Estratto del documento

Storia del giornalismo italiano: dalle gazzette a internet

Murialdi

Capitolo 1 – L'età delle gazzette

I primi passi

Le prime gazzette a stampa, quindicinali o settimanali, compaiono all'inizio del seicento e coabitano a lungo con gli avvisi e i fogli di notizie manoscritti. Anversa, Augusta, Strasburgo sono le città nelle quali si compie lo straordinario evento tra il 1605 il 1609. Nel giro di una dozzina di anni seguono anche Amsterdam, Parigi, Vienna e Londra. Negli Stati della penisola Firenze e Genova sono le prime ad avere una gazzetta: avvisi e fogli di notizie ne circolano parecchi in molte città, ed è proprio a Venezia nel 1563, che un avviso fu messo in vendita a una 'gazeta', moneta d'argento da due soldi, dando così il titolo Gazzetta, destinato a notevole fortuna in varie parti del mondo.

Come gli avvisi, la maggior parte delle prime gazzette esce senza titolo e contiene alcune notizie dall'estero riguardanti le corti e un minuto notiziario locale. Resta confinata nei fogli volanti, di attività quasi sempre libellistica, il tempo che intercorre tra un evento e la diffusione della notizia è lungo una ventina di giorni perlopiù. Le prime gazzette hanno il formato dei libri, 15 x 23 cm, e escono a due o quattro pagine. Le 8 pagine e la periodicità bisettimanale arrivano nella seconda metà del 600 quando alle vendite effettuate alle stamperie e in qualche bottega di librai si aggiungono i primi abbonati.

In tutta Europa l'esercizio della stampa e l'attività giornalistica sono sottoposti al regime di esclusiva e alla censura preventiva. Tuttavia questo status era molto comune in quasi tutta l'Europa, dove il sistema dava alle gazzette delle capitali e dei maggiori centri una certa stabilità. Caso esemplare è "La gazette" che comincia ad uscire a Parigi nel 1631 per volere di Richelieu, scritto da un ex medico con uno stile pungente e che possiede un talento versatile.

Inizialmente la sua diffusione era a 4 pagine in piccolo formato, ma diventa via via sempre più attraente quando vengono inseriti supplementi dedicati ad eventi particolari e soprattutto a piccoli annunci commerciali. Questo tipo di pubblicità consente al medico di diminuire il prezzo di vendita così nel 1672 La Gazette può contare 12 mila abbonati. Il primo quotidiano della storia nasce però a Lipsia nel 1660. La testata scelta si chiamava "notizie fresche degli affari della guerra e del mondo", più tardi si chiamerà "Leipziger Zeitung".

Alle regole dell'assolutismo fanno in parte eccezione i Paesi Bassi e l'Inghilterra, che sfruttano le esigenze e il potere del ceto mercantile, dando vita a gazzette non imbalsamate dall'ufficialità; in Inghilterra ci furono anche delle guerre civili che alimentarono le rivendicazioni della libertà di espressione e le richieste di abolire il privilegio e la censura preventiva. Questo obiettivo viene raggiunto nel 1695 quando il Parlamento abolisce il Licensing Act. Nel 1702 nasce a Londra il Daily Courant, considerato il primo quotidiano moderno della storia. In effetti la stampa inglese è la prima ad affrontare abbastanza liberamente temi politici in una contrapposizione già netta tra conservatori e liberali.

Anche nella penisola, tra la fine del seicento e i primi del settecento si ampia la rete delle gazzette privilegiate, ne escono via via a Torino, Bologna, Mantova, Messina, Parma, Modena e anche in piccoli centri come Rimini, inizialmente quasi tutte prive di titoli e molte di numerazione. Tra le gazzette del seicento i cui esemplari sono pervenuti fino a noi meritano di essere ricordate “Il sincero” di Genova, i “Successi del mondo” di Torino e “Il Rimini” che esce nella cittadina Adriatica. I primi due perché durano a lungo, circa 30 anni: mostrano il duplice ruolo che il principe ora affida alle gazzette, quello di divulgare notizie addomesticate e quello di aggregare attorno alle oligarchie nobiliari il consenso degli affari che sono in rapida ascesa.

Alle gazzette non era concessa alcuna libertà politica, ma non gli era negata quella di romanzare o di calcare la mano purché non avesse dato problemi al principe. Dunque pur tra le manipolazioni volute dal principe e le coloriture alle quali cominciano ad abbandonarsi i gazzettieri. Il mestiere del giornalista è anche pieno di rischi, soprattutto nello stato della chiesa, dove molti papi hanno mandato a morte gazzettieri. Alla fine del seicento e nella prima parte del settecento si stringono i lacci della censura o si inventano altri interventi come il diritto di bollo che l'editore deve pagare su ogni copia stampata, per rendere difficile la vita dei giornali o per scoraggiare i propositi di farne dei nuovi.

Il primato letterario

Il primo esempio di un periodico diretto al mondo dei dotti nasce nella Parigi di Luigi XIV e rientra nella politica culturale del Re Sole che ha nelle accademie i punti di forza. S'intitola "Journal des Sçavands" (poi dea Savants) e cominciò ad uscire nel 1665. È un ragguaglio settimanale basato sui libri che si pubblicano in Francia e all'estero, un modello che attraversa l'Europa. In Italia la prima esperienza di giornalismo letterario ed erudito avviene a Roma nel 1668 con il “trimestrale giornale dei letterati”, a conferma che proprio nella sede papale si avverte che la fase più rigida della controriforma non può durare a lungo e che occorre governare in modo diverso il mondo della cultura.

Ma la città dove questo genere di giornalismo trova le condizioni per una grande fioritura è Venezia, capitale dell'arte della stampa. Grazie al giornale dei letterati d'Italia, questa rivista trimestrale esercita per 30 anni una vasta influenza nella Repubblica delle lettere dal 1710. A Firenze nel 1740 troviamo la periodicità settimanale con il nome di "Novelle letterarie”. Questi periodici hanno in comune rispetto alle gazzette il fatto di essere frutto di un lavoro articolato tra gli esperti che segnalano i libri e li commentano e gli estensori che scrivono gli articoli, il contenuto abbraccia molti rami del sapere.

Il primato letterario del giornalismo Venezia lo consolida dopo la metà del secolo, molti ceti colti delle città italiane cominciano a penetrare l'influenza dell'illuminismo, quella della massoneria e la lezione di quel giornalismo culturale di tono morale creato a Londra da Richard Steele e Joseph Addison con lo "Tatler" e lo "Spectator". Questi due periodici si rivolgono ad un pubblico più ampio di quello dei dotti, appartenente alla borghesia colta, arrivando ai dibattiti culturali attraverso l'uso dei dialoghi creati dai giornalisti. Questi modelli arrivarono in Italia e furono presi a modello per le gazzette future.

Una lezione letteraria molto importante fu quella dell'Encyclopédie di Diderot e D'Alambert, che trova alcuni adepti a Venezia ma soprattutto a Milano. A raccoglierla in un giornale, “Il caffè”, che resterà il miglior prodotto italiano dell'illuminismo, sono Pietro Verri, suo fratello Alessandro e Cesare Beccaria. L'ispirazione viene dallo "Spectator" ma i contenuti sono diversi: i problemi economici, in particolare quelli agricoli, tecnici e scientifici, hanno il sopravvento sui temi letterari.

Si spezza l'ufficiosità

Anche nella penisola nel corso degli ultimi decenni dell’ancien régime si sviluppa l'attività editoriale e giornalistica, sia pure in ritardo rispetto ad altre contrade d'Europa. Ben 81 sono i periodici che vedono la luce in questo mezzo secolo, nessuno però esce quotidianamente, al massimo due o tre volte alla settimana. Non durano molto perché hanno poche copie, ma i maggiori superano le 1500 copie.

In questi casi il mestiere dello stampatore è molto redditizio; ben diversa è la condizione dei giornalisti i quali non possono campare con i proventi del mestiere, dunque è molto probabile che a muovere i redattori e i collaboratori siano gli interessi culturali e politici. Per l'affermarsi di specifiche culture professionali ma anche per trovare nuovi mercati, i maggiori stampatori e editori sono giornali che si occupano di commercio e di agricoltura, di medicina e di altre scienze; un pubblico più ristretto e più maturo, che infondo forma le prime schiere di lettori abitudinari.

Accanto alle gazzette privilegiate possono coabitare altri fogli, meno condizionati dall'ufficialità. In una prima fase, dunque, sono i detentori del potere ad assegnare alle gazzette un ruolo complementare a quello di dispensare informazioni manipolate, che è quello di organizzare il consenso tra diversi gruppi che ormai partecipano all'amministrazione del potere. Nell’età delle riforme e dei primi sconvolgimenti politici e sociali che segnano la crisi dell’ancien régime sono le notizie stesse a produrre marcati cambiamenti nelle informazioni: le notizie delle lotte per l'indipendenza e la libertà e i conflitti che in vari paesi si muovono, portano i governanti a non potersi più il nascondere.

Capitolo secondo - Nasce il giornalismo politico

La rivoluzione Francese e la stampa italiana

La grande rivoluzione segna una tappa fondamentale nella storia della stampa e dà al giornalismo un impulso straordinario. L'articolo 11 della dichiarazione dei diritti dell'uomo proclamata il 26 agosto 1789, afferma che la libera comunicazione del pensiero e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell'uomo. Due anni dopo questo diritto viene sancito dal primo emendamento della costituzione nordamericana. Con la nascita del giornalismo politico si forma l'opinione pubblica. In Italia le notizie che arrivano dalla Francia provocano nei ceti colti una eccitazione e una curiosità mai viste. Purtroppo il primo effetto è l'aumento della diffusione ma soprattutto del numero dei lettori delle gazzette nei caffè o nei gabinetti di lettura che nascono in varie città.

Grande fortuna incontrano gli opuscoli che riassumono le vicende della rivoluzione, scritti da intraprendenti pubblicisti italiani o tradotti dal francese. L'atteggiamento verso la rivoluzione è aperto, si esaltano i principi dell'89, molti valutano positivamente gli atti e vengono sottolineate le grandi speranze che gli eventi di Francia suscitano nel mondo. Purtroppo mancano indicazioni sulla diffusione dei giornali in questa fase di grande effervescenza e di parziale libertà informativa.

Nelle principali città arrivano inoltre, sia pure in misura limitata e per abbonamento, vari periodici stranieri soprattutto francesi e svizzeri. Questa fase di relativa tolleranza da parte dei censori dura poco, di fronte all’inasprimento della rivoluzione, i governanti degli stati italiani stringono i freni rimettono il bavaglio alle gazzette. Il contrabbando riguarda soprattutto i giornali e gli opuscoli di propaganda della Repubblica francese e alligna negli Stati confinanti con la Francia e la Svizzera. Più di 20 copie del Moniteur Universel, fondata a Parigi allo scoppio della rivoluzione, arrivano clandestinamente a Milano.

Ma il giornale straniero più diffuso in Italia del Nord è la “Gazzetta di Lugano”, in misura tale da indurre tre stampatori milanesi a chiedere alle autorità austriache di intervenire per salvaguardare le gazzette nazionali. L'evolversi della guerra e della situazione interna francese provocano in quasi tutti gli stati italiani l'intensificarsi della propaganda controrivoluzionaria, soprattutto nello Stato della chiesa, di stampo più intenso e dai toni apocalittici. Secondo questa, i principi illuministici debbono essere sradicati.

La voce più importante dello schieramento papale è il giornale ecclesiastico di Roma che esce dal 1785 al 1798 ed è diffuso in tutta Italia. Per il suo carattere ideologico l'offensiva propagandistica della chiesa coinvolge giornali letterari, alcuni si alleano, altri si chiudono nel loro orto rinunciando a qualsiasi impegno di politica culturale. La novità più curiosa è la comparsa dei primi periodici femminili. Nel 1791 esce a Firenze “Il giornale delle dame”; altre riviste del genere si intitolano “La donna galante ed erudita” di Venezia e “Giornale delle nuove mode di Francia e di Inghilterra” che esce a Milano.

Arriva la libertà

Napoleone Bonaparte entra a Milano il 15 maggio 1796. Sulla sua scia esplode una grande fioritura di giornali che lui stesso vuole. Cadono così le restrizioni sulla stampa, per la penisola si apre quello che è il triennio rivoluzionario che vede sorgere nelle repubbliche che via via si costruiranno, ma per periodi limitati, un'autentica libertà di stampa.

Molte città in cui non era mai uscito un periodico ne avranno uno; nascono le prime forme di giornalismo politico. I nuovi fogli dedicano a una maggior parte dello spazio alle notizie italiane, seguono dibattiti che si svolgono nelle istituzioni create dai francesi, prendono posizione sui fatti politici di attualità con commenti e con veri e propri articoli di fondo. Temi di discussione continua sono la libertà di stampa e lo sbocco da dare al movimento patriottico rivoluzionario, l'unità d'Italia non appare più un'utopia. Nasce il tricolore sulla proposta di Compagnoni, un giornalista.

Il ventaglio delle posizioni politiche si può ricondurre a tre correnti: una reazionaria che è dappertutto in netta minoranza, una moderata e una terza dei democratici o patrioti che comprende i giacobini. Dal 1797 la libertà di stampa, nel senso ampio del termine, torna solo a tratti nei territori della cisalpina, mentre la tassa di bollo scoraggia l'avvio di nuove iniziative editoriali. La capitale della stampa è diventata Milano. Il primo foglio libero milanese esce il 23 maggio 1796 ed è il giornale de “Gli amici della libertà e dell'uguaglianza”, segue un mese dopo “Il termometro politico” della Lombardia.

La soppressione di molti giornali, considerati ostili dai governanti francesi, induce un intraprendente libraio, Carlo Barelle, a far uscire un foglio senza né titolo né data, molto spregiudicato nei contenuti e nel tono. La vivacità politica, gli spunti satirici e i pettegolezzi mi assicurarono il successo. Il giornale più famoso del triennio è però “Il monitore italiano” che comincia ad uscire all'inizio del 1798 e apre la serie dei monitori che appariranno a Venezia, Bologna, Genova, Firenze, Roma e Napoli. Il titolo viene dall'omonimo fondato a Parigi nel 1789 e destinata a diventare il foglio preferito di Napoleone dittatore.

Tra le due edizioni del monitore che escono a Milano corre però una differenza notevole: il primo è un foglio di battaglia, al quale collabora anche Foscolo; Il secondo è un foglio democratico ma di tono moderato e gode della protezione anche finanziaria delle autorità francesi. Un periodico che si impone per la sua fattura e la qualità degli iscritti. Merita di essere ricordato anche il redattore, foglio ufficioso cui termine ancora oggi viene utilizzato per definire i giornalisti che complicano i mezzi dell'informazione.

Molto pochi, comunque, sono i periodici di impronta reazionaria, sono molti di più i fogli che mostrano un'adesione puramente formale al nuovo ordine politico. Nell'agosto 1799, le truppe francesi sono costrette dalle forze austro-russe ad abbandonare la penisola. Le repubbliche crollano, tutti i giornali democratici scompaiono. L’anno successivo, con la vittoria di Napoleone a Marengo si apre per l'Italia la seconda fase repubblicana, che però vede non un Napoleone liberatore, ma dittatore.

Nel regime napoleonico

Il primo tempo della riorganizzazione della penisola è scarsamente significativo per la storia del giornalismo. I controlli imposti alla stampa sono severi ma non ancora ferrei, d’altra parte, un diffuso senso di delusione per il fallimento degli ideali di libertà e dei progetti di rigenerazione nazionale domina gli ambienti democratici di Milano e delle altre città. Nel settembre del 1801 Giuseppe Lattanzi, un giornalista con capacità editoriali dà vita a un quotidiano di impronta commerciale. S'intitola “Colpo d'occhio giornaliero sulla città di Milano, ossia annunzio di economia, arti e commercio”. Ma anche un giornale come questo incappa nella rete della censura.

Il secondo tempo per la stampa è quello del regime napoleonico vero e proprio. Nei territori aggregati della Francia le autorità impongono a vari periodici il bilinguismo e poi ne promuovono alcuni in lingua francese. Nella Repubblica cisalpina un decreto del gennaio 1803 regola più rigorosamente la censura preventiva e dà le direttive fondamentali a stampatori e giornalisti: non recare offesa alla religione di Stato e alla pubblica morale, non attentare all'ordine pubblico e al rispetto dovuto al governo e alle autorità, non provocare il turbamento dell'armonia verso governi amici.

Questo assetto subisce modifiche nel 1806 dopo la duplice incoronazione di Napoleone a imperatore dei francesi e d'Italia. Egli fa abolire la censura preventiva e cambiano la magistratura di revisione chiamandola Ufficio della libertà di stampa: un mutamento di facciata perché nell'Italia peninsulare ogni libertà politica è scomparsa e la sorveglianza sui libri e giornali resta strettissima. I fogli politici assomigliano tutti al Moniteur di Parigi, il giornale prediletto dall'imperatore. Escono in genere due o tre volte alla settimana, a 4 pagine, ma il formato è meno ristretto di quello delle vecchie gazzette.

Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 48
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 1 Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia e modelli del giornalismo, prof. Bruno, libro consigliato Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a internet, Murialdi Pag. 46
1 su 48
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia e modelli del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bruno Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community