Prefazione
Il giornalismo nasce con l'introduzione delle gazzette nel 600 e si trasforma via via che cambiano gli strumenti tecnologici, le condizioni politiche, economiche, sociali e culturali. Il dominio della stampa si protrae sino all'avvento della radio, all'inizio del 900. La stampa perde il primato della tempestività delle notizie anche se resta uno dei più importanti veicoli di informazione e di opinione. Il 900 è caratterizzato da altri due grandi rivoluzioni nel sistema delle comunicazioni: la televisione e i nuovi media che sfruttano il computer, i satelliti e la trasmissione digitale. Queste tecnologie hanno messo in discussione il ruolo della carta stampata, per questo motivo ci si chiede se i giornali quotidiani riusciranno a superare il confronto con Internet.
Cap. 1 - L'età delle gazzette
I primi passi
Le prime gazzette compaiono all'inizio del 600 ad Anversa, Augusta e Strasburgo. Nel giro di una dozzina di anni si diffondono ad Amsterdam, Parigi, Vienna e Londra. In Italia, invece, le prime città ad avere una gazzetta sono Firenze e Genova. Il titolo "Gazzetta" deriva da un avviso veneziano del 1563, messo in vendita a una "gazeta" (moneta d'argento da due soldi), che sarà destinato a una notevole fortuna in vari paesi del mondo. La maggior parte delle gazzette all'inizio esce senza titolo e contiene, in genere, alcune notizie dall'estero riguardanti le corti e un piccolo notiziario locale. Il tempo che intercorre tra un evento e la diffusione della notizia è lungo una ventina di giorni. Inoltre lo spazio è molto ridotto: infatti le prime gazzette hanno lo stesso formato dei libri. Quasi tutte le gazzette erano destinate a durare poco e, in base ai pochi dati disponibili, la tiratura media era tra le 200 e le 1000 copie nelle situazioni più favorevoli. In quel tempo la libertà di stampa era molto limitata o non ce n'era affatto, questo perché in Europa l'attività giornalistica era sottoposta al regime di esclusiva, cioè il privilegio concesso dal principe. Bisogna inoltre sottolineare la sostanziale differenza che intercorre tra la stampa dei paesi europei più avanzati e quella italiana dal punto di vista politico e religioso. Da una parte c'è stata la riforma, dall'altra la controriforma; da una parte comincia a farsi strada la tolleranza religiosa, mentre dall'altra parte si assiste ad una penisola frammentata, all'indice dei libri proibiti e alla severa censura ecclesiastica. Il primo quotidiano della storia nasce a Lipsia nel 1660. Nel 1695 nasce a Londra il “Daily Courant” che viene considerato il primo quotidiano moderno della storia. La stampa inglese è inoltre la prima che può affrontare abbastanza liberamente temi politici. Tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700, anche in Italia si amplia la rete della gazzette privilegiate ossia, concesse dal principe. Tra le gazzette del ‘600 meritano di essere ricordate, “Il Sincero” di Genova, “I Successi del Mondo” di Torino, “Il Rimino” di Rimini. Il pubblico in cerca di giornali si allarga e questo spaventa i detentori del potere che inventano l’imposta di bollo su ogni copia che l’editore stampa. Questo rende ai giornali vita difficile e scoraggia dal crearne altri.
Il primato letterario
Nel 1665 nasce a Parigi di Luigi XIV il “Journal des Sçavans”, primo periodico diretto al mondo dei dotti. È un ragguaglio settimanale sui libri pubblicati in Francia e all’estero. In Italia la prima esperienza si ha a Roma con il trimestrale “Giornale dei letterati”. La città dove questo giornale trova maggiore fioritura è Venezia. Essa è la capitale dell’arte e della stampa. Nel 1710 viene promosso il “Giornale dei letterati d’Italia”. Dal 1764 al 1766 nasce prima a Brescia e poi a Milano, “Il Caffè” a cura di Cesare Beccaria e Pietro e Alessandro Verri.
Si spezza l'ufficiosità
Anche in Italia, seppur con notevole ritardo rispetto ad altri paesi europei, nel corso degli ultimi decenni dell'ancien regime, si sviluppa l'attività editoriale e giornalistica. Tuttavia, tra i periodici che vedono la luce nessuno esce quotidianamente, al massimo due o tre volte a settimana. Molti durano poco perché la loro diffusione non supera le 200 o 300 copie. Nei centri più grandi alcuni giornali riescono a superare le 1500 copie e, in questi casi, il mestiere dello stampatore si rivela particolarmente redditizio. Decisamente diversa è invece la condizione dei giornalisti i quali, nella maggior parte dei casi, non riescono a sopravvivere con i soli proventi del mestiere. Tuttavia bisogna sottolineare le differenze tra i vari Stati della penisola. In Lombardia e in Toscana l'informazione che non è legata all'attività dei governi è relativamente libera, questo grazie a Maria Teresa d'Austria e a Pietro Leopoldo che si sono fatti portavoce dell'assolutismo illuminato e che hanno ridotto il potere della censura ecclesiastica. Al contrario, i regimi assoluti presenti a Torino, Roma e Napoli, continuano a limitare fortemente la libertà di stampa. Tuttavia in tutti questi stati si comincia ad avvertire un fattore comune: la progressiva perdita di una impostazione ufficiosa del giornale. Inizialmente sono i detentori del potere a decidere quali informazioni devono diffondere le gazzette. Con i primi sconvolgimenti politici e sociali e con la crisi dell'ancien regime, invece, sono le notizie che cominciano a produrre notevoli cambiamenti nell'informazione, in seguito alla forte risonanza che hanno in Italia alcuni fatti che avvengono in Europa, come la guerra d'indipendenza dei coloni del Nordamerica e il delinearsi del crollo dell'ancien regime.
Cap. 2 - Nasce il giornalismo politico
La rivoluzione francese e la stampa italiana
La Rivoluzione Francese segna una tappa fondamentale nella storia della stampa. Il 26 agosto 1789 viene proclamata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo che ammette la libera comunicazione del pensiero e delle opinioni. Ogni cittadino può parlare, scrivere, stampare liberamente, nei limiti previsti dalla legge. Nel 1791 questo diritto viene sancito anche dalla Costituzione nordamericana, così, con la nascita del giornalismo politico si forma l’opinione pubblica. In Italia le notizie dalla Francia provocano grande fermento tra i ceti colti e contestualmente si assiste a un aumento di lettori delle gazzette nei caffè. Le notizie dalla Francia passano di bocca in bocca fino ad arrivare anche ai ceti poveri. Per quanto riguarda l’atteggiamento assunto verso la rivoluzione, alcuni giornali italiani esaltano i principi della dichiarazione dei diritti dell’uomo e valutano positivamente i traguardi raggiunti in Francia. Si formano due giornali molto importanti: “Gazzetta Universale” di Firenze e “Notizie dal Mondo” di Venezia, a cura di Giuseppe Compagnoni. Questa fase di parziale libertà informativa dura però poco. Di fronte all’inasprimento della rivoluzione e allo scoppio della guerra tra la Francia e la coalizione austro-prussiana, il governo italiano impone nuovamente di limitare la libertà di stampa. I caffè e i gabinetti di lettura sono controllati dalla polizia, è controllata severamente la circolazione dei giornali stranieri e, per questo, viene proposto anche di combattere la circolazione dei libri e giornali considerati sovversivi. Con l’evolversi della guerra e della situazione interna francese, caratterizzata da un susseguirsi di stragi e dal ricorso al terrore, in quasi tutti gli stati italiani cominciano a diffondersi sentimenti controrivoluzionari. Nello Stato della Chiesa, la campagna di stampa controrivoluzionaria è particolarmente intensa e si schiera contro le dottrine rivoluzionarie e contro i principi illuministici. La novità più curiosa è la comparsa dei primi periodici femminili.
Arriva la libertà
Con l’avvento di Napoleone in Italia, esplode una grande fioritura di giornali voluti da lui stesso. Si apre il Triennio rivoluzionario che vede sorgere un’autentica libertà di stampa. Per questo motivo, in molte realtà italiane nascono nuovi giornali. Contestualmente, nascono le prime forme di giornalismo politico: i nuovi fogli, infatti, dedicano la maggior parte dello spazio alle notizie italiane, prendendo posizione sui fatti politici di attualità attraverso commenti e articoli di fondo. I principali temi di discussione sono la libertà di stampa e la spinta da dare al movimento patriottico rivoluzionario. Per questo motivo Napoleone dispone presto la facoltà di sopprimere i giornali più arditi. La capitale della stampa è ora diventata Milano. La soppressione di tanti giornali induce un libraio (Carlo Barelle) a stampare un giornale senza titolo e data e dai contenuti spregiudicati. Questo giornale ebbe un notevole successo e fu poi chiamato “senza titolo”. Il giornale più famoso del triennio fu però “Il Monitore Italiano” che comincia a uscire nel 1798. Il nome di tale giornale è preso dal “Moniteur Universal”, fondato a Parigi e destinato a diventare il foglio preferito da Napoleone. Tuttavia, sono molto pochi i periodici d’impronta reazionaria, mentre sono molto di più i fogli che si mostrano in linea con il nuovo ordine politico. In questo periodo appare invece piuttosto scolorita la stampa piemontese. Più vivace è il panorama toscano: qui nascono quattro nuove testate. A Napoli, la breve esperienza repubblicana trova testimonianza in Eleonora Fonseca Pimentel, che fonda “Il Monitore Napoletano”. Negli articoli di fondo della giornalista sono vive le preoccupazioni di coinvolgere nei propositi dei patrioti le classi umili di Napoli e della campagna, avverse alla Repubblica. Per questo esorta a fare dei periodici scritti in dialetto. Nell’agosto 1799, le truppe francesi sono costrette dagli austrorussi a lasciare la penisola. Le Repubbliche crollano e i giornali democratici scompaiono. Sopravvivono le gazzette che non si erano compromesse. Nel 1800, Napoleone vince a Marengo e per l’Italia si apre la seconda fase repubblicana. Dopo questa vittoria, i controlli imposti alla stampa sono severi ma non ferrei.
Nel regime napoleonico
Durante la seconda fase del regime napoleonico, escono alcuni giornali ufficiali della Repubblica Cisalpina: la “Gazzetta di Milano” e “Il Redattore Cisalpino”. Con l’instaurarsi del regime napoleonico vero e proprio, nei territori aggregati alla Francia le autorità impongono ai vari periodici il bilinguismo e promuovono alcuni giornali in lingua francese. Nella Repubblica Cisalpina viene emanato un decreto che regola la censura preventiva. Esso stabilisce che:
- Non bisogna recare offesa alla religione di Stato e alla pubblica morale
- Non attentare all’ordine pubblico e al rispetto dovuto alle autorità e al governo
- Non provocare il turbamento dell’armonia verso governi amici
- Non diffamare le persone
Nel 1806, con l’incoronazione a imperatore dei Francesi e a Re d’Italia, Napoleone fa abolire la censura preventiva. In realtà, sono solo mutamenti di facciata perché in Italia il controllo su libri e stampa è ancora strettissimo. Le uniche forme di opposizione sono invece rappresentate dai fogli che escono in Sicilia e in Sardegna, che sono sotto il controllo dell’Inghilterra. I giornali politici sono tutti simili al “Moniteur” francese, giornale prediletto dall’imperatore. In questo periodo il giornale che vende più copie è il “Corriere Milanese”. È un foglio ufficioso che dà ampio spazio a cronaca, spettacolo, mondanità e cronaca finanziaria. Grazie al “Corriere delle Dame”, si comincia a dare spazio ai periodici tutti al femminile. Questo giornale nasce a Milano. In tutti c’è un figurino di moda e un riassunto sui fatti della settimana. Inoltre sono contenuti aneddoti, poesie e racconti. Non mancano consigli su come allevare i figli e sui comportamenti da mettere in atto in società.
L’evoluzione dei giornali
Dalla Rivoluzione Francese alla fine del dominio napoleonico, la stampa ha fatto molti progressi. Negli anni della libertà, il periodico acquista molta importanza. Alla figura del compilatore si aggiungono altre figure come, il direttore, i redattori e i collaboratori. Con la nascita della stenografia il lavoro dei giornalisti si è semplificato. Inoltre, grazie all’invenzione della macchina per la fabbricazione continua della carta e all’applicazione del vapore al torchio che consente di stampare 1000 copie all'ora, aumenta il formato dei giornali e il numero di tirature. Bisogna però sottolineare che il processo di giornalismo italiano è stato più lento rispetto a quello dei paesi più avanzati.
Cap. 3 - Il giornalismo del Risorgimento
Nell'età della restaurazione
Per tutto il periodo della Restaurazione i sentimenti patriottici sono ormai radicati in buona parte della società italiana, come dimostrano i moti rivoluzionari del 1820-21 e del 1831. Le nuove idee si esprimono attraverso fogli letterari e culturali. Centrale è il dibattito tra romantici e classicisti. Due fattori contribuiscono a movimentare la scena giornalistica: il primo è rappresentato dall’incidenza del giornalismo, nonostante l’arretratezza delle condizioni politiche e sociali della sinistra italiana rispetto ai paesi più avanzati. Anche se il pubblico di lettori resta esiguo, ora è formato anche da elementi appartenenti alla media e piccola borghesia. Il secondo fattore è invece rappresentato dall’atteggiamento critico nei confronti dell’assolutismo, da parte del mondo intellettuale. Nelle capitali e nei maggiori centri i sovrani restaurati fanno uscire un foglio “privilegiato” chiamato “Gazzetta”, che pubblica le leggi e gli atti di governo. Milano invece conferma il proprio ruolo di capitale culturale e giornalistica. Tuttavia molti periodici hanno ancora una diffusione bassa e in genere durano poco. Le cose vanno meglio per i periodici di varietà che spiegano le invenzioni e parlano di moda, di cucina, di giardinaggio o di mondanità. Altri periodici di successo sono quelli dedicati alla vita teatrale e artistica. La più interessante novità milanese è un mensile “Biblioteca italiana”. Alla “Biblioteca” si contrappone “Il Conciliatore”, il periodico più significativo di questi anni. Una serie di interventi di censura, porteranno però alla chiusura di questa rivista. Ancora più peggiori sono le condizioni del giornalismo negli altri Stati della penisola, come il Regno di Sardegna e lo Stato Pontificio dove domina la censura ecclesiastica. Con i moti rivoluzionari del 1820-21, cominciano a circolare fogli clandestini stampati artigianalmente. Il più notevole è “L’Illuminatore”. Questi fogli proclamano la guerra ai preti e al potere temporale del Papa, chiedono libertà e unità sotto una monarchia costituzionale. Il giornale democratico più importante a Napoli è “Minerva napoletana”, mentre a Torino il foglio più significativo è la “Sentinella subalpina”. A Firenze, nel 1821, nasce “L’Antologia, giornale di scienze, lettere ed arti”, mensile fondato da Gianpietro Vieusseux. Suo obiettivo è quello di fare un giornale essenzialmente italiano nel quale gli argomenti dominanti devono essere economici, scientifici e storici. Sul terreno politico abbiamo “L’Indicatore genovese” nato nel 1828 al quale il giovane Mazzini conferisce accenti fortemente polemici verso conservatori e reazionari. Mazzini va in esilio a Marsiglia e nel 1832 fonda la “Giovane Italia” e una rivista dallo stesso titolo. Nel frattempo continua la contrapposizione tra i fogli che diffondono l’opinione liberale e quelli conservatori e reazionari. A Napoli e in Sicilia, con l’avvento al trono di Ferdinando II, nascono nuove testate, soprattutto periodici che sono per la maggior parte, fogli di pettegolezzi, varietà, ecc. In questo periodo nascono anche due importanti periodici milanesi: “La rivista europea” e “Il Politecnico”, fondato da Carlo Cattaneo nel 1839. La diffusione del Politecnico non supera le 700 copie ma ha un notevole successo di stima. Tuttavia Cattaneo sarà alla fine costretto a chiudere il Politecnico. A Torino nascono invece due periodici “Antologia italiana” al quale partecipano Cavour, Gioberti, D’Azeglio; e “Il Mondo Illustrato” che fa parte di un giornalismo più commerciale.
Gli editti sulla stampa
Una svolta importante per la stampa si ha con l’Editto di Pio IX nel 1847 e con lo Statuto Albertino del 1848. Le nuove norme emanate dal Papa si limitano a semplificare le procedure censorie affidandole a uomini più tolleranti, mentre il Granduca di Toscana emana un editto analogo che dà ai censori ampi margini di discrezionalità. Nuovi fogli vedono la luce a Roma e in altri centri dello stato pontificio. A Roma il foglio più importante è il settimanale “Il Contemporaneo”. Aspetto fondamentale di questi nuovi fogli è che sono fortemente caratterizzati dal punto di vista politico e diventano pertanto l’espressione dei maggiori gruppi politici. Si delinea la divisione tra i periodici che tendono da una parte e quelli che tendono dall’altra. Lo Statuto Albertino e il successivo Editto sulla stampa costituiscono una tappa importante per la stampa italiana perché, le sue regole permarranno fino a dopo l'unità.
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