infatti che, quando Ulisse ritorna a Itaca, trova una situazione di fortissimo attacco al regno: l’aristocrazia del suo regno, immaginando un suo non-ritorno...
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