Tra XVI e XIX secolo milioni di prigionieri africani furono stivati sulle navi per essere trasportati in
America; i corpi di coloro che morirono finirono nell’oceano. Il loro lavoro venne sfruttato nel sud
degli Stati Uniti, nelle Indie occidentali, nel Brasile…. Per generazioni i rapporti tra Europa e Africa si
sono fondati su colonialismo e sottosviluppo.
Williams si concentra sull’importanza economica del commercio schiavistico per la Gran Bretagna,
sostenendo che i profitti derivanti dalla schiavitù e dalla tratta degli schiavi contribuisce allo sviluppo
del capitalismo inglese. Altri storici si concentrano sugli effetti economici, politici e demografici che il
traffico ha sulle società africane. Curtin cerca di stabilire in maniera precisa il numero esatto di
persone trasportate:
fino al 1820 il rapporto degli schiavi africani schiavizzati e quello di europei che avevano
attraversato l’Atlantico erano di 4:1.
Furono circa 12,5 milioni a essere imbarcati ma solo 10,8 milioni sopravvissero.
Un terzo erano donne, un terzo erano bambini e un terzo erano uomini.
La maggior parte degli schiavi fu imbarcata tra 700 e 800, con il trasporto di circa 4 milioni.
Tra 1500 e 1700 gli schiavi trasportati furono 2,1 milioni.
Dopo il 1808, anno in cui la Gran Bretagna dichiarò fuorilegge la tratta, quasi 3 milioni vennero
portati nelle Americhe.
Il commercio degli schiavi avviene nelle mani di:
Portogallo
Spagna
Gran Bretagna
Francia
Olanda
Danimarca
I protagonisti assoluti dopo prima del 1726 e dopo il 1807 sono i portoghesi, mentre tra quelle due
date predominarono gli inglesi. I portoghesi e i brasiliani trasportano circa il 46% , gli inglesi il 25
mentre i francesi l’11%; mentre le navi spagnole forniscono gli schiavi negli anni iniziali e finali del
traffico. A questo proposito il governo spagnolo decide di appaltare il trasporto degli schiavi nei propri
territori, attraverso l’asiento. Gli Stati Uniti cominciano ad essere riforniti da navi inglesi.
La maggior parte degli schiavi viene esportata in Brasile, circa il 40%, nei Caraibi, nelle colonie
francesi, spagnole e inglesi circa il 40 %, mentre l’America settentrionale solo il 4%, mentre un altro 7
% nell’America meridionale.
La presenza massiccia di schiavi nei Caraibi e Brasile denota una importanza maggiore di canna
da zucchero, che è una delle cause della tratta. Agli albori della tratta gli schiavi vengono importati in
Messico e Perù, per le miniere, l’agricoltura e i servizi.
Il Brasile diventa importante per la produzione saccarifera dal XVI secolo, che comporta anche la
sostituzione di schiavi amerindi con quelli africani, adatti a sforzi fisici maggiori. Dal XVII secolo oltre
alla canna da zucchero si coltiva anche caffè, anche nelle colonie inglesi come quella Giamaicana e
quella di Santo Domingo. Dal XVIII secolo gli spagnoli impiegano la manodopera schiavile nelle
piantagioni di zucchero di Cuba.
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In America settentrionale gli africani coltivano anche tabacco, riso e indaco; mentre nel XIX secolo
cominciano le piantagioni di cotone.
Gli schiavi erano catturati in 8 regioni:
1. Senegambia
2. Sierra Leone
3. Costa Del Vento____________ Vengono chiamate zone dell’Alta Guinea (savana e linguaggi simili)
4. Costa D’Oro
5. Golfo del Benin
6. Golfo del Biafra__________________ Vengono chiamate zone della Bassa Guinea (lingue kwa)
7. Africa centro-‐occidentale
8. Africa Sudorientale.
L’Africa centro-‐occidentale manda un maggior numero di schiavi in America. L’Africa centro-‐
occidentale ha contribuito con il 39%; il Golfo del Benin fu il principale punto di imbarco, tra il 1676 e
1725, con il 20%; il Biafra con il 13%; la Costa d’Oro con il 10%; l’Africa Sudorientale con il 5%.
La storia degli schiavi si può far iniziare da Spartaco, nell’impero romano, simbolo della proprietà, che
poteva essere comprato e venduto. L’associazione tra “razza” schiavitù è relativamente recente, ma
solitamente gli schiavi sono considerati estranei, perché catturati e deportati soprattutto dalle zone
slave. Essi possono migliorare la propria posizione liberandosi dal padrone per quanto gli schiavi
europei ma per gli schiavi delle Americhe la condizione di schiavo è strettamente connessa con il
colore della pelle e con la razza di appartenenza.
Bisogna distinguere le , che presentano al loro interno la schiavitù anche se il loro
sistema politico, economico e sociale non si basa su questo; mentre le
hanno come caratteristica principale la schiavitù come metodo organizzativo, come l’Impero Romano
e le Americhe, dove il 35-‐40% della popolazione era schiava. In queste società si notano delle
somiglianze, come:
l’approvvigionamento regolare di schiavi
! classi ricche che comprano schiavi
! sistema economico in cui i grandi proprietari terrieri impiegano il lavoro schiavile per
! produrre cereali per il mercato
sistema legale che riconosce la schiavitù.
!
Proprio per questo, sia nella Roma antica che in America vi sono episodi di ribellione alle condizioni
schiavili.
Gli schiavi in Europa scompaiono in età moderna ma il crollo dell’istituzione schiavile avviene tra il IV
e VI secolo. La principale fonte di schiavi ora è l’Est europeo, in particolare i territori slavi, che
attraverso i mercanti italiani e vichinghi vengono esportati in tutta Europa.
Anche nel mondo islamico è presente la schiavitù, solitamente si dà una giustificazione religiosa a
questa pratica non potendo catturare ebrei e cristiani, poiché “popoli del Libro”. Anche qui gli schiavi
vengono utilizzati per:
1. la produzione economica
2. servizio militare
3. amministrazione
4. lavori domestici.
Solitamente essa non è ereditaria, poiché i figli di schiavi nascono liberi, ma il flusso schiavile è
costante, dato dalle terre convertite all’Islam in Asia Centrale e Africa, e grazie anche al commercio. A
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partire dall’VIII secolo i commercianti islamici acquistano schiavi africani, portandoli dall’Africa
orientale al golfo Persico, arrivando anche a far scoppiare una estesa rivolta nella zona dell’odierno
Iraq, proprio per la gran massa di schiavi deportati. Questa rivolta. Avvenuta nell’869, è degli
, che lavorano per bonificare le zone paludose e rimuovere i depositi minerari per ottenere terre
coltivabili. La loro rivolta porta a migliaia di arabi uccisi, arrivando fino a Baghdad, dove vengono
sconfitti nell’883. La rivolta porta la diminuzione del peso del lavoro, ma non alla fine della
deportazione africana in terre mussulmane. (Tra il X e XV secolo sono 5 mila all’anno i deportati
africani).
L’idea dei mussulmani di poter schiavizzare i non credenti viene accolta positivamente anche dai regni
cristiani dell’Europa occidentale, e anche da Bisanzio. Per l’evolversi del commercio schiavistico in
Europa sono importanti le crociate, perché spingono gli europei a notare le coltivazioni di canna da
zucchero. Proprio per questo i produttori europei, trasferirtisi in Africa settentrionale cominciano a
organizzare la nuova produzione, impiegando il lavoro schiavile (come poi accadrà in America). La
coltivazione, dopo l’espulsione dall’Asia sud-‐occidentale, continua a Cipro, in Sicilia e a Creta. La
raffinata tecnica che si crea, insieme ai progressi della navigazione, portano queste colture nelle
Americhe.
Figura importante per i progressi della navigazione è , che dopo la presa
della città marocchina di Ceuta, decide di garantire un appoggio ufficiale all’esplorazione marittima.
Comincia a organizzare e finanziare viaggi di scoperta, per diffondere il cristianesimo e acquisire
nuove ricchezze. Il Portogallo comincia ad avere rotte stabili con le Isole Azzorre e Madera, dove inizia
una produzione di zucchero. Queste isole sono relativamente vicine ma per i marinai inoltrarsi più a
sud significa non saper come risalire. I marinai all’inizio del XV secolo:
hanno strumenti rudimentali
" cominciano a impadronirsi di tecniche di calcolo e cartografia
"
Dalla metà del XV secolo alcune innovazioni portano alla :
sviluppo di un nuovi tipo di imbarcazione: la CARAVELLA, che ha uno scafo mediterraneo,
# tecnica costruttiva nord-‐europea, e vele simili a quelle usate dagli ara
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Riassunto esame Storia, prof. Bevilacqua, libro consigliato I Nuovi Schiavi, Bales
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