Storia greca corso istituzionale A.A. 2014/15
Lezione 7 ottobre 2014
Ci si è posti il problema di arrivare alla verità storica e di restituirla. Questo è il problema di chi fa storia: come accertare i fatti e come comunicarlo. Non è facile per noi seguire lo sviluppo di questo tema nel corso dell’arcaismo anche se il problema del vero è un problema che domina tutta la letteratura greca arcaica.
Il poeta è un maestro di verità e la sua pretesa di dire la verità viene inizialmente dalla musa che lo ispira, quindi dalla divinità e con il tempo anche la personalità del poeta viene in primo piano. Per gli storici il problema è più serio.
Il primo storico che noi abbiamo integralmente è Erodoto. Erodoto ha un predecessore che è Ecateo di Mileto, storico di area microasiatica. L’Asia Minore è ritenuta la culla dei saperi: luogo dove nasce la storia, la filosofia, la geografia; è un luogo con uno stile di vita avanzato che favorisce lo sviluppo culturale. Di Ecateo abbiamo solo frammenti per cui fatichiamo per renderci conto di quale consapevolezza avesse Ecateo del problema della verità storica.
Erodoto rispetto a Tucidide non sente il bisogno di esporre in modo dettagliato la propria metodologia. Erodoto ogni tanto introduce qualche osservazione che ha rilievo metodologico.
Erodoto II, 99, 1: Passo del II libro (libro che riguarda l’Egitto)
- Historia: ricerca. È una ricerca che non è solo storica ma che si applica a tutta la realtà.
- Logoi: quello che gli egiziani raccontano.
Il primo punto di riferimento è l’autopsia: controllo diretto attraverso una ricerca di ciò che può essere accaduto. Erodoto dice: “Io tra le varie cose espongo quello che ho visto personalmente, quello di cui ho esperienza diretta. Quello che vi riferisco perché l’ho visto è qualcosa di sicuro a cui potete credere”.
Però quello che ha visto non può essere molto perciò deve basarsi sul racconto di altri, di testimoni. Qui i discorsi sono chiamati logoi. Il greco usa anche la forma legomena che vuol dire “le cose dette”. Erodoto quando parla dei logoi dice al lettore: “Vi sto raccontando qualcosa che non ho verificato”.
Erodoto pensa che per lo storico sia importante dare un’informazione completa e non importa se non è verificata. Se pensiero ai racconti di mercanti che Erodoto riferisce ci rendiamo conto che sono racconti piacevoli ma non è detto che tutto quello che racconta sia vero.
Nella storia di Gige e Candaule, Candaule obbliga Gige a vedere sua moglie svestita perché questa donna aveva fama di essere bellissima. Per Candaule è meglio che Gige la veda perché gli occhi sono più importanti delle orecchie. È più importante quello che uno vede direttamente rispetto a quello che sente raccontare. Erodoto si comporta così: “Quello che io vedo è più sicuro di quello che ho ascoltato”.
Un’impostazione metodologica di questo genere presenta alcuni problemi. Il problema principale è che lo storico non può essere sempre presente, non può assistere a tutto quindi non può scrivere di storia passata, non contemporanea, alla quale non può essere stato presente. Se la verità dei fatti passa solo per l’autopsia ci troviamo di fronte a dei grossi limiti epistemologici. È vero che Erodoto ci ha lasciato molto materiale ma è anche vero che ha l’obbligo di verificare. E in questo senso Tucidide ha fatto un passo in più nel suo tentativo di raccontare al suo pubblico quello che secondo lui era veramente accaduto, quello che poteva essere ricostruito con un certo grado di probabilità.
Proemio metodologico di Tucidide
Per vedere la differenza di impostazione tra Erodoto e Tucidide vediamo il proemio metodologico. Rispetto ad Erodoto, Tucidide supera il collegamento tra l’accertamento del vero e l’autopsia. L’accertamento del fatto si fa, secondo Tucidide, attraverso l’indagine critica delle testimonianze. Le testimonianze per lui sono le testimonianze orali.
Erodoto ha scritto la storia delle guerre persiane, la storia di una generazione precedente alla sua. Tucidide scrive storia contemporanea, la storia della guerra del Peloponneso quindi la storia di una vicenda di cui è stato protagonista, e per questo le sue fonti sono dirette, testimoni oculari. Il metodo di Tucidide si può applicare sia ai testimoni oculari sia alle fonti scritte, è un metodo che possiamo usare anche noi oggi. Il metodo che offre Tucidide è un metodo maturo, ancora utilizzabile oggi.
Composizione e struttura del primo libro di Tucidide
Come è impostato il primo libro di Tucidide? I libri di Tucidide sono 8 anche se il racconto che Tucidide propone e che avrebbe dovuto coprire gli anni dal 431 al 404 (dallo scoppio della guerra del Peloponneso alla sconfitta di Atene), in realtà, non arriva fino al 404 ma si interrompe al 411 (alle prime fasi della guerra deceleica). Tucidide dice di aver raccolto materiale fino alla fine della guerra ma evidentemente non ebbe modo di stenderlo completamente perché morì prima di completare la sua opera. Il racconto della guerra del Peloponneso comincia con il secondo libro. Il primo libro è un’ampia introduzione e presenta elementi diversi:
- [1-1]: Breve proemio in cui Tucidide dice chi è e che cosa sta facendo.
- [2-19]: Archeologia: storia arcaica, storia dei tempi remoti. Questi capitoli sono un rapido riassunto della storia dei greci, della penisola greca dalle origini del suo popolamento fino alle guerre persiane escluse.
Troviamo una serie di temi fondamentali come il tema dello sviluppo: il mondo greco è passato da una situazione di debolezza a una situazione di potenza. Questo sviluppo è avvenuto attraverso scambi di vario genere resi possibili dal mare. Il mare è stato per i Greci un elemento di connessione di rapporto, di sviluppo di potenza economica e politico-militare. Questo tema gli interessa perché vuole arrivare al momento in cui Sparta, da una parte, e Atene dall’altra, con i loro blocchi egemonici, si scontrano. Quindi è una introduzione orientata, introduzione alla storia della Grecia che ci vuole dire perché e come si arriva alla contrapposizione tra il blocco spartano e quello ateniese.
- [20-22]: Proemio metodologico. Tucidide sente il bisogno di spiegare i problemi che ha incontrato per la ricostruzione della storia arcaica. Ricostruire la storia arcaica è difficile perché non ci sono testimoni da interrogare quindi bisogna basarsi su altri strumenti di ricostruzione.
Tucidide mostra di saper usare diversi strumenti (dati archeologici, iscrizioni, epigrafi, documenti) e usa anche fonti scritte e in questo caso la poesia epica e Omero.
- [23-88]: Parla delle cause prossime della guerra.
- [89-118]: Pentecontetia (periodo di 50 anni tra il 478, la fine delle guerre persiane, e il 431). È una sintesi di quello che è avvenuto in questo arco di tempo.
- Tucidide riprende il racconto delle ultime trattative tra Sparta e Atene.
Con il secondo libro, inizia a parlare dei fatti della guerra. Tucidide ha voluto ricostruire una sorta di continuum storiografico. È partito dalla storia arcaica della Grecia, ha omesso le guerre persiane perché per le guerre persiane c’era già il racconto di Erodoto, ha inserito il racconto della pentecontetia e ci dice di averlo fatto perché non c’era per questo periodo nessun racconto soddisfacente, dopo di ciò inserisce la guerra del Peloponneso.
[20.1]- Antichi avvenimenti: sono i capitoli in cui si parla dell’archeologia. Tucidide ci dice che fatica ha fatto a ricostruire la storia di questi antichi avvenimenti. Il proemio metodologico prende spunto proprio da queste difficoltà.
- Tekmerion: indizio, testimonianza. È un termine che ritorna in Tucidide ed è un termine del linguaggio giuridico. Sono le prove che vengono raccolte in tribunale.
Il pensiero greco sente il lavoro dello storico molto vicino a quello del giudice che deve raccogliere degli elementi e giudicare come si è svolto un fatto. Per questo la terminologia che spesso troviamo è una terminologia legata al mondo dell’attività giudiziaria. È difficile fare storia arcaica perché gli indizi sono poco credibili. È problema di testimonianza. La nostra possibilità di fare storia dipende dalle fonti che abbiamo.
- C’è una certa indifferenza metodologica nei confronti della storia, anche nei confronti della storia della propria terra. Per Tucidide occorre un vaglio critico perché di solito si procede senza vaglio critico.
- A basanìstos: “senza tortura” perché bàsanos in greco è la tortura. È un termine giuridico. Il basanos, nei tribunali greci, si applicava agli schiavi per validare la loro testimonianza. Lo schiavo poteva testimoniare solo sotto tortura. Abasanistos è un termine giuridico che fa riferimento all’indagine, a una precisa modalità di indagine che si svolgeva in tribunale.
- Akoài: memorie orali (akoè: quello che si ascolta).
Detto questo, Tucidide fa un esempio di memoria del passato tramandata ma falsa, non veritiera. Ad esempio, la maggioranza degli ateniesi è convinta che Ipparco, il figlio del tiranno Pisistrato, sia stato assassinato da Armodio e Aristogitone. Questo episodio è il famoso tirannicidio che si colloca nell’anno 514/13.
L’anno ateniese (attico) iniziava a luglio quindi l’anno attico copre metà anno giuliano e metà dell’anno successivo quindi dobbiamo usare questa doppia dizione. Come identificavano gli anni gli Ateniesi? Li identificavano con un magistrato, l’arconte, che era il massimo magistrato ed entrava in carica all’inizio dell’anno, a luglio. A Sparta usavano gli efori, i magistrati che entravano in carica in autunno. Ogni città greca aveva i suoi eponimi, i magistrati che davano nome all’anno ed entravano in carica in periodi diversi. Questo però creava confusione. L’anno attico però ha prevalso per la centralità di Atene nella storia greca.
Nel 514/13, 2 aristocratici, Armodio e Aristogitone uccidono Ipparco. Tucidide dice che in realtà non è un tirannicidio perché Ipparco non era tiranno in quel momento perché il tiranno era Ippia. Tucidide ci spiega anche che Armodio e Aristogitone non volevano abbattere la tirannide ma avevano una contesa privata.
Tucidide racconta dettagliatamente questa vicenda con molti più particolari nel VI libro. È un tema che sta molto a cuore a Tucidide per 2 motivi:
- Perché Tucidide era parente alla lontana dei Pisistratidi e quindi conosceva le tradizioni familiari e voleva che si diffondessero tradizioni veritiere e quella del tirannicidio non lo era.
- Perché Tucidide è preoccupato di stabilire la verità su un fatto che era ideologicamente molto importante per gli ateniesi perché Armodio e Aristogitone erano venerati come tirannicidi e quindi come fondatori della democrazia ateniese. Ma non era vero niente perché Armodio e Aristogitone ce l’avevano con i Pisistratidi perché i Pisistratidi avevano usurpato il potere che spettava a tutti gli aristocratici e avevano una contesa privata con loro.
Tucidide quindi ha anche l’idea di mettere in crisi il mito fondante della democrazia ateniese. Vuol far capire come l’accertamento del fatto può mettere in crisi addirittura dei miti di fondazione per l’identità del popolo. Parlare male del tirannicidio quindi non è facile. Tucidide però è più preoccupato dell’accertamento del fatto.
[20.3]- I re spartani erano 2. Erodoto sembra credere che quando votavano il loro voto valeva doppio. Quindi questa è una polemica contro Erodoto anche se non viene citato. È una polemica sulla veridicità delle sue informazioni.
- Aletheia: verità. Tucidide non ha paura di parlare di verità, di porsi come obiettivo la verità storica, ossia l’accertamento del fatto. Quindi si pone un obiettivo molto alto e non ha paura di porselo. La ricerca dello storico ha come obiettivo la verità.
Confronto con altri saperi: La posizione innovativa di Tucidide
Bisogna confrontare la sua posizione rispetto ad altre discipline e ad altri modi di procedere. Questo capitolo è dedicato da Tucidide a sottolineare la novità della sua impostazione. Nel mondo arcaico c’è una certa concorrenza tra i diversi saperi. Ad esempio, sapere poetico e sapere storico sono in concorrenza. Nel IV secolo, Aristotele fa un famoso intervento sulla storia e sulla poetica dicendo che la storia ha dei limiti epistemologici come disciplina e la poesia è un’attività molto più seria della storia perché riguarda il generale, mentre la storia riguarda il particolare.
Tucidide sottolinea il valore del sapere storico e mette in primo piano le testimonianze come strumento del suo lavoro. Bisogna confrontare con altri esponenti della cultura che sono poeti (Omero e la poesia epica) e logografi.
Qual è il limite della testimonianza dei poeti su queste vicende? I poeti cantavano, celebravano queste vicende e le abbellivano. I poeti riportano i fatti manipolandoli, gonfiandoli con l’obiettivo che è il diletto del lettore, dell’ascoltato, non è la verità. Nonostante i poeti si presentassero come i maestri della verità, il loro obiettivo era di intrattenere. Quindi Tucidide dice: la storia è meglio della poesia.
Chi sono i logografi? In età classica, i logografi sono coloro che scrivono discorsi per i tribunali. Qui si intende il logografo come scrittore in prosa, il prosatore, quindi gli storici (contemporanei a Tucidide o della tradizione precedente).
Vengono individuati 2 generi letterari: poesia e prosa. Quello che non è soddisfacente in questi generi letterari è l’obiettivo che si pongono. Anche i logografi hanno come scopo più il diletto che la verità. Invece, il sapere storico ha una sua autonomia e una sua superiorità. Non tutto è meritevole di storia. Ci sono aspetti più importanti di altri. Cosa ha di più la storia rispetto ad altri generi letterari? La storia è fatta sulle testimonianze, non ha niente a che fare con il mito.
Per la cultura della Grecia arcaica, il mito era storia, era una forma di storia (es. genealogia degli eroi, il racconto del ritorno degli eroi da Troia erano vicende mitiche con cui città e popoli organizzavano il racconto del loro passato). Per Tucidide, il mito non fa più parte dello spazio storico. Tucidide è il primo che fa questo perché ancora in Erodoto il mito c’è. Erodoto, infatti, apre la sua opera raccontando le vicende mitiche in cui affonda le radici l’odio che ha generato le guerre persiane.
Tucidide basa la sua storia non sul mito ma sulle testimonianze e sull’obiettivo che è la verità, non il diletto dell’uditorio. C’è una polemica contro un’abitudine molto diffusa che era quella di fare pubbliche letture anche di opere storiografiche. Di Erodoto sappiamo che si facevano. Forse sono state fatte anche di Tucidide ma lui dice che certamente non scrive con l’obiettivo di far recitare parti delle sue opere.
Quella che Tucidide fa è una proposta alternativa, la proposta di un sapere alternativo (distacco dalla bellezza dello stile, distacco dalla bellezza del racconto fine a se stessa, solidarietà delle testimonianze e verità).
- Prima traccia del senso del limite che lo storico incontra nel suo lavoro. Secondo Tucidide, lo storico incontra sempre dei limiti nella ricostruzione. In questo caso il limite è la lontananza cronologica. È importante questa consapevolezza che si sia un limite oggettivo alla ricostruzione. Non potremo mai ricostruire il fatto in tutti i suoi nessi (nesso causale, spaziale, cronologico). Più nessi ricostruiamo e più capiamo il fatto storico. Il problema è che alcuni nessi sono perduti per sempre e quindi non abbiamo notizie per ricostruirli. Quindi chi fa ricerca storica sa che ad un certo punto si incontra un limite insuperabile.
È importante da una parte avere fiducia nelle possibilità della ricostruzione, dall’altra bisogna avere consapevolezza del limite perché altrimenti si va incontro a 2 estremi: se si sottolinea troppo il limite si finisce per diventare scettici (così facevano i sofisti che dicevano che c’è solo l’opinione) oppure, dall’altra parte, si cade nella presunzione dei positivisti che credono di poter ricostruire il fatto esattamente come era avvenuto. Occorre avere un atteggiamento mediano. Tucidide sceglie questa posizione mediana.
- Oggetto dell’opera di Tucidide: definizione dell’oggetto storico. Viene introdotto il criterio di grandezza. Ci sono fatti più degni di storia rispetto ad altri per gli storici antichi. Gli antichi facevano una graduatoria: ci sono fatti meritevoli di essere ricordati e fatti che non meritano attenzioni particolari. È un tema che ritorna nei proemi (I,1) sia di Erodoto che di Tucidide i quali entrambi dicono che la loro opera si basa sull’avvenimento più importante capitato ai loro tempi. In questo modo, i grandi storici prendono le distanze dalla storiografia minore. Tucidide dice di aver scritto di una guerra che ha interessato greci, barbari e la maggior parte degli uomini quindi scrive di qualcosa che è più degna di storia (axiologon: ciò che è degno di essere ricordato).
Erodoto I,1: Esordio programmatico di Erodoto. Volontà di mantenere la memoria scegliendo imprese grandi, non eventi di portata locale ma una grande vicenda che ha interessato molte persone. Si interroga anche sulle cause. Il tema delle cause è fondamentale nella storiografia antica. Tucidide dedica molti capitoli a questo tema.
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