Cap. 1 - Il mondo in ogni casa
Dovunque nel mondo
Oggi ci sono nel mondo un miliardo e mezzo di apparecchi televisivi, intorno ai 325 milioni in Europa e 30 milioni solo in Italia. In sostanza, in otto case su dieci nel mondo, c'è un televisore. Nel complesso, quindi, il pubblico televisivo è composto da circa 2 miliardi di spettatori. Per fare degli esempi, possiamo citare due eventi che hanno catalizzato l'attenzione di un gran numero di spettatori: si calcola, infatti, che almeno 2 miliardi e mezzo di persone hanno assistito al funerale di Lady Diana in tv, il 6 settembre 1997, mentre un numero di spettatori forse superiore ha visto in tv le immagini dell'aereo che si infrange sulle Twin Towers di New York l'11 settembre 2001. Questo ci fa capire come la televisione sia un fenomeno imponente, in quanto nessun altro mass media (giornali, quotidiani, settimanali o Internet) raggiunge una platea così vasta.
La televisione è un fenomeno che si è sviluppato recentemente, a partire dalla seconda metà del XX secolo, per tutto il dopoguerra. Come il telefono, anche la televisione è un servizio a rete. A differenza del telefono, però, non è una rete simmetrica e bidirezionale, dove ciascuno può sia chiamare che ascoltare, ma una rete piramidale e unidirezionale, dove gli utenti non possono comunicare con la stazione televisiva e fra di loro, ma possono soltanto ricevere. Le trasmissioni all'inizio avvenivano "via etere", attraverso le onde hertziane, successivamente si sono avute le trasmissioni via cavo e in ultimo quelle via satellite.
Alla fine degli anni '40, la televisione era presente solo nei quattro paesi che erano usciti vincitori dalla seconda guerra mondiale: Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Unione Sovietica. Successivamente si estende nelle altre nazioni e nelle grandi città, per poi irradiarsi anche nei centri minori e nelle campagne; inizialmente si diffonde tra la popolazione più ricca, poi gradualmente nelle famiglie più povere, che all'inizio possono guardare la tv solo in locali collettivi come bar o presso i vicini. Questo processo impiegò un tempo relativamente breve: meno di 20 anni. In Italia le trasmissioni ufficiali iniziano nel 1954, mentre nel 1970 i paesi dotati di televisione erano raddoppiati e comprendevano ora tutta l'Europa, l'Oceania, l'America, quasi tutta l'Asia e più di metà dell'Africa. Intanto, nei paesi più sviluppati, cominciava a diffondersi la tv a colori. Negli anni '80, invece, la copertura della tv è completata su tutto il pianeta.
Quando si parla di pubblico televisivo mondiale, però, bisogna considerare anche le differenze che intercorrono tra i diversi paesi per quanto riguarda l'ampiezza dell'offerta, la qualità dei programmi e il livello di libertà di espressione di chi li produce e riceve, così come le diverse caratteristiche culturali e sociali del contesto di riferimento. Inoltre, il gran numero di stazioni televisive che possono essere presenti in un determinato paese non è di per sé un indice sufficiente di autonomia culturale e produttiva: questo perché molte stazioni televisive ripetono quasi tutti gli stessi programmi che vengono venduti ad altre emittenti. Una cosa che accomuna la televisione in tutti i paesi in cui essa è presente è invece la capacità di questo mezzo di modificare abitudini e stili di vita personali e di proporre modelli di comportamento.
L'irrompere della modernità
Nel XVIII secolo irrompe in Europa la cosiddetta "modernità", ovvero l'insieme di cambiamenti e trasformazioni sociali che troverà le sue maggiori espressioni nella rivoluzione francese e nella rivoluzione industriale. Prima di allora, la partecipazione alla vita pubblica era limitata solo a chi viveva in città, mentre i contadini rimanevano di fatto esclusi dal flusso degli eventi. Per questi ultimi, le uniche forme di intrattenimento erano festività religiose o appuntamenti a fiere e mercati.
Un altro fattore relativo alla modernità è la diffusione della stampa che però è stata limitata dalle difficoltà di trasporto dei giornali fuori dalle città e soprattutto dal numero ristretto di persone che sapevano leggere. Altri fattori della modernità sono i circoli e i caffè letterari, il teatro e il cinema. In particolare, mentre il teatro si rivolgeva esclusivamente alle classi sociali più agiate, il cinema assume presto una dimensione di massa. Tuttavia, queste forme di intrattenimento hanno una frequenza non giornaliera ma limitata ai giorni festivi o a occasioni particolari. Inoltre, per poter fruire di questa forma di intrattenimento, bisogna pagare il costo del biglietto e investire una parte del proprio tempo.
In questo senso una novità assoluta è rappresentata dalla radio che comincia a diffondersi negli anni '20 e che è la prima forma di broadcasting: una volta acquistato l'apparecchio esso può essere fruito direttamente al proprio domicilio, senza che i membri del gruppo familiare debbano pagare un biglietto e senza interrompere i ritmi della vita familiare quotidiana. La radio è il primo strumento capace di annullare le distanze e riprodurre il suono in sincronia con l'evento, in modo che l'ascoltatore abbia la sensazione di essere presente dal vivo. L'utente della radio è quindi vicino agli eventi della vita pubblica, anche se in maniera virtuale, senza partecipare direttamente.
Dalla radio alla tv
La diffusione della radio fu però piuttosto lenta. In questo periodo, infatti, solo poche famiglie potevano spendere per beni non di prima necessità. Inoltre, la radio aveva anche i suoi limiti: era perfetta per la musica o per l'informazione, ma non lo era per l'intrattenimento. Proprio per questo motivo, la radio non è mai riuscita a sovrapporsi ad altre forme di intrattenimento come il cinema o la televisione. Fin dagli anni '20 furono fatti una serie di esperimenti per cercare di superare il principale limite della radio: l'assenza di immagini in movimento. Lo sviluppo dell'immagine comincia nel 1842 con l'invenzione della fotografia da parte di Daguerre, mentre nel 1888 fu inventata la Kodak, una macchina fotografica che era in grado di riprodurre copie tutte uguali attraverso un particolare procedimento chimico. Successivamente il cinema aveva costruito le immagini in movimento, costituite da una sequenza di fotogrammi che scorrevano rapidamente. Questi rapidi progressi hanno fatto sì che già nella seconda metà degli anni '30 si era pronti per la televisione, ma il lancio della tv fu ritardato a causa di una crescente tensione internazionale che sarebbe poi sfociata nella guerra. Solo dopo la guerra, tra il 1945 e il 1955, la tv si diffuse rapidamente in tutto il mondo.
L'occhio artificiale
La tv riproduce contemporaneamente sia un suono che un video, per questo motivo essa richiede poco sforzo da parte dello spettatore. La televisione appariva quindi come un perfezionamento sociale e tecnico dell'occhio umano. Sociale, perché permetteva all'uomo di entrare in luoghi che altrimenti gli sarebbero stati preclusi; tecnico, perché permetteva di osservare un evento sotto più punti di vista. Il tempo televisivo è però concentrato, accorciato e selezionato rispetto al tempo naturale, ma è anche artificiale perché l'evento reale non si è svolto così come viene rappresentato.
Un sistema aperto per l'uso del tempo
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, grazie anche a un periodo di forte espansione economica e demografica, aumentano gli acquisti e i consumi da parte delle famiglie, di conseguenza la televisione comincia a diventare uno strumento indispensabile. La televisione, dal punto di vista sociale, ha contribuito a unificare le lingue nazionali e a costruire la società fornendo esempi di stili di vita. La televisione, quindi, non è solo un bene di consumo ma ha anche la capacità di rispondere alle esigenze più profonde della popolazione. A questo proposito le persone colte o quelle che fanno parte del mondo politico tendono a considerare la tv in maniera più riduttiva, cioè solo come strumento di informazione, mentre la gente comune usa la tv soprattutto per rilassarsi.
Cap. 2 - Via etere
L'invenzione del broadcasting
La televisione può essere considerata un perfezionamento della radio, che è stata la prima forma di broadcasting, cioè di trasmissione via etere di un segnale. La radio è stata inventata da Guglielmo Marconi nel 1895, e inizialmente il suo obiettivo era quello di superare i limiti del telegrafo. La radiotelegrafia o telegrafo senza fili era in grado di trasmettere attraverso l'etere lo stesso codice morse lanciato attraverso i fili dal telegrafista, e in questo modo permetteva di comunicare a distanza. Marconi si recò a Londra e insieme all'ammiraglia britannica, centro direttivo della più grande marina del mondo, fondò la Marconi Company, dove fu sviluppata la radiotelegrafia che si estese presto in tutte le navi. A partire dal 1900 furono fatti una serie di tentativi per trasmettere al posto del codice morse la voce umana. Il tentativo si realizzò con l'invenzione del triodo, chiamato Audion, da parte dell'americano Lee de Forest. Questa invenzione avrebbe consentito anche l'utilizzo della radio nel broadcasting. A questo scopo la marina militare degli Stati Uniti cercò di prendere il posto della Marconi Company. La manovra però non riuscì, così la marina costituì nel 1919 la RCA (Radio Corporation of America) nata da un accordo tra la marina e la General Electric, la principale industria radioelettrica. Alla RCA, l'American Marconi fu costretta a cedere le sue attività e successivamente entrarono nella società l'American Telegraph and Telephone, la Westinghouse e l'United Fruit. Le trasmissioni radiofoniche della RCA iniziarono nel 1920.
I primi anni della radio furono però caratterizzati da una aspra concorrenza tra la RCA e molti radio amatori che avevano fabbricato apparecchi e diffuso alcuni programmi. Inoltre sorsero contrasti anche all'interno della stessa RCA. Questi contrasti si risolsero nel 1926 con la fondazione di una società controllata, la NBC che creò due reti nazionali; l'anno successivo nacque invece la CBS, una rete nazionale concorrente. Nel 1927 fu emanata una legge che affermava che chiunque poteva effettuare trasmissioni radiofoniche purché in possesso di una licenza. I privati da parte loro dovevano finanziarsi con i proventi delle vendite di apparecchi e con la pubblicità. In seguito la NBC fu costretta a rinunciare a una delle sue reti. Così una rete fu venduta diventando l'ABC. La NBC, la CBS e l'ABC sono ancora oggi i principali network radiofonici e televisivi americani.
Sulla nostra riva dell'Atlantico
Negli Stati europei il compito di effettuare le trasmissioni radio fu assegnato allo stato, in quanto era una convinzione diffusa che lo stato dovesse provvedere alla crescita materiale e morale della popolazione e al suo benessere; in questo senso, la radio appariva come uno strumento ricreativo e culturale per tutti cittadini. L'esempio più lampante è quello inglese. Qui, la BBC, una società privata formata da industrie elettriche nazionali, divenne nel 1926 una società pubblica la cui missione fu delineata dal suo primo direttore, John Reith e cioè "dire, informare e intrattenere". Il modello della BBC che non prevedeva la pubblicità ma si finanziava solo attraverso il pagamento di una tassa, si diffuse sostanzialmente in tutta Europa, tra cui l'Italia. Qui, in particolare, il governo fascista non si era lasciato sfuggire le opportunità propagandistiche della tv, così aveva assunto il controllo dell'URI (Unione Radiofonica Italiana) più tardi chiamata EIAR, che operava in regime di monopolio. Dopo la sconfitta rimediata nella seconda guerra mondiale, l'EIAR fu sostituita dalla RAI che si ispirava al modello della BBC.
Tra meccanica ed elettronica
La radio si è quindi sviluppata sulla base di due modelli: il modello americano, privato e commerciale finanziato dalla vendita degli apparecchi e poi dalla pubblicità, e il modello europeo caratterizzato da società pubbliche, finanziate da un canone di abbonamento e solo in piccola parte dalla pubblicità. In entrambi i casi le aziende erano di grandi dimensioni, dotate di apparecchi sofisticati e di proprie reti di diffusione. All'inizio fu il cinema il primo a sperimentare l'emissione contemporanea di suoni e immagini. Trasmettere a distanza le immagini in movimento è un processo molto complesso: esso è caratterizzato dalla scansione, dove un'immagine viene scomposta in linee e ciascuna di esse viene letta come una successione di punti. L'apparecchio che riceve deve essere in grado di ricostruire ciascuna immagine. Più elevato è il numero delle linee di scansione, migliore sarà la qualità dell'immagine. Lo scozzese John Baird propose un metodo di riproduzione essenzialmente meccanica dell'immagine, dove la scansione avveniva per mezzo di un disco traforato. Successivamente, si arrivò a un metodo interamente elettronico, dove l'immagine captata dall'obiettivo colpiva una tavoletta ricoperta di materiale sensibile alla luce; la scansione veniva compiuta da un pennello elettronico che trasmetteva impulsi elettrici. Da qui si è giunti poi al tubo catodico, uno strumento elettronico in cui un altro pennello illumina da dietro uno schermo di vetro ricoperto da una sostanza fosforescente. Il tubo catodico per molto tempo è stato pesante e di notevole profondità mentre attualmente sono apparsi sul mercato schermi piatti e di grandi dimensioni.
Nasce la televisione
In Europa: nella Germania della dittatura nazista, nasce nel 1935 il primo programma televisivo del mondo. Nel 1939, invece, fu annunciato il lancio di un apparecchio televisivo popolare, ma la produzione fu interrotta subito causa dello scoppio della guerra. Le trasmissioni proseguiranno durante la guerra, finché la stazione trasmittente di Berlino non fu distrutta dai bombardamenti. In Gran Bretagna, invece, le trasmissioni televisive iniziarono nel 1936, ma allo scoppio della guerra furono sospese. In Francia, la televisione fa la sua apparizione all'esposizione universale del 1937. Nell'Unione Sovietica le prime trasmissioni iniziano nel 1938 a Mosca e Leningrado, mentre in Italia cominciano a Roma.
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